PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Doni ai poveri e pubbliche intimità d’un poetico Natale

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Enrico Pietrangeli. Anche quest’anno, nonostante l’imperversante crisi, non mancano i mille luccichii a ricordare le imminenti festività natalizie. Illuminazioni che ricorrono “tra un cielo sgombro / e l’uniforme, conforme grigio / all’ultimo orizzonte percepito”, luci che, a dire il vero, mi abbagliano e affaticano la vista.

Anche quest’anno, come da diversi anni addietro, ci sarà una famiglia dimentica della mia persona e il Natale, grazie a Dio, lo passerò vicino alla mia anziana madre, rifuggendo da vetrine e dalle tante luci colorate; ma frequenterò più chiese, cercandone di sempre più essenziali e scarsamente illuminate. Ricorderò ancora e sarò vicino nelle mie preghiere a quei morti a me più cari, a partire da quella dolce figura paterna perduta nel lontano ’77, anno di rivoluzioni e lutti. Sarà un ulteriore solstizio superato a fianco di una brillante novantenne che, con amore e dedizione, seguo da tempo.

Anche quest’anno, nonostante le tante goliardie che girano con Facebook su fame e carestie a seguito dei provvedimenti salva-Italia del governo Monti, giochi di parole che non esitano a presagire presenze di massa nelle mense Caritas anche da parte di chi un lavoro già ce l’ha senza una famiglia da mantenere, permane, di fatto, quella cruda realtà per cui già molti italiani sono costretti a frequentarle per concrete necessità, a partire da quei tanti padri separati ridotti sul lastrico.

Anche quest’anno passerò il mio Natale povero ma sincero, come quello tra i tanti bimbi incontrati quest’oggi, sabato 17 dicembre, alla Casa del Povero, presso la struttura sita alla Borghesiana (Roma) in Via Grammichele, 8. L’appuntamento per raggiungerli è con l’energica suor Marta che ci attende nei pressi di Santa Croce in Gerusalemme per condurci a vivere un’esperienza del tutto singolare, di quelle che segnano il cuore per semplicità e immediatezza. A gestire la struttura dove ci rechiamo in visita per portare doni e dolciumi ai bimbi bisognosi che vi risiedono c’è padre Serafino, subito distinguibile dalla tunica bianca e guarnita di macchie che, a guardarlo negli occhi, si percepisce che sono tutt’altro che un segno di trasandatezza, bensì di passione e amore che lo coinvolge a tempo pieno su più fronti e continenti, avendo da gestire altre due case di accoglienza del tutto simili nella stessa capitale ed altrettante comunità nel lontano Perù. Porta sandali francescani, anch’essi bianchi ed altrettanto tinteggiati da chiazze di chi si sporca non solo le mani ma anche i piedi per tenere in piedi tutto questo senza troppi giochi di parole. E del lontano paese andino e le sue mitiche alture si scorge immediato il gusto dell’essenzialità e dei colori che vivificano la piccola cappella adibita in seno alla comunità. Ci parla subito di Madre Teresa di Calcutta e, da lì, si evidenziano nitidi quei riferimenti a cui si è ispirato: accogliere, accogliere tutti pur di non lasciare alcuno sulla strada. Davvero ispirato è il suo rosario come pure la partecipazione dei suoi vivaci bimbi che scorrazzano all’interno del luogo sacro. Ispirata è pure la sua Via Crucis dei Bambini, che ci propone in un libricino che lui stesso ha curato. È proprio con l’umiltà dei bambini che bisogna avvicinarsi al mistero commenta Antonino Bambara che ne ha curato una breve ma significativa prefazione. Ma il momento più commovente, dove a stento ho trattenuto lacrime, è stata la recita del Natale di quei piccoli salvati da indubbia pessima fine e assai lontani dai nostri sempre meno quantitativamente ma nondimeno sempre più viziati e corrotti figli naturali. Per la cronaca, chiunque volesse, può inviare un’offerta di sostentamento alla struttura sul CCP 70781000 intestato alla Casa dei Poveri ma, a dire il vero, quel che penso è che la cosa migliore da farsi sia recarsi lì, rendersi conto di persona di certe situazioni e mai lavarsi le mani elargendo a distanza: amare è presenza e mai assenza.

Ho gli occhi di Nicholas che mi sbirciano lanciando lunghi sorrisi da un lato, non resisto a fotografarlo per capire, in un solo istante, che il mio Natale è tutto lì, in quel momento, vicino a lui, a quel gioioso bimbo nero che mi riempie il cuore. Caro Gesù, vorrei poter tornare un infante anch’io e scriverti che, da grande, quel che desidero è avere un bimbo come lui da condividere con una sincera e leale compagna. (“Nacqui un dì d’agosto, / non privo di calore, / rosseggiando il sole / avvampava il crepuscolo. / Nacqui scarno, cianotico / di dirompente, disperato pianto / venni al mondo pressoché morto. / Nacqui un dì d’agosto, / nell’oblio d’un cassonetto, / laddove il gemito si fece cupo / allertando i passanti di turno”). Poi torno al presente, al mio essere adulto e mi dico che, anche se la mia compagna indugia opererò con pazienza, fede e cristiana rassegnazione sopperiranno.

So di averla tanto amata e attesa, giorno e notte, arrivando a sommare cinque lunghi mesi di assenza ad altrettanti anteposti di scandito allontanamento terapeutico per un venerdì santificato da farmaci e carenze d’affetto. So di averla amata forse più della mia stessa vita, volendo parafrasare il grande Catullo, certamente come non ho mai fatto, ma so anche che, se alla lunga persevererà tenendomi in sospeso, senza assumersi le dovute responsabilità, vuol dire che il suo amore non era poi così profondo e maturo, bensì più un ludico piacere a rincorrermi fin tanto da sapermi conquistato.

