PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Rosebud libri: recensioni e interviste (Magliani, Pietrangeli, Gioè) – Dicembre 2011

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di autori vari.

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una recensione e una intervista di Gordiano Lupi. Marino Magliani è un affabulatore nato, uno che ama raccontare la sua terra, ma anche i luoghi che si sono trasformati in patrie adottive, come il Sudamerica e l’Olanda. Per questo motivo è l’autore giusto per scrivere una reportage narrativo che non sia soltanto una guida turistica, ma un vero e proprio viaggio sentimentale per cicloturisti che vogliono assaporare la bellezza di Amsterdam. Magliani descrive con stile elegante e raffinato una città labirintica e misteriosa dove si ordiscono complotti e strategie, dove le biciclette giacciono arrugginite in cimiteri nascosti, dove i canali disegnano una ragnatela che intrappola i pensieri. Amsterdam è una farfalla che uno scrittore, un editore, una giovane donna e un cane bretone attraversano in bicicletta, perdendosi nel ventre sotterraneo a caccia di segreti e scrutando gli alti tetti. Abbiamo avvicinato Marino Magliani per scambiare qualche impressione sul testo.

Cosa rappresenta per te Amsterdam? A me è sembrato di leggere le pagine che Cabrera Infante – esule da Cuba – dedica a Londra mentre rimpiange la sua Avana. Nel tuo caso l’assenza del paesaggio ligure, dei tuoi olivi, delle tue colline, del tuo mare, è mitigata dalla possibilità di tornare. Nel suo caso c’era più tristezza, perché sapeva che l’esilio non sarebbe mai finito. Cosa mi dici?

Sono d’accordo, nel suo caso l’amarezza era quella dell’Alberti di Nunca vìa Granada. La mia è una malinconia della luce e infatti chiedo al mio eteronimo di ritracciare la luce di Amsterdam e di farla assomigliare a quella ligure. Alla fine Amsterdam rappresenta una sfida, la prima volta, anche se l’avevo già in parte tentato ne La spiaggia dei cani romantici, che emigro e racconto il posto che mi ospita da vent’anni. 

Un libro su commissione non sempre è un libro privo di cuore. Amsterdam è una farfalla è uno di questi casi. Non mancano il sentimento, la letteratura, l’amore per i libri (la libreria italiana che ha il miglior catalogo possibile). Non è soltanto una guida per cicloamatori, ma è un libro da leggere e da gustare. Condividi?

Condivido, non so cosa ne penserà il lettore ma l’idea era quella di consegnare appunto un catalogo di luoghi non solo da guida per cicloamatori, ma da amanti di luoghi lontani dalla cloaca dei turisti. Alcuni luoghi di culto per gli olandesi ad esempio.

Cosa ti affascina di Amsterdam e cosa ti manca della Liguria quando vivi all’estero?

Le terrazze di fronte, la luce, dicevo, mi mancano. Amsterdam resta tuttavia un po’ lontana dalla mia residenza che è IJmuiden sul Mare del Nord. Di Amsterdam mi affascinano i resti della grande città-mondo.

Hai vissuto molti anni in Argentina. Dove ti sei trovato meglio? Perché?

Gli anni giovani erano disperatamente felici, ora che sono in Olanda e che ho trovato la calma, credo di poter dire che ho trovato il mio posto. Il luogo dove scrivere. Anche se poi, quando in Liguria mi chiedono: quando torno, dico loro come dicono quelli come me: che non sono mai partito.

Perché i tuoi libri nascono in Liguria, pure se là non scrivi ma ti limiti a osservare, a vagabondare, a sedere sulle panchine e sui gradoni delle chiese?

Proprio per restituire qualcosa, frammenti di luoghi, di memoria.

