PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Ecce Programma: Annozero

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Quando la politica e il giornalismo calano i pezzi da novanta e sulla cartina di tornasole in quota-rosa…

Per una volta non sarà un articolo-contro, che già ci stavo male. Sempre a pensare male, sempre a pensare male! Il fatto è che, come diceva qualcuno, a pensare male si fa peccato ma ci si indovina, donc… Certo, un giornalista, o pseudo tale, o quasi tale, o intenzionalmente tale, o naturalmente tale, non dovrebbe MAI scrivere un articolo pro qualcuno o pro qualcosa, tuttavia, quando il Paese è l’Italia è d’obbligo che le maglie si allarghino. Più che altro si tratta della Sindrome-del-cogli-la-palla-al-balzo in virtù della quale occorre affrettarsi perché, è quasi certo, l’occasione non ti capiterà più.

Il tema è la politica. E il giornalismo. O meglio, la frittata giornalistico-politica-nazional-popolare che normalmente viene servita, a noi reietti, dal servizio televisivo pubblico nazionale sia quando guarda a destra che quando guarda a sinistra di Nostro Signore. Da anni e anni ormai, gli Italiani si sono abituati al classico confronto urlato bi-partisan in virtù del quale se alla data trasmissione è presente Tizio DiDestra occorre assolutamente invitare Caio DiSinistra. Nello sfortunato caso in cui Caio (o Tizio, che dir si voglia) non lo si trovi perché impegnato a zappare l’orto (sia mai!), governare le mucche (magari!), dar da mangiare alle galline (il Ciel volesse!), occorre arruolare immediatamente qualcuno della stessa fattoria che lo sostituisca. Non importa chi, l’importante è che sia della stessa fattoria. Un poco come se indisposto il fattore si costringesse ad andare al mercato a dirimere di qualità-del-raccolto il figlio deficiente, la figlia sbrodolona, il nonno rincoglionito o la nonna cecata. Il tutto a discapito dei contenuti e del risultato. Anche perché,  se il fattore è l’unico che si alza la mattina presto per controllare e lavorare l’orto che valore aggiunto potrà dare il resto della famiglia impedita? Misteri d’Italia!

Questo per dire che la qualità dei partecipanti ad un dibattito politico-giornalistico è fondamentale, ma noi sembravamo averlo scordato. O meglio, siamo stati, nostro malgrado, costretti a dimenticarlo. Prova ne viene dalla puntata odierna di Annozero, trasmissione alla quale sono intervenuti, tra gli altri, il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, il Presidente Fausto Bertinotti, il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli ed Eugenio Scalfari. Fin da subito è stato chiaro l’intento di un rinato Santoro di tenere il livello della trasmissione su un dato livello (ottimo il rintuzzaggio del tema Rubygate impropriamente portato sul tavolo da un intervento dal pubblico), e fin da subito se ne sono visti i risultati. Per la prima volta in anni mi è infatti capitato di ascoltare un dibattito televisivo incentrato sul tema Economia dove l’Economia (pur con tutti i limiti che il contesto mediatico presentava) è stata trattata per quel che è, ovvero una scienza.

Ma nel trattarla come si conveniva, i vari protagonisti (con gli interventi esterni perfettamente in linea con l’atmosfera ricreata in studio), sono finanche riusciti ad insegnare e a trasmettere qualcosa. Sul corrente clima economico, sulle problematiche portate seco dalla globalizzazione selvaggia, sulla disoccupazione, sulle difficoltà italiche nel fare-impresa, sulle dinamiche fondanti che governano questi processi (o giù di lì). Così ha fatto Tremonti con tanto di schemini e lavagnetta riepilogativa, così ha fatto Bertinotti con il tipico stile pacato ed elegante, così hanno fatto De Bortoli e Scalfari. Mentre spazio è rimasto persino per il solito graffiante intervento di Travaglio, il quale nulla ha dovuto cambiare del suo vibrante modo di fare giornalismo.

Di cambiato vi era, appunto, l’inconsueto clima civile che si è respirato nello studio e tra i convenuti per quasi tutto il tempo. In chiusura, una piccola critica però non la si può non fare. Già perché di cambiato c’era anche la faccenda delle ospiti femminili. Che mancavano. Come a dire che levati di mezzo gli schiamazzi e le questioni sollevate dai vari scandali sessual-mediatici l’altra metà del Cielo diventa ridondante. Insomma, la Grande Economia come cartina di tornasole delle velleità in quota-rosa. Quelle invariabilmente frustate….

Rina Brundu

10/03/2011

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