PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

On leadership: chi ci ama ci segua…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Non sono pochi i partiti politici, ma anche le grandi aziende, a lamentare una carenza nella capacità di guida e di direttiva: ma cos’è la leadership e perché manca?

Non sono pochi i partiti politici, ma anche le grandi aziende, a lamentare una carenza nella capacità di guida e di direttiva: ma cos’è la leadership e perché manca?

di Rina Brundu. Non so se avete mai avuto modo di confrontarvi con gli insegnamenti delle “scuole” che tentano di spiegare i segreti della leadership, la sua vera natura, così come la ricetta base per farla venire alla superficie. Esistono diversi modelli teorici. Tra i più accreditati, vi sono i modelli che vedono la leadership come un target da raggiungersi attraverso il potenziamento di numerosi altri tratti della personalità. Tratti, questi ultimi, ben individuati e fondamentalmente comuni a tutti gli individui.

Per quanto mi riguarda, trovo questi moderni esercizi teorici applicati alle tecniche di gestione molto limitativi e limitanti. Il dubbio che ti sfiora è che ci si trovi, quasi sempre, in presenza di scaltrissime macchine-per-far-soldi travestite da astute-trappole-pseudo-intellettuali. Il dubbio si legittima soprattutto quando si va a fare una analisi della effettiva consistenza delle teorie esposte, e del terreno, più o meno fertile, dove sono nate e cresciute. Molto spesso, alla fine di quest’analisi, se ci va di lusso, tutto ciò che resta tra le mani è un sapore-da-vecchia-saggezza-contadina sparso come sale, e con generosa abbondanza, per ogni dove, onde non scontentare proprio nessuno.

Consequentia rerum è che, di frequente, il volere compiacere le legittime aspirazioni dei tanti, determina dei grossi fraintendimenti sulla vera essenza del concetto che si era voluto chiarire in partenza. Ma non solo. Per spiegarmi meglio debbo necessariamente partire dalla mia personalissima idea di cosa sia la leadership. Per me, infatti, la leadership è semplicemente l’unicità che fa la differenza. Ne deriva che il leader può essere solamente un individuo dotato di caratteristiche proprie (di fatto, un ispirato amalgama di quei già citati tratti comuni!), le quali, se opportunamente stimolate, possono produrre un impatto notevole (positivo ma anche negativo, purtroppo!) nel contesto di riferimento.

Detto altrimenti: leader si nasce! Soprattutto, i leader sono uomini e donne fondamentalmente soli. A mio modo di vedere poi, a queste personalità, ben si addicono le famose 24-qualità-comuni-agli-individui-geniali già individuate dal Dr. Alfred Barrious (e pubblicate dal National Enquirer nel 1980). Come sappiamo, queste qualità sono: lo spirito d’iniziativa, il coraggio, la determinazione nel settare e raggiungere gli obiettivi, la conoscenza, l’onestà, l’ottimismo, la capacità di discernere, la disponibilità ad accollarsi il rischio, la dinamicità, lo spirito imprenditoriale, la forza della persuasione, la socializzazione, il saper comunicare, la pazienza, l’intuito, il perfezionismo, il senso dell’umorismo, la versatilità, la capacità di adattarsi, la curiosità, l’individualismo, l’idealismo, l’immaginazione.

Naturalmente, anche in questo caso, sebbene concordi con lo psicologo Barrious sul fatto che queste siano le caratteristiche salienti che fanno di un individuo qualunque un qualcosa-di-più-speciale, e sebbene concordi con l’idea-sacrosanta che ciascuno di noi può lavorare per perfezionarsi, e quindi per diventare una persona ed un professionista migliore, mi preme sottolineare che, l’eventuale raggiungimento di un tale obiettivo, per come la vedo io, non fa dell’individuo che vi è riuscito un leader. Farlo credere è un grosso errore che può avere notevoli conseguenze sulla società di riferimento (sia civile che di business). In verità, un leader può essere semplicemente qualcuno su cui si manifesta, con notevole forza, UNO SOLO di questi elementi, ma dove, quel singolo quid è sufficiente a fare la differenza di cui dicevo! Detto terra terra, non è completamente vero che ognuno è artefice della sua fortuna, ma è vero piuttosto che, il nostro destino, noi lo possiamo cambiare sempre e soltanto un poco! Qualunque esso sia!

L’avere fatto questa lunga premessa per me è molto importante. La stessa mi permette infatti di confutare un dato approccio che ho notato nei modelli-teorici di cui parlavo nell’incipit e che, per me, sta alla base di un loro intrinseco, nonché madornale, “errore” di impostazione: ovvero, una certa confusione tra le cose del management e le cose della leadership! Semplicemente, io ritengo che questi due ultimi concetti siano universi molto diversi. Nello specifico, un leader raramente è un buon manager, per converso, il concetto di management fa quasi a pugni con quello di leadership.

Applicando questa idea alle necessità di un business, per esempio, si può forse dire che il leader è colui che ha la VISION, la capacità geniale e la disponibilità mentale ad accollarsi un rischio pur di creare una sua company, mentre i buoni manager saranno coloro che, una volta stabilita la MISSION, porteranno il lavoro avanti. Le due cose sono di fatto complementari, ma ben distinte. Capire questa differenza è fondamentale. L’impressione però è che, a volte, vuoi per questioni di civile e umana correttezza (ovvero, figlio mio non vi è nulla che tu non possa fare se così vorrai!), vuoi per mere-questioni-di-cassa da parte dei guru che propongono questi insegnamenti (e con quelli ci campano, nel lusso!), si faccia finta di non capire. Per questi stessi motivi, “’l’errore” di cui scrivevo è doverosamente virgolettato: penso infatti che di “errore” si tratti ma solo fino ad un certo punto.

Le conseguenze di questo paradossale status-quo, ripeto, possono essere gravissime. Se da un lato, sventolare la prospettiva di poter trasformare, in leader ascoltati, una pletora di onestissimi manager-operai può produrre tanta-inutile-ingiustificata-frustrazione, dall’altro, lo smussare i tratti importanti di un leader potenziale, onde livellarli e renderli più “accettabili” ad una data routine di business, può avere disastrosi impatti futuri. Ovvero, può diventare la prima causa della perniciosa malattia civile nota come “sindrome-da-mancanza-di-leadership” e di cui spesso si sente parlare. Sindrome temuta dalle aziende dove, l’esaurirsi della carica imprenditoriale procurata da una fortissima VISIONE iniziale, può condannare il business ad una stagnazione senza via d’uscita, ma tenuta anche da un intero Paese che, a sua volta, su scala più larga, non potrà non sfuggire ad un simile destino.

Se consideriamo infine che è di fatto la Politica a determinare, nella maniera più diretta, il domani di una intera nazione, è inutile sottolineare quanto, la capacità di saper chiaramente individuare un vero leader sia fattore cruciale. Pensare alla leadership che verrà dovrebbe essere dunque, per i veri (pochi, in verità)  leader di oggi, un  dovere imprescindibile. Di fatto, l’unica maniera per proteggere il Paese dagli effetti di un’altra sindrome non meno invalidante e tutta tesa verso lo sfascio anarchico, e cioè la Sindrome-vassallo-valvassino-valvassore (nota anche col nome dei Sindrome dei Caporali). Per la serie, “chi ci ama ci segua…. e fu così che ce ne andammo da soli!”.