Leggete Amsterdam è una farfalla. Se non avete in programma un viaggio in Olanda vi verrà voglia di farlo. Magari in bicicletta…

Marino Magliani  – Amsterdam è una farfalla – Pag. 220 – Euro 13,00Edicicloeditore srl

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Trascendenza ma anche carnalità di un mezzodì dell’anima

Quella che Enrico Pietrangeli porta a compimento è la sua terza silloge poetica composta nell’arco di oltre un decennio. Edita dalla CLEUP di Padova, sarà a breve disponibile in distruzione. Tematica portante della raccolta è quella amorosa dove, a dire il vero, non prevalgono solo toni spirituali ma compaiono anche riferimenti più strettamente carnali, seppure mai disgiunti tra loro. A tratti vengono persino sovrapposti ricorrendo al mito, come quello di Eros e Psiche, dando spessore alla valenza della condivisione del dolore nella compassione più autentica, che passa anche attraverso un’ “onanistica deportazione“ “extrauterina”. Qualcosa che lungi dall’essere peccato o perversione poiché “condivisa gravando / un cancro in asportazione” evolvendo in una guarigione complessiva, che contempla anima e corpo. La struttura del libro si suddivide in dodici sezione tematiche che, nella parte conclusiva, comprendono anche alcune prose e, come appendice, un resoconto di CicloInVersoRoMagna 2011, manifestazione condotta per il secondo anno consecutivo dall’autore a fianco di Gloria Scarperia insieme ad altri alternatisi. Un ciclo che ritorna, scandito in versi: “Con ciclo inverso e diverso, / altra ruota girerà sul verso,/ l’incompiuto giro d’una pausa / in attesa di un moto perfetto” esordisce il prologo, altrove si scandisce che “epica è l’anima, eroe colui / che la percorre concludendo / un ciclo” per concludere con l’epilogo affermando che “compiuto è un ciclo e attendo, / di virtù nel senno, altri frutti”. Diversi sono comunque gli elementi e gli argomenti che si alternano, a tratti sovrapponendosi, nel corso della lettura. L’oscurità evocatrice e rivelatrice, con il suo sollecitare l’inconscio onirico nell’incombenza della notte, riporta a un “mondo lontano” e il suo “il giardino proibito” che “sfuma svanendo / sagoma di reviviscenza”. Un sogno che, “lentamente, prende lo sguardo / di un teschio, l’ultimo a svanire / dalla tomba segnando, secoli / prima dell’avvento della polvere, / l’imperversante giorno: / la mancata unione sgomenta / il risveglio generando attesa”. Notti che, altrimenti, scorrono “insonni, / modellando dolore / come se fosse creta”, dove “non bastano cuscini / e camomille” poiché, come dichiara il poeta, “mi manchi / e scrivo rideste poesie”. Notti che scorrono, parallelamente, invocando il “Signore”, giacché, quel che l’innamorato vi riconosce “è l’ornato giardino perduto”, notti che s’estinguono “poco prima che fu luce, / librando in una preghiera”, con “coraggio che non desiste”. Un libro, dunque, che, tra le altre, si alimenta anche di una forte componente spirituale finanche ponendo in rilievo tematiche sociali. Poesie che vogliono, a tutti gli effetti, essere un piccolo tassello finalizzato verso un mondo migliore di quanto, ormai, in tanti stentano a crederlo. Ma, probabilmente, il compito del poeta corrisponde anche a tutto questo nell’ottica delle sue peculiarità visionarie e premonitrici che, in un più generale attuale contesto, non possono che ridestare speranze e un indispensabile ottimismo.

Titolo: Mezzogiorno dell’animo – Autore: Enrico Pietrangeli

Genere: Poesia – Editore: CLEUP – novembre 2011  – ISBN: 978 88 6129 775 3  – Pagg. 100 – Euro 12,00

Estratto dal libro:

Incompleti ideali

Nella mia vita incompleti

ideali dal primo giorno

incontrati amando, svuotato

per poi attiguo ritrovarmi

all’età che sporge la scure,

ficcato nell’eremo dell’animo

coltivando sterile disincanto.

Disillusa certezza infranta

da Goccia su lorica estesa.

Penetra la freccia pigiando,

pende sul costato conficcata,

di San Sebastiano squarcia

l’icona, la via compenetrata.