So che l’amore è coerenza e ben altro che uno stato di guerra. L’amore è perdono, “valore aggiunto”, “viatico per l’altro” e, al contrario di Catullo, non formulo invettive bensì persevero pregando affinché il Signore le illumini il cuore, se non più per me sarà per farle trovare un’autentica fede fondata sull’amore migliorando taluni suoi stadi infantili, “amazzoni ascendenti” e il suo “sorriso”, poiché avrei voluto amare e proteggere per sempre il suo lucente bel volto da bambina intimorita.

Ho scritto per lei un libro, un mezzogiorno dell’animo che comunque mi ha traghettato altrove. Un libro che, nei variegati e multiformi registri proposti sul dolore, non conosce acredini o rancori, neppure nella sezione dedicata al contrappunto, limitandosi a qualche giocosa ironia nella sezione degli scherzi interposta agli inevitabili e prevalenti toni elegiaci. Comunque e ovunque sono sempre versificazioni e prose vincolate a una volontà di crescere e maturare, laddove possibile, ancora insieme, ma anche saldamente ferme nel prendere opportune distanze da ogni possibile forma d’ambiguità che rimanda risposte per fare scelte, prendere posizioni.

Continuo a interpretare i miei versi, quasi mi fossero ancora ignoti mentre li scrivevo, ed ora meglio intendo quel “tramite te, / riconducendomi a Dio” per cui nulla è invano e ogni cosa è strumento del divino. I progetti di Dio non si comprendono subito, anzi talvolta lasciano nel dubbio, ma a Lui bisogna affidarsi, ritrovando quella chiave esegetica che, nello stesso Natale, riconduce all’uomo, ai suoi limiti, per attraversarli con umiltà e amore. Ed è così che, tornando ancora su altri versi del mio libro, quelli di “epica è l’anima, eroe colui / che la percorre concludendo / un ciclo, l’esistenziale / ragione d’essere celata”, finalmente comprendo di essere rinato una volta ancora risanando ogni ferita e debito in sospeso e, dunque, di essere pronto a nuova vita.

Si conclude così un ciclo iniziandone un altro, che parte dall’epilogo di un ulteriore ancora divenendo pressoché escatologico. È quello di CicloInVersoRoMagna 2011, una manifestazione di poesia e bicicletta che, nel corso degli anni, insieme a Gloria Scarperia ha visto alternarsi anche Ugo Magnanti, Daniela Fargione, Andrea Ingemi, Vittoria Arena e Andrea Bisighin tra gli altri. Li ringrazio tutti e, con loro, ringrazio tutti gli amici, di ieri e di oggi, poiché è grazie anche a loro, alla loro presenza nelle difficoltà attraversate nonché al loro partecipe affetto se sono ancora vivo. Amici diversi, pluralisti nella loro espressioni di pensiero, sia di destra che di sinistra, ma anche laici, ebrei, musulmani, cristiani e induisti. Amici che non hanno mai intaccato le mie capacità critiche. Amici che mi consentono di continuare a pensare con la mia testa, per quanto, a tutti gli effetti, questo risulta essere il peccato più grave nel nostro gerontocratico paese, poco incline al ricambio e assecondante di yesman, dove merito e creatività permangono in una lunga tradizione di esili oppure emarginazione.

È il nostro un paese dove arrivare al mezzo secolo pieni di risorse e volontà significa essere scartati a priori da un mercato del lavoro che poi pretende di mandarci in pensione poco prima di una presunta morte e, perché no, con tanto di badante pronta a cambiarci il pannolone nelle restanti pause produttive. Di fatto, nella mia memoria adolescenziale, resta ancora traccia di quella bonaria coppia che risponde ai nomi di Peppone e Don Camillo. Due agguerriti amici-nemici, ma probi e onesti, sempre pronti a collaborare in nome degli interessi dei loro paesani come fine ultimo pur restando fedeli a un loro punto di vista divergente, da un lato social-cattolico e dall’altro laico-socialista. Ho nostalgia di quei tempi e di quell’Italia, poco incline all’esotismo e alle degenerazioni di un capitalismo senza più frontiere ed eticità, pronto a divorare tutto e tutti, anche mascherandosi di spiritualità alla moda teatralizzate in nome del successo e dell’affermazione. Forse è andata per sempre perduta non solo una certa tradizione politica ma anche la conoscenza storica di grandi statisti del calibro di Turati e di Sturzo, che tanto hanno concretamente operato per i più deboli sia pure partendo da diverse concezioni e riferimenti.

Ringrazio, quindi, soprattutto i poveri, quelli che quest’oggi ho incontrato e che mi hanno sorriso, poiché è nella comune memoria di una condivisione, sincera e disinteressata, che l’amore trionfa scalzando le tenebre. Bisogna sempre ben renderci conto della spontaneità di un sorriso e della luce negli occhi di chi ci è vicino, perché è lì che si ravvisa l’anima, tutto lo spessore di un essere naturalmente umano. Il prossimo 24, dopo tanti anni, finalmente parteciperò a una Messa di mezzanotte e, ne sono certo, sarà un ulteriore appuntamento per un mezzogiorno dell’animo. Un appuntamento che non mi ha trasformato, ma semmai rigenerato. Permango nella mia veste di laico credente, nel solco di una tradizione cristiana della mia famiglia, dialogante di un socialismo liberale, rispettoso dell’individuo e coerentemente impegnato sul sociale, lontano da ogni egoistica realizzazione del sé e di una circoscritta elite comunitaria, da  contesti religiosi o presunti tali che, in realtà, celano specchi di un cinico capitalismo rielaborato in congregazioni. Alla stessa stregua ma per altri versi, si potrebbe parlare di uno scientismo empirico rielaborato verso un presunto traguardo metafisico, fino a volerne assumere le veci.

