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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Scilipotting

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

ARTICOLO SATIRICO VINTAGE DEI PRIMI TEMPI DI ROSEBUD

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Su questo cacchio di blog che non legge nessuno

di Rina Brundu. O quasi. Certo, Rosebud ha scalato 6000 posizioni negli ultimi 6 mesi (ed è pur nato solo 8 mesi fa), ma francamente essere, ad oggi, il 14317simo blog nella classifica Blogbabel non è incoraggiante. Si pensava meglio. Certo, tantissimi articoli apparsi su questo blog si sono guadagnati le prime pagine sui principali siti di giornalismo partecipativo italiano e tutti i pezzi vengono regolarmente ripresi da molti altri luoghi virtuali in versione troncata, ma questo suo vivere-sui-siti-altri non è mai stato sufficiente ad impedire il dubbio: chiudere o non chiudere Rosebud?

Allora mi sono detta: è tutta colpa di questa tua cacchio di abitudine di parlare di robe serie. E quindi noiose. E di prenderti troppo sul serio. Ma a chi vuoi che gliene importi di questo cacchio di giornalismo online con cui rompi le balle da mane a sera? O almeno, a chi vuoi che importi del tentare di realizzarlo sul campo, dato che a parlarne sono buoni tutti? E a che prò scrivere di Politica senza tifare per Tizio o per Caio? Nel Paese dei Campanili è come andare a caccia senza fucile, o come fare un salto in piscina senza saper nuotare. E poi cosa sono tutti questi echi pseudo-cultureggianti? Eppure dovresti ben saperlo che il giornalismo serio è soprattutto questione di opportunità e di tanto culo e camicia con quelli che fanno-notizia qualsiasi  sia la cacchiata che sparano. Soprattutto, è questione di  molti culi (nonché tette) sparati sulle homepages dei quotidiani che contano.

E quindi mi sono anche detta che la colpa era senza dubbio di questo isolazionismo perfetto dentro cui ho costretto Rosebud. Un’autarchia digitale assolutamente inimmaginabile nell’età dei forzati-della-condivisione alla Facebook. Oggidì è vitale linkarsi! La forza delle nostre idee? No, quella non conta a meno che non ci siano 13 milioni di re-tweet che la rendano vera, o 17 milioni di likes che la sanzionino nel suo diritto ad esistere. Infine, il dubbio si è fatto più pregnante: vuoi vedere che la colpa è davvero dei contenuti? A quel punto mi sono detta che era d’obbligo andare a spulciare nei contents dei 14316 blog che venivano prima del mio.

E’ stato allora che ho capito di avere sbagliato tutto con il posting. Leggendo con esagerata attenzione i blog-trendy di molte donzelle italiche ho infatti capito che piuttosto che scrivere di Leadership, dei politici-de-noiartri, dei clochard che muoiono di freddo nelle nostre città indifferenti in questo inverno straordinariamente gelido, di ricordare i fatti dell’Economia e della Cronaca, avrei dovuto immortalare nell’etere (digitale) di quando mi alzo la mattina, mi guardo allo specchio, faccio colazione, mi imbelletto e metto il fard e poi esco curiosa e dinamica… incontro al mondo. Anche, e soprattutto, in quei giorni lì.

Peccato che quando io mi alzo la mattina e mi metto allo davanti allo specchio quello si incrina prima ancora di tentare un tocco-a-rimbalzo del mio stesso sputo a cucchiaio, o alla Toti, che dir si voglia. Per non parlare di quei giorni lì che lungi dal farmi desiderare un volo in deltaplano, mi fanno venire voglia di scassarlo in quattro il dannato velivolo senza motore….  E poi mi sono detta che la colpa è senz’altro della mia incapacità di dare il benvenuto agli interventi in calce in maniera più accattivante. Mai che ne esca con un bacini, bacini, oppure con un carissimo/a, torna a trovarci quando vuoi o, meglio ancora con un raffinato tesoro, il tuo prezioso commento a questo articolo ha illuminato la mia giornata. Di più, la mia stessa esistenza!

Nessuna speranza di riuscire a farlo, naturalmente! Allora, riconsiderando il tutto,  mi sono detta: ecchissenefrega! Meglio vivere un giorno da pseudo-leonessa-martoriata in questo blog che non legge nessuno (o quasi), piuttosto che cento giorni da altra pecora-digitale-trendy. Et omologata. Buon Natale a todos. O almeno, a quelli che leggeranno.

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1 Trackback / Pingback

  1. 2010 in review « Rosebud – Giornalismo online

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