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FLI – ppete FLOP

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Considerazini e riflessioni sul giorno del redde-rationem per Fini

di Rina Brundu. Se fosse stata una partita di poker, si potrebbe forse dire che uno dei giocatori ha chiesto di vedere le carte e dietro vi ha scoperto un re… nudo. O, per meglio dire, il suo avversario malaccortamente a debito di risorse. Naturalmente di partita di poker non si trattava, quanto piuttosto della sfida al vertice che avrebbe deciso la governabilità di un grande Paese dell’occidente in un momento di perniciosa congiuntura internazionale e di deleterio status quo economico interno.

Il gioco di forza messo in atto da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si è quindi concluso e il Presidente del Consiglio ne è l’indubbio vincitore. Per tutta una serie di motivi che nulla hanno a che fare con la risicata maggioranza che lo ha portato ad ottenere la fiducia alla Camera. Di fatto, il Cavaliere ne esce vincitore soprattutto per la forza con cui ha affrontato questa battaglia sul campo, senza mai arretrare, senza mai fare una singola concessione all’avversario che gli aveva lanciato il guanto di sfida, senza mai perdere la fiducia nelle sue possibilità di vittoria.

Ma soprattutto andando a gettare scompiglio nelle fila nemiche che col passare del tempo somigliavano sempre più ad una sorta di armata brancaleone senza arte ne parte. Come non bastasse, per quante perplessità sia legittimo (e finanche doveroso) sollevare, anche sulle modalità con cui si è ottenuto questo risultato, si farebbe una campagna intellettualmente disonesta se non si  volesse risconoscere la peculiarità squisitamente politica di questa specifica battaglia. Ne deriva che se mai avessimo coltivato dei dubbi (e a dire il vero lo abbiamo fatto) sulle capacità del Berlusconi statista, forse è arrivato il momento di farseli passare e di riconoscergli senz’altro questo importantissimo status-dirigenziale.

Da notare vi è anche il fatto che la destra ha saputo cavalcare al meglio quella che sembrerebbe essere davvero una voglia di governo che attraversa la nazione tutta. Oltre le barriere e gli schieramenti politici, quasi come se il Paese Reale avesse fatto sentire un tonante ed ideale no all’idea di spendere i prossimi mesi in inutili ed estenuanti campagne elettorali, mentre ciò che è in gioco è il suo stesso futuro ed il suo stesso benessere. E l’eco di questo no tonante ed ideale deve essere senz’altro arrivato alle orecchie di chi doveva intenderlo, di fatto minandone la sicurezza nell’azione e rendendo il gioco più facile al Premier.

Detto questo, occorre comunque ricordare che l’esperienza di FLI resta una esperienza politica importantissima. E alla maniera con cui si è reso merito al vincitore, occorre rendere l’onore delle armi all’avversario sconfitto. In verità, anche Gianfranco Fini ha dimostrato una tempra da leader non indifferente, guidando la sparuta flottiglia dei suoi sul campo di battaglia. Fino alla fine. Con grande dignità e serietà di metodo. Soprattutto, l’esperienza di FLI è fondamentale per ricordare a tutti quanti, Berlusconi compreso, che in Politica anche un singolo sassolino che cade dalla cima della montagna ha ogni potenzialità per diventare valanga capace di travolgere e seppellire la valle. E se una volta fortuna e virtù ci permettono di bloccare la caduta libera, nulla garantisce che il giochetto potrà riuscire sempre.

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