LA BARBA DI DIOGENE, Dublin (EIRE) – 17 Years Online. Leggi l'ultimo pezzo pubblicato...

La sindrome cinese

Perché c’è bavaglio e bavaglio….

C’è qualcosa nel nostro essere Italiani che veramente urta. Se proprio dovessi definire questo “qualcosa” direi che è quella nostra inguaribile tendenza a mostrarci forti con i deboli e deboli con i forti. Elaborando meglio si potrebbe forse dire che questo Paese non sarà mai la Patria di grandi rivoluzioni, a meno che le stesse non mettano in pericolo l’egemonia della nostra “parrocchietta” a vantaggio della “parrocchietta vicina”. “Parrocchietta vicina”, per intenderci, in tutto e per tutto simile alla nostra, ma chiaramente marcata da segno politico opposto.

In verità, l’argomento di cui volevo discutere in questo pezzo è una voce proveniente dalla terra dello zio Sam. Si tratta di una nuova proposta di legge – già ribattezzata Internet Kill Switch – che, in nome della sicurezza nazionale americana, dovrebbe mettere Internet sotto diretto controllo di Barack Obama. In altre parole, pur di vincere questa o quella battaglia della cyber-war, il Presidente potrebbe decidere di “spegnere” la Rete per un periodo massimo di 120 giorni. Un prolungamento dei termini invece, necessiterebbe dell’approvazione del Congresso.

Trovo questa notizia di una gravità inaudita. Anche la sua sola circolazione fa venire brividi da diverso-universo orwelliano che non possono lasciare indifferenti. Mi spiego meglio: non sto cadendo dal pero! So benissimo che la legislazione americana contempla, già da tempo, scenari “apocalittici” diversi che, quando concretizzatisi all’orizzonte, darebbero molti poteri eccezionali al Presidente, incluso questo stesso di “spegnere” la Rete. So persino che una eventuale approvazione dell’Internet Kill Switch non mostrerebbe nulla di nuovo sotto il sole, dato che alla peggio si tratterebbe di contagio da “Sindrome cinese” sui-generis, visto che la Cina già da tempo muove i fili delle sue autostrade interweb come meglio crede. Ed impone i suoi diktat a tutti, compresi i colossi internettiani americani che la Rete la fanno vivere. Ho infine una data fiducia nel sistema democratico dello zio Sam per pensare che questa infausta proposta non passerà. Eppur-tuttavia non riesco a scrollarmi di dosso quelle sensazioni-negative di cui dicevo.

Forse questo mi accade perché ho un concetto assolutamente ideale della libertà digitale. Di fatto, la libertà in Rete è, per quanto mi riguarda, la nozione più vicina a quella di “libertà dell’anima” (e dunque a quella di libertà assoluta dello Spirito) che io possa riscontrare nella nostra esistenza incarnata. Non a caso ho sempre sostenuto che nella Rete si incastra l’anima. Ne deriva che ogni tentativo di addomesticare Internet equivale ad un altro tentativo di addomesticare la nostra Essenza. Quella più vera. E dunque ad uccidere ogni Speranza.

Certo, Kill Bill o meno, la nostra libertà di Signori Rossi online è comunque condizionata. Basterebbe infatti che un provider non ci mettesse più a disposizione lo “spazio digitale” necessario, basterebbe che l’editore spegnesse il nostro blog, basterebbe un qualsiasi diktat politico, et non, per far tacere la nostra voce. Del resto, non sarebbe la prima volta che accadrebbe. Piuttosto, è accaduto spesso. Accadrà ancora. Magari a questo stesso sito. Ma quando una voce libera muore, fa bene allo Spirito pensare che ce ne sono comunque altre cento, mille, diecimila ancora in grado di fare camminare le stesse idee su altri percorsi digitali e dunque in grado di tenere in vita la Speranza di cui sopra. Che è tutto!

Per questi e per mille altri motivi, anche il semplice discutere una proposta che miri ad incatenare Internet as a whole è per me sintomo preoccupante di un malessere globale che potrebbe sfociare in future tentazioni nazionalistiche disastrose. Ad un tempo, non può non sorprendermi (o forse no?) il silenzio-assenso dei siti giornalistici, et informativi, italiani che, quando la va di lusso, dedicano alla suddetta notizia la paginetta descrittiva di rito senza un minimo cenno d’analisi. O di critica. Teoricamente, se si adottassero le stesse “precauzioni-sulle-intenzioni” che da anni vengono adottate contro il nostro Paese, gli Stati Uniti dovrebbero retrocedere immediatamente al 74° posto nella graduatoria della Freedom House, un gradino sotto l’Italia e l’isola di Tonga.

Proprio vero che per il giornalismo del Bel Paese c’è bavaglio e bavaglio! E tanto più simile è il colore del bavaglio a quello dei colori della nostra “parrocchietta”, tanto meno avvertiamo il dolore procurato dal nodo stretto in bocca. Fino a quando non ci soffocherà, s’intende!