C’è sempre un filo sottile tra il bene e il male come tra il giorno e la notte. C’è un’alba che deve essere svelata per distinguerla dal tramonto e troppe volte il male si traveste da bene nonché confondiamo il bene con il male. L’amore e la tendenza al bello e all’ideale restano comunque un retroterra imprescindibile che, nella salvaguardia del sentire, ci predispongono in percezioni attive e protese verso l’altro. La conoscenza impura è alienazione e lusinga, affermazione di un demiurgico mondo fisico e panteistico sulla trascendenza del metafisico. Ogni presunto stato di atarassia raggiunto su questa terra è antitesi di santità, che è espressione tanto di gioia quanto di dolore nel vissuto. La rinuncia dissennata, come l’ignavia, sono le forme più sibilline e sinistre di ogni manifestazione del male travestite di distacco e beatitudine.

Il Cristo è rappresentazione di conoscenza purificata attraversando il mondo fisico, la passione, e non la sua negazione, nel sacrificio di un percorso assegnato da compiere e affrontare in nome di una salvezza che conduce ad altro attraverso l’altro. L’eden è la perdita della conoscenza primordiale nella genesi di una conoscenza impura e il Cristo è la salvezza pervenuta nel perdono incarnando l’umana natura che, inevitabilmente, deve passare attraverso la consapevolezza del peccato per redimersi in nome dell’amore.

La fede non è mai un rifugio, un ripiego alla morte, tantomeno uno psicologo o sciamanico mantra guaritore. La fede è esperienza di Dio in primo luogo, quell’opportunità che transita, prima o poi, nella vita di ognuno di noi se siamo attenti a coglierla. La fede va mantenuta e continuamente elevata per mezzo di una coscienza critica e, al contempo, pura, fatta cogliendo equilibri che nascono dal cuore. La fede è quindi alimentata da studi e approfondimenti estesi, diffidando sempre da chiunque voglia farci adepti a senso unico. La fede si basa anche e soprattutto sulla ragione e il confronto senza mai scinderne l’apertura del cuore. Quando la fede diviene più inossidabile e meno compulsiva è frutto di studi comparati ed attenti. Occorrerebbe la fortuna di avere un’intera biblioteca laica di storia delle religioni a disposizione e, se possibile, non accontentarsi e andare oltre, nella filosofia, la psicologia e inoltre le lingue e le letterature. È necessario infine prendere coscienza che la religione può basarsi solo su principi etici che riconducono ai fondamenti del pensiero umano, che sono amore e logica. La fede è quell’edificio in grado di accogliere quanto unisce questi due elementi, quanto, allo stato involuto, nella natura delle cose si coglie in contrapposizione. La fede è una consapevolezza che, ne sono certo, sta già dando un profondo senso alla mia vita e ne darà altro, di “valore aggiunto”, su semplici e determinanti scelte fatte di famiglia, lavoro e preghiera per una serena e partecipata preparazione all’oltre, alla salvezza.

Buon Natale e un abbraccio, che è e resta sempre il più grande gesto d’amore.

Itaca

“un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo”

C. Kavafis

Compiuto è un ciclo e attendo,

di virtù nel senno, altri frutti,

la sintonia di un moto perfetto.

Itaca non è utopia del sogno

bensì origine per un ritorno.

Poco importa cosa m’aspetta,

dell’isola riprenderò possesso

con chi, nell’attesa, l’opera

accoglie preservando amore.

Nota di Enrico Pietrangeli – 2011

Nota al testo: La poesia Itaca e quanto riportato all’interno dell’articolo tra virgolette è tratto dal libro Mezzogiorno dell’animo.

Fotografia di Gandhi durante la marcia del sale, fonte Wikipedia.

Le altre fotografie nell’articolo sono di Enrico Pietrangeli.

Nota redazionale: Enrico perdona l’imperdonabile ritardo nella pubblicazione, ma il buon messaggio non dovrebbe cambiare nell’aftermath della “festa”….

33 Comments on Doni ai poveri e pubbliche intimità d’un poetico Natale

  1. Caro Enrico, scusandomi di nuovo per l’imperdonabile ritardo con cui ho pubblicato questi tuoi pensieri (che però a mio avviso non hanno scadenza o almeno non dovrebbero averla), ti mando un grande abbraccio, che credo possa essere anche l’abbraccio di tutti coloro che frequentano Rosebud. Ma non solo. Credo possa essere anche quello di tutti coloro che conoscono il tuo spirito brillante. E bello. RB

