Advertisements
Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Banditi di Sardegna: atros contos beros!

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

Rina Brundu

banditi_a_orgosolo1

Brano inserito nella raccolta…

Advertisements

info@ipaziabooks.com

23 Comments on Banditi di Sardegna: atros contos beros!

  1. Cara Angela, ti ringrazio per le tue parole, sei molto cara come sempre, ma questo pezzo non parla di ricordi, parla di sardità… che non è una opzione trendy. E parla di sardità in connessione ad una moderna problematica “deliquenziale” che ti assicuro e’ purtroppo mera attualità in quel di Sardegna e che io, seppure lontana, seguo sempre. Di fatto ci saranno diversi articoli nel prossimo futuro su alcuni “casi” attualmente in corso. Ma soprattutto ci tengo a reiterare che la “sardità” non è un’opzione trendy ma un nodo a doppio spago che lega nostra essenza alla sua terra. Saluti.

    Like

  2. Bravissimo Gavino. Sono impegnata al momento ma stasera se riesco faccio un follow-up a quanto dici in previsione di alcuni articoli spero “importanti” che dovrei riuscire a confezionare per Rosebud. Diciamo che se la montagna non va da Maometto noi porteremo Maometto alla montagna. A dopo.

    Like

  3. Ti dirò Gavino, quando Marcello Fois (mi pare fosse lui), un paio di anni fa scrisse quel suo libro su Samuele mi indispettii, ma non per il bravo Fois, quanto piuttosto perché sentivo che stavano violando un mito che era-nostro come pochi altri e che nessuno avrebbe potuto raccontare, se non dall’interno. Naturalmente mi sono rifiutata di leggerlo quel lavoro e le uniche storie che accetto su Samuele sono quelle che ancora oggi continuo a registrare tra gli anziani quando torno in Sardegna. Samuele infatti non è un Robin Hood come un altro ma è emblema della sardità: dei suoi lati migliori e dei suoi aspetti peggiori. In Samuele, intendo dire nel suo personaggio-ideale, il bene e il male sono legati in un vincolo inscindibile che porta facilmente alla “confusione”. E confonde soprattutto noi sardi. Per esempio, non ho difficoltà a confessare di sentirmi a disagio a causa di questa mia incapacità di liberarmi del mito del bandito-gentiluomo e del Samuele-gentiluomo in particolare. Alla stregua di quegli italiani che ancora rimpiangono il duce e spesso li senti dire “Mussolini non era poi male e se non fosse stato per quelle nefande leggi razziali…”, io ho spesso detto qualcosa tipo: “Samuele non ha fatto che difendersi e se non fosse stato per quella bambina villagrandese uccisa….”. Tendo dunque a preservarne la sacralità del mito. E non solo io. Sono pronta a scommettere che tu stesso senti questo fascino: anzi, ti dirò di più, io non ho mai sentito un sardo attento alle cose e alla storia della sua terra che non sentisse questo fascino. Nel nostro immaginario Samuele vive in un mondo a se. Diciamolo: migliore del mondo dei Mesina e di tutto ciò che è venuto più tardi, inclusa la mera delinquenza che ci circonda, anche in Sardegna, in questi tempi digitali. La verità però forse non la sapremo mai: non sapremo mai quanto Samuele abbia “provocato” i suoi oppositori, ne quali fossero le ragioni di costoro. E perché? Perché ad unire gli uni e gli altri c’era appunto il fattore “sardità”. Uno strano concentrato chimico che ci rende differenti noi sardi: che ci rende ospitali e balentes ad un tempo. Che ci fa amare ed odiare con una intensità che gli altri non potrebbero mai sopportare neppure nel pensiero. Che a suo modo ci fa vivere in un mondo a parte e che restiste qualsiasi tentativo di addomesticamento. Per queste e per infinite altre ragioni Gavino io non ho ancora deciso: la sardità è una condanna o una benedizione?
    Ps Ovvio che non sto parlando di folklore per quello ci sono le proloco come ho appunto scritto in maniera concedimelo caustica…

