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Giornalismo online: l’etica

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Sull’homo-digitalizzato homini lupus ed altri particolari minimi.

Esistono questioni etiche-morali-deontologiche direttamente poste dal giornalismo online? La domanda è lecita e non è fine a se stessa. Secondo me, infatti, queste questioni esistono ed è indubbio che il giornalismo online avrà preoccupazioni-etiche-morali-deontologiche in certo modo più raffinate di quelle che affliggono da sempre il giornalismo tradizionale (non tanto rispetto ai fondamentali quanto rispetto ai loro effetti pratici). Naturalmente, Jeremy Bentham ed Edmund Lambeth possono stare tranquilli perché le specifiche tematiche da loro considerate e relative ai diritti della persona, all’interesse pubblico, a principi fondamentali quali quello del dover raccontare la verità (?), o quelli di salvaguardare la giustizia, la libertà, l’umanità, la responsabilità e via così salvaguardando, restano sempre valide. Come prima, più di prima.

Inutile tuttavia discutere qui le datate diatribe, tanto più che io non considero la morale una scienza. Non potrei pensare a nulla di più riprovevole e biasimevole di un simile concetto. Ne deriva che non potrei tentare alcuna speculazione provatamente logica, ma dovrei azzardare opinioni che per risultare logicamente convincenti dovrebbero essere adeguatamente sostenute. Non credo sia questo il luogo per farlo! Nondimeno, dovessi definire la morale in senso lato (e dunque l’etica – anche giornalistica – che se ne occupa), direi che è una gabbia confezionata a priori (da chi o da cosa non è neppure lecito ragionare in codesto sito) dentro cui ci costringiamo per demeriti sul campo. Dunque serve e non serve, esiste indipendentemente da noi e ad un tempo dipende. Da che? Dalla nostra capacità o incapacità di raziocinio, dall’esperienza, ma soprattutto dal male che vive dentro e che si trastulla con i nostri dubbi e le nostre debolezze umane come meglio gli pare.

Ma quali sono dunque le questioni etiche e deontologiche direttamente sollevate dal giornalismo online? Tendenzialmente tutte quelle generate dal raffinamento delle tecniche scritturali (in senso tecnico ma anche di mera evoluzione dei codici comunicazionali), così come quelle fate nascere dalla raffinazione delle strategie multiple che garantiscono l’esistenza di una qualsiasi vita-virtuale online, fino a quelle prodotte dall’effetto villaggio-globale. Questo per ribadire, qualora fosse ancora necessario farlo, che qualsiasi atteggiamento deontologicamente-scorretto vive in Rete ingigantito all’ennesima potenza e/o abilmente contenuto, dissimulato, sottinteso. Mentre le sue ripercussioni nefaste hanno la possibilità di manifestarsi dovunque sotto il sole con una potenza mai pensata. Tale deleterio status-quo è in definitiva propiziato da due altri fattori fondamentali: il primo, l’assioma che in Rete si incastra l’anima, il secondo, l’altrettanto incontrovertibile verità che in Rete l’anima può presentarsi con mille e un milione di “facce” tanti quanti sono i nick che essa stessa ritiene di necessitare per esprimersi.

Anche volendo, non sarebbe davvero possibile chiarire con dovizia di dettagli quanto inteso nel paragrafo precedente. Trasliterandone macroscopicamente il senso si potrebbe forse dire che se l’uomo è normalmente un lupo per l’uomo, l’uomo-digitalizzato è una belva senza uguali per il suo simile. Soprattutto è una belva che si nutre di ogni peggior istinto con cui suo malgrado s’accompagna quell’anima incastrata-in-Rete e a suo modo potenziata dalla mancanza dell’intralcio oggettivo che può diventare il corpo: e dunque potenziata nella cattiveria che la modella, nella perfidia che le concede l’illusione di… essere-davvero, nella gelosia che la illude, nel desiderio di vendetta che, solo, la soddisfa pienamente laddove non arriva a farlo il suo modesto cammino di crescita.

Insomma, se è vero che la Rete è espressione compiuta delle possibilità del genio umano, è pure indubbio che le strade dell’interweb siano ricettacolo capace di ampliare le possibilità di ogni infimo vizio-in-noi come nessun altro mezzo mai concepito prima, il che è tutto dire!

Nel disegno: Platone discorre con i suoi discepoli nell’Accademia (fonte Wikipedia)

Rina Brundu

29/12/2010

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