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Tsunami

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Riflessioni e considerazioni sulla forza della natura ed altri pensieri inutili e molto privati in libertà.

Impressiona la forza della natura. Impressiona, spaventa e dà da pensare. Spaventa la sua imprevedibilità e la sua indifferenza. Alle nostre preoccupazioni quotidiane, finanche al nostro destino. E rimette tutto in prospettiva. Stabilisce un ordine delle cose una gerarchia delle preoccupazioni che dentro le dinamiche delle nostre società digitalizzate si fa fatica ad accettare. Credo che la maggiore difficoltà la troviamo nel comprendere il divario che esiste tra la meravigliosa possibilità di “volare” che pure ci appartiene in quanto Esseri intelligenti e la spigolosa necessità di dover camminare con i piedi al suolo. Di muovere con cautela perché anche la terra che ci ospita potrebbe decidere da un momento all’altro… di tremare. Di rifiutare il nostro passo affrettato, o più semplicemente di liberarsi dell’inutile zavorra che siamo noi. Scalciando.

Credo che sia in simili frangenti che ci ritroviamo a pensare, appunto. A riflettere sulla nostra natura ultima, sulla qualità dell’energia che ci tiene in vita e a domandarci se questa sia tuttuno o sia diversa da quella che smuove le viscere della terra, fa eruttare i vulcani, genera ondate apocalittiche che cavalcano veloci gli oceani. E poi, a riflettere sul perché, sul perché tutto accade così come accade. Avrebbe potuto andare diversamente? La risposta naturalmente dipende. Dipende da quale parte dell’identità che maschera la nostra Essenza preferiamo farci scortare. Sempre. O nel dato frangente. Allora, se a guidarci sarà una maggiore razionalità la risposta non potrà che essere che , sarebbe potuta andare diversamente. E, forse, con una tecnologia più progredita il disastro X si sarebbe potuto evitare, o avrebbe generato meno vittime, mentre Tizio e/o Caio, qualora avessero ascoltato i consigli di Sempronio, forse, non sarebbero andati incontro così improvvisamente al loro giorno più tragico.

Spesso accade però che a guidarci siano pensieri-altri, ragionamenti più o meno illuminati di una diversa parte che vive in noi. In quel caso la risposta sarà che no, non sarebbe potuto andare altrimenti. Perché tutto era scritto: l’insofferenza della Terra, il ruggito del mare, la furia del vento. E che tutti insieme quei tre elementi hanno voluto contribuire a raccontare altre storie, in alcuni casi a terminarle. C’è del fatalistico e del preordinato-inevitabile in questa seconda possibilità, ma c’è pure del bello. Paradossalmente sarebbe proprio quest’ultimo scenario a ristabilire l’ordine dopo il disordine. Dopo il caos, dopo lo smarrimento generato dalle ondate monumentali dell’ennesimo tsunami rovinoso. E sarebbe sempre questo scenario a parlarci di disegni più grandi, impossibili da giustificare razionalmente ma non per questo meno validi. E a raccontarci di appuntamenti col destino che non si possono davvero rimandare. Di materia e di energia che si trasforma.

Impressiona la forza della natura. Impressiona, spaventa e dà da pensare. Spaventa la sua imprevedibilità e la sua indifferenza. Perché qualora questo secondo scenario, questa seconda possibilità appena abbozzata non fosse tale o semplicemente non potesse esistere, la nostra sorte ultima resterebbe davvero in balia di ogni altro tsunami-che-è-naufragio-dell’esistenza, dell’umore beffardo di ogni altra ondata assassina.  Come a dire che tutto ciò che conta nella vita è il come vi si entra, la modalità d’uscita diventa una mera formalità da consegnare alla circostanze, più o meno tragiche, più o meno fortunate, mentre il grado di crescita morale e intellettuale di ogni individuo si azzera con il venire meno dell’ultimo barlume nella coscienza che lo ha fatto vivere. Difficile sottoscrivere un simile contratto per chi si ostina a pensare che le restrizioni-sulla-sfiducia all’entrata, per quanto vincolanti, volendo, si possono superare e che nella fine, per quanto dolorosa e difficile da accettare, sta il vero principio

Fonte immagine nell’articolo: Wikipedia.

Rina Brundu

11/03/2011

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