    Like

  4. A giudicare da quanti stanno leggendo questo pezzo (tieni infatti presente che ai miei pezzi non do’ mai nessuna pubblicità per scelta!) sembrerebbe che l’argomento interessi ai tanti. Naturalmente quanto io parlo di una coscienza-della-sardità parlo di chi la segue e di chi la studia con attenzione fenomenologica, dall’interno. Fois c’entra e non c’entra, non avendo letto il suo libro (magari un giorno lo farò!), non posso dirimere. Ciò che intendevo è che come sarda delle zone interne della Sardegna, e quindi delle zone che hanno visto nascere e crescere Samuele (Arzana era ad un tiro di schioppo di noi e lui ha “bandiato” sempre nelle vallate di Villagrande e Villanova – da qui anche l’incontro con mio zio che adesso ha 103 anni ma Samuele lo ricorda più di noi nipoti), era che per certi versi Samuele è cosa-nostra e dunque vederlo catapultato in una dimensione nazionalizzante e italianizzante non è il massimo. Fermo restando che la sardità per me connota per lo più in positivo. La vita infatti mi ha insegnato che generalmente i veri banditi non si chiamano Samuele non indossano i gambali ma vestono trendy e portano il rolex al polso!

    Like

  5. Cara Angela, Samuele Stochino non è un altro ribelle sconosciuto, Samuele Stochino è la famosa “Tigre d’Ogliastra” che tenne in scacco gli uomini di Mussolini per molto molto tempo… Ed è sicuramente la più grande leggenda del banditismo su suolo sardo-italico….

    Puoi trovare tante informazioni in Rete, io copio e incollo qualcosa qui sotto scritto da Emilio Lussu. Che non è specifico a Samuele ma linka in maniera straordinaria con il background pastorale e con le infinite storie della Brigata Sassari fatta grande proprio da tanti uomini che venivano dagli stessi luoghi di Samuele. Definiti da un generale inglese “gli unici italiani che sapevano combattere!”. E non a torto lo assicuro.

    Io ho avuto al mio comando alla Brigata Sassari i Corraine e i Cossu, ed erano giovani buoni e valorosi, che meritavano ben altra fine. E Samuele Stocchino era un sot-tufficiale nell’altra guerra, decorato con medaglia d’argento al valor militare, umano e mite. Il bandito Stocchino fu poi un’altra personalità, non piú il sergente Stocchino, ma un’altra coscienza, non sua, venuta dal di fuori, dentro di lui, dalle lontane tenebre di un mondo bestiale, estraneo alla sua infanzia ed alla sua giovinezza. Io ho avuto il raro privilegio di essere stato il veterano della Brigata Sassari, in cui sono passati tutti i pastori sardi, tutti, poiché in quell’epoca dei sardi fu fatta la leva in massa e i cimiteri e gli ossari di tutti i fronti sono tanto popolati dei loro caduti; e ho di loro un’esperienza che considero unica. Buoni ed umani tutti, che si privavano del loro cibo e della loro acqua per offrirla ai prigionieri fatti in combattimento, affamati ed assetati essi stessi; che morivano tante volte per salvare un compagno ferito, oltre la linea, che morivano volentieri in azioni ardite per poterne mandare il premio – una decina di lire – alla moglie, ai bambini, poveri rannicchiati nei loro villaggi. E sono bene pastori o figli di pastori della Barbagia, uomini come Piero Borrotzu di Orani, che, comandante di una Brigata di partigiani in Liguria, il 7 aprile 1944, si consegnò volontariamente ai tede-schi, che lo fucilarono, per salvare dalla fucilazione per rappresaglia la popolazione di un villaggio, Chiusola – sua base militare –, uomini, donne, bambini. La medaglia d’oro al valore militare ne consacra la memoria. Noi stessi intellettuali sardi, fissi in Sardegna o dispersi in ogni regione d’Italia, che ab-biamo il privilegio di una cultura e di una conquistata coscienza civile, non siamo, an-che noi, una generazione prima o una generazione dopo, figli di pastori? Né alcuno di noi, io penso, ripudierà mai le proprie lontane o vicine origini. Dove cessa il deserto, cessano i furti e cessano le rapine, cessa il brigantaggio. Nella Nurra, nella Gallura, nel Sucis e anche nel Sarrabus (e la Gallura è, una regione a nord-ovest che da sé forma la dodicesima parte dell’Isola, in cui la popolazione non vive ag-glomerata nei villaggi, come in tutto il resto dell’Isola, ma in abitazioni disseminate in aziende individuali agricole e insieme pastorizie), sono cessati i furti, tutti i furti di be-stiame, sono cessate le rapine, è finito il brigantaggio. Eppure erano zone in cui, nel passato, pullulavano malavita rurale e banditismo. Nella Gallura inoltre, che è una im-migrazione prevalentemente corsa, da secoli, la vendetta era la feroce legge; è scompar-sa anche questa.
    Emilio Lussu