[tratto da Mezzogiorno dell’animo – diritti depositati – CLEUP – Enrico Pietrangeli – 2011]

Nota biografica:

Enrico Pietrangeli, autore della raccolta di poesie Di amore, di morte, pubblicata in versione cartacea (Teseo editore – 2000) e in elettronica (Kult Virtual Press – 2002), collabora con giornali e riviste da diversi anni ed è giornalista pubblicista. Presente sulla scena romana della poesia sin dagli anni Ottanta, ha curato anche rassegne e spettacoli come Poesia da Bruciare, Sicilia Poetry Bike, CicloPoEtica 2010, Nettuno Fiera di Poesia 2010 e CicloInVersoRoMagna 2011. Attraverso la traduzione poetica, si è dedicato all’opera di alcuni autori poco conosciuti. Ha ripubblicato il suo romanzo d’esordio In un tempo andato con biglietto di ritorno (Proposte Editoriali – 2005) con una seconda edizione in elettronica (Kult Virtual Press – 2007) e un’ulteriore silloge poetica dal titolo Ad Istanbul, tra pubbliche intimità (Il Foglio – 2007).

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L’eredità di Iside di Francesco Gioè

una recensione di Antonella Vermiglio. Mi sono imbattuta in questo romanzo nella libreria di un amico e sono rimasta circa dieci minuti a rimirarne l’illustrazione in copertina. Lo compro o non lo compro? La copertina prometteva bene, troppo bene forse. Ma il libraio mio amico mi ha dato la spintarella finale e l’ho portato a casa. Ebbene sin dalle primissime righe ho avuto la sensazione di avere tra le mani un capolavoro.

“L’eredità di Iside” (Neftasia Editore, 2011) è scritto con una tecnica narrativa che sembra il risultato di una fusione tra il miglior James Crumley e il Pinketts di “Sangue di Yogurt”. Ma è riduttivo forse definirlo così perché è ancora molto di più. Una velocità tesa e costante per tutte le 375 pagine ma con accelerazioni che manco i film di Quentin Tarantino. Una musicalità psichedelica nella costruzione dei periodi che fa da contraltare ad una narrazione secca e penetrante. “L’eredità di Iside” è un romanzo ’pulp’ innanzitutto. Se volessi incanalarlo in un genere troverei difficoltà, ma posso dire che è un po’ noïr, un po’ mistery, un po’ storico. È un romanzo d’investigazione e d’avventura ma ancora così non rendo bene l’idea: potrebbe essere di Rollins ma scritto meglio; potrebbe essere di un Dan Brown folle e dissacrante o di un Ken Follett adrenalinico. Ma passo ora alla trama.

Nelle catacombe cappuccine di Palermo, il crollo di una parete rivelerà l’esistenza di una vecchia Bibbia dalla storia densa. Tale Bibbia attiva i servizi segreti di alcuni Paesi vogliosi di carpirne i segreti, tra cui il GRIV, un corpo speciale dello spionaggio svedese che si occupa di combattere l’inquinamento in scala mondiale. La sezione italiana di tale associazione si troverà dunque invischiata in una lunga investigazione che porterà i suoi membri a pellegrinare per diverse nazioni in una concatenazione turbinante di cause ed effetti. Uno dei membri del GRIV, l’io narrante futuropatico del romanzo, condurrà infine il suo nucleo sin nel cuore del Congo, dove convergono le diverse anime del libro e dove tutti i misteri troveranno soluzione. Normale e paranormale si mischiano in questo romanzo assolutamente fantastico, che promette di essere il primo di una serie. L’autore è riuscito a creare un pathos gustoso, che non rimpinza mai, stimolante sino alla fine. Un libro che avviluppa la psiche e porta a vivere le sue pagine con le stesse turbe ed ambizioni del suo protagonista. Da leggere assolutamente.

Fonte foto di copertina Wikipedia: A multi-volume Latin dictionary (Egidio Forcellini: Totius Latinitatis Lexicon, 1858–87) in a table in the main reading room of the University Library of Graz. Picture taken and uploaded on 15 Dec 2005 by Dr. Marcus Gossler.

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