Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Donne Tut Tut Tut

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Riflessioni e considerazioni sulla manifestazione del 13 Febbraio.

Se ne sono sentite davvero di tutti i colori! Parlo dei commenti pro e contro la manifestazione indetta da un gruppo di donne italiane per protestare contro l’immagine femminile proposta dal Ruby-gate et scandali pseudo-politici correlati. Fermo restando che sono fermamente contraria all’ostracismo di simili iniziative, e alla censura di una qualsiasi manifestazione inneggiante al pensiero libero (ma anche a quelle in cui il pensiero-è-leggermente-più-incatenato), non sono neppure d’accordo con chi si chiede: perché proprio ora?

Ritengo che la domanda non sia logica. Da che mondo-democratico è mondo-democratico, per ogni effetto vi è una causa. Insomma, la questione crisi istituzionale e le vicende giudiziare (o pseudo-tali) di Silvio Berlusconi c’entrano fino a un certo punto. O meglio, c’entrano fino a un certo punto rispetto ad una possibile venatura di guerriglia politica colorante questo movimento-fungo, nel senso che è nato dall’oggi al domani (e che francamente non mi sento di escludere), ma c’entra moltissimo rispetto alle figure istituzionali di primo piano che la fanno da protagoniste in questa inverosimile vicenda. Figure che sono, in definitiva, quelle che determinano la vita politica del Paese, che ne governano l’Economia e ne dirimono le problematiche fondamentali. Ne deriva che l’impatto sul popolo (anche quello delle donne) è conseguenziale, e che – a meno che non si voglia far passare l’idea di un popolo-italico-gregge – quest’ultimo ha tutto il diritto di reagire come meglio ritiene. Di sottolineare questi o quegli aspetti della faccenda che meno condivide, o che più impattano sul suo quotidiano. Sui suoi credo. Sui suoi valori. E il popolo-donna, o una parte di esso, ha il diritto di farlo proprio come ogni altro segmento della nostra società. Né più né meno.

Detto questo, concordo invece molto poco con le ragioni importanti che giustificherebbero questa manifestazione. E con date argomentazioni (ricordo, a questo proposito, anche la querelle Pro-Contro Drive-in) che sono state portate sul tavolo per sostenerla. A dirla tutta, a me che appartengo alla mitica Goldrake Generation, e che da ragazzina non perdevo una puntata di Drive-in, dà pure un dato fastidio che si possa anche solo far passare l’idea di una mia cooptazione per osmosi. Ovvero, che la mia passata esposizione alle raccapriccianti avventure mediatiche di quelle figure-femminili-procaci-e-disinibite (tra l’altro divertenti e goliardiche quel tanto che basta) abbiano potuto influire, in una qualsiasi maniera, sulla mia formazione morale (termine che abborro!) e intellettuale. Al contrario, se c’è qualcosa di buono che mi hanno regalato gli edonistici anni ’80, è stata la capacità di riuscire a considerare il mondo nella sua bellezza, nella sua interezza, nella sua straordinaria varietà di possibilità umane, senza sentire mai il desiderio di avventurarmi ad esprimere giudizi di merito su chiunque.

Diversamente dagli anni ’60 (di cui comunque sono figli), gli anni ’80 hanno saputo regalare una rara libertà dello spirito, che è quella che soltanto può esistere quando non sa di essere tale. Quando, insomma, non necessita di risultare impegnata, o caricata artificiosamente in qualsiasi modo o maniera, per estrinsecarsi. Quell’età, a suo modo mitica, ha inoltre saputo donare ai suoi figli una pragmatica visione del mondo, finanche capace di renderli pienamenti coscienti delle loro potenzialità. E della necessità di guardare a queste facoltà senza falsi pudori. Consequentia rerum è che mi risulta davvero difficile considerare le figlie delle ragazze-coccodè, o delle poppute signore driviniane, giocattoli in mano a Tizio o a Caio. Per quanto potenti.

Sarebbe dunque ora – a dispetto del machismo intellettuale (et non) imperante sul suolo italico – che la si smettesse di pensare alle donne (e questo dovrebbe cominciare a farlo proprio il gentil sesso) come animali in via di estinzione e da proteggere. Né puttane, né madonne, ma esseri-liberati capaci, proprio in virtù  della grande libertà che detiene il loro spirito, di assumersi le proprie responsabilità. Anche, e soprattutto, quando si tratta di scegliersi il modello di vita da imitare.