    Like

  6. Grazie per avermelo fatto sapere chiedo a Tonio, che è fratello di Paolo, se riusciamo ad averne un estratto per Rosebud. Sono certa che riusciremo. Piuttosto stavo pensando quanto Lussu nel suo breve estratto sia riuscito a raccontare in maniera meravigliosa la dualità della Sardità, non solo in generale ma anche rispetto allo stesso Samuele. Straordinario! Scrivo a Tonio che magari ci sta pure leggendo subitissimo….

    Like

  7. Io ho letto la storia di Stochino in un libro che mi diede mia zia da piccola e che darei chissà che cosa per riavere: non riesco a ritrovarlo! Quella che tu chiami la “nuova vita” di Samuele fu istigata, secondo quell’autore (di cui purtroppo non ricordo il nome), da alcune angherie che il ragazzo avevo subito a suo danno e a danno della giovane donna che amava. Detto questo appunto abbiamo il fattore sardità e quanto in quel dell’Arzana di quei tempi, dell’Ogliastra di quei tempi, il sangue andasse facilmente alla testa. E decidesse il destino dei molti. Come vedi quando parlo di Samuele io non so dirimere con correttezza proprio perché sarebbe come distruggere un mito. Indistruttibile a questo punto della mia vita. Rispetto alle cose della Brigata Sassari, e degli altri che ne hanno fatto parte, ne so pure qualcosa. Di fatto, quegli uomini che Samuele a messo a giura nel mio pezzo, erano uomini tornati dalla prima linea della Grande Guerra. Uomini che tentavano di ricominciare una vita… Mio nonno, uomo buonissimo, che ha vissuto in maniera tragica la guerra (e di cui un giorno mi piacerebbe scrivere), raccontava di quanto non ne potesse più di passare sui corpi dei morti, letteralmente passandoci sopra dato che lui appunto era in prima linea. Mio zio invece suo fratello, che aveva studiato, aveva vita più facile seppure sempre in guerra… e infatti l’ha avuta pure dopo. Eppure nonostante le sue disavventure… io preferisco di gran lunga mia nonno che con l’aftermath ha dovuto fare i conti tutta la vita. E sicuramente aveva altro animo rispetto a quello di Samuele. L’animo dell’onesto che in un modo o nell’altro paga la sua onestà. Ripeto: il bene e il male!