  2. Enrico è un grande poeta…. Spero presto ci manderà qualcosa dai suoi ultimi libri per noi tutti….

  3. Cari Rina e Gavino, anzitutto vi ringrazio e mi commuovo per le vostre parole nonché vicinanza, per essere partecipi di questo mio scritto che non è resa o vittimismo ma voglia di crescita e maturazione conseguita nel dolore. Ed è con tutto l’amore possibile sono vicino a tutti coloro che sono pronti all’accoglienza in nome dell’amore e del senso di responsabilità che è po’ venuto a mancare, forse, a partire dalla mia generazione. Ringrazio anche per l’invito a mandarvi delle poesie che non mancherò di adempiere, ma con molta umiltà perché non sono un grande poeta ma soltanto un poeta che scrive in armonia e completa sincerità rispetto la propria vita ricercando, a partire dalle proprie esperienze, verità più nascoste da fare emergere. “Mezzogiorno dell’animo” è letteralmente, come riporto, un libro scritto per un grande amore mai avuto prima e che mi ha permesso di far coincidere una mia grande crescita attraversando con coraggio un forte dolore, di andare oltre vane passioni e comprendere quelle piccole cose sedimentate nella quotidianità di ogni giorno, che poi sono il vero bene, per poi riflettere e scoprire quelle verità più profonde che danno un senso al vivere. Ringrazio quindi questa donna che mi ha permesso di farmi capire, di farmi soffrire non inutilmente ma donandomi un’opportunità per poter crescere, migliorarmi e, a mia volta, per essere ora in grado di darle un’ulteriore opportunità per farle capire dell’altro, quindi far crescere con altro ancora altrettanto lei, un “valore aggiunto”, capitalizzato … le cose si fanno sempre insieme, talvolta non sono così sincronizzate ma comunque trainanti. Un’esperienza che, in chiave simbolica ma anche temporale, si ricollega e partire dall’epilogo estivo della manifestazione estiva di bici e poesia che ho fin qui condotto con diverse persone alternatisi e, in particolare, Gloria Scarperia (senza della quale non avrei mai avuto abbastanza forze organizzative e motivazioni per portarla avanti negli ultimi due anni). Quindi, come già promesso qualche rigo più avanti, non mancherò di mandarvi un estratto del libro appositamente calibrato per Rosebud … grazie ancora e, come acconto poetico, mi auguro che vogliate gradire questa poesia che riporto con la presente e che è, naturalmente, sempre estratta da “Mezzogiorno dell’animo”.

    Mi confondo nel dolore

    Mi confondo nel dolore,
    non corro ai ripari lenendo,
    l’analgesico è sempre tossico,
    non ne prendo. Soffre
    sanguinando l’anima
    anemica, stilla energia,
    vivido rosso plasma,
    non più quel torbido
    sangue epatico bluastro.
    Mi confondo nel dolore,
    non corro ai ripari lenendo,
    vivo offrendomi in sacrificio,
    nell’umiltà di un pellegrino,
    rendendo bene, tesaurizzando.
    Mi confondo nel dolore,
    vivo l’estasi d’un innamorato
    in un coincidere d’esperienze
    ed eventi la rivoluzione vive.

    [tratto da Mezzogiorno dell’animo – diritti depositati – CLEUP – Enrico Pietrangeli – 2011]

    Note al testo: La raccolta si suddivide in dodici sezioni compiendo un ciclo sul dolore con testi perlopiù compilati a partire dall’epilogo di un altro ciclo, quello della scorsa rassegna estiva di poesia e bicicletta denominata CicloInVersoRoMagna 2011, manifestazione da cui prende spunto lo stesso incipit del libro e che, per il secondo anno consecutivo, ha visto l’autore operare a fianco di Gloria Scarperia insieme ad altri alternatisi.

  4. Non riesco ad aggiungere altro Enrico e lascerei a Gavino che ha senz’altro maggior esperienza-poetica di me il risponderti… con lo stesso delicato stile. Mi farebbe sicuramente molto piacere che ti fermassi di tanto in tanto qui da noi ad animare questo blog perché la tua sensibilità è come una di quelle segrete essenze che sanno condire al meglio qualsiasi piatto. Anche i più modesti. Di nuovo, un abbraccio.

  5. A parziale mio-riscatto per il ritardo nella pubblicazione ti comunico caro Enrico che nella prima ora questo tuo pezzo ha avuto più di 30 visitatori unici! Un bel record per questo Rosebud degli inizi. Un bel riconoscimento per il tuo talento e la tua sensibilità. Ciao.

    ps Ha pure scalzato il giornalismo-online! Non che la cosa sia un male:)

  6. Caro Gavino,

    il libro è da poco uscio e a breve (spero) dovrebbe essere inserito a catalogo e sulle librerie on line, comunque ti lascio questi link utili al momento per reperirlo ma, naturalmente, se vorrai potrai scrivermi contattando Rina e ricevere anche un pdf direttamente da me … di poesia, come sai, non si diventa ricchi.

    http://www.literary.it/legenda/product.asp?dept_id=1263&sku=643

    http://xoomer.virgilio.it/enr2/b/227.htm

  7. Si diventa ricchi nell’anima Enrico però. Non paga contanti ma può pagare dopo…
    Manda pure il pdf e io passo tutto a Gavino inclusa tua mail. Ciao.

  8. Monica Martinelli // 28 December 2011 at 15:52 //

    Ho apprezzato molto questa nota sul’essenza e l’essenzialità del Natale e sul concetto di fede. Ed ho letto e apprezzato l’ultima raccolta poetica di Enrico “Mezzogiorno dell’animo”, dove viene analizzato e vissuto il tema del dolore, in tutti i suoi aspetti esistenziali e reali, nel suo profondo percorso di crescita attraverso la fede e l’amore. Un testo illuminante!
    Un caro saluto
    monica

  9. grazie Monica per aver investito del tuo prezioso tempo a leggere sia l’articolo che il mio libro, per averne colto il senso di crescita e, soprattutto, per aver trovato una qualche luce da quei versi scaturiti tra tanto dolore che ho fermamente devoluto a una certa fede nell’amore senza né viltà né rancori … Illuminante è il Cristo, che resta comunque un grande e unico riferimento in tutte le grandi tradizioni senza altri eguali. E questo lo dico dopo aver seguito per tanti anni i vaisnava con krishna, che pure riporta a una certa etimologia col Cristo e per i quali continuo a nutrire ogni simpatia e stima, ma anche dopo aver letto Rumi e i suoi altrettanto luminosi versi .. un grande mistico dell’amore divino! Un caro saluto anche a te!

