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Natale in crisi: lettera da Herat

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

di Franco Pilloni. Ho appreso dalla radio che centinaia se non migliaia di letterine di Natale, scritte dai bambini delle scuole elementari di tutta la Sardegna, sono state recapitate ai soldati della Brigata in Afghanistan. Il tenore delle lettere, a stare a quanto s’è sentito, va dalla soddisfazione per l’operato dei soldati all’apprensione per la loro incolumità.

Cosa ha da rispondere un eventuale caporale Scanu a Sara e a Danilo, le cui lettere si è trovato fra le mani?

A Danilo, che da grande vorrebbe fare il soldato, il caporale risponde: “Caro Danilo, a me piace fare il soldato e, come tu sai, vado dove i superiori, dal generale al ministro, mi mandano, fosse pure al Polo Sud a contare i pinguini. Io veramente  volevo fare il contadino ma i terreni di mio padre non bastano per sfamare due famiglie, così mio fratello è rimasto e io sono partito. Crescendo troverai che altri lavori danno soddisfazioni anche maggiori. Auguri anche a te”.

A Sara ha scritto: “Gentilissima Sara. Se sei in quinta elementare hai l’età di mia cugina e a te dico quello che ho detto a lei quest’estate, quand’ero in licenza. Primo: è vero che siamo in missione di pace, ma stentiamo a crederlo anche noi perché, quando si interviene fra due litiganti, non puoi prendere uno per mano e l’altro a schiaffi.

Secondo: la tua apprensione per la nostra incolumità è per noi l’ansia di tutti i giorni, specialmente da quando si è scoperto che i colleghi soldati afgani con i quali lavoriamo fianco a fianco, da un momento all’altro potrebbero spararci addosso. Terzo: quanto all’impegno e alla spesa, io non so dirti, ma mi viene il sospetto che per trovare i soldi che servono qui, li abbiano tolti alla tua scuola, ai giovani italiani. Prova a chiederlo alla tua maestra, forse ti spiegherà meglio di me.

Infine ti ringrazio per gli auguri e li contraccambio; se però potessi darti un consiglio, perché non scrivete letterine ai bambini palestinesi? Sono sicuro che gli farebbe piacere e avranno da raccontarti sulla loro vita, molto più di me. Ciao dal caporale Gabriele Scanu”.

Foto nell’articolo: Sven Dirks, Wien – opera propria.

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