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La clava 2: il ritorno

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sul pericolo oclocrazia adattato ai tempi, detto altrimenti ancora sul Ruby-gate

Sono pochi gli spiriti, passati e presenti, che io amo incondizionatamente. Uno di questi è Niccolò Machiavelli. Di lui mi affascina la capacità di sharp-reasoning, la saggezza di fondo, il suo non coltivare dogmi (e questo nonostante sia vissuto in un tempo in cui ciò che avevano insegnato gli antichi dettava legge!), il suo saper vedere la forza insieme all’umano limite senza paraocchi e senza illusione alcuna. Una possibilità rara di intendimento dunque, soprattutto perché in grado di vincere lo spavento procurato all’anima dalla realizzazione del viaggio arduo che è la vita… oltre i palliativi e gli incentivi a viverla messi all’asta da questa o quell’altra religione, finanche dalle nostre più positivistiche intenzioni nell’accettarla quale dono più grande.

E a Machiavelli ho fatto spesso ricorso quando ho tentato di analizzare la vicenda politica di Silvio Berlusconi, parendomi il Premier, il leader politico che meglio di altri poteva rappresentare l’ideale Principe machiavelliano per gli amici, o machiavellico per tutti gli altri (che non sono pochi!). Per rappresentare insomma un personaggio che divide e ha sempre diviso, nel bene e nel male. Di sicuro, del mitico signore-di-principati immortalato dal filosofo fiorentino, Berlusconi conserva molti tratti. Per esempio, il Premier sembra subire il fascino dei grandi del passato ed è indubbio che a loro tenti di ispirarsi. Alla maniera di Ramesse II anche lui si è lungamente confrontato con il problema Grandi-Opere, l’unica differenza è stata che l’immortale faraone egizio le ha realizzate.

Se consideriamo però che ogni età-umana ha le guerre che si merita e noi purtroppo ci siamo meritati il crack-Madoff e il default-Lehman Brothers è indubbio che Berlusconi, mercé le sue indiscusse qualità di imprenditore, ha saputo in qualche modo vegliare sulla sorte dello Stato-Italia (e per chi non ne fosse convinto consigliamo la Grecia o l’Irlanda di questi tempi!). Altre qualità ricercate dal Machiavelli per il suo ruler-ideale erano una data saggezza che gli avrebbe impedito di chiedere consiglio quando non necessario, la capacità di essere leone (e quindi di vantare forza), di essere volpe (e quindi di vantare astuzia), di essere centauro (e quindi di saper usare indifferentemente forza e ragione), finanché la capacità di essere un simulatore in grado di comprendere che forza e violenza sono elementi fondamentali per mantenere il potere. Rapportando questi discorsi ai tempi moderni et più comodi, direi che pure tutte quelle appena elencate sono doti sicuramente alla portata di Silvio Berlusconi.

Certo il discorso si complica quando Machiavelli menziona la prudenza. Per non parlare poi dell’idea che un vero Principe si palesa tale quando sa controllare la “fortuna” attraverso la “virtù”. Se tanto ci dà tanto quel concetto di “virtù” deve essere obbligatoriamente inteso in senso moderno e in pieno scandalo Ruby-gate affrontare un simile argomento sarebbe sicuramente azzardato. Tuttavia, a mio modo di vedere, il vero tallone d’Achille che, di fatto, declassa Berlusconi dal possibile status di ideale-Principe-machiavelliano a quello di un-altro-politico-moderno è la particolare interpretazione che il Premier sembra dare dell’idea che il governo di un popolo è primariamente necessario per il benessere di quello stesso popolo.

Un qualsiasi Principe, almeno un qualsiasi Principe così come immaginato dall’immenso segretario fiorentino, ce l’avrebbe messa tutta per dimostrare che solo il suo-governare sarebbe stato in grado di evitare un incombente pericolo oclocrazia, ovvero un incombente pericolo di ritorno alla dittatura, propiziato dal carattere demagogico insito in qualsiasi Esecutivo gestito dalla masse. Certo, questo ha tentato di dimostrarlo lo stesso Berlusconi (basti pensare alla profonda convinzione con cui ha sempre ventilato l’ipotesi ritorno-dell’ideologia-comunista – e tanto ha fatto e tanto ha detto che i primi a credergli sono stati proprio i più accesi adoratori di Marx, i quali, tuttora, attendono fiduciosi); tuttavia, il Premier non si è limitato a fare solo quello. Egli, infatti, quel pericolo-oclocratico ha preteso di gestirlo-operativamente (imprenditorialmente?) in guisa di clava, come abbiamo già avuto occasione di scrivere in passato.

E batti uno, e batti due e batti tre! Il popolo-clava usato non per insegnare che “il governo di un popolo è primariamente necessario per il benessere di quello stesso popolo”, quanto piuttosto il popolo-clava che sembrerebbe usato per spiegare che “il governo di un popolo è primariamente necessario per il benessere di… Silvio Berlusconi”. Non a caso è notizia di oggi che il nostro Presidente del Consiglio avrebbe dichiarato di essere “sereno”. Beato lui!

Rina Brundu

18/01/2011

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