PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Il vizietto (della Democrazia)

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

 

 

 

 

 

 

Sui limiti delle democrazie indirette ed altre considerazioni minime

di Rina Brundu. «Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto». Sono considerazioni del grande poeta e scrittore nordamericano Walt Whitman e credo che, a modo loro, vogliano ricordarci che il concetto di “democrazia” sia un qualcosa di più di una mera opzione politica.

È indubbio infatti che, diversamente da altre forme di governo, un governo-del-popolo non potrà essere tale fino a quando non rappresenterà pienamente l’universo socio-culturale di riferimento. O almeno una sua fetta importante. Sul come lo rappresenti molto dipenderà dal modus scelto per “far passare” la volontà popolare. In una grande democrazia moderna, l’opzione più razionale sembrerebbe quella di fare sì che il popolo deleghi l’esercizio del suo potere a dei rappresentanti liberamente eletti in Parlamento.

Sembrerebbe. In linea teorica però, i problemi dovrebbero iniziare proprio nel momento in cui avviene questo “passaggio di consegue” dal delegante al delegato. Questa situazione pone infatti dei problemi specifici. Il potere, per sua natura, non può “passare di mano” perché così facendo stravolgerebbe la sua logica, la sua “intenzione primaria” diventando dunque “un altro potere”. Un altro potere finanche accresciuto nel nuovo piano di esistenza, ma che in verità ha già “stritolato” tra le sue spire il sale delle democrazie di oggidì, ovvero la libertà personale dell’individuo delegante ed in particolare la sua libertà di scegliere.

Non è poco. Non è poco soprattutto in presenza di un governo di coalizione o di una crisi politica che richieda un cambio al vertice. In tutte queste situazioni viziose,  ma a maggior ragione in situazioni dove il “cambio al vertice” non è una effettiva necessità, il rischio è quello di lasciare che ragioni-altre (e soprattutto interessi-altri) costruiscano nuovi ostacoli limitanti la libertà del cittadino delegante che vedrà impallidire finanche il fantasma del suo supposto potere. Ne deriva che l’unico modo per ripristinare una parvenza di idea democratica, di governo del popolo in una democrazia-indiretta, resta sempre quello di riportare i cittadini ad esercitare il loro diritto di voto. Non potrebbe essere altrimenti, qualunque altra soluzione determinerebbe uno svilimento del concetto di potere in quel primo stadio di cui si è già detto (ovvero nel momento in cui il potere risiede con il delegante), ed in ultima analisi relegherebbe il ruolo del delegante a quello di marionetta.

Di vero vi è che tutte queste dinamiche, nonché le situazioni funeste a cui possono dar vita, sono ragione di danno per lo svolgimento di una sana vita democratica. Sempre dentro ad una tale ideale sfera d’azione connotata negativamente, ma in un punto diametralmente opposto rispetto a questa perniciosa-linea-politica-per-giustificare-il-fare-politica appena descritta, io vedo quella che viene comunemente chiamata democrazia-autoritaria. Dovendola descrivere, descriverei questa deriva-democratica come quel momento in cui un potere-consolidato tenta di ribellarsi alle dinamiche frenanti una sua perfetta realizzazione (i.e. il raggiungimento di una sua pienezza). A torto o a ragione. Di solito a torto però perché anche in questo passaggio vi è una forzatura della volontà individuale (delegante e delegata).

Parafrasando Walt Whitman si potrebbe dunque dire che – nonostante il tempo trascorso – la storia della parola democrazia non è ancora stata scritta, perché la sua parte migliore deve ancora essere messa in atto. E forse questo potrà avvenire solamente quando gli uomini e le donne che fanno vivere sul piano reale questa illuminata forma di governo, deleganti e delegati, si scopriranno altrettanto illuminati. E finalmente degni del meraviglioso dono che gli antichi Greci hanno saputo fare loro.