PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Giornalismo online: la rabbia e l’orgoglio

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sulla rabbia e l’orgoglio giornalistico di questi tempi e sugli interventi telefonici dei politici nelle trasmissioni di approfondimento giornalistico.

Il problema con questi tempi digitali è la confusione etica che li regge. Non più il glorioso dualismo: bene e/o male ma il dubbio di prospettiva. Insomma, sarà bene? Sarà male? Nell’incertezza meglio rivolgersi ad un ottimo collegio difensivo. A dirla tutta, questa confusione di fondo non è un fattore interamente negativo. Per certi versi, infatti, è figlia dell’evolvere dei tempi, del nostro umano sentire. È figlia dell’idea che – a differenza di quanto raccontato dai nostri padri – i colori del mondo non sono quasi mai il nero o il bianco ma infinite gradazioni di grigio. Ne deriva che il bene e il male possono pure presentarsi come due opzioni ideali, mentre il meglio-del-peggio potrebbe diventare la vera opzione-target verso cui anelare.

Oppure, mi sbaglio. Prendiamo, per esempio, il controverso ma quanto mai attuale tema degli interventi telefonici dei politici nelle trasmissioni televisive. Certo, se dovessi dirimere di-pancia direi che i potentati di turno non dovrebbero MAI intervenire nelle trasmissioni giornalistiche. MAI. Tuttavia, un simile ragionare suona, alle mie stesse orecchie, in qualche modo becero, obsoleto. Intanto, la censura nei confronti di chicchessia non è una metodologia da raccomandarsi dentro le dinamiche di un libero Stato, senza considerare che questi interventi estemporanei possono trasformarsi, a posteriori, in una pericolosa opzione-boomerang. In altre parole, il rischio è sempre a carico di chi compone il numero. Di sicuro, bene fa il conduttore a rintuzzare qualsiasi tentativo di andare-oltre-il-consentito, non importa quale sia l’identità dell’ospite dall’altra parte del filo.

Epperò, per qualche strano motivo, questi eroici tentativi dei giornalisti italici di bloccare le intemperanze-politiche poco mi convincono. Sarà che siamo in Italia – appunto – sarà perché colpa di quella confusione etica procurata dai tempi digitali e di cui abbiamo già detto, sarà che di intemperanze televisive in genere ne abbiamo piene le scatole, sta di fatto che qualcosa in questa reazione rabbiosa, in questo scatto d’orgoglio professionistico non mi torna. E se la veemenza della reazione – ovvero il tasso di rabbia e di orgoglio giornalistico generato davanti al politico-di-turno che osa invadere il campo – fosse determinata dall’identità del politico stesso? Insomma, e se fosse un elemento da considerarsi alla stregua del c’è politico e politico, dunque c’è reazione e reazione?

Assodata la sicura bontà delle intenzioni di ogni professionista che si misura con queste situazioni, il problema, particolarmente in questi tempi virtuali, credo sia un problema di credibilità. In senso lato, si intende. Perché anche la credibilità giornalistica è un qualcosa che bisogna acquisire. E per farlo non basta essere stati giornalisti per mezzo secolo (così come non basta vivere mille anni per morire uomini – o donne – saggi), ma bisogna presentare un tesserino (questo sì!) a suo modo immacolato. Un tesserino che dimostri come quella inflessibilità di metodo sia stata adoprata in simil guisa con Tizio e con Caio, indipendentemente dal suo schieramento partitico et varie et eventuali. Un altro elemento determinante nel processo di acquisizione di questa credibilità, è senz’altro la capacità di tracciare sempre un confine visibile tra la bontà della campagna da difendere e la necessità di mantenere inalterato il rispetto per le istituzioni democratiche. Tutte quante.

Se è vero dunque che il giornale-e-il-giornalista-di-partito restano comunque i più onesti nelle intenzioni (almeno a livello ideale), l’obiettività di metodo si conferma finanche oggidì la chimera irraggiungibile per un qualsiasi giornalista (online o tradizionale) davvero degno di questo nome. Insomma, si conferma l’elemento determinante quando si tratta di raccontarla proprio tutta sulla vera natura della sua rabbia e del suo orgoglio. E quando si tratta di fare… una differenza.

Rina Brundu

01/02/2011

All rights reserved©