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Sic transit gloria Silvio!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Quello che i giornali non dicono sulla fine del berlusconismo.

Se è vero che davanti alla crisi tutti i governi sono uguali è pure vero che l’ultimo governo di Silvio Berlusconi è stato più uguale degli altri. Che il Premier debba dimettersi subito non è dunque un’opzione da discutersi ma una condizione imprescindibile per fare uscire il Paese dallo stato di empasse in cui si trova. Del resto, la politica del muoia Sansone con tutti i Filistei non è mai  stata una buona politica, neppure qundo la si porta avanti in maniera molto determinata con l’intento di dimostrare, costi quel che costi, appunto, che manager (anche della gestione di una nazione) si diventa mentre leader si nasce.

Detto questo io dissento soprattutto con le ragioni dei molti, dei tanti, finanche degli opinionisti più quotati scriventi sui giornali-che-contano, sulle ragioni fondamentali per cui Silvio Berlusconi dovrebbe andare. La mia personalissima idea è che mescolare troppo le cose dell’Economia con quelle della Politica sia pasticcio veramente pericoloso, finanche indegno quando il fine dell’eliminazione dell’avversario politico si raggiunge con il mezzo del dissanguamento finanziario di  un Paese. Simili politiche nefaste non pagano né più né meno di quanto non paga quella del Sansone contro tutti e contro tutto di cui ho già scritto nell’incipit.

Resta il fatto che per un qualsiasi valido commentatore politico che volesse trovare motivazioni per “giustificare” la fine anticipata di questa legislatura, quelle stesse spiegazioni non mancano proprio. A mio modo di vedere, infatti, il più grande peccato commesso dal berlusconismo è quello di avere mancato alla sua promessa di mettere in campo una leadership forte e capace di dare la “giusta” visibilità al Paese dentro contesti diversi dal solito cortiletto provinciale che ci soffoca da 70 anni a questa parte. Di fatto, causa gli innumerevoli scandali di varia e avariata natura che, a torto o ragione, hanno visto protagonista la persona del Premier, il risultato ottenuto è stato proprio l’opposto di quello che era stato promesso. O, per dirla col Manzoni, lungi dal ritrovarLA (NDA la nostra Italia) “al convito de’ popoli assisa” è indubbio che, da questo momento in poi, e per chi sa quanto altro tempo ancora “più serva, più vil, più derisa, sotto l’orrida verga starà**”.

A dirla tutta, prevedere questo straordinario default-politico, attraverso una sistematica identificazione di tutti i passaggi più significativi che lo hanno determinato, non è mai stato un compito troppo arduo per chiunque abbia sempre seguito le alterne fortune dell’avventura politica di Silvio Berlusconi. Viene quindi in mente l’addio a Fini e la scissione di FLI, viene in mente il Ruby-gate, viene in mente la Sindrome-Bunga-Bunga che attanagliò la nazione per mesi e mesi, ma soprattutto viene in mente “lo schiaffo” politico e diplomatico dato alle nostre pseudo-mire da-nuovo-colonialismo-economico (ma francamente non solo a quelle), da parte di un Sarkozy-Asterix a caccia di consensi elettorali, durante la primissima fase della crisi libica. Nonché da un Sarkozy-Asterix determinassimo a sbaragliare il campo romano pur di ottenere il risultato. Come a dire che il sassolino caduto dalla montagna, rotolandosi nel fango, in breve brevissimo tempo è diventato la valanga capace di seppellire tutto, finanche le ultime vane ambizioni dello yuppy-berlusconide più rampante. Sic transit gloria Silvio: appunto!

**Marzo 1821

RB 09.11.2011

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