    Like

  8. Leggasi ha messo ed errata corrige sugli altri refusi….

    Like

  9. Non ho avuto occasione di leggere nessun libro su Samuele Stocchino, ma nel mio girovagare culturale, ho avuto occasione di ascoltare molto e moto attentamente, cercando di discriminare il verosimile dalle aggiunte fantasiose. Una delle cose che mi aveva attirato di più l’attenzione è l’Amore (si con la A majuscola) di Samuele. Una consuetudine tutta Sarda (?) che, nel bene e nel male, si ripete dalla note dei tempi. Penso che se il signorotto del paese non si fosse invaghito della donna di Samuele, forse la sua storia sarebbe stata meno tragica. Fra Samuele e la ragazza, era nato un amore che oggi sarebbe ridicolo e anacronistico! Solo sguardi, mai una parola, solo occhiate solide più di un contratto in bollo. E solo aver passato tanta di quella sofferenza che avrebbe steso un reggimento, Samuele stanco di soprusi, porta via la sua donna e scelgono sui monti la loro vita. Dopo quasi due anni, la donna morì di broncopolmonite e fu sepolta a Perda Liana (una punta dei monti di Lanusei) e mai ritrovata. Dopo di questo fatto, Samuele si inaridì ed i giornali lo descrissero come “la Tigre dell’Ogliastra”. Lo stato, aveva messo la più grande taglia al mondo (mai eguagliata). Anche allora, lo stato dimostrò le sue storture.
    La stessa fine fece anche Samule lui anche se, qualcuno poi non perse l’occasione di vantarsi dieversamente….., ma anche questa volta non fu un fatto isolato…..

    Like

  10. Giannetto può darsi pure che l’amore tra Stochino e la sua donna fosse platonico… ma questo non è un fattore importante. Importante è invece il fatto che che quella relazione-platonica diventa il motore della sua storia personale e del suo tragico destino. La “scusa” per regolare i conti con colui che era probabilmente già un rivale, balente quanto lui…. Però queste sono mie speculazioni al momento… Non è mia speculazione invece il fatto che Samuele Stochino è leggenda come nessun’altra tra le nostre montagne. Leggenda sopravissuta fino ai nostri tempi digitali. La scorsa estate conversavo con una signora della marina, figlia di un cantoniere, che mi ha raccontato storie di prima-mano della sua gioventù…. E di quando Samuele, ferito, chiese aiuto al padre di lei per venire nascosto nella sua casa cantoniera. Dato che questa signora è una scrittrice, e anche molto brava, proverò a chiederle se ci manderà qualcosa….

    Rapportando il discorso ai nostri tempi io credo che la balentia sia figlia della nostra sardità appunto. Non è morta con Samuele ma morirà con l’ultimo di noi…. E quando si fa un’analisi della criminalità in quel di Sardegna non si può fare senza tenere in conto questo fattore fondamentale… Che poi a scatenarlo sia l’amata (o l’amato – dato che noi abbiamo avuto anche grandi banditesse, pensate solamente a Pasca), o un pezzo di terreno, o un agnello rubato sono altre storie. Più che altro dettagli.

    Like

    • Rina, Samuele ha regolato i suoi conti a modo suo, solo dopo anni di esasperazione ed impotenza verso il Potere. Aveva fatto tutto per evitare scontri e soddisfando il potere: guerra in Africa e guerra sulle rive del Piave. Distinto nelle operazioni tanto da guadgnarsi la medaglia d’oro (che non gli hanno mai datto). Un uomo (maschio o femmina) in ogni latitudine, lo carichi di soprusi per un giorno, un anno, una vita: poi questo esploderà e ti ripagherà anche con gli interessi. E’ sempre stato così. Guarda i dittatori: chi c’era più forte di loro. Poi è arrivato il momento che qualcuno ha detto basta ed è successo quello che non avevano previsto. Nella violenza e della violenza, non giustifico ne salvo nessuno, ma mi sforzo di pensare, di analizzare e di capire.
      Faccio mio il pensiero che ogni reazione è data da un’azione. E se capirò una reazione, mi servirà da monito per non fare un’azione!

