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Giornalismo online: la sindrome del predicatore o del caro Beppe Grillo hai toppato…

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

Sui Savonarola dei nostri tempi e su altri dettagli minimi.

di Rina Brundu. Una caratteristica del giornalismo online che mi ha sempre colpito e la facilità con cui sa creare moderni Savonarola e predicatori di vario genere. Vale a dire, V.I.P, semi-V.I.P., sconosciuti, semi-sconosciuti che dall’oggi al domani, in virtù della facilità di pubblicazione in Rete, si impegnano in un quotidiano dirimere su ogni argomento possibile e immaginabile. Il più delle volte senza cognizione di causa. Lo dico con certezza perché io sono uno spirito-che-scrive a rischio trasformazione in un tal moderno Savonarola, e non potrei negare altrimenti.

Da dire vi è che simili figure esistevano ed esistono anche nel giornalismo tradizionale. Di fatto, un qualsiasi editorialista che commenta la notizia del giorno è un possibile predicatore. La differenza con i “colleghi online” è data soprattutto da due fattori: il controllo editoriale e la capacità minima di interazione che consente la pubblicazione cartacea. Gli effetti della supervisione editoriale sono, a loro volta, duplici. Da un lato assicureranno il controllo editoriale (appunto!) sul giornalista-commentatore (che è dunque sotto tutela formale dell’editore), dall’altro agiranno quale fondamentale elemento capace di conferire “importanza” a colui o colei che scrive. In altre parole, l’autorità morale (et non) di un qualsiasi commentatore tradizionale può derivare più facilmente dal prestigio della testata per cui lavora, piuttosto che dalla sua effettiva capacità di analisi.

Per converso, la ridotta possibilità di interazione con il lettore (che con il giornalismo tradizionale può manifestarsi solamente attraverso le lettere al giornale) è un altro elemento capace di limitare “l’esposizione” mediatica del commentatore che, a meno di un suo essere particolarmente brillante, difficilmente potrà “esistere” quale stella indipendente dall’universo-testata che la fa vivere. Problemi questi che certamente non incontra il “giornalista online”, non quando è veramente tale e può gestire in totale autonomia la sua attività.

Naturalmente, quest’ultimo ha altre “difficoltà” da considerare. È infatti proprio la mancanza di un valido filtro-editoriale la causa principale della Sindrome del Predicatore, ovvero di quel perniciosissimo processo che può rapidamente trasformare un onesto gentiluomo (o gentildonna) in una sorta di cyber-cronista vinto da manie di grandezza.   Tale Sindrome è tanto più nefasta quando si considera la facilità con cui la Rete può creare l’equazione popolarità-del-sito=credibilità-della-notizia-riportata. Non è così naturalmente, ma dirigere in maniera accorta il traffico sulle intasate strade dell’interweb è compito improbo quasi quanto completare i lavori della Salerno-Reggio Calabria.

Il problema che ne deriva è dato dal fatto che, una volta creato, il “predicatore online” è praticamente inarrestabile. Per certi versi ricorda quelle instancabili comari che, dentro le dinamiche atrofizzate dei villaggi di provincia, si impongono quali organizzatrici della vita sociale, proponendo la realizzazione di mille futuri-progetti ad ogni raduno settimanale. Tra questi: la creazione di un centro ricreativo per la gioventù-che-non-si-sa-dove-sta-andando, di una discoteca psichedelica per anziani rampanti, di un centro polifunzionale per convegni sui tartufi caso mai qualche-cercatore-di-tartufi-interessato-passasse-di-qui. Nel tempo, arrivano ad occuparsi di qualsiasi argomento che esula dalle competenze, e vittime pure loro di un mal intenso senso di potenza (altrimenti noto come Sotto-sindrome del Ghe pensi mi) arrivano immancabilmente a sfidare l’autorità costituita (nello specifico il Sindaco e il Consiglio Comunale) candidandosi direttamente alle incombenti elezioni di paese.

Ironia a parte, la Storia, anche recente, ci insegna che questi rischi di esasperazione delle possibilità democratiche che offre la Rete sono qualcosa di più di un rischio,  ovvero sono una concreta possibilità deleteria. Molto spesso con la complicità delle più oneste intenzioni del predicatore stesso: per intenderci, è un processo molto simile a quello delle incoronazioni per acclamazione popolare procurate più dal mood del momento che da una ponderata considerazione delle azioni che si stanno compiendo.

Tutto questo mentre di ogni altro in-più avrebbe bisogno il giornalismo online meno che di contribuire alla creazione di nuovi eroi, martiri della libertà di stampa capaci di spostare con la loro sola esistenza il baricentro dell’attenzione dai veri problemi che occorrerebbe risolvere. E che i “commentatori online” dovrebbero, nel loro piccolo, aiutare a risolvere. Magari limitandosi a proporre una diversa visione delle cose, che sommata alle altre visioni, potrebbe certamente permettere di cogliere momenti di verità altrimenti negata.

 

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info@ipaziabooks.com

1 Comment on Giornalismo online: la sindrome del predicatore o del caro Beppe Grillo hai toppato…

  1. Un vecchio articolo ma lo ripropongo perché lo ritengo molto adatto a spiegare, da un punto di vista tecnico, le derive del giornalismo online… e dei suoi predicatori. La recente quanto infelice uscita di Beppe Grillo, secondo il quale (almeno a quanto si è letto), i figli di stranieri nati in Italia non dovrebbero avere la cittadinanza è un esempio concreto di quanto scrivevo nel pezzo…. Come a dire che adesso il populismo si è trasferito in Rete e dopo i LIKES di Facebook nessuno lo ferma più!

    Argomento importantissimo a mio avviso. E molto, molto, pericoloso.

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