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Giornalismo online: il filo d’oro

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sulle voci di una incombente acquisizione del The Huffington Post da parte di AOL

Naturalmente, il filo è sempre il suo, di Arianna. La differenza è che, da quando AOL avrebbe optato per l’acquisizione del The Huffington Post, il suo blog di giornalismo online creato nel 2005, il filo è diventato d’oro. Non più gomitoli di lana nelle mani del Teseo-lettore determinato a ben orientarsi dentro il labirinto mediatico quindi, quanto piuttosto autostrade interweb rese riconoscibilissime e lucidate come si conviene dai potenti mezzi del gigante della Rete, America OnLine. Che dire, se non congratularsi con l’intraprendente giornalista che dovrebbe diventare molto presto anche presidente e redattore capo del nuovo gruppo che verrà creato?

Personalmente, sono molto contenta anche perché, per quanto mi riguarda – e credo di non averne mai fatto mistero – il The Huffington Post è il giornale online, dedicato al giornalismo online, che davvero rappresenta questo tipo di giornalismo nella maniera in cui lo ho sempre immaginato. Quel giornalismo digitale di cui si va cianciando, spesso a sproposito, anche sulle nostre sponde. La differenza è che Arianna Huffington quel sogno informativo lo ha realizzato sul piano virtuale e, soprattutto, sul piano factual. Certo, avere un marito miliardario, e conoscenze che contano nell’intelligentzia di sinistra e di destra americana e internazionale, fa una data differenza, ma vero è anche che altri – che pure avrebbero avuto gli stessi mezzi – non hanno ottenuto il suo stesso successo. Il merito bisognerà pure considerlo, o no? E magari anche un tocco di genialità, una conditio, secondo me, imprescindibile quando si vuole fare bene. O meglio, nell’istante in cui si vuole promuovere una visione nuova di dinamiche obsolete.

Di sicuro, quando si guarda a questo genere di argomenti, se le dinamiche osbolete abbondano, merito non sembra essercene troppo sul versante italico. Già, perché, da noi, tutto prosegue sul solito usato binario. Giornali e giornaletti online, o simil-tali, (con il termine online ancora, disgraziatamente, riprovevolmente, scritto on line), che se le inventano tutte pur di riuscire ad emergere. I titoli con messaggi subliminali sono favoriti per lo scopo, ma non mancano gli scoop del cactus, o il solito articoletto contro Berlusconi, o contro l’immobilità a sinistra et varie et eventuali. Ma nulla più.

Uno degli aspetti che mi colpiscono maggiormente a questo proposito è il fatto che non si pensi – o sembra, che non si pensi – che una simile avventura editoriale è prima di tutto un business. In quanto tale, non si può procedere neppure ad immaginarla se non si dispone di risorse finanziarie (e gestionali) capaci di trasformare la possibile visione virtuale di ampio respiro in una “realtà”. Ma il fattore denaro non è l’unico. Per meglio dire, se è vero che per tutto il resto c’è Mastercard, date abilità non hanno prezzo. Soprattutto, sono difficilmente scopiazzabili. Una tra queste è senz’altro il tocco-sapiente (geniale?) di cui si è già detto. Detto terra-terra anche giornalisti-online si nasce, non si diventa!

Non sono discorsi che trovano il tempo che trovano. Realizzare un progetto editoriale online, indipendente e autorevole come quello portato avanti dalla Huffington, sarebbe un bene anche per il Bel Paese. Tanto più che le recenti avventure politiche, ma non solo, continuano a dimostrare, giorno dopo giorno, che di giornalimo – e di giornalisti – liberi, informati, capaci, tecnicamente validi e non omologati ce ne è davvero bisogno. Ne va del futuro della nostra vita democratica, ma finanche del futuro della nostra capacità di ragionare in guisa moderna e interattiva, applicandoci a tentare di comprendere la verità-sulle-cose attraverso la letture delle loro mille sfaccettature. Perché, lo si voglia o no, qualsiasi voce informativa-et-informata, per quanto autorevole, la “verità” potrà raccontarla sempre e soltanto un poco. O, per dirla con l’immenso Totò, anche nel giornalismo online del futuro, sarà sempre la somma che darà il totale.

Rina Brundu

08/02/2011

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