PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Giornalismo online e cultura d’impresa

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Considerazioni e riflessioni sul futuro del giornalismo e sul giornalismo del futuro.

di Rina Brundu. Leggo che negli Stati Uniti d’America la deontologia giornalistica, ovvero l’insieme delle norme comportamentali, il codice etico proprio della professione, richiede un test di coerenza interna della notizia ed almeno una sua controprova da fonte diversa prima che dalla stessa si proceda a trarne conclusioni accettabili e dunque pubblicabili. A questo severo processo di controllo sembrerebbe non siano sfuggiti neppure gli articoli scritti da Bob Woodward e Carl Bernstein sul celeberrimo scandalo Watergate.

Nutro dubbi sul fatto che questo condivisibile modus operandi venga sempre applicato con pedissequa determinazione nella terra dello zio Sam, ma l’evidenza di questi tempi mi porta a concludere che di una tale illuminata prassi procedurale non esista traccia in Italia.

Scopo di questo articolo non è comunque quello di tirare nuovamente in ballo le note magagne del giornalismo italiano. Il target sarebbe piuttosto quello di tentare di identificare un possibile futuro della professione, anche alla luce delle molte possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dunque di capire quali strumenti possano aiutare nel tentativo di costruire questo futuro possibile.

La mia tesi di fondo è che il domani del giornalismo, e dunque di ogni giornalista del domani, sarà di molto legato alla sua capacità imprenditoriale. Ne deriva che, in quel tempo-che-verrà, la deontologia di riferimento non sarà solo quella storicamente applicabile al mestiere, ma dovrà gioco forza guardare ad una più generale etica imprenditoriale che, a sua volta, potrà diventare pedina rilevante nel modellarne il cammino.

Un primo importante vantaggio nell’avere una figura di giornalista-imprenditore sarebbe infatti quello di una maggiore “responsabilizzazione alla fonte”, quando la “fonte” è il professionista stesso. I benefici di una simile situazione non sarebbero pochi. Da un lato, ci sarebbe certezza di una serietà di metodo e di indagine che renderebbe pure meno pregnante la necessità della controprova di cui si è già detto, dall’altro verrebbe ridotta in maniera sensibile la “responsabilità” editoriale e dunque la capacità dell’editore di “pilotare” l’attività del giornalista.

Inoltre, dato che ogni buona avventura imprenditoriale riesce a sopravvivere, nel tempo, solamente quando all’ottenimento di un risultato corrisponde anche una indiscussa competenza di fondo, nonché una virtuosa gestione degli affari, l’avvento della figura del giornalista-imprenditore darebbe garanzia di professionalità prima di tutto al lettore. Questo perché, come in ogni business che si rispetti, sarà proprio il talento del mestierante in questione a creare un bacino d’utenza da portare in dono ad un qualsiasi editore disponibile a pubblicare il lavoro svolto. Né più né meno!

Conseguenza delle cose sarà che il futuro giornalista potrà essere tale solamente se l’occupazione che si é scelto coinciderà con le necessità delle passioni di una vita. Anzi, sarà proprio quell’interesse alle fondamenta a permettergli di superare qualsiasi ostacolo e a guadagnarsi il rispetto sul campo. Da non dimenticare vi é che un simile professionista in realtà non sarà mai solo. Lui/lei potrà sempre contare sull’aiuto di ogni strumento normalmente a disposizione di un buon gestore per fare crescere in maniera sana la sua impresa.

Di fatto, la concorrenza impedirà qualsiasi deriva perniciosa, mentre la necessità di tenere legato a sé il cliente-lettore sarà la potentissima arma di auto-controllo di quella possibile deriva. Diventare buoni-ottimi giornalisti sarà quindi condizione imprescindibile per venire considerati giornalisti tout court! E, vivaddio, non potrebbe essere altrimenti! Infatti, verranno subito a cadere gli alibi di quanti hanno sempre usato le manchevolezze editoriali o le manchevolezze degli enti deputati al controllo delle cose della professione, per giustificare la propria incapacità di base; l’imperdonabile leggerezza di avere scambiato un mestiere che è anche una missione per una possibilità facile di tirare a campare. Sempre meglio che lavorare, appunto!

Quando visto da questo prospettiva, il giornalismo del futuro potrà contare dunque su una task-force di professionisti assolutamente affidabili, preparati, presenti e determinati ad ottenere il miglior risultato con ogni mezzo lecito. Perché sarà pure la liceità del mezzo usato a fare la differenza, meglio ancora, la “liceità del mezzo” sarà davvero una conditio sine qua non (del resto, non è proprio la deontologia ad affermare che fini e mezzi sono strettamente dipendenti gli uni dagli altri, e dunque che un fine giusto sarà il risultato dell’utilizzo di giusti mezzi?).

Non ci si dovrà stupire perciò se, una sana concorrenza tra professionisti sarà la chiave di lettura del giornalismo che verrà ed, in verità, sarà la sola speranza di sopravvivenza del suo buon nome. Questo perché, come in ogni avventura umana o imprenditoriale che sia, non mancheranno certamente le insidie e gli ostacoli da superare. Al contrario, non meraviglierebbe se gli stessi, nel futuro prossimo, si presentassero moltiplicati rispetto alle misere schermaglie del presente. Proprio per questo sarà dunque necessario poter contare su professionisti capaci e deontologicamente irreprensibili!

Non so quanto tempo dovrà trascorrere prima che questo prevedibile status quo-professionistico comincerà ad imporsi nella realtà dei fatti, ma non ho dubbi che così sarà. Sia perché alla realizzazione di un simile – e altrimenti utopico – progetto darà una mano importante la Rete, sia perché l’alternativa sarebbe data dall’azzeramento della dignità del singolo professionista a favore delle più oscure velleità di questo o quell’altro gruppo editoriale. Dato che l’esperienza, anche di questi tempi, insegna che gli interessi-altri tendono spesso ad essere più forti ed impellenti della necessità della bontà-della-notizia, inutile dire che prima partirà questa rivoluzione possibile, meglio sarà!