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Giornalismo online: la crisi

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

di Rina Brundu. Nel film Contagion (2011) di Steven Soderbergh, un film che quando avesse anche una sola recensione con una stella avrebbe ricevuto sempre una stella di troppo, vi è una scena in cui il personaggio interpretato dall’attore Elliot Gould, prendendosela con il cattivo di turno, un blogger determinato a tutto pur di fare cash-in e di costruire il successo della sua creatura virtuale, gli urla scocciato “Blogging isn’t writing. It’s graffiti with punctuation!”.

Una considerazione che a dire il vero dice tutto sulla capacità di visione autorale mostrata in questo ennesimo, quanto inutile, blockbuster hollywoodiano, ma nulla vieta che sul significato della stessa ci si possa ragionare un poco. In primo luogo mi verrebbe da dire che, nonostante i numerosi gizmos tech portati sul mercato dal genio sharp di Steve Jobs, cambiare la forma mentis, anche a proposito di scrittura online, non è cosa facile. Al contrario, sembrerebbe diventare ogni giorno più difficile mano a mano che la proletarizzazione della Rete continua e quindi i navigatori occasionali arrivano da quel ceto abituato, per destino e mancanza di possibilià, a pensare che “se lo scrive il giornale” (nda il giornale cartaceo), o se lo scrive il giornalista-noto deve essere non solo vero ma pure statement difficilmente scardinabile.

Purtroppo, la verità recita altrimenti! Di fatto, il giornalismo è morto: viva il giornalismo! Per logica associazione la verità recità che se il giornalismo è morto sono “morti” pure i giornalisti. O almeno sono morti  (e purtroppo non solo in senso ideale), quei professionisti stile Fallaci, Montanelli, Biagi che davano un senso a questa professione e ne giustificavano il suo esistere. Ciò che è rimasto in cattedra è soltanto quello che io chiamo il couch-professionismo, ovvero quello che seduto tranquillamente nella poltrona di casa, scopiazzando qua e là (per lo più scopiazzando dal blogging più impegnato), costruisce pezzi triti e ritriti, fondamentalmente noiosi e soprattutto perfettamente privi di quel taglio diverso, di quelle visioni nuove che sono la conditio sine qua non per rendere la scrittura davvero interessante in quest’epoca post-rivoluzione digitale.

Non me ne vorranno quindi gli ispirati scriptwriters di “Contagion”, se io penso che buona parte dei giornalisti-vecchio-stile di oggidì stanno alla capacità dei blogger più creativi e informati come una traccia di mosca sta ad un’abbuffata di panna montata. Questo fattore considerato, è comunque indubbio che la corrente crisi economica abbia avuto i suoi effetti nefasti finanche sulle produzioni del miglior blogging, o giornalismo-online, come decisi di chiamarlo molto tempo fa. Innumerevoli sono state dunque le “testate” digitali che hanno chiuso battente. Tra queste si può includere senz’altro il glorioso “Il Barbiere della Sera”, un angolo virtuale che ha dato moltissimo al giornalismo e alla discussione online, finito nella maniera più deleteria per l’incuria, l’abbandono programmato, le incursioni dei trolls più o meno coperti da anonimato e varie et eventuali.

Se è vero dunque che la “crisi” non ha mancato di infierire sui lavori della prima generazione di scrittori virtuali (perché questo eravamo), è pure vero però che non passa giorno in cui questa nefasta recessione non porti sul tavolo della strettissima attualità politica ed economica argomenti di discussione davvero pregnanti. In questo senso, è mia convinzione che stiamo vivendo un periodo della storia del mondo, e della storia d’Italia, davvero straordinario. Un periodo che ricorderemo a lungo e di cui forse un giorno ci piacerà finanche raccontare a chi non lo avrà vissuto, proprio come ai nostri nonni piaceva parlarci dei momenti più difficili della prima e della seconda guerra.

Un periodo che a suo modo può e potrà insegnare tanto all’uomo e alla sua storia e che per questo ha bisogno di essere descritto, commentato, proposto al lettore virtuale da infiniti punti di vista e angolazioni diverse. Per lo più informate. Anche per questo dunque torna Rosebud… nella speranza di riuscire a portare tra queste pagine tanti autori davvero validi, giornalisti online, bloggers o semplici appassionati della notizia ma comunque capaci di fare, nel loro piccolo, una differenza.

Nella fotografia: 15 settembre 2008: file di risparmiatori davanti ad una sede della Northern Rock per ritirare i propri depositi. – Autore: Lee Jordan – Fonte per Rosebud, Wikipedia.

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  1. Tutti gli articoli sul giornalismo online sono qui…
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