PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Giornalismo online: Rosebud

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Gutta cavat lapidem

di Rina Brundu. Vi è del sublime nella scienza filosofica! C’è qualcosa dentro di tanto grande che non credo riusciremo mai a dire grazie abbastanza agli antichi Greci per questo loro dono.

Ad affascinarmi è l’Essenza della materia (Essenza – non concetto – indefinibile nel suo coincidere, a mio modo di vedere, con l’io-che-esiste-e-dunque-si-interroga), ma anche il suo contenuto, il suo metodo, lo scopo ultimo che si prefigge. Ad affascinarmi è il tentativo di volere spiegare la pienezza delle cose, ovvero il -tutto, e di volerlo fare usando le sole, imprescindibili, armi della logica e della ragione per ottenere il risultato. Ad affascinarmi è quel suo ricercare la “verità” per se stessa, quel suo fuggire qualsiasi guadagno (o vantaggio) pratico. Ad affascinarmi è dunque la sua libertà ideale.

Vi è quindi qualcosa, nel metodo-filosofico, che potrebbe tornare molto utile quando guardiamo alle problematiche del giornalismo online. Anche dentro le dinamiche ancora-da-rodare di questo giornalismo-ideale, e che andiamo studiando, sarebbe bello trovare, infatti, un amore-disinteressato per la “verità”. Sarebbe bello scoprirvi lo stesso onesto tentativo di abbracciare una visione-più-globale di ogni momento-da-investigare. Possibilmente, senza l’esclusione delle ragioni di questa o di quell’altra parte. Di questa o di quell’altra fazione. Sarebbe bello scoprirvi dentro un concetto di libertà-di-stampa ideale molto simile a quello di libertà-ideale che fa vivere la filosofia.

Di fatto, quando io parlo di libertà-di-stampa-ideale parlo di una libertà-di-stampa a due facce. La prima faccia della medaglia riguarda senz’altro la libertà-di-stampa-tout-court. Tradizionale. Vale a dire, la maggiore indipendenza, autonomia, concessa agli organi di informazione dentro le dinamiche organizzate del viver civile. Dentro le dinamiche democratiche di una nazione moderna. La seconda facciata riguarda invece l’onestà di utilizzo, da parte degli organi di Stampa, di quella fiducia più ampia che viene loro concessa. E dunque riguarda l’equivalente di ciò che chiamerei ricerca della verità-giornalistica per se stessa – che fugge qualsiasi vantaggio pratico – e che abbiamo già riscontrato nella scienza filosofica.

Naturalmente, una identificazione totale dei due target filosofici e giornalistici non può esistere. Non potrebbe esistere. Se non altro perché la filosofia implica una modalità contemplativa, mentre il giornalismo ha, o dovrebbe avere, un approccio molto più pragmatico (attivo) verso gli argomenti che si propone di trattare. Di studiare. Un approccio che miri ad ottenere un risultato verificabile, ma soprattutto capace di “agire” sulla realtà. Di mutarla. In meglio, possibilmente. Tuttavia, questa “identificazione” non potrebbe esistere anche per altri fattori. Questo è tanto più vero quando analizziamo le dinamiche del giornalismo tradizionale.

Tanto più grande – ed importante – è una testata giornalistica, tanto più limitata sarà la portata della libertà-di-stampa-ideale che riuscirà ad esprimere. Non è un paradosso! Un giornale, infatti, non è una società d’affari che trova, nel suo mettere radici, nella sua crescita, le ragioni-importanti per continuare ad esistere. Per affermare la sua mission. Per affermare il suo prestigio. Al contrario, il prestigio di una testata giornalistica dovrebbe stare tutto nella forza-delle-sue-idee. Nella robustezza del suo intento ideale, della sua autorità morale. Naturalmente, la realtà racconta un’altra storia! Questo perché, crescendo e sviluppandosi, in tutto e per tutto, come una normale società d’affari, quella testata giornalistica vivrà dentro, e sarà soggetta alle stesse dinamiche che governano la prima. Ne deriva che, inevitabilmente, diventerà centro-di-potere per sua natura in-rotta, in-lotta di sopravvivenza con altri centri-di-potere.