  10. Benvenuta Monica, spero tornerà a trovarci presto!

  11. Enrico sono molto contenta per l’apprezzamento che ha avuto questo pezzo e per te che sei uno spirito chiaro. Detto questo mi perdonerai ma su Rosebud c’é sempre una punta di peppe (che non fa mai male)… e questo mi fa dire che il Cristo è senz’altro un grande punto di riferimento per i tanti… uomini di fede e non (personalmente ammiro molto la sua figura di uomo-che-muore-in-croce), come sempre lo sono tutti i grandi-saggi. Detto questo possiamo anche dire che i saggi sono molti appunto (forse di più di quelli che osiamo pensare) e che tantissimi altri uomini hanno altri punti di riferimento. Qui su Rosebud per esempio pubblichiamo spesso i pezzi degli amici mussulmani (dei letterari mussulmani come il mio caro amico Elie Chalala professore all’università di California) e loro, pur rispettando il Cristo, hanno prospettive di visione diversa… Io stessa ho visioni differenti…. e al centro pongo l’uomo. I grandi uomini. Gli uomini capaci di sacrificarsi per gli altri. Gli uomini che non sognano paradisi-premio. Gli uomini che danno per il solo gusto di dare. Gli uomini che vivono di bontà nel cuore e mai si pentono della stessa. Gli uomini capaci. Gli uomini poeti. Gli uomini che piangono, che ridono. Gli uomini che non sanno fare miracoli. Gli uomini che si lamentano la notte e non li sente nessuno. Gli uomini che vivono comunque delle sole loro forze e per questo diventano automaticamente….. uomini grandi.

  12. Inutile dire leggasi “punta di pepe”….. Errata corrige.

  13. I mussulmani sono fratelli di una stessa grande tradizione, anche per loro il Cristo è un punto di riferimento essenziale, tant’è che lo considerano un profeta pur disconoscendone l’aspetto divino ponendosi, di fatto, sulla scia di quella che è l’eresia ariana nella storia del cristianesimo, Ma questo non deve essere un punto di discordia bensì di unione tra gli uomini di buona volontà, amanti della pace e del reciproco rispetto. Infatti, proprio nel mio precedente intervento, non a caso ho citato Rumi che è un grande mistico dell’islam, ma potremmo anche parlare di Ibn Arabi e tanti altri che hanno reso illustre questa grande religione. Vedi cara Rina, dal momento che si riconosce Dio come entità unica, l’Uno che tutto comprende e abbraccia col suo amore e la sua misericordia restiamo nell’ambito di grandi verità ed attendibili tradizioni. Condivido quindi con te la visione di uomini che sanno sacrificarsi per gli altri e certamente ce ne sono diversi, ma non tutti i cosiddetti “saggi” hanno fatto questo …. Certamente il Ghandi che proponi in copertina, ad esempio, è un uomo che è stato capace di essere saggio, sacrificarsi e anche fare miracoli non violenti …

  14. Bravo Enrico per comprendere lo spirito della discussione. E con lo stesso spirito ribadisco che seppure il Cristo è universalmente accettato come esempio di uomo-giusto magari una grande fetta d’umanità lo considera solo un uomo giusto tra gli altri…. Come credo si considerasse pure lui (da qui la sua grandezza!). Come se non bastasse, personalmente, come spirito libero e laico io non riconosco proprio alcun “Dio come entità unica”. Male che vada riconosco il Dio-in-noi, ovvero il Dio-in-Gandi, il Dio-in-Madre-Teresa… il Dio in milioni di Cristi che appunto fanno della loro vita un modello per gli altri…..
    Riconoscere questo a mio avviso é di fatto riconoscere concordia tra gli uomini…. Non ci sono eretici ma spiriti che hanno visioni differenti, formazioni differenti, menti indagatrici e che si interrogano oltre i “dogmi” che nella nostra realtà non hanno più ragione di essere. Perché tutto, tutto è fatto per essere capito. Nel giusto tempo. Questo ce lo insegna la scienza e i lavori delle grandi menti visionarie che ci hanno portato fino a dove siamo arrivati. Io, per esempio, che amo i pensatori e la filosofia, amo tantissimo i teologi che sono i pensatori della Chiesa, come questo Papa, mente brillante e raffinata. Li amo per la loro capacità di pensiero, ma se dovessi scegliere preferisco la capacità di pensiero dei grandi filosofi greci che si interrogavano sul mondo com maggiore libertà. E più alieni ai dogmi, ripeto. Un abbraccio, carissimo.