Rina Brundu

11/02/2011

All rights reserved©

Advertisements

8 Comments on Donne Tut Tut Tut

  1. Francesca // 12 February 2011 at 08:59 //

    Tagliente e arguta. Ancora una volta sono qui a farti i complimenti.
    La cosa più incredibile, io trovo, è che il machismo intellettuale talvolta alberga perfino o addirittura nelle menti di un certo genere di donne che nonostante o forse proprio in virtù di questo si ritiengono “elette”.
    Devo dire che detesto gli “eletti” , non nel senso urna e scheda elettorale ben inteso, ma nel senso di coloro che si ritengono al di sopra degli altri per diritto ….. divino? ideologico? … a me danno l’orticaria e qualunque cosa dicano ottengono il solo risultato di ispirarmi come minimo diffidenza se non aperta ostilità.
    Consentimi di dire non ” esseri-liberati” ma esseri liberi.
    Coltivo questa, utopistica forse, convinzione che mai le nostre (in quanto di donne come genere) menti siano state in alcun modo asservite. Serve forse, ma non asservite.
    Nel più profondo della mente di ogni donna, in ogni società o condizione o tempo, sono certa che sia sempre albergata la libertà di pensiero e magari anche di disprezzo, perchè no, o di fuga o di elevazione o tutto quello che ad ognuna è servito per sopravvivere alle circostanze. Non liberate ma libere finalmente di palesarsi. Non liberate perchè non abbiamo bisogno di paladini come non ne abbiamo di papponi. Nessuno ci ha liberate, nessuno ci libera. Possiamo farlo solo da noi stesse. E se non lo facciamo c’è sempre un perchè. E sulla nobiltà o sulla meschinità dei “perchè” di ognuna io credo che nessuno abbia il diritto di giudicare. Solo una donna sa quanto di sconosciuto o nascosto si trovi dentro una donna, solo una donna sa quanto sia impossibile giudicare in base a ciò che traspare. E mi da fastidio talvolta vedere che ci sono donne che se ne sono dimenticate perchè preferiscono assomigliare agli uomini.
    Con questo ognuno è libero di sbagliare a modo suo (non parlo di reati ovviamente) se perfino Dio ci lacia liberi di farlo chi sulla terra può arrogarsi il diritto di negarlo?
    Forse sono andata fuori tema, se così è me ne scuso, ma riflettendo in questi giorni trovo che cose fuori tema ne sono state dette tante … una in più forse non renderà più assurda la cacofonia.

  2. X Francesca. Non sei andata fuori tema. Se l’aspirazione-a-diventare-veline è ill sogno di un gruppetto di donne italiane,
    il machismo intellettuale è il cappotto delle altre. Quelle che si illudono di Essere-e-di-vivere riflettendo modelli maschili assolutamente deprecabili. Quellle che vivono in-simbiosi con la parte maschile in loro per risultare accettabili, o accettate, quelle che ne riflettono i vizi, la maleducazione e quel più limiitato sentire. Per questo la libertà dello spirito di cui parlavo è il dono più grande a cui si possa aspirare. E riguarda tutti, uomini e donne. Non è traguardo facile da raggiungere però. Io per esempio, nonostante gli anni 80 li abbia respirati fin nell’anima, di sicuro non l’ho agguantata. E forse non l’agguanterò mai. Però la intuisco. Una opinione come un’altra, si intende.

  3. Vorrei aggiungere qui due altre note, perché altrimenti si rischia di perdere visione del punto focale.
    1) Vorrei correggere e specificare che il machismo intellettuale è il cappotto di… diverse altre donne. Non di tutte. Esistono donne davvero grandi in questo Paese. Qualcuna la conosco pure e simili conoscenze sono molto utili. Aiutano a misurare il nostro limite.
    2) L’attenzione per il corpo-bistrattato delle donne dovrebbe esserci. Riguarda però altre cose. Faccende molto più serie. E dunque la violenza che migliaia di donne subiscono nel silenzio, le angherie, le vessazioni. Il dolore di ogni madre, di ogni figlia. Un dolore difficile da comprendere per l’altra metà del Cielo. Quasi sempre. Quelle sono ragioni importanti per manifestare. Così come è importante sostenere tutte le associazioni serie che queste donne difendono. Senza nessuna ideologia to nurture in the background. Senza ritorno alcuno. Senza alcun claim-to-martyrdom or glory. Dietro queste associazioni ci sono molto spesso quelle grandi donne di cui ho detto prima. E il cerchio si chiude. RB