Attenzione quindi a proporre equazioni quali centro-di-potere-giornalistico = centro-di-potere-buono, centro-di-potere politico (o economico) = centro-di-potere-meno-buono. In verità, l’unica equazione che io ritengo possibile è centro-di-potere-giornalistico = centro-di-potere-politico (o economico). Non potrebbe essere altrimenti! Non è mai stato altrimenti! Caldeggiare altre idee, equivarrebbe a caldeggiare una campagna intellettualmente disonesta che non farebbe onore a nessuno. A ben guardare, la sola testata-giornalistica che può vantare una data onestà di metodo è la testata-giornalistica-di-partito (politico, economico, o di qualunque altra natura).

Per questi, e per altri motivi, io vedo, nella palude di piccoli “momenti” (i.e. siti) dedicati all’informazione, che propone la Rete, l’unico vero luogo di realizzazione di quella-libertà-di-stampa ideale che tanto rifletterebbe le nobili intenzioni di una possibile filosofia del giornalismo. Con tutti i limiti che derivano da una mancanza di coordinazione-editoriale tra gli stessi siti, s’intende! Prendiamo questo blog, per esempio! Prendiamo Rosebud! Io l’ho creato con una intenzione dichiarata: fare un esperimento! Verificare se era effettivamente possibile mettere in pratica le mille teorie, congetture, ipotesi, opinioni, (assurdità?) che avevo espresso nei molti articoli dedicati al giornalismo online.

È riuscito l’esperimento? Non lo so! Formalmente può darsi. Idealmente ho tanti dubbi. Pure dentro la più grande libertà che può governare il mio Spirito, io mi interrogo quotidianamente su quale sia la portata della libertà- ideale che riesco ad esprimere nei miei articoli. O sono le mie soltanto opinioni? Opinioni forgiate dai miei preconcetti. Dai miei limiti. Di fatto, è molto probabile che questa sia la verità. Che il mio cammino verso una possibile visione giornalistica-universale (la sola in grado di offrire una informazione davvero obiettiva) sia molto più lungo e più arduo di quanto avessi previsto. Per quanto onesto sarà ogni mio sforzo, non potrò mai abbracciare le ragioni della totalità-del-reale (rispetto a ciascun argomento trattato) che mi piacerebbe Tutto questo, anche a conferma di quanto scritto in precedenza. Se è così difficile per una sola anima (che non ne ricava alcun vantaggio pratico), imporsi una data dirittura di pensiero, come potrà farlo una intera comunità (i.e. redazione) di anime tirate per la giacchetta da interessi-diversi?

Paradossalmente, mi viene da dire che l’unica “verità assoluta” che può esistere (in ogni campo) è data da una pluralità-di-verità, ovvero, dalla negazione dell’esistenza di una “verità assoluta” che sia anche monolitica. Ammetto però che questa possibilità “diluita” mi fa paura. Sarà perché noi esseri umani abbiamo bisogno di certezze? Di guida? Di autorità? Di giacca e cravatta? Non vorrei che fosse proprio su simili debolezze (da lettori non molto accorti), che un dato giornalismo tradizionale si proponga di contare per scalzare la concorrenza delle mille voci che fanno esistere il giornalismo online.

Tornando a Rosebud, di sicuro mi piacerebbe portare avanti questo peculiare esperimento giornalistico ancora per un poco. Per capirne di più. Ne approfitto perciò per lanciare un messaggio a chiunque continua a frequentare il sito sperando di trovarvi il politically-correct che passa ogni giorno il convento. In altri luoghi. Dentro i suoi angusti limiti, infatti, Rosebud non sarà mai terra di martiri della libertà di informazione, non sarà mai terra del “c’è bavaglio e bavaglio”, non sarà mai terra degli interessi di questo o quel partito (in senso lato), non sarà mai terra di prevaricazione intellettuale o culturale, non sarà mai dominio degli illuminati che guardano con commiserazione i privati-di-ogni-luce. Prima, lo spegniamo.

Astenersi dunque dal frequentarlo, perché così rimane anche se non piace! Il resto sono dettagli.