PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Una lettera dalla Dublino… IN CRISI: o dell’homo homini lupus

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

di Redazione Rosebud.
Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’ e siccome c’è CRISI più forte ti scriverò… Così deve aver pensato Non sponger, l’anonimo (et apparentemente indignato) lettore che ieri ha preso penna, carta e calamaio (si fa per dire) e ha scritto al giornale gratuito dublinese Metro. Argomento? Scopritelo sotto leggendo la sua lettera in versione originale e tradotta.

There was a woman on the news the other day who is a single parent with four children and a mortgage. She’s been unemployed for four years and says she can’t handle another cut in allowance, mortgage supplement, child benefit etc.

Is she serious? Why should anybody not working that long think they’re entitled to live a comfortable life? If life on benefits was easy, sure we’d all be doing it. She should be grateful that her mortgage is being paid and that she and her four kids have free medical care, are clothed, fed and heated. And all at the workings people’s expense, who, by the way, also have huge financial hardships.

Non sponger. A letter to Metro Herald, Dublino, 01.12.2011

L’altro giorno c’era una signora al telegiornale, una madre single con quattro bambini più mutuo a carico. E’ disoccupata da quattro anni e diceva che non sarebbe riuscita a sopravvivere ad un altro taglio all’assegno di disoccupazione e agli altri assegni assistenziali che riceve per i bambini e per il pagamento del mutuo.

Ma stava scherzando? Come può qualcuno che non lavora da così tanto tempo pensare di meritare una vita più facile? Se una vita vissuta all’insegna dell’assistenzialismo fosse facile, di certo la faremmo tutti. La signora dovrebbe essere grata invece perché il mutuo le viene pagato, che lei e i suoi bambini hanno l’assistenza medica gratuita, sono nutriti, bardati e vivono al caldo. E tutto questo a spese di quelli che lavorano, i quali, tanto per dire, sono pure loro in grandi difficoltà finanziarie.

Any comments? No? Be’ almeno meditate gente, meditate.

3 Comments on Una lettera dalla Dublino… IN CRISI: o dell’homo homini lupus

  1. Francesca // 1 December 2011 at 20:32 //

    Preludio a una guerra tra poveri.
    Avrei usato questo sottotitolo per l’articolo che con tanta scarna semplicità sbatte nel piatto una minestra sgradevole, il cui odore si va spandendo anche nei vicoli e nelle vie delle nostre città. Invero, con gli opportuni adeguamenti al modello di assitenzialismo nostrano, il discorso di Non Sponger serpeggia fra gli scaffali dei supermercati e lungo gli italici marciapiedi.
    Mi è capitato di sentire qualcosa di molto simile.
    Come nella favola di Pollicino, quando lo stomaco brotola la colpa è delle troppe bocche da sfamare, specialmente se son bocche improduttive.
    Il cibo non scarseggia, i termosifoni ancora scaldano le nostre case, le auto ci portano in giro, seppur a targhe alterne, ma il presagio che scenari deleteri siano qualcosa di più che una lontana ipotesi, acuisce la percezione del proprio personale bisogno a discapito di quello altrui.
    Corsi e ricorsi dell’umana miseria, e non parlo di quella economica…

  2. Umberto guarda che qui non c’e’ nessun commento… ma si e’ pubblicata, di proposito, solo la lettera, in versione anche tradotta, per invitare a meditare….. Di fatto sono molte le cose che si potrebbero dire cominciando da quella frase di una vecchia canzone di Tracy Chapman “womans work is never done”. E poi si potrebbero dire molte altre cose dai diversi punti di vista…. Magari lo facciamo dopo… feel free to add more… credo che, di questi tempi, sia un tema davvero vitale e davvero interessante da discutersi….

  3. Concordo con te Umberto, Non-sponger non si propone come esempio da seguire… eppure questa è la natura umana. Così come natura umana è tutto il resto. Per esempio, io mi chiedo dove sia il padre di quei quattro bimbi che ha in carico la madre single… Lo ripeto “woman’s work is never done”. Crisi o non crisi.

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