  4. Francesca // 13 February 2011 at 09:20 //

    Grazie Rina. Il punto 2 delle tue precisazioni. E’ quello il punto. Un punto che quanti o quante amano circondarsi dal clamore mettono a torto sempre in fondo alle proprie “giaculatorie” che alle mie orecchie risultano per questo un filino troppo speculative …..
    Mia nonna amava sottolineare che ” quanti si fanno troppo belli con le chiacchiere non hanno niente da dire ” . Sembra un paradosso ma a bern guardare non è così. C’è gente che vive del roboante splendore delle belle parole e dette

  5. Francesca // 13 February 2011 at 09:29 //

    Grazie Rina. Il punto 2 delle tue precisazioni. E’ quello il punto. Un punto che quanti o quante amano circondarsi dal clamore mettono a torto sempre in fondo alle proprie “giaculatorie” che alle mie orecchie risultano per questo un filino troppo speculative …..
    Mia nonna amava sottolineare che ” quanti si fanno troppo belli con le chiacchiere non hanno niente da dire ” . Sembra un paradosso ma a ben guardare non è così. C’è gente che vive del roboante splendore delle belle parole e dette quelle ritiene di aver esaurito il proprio compito, mentre chi davvero ha intenzione di fare qualcosa di concreto parla il giusto e poi agisce nella discrezione che la dignità delle “vittime”, di ogni ordine e grado, esige.
    Di “grandi donne”, come quelle cui ti riferisci, ne esistono molte più di quante se ne riescano a scorgere.
    Per fortuna e per amore è così.

  6. Purtroppo le chiacchiere sono un mezzo, oggi come ieri, comunicativo. Ognuno comunica ciò che sente e come lo sente. Ed è giusto così. Per esempio, io ho sempre scelto di mettere sotto le mie uscite nome e cognome. Insomma, di denunciare sempre che sono io la mandante delle sciocchezze che scrivo. Non esiste pezzo in internet o su cartaceo che io non abbia firmato a chiare lettere. Non me ne sono mai pentita! Ed è un modo secondo me di mostrare l’onestà delle intenzioni, nell’epoca dei nick e dei sotterfugi digitali. Ma qui esco dal seminato. Se non forse per sottolineare che non sarebbe la prima volta che mi faccio portavoce di una visione diversa… Chi mi conosce lo sa. Bada bene, il fatto che la mia visione sia diversa non significa che sia migliore. Anzi, ha ogni buona probabilità che sia una grande sciocchezza. Tuttavia, mi piace pensare che possa esistere. Ed esprimere così la mia personale visione dello spirito. Non mi piace, invece, l’omologazione che purtroppo è pericolo ben insito nelle forme di aggregazione-per-scopi-ideologici. Di qualsiasi natura, partito o ventura siano. Buona domenica. Ciao. RB

  7. Francesca Montomoli // 13 February 2011 at 18:24 //

    perdona se non ho ben colto il senso della tua ultima precisazione se non come un velato rimprovero per la mancanza del cognome, possibile mai mi chiedo? ad pgni buon conto accolgo l’invito che sia porto oppure no. 🙂 Buona serata e grazie dell’ascolto.

  8. Cara Francesca, perdonami tu se così ho dato ad intendere. Questo non può essere comunque, perché io conoscevo il tuo cognome e nome…. No, assicuroti, avevo altro in mente. In generale e più che altro si tratta di una battaglia che ho sempre fatto…. Per tagliare corto, e tornare al tuo altro intervento, se sono civili, non importa la giaculatoria, la preghiera, il discorso, l’importante è che uno ci metta la faccia. Nel nostro piccolo questo tentiamo di fare. Con molta onestà di metodo e con la convinzione certa – vedi codice deontologico – che non possediamo la verità. Men che meno la comprendiamo. Ciao. RB

Comments are closed.