      Like

  11. Giannetto, Samuele non ha mai regolato i conti col potere. E non ha mai avuto intenzione di farlo. Come ben sai non se l’e’ mai presa neppure con i carabinieri che riteneva stessero facendo il loro dovere (una sorta di Pasolini d’antan insomma, rispetto a questi argomenti)…. Lui aveva calcolato il numero dei suoi nemici (mi pare 13 ma non vorrei dare un dato incorretto), ovvero di coloro che effettivamente gli avevano fatto del male, e’ ha semplicemente giurato di vendicarsi. Nello stile tipico dei balentes ma anche obbedendo ai diktat non scritti della balentia. Il suo unico “errore” fu, da questo punto di vista, l’uccisione della bambina villagrandese che trovo’ in casa quando vi ando’, credo, per uccidere il padre. Quel delitto, quel singolo delitto segno’ il momento di frattura con la gente che fino a quel momento lo aveva sempre difeso e considerato vittima di un’ingiustizia… Nonostante questo pero’ il suo mito alla Robin-Hood e’ rimasto. Per certi versi e’ cresciuto nel tempo. Non si sarebbe qui a parlarne altrimenti.

    Like

  12. Ciao Angela, perdonami, debbo una risposta anche a te! E voglio farlo perché scrivi alcune cose importanti…. Lo farò al più presto perché vorrei ancora dirimere su questo argomento che naturalmente mi interessa molto…

    PS Ho visto una tua domanda da qualche altra parte: TPW, comunque, è l’acronimo per Terza Pagina World, un sito antesignano di Rosebud.

    Like

  13. Non ti preoccupare. Presto riparleremo anche di quell’argomento comunque. E domani, prometto, foglio fare un follow-up rispetto all’argomento di cui stavamo trattando… e anche rispetto al tuo intervento. Ciao.

    Like

  14. Be’ grazie agli aggregatori che hanno raccolto questo pezzo nelle notizie BEST of dalla Sardegna…. bello!
    http://www.liquida.it/sardegna/bestof/news/?id=17676967

    Like

  15. Scusami Angela ti debbo una risposta qui. Io, a differenza di Gavino e Giannetto penso che tu abbia ragione a dire che ti “senti di troppo”….. Mi spiego meglio. Secondo me si sentirebbe “di troppo” anche un cagliaritano, un sassarese, un cittadino, insomma… E Gavino e Giannetto mi perdoneranno ma io a momenti ho sentito anche loro “di troppo” in questo discorso…. Perché? Perché a mio avviso la “sardità” di cui sto parlando io non appartiene neppure a tutti i sardi (figuriamoci ai continentali!) ma solo a quelli nati tra le montagne da dove veniva Samuele e da dove vengo io…. Per inciso quelle montagne che anche i romani rinunciarono a conquistare…. e che per questo chiamarono Barbagia (anche se né io né Samuele veniamo da quelle zone, essendo noi ogliastrini!). A mio avviso il fattore geografico infatti in tutta questa storia conta molto e conta perché… all’ombra del Gennargentu nel corso della sua lunga storia sono accaduti molti fatti: alcuni bellissimi alcuni molto meno edificanti. Tu mi dirai: accadono dovunque! Vero, mai ai piedi del Gennargentu modellano e corrompono l’anima. E la sardità iperbolicamente-guardata non è altro che questo: una corruzione dell’anima! Che io però sono contenta di avere. Anzi, ne faccio vanto.

    Su altro lato so che di Samuele ne riparleremo molto molto presto in maniera molto più informata. Ciao.

    Like

  16. Sorry, leggasi “ma ai piedi….” e non “mai ai piedi”:)
    E naturalmente non sono le montagne che si chiamano Barbagia ma tutto un territorio intorno…. Sic.

    Like

  17. Concordo Angela: bravissima. L’energia del sentirsi vivi, di essere onesti e di non avere paura di essere! E questo è pure l’aspetto buono della sardità….

    Onestà vuole però che si debba anche scrivere che nella “sardità” c’é pure l’altra parte: quella che non riguarda gli angeli ma i diavoli. Non a caso infatti l’inno della Brigata Sarda si chiama Dimonius…. perché i sardi in battaglia erano considerati “dimonius”, “demoni”, appunto…..

