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Giornalismo online: l’agorà

Modelli giornalistici digitali del futuro: a modest proposal

di Rina Brundu. Non è giornalismo online! Sto parlando del giornalismo proposto dai siti che si limitano ad “aggregare” le notizie, le selezionano per argomento e poi le sparano nelle direzioni e nei canali più disparati. Se si pensa alla modalità con cui si limitano a “catturare” il titolo dei post, il nome dell’autore, qualche riga di testo, per poi rimandare ad una lettura “alla fonte”, viene quasi la sensazione che sia una specie di birichinata digitale. Insomma, non si corrono rischi “sui contenuti”, non si hanno costi di editing o editoriali in genere e si può generare un dato income senza colpo ferire.

Voglio chiarirlo: non ci vedo nulla di male in questo processo informativo sui generis che può avere anche una sua utilità, soprattutto quando favorisce la maggiore conoscenza e diffusione di “fonti” che altrimenti avrebbero scarsa probabilità di rendersi visibili. Ciò che trovo quanto meno peculiare è il fatto che vengano considerati siti “giornalistici”. Caratteristica prima dei siti giornalistici è, a mio modo di vedere, anche la loro capacità di detenere l’ownership della notizia e dunque la “responsabilità” ultima che il pubblicarla comporta.

Ma ho già detto in altre circostanze che per me non è giornalismo online, nella sua vera accezione, neppure quello proposto dai siti web dei giornali cartacei, o dai giornali o giornaletti che ne imitano lo stile. Di fatto quei siti propongono un giornalismo tradizionale, che nel bene e nel male riflette le esigenze del giornalismo tradizionale e che per mutarsi-nell’essenza prenderà tutto il tempo necessario alla scomparsa del modello cartaceo. Perché questa rivoluzione ci sarà. In un tempo forse ancora lontano ma è indubbio che ci sarà. E sarà propiziata sia dai vari gizmoz elettronici che verranno inventati (versioni futuristiche dell’ipad e quant’altro), sia da una nostra auspicabile crescita morale che ci porterà a pensarci almeno due volte prima di tagliare un albero per produrre carta. Proprio all’insegna del felicissimo slogan: before printing think about the envinronment.

L’alba del giornalismo online tout-court arriverà dunque. Più difficile è dire come si presenterà questo genere di giornalismo, quali saranno le sue caratteristiche prime, ma soprattutto quale sarà il format vincente che lo farà vivere. Uno dei modelli che mi piacerebbe vedere emergere in maniera significativa è quello che io chiamo “dell’agorà”. Come sappiamo agorà (che letteralmente significa raccogliere, radunare) è il termine con il quale nell’antica Grecia si indicava la “piazza” delle città. Luoghi dove si faceva intrattenimento, luoghi associati con il teatro, le feste, soprattutto associati con la possibilità di discussione delle idee e la libera circolazione delle stesse.

L’agorà vista come luogo di crescita intellettuale perciò, ma principalmente come dimensione interattiva che ben riflette le potenzialità insite nel giornalismo del futuro, ovvero del giornalismo digitale, del giornalismo online. In realtà, questo specifico format giornalistico  potrebbe esistere soltanto se, ad un informato pubblico di lettori, pronti a mettersi in gioco e a diventare componente attiva del fare-notizia (attraverso l’utilizzo di commenti ed altri apporti impegnati), corrispondesse una sofisticata redazione di professionisti capaci di informare, editare, produrre significato-aggiunto e last but not least gestire l’interazione con i lettori e tra i lettori in maniera efficiente. Alla stregua insomma di un severo direttore d’orchestra con i suoi orchestrali.

Questo per chiarire che l’esistenza di una redazione di giornalisti professionisti è una condizione imprescindibile per far nascere un tale modello. Sia perché quella del giornalista  digitale deve restare una professione dotata di una sua dignità e identità, ovvero una professione destinata ad individui capaci di distinguere tra ciò che è notizia, ciò che è opinione-informata e ciò che è mera opinione, sia perché la gestione delle interazioni con, e tra, i lettori-accorti non è compito da sottovalutarsi. Così come non è sottovalutarsi un rischio “agorismo” che, adattando il termine alle circostanze, definirei come il rischio corso dai lettori “occupati” a discutere in “piazza”, ma nei casi peggiori anche dalla “redazione”, di un “veloce passaggio” da uno scambio-di-idee-civile-e-impegnato, ad una discussione anarchica violenta e dalle conseguenze impossibili da prevedere.

Operativamente parlando, un grande vantaggio insito in un simile modello potrebbe essere che, in virtù della forte interazione redazione-lettore, e dunque della possibilità di creare un giornale che conosce il suo pubblico, il sito giornalistico avrebbe ogni possibilità di diventare “giornale-che-è-casa” di quel pubblico. Ed è anche ragionevole pensare che questa possibilità “interattiva molto forte” possa essere una necessità prima del giornalismo online del futuro, proprio perché la continuata presenza del lettore sul dato angolo-virtuale sarà il fattore imprescindibile per decretarne il successo. Anche e soprattutto economico. Nessun format-giornalistico potrà infatti prescindere dall’individuazione di una formula vincente che assicuri un “ritorno” finanziario. Senza, non si può fare un giornale. Meno che meno si può fare giornalismo.

Esistono di già siti “giornalistici” che riflettono le possibilità del modello “agorà”? Sì, esistono. Il Barbiere della sera è certamente la realtà più riuscita da questo punto di vista. Trattasi infatti di pregevolissimo giornale-digitale, quando inteso come ambiente informativo nato in Rete per la Rete, ma che ha anche l’indiscutibile merito di avere mantenuto una linea editoriale che riflette in tutto e per tutto la severa metodologia lavorativa del giornale cartaceo.

Per certi versi si può dire che il Barbiere ha portato in Rete il meglio dell’eredità della scuola tradizionale (mi riferisco al controllo editoriale, alla selezione del testo, all’ownership della notizia e della responsabilità editoriale) ed è riuscito nell’intento felice di far convivere quelle vecchie dinamiche con le nuove necessità digitali e più avveniristiche. Queste dinamiche avveniristiche sono proprio rappresentate dall’angolo di discussione (agorà, appunto) che il sito è riuscito a creare e che, sebbene in nuce, ben riflette le possibilità future di quel giornale-che-è-casa  che ho appena presentato. A modest proposal, si intende.

Il resto sarebbe solo questione di tempo. Di buona volontà e di tanto tanto lavoro.