  15. Che Cristo rappresenti quel che È è la storia e le relazioni che lo documentano, che poi questo vada a porsi sotto diverse forme e tradizioni e un altro discorso ancora … Non concordo sul Dio in noi, è parte di un ateismo laico e/o religioso-filosofico che rispetto ma con cui non concordo e mi dissocio, ma ognuno è libero, naturalmente, di gestire spiritualità ed anima a proprio piacimento… c’è posto per tutti a questo mondo … nella laica e liberale Amsterdam ci sono persino chiese di Satana ben visibili, senza tanti veli e ipocrisie. Ricambio il tuo abbraccio ma non concordo con lo scientismo e le molecole di dio … preferisco gli artisti, quelli che lavorano col cuore e certamente i grandi pensatori, ma quelli greci naturalmente, senz’altro i più liberi e dotati nonché base dei “fondamenti del pensiero umano, che sono amore e logica”

  16. L’ateismo è altra cosa. Idealmente è un essere senza-Dio come sai. Io non sono senza Dio (inteso come sinonimo di un traguardo-ideale)…. ma di sicuro il mio Dio sta più nel cuore degli uomini che nei dogmi religiosi. Anche io preferisco gli artisti. Quelli che hanno lottato con forza e grinta nel corso della nostra storia per affermare la nostra libertà di pensiero, il nostro esistere come uomini, per affermare la loro dignità di uomini e il loro cuore appunto e che molto spesso la Chiesa di quel Dio di cui racconti ha mandato al rogo….
    Io starò sempre e solo sempre con quelli e le uniche molecole che conosco sono le chimiche nate dall’unione di atomi…. Però se non esistesse il resto il mondo non sarebbe altrettanto bello…. La fede, che a mio avviso è figlia del dolore e delle paure degli uomini, va sempre rispettata. Così come la religione i cui miti leniscono quel dolore e per certi versi, a volte, rintuzzano quelle paure. Non sempre, naturalmente.

  17. Scusa Gavino se non ti ho risposto prima ma i tuoi post sono apparsi solo adesso …grazie anzitutto per l’attenzione che vorrai porre sul mio libro …. Naturalmente concordo sull’esortare tutti a credere, a rispettarsi ed amarsi incondizionatamente. Il paradosso comunque resta nel non credere e credere in tutto … è come dire esiste il sole ma lo ignoro però esorto tutti a gioire della luce del sole … ti abbraccio e ci sentiamo

  18. Cara Rina, se trovi Dio nel cuore degli uomini vuol dire che trovi Ciò che li contiene ma “La fede non è mai un rifugio, un ripiego alla morte, tantomeno uno psicologo o sciamanico mantra guaritore. La fede è esperienza di Dio in primo luogo, quell’opportunità che transita, prima o poi, nella vita di ognuno di noi se siamo attenti a coglierla”. Gli esaltati poi, sono sempre esistiti ovunque, nessuno esente …. I dogmi poi sono quanto dividono le religioni che, in quanto tali, pur con dogmi diversi sanno di appartenere ad un’unica primigenia tradizione che riconduce a un unico Dio

  19. Giusto caro Gavino, il miracolo di Dio è proprio questo, quello dell’Uno che contiene il diverso .. sagge parole le tue: “gli occhi sono lo specchio dell’anima” … un’anima che non si può negare .. il paradosso resta comunque umano e mai divino. Condivido quindi e non solo qui confermo nel mio articolo come altrove che diverse sono le grandi tradizioni che comunque riconducono a un unico Dio e, come tali, degne di rispetto, ma è comunque un credere che prede diverse strade e mai un non credere per credere in tutto. Quindi è un sole che chiameremo con diversi nomi rispettandoci e non una luce senza padrone da cercare solo in noi stessi ..

  20. Ad integrazione di quanto detto, riporto a seguire un link già uscito nei scorsi giorni, cosicché i fratelli mussulmani ma anche di altre fedi sappiano, ad evitare eventuali fraintendimenti sulla mia personale scelta cristiana, che considero e rispetto sullo stesso mio livello le loro scelte e riporto anche un estratto significativo del mio pensiero e punto di vista e che quindi, in ogni caso, è pure opinabile:
    “Essere cristiani, musulmani o altro fa poca differenza, l’importante è appartenere a un’autentica tradizione, lontano dagli esaltati che sono sempre esistiti ovunque ma, soprattutto, lontani da certe filosofie impersonaliste”.
    Detto questo ribadisco che naturalmente rispetto chiunque, anche atei, agnostici, impersonalisti ed anche chi crede nel demonio, ma non posso considerarli paralleli in una diversa strada che conduce a Dio, bensì fratelli per cui pregare comunque con amore

    http://www.iltitolo.it/giornale/divagazioni-letterarie/mezzogiorno-dell-animo.html

    Io ho fatto una scelta, personale e discutibile naturalmente, quella di: prendere “opportune distanze da sincretismi e compiendo scelte nette, volte a recidere ogni possibile radice nullista e nichilista (Fammi sentire, o Signore, non importa che sia dolore … non abbandonarmi mai tra l’inedia di un nulla dove sprofonda l’animo)”.

    La grandezza di Dio sta proprio nel fatto di lasciarci liberi di compiere il nostro percorso e questo avrà anche un senso per ciò che verrà dopo … ognuno valuti come meglio crede … ma, se me lo consentite, colgo l’occasione per proporre altri miei versi sempre tratti dal libro “Mezzogiorno dell’animo”:

    L’esegesi del dolore

    Dio

    Dio è regista nel libero arbitrio, mentre
    l’uomo, tra il falso e il vero, è artefice.
    Dio redige la sceneggiatura più completa,
    volta all’Amore predisponendo evenienza.
    Dio, nella Gloria, è Verità del cuore,
    perfetto Amore, dell’accadimento
    si fa congegno all’ombra dell’agnello.

    L’amore è il fine e non l’astrazione

    Non nascemmo soli e senz’amore.
    Dio è Padre e Madre, misericordia
    nella famiglia che vuole ricomporre.
    L’Amore è il fine e non l’astrazione,
    compierlo è un’epopea interiore
    d’indagine, intelletto, iniziazione.

    [tratto da Mezzogiorno dell’animo – diritti depositati – CLEUP – Enrico Pietrangeli – 2011]

    Note al testo: La raccolta si suddivide in dodici sezioni compiendo un ciclo sul dolore con testi perlopiù compilati a partire dall’epilogo di un altro ciclo, quello della scorsa rassegna estiva di poesia e bicicletta denominata CicloInVersoRoMagna 2011, manifestazione da cui prende spunto lo stesso incipit del libro e che, per il secondo anno consecutivo, ha visto l’autore operare a fianco di Gloria Scarperia insieme ad altri alternatisi.

  21. Grazie Maria Teresa! .. un sincero augurio di cuore, ricco di fratellanza e umanità per il nuovo anno entrante a te e tutti gli altri fratelli. Un forte abbraccio!

  22. Caro Enrico io non vedo Dio nel cuore degli uomini io vedo gli uomini nel cuore degli uomini, e quello, in senso ideale può fare equazione con Dio se vuoi ma io preferirei chiamarli “uomini” per il rispetto che loro si deve. In quanto agli “esaltati” purtroppo l’esaltazione è proprio una caratteristica tipica delle dottrine religiose. Di tutte quante. Assicuroti che è più difficile trovare “esaltati” tra gli uomini di scienza alcuni dei veri e proprio martiri. A cominciare da Giordano Bruno e nominarli tutti prenderebbe tempo…. Purtroppo ripeto l’esaltazione porta a questo ed altro…. e la Chiesa Cattolica in questo senso ha colpe grandissime. Negare questo sarebbe negare la storia. E non parlo neppure per carità di Dio di quello che è successo qui in Irlanda perché non è il caso…..
    Detto questo, io ho tantissimi amici molto religiosi e io rispetto la loro Fede (perché ripeto per me la fede è figlia della paura e del dolore e quindi va profondamente rispettatata)… rispetto la religione, quella Cristiana che mi è più cara delle altre grazie all’esempio del Cristo-uomo (in questo hai ragione che questo personaggio, la cui esistenza non è purtroppo storicamente provato, è un personaggio per certi versi fantastico!)…. mai io pretendo altrettanto rispetto per l’uomo che ha una sola forza: la sua umanità e la sua intelligenza. Ciao

  23. Aggiungo solo una cosa Enrico per seguire quell’onestà di metodo che sempre cerco di fare mia. Perché se è vero che la Chiesa Cattolica ha colpe immense è pure vero che ha il grande merito di avere cominciato a guardarsi dentro: prima con quel grande papa che è stato Giovanni Paolo II e poi con questo papà dolce ma molto brillante…. L’ideale sarebbe dunque che tanta illuminazione arrivi dal pastore al gregge. Per il maggior rispetto delle idee di tutti: di chi crede e di chi non crede.

  24. Cara Rina ognuno gestisce la propria anima come meglio crede e se ci crede … ed è libero di vedere quel che vuole, per questo Dio ci lascia liberi .. ti prego solo di avere rispetto di chi ha un credo in Dio e rispetta gli altri uomini senza esaltazione e quindi di non usare frasi del tipo “l’esaltazione è proprio una caratteristica tipica delle dottrine religiose” in rispetto a cristiani, mussulmani ed anche altri fratelli che credono in Dio seguendo una loro dottrina. Per il resto rinnovo i miei cari auguri a tutti voi di nuovo!

  25. Se ti occorre, aggiungo, rileggiti i Vangeli, il Corano, la Bhagavad gita e l’Antico testamento e capirai che nelle dottrine, pur nelle loro differenze, c’è tanto amore che forse la scienza ancora non conosce. Perché “dottrine” non è sinonimo di “esaltazione” bensì sono un insieme di principi su precise tematiche, anche filosofiche e scientifiche, che si possono condividere o meno ma vanno rispettate. Gli esaltati sono semmai gli estremisti di ogni fede e religione, incluso atei, scientisti e relativisti,

  26. Caro Enrico grazie per questa bella discussione… sono certa avremmo modo di continuarla in futuro con questo stesso spirito agguerrito ma rispettoso. Adesso ti faccio gli auguri di buon anno, di nuovo i complimenti per questo pezzo dove davvero hai fatto una cosa formidabile mostrando il tuo animo e che forse per questo gia’ ad oggi ha avuto centinaia di visualizzazioni (come dimostra la sezione popolari)….. e ci sentiamo il prossimo anno per cose nuove e diverse ma sempre belle. Un abbraccio Rina

  27. Un abbraccio, sempre ricco d’amore, anche a te .. grazie a te per aver ospitato questo vivace ma libero confronto … augurandoci noi tutti (spero) che il nuovo anno metta l’amore al primo posto per noi tutti, di qualsiasi fede e non fede, colore o non colore siamo ….

  28. Grazie Gavino … Ti saluto affettuosamente, come ho già fatto Rina e tutti gli altri … Sarò ben lieto di approfondire e apprezzo molto la tua chiusa, perché
    “nel bene e nel male con un Dio o con un Satana che stanno sempre a controllare, dipende solo da noi,”
    e mi fai sovvenire ancora un frammento del mo articolo per rifletterci sopra insieme alle tue parole
    “C’è sempre un filo sottile tra il bene e il male come tra il giorno e la notte. C’è un’alba che deve essere svelata per distinguerla dal tramonto e troppe volte il male si traveste da bene nonché confondiamo il bene con il male”
    …grazie ancora

  29. Mi permetto di segnalare su questa pagina e a tutti i lettori e quanti hanno animato il dibattito due iniziative correlate tra loro e che hanno, in qualche modo, avviato il nuovo anno nell’auspicio più sincero di amore, tolleranza e condivisione. Con l’inaugurazione di ieri, si è aperto un nuovo gruppo su Facebook, di cui riporto la descrizione sintetica a seguire e il relativo link:

    http://www.facebook.com/groups/gliamicidigesu/

    Gli Amici di Gesù è un gruppo aperto laico cristiano di fratellanza, amicizia e socializzazione in nome dell’amore con libere attività artistiche e ricreative, ma anche di volontariato e di preghiera. L’impegno vuole essere, anzitutto, rivolto a quel prossimo che è a noi più vicino in termini di libero affetto e solidarietà verso tutti gli amici che ne vorranno far parte nell’ottica di una grande famiglia aperta

    Ed è anche partita la prima iniziativa associata a questo gruppo di cui pure riporto un link:

    http://www.romanotizie.it/un-epifania-tra-magia-e-poesia-in-arrivo-al-pigneto.html

    Tra domani e dopodomani si provvederà anche ad una nuova visita presso La Casa del Povero menzionata nell’articolo. Abbiamo già raccolto molti materiali utili .. vestiti, giocattoli etc. Chiunque voglia venire, collaborare o soltanto informarsi, potrà farlo collegandosi attraverso il gruppo o scrivendogli a:: gliamicidigesu@groups.facebook.com

    Grazie ancora a voi tutti e, come sempre … un forte abbraccio in nome dell’Amore …

  30. Caro Gavino, di fondo condivido il tuo pensiero e ho stentato a lungo prima d’iscrivermi a Facebook … Temo i social network come strumento d’ingabbiamento ma poi,a conti fatti,mi sono detto anche che, ahimè, è in questo tempo che mi è concesso vivere … quindi mio malgrado e malvolentieri ci sono ma presente al minimo, col contagocce.. tanta bella gente devo dire comunque, ad onor del vero, che l’ho incontrata ,,.. ma non mancano anche quelli che, fingendosi amici, poi non vedono l’ora di ostacolare le tue iniziative …quindi mi allineo ben volentieri al tuo punto di vista, meglio conoscere con chi si ha a che fare … è questo è anche lo spirito del gruppo Gli Amici di Gesù, certamente laico e aperto al confronto ma anche dove sono gli amministratori ad avallare persone degne di credibilità come noialtri, nel senso che si è quel che si è non quanto si vuole apparire come tu stesso giustamente dici … grazie ancora Gavino, grazie della tua preziosa presenza e disponibilità a un confronto chiaro, aperto e pulito .. come pure grazie alle già 34 serie persone che, in meno di 48 ore hanno aderito e animato il gruppo da poco aperto de Gli Amici di Gesù con lo spirito più opportuno e meno settario possibile … Grazie anche, non per ultimi, a tutti i media che stanno dando spazio alla prima iniziativa del Gruppo (Un’Epifania tra magia e poesia in arrivo al Pigneto) Un Gruppo che ricordo che, prima di tutto, vuole dare spazio all’arte in nome dell’amore … un abbraccio a te come pure a Rina e … a presto! ..

  31. è davvero bello sollecitarsi a pensare l’un con l’altro, direi che è quasi un atto d’amore per persone ancora capaci di trovare dialettica e confronto nel pluralismo di più pensieri non allineati … Solo le purtroppo non più molte persone ancora in grado di pensare ed avere riferimenti laici e capacità di libera ricerca e documentazione senza padroni posso ancora definirsi libere … Quanto al modernismo non mi sembra che abbia dato così buoni frutti … anzi … tanto meno meno quel neopositivismo che, negli anni Sessanta, intravedeva possibilità di sviluppo ancora per tutti … purtroppo ogni riferimento e pensiero in termini utilitaristici conduce comunque, alla fine della strada, in una direzione opposta dal bello nell’ideale dell’amore sebbene, talvolta, le intenzioni sono pure state le migliori .. è davvero una bella notizia sapere che è arrivato il libro nella tua libreria mentre noto che, per altro verso, tardano, sia pure per loro problemi logistici comprensibili e umani, a metterlo a catalogo … grazie per la tua attenzione e per considerarlo un impegno piacevole, sono anche queste parole che scaldano il cuore ….

  32. A proposito del diavolo, fin tanto che c’è è anche paradossalmente un bene in quanto testimonianza indiretta di Dio e discernente il bene dal male, anche perché sono le vie di mezzo il vero demone che è la mancata espressione degli umani sentimenti, dello slancio verso il qualcosa o qualcuno che fa la differenza. Gli ignavi, del resto, già Dante li aveva messi, non a caso, all’inferno. L’apocatastasi, in fin dei conti, non è che un ritorno a tutto ciò che è l’Origine nella sua infinita misericordia e amore. Mi sembra un’ottima scelta quella di Papini, attualissima in tempi così ambigui, che prendono tutto, dal materialismo alla spiritualità facendone un unico minestrone …

  33. Grazie Gavino! .. Scusami ma leggo soltanto ora … la mia mail dovresti già averla da Rina, cmq prendo nota della tua …. A presto e un abbraccio!

2 Trackbacks / Pingbacks

  1. Doni ai poveri e pubbliche intimità d’un poetico Natale
  2. Rosebud 2011-2012: gli articoli più letti. Curiosità e numeri. | Rosebud - Giornalismo online

Comments are closed.