    Copio qui da Terza Pagina World le parole scritte dal capitano Luciano Sechi per quell’inno che adoro…. Prima in sardo e poi in italiano…. e questo è il link dove c’è anche la musica…. se lasciate caricare….

    http://villanovastrisaili.homestead.com/Dimonios.html

    DIMONIOS

    China su fronte

    si ses sezzidu pesa!

    ch’es passende

    sa Brigata tattaresa

    boh! boh!

    e cun sa mannu sinna

    sa mezzus gioventude

    de Saldigna

    Semus istiga

    de cudd’antica zente

    ch’à s’innimigu

    frimmaiat su coro

    boh! boh!

    es nostra oe s’insigna

    pro s’onore de s’Italia

    e de Saldigna

    Da sa trincea

    finas’ a sa Croazia

    sos “Tattarinos”

    han’iscrittu s’istoria

    boh! boh!

    sighimos cuss’olmina

    onorende cudd’erenzia

    tattarina

    Ruiu su coro

    e s’animu che lizzu

    cussos colores

    adornant s’istendarde

    boh! boh!

    e fortes che nuraghe

    a s’attenta pro mantenere

    sa paghe

    Sa fide nostra

    no la pagat dinari

    aioh! dimonios!

    avanti forza paris.

    __________________________

    DIAVOLI

    Abbassa la fronte

    se sei seduto, alzati!

    perchè sta passando

    la Brigata “Sassari”

    e con la mano benedici e segna

    la miglior gioventù

    di Sardegna

    Siamo la traccia

    di quell’antica gente

    che fermava il cuore

    al nemico

    Oggi le loro insegne

    sono nostre

    per l’onore dell’Italia

    e della Sardegna

    Dalla trincea

    fino alla Croazia

    i “sassarini”

    hanno scritto la storia

    seguiamo le loro orme

    onorando quell’eredità

    “sassarina”

    Rosso il cuore

    l’animo come il giglio,

    questi colori

    adornano il nostro stendardo

    e forti come i nuraghi

    siamo sempre vigili

    per mantenere la pace

    La nostra fedeltà

    non ha bisogno di essere remunerata

    andiamo! Diavoli!

    avanti, Forza Insieme!

    Di fatto l’Italia é stata fatta e scritta con tanto sangue sardo che a raccoglierlo riempirebbe un mare. E qui credo che Mario Puddu mi conferirebbe almeno almeno una qualche medaglia!!:)

    Like

  18. Gli “angeli” anche per di solito arrivano in short-supply interessano sempre. E poi occorre passare oltre e muovere dal loop-demonico. Mandaci qualcosa quando vuoi. Ciao.

    Like

  19. Non so perche’ ma questo articolo sembrerebbe un hit oggi. Chi volesse inserire altri dati sul banditismo in Sardegna…. puo’ farlo tranquillamente… Il pezzo non e’ a scadenza… Spero.

    Like

  20. Grazie anche ad Alessio di Contusu.it (un bellissimo sito) che ha voluto inserire questo pezzo colà

    http://www.contusu.it/personaggi-e-storia/921-banditi-di-sardegna-atros-contos-beros

    Like

  21. Grazie a chi ha creato addirittura una pagina su fb per questo articolo….
    vabbé allora raccontiamo poi qualche altra storia… anche perché credo proprio siamo l’ultima generazione che possa farlo….. prima che tutto vada dimenticato.

    Like

  22. Salvatore Gajas // 13 October 2013 at 15:30 // Reply

    Ma come nasce il banditismo sardo?

    Like

2 Trackbacks / Pingbacks

  1. Banditi di Sardegna: atros contos beros!
  2. Rosebud 2011-2012: gli articoli più letti. Curiosità e numeri. | Rosebud - Giornalismo online

Leave a Reply.... Lascia un commento...

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: