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MASSIMO PITTAU – NUOVO VOCABOLARIO DELLA LINGUA SARDA – PREFAZIONE – LETTERA A

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MASSIMO PITTAU

Professore Emerito dell’Università di Sassari 

 

N U O V O   V O C A B O L A R I O  

D E L L A 

L  I  N  G  U  A     S  A  R  D  A 

FRASEOLOGICO ED ETIMOLOGICO 

sardo-italiano e italiano-sardo

Tutti i diritti dell’Autore riservati

(si fa divieto di re-blogging senza autorizzazione)

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A sos poetes de Sardigna; si sa limba sarda s’at a sarvare, su méritu prus mannu at a esser issoro.

PREFAZIONE

Avevo già pubblicato, con l’editore Ettore Gasperini di Cagliari, il mio Dizionario della Lingua Sarda, in due volumi, rispettivamente negli anni 2000 e 2003. Il I volume andò quasi subito esaurito, nonostante il suo costo elevato, mentre del II volume restano ormai disponibili soltanto poche copie.

Dopo quegli anni mi sono dedicato, oltre che ad altri miei studi e lavori, a revisionare e perfezionare quel mio Dizionario, sia accrescendolo con nuovi lessemi o vocaboli, sia perfezionando o correggendo le mie precedenti interpretazioni etimologiche. Alla fine di questo mio lavoro di revisione e di perfezionamento, la quale ha coinvolto quasi tutti i lessemi, mi sono accorto di avere ormai composto un’opera quasi del tutto diversa dalla precedente, più ricca di lessemi e migliorata in termini critici. E l’ovvia deduzione che ne ho tratto è stata quella di intitolare in maniera differente questa mia nuova opera: Nuovo Vocabolario della Lingua Sarda – fraseologico ed etimologico (sigla NVLS).

Tanto più avevo l’obbligo di mutare la intitolazione della mia nuova opera, sia perché essa contiene circa 5.000 lessemi in più (raggiungendo la cifra globale di circa 60.000), sia perché i due precedenti volumi adesso risultano fusi in uno solo.

Per quanto riguarda invece i criteri di composizione di questa mia nuova opera, ovviamente essi non potevano essere differenti da quelli della mia opera precedente, alla cui Prefazione pertanto non mi resta che rimandare quei lettori che avessero interesse a conoscerli in maniera esatta. In particolare preciso che anche questa volta mi sono sempre tenuto in stretta connessione col Dizionario Etimologico Sardo di M. L. Wanger (citato con la sua sigla DES, I, II, III voll.), però procedendo ad ampliarlo, a migliorarlo e pure a correggerlo.

Di nuovo dico che per quanto riguarda la ortografia io mi sono adeguato in tutto alle norme che erano state studiate e proposte dalla «Comissione Regionale per l’ortografia e l’unificazione della lingua sarda» nominata e insediata nel 1999, della quale facevo parte anche io. È cosa abbastanza nota che quella Commissione aveva fatto proposte sulla unificazione della lingua sarda, le quali però non sono state gradite né recepite dalla grande maggioranza dei Sardi, politici amministratori uomini di scuola giornalisti ecc., mentre ha fatto proposte sulla ortografia, che praticamente sono ormai entrate nella comune prassi ortografica degli scrittori in lingua sarda.

Però io ho accettato e applicato anche la proposta che quella Commissione aveva deliberato in fatto di scrittura delle consonanti esplosive in posizione intervocalica: brocca, picca; tappu, troppu; sette, otto e non *broca, *pica; *tapu, *tropu; *sete, *oto.

La decisione unanime della Commissione era stata presa con le seguenti motivazioni: I) Rispettare l’origine etimologica dei vari lessemi; II) Far risultare la loro effettiva pronunzia; III) Rispettare la norma della “opposizione fonologica” che esiste anche nella lingua sarda; IV) Conservare la tradizione grafica di questa lingua, la quale ha a suo favore circa un millennio di uso.

Va premesso e precisato che in nessuna lingua esistono le “consonanti doppie”, mentre in realtà esistono solamente le “consonanti forti o lunghe” differenti dalle “consonanti deboli o brevi”. Secondo la lunga tradizione grafica latina, sarda e anche italiana, le consonanti forti o lunghe vanno scritte con la duplicazione della rispettiva lettera: istraccu, maccu, paccu; appo, tappu, toppu; itte, notte, tottu.

In quest’uso si tratta di rispettare non soltanto la pronunzia effettiva, ma anche l’origine etimologica dei vari lessemi: fattu dal lat. factu(m), maccu dal lat. maccu(m), paccu dall’ital. pacco, itte(u) dal lat. (qu)id Deu(s), notte dal lat. nocte(m), otto dal lat. octo, sette dal lat. septe(m), tottu dal lat. parlato tottus, ecc.

Nei suddialetti “centrali” della lingua sarda si determina perfino “opposizione fonologica” tra l’uso della consonante debole oppure di quella forte: annotare «prendere nota» e annottare «guardare», fracu «puzza» e fraccu «fiacco», impicare «impeciare, cospargere di pece» e impiccare «impiccare, appendere», iscopiare «svelare» e iscoppiare «scoppiare», iscrocare «slombare» e iscroccare «scroccare», napu «rapa» e nappu «bicchiere di corno», pacu «poco» e paccu «pacco», papa «papa» e pappa «pappa», pica «ghiandaia» e picca «vasca di pietra», ruca «bruco» e rucca «conocchia», ruta «ruta» (pianta) e rutta «caduta»; supra, supa «sopra» e suppa «zuppa», ecc.

Personalmente ho perfino trovato e formulato una norma pratica, che serve per individuare una consonante esplosiva forte in posizione intervocalica: è sufficiente verificare se essa sonorizza oppure no in qualche dialetto o suddialetto sardo: se non sonorizza, significa che è forte, per cui va sempre scritta con la relativa lettera duplicata. Ad es., in nessun dialetto sardo istraccu, itte, maccu, fattu, notte, sette, otto, tottu, ecc. sonorizzano in *istragu, *ide, *magu, *fadu, *node, *sede, *odo, *todu, ecc.; questa circostanza ci assicura che le rispettive consonanti esplosive sono forti, per cui vanno sempre scritte con la duplicazione della rispettiva lettera.

La proposta che è stata fatta di recente e in parte anche seguita da qualche scrittore, di non duplicare mai le suddette consonanti esplosive è da attribuirsi a qualche studioso forestiero che ha dimostrato di non “sentire” esattamente i vari fonemi della lingua sarda oppure ad autori sardi che non hanno mai condotto seri studi linguistici e soprattutto etimologici.

Siccome – come era ovvio – ho dato spazio anche al suddialetto barbaricino (quello dei villaggi dell’antica Barbagia di Ollolai) e inoltre a qualche suddialetto campidanese (di Isili e del Sarrabus, ecc.), già nel mio Dizionario della Lingua Sarda avevo preso una importante decisione: quella di indicare il “colpo di glottide” di questi suddialetti facendo uso della lettera q: qapu «capo», qentu «cento», qimbe «cinque», qonca «testa», qupa «botte», croqa «chiocciola», paqe «pace», séiqi «sedici», tuqone «tronco cavo», paqu «poco». Ho preso questa decisione – che con piacere ho costatato che si sta pian piano affermando nell’uso – sia perché nella scrittura corrente e ufficiale di una lingua non è concepibile né accettabile il ricorso a un segno fonetico speciale, sia perché l’indicazione del “colpo di glottide” con la lettera h, come taluni hanno fatto e fanno, stravolge il fatto reale, dato che il “colpo di glottide” non è affatto una “aspirazione”, bensì è un “forte iato”. La pronunzia dell’orgolese paqu «poco» non può né deve essere confusa con quella del dorgalese pahu.

Per dovere e con piacere segnalo che per lo studio del suddialetto barbaricino sono stato aiutato grandemente dai miei amici – purtroppo ormai scomparsi – proff. Michele Columbu di Ollolai e Serafino Spiggia di Orgosolo.

*   *   *

Io ho cominciato ad interessarmi della lingua sarda in termini scientifici nel lontano 1941, nell’Università di Torino, sotto la guida di Matteo Bartoli, glottologo di buona fama nazionale e internazionale. Con lui, dopo quattro anni, conseguii la laurea in lettere classiche, discutendo una tesi sul «Dialetto di Nùoro», cioè della mia città natale. Questa mia tesi è stata in seguito pubblicata col titolo prima di Il dialetto di Núoro (Bologna 1956) e dopo di Grammatica del sardo-nuorese (Bologna 1972). Dal 1941 all’attuale 2013 sono passati più di 70 anni, col risultato finale che non esiste alcun altro linguista che abbia dedicato tanti anni allo studio della lingua sarda e probabilmente anche allo studio di una qualsiai altra lingua del mondo.

Oltre che Matteo Bartoli nell’Università di Torino, ho avuto modo di seguire nell’Università di Cagliari l’altro glottologo Gian Domenico Serra, col quale ho preparato e discusso, per la mia nuova laurea in filosofia, la tesi «Il valore educativo delle lingue classiche». Infine, nel 1948/49, nell’Università di Firenze, a titolo di perfezionamento, ho seguito corsi dei linguisti Carlo Battisti, Giacomo Devoto e Bruno Migliorini.

Da questi cinque linguisti ritengo di avere imparato il mestiere di linguista o glottologo in misura e maniera almeno sufficienti. Però ritengo di averlo imparato soprattutto dal tedesco Max Leopold Wagner, grande maestro della linguistica sarda e insieme uno dei più autorevoli esponenti della linguistica romanza o neolatina in generale, col quale sono stato in rapporto epistolare per una decina di anni. Il Wagner aveva stima di me, come dimostra il fatto che egli fece una presentazione elogiativa della mia opera sul Dialetto di Nùoro ed inoltre il fatto che egli mi ha citato nel suo Dizionario Etimologico Sardo numerose volte e sempre con deferenza e chiamandomi perfino «l’amico Pittau». D’altronde mi permetto di far notare che il Wagner, nella Appendice del II volume del DES (pgg. 604-612), in cui ha risposto alle numerose recensioni che erano state fatte della sua opera, le uniche “correzioni od aggiunte” che ha mostrato di accettare sono le mie …

Ebbene, anche nei confronti di Max Leopold Wagner sono in grado di affermare che alla lingua sarda ormai ho dedicato molto più anni di lui e ho composto e pubblicato più numerose opere di lui. E non si tratta solamente di numero di opere, ma si tratta anche di campi di ricerca ai quali egli non aveva dedicato la sua attenzione e i suoi studi: l’antroponomastica (studio dei nomi personali e cognomi sardi), la toponomastica (studio dei nomi di luogo di tutta la Sardegna) e la sostratistica (studio dei relitti della lingua dei Nuragici e dei Prenuragici).

Ma adesso chiudo coi miei riferimenti al passato e invece faccio preciso riferimento al presente e al futuro della nostra lingua sarda: mi sento orgoglioso e molto contento di poter presentare ai miei corregionali questa mia nuova ed impegnativa opera: il Nuovo Vocabolario della Lingua Sarda – fraseologico ed etimologico; ho speranza e fiducia che esso costituisca un importante strumento per il recupero e il rilancio della lingua sarda, nella vita comune di Sardi, nella scuola, nell’amministrazione, nella politica …

Massimo Pittau

Sassari, gennaio del 2013

INDICE

Abbreviazioni

Scrittura e pronunzia del sardo

Avvertenze

Sardo-Italiano

Italiano-Sardo

Basi latine

Basi greche e bizantine

Basi catalane

Basi spagnole

Bibliografia con sigle

ABBREVIAZIONI

accresc.   accrescitivo

aggett.    aggettivo

ant.       antico-a

antiq.     antiquato-a

antrp.     antroponimo

appell.    appellativo

artic.     articolo

barb.      barbaricino

bizant.    bizantino

calabr.    calabrese

camp.      campidanese

catal.     catalano

centr.     sardo centrale

cfr.       confronta

cit.       citato-a

collett.   collettivo

cons.      consonante

corrisp.   corrispondente

dial.      dialettale

dimin.     diminutivo

ecc.       eccetera

eccl.      ecclesiastico

es.        esempio

esclamaz.  esclamazione

etr.       etrusco

f.         femminile

femm.      femminile

fig.       figurato

franc.     francese

gall.      gallurese

genov.     genovese

germ.      germanico

imperat.   imperativo

indeur.    indoeuropeo

interiez.  interiezione

ital.      italiano

lat.       latino

lettlm.    letteralmente

log.       logudorese

m.         maschile

masch.     maschile

mediev.    medioevale

merid.     meridionale

mod.       moderno

napol.     napoletano

num.       numero

nuor.      nuorese

oglia.     ogliastrino

partic.    participio

pers.      persona(le)

pg(g).     pagina/e

piem.      piemontese

pis.       pisano

plur.      plurale

prepos.    preposizione

pron.      pronome

rifl.      riflessivo

romagn.    romagnolo

rust.      rustico

sass.      sassarese

sec.       secolo

sett.      settentrionale

sicil.     siciliano

sing.      singolare

sost.      sostantivo

spagn.     spagnolo

suff.      suffisso/i

s. v.      sub voce

topon.     toponimo

tosc.      toscano

vol(l).    volume/i

M.P.       Massimo Pittau

 

SCRITTURA E PRONUNZIA DEL SARDO

á, í, ú       vocali toniche, sulle quali cioè cade l’accento

è, ò          vocali toniche aperte

é, ó          vocali toniche chiuse

â, ê, î, ô, û vocali nasalizzate

j             semiconsonante come nell’ital. iena, iosa, massaio

b, d, g       in posizione intervocalica anche sintattica sempre fricative (-bh-, -dh-, -gh-), come nell’ibero-romanzo

(bb-)         in recenti prestiti indica che la consonante non lenisce in posizione intervocalica sintattica

ca, co, cu    velare palatale sorda come nell’ital. cane, coda, cubo

ce, ci        affricata prepalatale sorda come nell’ital. cena, cibo

cia, cio, ciu idem ome negli ital. ciancia, riccio, ciuco

che, chi      velare prepalatale sorda (ke, ki) come nell’ital. che, chi

dd, nd        consonante cacuminale od invertita

(dd-)         indica che la consonante è cacuminale, nonostante che sia in posizione iniziale

ga, go, gu    velare palatale sonora come negli ital. gara, gola, gusto

ge, gi        affricata prepalatale sonora come nell’ital. gente, giro

ghe, ghi      velare prepalatale sonora come negli ital. ghermire, ghiro; fricativa in posizione intervocalica anche sintattica

gli           liquida palatale come nell’ital. figlio, figli, famiglia

gn            nasale palatale come negli ital. bagno, cagna, pugno

-h-, -hh-     spirante intervocalica (= -kh-), debole o forte

-ph-          bilabiale spirante intervocalica

q             colpo di glottide o forte iato dei dialetti barbaricino e campidanese rustico

rh            liquida uvulare come nel greco antico e nel francese moderno

s-            sibilante sorda in posizione iniziale come nell’ital. sano

-s-           sibilante sonora in posizione intervocalica, anche sintattica, come nell’ital. viso.

sce, sci      sibilante palatale sorda come nell’ital. scena, scimmia

scia, scio, sciu idem come negli ital. sciame, sciocco, sciupare

th            fricativa interdentale sorda come nell’inglese thing

tz            zeta sorda (ts) come nell’ital. calza

z             zeta sonora (dz) come nell’ital. zero

x             sibilante mediopalatale sonora come nel franccese jour

AVVERTENZE

1) Definisco “pansardo” il lessema o vocabolo che si riscontra in tutti o quasi tutti i dialetti e suddialetti della lingua sarda.

2) Chiamo Lingua Sardiana quella che parlavano i primi Sardi o Protosardi (praticamente i Nuragici) prima della conquista romana della Sardegna e della sua latinizzazione linguistica; chiamo Lingua Presardiana quella che parlavano i Prenuragici, quelli che, ad es., scavarono le tombe chiamate domos de Janas.

3) Chiamo “suffissoidi” le terminazioni, di matrice sardiana, áe, ái; èa, éi, èo, éu; ío, íu; òe, ói; úi perché in origine erano semplicemente vocali accentate od ossitone: á, é, í, ó, ú.

4) Le notazioni fatte fra parentesi (accento), (accento ossitono), (desinenza), (-ll- conservato), (suffisso), (suffissoide), (vocali iterate), (alternanza delle vocali) mirano ad indicare che si tratta di fenomeni fonetici peculiari della lingua sardiana.

5) L’etimologia od origine di un lessema o vocabolo è data una prima volta, rispetto alla sua forma principale, ma dopo non è ripetuta e, in generale, neppure richiamata rispetto alle sue varianti.

6) La sigla M.P. (= Massimo Pittau) indica una etimologia prospettata per la prima volta dall’Autore oppure da lui perfezionata o infine emendata rispetto a quella prospettata da linguisti precedenti.

7) Tutti i vocaboli sardi (compresi i cognomi e i toponimi) che siano privi dell’accento grafico sono da pronunziarsi parossitoni o piani.

8) L’asterisco * che precede o segue un vocabolo o una radice indica una forma linguistica supposta ma non attestata.

9) Gli avverbi in –mente sono abbreviati fino alla vocale

tonica compresa: certam.(ente), probabilm.(ente), ecc.

10) Le consonanti b, f, g, v spesso cadono in posizione intervocalica, anche sintattica.

11) Le consonanti b, f, g, v  e inoltre i nessi consonantici is-cons., s-cons., th, t, tz, z si scambiano tra loro di frequente nei vari dialetti e suddialetti,sardi, per cui lessemi che nel presente Vocabolario non compaiono sotto una delle corrispondenti lettere debbono essere ricercati sotto le altre.

> indica trasformato in….

< indica derivato da ….

lettera a clipart freea «a, ad», (mediev.) ad, prepos. che rafforza la cons. seguente: a domo [a ddomo] «a casa»; inoltre, come nelle altre lingue neolatine, entra nella composizione di numerosissimi verbi composti; deriva dal lat. ad (DES I 34; GSN § 40).

a² particella disgiuntiva che rafforza la cons. seguente: a chie ridet a chie pranghet [a cchie... a cchie] «chi ride e chi piange»; a chini… a chini «chi … chi»; deriva dal lat. aut (DES I 34, II 181; GSN §§ 40, 119, 226, 248).

a³ particella comparativa che rafforza la cons. seguente: cant’a tibe [cant'a ttibe] «quanto te»; cant’a bois [cant' a bbois] «quanto voi»; che a Missente [che a MMissente] «quanto Vincenzo»; deriva dal lat. ac (DES I 33).

a? «forse?, forse che?», particella interrogativa che rafforza la cons. seguente: a benis? [a bbenis?] «vieni?»; a bi sezis? [a bbi sezis?] «ci siete?»; a si podet? «si può?, è permesso?»; deriva dal lat. an? (M.P.). Vedi ah?, annò?

abá, abalabá, abali «or ora» (log. sett.), dal tosc. avale «adesso» (DES I 63).

abarrai «restare, rimanere, fermarsi» (camp.); abarrai mali «rimanere male»; abarrai firmu «stare fermo»; andai abarra-abarra «soffermarsi di tanto in tanto nel camminare» (imperat. iterato come avverbio); vedi abbarrare.

abasciada, abbasciada, abbassiada «calata, discesa», «atto dell’abbassare», da ab(b)asciái, abbassiare.

abasciái, abbasciái, abbassiare «abbassare, ribassare, diminuire», «scendere, calare», (rifl.) «piegarsi, umiliarsi» (camp. e log.), da abásciu.

abasciamentu «abbassamento, decadimento», da abasciái.

abásciu «giù», dal lat. bassu(m) incrociato con l’ant. spagn. baxo (M.P.). Vedi imbásciu.

abassó vocabolo che compare in una filastrocca recitata dai bambini che accompagnano il parroco nella benedizione pasquale delle case: abassó! / dinari e símula e ò(vos)! «abassó!/ denaro, semola ed uova» (Ollolai); probabilm. incrocio di abba «acqua» + angiamò e chilissò (M.P.).

abba «acqua», «pioggia»; est fachende abba meda «piove molto»; abba qasa «acqua che avanza dalla cottura del formaggio fresco (qasu vrisqu)»; abba próina «acqua piovana»; abba retha «acqua stagnante»; (Orgosolo) s’abba ‘e s’olqu ti si siqet! «che ti si secchi l’umore dell’occhio!» (imprecazione); nemos niet: de cust’abba non bibo dego «nessuno dica: io non farò mai una certa cosa», lettlm. «nessuno dica: di quest’acqua non bevo io»; abba corra «catarro acquoso o sieroso»; abba crasta, abb’ ‘e crastu «acqua spurgata dalla spremitura delle olive»; deriva dal lat. aqua. Vedi abbichedda, abbitta, ácua, assuabbadu.

abbá! «fermati!, resta!», imperat. di abbarrare «restare, fermarsi» (LCS I 96).

abbá!² «guarda!», imperat. di abbaitare, abbaidare «guardare» (M.P., LCS I 95).

abbabbalucca(d)u-a «imbambolato, instupidito-a», dall’ital. babbalocco «balordo» (DES I 35). Vedi ammammaluccatu.

abbabbaluccare, abbabbaluccai «stupidire, stordire» (anche rifl.) (log., camp.), da a + babbaloccu «babbalocco».

abbaccare, abbaccai «rallentare, calmare, calmarsi (del vento o del dolore)» (log., camp.), da confrontare col sicil. abbacari «calmare, cessare, abbonacciare» (DES I 35). Vedi abbraccare.

abbacchiddare «camminare col bastone», «essere in convalescenza», da a + bacchiddu «bastone» (DES I 163).

abbacotta, abbagotta «colla da falegname», lettlm. «acqua cotta», rifatto sul catal. aiguacuit (DES I 35). Vedi acuagotta.

abbada «annaffiata, innaffiata» (sost.), da abbare «annaffiare».

abbadaloqare «schiamazzare», «domare, sottoporre» (Orgosolo), deriva da a + badaloccare, badalogare «scherzare, parlare a vanvera», dall’ital. ant. badaloccare.

abbaddare «diventare duro, incallire», da a + baddu, caddu² «cotenna». Vedi aggaddare.

abbaddinare «far venire il capogiro», da a + baddine «vertigine» (DES I 39, 565). Vedi imbaddinare.

abbádiga (Ozieri), báttica (Orosei), báthica (Oliena), (b)áttiha (Dorgali) «aiola d’orto», dal lat. aquatica (M.P.).

abbadinare «abbattere, sopraffare, vincere, distruggere» (Posada), probabilm. dal lat. parlato battere per battuere, con suff. iterativo (M.P.).

abbadore «innaffiatore, individuo o strumento che innaffia», deriva da abbare «innaffiare».

abbadóriu, abbadorju, abbadorzu «abbeveratoio per bestiame», vedi abbatóriu.

abbadrinu/a «acqua sparsa, pozzanghera», da un lat. *aquatrinu(m). Vedi abbatrina.

abbadu-a «annacquato, annaffiato-a», «uomo o bestia che il ventre gonfio per aver bevuto troppo», «(bestia) che ha la cenurosi cerebrale», (fig.) «scemo-a»; dal lat. aquatus-a (DES I 37).

abbadura «annaffiatura, irrigazione, annacquamento», «cenurosi cerebrale delle pecore», da abbare.

abbaerare (rifl.) «imbambolarsi» (Dorgali), di origine ignota.

abbaetta (f.) «pendio, declivio (dei tetti)», probabilm. da abba ghetta «getta acqua» (M.P.).

abbagadiare «astenersi dal lavoro, celebrare il giorno festivo», da a + bagadiare (DES I 163).

abbagare sos cartzones «allacciare i calzoni», da a + baga² «asola» (DES I 166).

abbaggianai (rifl.) «millantarsi» (camp.), da a + baggianai (DES I 166).

abbágliu «acquazzone, abbondanza d’acqua», «acquitrino, pozza d’acqua» (Bitti), vedi abbáriu.

abbagliuccare, abbal(l)uccare «baloccare», «stordire», dal corrisp. ital. anche incrociato con abbagliare (DES I 36). Vedi imbalauccare.

abbagnare «bagnare», dal corrisp. ital. (DES I 175). Vedi abbugnare, bagnai.

abbagnu «sugo, intingolo, salsa», vedi bagna.

abbaitare, (ab)baidare «guardare, vigilare», dal tosc. ant. guaitare (DES I 36). Vedi abbá!².

abbajare «meravigliare», dall’ital. abbagliare (DES I 36). Vedi abbaju.

abbajolu (m.) «bolla acquaiola», da abba «acqua» rifatto sul tosc. acquaiolo (M.P.).

abbajonare «curvare, piegare ad arco» (anche rifl.), da a + bajone «concolina di sughero» (DES I 167). Vedi aggioneddare.

abbaju (m.) «bellezza, meraviglia»; ses un’abbaju! «sei una meraviglia!» (Orgosolo); dall’ital. abbaglio. Vedi abbajare.

abbaldansa «baldanza», vedi baldantza.

abbaldantzare, abbalansare «mostrare baldanza, millantarsi», da a + baldantza (DES I 169).

abbalía «baldanza, brio, forza» (Dorgali), vedi balía.

abballassare «fare le lodi ai santi», variante di alabansare (DES I 66).

abballaviadu-a «irrequieto, svagato, dissipato-a», probabilm. da a + ballare (M.P.). Cfr. ballizau.

abballáviu, abbaláviu «dissipamento, irrequietezza», da abballaviadu (DES I 36).

abbalorare, abbalorai «avvalorare» (log., camp.), dal corrisp. ital. Vedi balore.

abbamanu «lavamano, catinella per lavarsi le mani e il viso», da abba «acqua» + manu «mano», reinterpretazione del corrisp. ital. (DES II 17). Vedi lavamanu.

abbamare «formare un branco, unire insieme le bestie», da a + bama «branco». Vedi aggamare.

abbambagare «diventare soffice», «imbeversi di pioggia», da a + bambaghe, bambache «bambagia» (DES I 171). Vedi ambaghe.

abbambanai (rifl.) «esser distratto, sbadato-a, non avere la testa sul lavoro», «gingillarsi, trastullarsi» (camp.), da a + bambu «insipido, sciocco».

abbambiái «allentare, rilassare» (camp.), lettlm. «rendere insipido», da a + bambu «insipido» (DES I 172).

abbambiamentu «allentamento, rilassamento», da abbambiái.

abbamele «bevanda di acqua calda e miele», «idromele», (Osilo) «gomma che stilla dall’albero», da abba «acqua» + mele «miele» (M.P.). Vedi acuameli.

abbandare «mettere da parte» (Dorgali), da a + banda «parte, ala, lato».

abbandonai «abbandonare», (rifl.) «lasciarsi andare» (camp.), dal corrisp. ital.

abbandonu «abbandono», dal corrisp. ital.

abbangalau-á «intontito-a» (Orgosolo), da a + bangulare, bangare «macellare».

abbangiagulare «lavare il culetto dei bambini», da un *abbangiare «bagnare» + culu (DES I 175).

ábbanu «gioiello» (Bitti), di origine ignota.

abbanzare (rifl.) «bagnarsi, fare il bagno» (Dorgali, Orgosolo), da a + banzu «bagno». Vedi abbanzoliqare.

abbanzare² «dar delle busse», da a + banzu² «batosta» (DES I 175).

abbanzoliqare (rifl.) «bagnarsi a lungo» (Orgosolo), frequentativo di s’abbanzare.

abbaorga (f.) «siero delle vescichette cutanee» (Orune), da abba «acqua» de orga «polla d’acqua» (M.P.). Vedi orga, baorga.

abbaosu-a «bavoso-a», «scioccone-a, che dice scempiaggini», vedi ba(b)osu.

abbaqada «incurvatura, abbassamento del terreno su una strada» (Orgosolo), da abbaqare.

abbaqare «abbassare, incurvare, flettere, schiacciare» (Orgosolo), probabilm. dallo spagn. abajar «abbassare».

abbaraddamentu, abbaraddu «invaghimento», da abbaraddare (DES I 37).

abbaraddare (rifl.) «invaghirsi», vedi abbareddadu (DES I 37).

abbaraddatu-a «fiducioso-a» (Siniscola), partic. di abbaraddare (DES I 37).

abbarballai, abbrabballai (rifl.) «sbalordirsi, incantarsi, istupidirsi», «ciondolare» (camp.), dall’ital. abbarbagliare (DES I 37).

abbarballamentu «sbalordimento», «sbadataggine», da abbarballai.

abbarbare «andare incontro a qualcuno», da a + barba «barba, mento» (DES I 177).

abbarbattare «dissodare il terreno», da a + barbattare.

abbarbiái, (ab)brabiái (rifl.) «farsi la barba» (camp.), da a + barba (DES I 177).

abbarbigare «abbarbicare», dal corrisp. ital. (DES I 177).

abbarcai «abbracciare», «comprendere» (camp.), dal catal.-spagn. abarcar (DES I 37).

abbardente «acquavite», lettlm. «acqua ardente», rifatto sul catal. aiguardent e sullo spagn. aguardiente (DES I 37). Vedi acuardenti.

abbardulata, terra abbardulata «terra fatta a zolle» (centr.), da a + bárdula «zolla».

abbare «abbeverare», «annacquare, annaffiare, irrigare», dal lat. aquare (DES I 37). Vedi abbada, abbadura, acuái, abbadore, abbau, abbonzu.

abbareddadu-a «dissipato, sfaccendato-a» (Posada), partic. di un *abbareddare, probabilm. iterativo di abbare «annacquare» (M.P.). Vedi abbaraddare.

abbarigadu «dopodomani, doman l’altro», vedi barigadu.

abbáriu, abbarju, abbágliu, abbárgiu, abbarzu, abbalzu «acquazzone, abbondanza d’acqua», «acquitrino, pozza d’acqua», «solco acquaio», (Dorgali, Orgosolo) «rugiada, umidità della notte», dal lat. aquariu(m). Vedi abbarzare.

abbarolu, abbariolu «annacquato» (detto di vino, latte o caffè annacquato o leggero), rifatto sull’ital. dial. acquaiolo «vinello».

abbaronare «ammucchiare la ghiaia», da a + barone³ «mucchio» (DES I 181).

abbarraccai (rifl.) «accamparsi in una baracca, bivaccare» (camp.), da a + barracca «baracca» (GSC).

abbarraccamentu «bivacco», da abbarraccai.

abbarrada «fermata, sosta, stasi», da abbarrare/ai.

abbarradóriu, abbarradorzu «luogo di sosta», da abbarrare.

abbarrare, abarrai «restare, rimanere, sostare, fermarsi» (log., camp.); andai abarra-abarra «soffermarsi di tanto in tanto nel camminare» (imperat. iterato come avverbio); probabilm. da connettere – non derivare – col tosc. barrare «chiudere con una barra, sbarrare», che sembra derivato da un lat. parlato *barra (DELI) (M.P.). Vedi abbá!

abbarrigare «calcare, comprimere, premere», da barriare «caricare» incrociato con abbattigare «calpestare» (DES I 307).

abbarzare «fare i solchi», da abbarzu, abbáriu «solco acquaio» (DES I 38).

abbasanta «acquasanta, acqua benedetta»; (Ittiri e Sennori) «coccinella» (perché, toccata, distilla una goccia di liquido giallo); ghettare s’abbasanta «gettare l’acquasanta» (detto di chi entra in una casa altrui e ne ne va subito senza alcun riguardo per i padroni); (Orgosolo) s’abbasanta a fulqone i ti ghèttene «che ti spruzzino l’acquasanta col forcone!» (nel tuo funerale; imprecazione); deriva dal lat. eccl. aqua sancta (DES I 38). Vedi acuasanta, acusantera, aguardenteri.

abbasantera «acquasantiera, pila dell’acqua benedetta», rifatto sul corrisp. ital. (DES I 38). Vedi acuasantera.

abbasattu «maltrattamento, massacro, scempio, strage», di origine ignota (DES I 38).

abbascu (m.) «pioggia forte e insistente», forse da abba «pioggia» incrociato con l’ital. piovasco (M.P.).

abbasolare «diventare maturo e tondo» (detto del grano), (Orgosolo) «intontire», da a + basolu «fagiolo».

abbassiada «calata, discesa», «atto dell’abbassare», da abbassiare. Vedi ab(b)asciada.

abbassiare, ab(b)asciái «abbassare, ribassare, diminuire», «scendere, calare», (rifl.) «piegarsi, umiliarsi» (log., camp.), da a + bassu, básciu «basso».

abbastántzia «abbastanza» (avverbio), dal corrisp. ital.

abbastare, abbastai «bastare, essere sufficiente», «portar giù, arrivare» (log., camp.); (Nùoro) e abbastare diat! «come se non bastasse!»; si dd’abbastat s’ánimu «se ne ha il coraggio»; da a + bastare (DES I 185 inesatto).

abbastu «rifornimento, provvista», «sufficienza, abilità, coraggio», dal catal. abast, spagn. abasto (DES I 38).

abbathiqare «calpestare, premere, pressare, pigiare, maltrattare, sbattere» (Orgosolo), da a + catticare «calpestare». probabilm. incrociato con l’ital. battere.

abbathu, abbattu (m.) «acqua miele» (specie di sapa ricavata dal lavaggio dei favi pressati), da abba «acqua» col suff. lat. -aceus (LS 344; DES I 35).

abbatiza, (Dorgali) abbaduza (f.) «siero delle bolle e delle ferite», dal lat. aquatilia (DES I 38).

abbatóriu, abbatógliu, abbadóriu, abbadorju, abbadorzu «abbeveratoio», dal lat. aquatoriu(m) (DES I 38; ONT 31).

abbatrina (Bitti), abbadrinu/a (log.) «acquitrino, pantano», da un lat. *aquatrinu(m) (M.P., LCS I 94). Vedi brátina.

abbattaos (m. plur.) «frittelle» (Nùoro), lettlm. «sbattuti», da abbattare.

abbattare, abbattinare «sbattere le uova oppure la farina in un liquido», «agitare, frullare, pestare, sguazzare», (Orgosolo) abbattare «ansare, respirare affannosam.»; probabilm. dal corrisp. ital. incrociato con abba «acqua» (M.P.). Vedi abbattu.

abbattare², battare «pattuire», da a + battu, pattu «patto» (DES II 236).

abbattazare «infastidire» (Lodè), iterativo di abbattare.

abbatticare, abbattihare, abbattigare «calpestare, premere, pressare, pigiare, maltrattare, sbattere», da a + cattigare, catticare «calpestare» probabilm. incrociato con l’ital. battere (M.P.). Vedi accattigare, catticare.

abbatticollare «domare, vincere» (Orgosolo), da a + batticollu «sbattimento, maltrattamento».

abbattilare «farsi duro, comprimersi» (della lana e del lino), «abbatuffolare, rattoppare», da a + báttile «tappetino sottosella», «cencio» (DES I 188).

abbattíre «abbattere», (fig.) «umiliare», dallo spagn. abatir (DES I 187).

abbáttiri «abbattere» (camp.), dal corrisp. ital. (DES I 187).

abbattu «pasticcio»; a bell’abbattu! «che bel pasticcio!»; «che gran meraviglia!» (ironicam., Nùoro); a bell’abbattu «chi lo sa, non si sa»; a bell’abbattu chi… «scommettiamo che…», «è da vedere se»; da abbattare (M.P.).

abbatzinare «abbacinare, far girare la testa, maltrattare», dal corrisp. ital. (DES I 39). Vedi batzinedda.

abbau! interiez. primitiva che si usa quando si ode una affermazione esagerata (DES I 39).

abbauccadu-a «distratto, intontito, smemorato, stordito-a», probabilm. dal catal.-spagn. embaucar «allucinare» (DES I 36). Vedi imbauccare.

abbaunzare «pasticciare con l’acqua, con un liquido o con un cibo, imbrattare, intorbidare, sporcare», da abbunzare «pasticciare con l’acqua» incrociato con abba «acqua» (DES I 43 confuso). Vedi abbattare.

abbebbereccare «intontire, sbalordire, stralunare, trastullare» (anche rifl.), vocabolo fonosimbolico probabilm. influenzato dallo spagn. embelecar «imbrogliare». Vedi (im)bebbereccare.

abbeccu! «sì, proprio vero!», storpiatura ironica e beffarda di abberu! «davvero!» incrociato con beccu «becco, cornuto» (M.P.).

abbedda, abbichedda, abbighedda «acquetta, pioggerella», dimin. di abba «acqua, pioggia».

abbeffare «beffare, deridere, dileggiare», deriva da a + beffare «beffare, prendere in giro», a sua volta dal corrisp. ital. o dal catal. befar.

abbelare, abbeliare «velare, abbacinare, stordire», (rifl.) «invaghirsi», da a + belare² «velare, coprire di un velo» (DES I 39). Vedi abbéliu, abbelu, abberelare, imbelare.

abbelau-á «distratto, stordito-a, a bocca aperta» (Orgosolo), partic. di abbelare «velare, abbacinare.

abbelenare «avvelenare»; s’abbelenare su sámbene «avvelenarsi il sangue»; da a + belenu «veleno» (M.P.). Vedi abbenenare, avvelenare.

abbéliu (m.) «splendore, meraviglia» (Orgosolo), deriva da abbelare «velare, abbacinare, stordire», a sua volta da a + belare, velare «velare, coprire di un velo».

abbelleddu «adagino» (avverbio), dimin. di abbellu.

abbellire, abbelliri «abbellire» (log., camp.), dal corrisp. ital. Vedi imbellire/iri.

abbellu «adagio» (avverbio); abbellu-abbellu «adagio adagio, pian pianino» (cfr. ital. bel bello «adagio adagio»); da a + bellu «bello».

abbelqau-á «fradicio, inzuppato d’acqua, fangoso-a» (Orgosolo), forse da a + velqu-a «vecchio, fradicio, marcio-a» (M.P.).

abbelu «l’atto di guardare come uno scimunito», da abbelare (DES I 39).

abbenenare «avvelenare», da a + benenu, venenu «veleno». Vedi abbelenare, avvelenare.

abbengalare «sbalordire, stordire», forse dall’ital. bengala «fuoco d’artificio» (che abbaglia e stordisce) (DES I 39). Vedi abbengare.

abbengare «sbalordire, stordire»; abbengadu-a «pazzo, scemo»; probabilm. formazione regressiva da abbengalare (DES I 39).

abbengu «stupore», da abbengare (DES I 39).

abbenta(d)u-a «avventato-a», dal corrisp. ital. (DES I 40).

abbentada «ventata, puzza», «idea improvvisa», da abbentare² (DES II 570). Vedi abbentu².

abbentadittu-a «flessibile, pieghevole» (detto di albero), da abbentare².

abbentadura, abbentamentu «avventatezza», «stordimento», dal corrisp. ital. (DES I 40) con cambio di suff.

abbentare, ab(b)entai (rifl.) «baloccarsi, trastullarsi, perder tempo, stordirsi, instupidire, sbalordire, essere smemorato» (log., camp.), dall’ital. avventato (DES I 40). Vedi appentare.

abbentare² «esporre all’aria, asciugare al vento, respirare», (rifl.) «piegarsi al vento»; giugher sas ancas abbenta-abbenta «avere le gambe che si piegano» (imperat. iterato come avverbio); da a + bentu «vento» (DES II 570). Vedi abbentadittu, abbentu².

abbentau-á «sbadato, sventato, svampito-a, assente» (Orgosolo), partic. di abbentare.

abbentinnare, abbintinnare «contrassegnare il manto del bue o del cavallo», «individuare un animale in base al suo contrassegno», vedi agghentinare.

abbentrare, abbentrustare (rifl.) «rimpinzarsi di cibo, fare una scorpacciata», da a + bentre «ventre» (DES I 195). Vedi abbrentare.

abbentu «trastullo», «sbalordimento», «sbadataggine, sventatezza», da s’abbentare «trastullarsi». Vedi appentu.

abbentu² (m.) «ventata, puzza», da abbentare². Vedi abbentada.

abbenzare, aenzare, enzare «trovare difetti in una persona, spregiarla, parlarne male», da abbenzu, aenzu, enzu.

abbenzinadu «brillo, mezzo ubriaco», da a + benzina «benzina», (fig. e per scherzo) «vino» (DES I 195).

abbenzu, aenzu, enzu «difetto fisico o morale, debolezza, macchia», dal lat. ingeniu(m) (DES I 644). Vedi irghenzu.

abberanare «venire della primavera», da a + beranu «primavera». Vedi imberanare.

abberare «appurare, raggiungere una conoscenza», (rifl.) «avverarsi, realizzarsi», da a + beru «vero». Vedi avverai.

abberbadore «operatore di atti di magia contro uno». Vedi iscutitore a berbos.

abberbare, abbrebare, abbrebai «ammaliare con parole magiche, fare incantesimi» (log., camp.), da a + berbu, brebu «parola magica». Vedi abbervare.

abberbereddare sos ojos «spalancare gli occhi per sorpresa o stupore» (Bonorva), probabilm. da a + verberare «battere (le ciglia)».

abbercheddare (rifl.) «rimpinzarsi di cibo o di vino», probabilm. da a + berchedda «uccellino implume» (che ha necessità di essere imboccato) (M.P.).

abberelare «stare a bocca aperta, stupefarsi» (Posada), forse iterativo di abbelare (DES I 39).

abberguare, aberguare «accertare, appurare, verificare», vedi averiguare.

abberriare «gridare, urlare», dallo spagn. berrear (DES I 40).

abbertigheddare «abbacchiare, battere con una pertica», da a + bértiga, bértica «pertica» (DES II 250).

abbertudare (rifl.) «invigorirsi, risvegliarsi», da a + virtude «virtù» (DES II 580). Vedi ijvelthudare.

abberu, aberu «davvero»; abber’abberu, abberueru «sì, proprio davvero» (anche in senso ironico); da a + beru «veramente». Vedi abbeccu!

abberumía «in verità mia», da abberu + mia (DES I 198).

abbervare «brontolare, mugugnare», (log.) «ammaliare con parole magiche, fare incantesimi» (Orgosolo), da a + bervu, berbu «parola, parola magica». Vedi abberbare.

abbessiare «correggere, educare», (rifl.) «fare una cosa alla meno peggio»; dall’ital. avvezzare (DES I 199). Vedi bessu.

abbèttia, abèttia «bizza, capriccio, ripicca, stizza, ostinazione, collera, arroganza», da abbettiare (DES I 40). Vedi bèttia.

abbettiare, ab(b)ettiái «far adirare, stizzire», «altercare, litigare», da a + bettiare. Vedi ab(b)éttiu.

abbettiosu, abettiosu-a «caparbio, ostinato, ritroso-a», da abbettiare/ai (DES I 40). Vedi bettiosu.

abbéttiu, abéttiu «alterco, diverbio», da abbettiare/ai «altercare».

abbiatzai, abiatzai «ravvivare, rinvigorire» (camp.); su maládiu est abbiatzendi «il malato si sta riprendendo»; da a + biatzu «vivace» (DES I 201). Vedi imbiatzai.

abbiatzu mannu! lettlm. «vitale assai!, vita lunga!» (augurio), da biatzu «vivace» + mannu «grande» (DES I 201).

abbibare, abbi(v)are, ab(b)ivai «avvivare, ravvivare» (log., camp.), da a + bibu, biu, vivu «vivo» (DES I 212). Vedi abbibiare, avvivare/ai.

abbibbirinare, abribiddai (rifl.) «accovacciarsi, rannicchiarsi, piegarsi sulle ginocchia per defecare, sedersi sui talloni» (log., camp.), da a bibbirinos «ginocchioni». Vedi appimpirinare.

abbibiare «osservare, far notare, avvertire» (log. sett.), da abbibare «(r)avvivare» (M.P.).

abbiccappare «faccia a faccia», da a + biccu «becco, muso» + pare «pari» (DES I 203).

abbiccoccai «traballare della trottola, librarsi dell’aquilone» (camp., GSC), probabilm. vocabolo onomatopeico.

abbichedda, abbighedda «acquetta, acquerugiola, pioggerella, spruzzaglia», dimin. di abba. Vedi abbitta.

abbiddiái, abiddiái (rifl.) «satollarsi» (camp.), da a + bíddiu «ombelico».

abbiddinare «intontire, stancare mentalmente, indebolire» (Orgosolo), corrisponde al log. abbaddinare «far venire il capogiro», da a + baddine «vertigine».

abbiddiritzai, ab(b)idditzirai (rifl.) «congelarsi, aggranchiarsi dal gelo», «irrigidirsi, intirizzire» (camp.), da a + biddía «gelata» (DES I 203). Vedi biddítziri.

abbidentamente «a bella posta, ad arte, volontariam.» (Orgosolo), probabilm. dall’ital. avvedutamente.

abbíder(e) (rifl.) «avvedersi, accorgersi», da a + bídere «vedere» (DES I 41).

abbidessi, abbissi = a bi(d)er si «a vedere se» (locuzione interrogat. indiretta), «per il caso che». Vedi bíder(e).

abbidradu-a «invetrito-a» (detto degli occhi), da a + bidru «vetro» (DES I 205).

abbieristo = a bier isto «sto a vedere» (Nùoro).

abbiffacche «focaccia» vedi biffacche.

abbigai «abbicare, far le biche», «accatastare, ammontichiare» (camp.), da a + biga² «bica» (DES I 205).

abbigare «appoggiare», variante di abbrigare «stare a ridosso» (DES I 42).

abbigu «appoggio», variante di abbrigu «ridosso» (DES I 42).

ábbila, áb(b)ile, ábbili «aquila, uccello rapace in genere» (log., camp.), dal lat. aquila (DES I 41). Vedi abbiloni, áchila.

abbiladu, ambiladu «guidalesco guarito di una bestia sul quale sono nati peli bianchi», probabilm. da a + pilu «pelo» (DES II 266).

abbilandrare «impastoiare una bestia», «recingere una piantina con spine», da a + bilandra «pastoia» (M.P.). Vedi acchilandrare, ammilandrare, appilandrare.

abbilantzare «bilanciare, regolare» (anche rifl.), da a + bilantza «bilancia».

abbilastru «aquilastro», «gheppio», «sparviero», «uccello rapace in genere», dal lat. *aquilastru(m) (DES I 41).

ábbile «abile, capace, valente, idoneo-a», dal corrisp. ital.

ábbile², ábbili «aquila», vedi ábbila, ábile.

abbillai, abillai (rifl.) «accorgersi» (camp.), da a + billai «vegliare» (DES I 213). Vedi abbizare.

abbillu, abillu-a «sveglio-a», da abbillai (DES I 213).

abbiloni (m.) «aquila anatraia ed altre aquile» (camp.); abbiloni de ossu «avvoltoio» (Ulassai); accresc. di ábbila «aquila» (DES I 41). Vedi achiloni.

abbimisonare «gonfiare, intumidire» (come il pane lievitato), da a + bimisone, chimisone «lievito del pane d’orzo». Vedi agghimisonare.

abbinadorzu «bastone per girare il torchio del vino» (log.), da a + binu «vino».

abbinatta(d)u, abbinatzatu «avvinazzato, alcolizzato», dal corrisp. ital.

abbinatu, abbina(d)u «avvinazzato», da a + binu «vino» (DES II 578).

abbiorare «avvivare, ravvivare», da a + biu «vivo» (DES I 212).

abbirgonzare «svergognare, incutere vergogna, caricare di improperi», da a + virgonzare, birgonzare «vergognare» (DES II 579-580).

abbirintu, abberintu «imbroglio, tranello» (DitzLcs), dall’ital. labirinto «edificio del tranello», con la deglutinazione del supposto artic. determinativo, cioè male interpretato come *l’abirinto (M.P.).

abbirtudare, abbertudare «rinvigorire, riprendersi», da a + birtude «virtù».

abbisa-abbisa «indovinello», lettlm. «avvisa-avvisa!», imperat. iterato di abbisare² «inventare, indovinare» (DES I 41).

abbis-abbis «(carne cotta) al sangue», dal lat. sanguis «sangue» (= *s’anguis) incrociato con abba «acqua» (M.P.).

abbisare, abbisai «avvisare, avvertire» (log., camp.), dal corrisp. ital. Vedi abbisu, abisione.

abbisare², abbizare, ab(b)isai (rifl.) «accorgersi, ritenere», «inventare, indovinare», dall’ant. ital. avvisare «avvedersi, pensare, ritenere» (DES I 41). Vedi abbisoca, abbisu², bisu.

abbisciare «piovere a catinelle, inzuppare», da abbísciu. Vedi abbussare.

abbísciu, abbíssiu, abbisciada «acquazzone», dall’ital. dial. abbisso «grande quantità», incrociato con abba «acqua». Vedi abbúsciu.

abbiseri, abiseri «inventore di frottole, macchinatore di mali», «individuo ingegnoso, volitivo» (camp.), da abbisare² «inventare, indovinare» (DES I 41).

abbisoca «(mi) sembra che», da abbiso ca «penso che», da abbisare² «accorgersi, ritenere» (DES I 41).

abbisongiái, abbisonzare «bisognare, essere necessario» (camp. e log.), vedi bisongiái.

abbisongiosu-a «bisognoso-a, bisognevole», da abbisóngiu.

abbisóngiu «bisogno, necessità» (camp.); tenni abbisóngiu «avere bisogno, essere in povertà»; non c’esti che s’abbisóngiu po fai bissiri sa bèccia a curri «non c’è che la necessità per costringere la vecchia a correre»; vedi bisóngiu (DES I 210).

abbistare «avvistare, scorgere, guardare» (Orgosolo), probabilm. dal corrisp. ital.

abbistesa «avvedutezza, accortezza», da abbistu.

abbistu, abistu-a «avveduto, accorto, furbo, scaltro-a», dall’ital. ant. avvisto (DES I 44).

abbisu «avviso, avvertimento», dal corrisp. ital. Vedi abbisare.

abbisu², abisu «avviso, parere», «invenzione, macchinazione» (sost.); dd’anti scobertu abbisus cant’at fattu «hanno scoperto quante macchinazioni ha fatto»; (avverbio) «mi pare, forse»; abbisu meu, abbisu meu chi «a mio avviso», «mi sembra che», dal corrisp. ital. (DES I 41). Vedi abbisare², avvisu, bisu.

abbitta «acquetta, acquerugiola, pioggerella, spruzzaglia», dimin. di abba (DES I 35). Vedi abbichedda.

abbitte? «perché?», vedi additte?, agghitte?.

abbittu, abitu (m.) «abitazione, dimora», (Orgosolo) «permesso dato ad un giovane di frequentare la casa della fidanzata», dall’ital. abitare.

abbituperiare «arrecar molestia, travagliare» (Dorgali), agguttiperare «rimproverare» (Nùoro), dall’ital. vituperare «rimproverare».

abbitupériu «fastidio, lavoro faticoso, travaglio» (Dorgali), agguttiperu «rimprovero» (Nùoro), dall’ital. ant. vitupero «vituperio» (M.P.). Vedi guttiperu.

abbizare, abbizai (rifl.) «avvedersi, accorgersi», vedi abbisare² (DES I 41, erra in I 213). Vedi abbillai.

abbizare² «vegliare, svegliare, stare all’erta», da a + bizare, vizare «vegliare» (il DES I 213 confonde).

abbizosu, abbizósicu-a «accorto, avveduto-a, vigile» (detto anche di cane dall’orecchio o dall’odorato fine), da abbizare.

abbizu (m.) «veglia, vigilanza, accortezza», da s’abbizare «accorgersi» (DES I 213).

abblandare, ab(b)landai «ammorbidire, render soffice, raddolcire», (rifl.) «calmarsi», dallo spagn. ablandar (DES I 213). Vedi abbrandare, blandu.

abboái, aboái «bruciare le stoppie per concimare il terreno» (camp.), vedi abbuái.

abboáu, aboáu; lori ~ «frumento afato», (fig.) «immaturo-a», partic. di ab(b)oái.

abbobboare «spaventare, confondere con voci» (Orgosolo), vocabolo fonosimbolico.

abbobboroddau-ada «panciuto-a, dal ventre gonfio», da a + bor(r)odda «pancia, ventre» (DES II 279).

abbocau «avvocato» (Nùoro), dallo spagn. abogado oppure dal corrisp. ital. Vedi abogau, avvocadu.

abbochinare, abboghinare, abboxinai «vociare, gridare, urlare, chiamare gridando, schiamazzare, sgridare» (centr., log. e camp.), da a + bochinare «vociare».

abboddettare «crescere precocemente, prosperare», da a boddettu «a sazietà» (DES I 582).

abboddettu «sviluppo precoce, rigoglio, crescita», da abboddettare.

abboffettare, ab(b)offettai «schiaffeggiare» (log., camp.), dallo spagn. abofetar (DES I 215). Vedi boffettada.

abbojare «prendere appuntamento» (Bitti), da a + bojare «incontrare» (DES II 181). Vedi addobiare.

abbolicosu-a «imbroglione-a», variante di imbolicosu (M.P.; erra il DES I 41).

abbolojare «mescolare, sconvolgere», probabilm. da a + bulizare «mescolare» (DES I 238). Vedi buliare, buluju.

abbolottare, abbolottai «perturbare, scompigliare, sconvolgere», «nauseare» (log., camp.), vedi alborot(t)ai, aggiolottare, isbolottiare.

abbolottu «disordine, confusione, scompiglio, tumulto, baruffa», «nausea», da abbolottare. Vedi abbulottu, aggiolottu, alborot(t)u, avalotu.

abbombiái, abombiái «bombardare», «tirar scorregge», da a + bombiái/are (DES I 217).

abbonamentu (m.) «composizione di una vertenza», deriva da abbonare.

abbonamentu² «abbonamento, messa in conto», dal corrisp. ital.

abbonantzai, abonantzai «calmare, placare, rabbonire» (camp.), da a + bonantza «bonaccia».

abbonare «comporre una vertenza per un danno causato», da a + bonu «buono».

abbonare², abbonai² «mettere in conto, accreditare» (log., camp.), dallo spagn. abonar (DES I 41). Vedi abbonu.

abbonare³, abbonai³ «abbonare, condonare, ridurre un conto o credito» (log., camp.), dal corrisp. ital.

abbonare4, abbonai4 «abbonare, prendere o dare l’abbonamento» (log., camp.), dal corrisp. ital.

abboniái, abboniri «abbonire, placare» (camp.), da a + bonu «buono» (DES I 218).

abbonu (m.) «cauzione, malleveria», dallo spagn. abono (DES I 41). Vedi abbonare/ai.

abbonu² «abbuono», dal corrisp. ital.

abbonu³ «compenso per una vertenza composta» (Orgosolo), deriva da abbonare.

abbonusóu «a sé, in suo potere, lasciato libero», (plur.) abbonissoro (log.); da a + bonu «buono» + sou «suo», issoro «loro» (DES I 218).

abbonzu «annacquamento, gettito d’acqua, innaffiamento», da abbare «innaffiare».

abboqinare «gridare» (Orgosolo), deriva da a + bochinare «vociare», a sua volta da un lat. *vocinare.

abbordai «ricamare» (camp.), da a + bordai (DES I 228). Vedi abbrodai.

abborrescimentu, ab(b)orressimentu «aborrimento», «ripugnanza», dallo spagn. aborrecimiento (DES I 42).

abborrèsser(e), abborrèscher(e), ab(b)orrèssi(ri), ab(b)orrèsci(ri) «aborrire, avere in odio» (log., camp.), rispettivam. dallo spagn. aborrecer e dal catal. aborrexer (DES I 42).

abborréssi(d)u, abborrésciu-a «aborrito, detestato, depravato, svergognato-a», dallo spagn. aborressido (DES I 42).

abborrigada (f.) «cattivo scherzo, sbaglio, sproposito», dallo spagn. borricada, catal. burricada (DES I 244). Vedi burrigada.

abborrimentu, abburrimentu «aborrimento», dal corrisp. ital. (DES I 42).

abborrire, abburrire «aborrire, detestare», dal corrisp. ital. (DES I 42; LCS I 97).

abborroqinare «gridare forte, urlare» (Orgosolo), da a + borrighinare «ragliare», a sua volta da burriccu «asino». Vedi qorroqinare.

abborticare, abbortixare «disseccare, inaridire, diventare rigido», da a + forticu, bortixu «corteccia di sughero». Vedi irborticare.

abborticau-ada «intorpidito, indolenzito-a» (nuor.), partic. di abborticare.

abbortzai «chiedere e dare complicità» (Cagliari, GSC), «circuire, abbordare» (camp.), probabilm. dall’ital. abbozzare (M.P.).

abboscas «per poco non», «sta di fatto che», vedi abosca, posca(s), daboscas.

abbosu-a «acquoso, sugoso-a» (detto particolarm. di frutta), dal lat. aquosus (DES I 42). Vedi acuosu.

abbotzicare «gridare, chiamare» (Lodè), dall’ital. vociare.

abbovare «fare un discorso sconclusionato» (Dorgali); abbovai «ingannare, intontire, burlare», variante di imbovai.

abboxinai «vociare, gridare, urlare, chiamare gridando, sgridare» (camp.), vedi (ab)bochinare.

abbrabai «metter radici, abbarbicare» (camp.), da a + braba, barba «barba» (erra chiaram. il GSC dando il significato di «germogliare»). Vedi barbai.

abbrabballai, abbrebbebai «istupidirsi, stare a bada», «ciondolare» (rifl.) (camp. rust., GSC), vedi abbarballai, brab(b)allu.

abbrabiái (rifl.) «farsi la barba» (camp.), vedi abbarbiái, brabiái.

abbrabugliái, abbrebugliái «proferire parole confuse, borbottare, brontolare» (camp.), da a + brabugliái, barbugliái.

abbraccare «rallentare, calmare, calmarsi (del vento o del dolore)» (log. sett.), vedi abbaccare.

abbracciái «abbracciare» (camp.), dal corrisp. ital. (DES I 37). Vedi abbratzare/ai, imbrassai.

abbraghettare «abbottonare i calzoni», da a + braghetta «braghetta».

abbrajare «ridurre in bragia», da a + braja, brággia «bragia» (DES I 224).

abbramai, abbramiri, abbramire «bramare, anelare», da a + bramai/are (DES I 222). Vedi isbramire.

abbrami(d)u-a «avido, goloso-a», partic. di abbramire.

abbramidu, abbramíu-a «bramoso, avido-a», da abbramire/iri. Vedi brami(d)u.

abbramire «bramare, anelare, essere avido», dal corrisp. ital.

abbrancare, abbranchiare, abbrancai «abbrancare, afferrare, stringere con forza», «graffiare» (log., camp.); s’ant abbrancau tottu «si sono rubati tutto»; da a + branca «branca, artiglio» (DES I 223). Vedi affranc(hi)are.

abbranchiada «presa, atto dell’afferrare oppure del graffiare», da abbranc(hi)are.

abbranconare «afferrare con un gancio, agganciare», frequentativo di abbrancare.

abbrandalai «fermarsi oziosamente» (barb. merid.), da a + bandulai «vagabondare» (M.P.).

abbrandare, abbrandai «attenuare, calmare, lenire, mitigare, blandire» (log., camp.), dallo spagn. ablandar (DES I 213). Vedi abblandare.

abbratzare, ab(b)ratzai «abbracciare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 225). Vedi abbracciái, imbrassai.

abbratzata, abbratzada «abbracciata» (sost.), da abbratzare. Vedi bratzata.

abbratzu, ab(b)rátzidu «abbraccio», dal corrisp. ital.

abbraulare «imbrattare», probabilm. dall’ital. imbrodolare con cambio di prefisso (DES I 228).

abbrebadora «fattucchiera», da abbrebare/ai (DES I 196).

abbrebare, abbrebai «ammaliare con parole magiche, fare incantesimi» (log., camp.), vedi abberbare, abbrebugliái.

abbrébiu «parola magica, incantesimo» (camp.), da abbrebai. Vedi brebu.

abbrebugliái, ab(b)rebulai «proferire parole confuse, borbottare, brontolare», vedi abbrabugliái (probabilm. incrociato con abbrebai «pronunziare parole magiche»).

abbredduladu-a «frugolo, giocherellone, sventato-a», da abbréddulu.

abbréddulu «trastullo, ninnolo, aggeggio», probabilm. formazione fonosimbolica e scherzosa (DES I 42).

abbrembare «rassomigliare», da a + membru «membro», mermos «lineamenti» (DES II 103). Vedi abbrembicare, brembihare.

abbrembicare «fare osservazioni, notare» (in tono di rimprovero) (Bitti), da a + brembihare «afferrare un concetto» (M.P.).

abbrembu (m.) «rassomiglianza», da abbrembare.

abbrengulare «trastullare, carezzare», forse dal piem. bricòla «gioco del trucco al bigliardo» (DES I 42). Vedi briccola.

abbréngulu «trastullo, carezza», da abbrengulare.

abbrentai (rifl.) «incurvarsi, contorcersi» (del legno non stagionato) (camp.), da a + brenti «ventre» (DES I 195).

abbrentare (rifl.) «rimpinzarsi di cibo, fare una scorpacciata», da a + brente «ventre» (DES I 195). Vedi abbentrare, imbrentai.

abbrentosicare, abbrentusinare «buttare nel ventre, fare una scorpacciata, rimpinzarsi», scherzoso e iterativo di abbrentare.

abbricare «dare il vitello alla vacca perché poppi», da a + bricu «vitello».

abbrícchiu, abbríttiu «risultato di un’operazione», «inventiva» (camp., GSC), di origine ignota.

abbrichilare «mettere i vitellini nel loro recinto» (centr.), da a + brichile, bigrile «recinto per vitellini».

abbrigadura «arroventatura», da abbrigai.

abbrigai «arroventare, infuocare» (camp.), vedi arbigai.

abbrigare, abbigare «stare a ridosso, ripararsi dalla pioggia o dal vento», dallo spagn. abrigar (DES I 42).

abbrigu, abbigu, abríu «ridosso, riparo, ricovero», «coperta, manto», dallo spagn. abrigo (DES I 42).

abbrincai «afflosciarsi delle gambe dei cavalli e anche degli uomini quando camminano» (camp.), variante di affrincai incrociato con brincai «saltare» (DES I 59, 226).

abbrítzias, abrítzias «strenne» (plur.), vedi albrítzias.

abbroadu-a «brodoso-a», «scimunito-a»; conca abbroada «testa piena di brodo», partic. di abbroare.

abbroare (rifl.) «diventare barlaccio» (dell’uovo), da a + brou «brodo» (DES I 228).

abbrodadura, abrodadura (f.) «ricamo», da abbrodai.

abbrodai, abbrorai «ricamare» (camp.), da a + brodai (DES I 228). Vedi abbordai.

abbroddiare (rifl.) «guastarsi con uno», dallo spagn. embrollarse «inimicarsi» (DES I 42). Vedi abbruddare, ampruddiare, imbroddare.

abbroddihare «diventare flaccido» (Dorgali), da a + brodde «flaccido».

abbroffodda(t)u-a «gonfio, corpacciuto-a» (centr.), da a + broffoddu «gonfio, gonfiore». Vedi ammorfoddare.

abbrontare «diguazzare, sguazzare, ridurre a pantano» (log. sett.), di origine ignota (DES I 42).

abbroqare «seminare in buchi fatti con un piolo» (barb.), da a + broqu, broccu «piolo» (DES I 227).

abbrossare «germogliare» (Nùoro), da a + brossa «germogliame».

abbrubuddai, abrubuddai «zampillare, gonfiarsi, traboccare, sboccare», «gorgogliare» (camp.), da a + brubuddai.

abbruddare, ab(b)ruddai (rifl.) «corrucciarsi», «guastarsi con uno» (log., camp.), variante di abbroddiare (DES I 42). Vedi brudda.

abbruffulai «gonfiarsi della polenta o del semolino quando sono al fuoco» (camp.), vocabolo imitativo (DES I 229). Vedi bruffulare.

abbrumadu-a, barca ~ «barca forata dalla teredine», da a + bruma «teredine» (DES I 229).

abbruncada «cozzata, urto», da abbruncare².

abbruncare, abbrunchiare, arruncare, irruncare, abbruncai «incespicare» (log., camp.), da a/in + bruncu «sterpo», ma confuso con abbruncare² «urtare» (M.P.). Vedi abbruncu, imbruncare.

abbruncare², abbrunchiare, abbruncai² «prendere in bocca con avidità, abboccare», «dare un ceffone», «incontrare faccia a faccia, cozzare, urtare», (fig.) «rintuzzare», (rifl.) «imbronciarsi» (log., camp.); est abbruncau cun tui «è imbronciato con te»; deriva da a + bruncu² «ceffo, muso», ma viene confuso con abbruncare «incespicare» (M.P.). Vedi sbruncai.

abbrunchiare «stringere il bestiame in uno spazio ristretto» (Orgosolo), deriva da a + bruncu, fruncu «ceffo, muso».

abbrunchilare, affrunchilare «mettere il morso», da a + brunchile «morso». Vedi imbrunchilare.

abbruncu, abbrúnchidu «impedimento, urto», da abbruncare «incespicare» e abbruncare² «urtare» confusi tra loro.

abbruscare, abbruschiái «abbrustolire, bruciacchiare»; pani abbruschiáu «pane abbrustolito, tostato»; dal tosc. abbruscare (GDLI; DES I 42 inesatto).

abbruschiadura «bruciacchiatura», da abbruschiare/ai.

abbrussare «tastare il polso», da a + brussu «polso». Vedi abburtzai.

abbrutzesu «miserabile, pitocco», dall’ital. Abruzzese (gli Abruzzesi erano conosciuti nell’Italia centrale come pastori, venditori di castagne e zampognari).

abbruverare «annientare», (rifl.) «rendersi ubriaco fradicio», da a + brúvera, brúvura «polvere da sparo».

abbruvuddare «gonfiare», (rifl.) «rimpinzarsi», vedi abburvuddare, abburbuddare.

abbruxada «bruciatura, ustione» (camp.); donai un’~ «mancare a un impegno»; da ab(b)ruxai.

abbruxaderi, abbruxeri-a «bruciatore, diffamatore-trice» (camp., GSC), da ab(b)bruxai.

abbruxadori «bruciatore, incendiario» (camp.), da ab(b)ruxai.

abbruxadura «bruciatura», da ab(b)ruxai. Vedi brusiadura.

abbruxai, abruxai «bruciare, ardere» (anche fig.; camp.); abbruxai de callentura «bruciare dalla febbre»; da a + bruxai, brusiare. Vedi abbruxada, soddabbruxau.

abbruxori «bruciore, ustione, ardore», da ab(b)ruxai. Vedi brusiore.

abbuái, abboái «bruciare le stoppie per concimare il terreno» (camp.); lori abbuáu, abboáu «frumento golpato»; probabilm. variante di abburare «bruciacchiare» (DES I 43).

abbuái² «muggire dei bovini», da a + boi «bue» (camp.) (DES I 42).

abbuare (rifl.) «rifugiarsi nel proprio nascondiglio, intanarsi» (di animali), da a + buare (M.P.; erra il DES I 412).

abbubbiái «muggire dei bovini» (camp., Muravera), da a + boi «bue» con l’aggiunta di un elemento imitativo (DES I 42).

abbubburustare (rifl.) «accovacciarsi, rannicchiarsi» (Lodè), probabilm. iterativo di s’abbuare «intanarsi».

abbuccare, abbuccai «abboccare», «inclinare, rimboccare», «rimproverare» (log., camp.); abbuccai su lenzoru «rimboccare il lenzuolo»; su latti est abbucchendi «il latte sta traboccando» (perché bolle); da a + bucca «bocca» (DES I 234).

abbuccicconai «prendere a pugni» (camp.), da a + buccicconi «pugno».

abbucciuccai (rifl.) «rigonfiarsi, crescere in volume» (della pasta e del pane) (camp.), vedi abbusciccare (DES I 247).

abbudare «farsi folto, infoltire», «crescere in erba e non in spiga», da a + buda «sala palustre». Vedi abbudulare.

abbudatzare «guastarsi per la troppa umidità ed abbondanza», da a + buda «sala palustre».

abbuddada «scorpacciata», «stilettata, pugnalata nella pancia», da abbuddare/ai.

abbuddare, abbuddai (rifl.) «rimpinzarsi, gonfiarsi», «tenere il broncio, intristire» (log., camp.); s’abbuddare in lettu «poltrire nel letto»; da a + budda «intestino». Vedi isbuddare.

abbudegare, abbudregare, abbud(r)agare (rifl.) «rimpinzarsi», probabilm. da abbudare «infoltire» incrociato con s’abbuddare «rimpinzarsi» (DES I 236). Vedi budúsciu.

abbudronare, abbudruâi «metter grappoli» (log. e camp. rust.); (Mogoro) a coa abbudruáda «a coda dritta»; da a + budrone, butrone «grappolo» (DES I 248). Vedi aggurdonai, imburdonare.

abbudulare «ostacolare l’aratro» (detto del troppo fieno), da a + buda «sala palustre». Vedi abbudare.

abbuèra «nebbia, bruma, caligine, foschia», vedi buèra, bòrea (DES I 219).

abbuffare, abbuffai (rifl.) «abbuffarsi, ingozzarsi, riempirsi ingordamente di cibo» (log., camp.), dal corrisp. ital.  Vedi mangiuffai.

abbuffare² «gonfiare», (rifl.) «gonfiarsi, farsi grande, pavoneggiarsi», da a + buffare «soffiare» (DES I 237). Vedi imbuffare.

abbuffiare «redarguire, rimbrottare», dall’ital. ant. rabbuffare «dare un rabbuffo» (DES I 42).

abbugna, esser abbugna «esser bagnato», da abbugnare.

abbugnai «ammaccare, farsi bernoccoli» (camp.); su pippíu s’est abbugnau su fronti «il bambino si è fatto un bernoccolo sulla fronte»; da a + bugnai.

abbugnare «bagnare», probabilm. variante di abbagnare (DES I 175). Vedi abbugna, abbunzare.

abbugnare² «mettere nell’alveare», da a + bugnu² «bugno». Vedi imbugnare.

abbujare, abbuzare (rifl.) «rabbuiarsi, corrucciarsi», dall’ital. abbuiare (DES I 238). Vedi buju.

abbuliggiada «mescolanza, mescolio»; fai un’~ «fare una scorpacciata di cibo o di sonno», da abbuliggiái, abbulizare.

abbulizare, abbuluzare, abbuliggiái «mescolare, sconvolgere, intorbidare l’acqua» (log., camp.); abbulizare faes e basolos «mescolare cose e idee disparate», cioè «fare di tutta l’erba un fascio»; abbuliggiái anche «gettarsi in un’azione», «riposare al calduccio, fare la pennichella»; deriva da a + bulizare «sconvolgere». Vedi abbuliggiada.

abbulizu, abbuluzu «sconvolgimento», da abbulizare, abbuluzare.

abbullinare sa pasta «ridurre la pasta a forma di bastone o bastoncino», da a + bullinu «lippa» (che è un bastoncino con le estremità appuntite)

abbulluccai «fare bolle», «prender vesciche sulla pelle» (camp.); s’ácua in su fogu est abbullucchendi «l’acqua sul fuoco sta facendo bolle»; sa pigotta abbulluccat sa facci «il vaiolo produce vesciche sulla faccia»; da a + bullucca «bolla, vescica».

abbulottare «perturbare, scompigliare, sconvolgere», «nauseare», vedi abbolottare, alborot(t)ai.

abbulottu «scompiglio, baruffa, tumulto», «nausea», da abbulottare. Vedi abbolottu.

abbultzonare «colpire, cozzare, produrre un bernoccolo», dall’ital. bolzonare «colpire». Vedi bultzone.

abbumbadura «gonfiatura, fermentazione», da abbumbare/ai.

abbumbare, abbumbai «infradiciare», (rifl.) «gonfiarsi» (detto della pasta e del seno delle ragazze» (log., camp.), vocabolo imitativo da confrontare con lo spagn. abombar «dare forma convessa» (DES I 43). Vedi bumbu.

abbumbare² «imbevere, impregnare, inzuppare»; (rifl.) «riempirsi di liquido, di vino, ubriacarsi»; da a + bumbare (DES I 240). Vedi bumbare, (ab)bumbu², imbumbare.

abbumbu «bombo, bevanda, vino bevuto in grande quantità, crapula nel bere», vedi bumbu², ambúa.

abbumbullai «produrre bolle» (camp.), da a + bumbulla «bolla» (DES I 233).

abbundante, abbundanti «abbondante» (log., camp.), dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. abundante. Vedi bundante.

abbundántzia, abundántzia «abbondanza», dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. abundancia.

abbundare, ab(b)undai «abbondare» (log., camp.), dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. abundar (DES I 43). Vedi abbundosu, bundare.

abbundiri «abbondare, accrescere, aumentare» (detto dei cibi in cottura) (camp.), dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. abundar con cambio di coniugazione (DES I 43). Vedi bundire.

abbundosu, abundosu-a «abbondante», da abbundare/ai.

abbunzare, abbunzeddare «pasticciare con l’acqua, con un liquido o con un cibo, imbrattare, intorbidare, sporcare», probabilm. variante di abbugnare «bagnare» (DES I 43 confuso). Vedi abbaunzare.

abbunzu «(il) pasticciare con liquidi», «sporcizia, untume», da abbunzare.

abbunzu² «bruscolo, fruscolo (nell’occhio)», «resta della spiga», da abbunzu «sporcizia» (M.P.; erra il DES I 43).

abbuqada «boccata, assaggio» (Orgosolo), da abbuqare.

abbuqare «abboccare, assaggiare, gustare», «chiudere un varco in un muru» (Orgosolo), da a + buqa «bocca».

abburare «abbrustolire, bruciacchiare, bruciare, abbronzare», dal tosc. ant. abburare (DES I 43). Vedi abbuái, bura.

abburbiáu-ada «inzuppato, fradicio-a d’acqua», da esser a búrbiu «essere grondante d’acqua». Vedi abburbuddare.

abburbuddare, abburvuddare, abbruvuddare, (ab)burbuddai «gonfiare», «gorgogliare», (rifl.) «gonfiarsi, rimpinzarsi» (log., camp.), da a + burbudda, burvuddu «bolla» (DES I 233; erra in I 241). Vedi abburbiáu, búrbiu.

abburdíu-a «rinsecchito, intristito-a» (Orgosolo), probabilm. da a + burdu « bastardo, spurio, selvatico-a», col significato esatto di «inselvatichito»

abburgare «entrare in acqua, bagnarsi» (Bitti), da a + burgu «pozza d’acqua».

abburrare, abburrigare (rifl.) «infangarsi, infilarsi nel fango o nell’acqua», dallo spagn. embarrar «infangare» (DES I 43).

abburrare² (rifl.) «avvolgersi in una coperta», «intricarsi», da a + burra² «coperta».

abburrésqiu-a «infastidito di ascoltare, annoiato, nauseato, pestato, saccheggiato-a» (Orgosolo), partic. di un *abborrèsqere (vedi orrèschere «schifare, rifiutare»), dal lat. ab + horrescere

abburrimentu «aborrimento», vedi abborrimentu.

abburrire «aborrire», vedi abborrire.

abburruntare «rimproverare», formazione onomatopeica da confrontare – non derivare – con gli ital. rimbrottare e brontolare (DES I 43).

abburthare «riempire la brocca immergendola nell’acqua» (Orgosolo), forse da a + burte «frittellina rigonfia, talvolta piena di ricotta dolcificata o sapa», «gonfiore»

abburtzai «tastare il polso», «afferrare», (fig.) «spremere danaro» (camp.); s’abogau l’at abburtzau beni «l’avvocato lo ha spremuto bene»; da a + burtzu «polso» (DES II 329). Vedi abbrussare, abbortzai, appurtzai.

abbusare, ab(b)usai «abusare» (log., camp.), (Goceano) anche «nascondere», cioè «togliere dall’uso»; dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. abusar (M.P.; il DES I 43 non lo riconosce).

abbuscau-á «imboschito-a, (terreno) ricoperto di bosco» (Orgosolo), da a + buscu «bosco»

abbusciccare, abbucciuccai (rifl.) «rigonfiarsi» (della pasta e del pane) (log., camp.), da a + buscicca, bussicca «vescica» (DES I 247).

abbuscinare (rifl.) «gonfiarsi», (fig.) «imbronciarsi», da a + buscinu, bussinu «borsell(in)o» (DES I 246).

abbúsciu «acquazzone», variante di abbísciu «acquazzone» (DES I 41).

abbusercare «gonfiarsi per malattia», «rimpinzarsi» (Lodè), a + buserca «pancia, ventre» (M.P.). Vedi isbusercare.

abbussare «irrigare i terreni», variante di abbisciare «inzuppare» (DES I 41).

abbusseddare (rifl.) «gonfiarsi» (Orgosolo), deriva da a + bussedda «borsetta»

abbussiare «appropriarsi di qualcosa» (Orgosolo), da a + bussa «borsa», «portafoglio»

abbussicconare, abbuseddare (rifl.) «gonfiarsi, gonfiarsi per malattia» (Lodè), da a + bussica «vescica» (M.P.).

abbusuddare (rifl.) «imbronciarsi, intristirsi» (Orgosolo), da a + busuddu «ammasso rigonfio»

abbuttare «lanciare, tirare», da a + buttare.

abbutticassare «pestare di botte» (Orgosolo), sembra una variante di abbuttinare incrociato con cassa «cassa»

abbuttinare «calpestare, investire, travolgere, picchiare, sporcare», «danneggiare, rovinare, disonorare», lettlm. «calpestare con le scarpe», da a + bottinu «scarponcino» (M.P.; erra il DES I 39).

abbuttinu «urto, investimento, guasto», da abbuttinare (DES I 39).

abbuttonare, abbuttonai «abbottonare», «germogliare» (log., camp.), dal corrisp. ital. o dallo spagn. abotonar.

abbuttonau-á «abbottonato-a» (anche in senso figurato di «muto, taciturno-a») (Orgosolo), partic. di abbuttonare.

abbuvadare «accovacciarsi in un giaciglio» (Orgosolo), da a + buvada, vuvada «tana, nascondiglio di animale».

abbuvonare «abbindolare, sedurre, ingannare», variante di imbuvonare. Vedi abbovai.

abbuvulinare (rifl.) «imbronciarsi» (Orgosolo), da a + buvulinu

abbuzare (-tz-?) «esser triste, corrucciarsi», dall’ital. ant. buzzo «imbronciato, taciturno» (DES I 44; corrige OPSE 198).

abbuzare² (rifl.) «riempirsi di cibo», da a + buza, burza «otre» (M.P.).

abe (f.) «uccello, uccello rapace», «aquila», «avvoltoio», vedi ave, abíu.

abe², ave «da» (mediev.), dal lat. ab (DES I 44).

abe³ «ape»; abe maístra «ape regina»; vedi ape.

abedda, avedda «lontano» (avverbio, barb.), dal lat. ab(e) + illac (Wolf, SBarb num. 17). Cfr. indedda.

abeliái «guaire lamentoso del cane», «ululare, urlare» (camp.), probabilm. da a + belai/are «belare» (DES I 192).

abélidu, abéliu «guaito lamentoso del cane», «ululato, urlo», da abeliái. Vedi bélidu.

abenadroxu «acquitrino» (camp.), da abenai.

abenai (rifl.) «impaludarsi» (camp.), da a + bena «vena d’acqua»

aberenza (f.) «bruco della farfalla degli alveari che distrugge i favi», probabilm. da abe «ape» + arrenza «bruco della farfalla degli alveari ecc.» (DES I 122).

aberimentu (m.) «apertura», da abèrriri. Vedi oberimentu.

abèrrer(e), abbèrrer(e), abèrri(ri) (partic. abertu) «aprire», vedi apèrrere, obèrriri.

aberri-cunza, aber(r)i-cúngia «(porta, occhi) socchiusa-i»; «porcellino di sant’Antonio» (Oniscus murarius, che si chiude a palla quando si sente in pericolo); vedi aperi-cunza, oberi-cúngia. Cfr. pedi-cúngia.

abèrter(e), abertire «avvertire, avvisare», dal lat. adver­tere (GSN § 127). Vedi avvèrter(e).

abertimentu «avvertimento, avviso», da abèrter(e).

abertinu «sito aperto, libero, sgombro», da abèrrere «aprire» (DES I 98).

abertura «apertura», da abèrrere/iri «aprire». Vedi obertura.

abesare «avvezzare, abituare», vedi avvesare.

abèsqer(e) «fermarsi dei cibi in gola» (barb., Orgosolo), vedi obèscher(e).

abestrussu, ab(b)istrussu, bistrussu «struzzo», dallo spagn. avestruz (DES I 44).

abesu (m.) «abitudine, consuetudine», da abesare. Vedi avvesu.

abettai, ibettai, obettai «aspettare, attendere» (camp.); tottu dí abettendi «tutto il giorno ad attendere»; da aspettai (DES I 136).

abettu «aspetto, aspettazione, attesa», da abettai.

abi, ábia «ape, pecchia» (camp.); abi maísta o reína, abi era (= vera) «ape regina»; abi mascu «fuco, pecchione»; abi portadora «ape operaia»; vedi ape.

abiái (rifl.) «avviarsi, incamminarsi» (camp.), dal catal.-spagn. aviar (DES I 44, 156). Vedi avviái.

abiana (f.) «gruccione, merope», vedi apiana.

abianci a susu «verso lassù» (Escalaplano), da a + bia + inci (DES II 574). Vedi inche.

abiare «raccogliere le api nel bugno», da abe, ape «ape» (DES I 98).

abiárgiu «nido o sciame d’api» e «gruccione, merope», vedi apiáriu, miárgiu.

abidore (m.) «asprezza di sapore», da ábidu-a.

ábidu, áb(b)idu «abito del prete», vedi ábitu.

ábidu-a «aspro, asprigno-a, piccante», forse dall’ital. oppure spagn. avido.

ábigu-a «di cinghiale», vedi áppigu.

ábile «adipe, strutto suino, sugna», vedi álipe.

ábile² «aquila», vedi ábbila, ábbile.

ábile³, ábbile «abile, capace, valente, idoneo-a»; abileddu «minchione» (per antifrasi); dal corrisp. ital.  Vedi ab(b)ilesa.

abilesa, abbilesa «abilità, destrezza», da áb(b)ile «abile»

abilidadi, abbilidade «abilità» (camp. e log.), dallo spagn. habilidad

abilinu, abbilinu-a «stridulo-a» (detto della voce), dal lat. aquilinus (DES I 41).

abilla «veglia» (Cagliari); èssiri tra abilla e sonnu «essere tra la veglia e il sonno»; vedi billa

abinche, avinche, ainche «al di là» (mediev.), dal lat. abhinc (REW 21; DES I 624).

abiòi «gruccione, merope» (Merops apiaster, uccello mangiatore di api), anche «calabrone, bofonchio», (fig.) «spione» (camp.) (da cfr. col tosc. ant. beone «ape maschio»), da un lat. *apione(m) (M.P.). Vedi abiòi², abiolu.

abiòi², abiori, arbiòi (m.) «lavanda selvatica, stecade» (Lavandula stoechas L.) (camp.), da un lat. *apione(m), «perché la pianta è ricercata dalle api» (M.P.). Vedi abiolu.

abiolu, abriolu «gruccione, merope» (uccello mangiatore di api), vedi abiòi, apiolu.

abisione «risposta a un’ambasciata», probabilm. da abbisare «avvisare».

abismare «umiliare», dallo spagn. abismar «confondere, abbattere» (DES I 44).

abistrussu, abbistrussu «struzzo», vedi abestrussu.

abistu-a «avveduto, accorto, furbo, scaltro-a», vedi abbistu.

abitare, abbittare, abitai «abitare», «bazzicare, frequentare, avere una relazione illegittima» (log., camp.); nárami chin chie abbíttas e ti naro chie ses(e) «dimmi con chi vai e ti dico chi sei»; dal corrisp. ital. (DES I 44). Vedi obbidare.

abittuare, abbittuare «abituare», dal corrisp. ital.

ábitu, áb(b)idu «abito del prete», dal corrisp. ital. (DES I 44).

abítu, abbittu (m.) «abitazione, dimora», da abitare.

abíu (collett.) «uccelli rapaci» (in genere), vedi avíu, abuzu (DES I 154).

abogada «vogata, colpo di remo», da abogai.

abogai «remare con forza» (camp.), dallo spagn. bogar (DES I 45).

abogai² «esercitare la professione di avvocato» (camp.), dallo spagn. abogar (DES I 45).

abogasía «avvocatura, professione di avvocato», «patrocinio legale», dallo spagn. abogacia (DES I 45).

abogau «avvocato» (camp.); studiái de ~ «studiare leggi all’Università»; ~ de is cáusas pèrdias «avvocato delle cause perse»; dallo spagn. abogado (DES I 45). Vedi abbocau, avvocadu.

abortai «abortire» (camp.), dallo spagn. abortar (DES I 60).

abortire, abortiri «abortire» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 62). Vedi agurtire, piurtíu.

abosca «poi, di poi, appresso», vedi abboscas, posca(s).

abra «brezza fredda o nebbia nociva alle piante ed ai frutti», vedi avra, abrina, abrore (DES I 155 inesatto).

abraceddu (m.) «gonnella,-ino di orbace», da albache «orbace» (DES I 69).

abrau-ada «che ha la pelle screpolata dal freddo» (Nùoro), da abra «brezza fredda» (LCS 103).

abrèscher(e) «albeggiare», vedi alvèscher(e).

abriare (rifl.) «inselvatichirsi del porco domestico che per via di incroci diventa cinghiale», dal lat. aper, apri (DES I 103). Vedi apru, ábriu, abriore, abrura.

abridda «scilla, cipolla marina», vedi arbidda, aspidda.

abrile, abrili «aprile» (log., camp.), vedi aprile.

abrile², arvile, «venticello» (DitzLcs), da abra, avra, arva «brezza».

abrina «brezza fredda o nebbia nociva alle piante ed ai frutti», vedi avrina.

ábrinu-a «proprio di cinghiale, selvatico»; porcheddu ábrinu «cinghialetto»; canna ábrina «specie di canna palustre»; mel’ábrina «melo/a selvatico/a» (Bolotana, Bono, Borore, Sindia) (CVS² 158); deriva dal lat. aprinus-a con ritrazione dell’accento (DES I 103, 283; M.P., GSN § 14). Vedi áppigu, abru, apru.

abriolu «gruccione, merope» (uccello mangiatore di api), vedi abiolu, apiolu.

abrione «selvaticone, (individuo) solitario, ignorante», peggiorativo di ábriu «selvaggio».

abriore (m.) «asprezza, selvatichezza», da s’abriare «inselvatichirsi» (DES I 103). Vedi abrura.

abriore² «freddo pungente, venticello freddo», vedi abrore.

ábriu-a «aspro, selvaggio-a» (detto di luoghi), da s’abriare «inselvatichirsi» (DES I 103). Vedi abrione.

abrixedda «vite bianchetta» (camp.), vedi arbixedda.

abrore, abriore «freddo pungente, venticello freddo», da abra, avra «brezza fredda» (LCS I 108).

abru, vedi apru, porcapru, porcabru, suabra «cinghiale,-a», avreddu.

abru² «albume», vedi arbu².

abrula (f.) «barbazzale, catenella della briglia del cavallo», vedi arbuda.

abrulla (f.) «erbaggio non coltivato, erbe mangerecce dei campi» (collett.), vedi ebrulla.

abrura «asprezza, selvatichezza», da s’abriare «inselvatichirsi» (DES I 103). Vedi abr

iore.

abrussu, abrutzu «asfodelo», vedi alvuthu.

abruzone «orzaiolo» (Busachi, Escalaplano), deformazione di braxolu «orzaiolo» (DES II 193). Vedi oriolu.

abuddu, abruddu «cacchione, larva dell’ape», dal lat. pullus «animale giovane» (DES II 320). Vedi puddu².

abuléu, abulégiu, abuéu, aburéu, aboléu «puleggio, menta selvatica» (Mentha pulegium L.), dal lat. puleiu(m) (DES II 320). Vedi puléu, puleju.

abultzau-ada a facci «tumido-a in faccia» (camp.), probabilm. dallo spagn. abolsado (DES I 45).

aburlanta «armoraccia, rafano selvatico», vedi armuratta, brullantha.

abusu, abbusu «abuso», dal corrisp. ital. oppure spagn.

abuzu (collett.) «uccelli rapaci» (in genere), vedi avuzu, abíu.

aca (f.) «cavallo di mezza taglia» (camp.), dal catal.-spagn. haca «cavallo di piccola statura» (DES I 45). Cfr. acchettu-a.

acabonu! vedi accabbonu!

acca!, acca per Deu! esclamaz. esprimente meraviglia e anche sgomento (log.), abbreviaz. dell’esclamaz. accabbonu! oppure deriva dalla locuzione ital. non vale un’acca «non vale nulla» (M.P.).

accabada, accabbada «conclusione, finitura», da accab(b)are/ai.

accabaddicare sas ancas «accavallare le gambe», da a + cabaddicare.

accabalai, acabalai «farsi un po’ di peculio» (camp.), da a + cab(b)ali/e «capitale». Vedi scabalai.

accabare, accabbare, aggabbare, accab(b)ai «finire, terminare, smettere, esaurire, accoppare, uccidere» (log., camp.); accábbala! «smettila!»; dallo spagn. acabar (DES I 45).

accabbadore-a «accoppatore-trice», uomo e soprattutto donna addetta alla eutanasia sui moribondi in lunga agonia; s’accabbadora i ti muttant! «che ti chiamino la accabbadora» (imprecazione) (Orgosolo); deriva da accabbare (UNS 73).

accabbadura «operazione del finire, esaurimento», da accabbare.

accabbamentu, accabamentu «compimento, uccisione, morte», «fidanzamento ufficiale», dallo spagn. acabamiento.

accabbanare, accab(b)anai (rifl.) «coprirsi del gabbano, intabarrarsi, imbacuccarsi» (log., camp.), da a + cabbanu «gabbano». Vedi accavan(n)ai.

accabbonu!, acabonu!, accabbonu mannu! «volesse il cielo!»; accabbonu mannu meu/nostru! «sarei felice!, saremmo felici!»; da a cabu bonu «a capo buono». Vedi acca!

accabidare, ac(c)abidai «raccogliere minutamente, raccattare, racimolare», «accomodare, aggiustare, assettare» (log., camp.), vedi accapitare.

accábidu, acábidu «assestamento, collocamento», da accabidare/ai (DES I 45).

accabu, ac(c)abbu «termine, fine, conclusione, uccisione»; ass’accabu «al termine, alla fine»; dallo spagn. acabo (DES I 45).

accabulare «camminare in fretta, dare volta, sorpassare, varcare», da a + cabulare.

accabussadori «palombaro, sommozzatore» (camp.), da accabussai.

accabussai, cabussai (rifl.) «tuffarsi, immergersi nell’acqua» (camp.), dal catal. (a)cabussar (DES I 45).

accabussoni, cabussoni «tuffo, immersione», anche «tuffetto, tuffolo» (Podiceps fluviatilis, uccello acquatico) (camp.), dal catal. cabussó «tuffo» (DES I 45).

accabussu «tuffo, tonfo», «tracollo», da accabussai.

accabutzare, accabucciare «raccogliere, unire», vedi accaputzare.

accadassare «tirare la cinghia, patire la fame o il freddo», probabilm. da a + cadassu «tiretto», nel senso di «mettere i soldi nel tiretto» (M.P.).

accaddajonai (rifl.) «diventare caccoloso» (camp.), da a + caddajoni «cacherello delle capre e delle pecore».

accaddare «far coprire la cavalla dallo stallone» (Orgosolo), «mettere la pignatta sul treppiede», da a + caddu «cavallo» (DES I 323). Vedi iscaddare.

accaddonadu-a «corpacciuto, grasso-a», da a + caddu «cotenna di maiale».

accadèssi(ri) «accadere, capitare, succedere» (camp.), dallo spagn. accaecer incrociato col corrisp. ital. (DES I 45).

accadire «abbattere, opprimere», da a + cadidu «caduto, sfinito» (DES I 263-264 inesatto).

accadreddare (rifl.) «essere gonfio e irrigidito» (Orgosolo), deriva da a + cadreddare «saltellare, dimenarsi, smaniare, ricalcitrare».

accaèsser(e) «accadere, capitare, succedere», dallo spagn. acaecer (DES I 45).

accaffare «incavare, sommergere, rovesciare, schiacciare» (Austis), da a + caffu/a «cavo, cavità» (M.P.).

accaffiare, accaffai «acchiappare, afferrare» (log., camp.), vedi agaffare/ai.

accaída, accaidura «cessazione» (log. sett.), da accaire (DES I 45).

accaidore-a «che fa tacere» (log. sett.), da accaire (DES I 45).

accaire «far tacere, chetare, appagare, tranquillizzare» (log. sett.), probabilm. dallo spagn. caer «decadere, finire» (M.P.; privo di etimo nel DES I 45). Vedi cáinu, cairi.

accaironare (rifl.) «ripiegarsi anche per il freddo» (Orgosolo), forse corrisponde ad accancarronai «ripiegare a gancio», «uncinare», (rifl.) «rannicchiarsi, raggricciarsi» (anche per paura) (camp.), che deriva da a + cancarronai, a sua volta da cancarroni «gancio».

accaizonare «gonfiarsi per la puntura del tafano», da a + caizone «tafano» (DES I 264).

accajolu, accajóu «armadietto a muro», probabilm. da un *arcajolu, dimin. di arca «arca» (DES I 108).

accajonare «incolpare, accusare», dall’ital. ant. accagionare (DES I 264). Vedi cajone.

accalabiare «appassire, avvizzire» (Nùoro), da calabíu, calatzu «fico mencio o vizzo»

accalamare (rifl.) «accaldarsi, respirare con affanno, affannarsi» (log.); accalamai «appassire, illanguidire, infiacchire» (camp.); da a + cálama «calura estiva» (M.P.). Vedi calamai, incalamare, camulare; cfr. ascalamare.

accalamatu, accalama(d)u-a «oppresso-a dalla calura estiva», «che respira con affanno», partic. di accalamare.

accalamentu «respiro affannoso, affanno», da accalamare.

accalappiare «accalappiare, prendere un cane col laccio», dal corrisp. ital. Vedi ingalappai.

accalare (rifl.) «nascondersi, rifugiarsi nella tana» (Dorgali), da a + cala «tana, nascondiglio». Vedi incalare.

accallellai «impigrire come un cagnolino» (Cagliari), da a + callellu, calleddu «cagnolino».

accalora(d)u-a «accaldato-a», da a + calore. Vedi incalori(d)u.

accam(m)are «mettere il morso ai capretti perché non succhino dalla madre» (Orgosolo), deriva da a + qam(m)u. camu «specie di museruola per capretti, costituita da un legnetto che impedisce loro di succhiare».

accamai «mettere il bestiame a riparo del sole» (camp.), da a + cama «calura estiva».

accamare, accaminzonare, accabinzonare, accamusonare «mettere il morso, imbrigliare», «mettere in difficoltà», da a + camu, caminzone, cabinzone, camusone «freno, morso». Vedi incamare.

accambadu «(albero) che ha bei rami»; filu accambadu «filo ritorto»; da a + camba/u «ramo, stelo» (DES I 273).

accambare «sostituire un filo retto del liccio con un altro», da a + camba/u «stelo» (DES I 273).

accambittai, acambitai «sgambettare» (camp.), da a + cambitta «gambetta» (DES I 273). Vedi iscambittare/ai.

accamingiái «venire a capo di qualche cosa o di nulla» (per lo più in frasi negative) (camp.), da a + camíngiu «cominciamento» (DES I 46).

accampígliu «appiglio, pretesto» (log. sett.), probabilm. incrocio degli ital. appiglio e accampare (pretese) (DES I 46).

accamu «freno, morso, capestro, cavezza, museruola», vedi camu, accamare.

accamuffai «fare una scorpacciata» (camp.), dall’ital. ant. accamuffare «truffare, scroccare» (DES I 46).

accanare «aizzare cani contro una persona o un animale» (Orgosolo), deriva da a + qane, cane «cane»

accanariare, accanagliare, (ac)canarzare, accanargiái «lanciare i cani dietro la fiera oppure contro un individuo, trattarlo molto male, urlare contro uno», «malignare, criticare», da a + canáriu «battitore di caccia grossa».

accancarronai, acconcorronai «ripiegare a gancio», «uncinare», (rifl.) «rannicchiarsi, raggricciarsi» (anche per paura) (camp.), da a + cancarronai, a sua volta da cancarroni «gancio» (M.P.; erra il DES I 281).

accancioffai «dare addosso a qualcuno», (rifl.) «accapigliarsi, azzuffarsi» (camp.), da a + cancioffa «carciofo». Vedi scancioffai.

accandeladu-a «ridotto-a come una candela», da a + candela (DES I 281). Vedi candeladu.

accandelobrau-á «ridotto a ghiacciolo, vinto dal freddo» (Orgosolo), deriva da a + candelobro «ghiacciolo»

accaní(d)u-a «accanito-a», dal corrisp. ital.

accanizare «aizzare, incitare, perseguitare», da a + cane «cane» (DES I 283).

accannonare «spianare col mattarello la pasta», da a + cannone «tubo di canna» (DES I 284). Vedi incannonare.

accansare, accantz(i)are, ac(c)antzai «impetrare, conseguire, ottenere» (log., camp.), vedi alcansare, ac(c)antzaditzu.

accanta, accante, accantu «accanto, presso, vicino»; est accant’a benni «sta per venire»; accante-accante «quasi, lì per lì» (prepos. e avverbio); fit accante a li basare sos pedes «stava lì per lì per baciargli i piedi»; dal corrisp. ital. (DES I 46). Vedi cante.

accantonai «rincantucciare», (rifl.) «ritirarsi in un cantuccio, nascondersi in un angolo» (camp.), da cantone «cantone, angolo» (DES I 288).

accantzaditzu, acantzaditzu-a «raggiungibile, ottenibile», da accantzare, accansare «ottenere».

accantzare «agganciare, uncinare, afferrare» (Orgosolo) [nuor. aggantzare], dal corrisp. ital.

accaogare «infiacchire, illanguidire dal caldo» (Goceano), probabilm. variante di attaogare «soffocare» (DES I 58).

accaparrare, aqaparrare, accaparrai «dare una caparra», «accaparrare, fare incetta» (log., barb., e camp.), dal corrisp. ital. (DES I 290). Vedi caparra.

accápidu, aqápidu (m.) «raccolta minuta e fatta anche con bramosia», deriva da accapidare, aqapidare

accapitare, accapidare, aqapidare, accabidare, ac(c)abidai «raccogliere minutamente, raccattare, racimolare, accomodare», «prendere con bramosia» (centr., barb., log. e camp.), da un lat. ad + *capitare, intensivo di capere (LCS I 97).

accappamentu ‘e coja (m.) «contratto di matrimonio» (Sarrabus), da accapp(i)ai (DES I 46).

accapparronare «coprir bene», da a + cappar(r)one «cappotto». Vedi iscapparonare.

accappellau-á «irrigidito, imbambolato-a» (Orgosolo), lettlm. «messo dentro una cappella o una nicchia come un santo», dall’ital. cappella.

accappiare, accapp(i)ái «allacciare, legare, impacciare» (log., camp.), dall’ital. accappiare (DES I 46). Vedi accappamentu.

accappióngiu, accáppiu «legacciolo» (camp. e log.), da accappiái/are (DES I 46).

accapponai «castrare i galletti» (camp.), dall’ital. capponare (DES I 46).

accappucciái «incappucciare» (anche (rifl., camp.), da a + cappúcciu «cappuccio». Vedi accugucciái.

accapulai «sminuzzare, tritare la carne, triturare» (camp.); petza accapulada «carne tritata»; da a + capulai «sminuzzare» (DES I 293).

accaputzare, accabutzare, accabucciare «raccogliere, unire», dall’ital. dial. accapezzare «mettere assieme» (DES I 46).

accaramentu «confronto di pacificazione», da accarare/ai «confrontare» (anche confuso con accraramentu «chiarimento»).

accarare, accherare, acciarare, accerare, accarai «affacciarsi» e «confrontare, rinfacciare», «abboccarsi» (log., camp.), dal catal.-spagn. acarar (DES I 294). Vedi cara.

accarcangiái «calpestare» (camp.), da a + carcángiu «calcagno». Vedi iscarcanzare.

accardancai (rifl.) «appiccicarsi, attaccarsi come una zecca» (camp.), da a + cardanca, catranacca «zecca».

accardurau-ada «riscaldato da troppo sole», da a + caldu, cardu «caldo». Vedi incardurau.

accarenadu-a «ossuto, alto, ben piantato-a», da a + carena «corporatura».

accaressire «gradire», da aggradessire «gradire» incrociato con caru «caro» (DES I 61).

accarestiatu-a «smagrito-a» (Lodè), da a + carestía «carestia».

accarigai «annusare, fiutare», «annusare tabacco» (camp.), da a + cárigas, cáricas «narici».

accarire «abboccarsi», da a + cara «faccia» (DES I 294).

accarire², acchirire «amare, voler bene ad uno», da a + caru «caro, amato», ma influenzato dallo spagn. querer (DES I 310).

accarissiare, carissiare, (ac)caritziái «(ac)carezzare» (log., camp.), dallo spagn. acariciar. Vedi caríssia.

accaríu-a; beni ~, mali ~ «di buona o di cattiva ciera», da beni/mali «bene/male» + cara «faccia» (DES I 294). Vedi malaccaríu.

accarrarriare, accarraxai «ammassare, ammucchiare» (centr. e camp.), da a + carrárriu, carraxu «ammasso, mucchio».

accarriggiái «trasportare» (camp.), iterativo di carrare/ai «trasportare».

accarrognai (rifl.) «incarognire, poltrire, trascurare la pulizia personale» (camp.), da a + carrogna «carogna». Vedi incarrognai.

accarrongiái, (ac)corrongiái «raggrinzire» (camp. rust.), probabilm. da accarrognai «incarognire» incrociato con corrugai «raggrinzire» (M.P.). Vedi carrongiái.

accasaggiái, accasazare «accogliere benevolmente, anche come ospite», «coccolare, festeggiare, ossequiare, riverire» (camp. e log.), dallo spagn. agasajar (DES I 46).

accasággiu, accasazu (m.) «buona accoglienza, festeggiamento, ossequio» (camp. e log.), dallo spagn. agasajo (DES I 46).

accasaladu-a «fronzuto-a», da a + casale «ombroso».

accasare «accasare, maritare» (anche (rifl.)), dal corrisp. ital. (DES I 46).

accasare² «coagularsi del latte», da a + casu «formaggio».

accasazare «accogliere benevolmente, anche come ospite», vedi accasaggiái.

accasiddare, accasiddai «gonfiare», «ammucchiare» (log., camp.), da a + casiddu «alveare pieno».

accassare «ottenere», vedi alcansare.

accassu-a «bisognoso-a, manchevole»; accassu de fámene, de sidis «morto di fame, di sete», dall’ital. ant. casso «stanco, lasso» (DES I 46).

accastare, accartare, accastai «allevare, selezionare la razza degli animali» (log., camp.), da a + casta «razza, specie» (DES I 314).

accasteddare, aqasteddare «affastellare, ammucchiare», da a + casteddu «castello», «catasta»

accasu «per caso, forse», dallo spagn. acaso (DES I 46).

accattai «trattare con rispetto, onorare una persona» (camp.), dallo spagn. acatar (DES I 46).

accattai² (rifl.) «accorgersi, avvedersi» (camp.), dal catal. acatarse (DES I 46).

accattamentu, accattu «trattamento rispettoso, buona accoglienza, riverenza», dallo spagn. acatamiento, acato (DES I 46).

accattare, aqattare, agattare, agattai «raggiungere, raccogliere, comprare» (mediev.), «trovare, rinvenire» (mod.); chie chircat accattat «chi cerca trova»; accatta-accatta «trova-trova» (gioco dei bambini) (Orgosolo); da un lat. *adcaptare (REW 65; DES I 47). Vedi accattu, agattai.

accattarratu-a «incatarrato, catarroso-a» (Bitti, Lodè), da a + cat(t)arru «catarro». Vedi atticarrau, agattarrau.

accatteddare «dare i porcetti alla scrofa», da a + catteddu «*piccolo di animale». Vedi iscatteddare.

accattigare «calpestare, premere, pressare, pigiare l’uva», da a + cattigare, catticare «calpestare». Vedi abbatticare.

accattu «ritrovamento», da accattare.

accatzolai «camminare con le scarpe a cacaiola, ciabattare» (camp.), da a + catzolai.

accaudalai «tesorizzare, capitalizzare» (camp.), dallo spagn. acaudalar (DES I 322). Vedi caudali.

accaudalau-ada «benestante», da accaudalai.

accavan(n)ai (rifl.) «coprirsi del gabbano, imbacuccarsi, intabarrarsi» (camp.), da a + cavannu «gabbano». Vedi accab(b)anai/are.

accavannu «gabbano, pelliccia», variante di cavannu.

accavurai «aggranchirsi, rattrappirsi» (camp.); accavurau de su frius «rattrappito dal freddo»; da a + cávuru «granchio».

acceddai «fare un solo gregge di bestiame differente», «mescolare» (camp.), da a + cedda, chedda «piccolo gregge» (DES I 326).

acceppa «bara» (Sarrabus), dal tosc. ceppa «cavità» (DES I 53).

acceppare (rifl.) «coagularsi del sangue» (log. sett.), da a + ceppa «grumo di sangue».

accera, acceri «candeliere a torce», dal catal. atxer(a) (DES I 53; DICS s.v. Atzeri). Vedi áccia.

accerbonai «piantare pali per sostenere le viti» (camp.), da cerboni «palo da vite» (DES I 446).

accertare, atzertare, accertai «accertare» (log., camp.), dal corrisp. ital.

accettare, atzettare, accettai «accettare» (log., camp.), dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. aceptar

acchènder(e) (partic. acchesu) «accendere» (Nùoro), dal lat. accendere (M.P.; REW 67 errato, DES I 47 disinformato). Vedi inchènder(e).

acchensu-a «costretto, obbligato-a», di origine incerta (DES I 47).

acchessare «aggravare» (Orosei), probabilm. dal lat. accessus (REW 71) (M.P.). Vedi acchéssidu.

acchessiare «lamentarsi, belare», da a + chesciare, chessiare; anche confuso con acchissiare, acchisciare «tranquillizzare gli agnelli e i capretti».

acchéssidu-a «stanco-a», «bramoso-a», probabilm. partic. irregolare di acchessare «aggravare» (M.P.; senza etimo nel DES I 47).

acchettore «falchetto, gheppio, sparviero»; topon. Accattore (Aidomaggiore), Achetores (Cuglieri), s’Acchettore (Bonorva), Punta s’Accettori (Tertenia); antrp. mediev. Ackettore, Ackectore, Achetore; deriva dal lat. acceptore(m) (REW 68) (M.P., UNS 211).

acchettu-a «cavallo-a di piccola taglia e da soma», dal lat. acceptum (sost.), attraverso un originario *cabaddu de acchettu «cavallo da soma». La derivazione, sostenuta dal DES I 45), dell’appell. sardo dal catal.-spagn. haca «cavallo di piccola statura», è da respingersi con decisione, sia perché esso è ampiam. documentato già in epoca mediev., quando in Sardegna l’influsso iberico non era affatto iniziato (CSPS passim: Achetu, Akettas, Aketos, Aketu, Ackettas; CSNT 136/143: Romanu de Akeptas; CSLB 9 Acketas, Ackettas), sia perché dal catal.-spagn. haca sarebbe derivato, come dimin., un sardo *accheddu-a oppure *acchittu-a, ma non acchettu-a (Maxia, TLS cap. 18 inesatto; M.P.). Vedi anchetta, cfr. aca.

acchiare «granire, maturare»; basolu acchiadu «fagioli grossi» (collett.); da a + chiu, chibu «seme» (DES I 334). Vedi chivare.

acchib(b)ire «dar da mangiare, servire da mangiare» (Nùoro), dal lat. ad + cibus «cibo» (M.P.).

acchiberare (rifl.) «gonfiarsi, adirarsi, insuperbirsi, vanagloriarsi», da a + chíb(b)eru «gonfio, impettito» (M.P.; erra il DES I 338). Vedi inchiberare.

acchiboe vedi acchimboe.

acchibuddire «farsi rosso, andare in collera», da a + chibudda, chipudda «cipolla». Vedi inchibuddire.

acchiccare, acchiccai «picchiare, percuotere, mettere sopra» (log., camp.); acchiccare focu «appiccare, ravvivare il fuoco»; vocabolo di natura imitativa (DES I 47). Vedi chiccaju, ischicchinare.

acchicchereddare (rifl.) «adirarsi, inquietarsi» (Orgosolo), forse da a + chicchiricchí «chicchirichì» (voce imitativa del canto del gallo); fai su chicchiricchí «insuperbirsi, darsi delle arie»; a sua volta dal corrisp. ital.

acchicchiadore, acchicchiadori «balbuziente, tartaglione» (log., camp.), da acchicchiare/ai (DES I 48).

acchicchiadura, acchicchiamentu «balbettamento, scilinguatura», da acchicchiare/ai.

acchicchiare, acchicchiái «balbettare, tartagliare» (log., camp.), vocabolo di natura imitativa (DES I 47). Vedi accícchiu, chicchinare, limbicheche.

acchicconadu, trigu acchicconadu «grano affetto dal carbone o golpe» (Posada), da a + chiccone «tizzone» e «carbone del grano», partic. di acchicconare (DES I 47 impreciso). Vedi chicconosu.

acchicconare «avvicinare i tizzoni» (Posada), da a + chiccone «tizzone»

acchidare, acchedare «acquietare, riposarsi», «riposare a turno», «darsi il cambio, alternarsi»; da a + chida «riposo settimanale» (M.P.; erra il DES I 336). Vedi acchitare.

acchidare² «aggiustare, riportare in parità», «regolare una partita al gioco, risparmiare, guadagnare, lucrare», vedi acchittare.

acchidire «caricare» (log. sett.), probabilm. variante di acchidare² «guadagnare». Vedi acchidu².

acchidu² «carico, peso», da acchidire (DES I 48).

acchidu-a «quieto-a»; (sost.) «riposo»; da acchidare «acquietare, riposare».

acchiettare, ac(c)hiet(t)ai «chetare, calmare, placare» (log., camp.), da a + chiettu «quieto».

acchiettu, achietu-a «quieto, tranquillo, zitto-a», da acchiettare/ai.

acchighiristai (rifl.) «alzare la cresta, insuperbirsi, adirarsi» (camp.), da a + chighirista «cresta» (DES I 357). Vedi inchighiristare/ai.

acchigulare «annoiare, dolersi di continuo», da chígula, chícula «cicala» (DES I 335).

acchilandrare «impastoiare una bestia», vedi abbilandrare, appilandrare (M.P.; erra il DES I 108).

acchimare «germogliare con rigoglio», da a + chima «cima di ramo».

acchimboe, acchiboe; giúngher ~ «aggiogare buoi dispaiati», probabilm. da (b)acca (cum) boe «vacca con bue» (DES I 215). Vedi accorrimboe.

acchina (f.) «china, chinino»; (Cagliari) malaría de amori no dda curat s’acchina «malattia d’amore non la cura il chinino» (DES I 339). Vedi china.

acchingiare «legare con la cinghia, allacciare», da a + chingrare, chingiare.

acchipire, acchivire «accudire, sbrigare, compiere, terminare» (Nùoro e log.), dal lat. accipere (non può derivare dall’ital. ant. accivire, che a Nùoro dà atzivire) (M.P.).

acchirire, accherire, acchiriri «acquistare, acquisire» (log., camp.), dallo spagn. adquirir (DES I 48).

acchirrare, acchirriare «mettere il bestiame nel recinto, metter giù», «scendere, avvicinarsi, recarsi», «inghiottire, tracannare»; lampu chi t’acchírriet! «che ti scenda (addosso) un fulmine!»; rispettivam. da a + chirra² «recinto per ovini o suini» e da a + chirru «luogo, sito, cantone». Vedi cherru, chirr(i)are, accirrai.

acchirratógliu, acchirriadóriu, acchirradorju, acchirradorzu «luogo di ricovero del bestiame», «luogo di discesa e di entrata» (centr. e log.); (Paulilatino) acchirradorzu «manico del telaio» (che si fa scendere e salire); da acchirr(i)are «scendere».

acchisciare, acchiss(i)are, occhisciare «tranquillizzare gli agnelli e i capretti nel darli alle madri o nel separarli», da a + chisc-chisc voce di richiamo o di tranquillità fatto alle bestie (DES I 347). Anche confuso con acchessiare «lamentarsi, belare».

acchisóriu, acchisorzu, accisórgiu, accidroxu, atzidroxu, azzisólgiu «porcetto di pochi mesi» (pronto per essere ucciso), vedi occhisóriu.

acchissadorju «luogo di riunione degli agnelli o dei capretti» (Orgosolo), da acchissare, acchisciare.

acchissu «caos, confusione» (Nùoro), forse dall’ital. abisso incrociato con caos (M.P.).

acchistadore, acchistadori «acquirente, compratore» (log., camp.), da acchistare/ai.

acchistare, acchistai «acquistare, guadagnare»; (Nùoro) chie a úrtimu istat o perdet o acchistat(a) «chi resta per ultimo o perde o guadagna»; dallo spagn. aquistar (DES I 48).

acchistu «acquisto», dal corrisp. ital.

acchitare «riportare il gregge al solito luogo di riposo», da a + chitare «riposare di turno per una settimana». Vedi acchidare, aqidare.

acchittare, agghittare, acchidare «aggiustare, riportare in parità», «regolare una partita al gioco, risparmiare, guadagnare, lucrare», (rifl.) «ripagarsi, rifarsi, vendicarsi», dall’ital. ant. chitare «dar quietanza», acchitare «pagare», oppure dal catal.-spagn. ant. quitar (DES I 48, 349). Vedi acchittu.

acchittare² (rifl.) «stringersi la vita, attillarsi», da a + chittu² «vita».

acchittire, agghittire «sbrigare, finire con sollecitudine», da a + chitto «presto» (DES I 351) oppure da a + chittire «pareggiare» (M.P.).

acchittu «risparmio, utile, vantaggio», da acchittare «risparmiare, guadagnare» (DES I 48).

ácchiu «tempo sufficiente e adatto, momento opportuno, agio» (Nùoro); non li dat ácchiu «non gli dà tregua»; dati ácchiu «abbi pazienza»; forse supercorrezione dell’ital. agio (M.P.).

acchivire «compiere, sbrigare, terminare», vedi acchipire.

acchizare (rifl.) «accigliarsi, aggrottare le ciglia», (fig.) «rabbuiarsi», da a + chizu «sopracciglio». Vedi inchizare.

acchizonare, acchizolare «frugare nei cantucci della casa», (rifl.) «rincantucciarsi», da a + chizone «cantuccio». Vedi accuzonare.

áccia, ácia «torcia, doppiere a torcetti»; áccia de pober’ómini «torcia di pover’uomo» (mazzo di cannucce di craccuri usato come torcia rudimentale; camp.); dal catal. atxa, spagn. hacha (DES I 53). Vedi accera.

acciaccare, acciaccai «essere malato, indebolirsi per malattia» (log., camp.), dallo spagn. achacar (DES I 53). Vedi ciaccare/ai, inciaccai.

acciacchientu-a «acciaccoso, malaticcio-a», dallo spagn. achaquiento

acciaccosu-a «acciaccoso, malaticcio-a», dallo spagn. achacoso (DES I 53). Vedi ciaccosu.

acciaccu, acciácchidu, atzaccu «acciacco, indisposizione», dallo spagn. achaque oppure dal corrisp. ital. (M.P.).

acciapinai «acciarpare, abborracciare, fare una cosa in fretta e senza diligenza» (camp.), dal tosc. acciapinare «agitarsi, affannarsi, affaccendarsi» (DES I 53; GDLI). Vedi ciappinare.

acciappa-canis «accalappiacani» (camp.), da acciappai «acchiappare» + canis «cani».

acciappare, acciappai «acchiappare, catturare, trovare» (log., camp.); acciappai muscas «perder tempo»; dal corrisp. ital. (DES I 53, 443). Vedi atzappare, ciappare/ai, appacciappai.

acciappittai, ciappittai «scambiettare, fare scambietti nel ballo, salterellare» (camp.), dal tosc. zampettare (DES II 454). Vedi sciampittai, tzoppittai.

acciapputzadore, acciapputzadori «acciarpatore, abborracciatore» (log., camp.), da acciapputzare/ai. Vedi ciapputzeri.

acciapputzare, acciapputzai «abborracciare, acciarpare» (log., camp.), dallo spagn. chapucear (DES I 53). Vedi ciapputzare/ai.

acciárgiu «acciaio», da atzárgiu incrociato col corrisp. ital. (DES I 151). Vedi atháriu.

acciarollau-ada «sciatto, trasandato-a», da acciarollu.

acciarollu (m.) «scompostezza, sciatteria», da a + ciarollu, ciaroddu.

acciccare «spaventare, impaurire» (Fonni) (anche (rifl.), vocabolo imitativo ed espressivo (DES I 157). Vedi assiccare, atziccai.

accícchiu «balbettamento, balbettio», da acchicchiare.

accidentare «cadere in deliquio», da accidente.

accidente, atzidente, accidenti «svenimento, sincope, colpo apoplettico» (log., camp.); accidenti! «accidenti!» (esclamaz.); dal corrisp. ital.

accimare «cimare, tosare il pelo del panno» (mediev.), dall’ital. ant. accimare (DES I 54). Vedi atzimare.

accimatore «cimatore» (mediev.), da accimare.

accinnare, atzinnare, accinnai «accennare con l’occhio, fare cenno, fare l’occhiolino, ammiccare» (log. camp.), dall’ital. accennare (DES I 330, II 593).

accinnu, atzinnu «occhiolino, occhietto, ammiccamento», da accinnai, atzinnare (DES I 340, II 593). Vedi cinnu.

accioái, acciolai «inchiodare, bullettare» (camp.); buttinus accio(l)áus «scarpe chiodate»; da acció(l)u «chiodo» (DES II 600).

accioare, cioare «chiamare il maiale perché mangi», da ciò, ciò-ciò voci di richiamo per il maiale. Vedi atzoare.

accioccai, ag(g)ioc(c)ai «malmenare, accoppare», anche «acchiappare, (rac)cogliere» (camp.), dallo spagn. achocar pure incrociato con acciappai «acchiappare» (DES I 54).

acciocciada (f.) «rimbrotto», da acciocciái.

acciocciái «picchiare un ragazzo, rimproverare», (fig.) «ingiuriare, svillaneggiare» (camp.), probabilm. vocabolo fonosimbolico (DES I 54).

acciócciu (m.) «mischia sanguinosa», da acciocciái.

accioppai «aizzare i cani» (camp.), probabilm. vocabolo fonosimbolico (DES I 54).

accior(r)oddare, acciorobeddare «rimescolare, rigirare, sconvolgere, acciabattare, pasticciare», «parlare a vanvera», vedi atzoroddare, incioroddare, tzorobeddu.

acciottai «frustare, fustigare, sferzare, picchiare» (camp.). Vedi atzottare.

acciottarai «frustare» (camp.), iterativo di acciottai (DES I 159).

acciottau-ada (síasta)! «(che tu sia) fustigato-a!» (esclamaz.), partic. di acciottai (DES I 159).

acciottendi! «accidenti!», dal corrisp. ital. incrociato con acciottau! (DES I 159).

acciottu «frustino, frusta, staffile» (camp.), vedi atzottu (log.).

accióu, acciolu «chiodo per scarpe» (camp.), vedi tzou, accio(l)ái.

accirdinai, accidriái «irrigidire, tenere dritto, intirizzire» (camp.), da a + cirdinai. Vedi incirdinai.

accirrada, accirrara «gran mangiata, gran bevuta», «spinta, colpo, lavata di capo» (camp.); accirrara ‘e corpus «gragnola di colpi»; da accirrai.

accirrai «inghiottire, tracannare», «cominciare a», «poggiare, colpire, eseguire, afferrare, investire» (camp.), vedi acchirrare «scendere, inghiottire, tracannare» (DES I 345).

accisare, accisai «affascinare, ammaliare, incantare» (log., camp.), vedi eccisare, artzisare.

acciseri, ciseri «ammaliatore, incantatore, fattucchiere», vedi ecciseri.

accisu «incantesimo, malia», da accisare. Vedi artzisu, eccisu.

ácciu-a «abile, accorto, adatto, idoneo-a», dall’ital. ant. accio «presto, sollecito» (DES I 54).

acciuffai «acciuffare» (anche rifl., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 455). Vedi atzuffare.

acciuffettada, pudda ~ «gallina col ciuffo», da ciuffu «ciuffo» (DES I 455).

acciumai, acciummai «bere spesso e molto, sbevazzare, tracannare» (camp.), probabilm. vocabolo imitativo, come il tosc. cioncare (M.P.). Vedi inciummare.

acciumu «sbevazzamento», da acciumai.

acciunciulire «rannicchiarsi», probabilm. vocabolo imitativo (DES I 54).

acciúngi(ri) «aggiungere, accrescere, apporre» (camp.); ~ ácua a mari «aggiungere acqua al mare» (detto quando si dà a chi non ne ha bisogno); vedi aggiúngiri.

acciunta «aggiunta, accrescimento», vedi aggiunta.

acciuppadura (f.) «assorbimento, prosciugamento», fai a ~ «bere voracemente», da acciuppare/ai.

acciuppare, acciuppai «imbevere, asciugare, assorbire il liquido», (camp.) anche «inzuppare» (incrociato col corrisp. ital.); acciuppa-acciuppa «inzuppato-a» (imperat. iterato come aggett.); dallo spagn. chupar (DES I 54). Vedi ciuppare, inciuppare/ai.

acciupposu-a «assorbente, asciugante»; (camp.) paperi acciupposu «carta assorbente»; da acciuppare/ai (DES I 54 inesatto).

acciuvai, atzuvai «(at)tuffare, affondare, sommergere, sfondare», dall’ital. attuffare (M.P., LCS 98, 108; senza etimo nel DES I 54). Vedi attuffare.

acciviri, atzivire «preparare, provvedere di…, fornire» (log., camp.), dall’ital. ant. accivire (DES I 158).

acclaratoriu «luogo di visuale aperta», «radura di bosco» (mediev., CSPS 96), da a + claru «chiaro». Vedi incraradóriu.

accò «ecco»; accollu «eccolo»; dal lat. eccu(m) hoc (DES I 48). Vedi accopore!

accò!² «accòstati!», da accosta! imperat. accorciato di accostare (DES I 392).

accoa, accò³ «dopo, dietro», da a + coa «coda». Vedi agoa.

accoare, accoái «accodare», (rifl.) «accodarsi, andare l’uno dietro l’altro» (log., camp.), da accoa.

accobercai «mettere il coperchio, coperchiare, coprire» (camp.), da a + cobercai, copercare.

accoccare «accomodare, arrangiare», dall’ital. accoccare «adattare» (DES I 48; GDLI).

accocciaradu-a «concavo-a», da cucciari, cocciari «cucchiaio» (DES I 421).

accocciare «aver paura, poltrire, indugiare, restare indietro» (anche rifl.), dall’ital. accucciarsi (DES I 48).

accocciocceddare «diventar timido come un cucciolo», «stare attaccato alla gonna materna», iterativo di accucciucciare (DES I 256).

accoccoroddare (rifl.) «accovacciarsi, rannicchiarsi», da a + coccorói² «pane di cruschello a forma di corona» (M.P.). Vedi accoconare.

accoccoveddai (rifl.) «curvarsi» (delle persone anziane; camp.), da a + corcova(d)u «curvo» (DES I 380).

accoconare, accoconeddare (rifl.) «accovacciarsi, rannicchiarsi», da a + cocone «pane a forma di corona» (M.P.). Vedi accoccoroddare.

accodare «battere i sassi del selciato col mazzapicchio, appianarlo», da a + code, cote «sasso» (DES I 393).

accoderare (rifl.) «infilare la camicia entro i calzoni» (Orgosolo), deriva da a + codera «coda della camicia»

accodiare «lasciare indietro, trascurare, tralasciare» (Dorgali), da a + codiare «lasciare dietro».

accodro (Baunei), còdoro (Urzulei) «terebinto» (Pistacia terebinthus L.; VNI 295, BNI 353), relitto sardiano di probabile origine anatolica, da confrontare – non derivare – col greco akródrya «frutti con guscio duro» e «albero di tali frutti» (di origine ignota, perché non regge la spiegazione che ne prospettano il VGI e il DELG di “frutti che si trovano all’estremità dei rami degli alberi”). Evidentem. il nostro vocabolo in origine si riferiva alle galle del terebinto, che “sono molto ricche di tannino e adatte per la concia” (FPS 179) ed “erano pregiate per la colorazione in rosso dei tessuti” (AAS 301) (M.P., OPSE 94, LISPR).

accodulare «accatastare sassi», «lanciare sassi», da a + códule «ciottolo, sasso».

accogai «ubriacare», quasi «stregare col vino» (camp.), da a + cogu «mago».

accogarzare, accogalzare, accoganzare «render concavo», (rifl.) «diventar concavo», da a + cogarzu, corcáriu «cucchiaio» (DES I 380).

accoghinare, coghinare «marcire, indurirsi di un foruncolo», (fig.) «corrompersi, inasprirsi», da a + coghinare, cochinare «cucinare» (DES I 358).

accoittare, accuittare, accoitai, accuitai «affrettarsi, far presto» (log., camp.), da a + coittare (DES I 363).

accoitu, accuitu «presto» (avverbio), da accoitai.

accolconu (m.) «pigrizia, poltroneria», da accolconare, accrocconare «esser restio, venire con riluttanza». Vedi accosconu.

accollamentu, accollu «accollamento, accollo», dai corrisp. ital. (DES I 49).

accollare, accollai «accollare, accostare, addossare» (log., camp.), (camp.) «dare addosso»; dal corrisp. ital. (DES I 49).

accollire «accogliere», dal corrisp. ital. Vedi coglire.

accollozire, accullozire «accogliere con riguardo una persona, ospitarla» (Dorgali, Orgosolo), frequentativo di accollire «accogliere»

accollozu «appoggio», da accollozire (erra il DES I 49).

accolomía «economia, risparmio», dall’ital. rust. colomia «economia». Vedi colomía.

accolomizare «economizzare», da accolomía.

accolondrare «respingere le bestie al muro», da a + colondra «colonna».

accolostrare, accolostai «bere latte di bestie che hanno appena partorito» (log., camp.), da a + colost(r)u «colostro».

accolumare «colmare», da a + columare «colmare».

accomandare «affidare» (mediev., CdL 101), dall’ital. ant. accomendare «raccomandare» (GDLI). Vedi accumentare.

accomettare «assediare, assaltare, affrontare, assoggettare, sottomettere», dallo spagn. acometer (DES I 49).

accomodare, accodomare, accomodai, accodomai, accumorai «accomodare» (log., camp.), dal corrisp. ital. Vedi cómodu, accumorai, incomodare/ai.

acconare «nauseare», (fig.) «addolorare, affliggere», da a + conos «conati di vomito», cóniu «nausea» (DES I 373). Vedi qoniare.

acconcada «azione rischiosa, colpo di testa», da acconcare. Cfr. accuccada.

acconcadore, acconcadori-a «capriccioso, temerario-a», da acconcare/ai.

acconcare, acconcai «mettersi in testa, saltare alla testa», «azzardare, rischiare» (log., camp.), da a + conca «testa» (DES I 370).

acconchizare (rifl.) «incaparsi, intestarsi», da a + conca «testa» (DES I 371). Vedi conchizare.

accòncia-còssius «aggiustatore di tinozze» (artigiano vagante; camp.), da acconciái «aggiustare» + cóssiu «tinozza».

acconciái, accontzare, aqontzare «aggiustare, riattare, riparare», anche «picchiare» (camp., log. e barb.), dall’ital. acconciare (cfr. ital. conciare per le feste «picchiare in malo modo») (DES I 371).

accónciu-a «sistemato-a»; gi ses accónciu (beni)! «sei sistemato (bene)!»; da acconciái. Vedi accontzu-a.

acconcolare (rifl.) «imbacuccarsi, nascondersi» (Desulo), dall’ital. accoccolarsi incrociato con conca «testa» (M.P.).

acconconare (rifl.) «intorpidirsi, accapacciarsi, dormire profondamente», da a + conca «capo, testa» col significato effettivo di «buttar giù la testa per il sonno» (M.P.; erra il DES I 408).

acconculeddare, acconcuare «affossarsi degli occhi o delle guance», da a + conculeddare «dare o prendere forma di conca».

accongosciare «angosciare», dallo spagn. acongojar (DES I 372). Vedi congòscia.

accontèsser(e), accuntèsser(e), accontèssiri, accuntèssiri «accadere, avvenire, succedere» (log., camp.), dallo spagn. acontecer (DES I 49).

accontramessempre «contrariamente, diversamente dagli altri», dal lat. eccl. (peccatum meum) contra me est semper (DES I 49, 375).

accontu «acconto, anticipo», dal corrisp. ital.

accontzadura «aggiustatura», da accontzare

accontza-lapiolos «calderaio», da accontzare «aggiustare» + lapiolos «caldaie» (DES I 371).

accontzare «aggiustare, riparare», anche «picchiare», dall’ital. acconciare (cfr. ital. conciare per le feste «picchiare in malo modo») (DES I 371). Vedi acconciái, contza.

accontzu, aqontzu «aggiustamento, riparazione», da accontzare.

accontzu-a «sistemato-a»; ja ses accontzu (bene)! «sei sistemato (bene)!»; da accontzare. Vedi accónciu.

accopore!, accapore! occopore! «attento,-i!», «perbacco!», «volesse il cielo!» (Nùoro, Ollolai); accabore «caso mai» (Ittiri); probabilm. da accò «ecco» + pore «spavento» (M.P.). Cfr. attamore!

accorare, accorai «accorare, affliggere» (log., camp.); (Bitti) accorare ‘e su frittu «morire dal freddo»; dal corrisp. ital. (DES I 381).

accoratu, accora(d)u-a «accorato, addolorato, infreddolito-a» (centr., log. e camp.), dal corrisp. ital.

accorazire «incoraggire, incoraggiare», dal corrisp. ital. con cambio di prefisso (DES I 378).

accorbulare, accorbuleddare (rifl.) «sedersi per terra alla beduina» (quasi schiacciati come una corba), da a + córbula,-edda «sporta» (DES I 379).

accordare, aqordare, accordai «accordare, mettere d’accordo» (anche rifl.) (log., barb. e camp.), dal corrisp. verbo ital.

accordiolai «attorcigliare, avvolgere la trottola con la cordicella» (camp.), da a + cordiola «cordicella». Vedi incordiolare.

accordu «accordo»; de accordu «d’accordo»; dal corrisp. ital.

accoriare «diventare coriaceo» (centr.), da a + córiu «cuoio».

accoriolau-ada «accartucciato, aggrinzito, rinsecchito-a», da coriola/u «buccia».

accorpai, accroppai «colpire» (camp.), da a + colpu, corpu «colpo». Vedi corpare.

accorra(d)u-a «chiuso-a dentro»; ~ in domo/u «chiuso in casa», da accorrare/ai «radunare».

accorrada, accorramentu «radunata, riunione, raduno del bestiame ed anche di persone»; (camp.) accorrada ‘e su consillu comunali «riunione del consiglio comunale»; da accorrare/ai «adunare».

accorralai «raccogliere il bestiame nel suo recinto» (camp.), dal catal.-spagn. acorralar (DES I 384).

accorrare, aqorrare, accorrai «legare le corna di un bovino alle gambe» (per impedire che sollevi la testa per brucare dagli alberi), «radunare il bestiame, radunare, metter insieme», «rinsecchirsi dei cereali» (log., barb. e camp.), da a + corru «corno». Vedi accorrada, accorrinai, accorru, aggorrare.

accorriare «contorcersi, raggrinzire», «allegare i denti» (quando si mangiano frutti di sapore aspro), da a + corría «correggia, legaccio».

accorriattare «digrignare i denti», da a + coriathu, cor(r)iattu «coriaceo».

accorrimboe, giúngher ~ «aggiogare buoi dispaiati» da acchimboe incrociato con corru «corno» (DES I 215).

accorrinai «legare le corna di un bovino alle gambe» (per impedire che sollevi la testa per brucare dagli alberi) (camp.), da a + corru «corno», Vedi accorrare/ai.

accorrioncadu-a «vecchio e brutto-a», da a + corranc(r)a, corr(i)onca «cornacchia».

accorrochinare (rifl.) «incaponirsi», da a + corrighinare «piangere gridando». Vedi corrinosu.

accorrongiái «raggrinzare» (camp. rust.), vedi accarrongiái, corrongiái.

accorroscheddare «accartocciare» (Orgosolo), forse deriva da accorru «recinto per bestiame», «luogo di riunione»,

accorru «recinto per bestiame», «luogo di riunione», «raduno», da accorrare/ai (DES I 387). Vedi aggorru.

accosconu (m.) «pigrizia, poltroneria», da accosconare, accrocconare «esser restio, venire con riluttanza». Vedi accolconu.

accostadorju «gradino cui avvicinare il cavallo per montarvi sopra» (Orgosolo), da accostare

accostare, accostiare, accostire, accostai «accostare, affiancare, avvicinare» (log., camp.); s’istadi est accostendi «l’estate si sta avvicinando»; da a + costa «costa» (DES I 392). Vedi accò!², iscostare, scostai.

accostu «rifugio, luogo a ridosso», da accostare/ai.

accottai «cuocere appena» (camp.), da a + cottu «cotto» (DES I 358).

accottare, accotzai «imbiettare, inzeppare, rincalzare, appoggiare, assettare», da a + cothare (DES I 394). Vedi iscottare, scotzai.

accottu, accotzu «appoggio, sostegno, zeppa» (anche fig.); accotzos, (ac)cotzus «calastri delle botti»; da accottare, accotzai.

accottul(i)ái, accottil(i)ái «abbronzare» (camp.); facci accottuliada dessu soli «faccia abbronzata dal sole»; da a + cottu «abbronzato» (DES I 358).

accotzulare (rifl.) «sedersi per terra alla beduina», da a + cótzula² «focaccia» (DES I 355). Vedi cotzulinu.

accovardadu-a «vigliacco-a», «imbecille», partic. di un *accovardare.

accovardai «farsi vigliacco», «impoltronire» (camp.), da a + cobardu, covardu «vigliacco».

accovonai, incovonai «mettere nella conca i panni di lino per lavarli» (camp.), dal catal. cove(n) «conca per lavare il lino» (DES I 49).

accrabinare «camminare sbadatamente, essere avventato, inveire, smaniare», da a + crabinare. Vedi incrabinare.

accrabionadu-a «duro come i fichi immaturi»; ogros, ojos accrabionados «occhi sbarrati e stupiti»; partic. di accrabionare.

accrabionare sos ogros/ojos «sbarrare gli occhi per stupore o per commozione», da a + crabione, crapione «fico immaturo» (che è tondo) (DES I 396). Cfr. appirastrare.

accrapistare, aqapristare «mettere il capestro agli animali», da a + crapistu «capestro, cavezza». Vedi incrapistare.

accraramentu «chiarimento», da accrarare «chiarire» (anche confuso con accaramentu).

accrarare «chiarire», da a + craru «chiaro» (anche confuso con accarare).

accrarire «chiarire»; accrarire su cojubíu «ufficializzare il matrimonio», da a + crarire

accrassadore «grassatore, rapinatore», da accrassare.

accrassadura «grassazione, rapina», da accrassare.

accrassare «rapinare, fare grassazione» (Nùoro), dal lat. grassari (M.P.; manca nei REW e DES). Vedi argassare.

accrassu (m.) «grassazione, rapina, misfatto», da accrassare.

accreadori-a «creditore,-trice» (camp.), dal catal.-spagn. acreedor (DES I 49).

accrèscher(e), accrèsciri «accrescere, aumentare, esagerare» (log., camp.), da a + crèschere/sciri «crescere».

accresiare, accrejare (rifl.) «rifugiarsi in chiesa per asilo» (antiq.), da a + crèsia, creja «chiesa» (DES I 403).

accricchiddai (rifl.) «imbizzarrirsi, incapricciarsi» (camp.), probabilm. dall’ital. cricchio «ticchio» (DES I 49).

accrisolai «affinare nel crogiolo» (camp.), dallo spagn. acrisolar (DES I 405). Vedi crisolu.

accristare (rifl.) «inarcare le sopracciglia per sdegno o ira», da a + cristas «sopracciglia» (DES I 406). Vedi incristare.

accristianadu-a «buono, savio-a», dallo spagn. acristianado (DES I 407). Vedi cristianu.

accroái, accroiái «chiocciare, crocchiare» (della gallina) (camp.), vocabolo onomatopeico (DES I 408). Vedi crochire, croccolai.

accrobai «accoppiare, appaiare, dare il maschio alla femmina di un animale» (camp.), vedi (ac)cropare, crobai.

accrocconare, accorconare, accolconare, accorocchinare, accosconare, accrocconai (rifl.) «imbronciarsi, arrabbiarsi, stizzirsi», «esser restio, venire con riluttanza», da a + croccone/i, corcone «broncio» (DES I 408). Vedi accolconu, accosconu.

accropare «accoppiare, appaiare, dare il maschio alla femmina di una bestia», da a + cropare «accoppiare». Vedi accrobai.

accrostai «incrostare» (camp.), da a + crosta.

accrutzai «avvicinare, appressare» (anche rifl., camp.), vedi accurtziare (DES I 437).

accuaddigai «accavallare, porre a cavalcioni» (camp.), da a + cuaddu «cavallo». Vedi incuaddigai, caddicare.

accuái «nascondere» (camp.); tirai sa perda e accuái sa manu «tirare il sasso e nasconder la mano»; da a + cuái, cubare «nascondere».

accubadu-a «gonfio di rabbia, imbronciato-a», partic. di accubare.

accubare (rifl.) «gonfiarsi per dispetto od ira», da a + cuba, cupa «botte» (DES I 434).

accubilare, accuilare, accuilai, acculiái, accujai «rientrare del bestiame all’ovile, accovacciarsi, starsene quieto» (centr., log. e camp.), da a + cubile, cuile «ovile» (DES I 413). Vedi quviladóriu.

accuccada «azione rischiosa, colpo di testa», da accuccare. Cfr. acconcada.

accuccaditta «calandrella» (Calandrella brachydactila, specie di allodola che si butta a terra e si accovaccia quando si sente in pericolo), da s’accuccare «accovacciarsi» (DES I 50). Cfr. attaccatterra, attappaditta.

accuccare, accuccai «caricare in cima», «venire in testa, azzardare», (rifl.) «imbacuccarsi, appiattarsi, nascondersi, accoccolarsi, accovacciarsi» (log., camp.); accucca-accucca «di nascosto, di soppiatto» (imperat. iterato come avverbio); da a + cucca «testa» con un elemento fonosimbolico (M.P.). Vedi cucculare.

accuccheddare (rifl.) «accoccolarsi, accovacciarsi», iterativo di s’accuccare.

accucciucciare «seguire come un cagnolino, stare sempre con uno», da a + cucciúcciu «cagnolino» (DES I 256). Veci accocciocceddare.

accucculiare, accucculieddare, accucconare, accuccunniare (rifl.), iterativo di accuccare (DES I 49).

accuccurare, aququrrare, accuccurumeddare, accuccurai «riempire fino all’orlo, colmare, accumulare, ammucchiare, ammonticchiare», «appaiare una bestia indomita ad una domita per avvezzarla al giogo», «maturare di un foruncolo» (log. barb. e camp.), da a + cúccuru «cima» (DES I 50, 416). Vedi iscuccurare, scuccurai.

accuccuratóriu, accuccuradóriu, accuccuradorzu «intacco del giogo» (centr. e log.), da accuccurare (DES I 416).

accuccuvettare (rifl.) «accovacciarsi, rannicchiarsi» (Orgosolo), probabilm. a + cuccuvaja «civetta».

accucuddare, accuguddare, accuguddai «incappucciare» (anche rifl.; log. e camp.), da a + cucuddu, cuguddu «cappuccio». Vedi incuguddare/ai.

accucuttare, aququthare «imbacuccare, incappucciare, coprire col cappuccio» (anche rifl.) (log., barb., e camp.), da cucuttu, cuguttu, ququthu (DES I 50, 420).

accuddae, accuddane, aquddane «là, colà, in quel luogo» (distante da chi parla e da chi ascolta) (avverbio), da a + cudda(n)e. Vedi incuddane.

accudire, accudi(ri) «accorrere, arrivare in tempo, concorrere», «attendere con cura a lavori domestici o altro, sbrigare» (log., camp.); accudíe zente ca b’at bisonzu! «accorrete (plur.) gente èerché c’è bisogno!»: deriva dallo spagn. acudir.

accugucciái «incappucciare, imbacuccare», (rifl.) «accovacciarsi, accucciarsi» (camp.), da a + cugucciare, cucuthare «incappucciare» (DES I 420 inesatto).

accugurrai «aggrovigliare» (anche rifl.; camp.), da a + cugurra, cucurra «groviglio» (DES I 419).

accuiladroxu, acculiadroxu «covo»; accujadroxu «pollaio» (camp.); da accuilare/ai.

accuilare, accuilai, acculiái, accujai «rientrare del bestiame all’ovile, accovacciarsi, rintanarsi, starsene quieto» (log., camp.), vedi accubilare (DES I 413).

accuistare, accuistai «acquistare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 48).

accuittare, accuitai «affrettarsi, far presto» (log., camp.), vedi accoittare.

acculiare «restare l’ultimo», da a + culu «deretano» (DES I 423).

acculíu, a cullíu, a gullíu «in ultimo, in coda» (avverbio), da acculiare.

accullire «accogliere», dal corrisp. ital. Vedi cullire.

accullozire «accogliere con riguardo una persona» vedi accollozire.

accumentare «raccomandare», dall’ital. ant. accomendare «raccomandare» (GDLI) (M.P). Vedi accomandare, incumentare.

accumerare, accumburai, accrommai «calciare del cavallo e dell’asino con entrambi i posteriori», «ricalcitrare, sculettare» (log., camp.), da a + cúmeru, cúmburu «lombo di quadrupede, groppa». Vedi cumerare.

accumonare, accumonai «mettere il proprio gregge in comune con quello di un socio», «aggregare» (log., camp.), da a + cumone/i «gregge messo in comune per contratto di soccida».

accumorai «accomodare, preparare pietanze», vedi accomodare/ai.

accumpanzadore, accumpangiadori-a «accompagnatore-trice» (log., camp.), dal corrisp. ital.

accumpanzare, accumpangiái «accompagnare» (log., camp.), dal corrisp. ital.

accunnare «andare alla ricerca di avventure amorose», (rifl.) «effeminarsi» (plebeo), da a + cunnu «conno».

accunortare, accunnortare, accunortai, accurnotai «confortare, consolare, rincuorare», (rifl.) «accontentarsi, adattarsi» (log., camp.); dallo spagn. ant. conhortar (DES I 50).

accunortu, accunnortu, accurnotu «conforto, consolazione, condoglianza», «pranzo funebre» (inviato alla famiglia in lutto da una famiglia amica), da accunortare. Vedi iscunnortu.

accuntentare, accuntentai «accontentare» (log., camp.), da a + cuntentare/ai oppure dal corrisp. ital.

accuntèsser(e), accuntèssiri «accadere, avvenire, succedere» (log., camp.), vedi accontèssere.

accuppare, agguppare, auppare (rifl.) «farsi cappuccio, accestire, infoltirsi», da a + cuppu «tino» (DES I 434-435). Vedi auppa.

accúrrer(e), accúrri(ri) (partic. accurtu, accuttu) «accorrere, sopraggiungere» (log., camp.), da lat. accurrere (DES I 436). Vedi cúrrere/iri.

accurtziare, accultziare, accurtzai, accrutzai «avvicinare, appressare», «accorciare, abbreviare» (anche rifl.) (log., camp.), da accurtzu (DES I 437). Vedi incurtziare.

accurtzu, accúrtziu «vicino» (avverbio), da a + curtzu «corto» (DES I 437).

accusa «accusa, imputazione», dal corrisp. ital.

accusare, accusai «accusare, imputare» (log., camp.), dal corrisp. ital.

accusciare (rifl.) «rannicchiarsi, nascondersi», dall’ital. accosciarsi (DES I 50).

accussentire, accussentiri «acconsentire» (log., camp.), dal corrisp. ital

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accussorzare, accussorgiái «stabilire il bestiame in campagna», (rifl.) «stabilirsi in campagna per pascolare il bestiame» (log., camp.), da a + cussorza, cussòrgia, cussòria «contrada di campagna».

accuzonare «mettere in un angolo, accantonare», (rifl.) «rincantucciarsi», da a + cuzone «cantuccio». Vedi acchizonare.

achedosu-a «acido-a», da achedu, achetu «aceto».

achetare, achedare, aqedare, aghedare, axedai (rifl.) «farsi aceto, inacidirsi» (centr., barb., log. e camp.), da achetu.

achetu, achedu, aqedu, aghedu, axedu «aceto» (pansardo); aggett. «acido, agro-a»; dal lat. acetu(m) (DES I 50).

achidore (Nùoro), avidore (Ollolai) (m.) «acidità sgradevole», da áchidu, ávidu-a «acido-a» (M.P.).

áchidu (Nùoro), ávidu-a (Ollolai; M. Columbu) «acido-a sgradevole», áidu-a «molto salato-a» (log.), dal lat. acidus (M.P.; manca nei REW e DES).

áchila, ácchila, ácchili «aquila» (camp.), da ábbila, ábbili «aquila» con adattamento parziale al corrisp. ital. (corrige LISNE 162, LELN 51).

achiladori, acchiladori «rapace come l’aquila» (camp.), da ácchila «aquila» (DES I 41).

achileddu, acchileddu/a «specie di falco»; ita seu? s’acchiledda! «cosa sono? un’aquila!» (detto da chi viene sollecitato a fare molte cose assieme); dimin. di áchila, ácchili «aquila» (DES I 41).

achiliera, acchiliera «aquila di mare» (camp.), da áchila vera «aquila autentica» (DES I 41).

achiloni, acchiloni (m.) «aquila anatraia e altre aquile» (camp.), da áchila «aquila» (DES I 41). Vedi abbiloni.

áchina, ághina, áhina, áqina, ániga, ágina, áxina «uva» (centr., barb., log. e camp.); áchina ‘e bidda «uva da tavola» (lettlm. “di paese”); iscopa dess’áchina «raspo dell’uva»; deriva dal lat. acĭna (DES I 50).

achipudda «cipolla», da sa chipudda, s’achipudda; vedi chepudda.

aclisare «eclissare», dal corrisp. ital. (DES I 485). Vedi eclisare, (ec)crisare.

aclisu (m.) «eclissi», anche «crisi» (log. sett.), da acclisare (DES I 485). Vedi crisi.

acochinai (rifl.) «darsi all’ozio, oziare» (camp.), dallo spagn. acoquinar (DES I 51).

acra, racca (f.) «rantolo del moribondo», probabilm. vocabolo imitativo (DES II 332).

acredda «piccola arca o cassa», vedi archedda.

acriare «inacidire, inasprire», da acru «agro».

acriore, alqiore (per lo più plur.) (centr., orgolese), acrioría, acriura «acidità di stomaco», da acru «agro».

acronzu, alqionzu-a «acidulo-a», da acru, alqu «acido».

acru, agru, argu-a «agro, acerbo, acido-a»; acru che merriola «molto agro» (merriola «acetosella»); deriva dal lat. acrus-a (DES I 51). Vedi alqu.

acu, aqu, agu (f.) «ago» (centr., log., barb. e camp.); acu dess’ape, dessa ghespe «pungiglione dell’ape, della vespa»; dal lat. acus (DES I 51). Vedi agu.

ácua, água «acqua», «pioggia» (camp.); accabat de prói e cumentzat a fai ácua «smette di piovere e comincia a cadere pioggia» (cioè «piove senza interruzione»); dal lat. aqua incrociato col corrisp. ital. (DES I 35). Vedi abba, acuedda, acuosu.

acuadera (f.) «acquaio» (camp.), dallo spagn. aguadera incrociato con ácua «acqua» (M.P.).

acuaderi, acuadori «acquaiolo» (camp.), dagli spagn. aguadero, aguador incrociati con ácua «acqua»

acuadroxu «abbeveratoio» (camp.), da acuái «abbeverare»

acuadura «irrigazione», da acuái «irrigare».

acuagotta «colla da falegname» (camp.), vedi abbacotta.

acuái «abbeverare», «annacquare, annaffiare, irrigare» (camp.), da ácua «acqua». Vedi abbare.

acuameli «bevanda di acqua calda e miele», «idromele», vedi abbamele.

acuardenti, acuadrenti «acquavite» (camp.), vedi abbardente (DES I 37). Cfr. aguardenteri.

acuasanta «acquasanta», da un lat. aqua sancta (DES I 38). Vedi abbasanta.

acuasantera «acquasantiera, pila dell’acqua benedetta»; anche «falangino o ragno della Vergine» (perché, toccato, distilla una goccia di liquido) (camp.) (DES I 38). Vedi abbasantera; cfr. aguardenteri.

acuedda, acuetta «acquerugiola, pioggerella, spruzzaglia» (camp.), dimin. di ácua «acqua» (DES I 35).

acúglia, acúllia «forcina, spilla, pungiglione» (centr.), dal catal. agulla oppure dall’ital. aguglia. Vedi quza.

acuosu-a «acquoso, sugoso-a» (detto particolarm. di frutta), da ácua «acqua» (DES I 42). Vedi abbosu.

acustare «ascoltare», variante di ascurtare, ascultare (DES I 134).

acutesa «acutezza, acume, arguzia», dal corrisp. ital. (DES I 52).

acuthare, acuttare, aquthare «aguzzare, affilare, appuntare» (centr. e barb.); (Bitti) acuthare su cane «aizzare il cane»; petra de acuthare «cote»; deriva dal lat. acutiare (DES I 52, II 254). Vedi acutzai.

acuthu, acut(t)u, agudu-a «acuto, aguzzo, appuntito-a» (centr., log. e camp.), da acuthare «aguzzare» (DES I 52). Vedi acutzu, pinnacutha.

acutu-a «acuto, ingegnoso, arguto-a», dal corrisp. ital. (DES I 52).

acutza-ferru «arrotino», lettlm. «aguzza-ferro», da acutzai + ferru. Vedi agutza-ferrus.

acutzai, agutzai «aguzzare, affilare, appuntare» (camp.), dal lat. acutiare (DES I 52). Vedi acuthare.

acutzoni, accutzoni «brocco, stecco pungente» (camp.), da ac(c)utzu (DES I 53). Vedi buccioni.

acutzu, accutzu-a «acuto, aguzzo, appuntito-a», (fig.) «acuto, ingegnoso, arguto-a, pungente», da acutzai (DES I 52). Vedi acuthu, acutu.

acuza, agulla, aguza, aqúggia (centr., camp., log. e barb.) «aguglia, forcina, spillo, pungiglione», dal lat. aculea (DES I 52).

adalide «campione, eroe» (log. antiq.), dallo spagn. adalid (DES I 54).

ádanu (m.) «ginestra dell’Etna» (Genista Aetnensis DC) (Dorgali, Urzulei); relitto sardiano probabilm. derivato dal greco Aítne «Etna» (Sicilia) (M.P., OPSE 94, LISPR).

adasiáu-ada «posato, lento-a nel parlare» (Nùoro), dall’ital. adagiato. Vedi addasiái.

adassare «lasciare» (mediev., CSNT² 164 (156), variante di dassare.

adattare, adattai «adattare» (log., camp.), dal corrisp. ital.

adattu-a «adatto, idoneo-a», dal corrisp. ital.

addáe, addane «là, colà, in quel luogo» (distante da chi parla e da chi ascolta) (avverbio), dal lat. illac (DES I 55). Vedi addéi, accuddáe.

addaen(n)antis, addain(n)antis «(di) davanti», da a + dae + in + ante (DES I 95). Vedi daennantis.

addaesecus, addaisecus, addaisegus «(di) dietro», da a + dae + secus «dietro».

addagnai, addangiái «danneggiare, guastare» (camp.), dallo spagn. dañar (DES I 55).

Addanas (topon. Bonorva, Cossoine) «noccioli» (plur.), dal lat. avellana. Vedi oddana.

addasiare, addasiái, addajare «adagiare, indugiare», (rifl.) «andare adagio, trattenersi» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 135 impreciso). Vedi adasiáu.

addásiu, addaju, asiásiu «adagio» (avverbio), «indugio, flemma» (sost.), dal corrisp. ital.

addeá «ecco»; in composizione addeámi, addeádi, addeánnos «eccomi, eccoti, eccoci»; da a(d) + eá «ecco»; addeacolla «eccola qui», da a(d) + eá «ecco» + accò «ecco» (rafforzato) (DES I 484).

addècher(e) (partic. addéchitu) «star bene, convenire» (Bitti, Lodè), da a + dèchere «convenire». Vedi addeghíbile.

addecuare «adeguare, adattare» (Orgosolo), dal corrisp. ital.

addedíe, addidíe, addedí «di giorno», da a + de + die «giorno» (DES I 467). Vedi die.

addeghíbile «decente, conveniente», da a + deghíbile «decente» (DES I 459). Vedi addèchere.

addéi «là, colà, in quel luogo, lontano» (avverbio), variante camp. di addáe (DES I 55). Vedi aiguddéi, inicuddéi, incuddeni.

addeleare «attribuire, concedere, legittimare» (Orgosolo), probabilm. da a + ital. delegare oppure catal.-spagn. delegar

addelentu «ingegno, talento, abilità», da adelentare «avvantaggiare» incrociato con l’ital. talento (DES I 55).

addemare «prendere una malattia grave e cronica», «imbolsire», da a + demare «prendere una malattia».

addenotte, addenotti «di notte», da a + de + notte/i «notte» (DES I 467).

addentare, addenticare, addentigare, addentai «addentare» (centr., log. e camp.), da a + dente/i «dente».

adderettare, adderetzai «addrizzare, raddrizzare» (log., camp.), dal lat. ad + directiare (REW 2645; DES I 462; GSN § 20). Vedi derettare, aderetzai.

adderettu «proposito, programma» (Orgosolo), da a + derettu

adderire, addirire, addilire «aderire, seguire un partito o una opinione», variante di aderire (DES I 56).

addescare, addesqare, aescai, escai, iscai «imboccare, aiutare a mangiare i bambini o i piccoli degli animali» (log., camp.), da a(d) + esca «esca» (DES I 493).

addescu, addesqu «cibo, alimento», da addescare.

addestrare, addestrai «addestrare, ammaestrare i cavalli» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 55). Vedi annestrare.

addiadorju «sito di controllo in campagna, osservatorio» (Orgosolo), da addiare

addiare «stare in osservazione, scrutare lontano e intorno, controllare» (Orgosolo), probabilm. da a + die «giorno»

addibbare, addribbare «battere, percuotere, picchiare», variante di addobbare (DES I 55). Vedi dibba, dibbi-dabba.

addidíe «di giorno», vedi addedíe.

addinaratu-a «danaroso-a» (centr.), vedi adineradu.

addinterdíes, addenterdíes «a giorni alterni» (Orosei), dal lat. ad + inter + dies (M.P.). Vedi die, dintidí.

addionzu «controllo, osservazione» (Orgosolo), da addiare

addirittura, adderettura «addirittura» (avverbio), dal corrisp. ital. (DES I 462). Vedi inderettura.

addiscansau-á «che se la prende con calma e comodità, ozioso-a» (Orgosolo), da a + discansare «riposare» (log.), a sua volta dal catal.-spagn. descansar. Vedi discansu.

addisora «fuori orario, fuori tempo», dallo spagn. a deshora (DES I 472). Vedi disora; cfr. addistempus.

addistempus «fuori tempo», da a + dis + tempus, fatto sullo spagn. a destiempo (DES I 473). Vedi distempus; cfr. addisora.

additte?, agghitte?, abbitte? «perché?»; additt’ora? «a che ora?» (Nùoro); vedi itte?, ditte?, gitteu?, kiteu?

addíu «addio», dal corrisp. ital. (DES I 56). Vedi adiosu.

addiviái «distrarre» (camp.), dall’ital. deviare (GSC 14).

addivinare, addevinare, addivinai «indovinare» (log., camp.), dallo spagn. adivinar (DES I 55). Vedi indeinare.

addizu «attimo, istante, momento, pochino», «appena, appena appena», probabilm. vocabolo fonosimbolico (DES I 65). Vedi adizu, aízu, azicu.

addoare «scavare un fosso attorno ai terreni da debbiare», da a + do(g)are «scavare un fosso ecc.».

addobbare, add(r)ibbare, attobbare, addobbai «battere, percuotere, picchiare» (log., camp.), da dobbo voce imitativa di «colpo, tonfo» (DES I 474, che si corregge su I 55). Vedi isdobbare.

addobbaza «battaglia, lotta, scontro armato» (Orgosolo), deriva da addobbare

addobbu «colpo, percossa, rumore», da addobbare/ai. Vedi dobbo, isdobbu.

addobiare, addoviare, adobiái, (a)zobiare, (Bitti) abbovare «incontrare, darsi un appuntamento», «effettuare la rima nella poesia», dal lat. ad + obviare. Vedi abbojare, obiare, atobiái, attoppare.

addóbiu, addóviu «incontro, convegno», da addobiare.

addojadittu, (ad)drojanu-a «ombroso-a» (detto di cavallo-a), da addojare.

addojare, addrojare (rifl.) «adombrarsi», da ad + oju, ocru «occhio» (DES II 183).

addolimare «indolenzire, sentir dolore», da a + dólima «dolore». Vedi dolimadora, indolimare.

addolimorjare «manifestare compassione, compiangere» (Nùoro), iterativo di addolimare (M.P.). Vedi dolimorjosu.

addolire «indolenzire, aggranchirsi», da a + dòlere «dolere» (DES I 475). Vedi indolire.

addoloire (rifl.) «addolorarsi» (Sindia e Suni), da a + dolu «dolore»

addolorai «addolorare» (camp.), da a + dolori «dolore».

addoloríu-a «indolenzito-a», da a + dolore/i «dolore».

addongare «maltrattare, opprimere, odiare» (log. sett.), variante di auncare.

addonnare «ammansare», (Orotelli) (rifl.) «arrendersi, darsi per vinto», da a(d) + donnu «padrone» (quasi «assoggettare al padrone») (DES I 478; N. Cossu 17).

addoppare «incontrare», da addobiare «incontrare» incrociato con lo spagn. topar «incontrare» (DES I 147 inesatto; LCS 106). Vedi attobiái, attoppare/ai.

addoppiare, addoppiái «suonare le campane a morto» (log., camp.), da sonare/ai a dóppiu; anche «duplicare, raddoppiare»; da a + doppiu «doppio».

addóppiu «suono di campane a morto»; sonai s’addóppiu «suonare le campane a morto»; da addoppiare/ai.

addoppu «incontro, convegno», da addoppare (DES I 147). Vedi attoppu.

addoru (m.) «persona adorata, idolo», da adorare/ai (DES I 56).

addottu-a «addottorato, colto-a», da a + dottu «dotto».

addozare «addolorare, indolenzire», da a + dozu/a «dolore fisico» (DES I 480). Vedi aozare².

addrollau-ada, addrollíu-a «rimbambito, rimbecillito-a», «sfinito-a dalla fatica», da a + drolle «babbeo». Vedi drollíu, indrollire.

addromare «seguire l’orma, fiutare la selvaggina, cercare insidiosamente» (Dorgali, Oliena, Orgosolo), da ad + orma (DES II 194). Vedi addromu.

addromijare «addormentarsi di un arto», da a + dormire, drommire (DES I 479). Vedi indrom(m)igare.

addromittiolare «addormentare col narcotico, cloroformizzare», da a + dormire «addormentare» (DES I 479).

addromittiolu «narcotico, sonnifero», da addromittiolare.

addromu (m.) «orma, traccia, odore che lascia la selvaggina», da addromare.

adduire «addurre, citare», dal catal. adu(h)ir (DES I 55).

addulgare «ammettere, concedere, riconoscere, confessare», vedi atorgare.

addurare, adurare «fermare, fermarsi, rimanere», dal catal. aturar-se (DES I 150). Vedi atturai.

addúsi(ri), addúxi(ri) «addurre, citare» (camp.), dallo spagn. aducir oppure dal tosc. adducere (DES I 55).

adelentare, addelentare, attelentare, ad(d)lentai «avvantaggiare, migliorare condizione» (anche rifl.; log. e camp.), dallo spagn. adelentar (DES I 55). Vedi addelentu, indennentai.

adempríviu «diritto di godimento per lo più gratuito di pascolo, di legnatico e di semina in terre demaniali, baronali e comunali», dall’aragon. adempribio (DES I 56).

aderetzai «aggiustare, assettare» (camp.), dallo spagn. aderezar (DES I 56). Vedi adderetzai/ttare.

aderetzu «aggiustamento, assetto», anche «finimento di gioiello o di bardatura di cavallo», plur. «mobili, masserizie»; aderetzu de mesa «servizio da tavola»; dallo spagn. aderezo.

aderire, aderiri «aderire, seguire un partito o una opinione» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 56). Vedi adderire.

adineradu-a «denaroso-a», dallo spagn. adinerado (DES I 469). Vedi addinaratu, dinarosu.

adíos «addio» (poetico), dallo spagn. adiós.

adiosu «addio», dallo spagn. adiós (DES I 56; LCS 98). Vedi addíu.

adizu, adíziu «attimo, istante, momento, pochino», «appena, appena appena», vocabolo fonosimbolico (DES I 65). Vedi addizu, aízu.

adorare, addorare, ad(d)orai «adorare», dal corrisp. ital. oppure spagn. (DES I 56). Vedi addoru.

adressare «attrezzare», dal corrisp. ital.

adressu «attrezzo», «individuo di scarso valore», «pene», dal corrisp. ital.

adumbrare, aumbrare, adumbrai «fare ombra, spaventare un animale»; (rifl.) «adombrarsi» (degli animali e delle persone) (log., camp.); dal lat. ad + umbrare (DES II 558). Vedi umbrare/ai, aumbradittu.

adustu-a «bruciato, arido, secco-a», dall’ital. adusto.

ae (f.) «uccello, uccello rapace», «aquila», «avvoltoio», vedi ave.

aèna «avena selvatica o barbata o fatua», «tiglio del lino e di altre piante», vedi ena², avena (DES I 154).

aenzare «trovare difetti in una persona, spregiarla, parlarne male», vedi abbenzare.

aenzu «difetto fisico o morale, debolezza, macchia», dal lat. ingenium (DES I 644). Vedi abbenzu, enzu, irghenzu.

áer(e), áiri (log., camp.), aver (mediev.) [partic. áppi(d)u] «avere»; b’at, b’aíat meda zente «c’è, c’era molta gente»; non bi nd’at(a), non nci nd’ad(a) «non ce n’è»; deriva dal lat. habere (DES I 154; GSN 117).

áera, aèra «aria», «cielo», anche «aspetto, atteggiamento» (centr. e log.), dal lat. aera (DES I 56). Vedi ághera, áiri, subraèra.

aerare «arieggiare, somigliare», «riconoscere un individuo per la sua somiglianza con un altro», da áera, aèra (DES I 56). Vedi agherare, ariái.

aeredda «arietta, brezza» (Orgosolo), dimin. di áera.

aerrare «errare, sbagliare», dal lat. aberrare (REW 19; M.P.). Vedi errare.

aérru «errore, sbaglio», da aerrare. Vedi erru, arru.

aèscher(e) «fermarsi dei cibi in gola», vedi obèscher(e).

aescosu-a «sgradevole», da aèschere (DES I 44).

affaare «saziare di fave», «morire di favite» (del bestiame), da a + faa, faba «fava» (DES I 508). Vedi affavau.

affábia, affab(b)ica, (af)frábbica (f.) «basilico» (Ocimum basilicum L.), dal catal.-spagn. alfábega (DES I 56). Vedi athábbia.

affaccare «affacciare» (log.); affaccai «accostare, socchiudere» (porte o finestre; camp.), da affacche. Vedi affacchiare.

affaccendai, affatzendare, affandentzare, affendentzare, infendentzare (rifl.) «affaccendarsi, occuparsi» (camp. e log.), dal corrisp. ital. (DES I 497). Vedi faccenda.

affacche, affacci «in faccia, di fronte, dirimpetto, accanto, vicino» (avverbio); istamus affacche «abitiamo vicino»; is de affacci «i dirimpettai»; deriva dal lat. ad + facies (DES I 496). Vedi affaccare/ai, iffacche.

affacchiare, affaqiare «avvicinare, radunare, riunire, coprire», lettlm. «mettere faccia a faccia»; (rifl.) «coprirsi la faccia con lo scialle» (Nùoro). Vedi affaccare.

affacciada «facciata» (di una casa), da affacciái.

affacciái, affatzare (rifl.) «affacciarsi» (camp. e log.), dal corrisp. ital.

affadare, affadai «affascinare, affatturare, incantare» (log., camp.), da a + fadu «fato».

affadau-ada, beni o mali ~ «fortunato o sfortunato, segnato-a dalla fortuna o dalla sfortuna», da affadare/ai (DES I 498). Vedi fada(d)u.

affadicare «affaticare, stancare, estenuare», da a + fadicare.

affadicau-ada «sfinito, magrissimo-a» (Nùoro), partic. di affadicare. Vedi fadicau.

affainadu-a «pigro-a» (Ploaghe), da a + fainare, faghinare «vagabondare, non far nulla» (DES II 566).

affainare, affainai «affaccendarsi» (log., camp.), dal catal. afainar (DES I 498). Vedi affaniarzu.

affainatu, affaina(d)u-a² «affaccendato, indaffarato, laborioso-a», partic. di affainare/ai.

affaitare, affaitai «radere la barba» (anche rifl.; log. e camp.), dal catal. afaitar (DES I 56).

affaitare² «conciare le pelli» (log. mediev.), dall’ant. ital. sett. affaità (DES I 57).

affallire, affalliri «fallire, andare in fallimento», «diventare afato del grano» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 500). Vedi fallire.

affaltzare, infaltzare «falsare, falsificare, tradire, violare», da a/in + faltzu «falso». Vedi falsare.

affanceddai «vivere in concubinato», (rifl.) «farsi l’amante» (camp.), da a + fanceddu-a «amante illegittimo». Cfr. affantare.

affanculu «affanculo»; mandare affanculu «mandare alla malora»; dal corrisp. ital.

affandentzare, affendentzare, infendentzare (rifl.) «affaccendarsi, occuparsi», dal corrisp. ital. (DES I 497). Vedi affaccendai.

affangottai «affagottare, affardellare» (camp.), dal corrisp. ital. (M.P.).

affaniarzu «faccendone, intrigante», da s’affainare «affaccendarsi» (DES I 499).

affannare, affandare, affannai «affannare» (anche rifl.; log. e camp.), dal corrisp. ital. (DES I 57).

affannu, affandu «affanno», dal corrisp. ital. (DES I 57).

affantallai «(s)ventagliare, fare aria» (camp.), dal corrisp. ital. (M.P.).

affantare «vivere in concubinato», da a + fante «fantesca, concubina». Cfr. affanceddai.

affare, affáriu «affare», dal corrisp. ital.

affariáu-ada «indaffarato-a», da affare

affarrancai, affarruncai, affarruncare «abbrancare, afferrare con forza, arraffare, ghermire, prendere a giumella», (rifl.) «slanciarsi» (camp. e log.), da farranca, farrunca «branca, artiglio» (DES I 223). Vedi affrancare/ai.

affarratzai «ridurre a farina, ridurre in polvere» (camp.), da a + farratzai.

affarruncadori «ghermitore» (camp.), da affarruncai/ancai «ghermire».

affartai «turbarsi» (detto di chi dimostra di turbarsi per una colpa commessa; camp.), da a + fartai «mancare» (DES I 501). Vedi faltare.

affartau-ada «colpito, colpevole, incriminato-a» (detto anche di chi sa di aver agito male ed ha quindi la “coda di paglia”), da a + farta(d)u «colpito».

affaschinare «unire in fascine, ammucchiare» (Lodè), da a + faschina «fascina».

affasciare, affasciái «fare fascio, affastellare», «cestire, prosperare» (degli ortaggi e del grano) (log., camp.), da a + fáscia «fascia, fascio» (DES I 505). Vedi fasciái.

affassò, affassú; ass’~ «alla buona, alla bell’ e meglio, alla carlona», dall’ital. sanfasson, sua volta dal franc. sans façon (DELI 1126, 1127) (M.P.).

affastiái «provare nausea o ripugnanza al cibo» (camp.), probabilm. dallo spagn. ant. fastiar, mod. hastiar «sentire ripugnanza al cibo» (DES I 57).

affástiu (m.) «nausea», da affastiái

affathithu «sudiciume» (Orgosolo), forse da a + fattu «fatto», col significato di «disfatto, prossimo a marcire» (cfr. nuor. fattu «troppo maturo», detto di frutto)

affatigai (rifl.) «affaticarsi» (camp.), dal corrisp. ital. Vedi fatigai.

affattanti, affettanti, avattanti «seguente, susseguente» (camp.); sa dí ~, sa notti ~ «il giorno seguente, la notte seguente»; da affattu, avattu (DES I 507).

affattorgiae «fare canestri di lentischio» (Urzulei), da un lat. *ad + factoriare (DES I 57). Vedi fatteriare/ai.

affattu, avattu «dietro, di seguito» (avverbio), da a + fattu. Vedi affattanti.

affatturare, affatturai «affatturare, stregare» (log., camp.), da fattura «fattura, stregoneria». Vedi fattuzare.

affatzare, affacciái (rifl.) «affacciarsi» (log., camp.), dal corrisp. ital.

affaucciái «affannare» (camp.), probabilm. dall’ital. fauce (M.P.; senza etimo nel DES I 57).

affavau-a «colpito-a da favite» (Nùoro), da a + fava, faba «fava». Vedi affaare.

affeare, affeái «imbrattare, sporcare», «rimproverare», «aborrire» (log., camp.), dallo spagn. afear (DES I 516). Vedi afféu.

affeáu-á «svergognato-a, spregevole» (Orgosolo), partic. di affeare.

affedare «figliare», «unire agnelli o capretti alle madri», da a + fedare «figliare».

affegare, infegare (rifl.) «avvinazzarsi, ubriacarsi», da a + feche, feghe «feccia del vino» (DES I 509). Vedi avexai.

affeitare (rifl.) «abbellirsi, adornarsi, truccarsi», «disonorarsi», dallo spagn. afeitar (DES I 56).

affeminadu-a «effeminato-a», dallo spagn. afeminado (DES I 57). Vedi effeminadu.

affenadura «malattia del fieno, strongilosi bronco-polmonare o gastro-intestinale», da affenare.

affenare «dare il fieno alle bestie» oppure «morire di una bestia per aver mangiato le stoppie con la rugiada», da a + fenu «fieno».

affendentzu «affaccendio, occupazione continua», da affendentzare, affandentzare. Vedi infendentzu.

affer(i)adu-a «provato-a dalle preoccupazioni o dalla sorte», da a + fera «fiera» (M.P.).

afferare «inselvatichire», da a + fera «fiera».

afferenai «avvelenare» (camp.), vedi avvelenare/ai.

affériu «affaccendamento» (Orgosolo), forse da a + *fattériu; cfr. fatteriare «faccendare, strafare» (log.), da un lat. *factoriare.

afferrare, afferrai «afferrare, acchiappare» (log., camp.); afferra-afferra «arraffando» (imperat. iterato come avverbio e sost.); dal corrisp. ital. (DES I 57).

affèrrer(e), affèrriri «apportare, riferire», «arrivare, giungere» (log., camp.), dal lat. afferre (DES I 512). Vedi fèrrere/iri.

afferrittai «tagliuzzare, cincischiare, tagliare i panni addosso, diffamare, sparlare», da a + ferrittus, ferrus «forbici» (DES I 513).

afferula(d)u-a «(animale) intossicato dalla ferula», «(individuo) ubriaco» (Orgosolo), da a + férula «ferula».

affesiri (rifl.) «esaurirsi, prendersi l’esaurimento» (camp.), da affésiu.

affésiu-a «sparuto, magro-a», probabilm. dallo spagn. adefesio «ridicolo, stravagante» (DES I 57).

affestare, affestai «festeggiare» (log., camp.), da a + festare/ai «festeggiare» (DES I 514).

affettu «affetto, affezione», dal corrisp. ital. (DES I 57). Vedi offettu.

affettuare «effettuare», dal corrisp. ital.

affetzionare (rifl.) «affezionarsi», dal corrisp. ital. (DES I 59).

afféu «affronto, disonore, vergogna», da affeare/ai «sporcare», «rimproverare».

affiancadu, affiancu-a «sazio-a», partic. di affiancare/ai.

affiancare, affianchiri, affiancai «metter su fianchi, ingrassare, rimpolpare, rafforzare, rinvigorire» (log., camp.), da a + fiancu «fianco»

affiantza «cauzione, garanzia», da affiantzare/ai. Vedi fiantza.

affiantzare, affiantzai «dare fiducia, avvallare, garantire» (log., camp.), dal catal. afiançar, spagn. afianzar (DES I 516).

affianzare «coprire, proteggere», (rifl.) «ricoverarsi, addossarsi al muro, salvarsi» (log. sett.), probabilm. dall’ital. ant. fidanzare «assicurare» (DES I 57).

affianzu, fianzu «ricovero, ridosso, protezione», «copertura di abiti o da letto» (log. sett.), da affianzare (DES I 57).

affibbiare, affibbiái «affibbiare» (log., camp.), dal corrisp. ital. Vedi attibbiare.

afficcare «affidarsi, sperare», dallo spagn. ant. aficar, afincar (DES I 58).

afficcu, affincu «affidamento, speranza, diligenza, impegno»; non b’at afficcu «non c’è speranza»; da afficcare (DES I 58). Vedi ficcántzia.

affidanzare «assicurare, garantire, far fidanza», dall’ital. ant. fidanzare (DES I 57).

affidare, affidai «affidare», anche «sposare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 521). Vedi affidu.

affidigare «diventar livido» (log. sett.), da a + fídigu «fegato» (DES I 520).

affidu «matrimonio, sposalizio», da affidare «sposare».

affígher(e), affíer(e), affíggiri (partic. affissu) «affiggere, attaccare, comprimere, stringere» (log., camp.), dal lat. affigere, affixus. Vedi affissa, affissu, fíere, fíghere*.

affigurai «raffigurare, effigiare» (camp.), dal corrisp. ital. con cambio di prefisso. Vedi figurare/ai.

affilada «direzione, avvio, decisione», da s’affilare «dirigersi».

affiladora, crapa ~ «capra guidatrice», da s’affilare «dirigersi».

affilare «seguire la fila», anche «dirigere, gettare, lanciare»; s’affil(i)are «dirigersi, abituarsi a…, frequentare»; da a + fila «fila» (M.P.).

affilare², affilai «affilare, arrotare (coltelli), assottigliare», da a + filu «filo».

affilerinare «mettere in fila, piantare in filari», da a + filera «fila». Vedi infilerinare, filerina.

affiliatare «abbreviare» (Goceano), probabilm. da affilare² «affilare» incrociato con l’ital. arrotare (M.P.; senza etimo nel DES I 58).

affillai «figliare, far figli», anche «adottare, affiliare» (camp.); (mediev.) afiliare/ai «adottare, chiamare a succedere come erede»; cojau e affillau «sposato con prole»; da a + fillu «figlio». Vedi affizare.

affillamentu (m.) «adozione, affiliazione», da affillai.

affiluerrare «mettere il fil di ferro sul muso dei maiali per impedire che grufolando rovinino il pascolo», da a + filuerru «fil di ferro», Vedi filuerrare.

affilusigare «indugiare, sbrigare un affare svogliatamente, occuparsi di cosucce, cincischiare», iterativo di filare «filare» (DES I 521). Vedi filúsiga-filúsiga, filosigosu, filísigu.

affinamentu «languore, sfinimento, struggimento», da affinare/ai.

affinare, affiniare, affinai «affinare, assottigliare, dimagrire», «consumare, importunare», (rifl.) «struggersi, tormentarsi» (log., camp.); affinai s’ánima a unu «rompere l’anima ad uno»; da a + fine, fini «fine, sottile» (DES I 526). Vedi affinu.

affincu «affidamento, speranza, impegno», vedi afficcu.

affinicare, affinigare, infinigare, isfinigare, irfinicare, issinigare, affinigai, sfinigai «assottigliare, dimagrire, esaurirsi, illanguidire, seccarsi» (centr., log. e camp.), da a/in/is + fine/i «fine, sottile» (DES I 526).

affinu «affanno, pena, languore (anche di stomaco), struggimento», da affinare/ai «consumare».

affiolare «rincalzare una pianticella con un piolo» (Orgosolo), probabilmente deriva da a + piolu «piolo»

affioncai «cucire alla meno peggio, acciarpare», «abborracciare, acciabattare» (camp.), forse da a + pionca «donna magra, allampanata e brutta» (M.P.; privo di etimo nel DES I 58).

affioncu «acciarpìo, cucitura malfatta», da affioncai.

affiorare «affiorare, venire a galla» (ad es. della ricotta, della fame), «costringere a scappare da un posto» (Orgosolo), dal corrisp. ital.

affiottu (m.) «accoglienza» (Orgosolo), probabilm. da a + fiottu «gruppo di gente», a sua volta dall’ital. ant. fiotto

affisciái «affiggere, attaccare» (camp.), dallo spagn. afijar (DES I 58).

affissa «stretta, compressione, pigiatura», da affissu partic. di affíghere «stringere» (DES I 58).

affissare «comprimere, pressare, stringere», da affissu «compresso».

affissu «affisso, manifesto» (sost.), dal corrisp. ital.

affissu-a «compresso, stretto-a»; budrone affissu «grappolo d’uva serrato»; partic. di affíghere  «stringere», dal lat. affixus (DES I 58).

affittare, affittai «affittare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 74). Vedi affittu.

affittare², affittai² «affettare, tagliare a fette, incidere, recidere, scarificare», dal corrisp. ital. (DES I 527).

affittianare «frequentare, bazzicare, fare una cosa tutti i giorni, rendersi cliente, ritirarsi nel solito sito», da a + fittianare «frequentare» (DES I 527).

affittu «affitto», dal corrisp. ital. Vedi affittare/ai.

affittulai «butterare, colpire con la punta della propria trottola quella dell’avversario», «*fare centro», «fare una scorpacciata» (camp.), da a + fíttulu «buttero» (DES I 528; ma erra s.v. fittu).

affizare «figliare, far figli», da a + fizare «figliare». Vedi affillai.

affizire sa janna «accostare la porta» (Orgosolo), forse dall’ital. affiggere

affocare, affoqare «affogare, annegare», «soffocare, strozzare» (Nùoro, Orgosolo), vedi affogare, affocu.

affocare², affoqare2 «bruciare gli sterpi prima di arare», da a + focu (DES I 530). Vedi affochizare, reffogare.

affocatzau-ada «accaldato-a», da a + focu «fuoco».

affochilau, affoghiladu, affoxilau (anche affu-) «impigrito, ozioso perché se ne sta sempre accanto al focolare», da a + fochile, foghile, foxili «focolare». Vedi foghilarzu, affoxilai.

affochizare, affoqizare «metter fuoco, bruciare, ustionare», iterativo di affocare² «bruciare gli sterpi». Vedi affoghigiái.

affocu «affogamento», da affocare «affogare».

affoddau-á «gonfio per malattia» (Orgosolo), da a + fodde «mantice»

affoddonadu, oju ~ «occhio gonfio per malattia», da a + fodde «mantice, palpebra» (DES I 531).

affogare, affogai «affogare, annegare», «soffocare, strozzare», «morire soffocato» (log., camp.), dal corrisp. ital. oppure dal catal. afogar (DES I 58). Vedi affocare.

affoghigiái «scaldare vivamente, rinfocare» (anche rifl.), da a + foghigiái «metter fuoco». Vedi affochizare.

affoghizu «focatico, imposta messa su ciascun “fuoco” o famiglia» (antiq.), da a + fogu, focu «fuoco» e «famiglia».

affogu «affanno, angoscia, grande fatica», dallo spagn. ant. afogo (mod. ahogo) (DES I 58). Vedi infogu.

affora(s)! «fuori!» (avverbio di moto), dal lat. parlato adforas (ThLL). Vedi fora(s).

afforare, afforai «dare un anticipo» (log., camp.), da afforu «prezzo del grano» (DES I 58).

afforrare, afforrai «foderare» (log., camp.), dallo spagn. aforrar (DES I 58). Vedi forrare, ifforrare.

afforratzai «rapprendere, rassodare» (camp.), da a + forratzu, farratzu «specie di semola».

afforratzau, latti ~ «latte rappreso, diventato ricotta», partic. di afforratzai (DES I 505).

afforrottulada «rimescolatura, affastellamento», da afforrottulare.

afforrottulare «affastellare, confondere, mischiare», probabilm. da afforru «fodera» incrociato con ammuruttulare «aggrovigliare, ingarbugliare» (M.P.; senza etimo nel DES I 58).

afforru, affórriu «sottopanno, fodera», dal catal.-spagn. aforro (DES I 58). Vedi intrafforru, unforru.

afforticare, affortigare, affortiái «rafforzare, rinforzare» (centr., log. e camp.), da a + forte/i «forte».

affortire «diventare forte», «rinforzare», da a + forte «forte».

affortunau-ada «fortunato-a»; mal’affortunau «sfortunato, sventurato»; burdixeddu affortunau «bastardino fortunato» (si riteneva fortunato il bambino bastardo); da a + fortunau «fortunato».

affortzare, affortzai «afforzare, rinforzare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 537).

afforu, inforu «prezzo del grano» (ant.), dallo spagn. aforo «valutazione dei generi e delle merci per il versamento dei diritti feudali» (DES I 58). Vedi afforare/ai.

affoxai, infoxai «guazzare, impantanare», «far entrare il carro coi buoi nell’acqua per bagnarlo» (camp.), da a/in + foxi «foce» (DES I 529). Vedi foxa.

affoxilai «raccogliersi delle donne attorno al focolare per discorrere e pettegolare» (camp.), da a + foxili «focolare». Vedi affochilau.

affraccada «aggressione, attacco», da affraccai «aggredire».

affraccai «abbrancare, afferrare con forza, aggredire», (rifl.) «slanciarsi, scagliarsi, assaltare» (camp.), vedi affracchesas, affraccongiái, affrancare/ai, fraccai.

affraccai² «pescare con la lanterna» (camp.), da a + fraccai² «pescare ecc.».

affracchesas, essir a ~ «sentirsi soffocare, smaniare» (camp.), da affraccai «afferrare».

affracchiái «esser debole, difettare, vacillare, titubare» (camp.), da a + fraccu, flaccu «fiacco, debole» (DES I 539).

affracchilai «bruciare leggermente» (camp.); trigu affracchilau «frumento afato»; da a + fracca «fiamma» (DES I 538).

affraccongiái «affaccendarsi, lavorare con grande impegno» (camp.), iterativo di affraccai «abbrancare» (DES I 223). Vedi fraccóngiu.

affraighinare «attaccare, appiccicare una cosa all’altra, come l’intonaco al muro», da a + fráiga, frávica «fabbrica» (DES I 538).

affram(i)are «bruciacchiare», da a + frama «fiamma» (DES I 539).

afframicau-ada «molto affamato, famelico-a» (Nùoro), dal lat. ad + famicus probabilm. incrociato con frama «fiamma» (M.P.). Vedi framicosu.

affrancada «manata svelta, manciata», da affrancare.

affrancare, affranchiare, affrancai, affraccai «abbrancare, afferrare con forza», (rifl.) «slanciarsi, avventarsi» (log., camp.), da a + franca «branca, artiglio». Vedi abbranc(hi)are.

affranchire, affranchiri «affrancare, liberare» (log., camp.), dall’ital. ant. affranchire (DES I 540).

affrangillonai «sgualcire, affastellare, abbatuffolare» (camp.), vedi affringillonai.

affrantzuchena (collett.) «resti del pranzo, rimasugli», vedi avantzichena.

affranzare «abbracciare, stringere a sé, avvinghiare»; s’affranzare s’issallu «avvolgersi bene lo scialle» (Nùoro); deriva da a + franza «frangia dello scialle» (M.P.). Vedi franzèo.

affranzosu, loqu affranzosu «(luogo) riparato dal vento» (Orgosolo), da affranzare

affranzu «abbraccio», da affranzare.

affrascare «dare frasche alle bestie», «appioppare, imbrogliare», da a + frasca «frasca».

affrascillonai «sgualcire» (camp.), vedi affriscillonai, affringillonai.

affrenare «trattenere», «aggrinzire, sgualcire» (Orgosolo), da a + frenare «frenare» (log.), a sua volta dal lat. frenare oppure dal corrisp. ital.

affrentosu-a «infame», dallo spagn. afrentoso.

affriggiri, affrizire «affliggere, addolorare» (camp. e log.), dallo spagn. afligir o dal catal. aflegir (M.P.).

affriggíu, affrizíu-a «afflitto-a», partic. medio di affriggiri/izire

affrignonare «sgualcire» (Belvì), probabilm. variante di affringillonai (DES I 59).

affrigongiái «strofinare» (camp.), da a + frigóngiu «strofinio» (DES I 545). Vedi sfrigongiái.

affrinca «proprietà immobile, anche agraria», «ipoteca», dallo spagn. finca (DES I 59, 524). Vedi f(r)inca, vinca.

affrincai «afflosciare, piegarsi delle gambe dei cavalli e anche degli uomini quando camminano», forse dallo spagn. ant. afincar, mod. (a)hincar de rodillas (DES I 59). Vedi abbrincai.

affringillonai, affrangillonai, affriscillonai, affrascillonai «sgualcire» (camp.), formazioni fonosimboliche fatte anche su frungiri, frunzire² «raggrinzire» (DES I 59). Vedi affrignonare.

affrisai «pettinare con cura» (anche rifl.; camp.), probabilm. dallo spagn. frisar «accotonare» (M.P.).

affriscai «rinfrescare» (camp.), da a + friscu «fresco». Vedi affriscorai, infriscai.

affrischiare, affrisciare, (mediev.) affliscare «chiudere a chiave», «chiudere, appoggiare (la porta), attaccare», da a + frischiare² «chiudere a chiave» (SSls 178; DES I 547, inesatto in I 59).

affriscillonai, affrascillonai «sgualcire» (camp.), vedi affringillonai, affrangillonai.

affriscionare, affrissionare «impietosire», «affezionare, ammansire», dallo spagn. aflición (DES I 59).

affriscorai «rinfrescare» (camp.), da a + friscura «frescura» (M.P.). Vedi affriscai.

affrissíliu «niente, nulla» (in frasi negative): non faqer un’affrissíliu «stare senza far nulla» (Orgosolo); forse corrisponde al log. affrúsciu «niente», lettlm. «fischio», che deriva da a + frúsciu (cfr. ital. me ne infischio)

affrissurau-á «caricato-a di botte, pestato o picchiato in malo modo» (Orgosolo), da a + frissura «frittura, pietanza fritta»

affrittare «raffreddare, diventar freddo e rigido», da a + frittare «raffreddare».

affrizire «affliggere, addolorare» vedi affriggiri.

affrodd(i)are, affroddiái «pasticciare, imbrogliare», «ingerirsi, intromettersi», «ciarlare», (rifl.) «batter fiacca, arrendersi» (log., camp.), probabilm. vocabolo onomatopeico affine al tosc. frullare «agitare, sbattere» (DES I 59).

affrodd(i)eri-a «imbroglione-a», «ficcanaso, faccendone, pettegolo-a», da affrodd(i)are/ai.

affródd(i)u «imbroglio, pasticcio», « capriccio, prurito, smania, stimolo d’amore», da affrodd(i)are/ai.

affrogheddare «germogliare», da a + froghedda «germoglio».

affrongiái «sfamare il bestiame con frasche» (camp.), da a + fròngia «frasca». Vedi sfrongiái; cfr. assitare.

affrontadura (f.) «confine, limite», variante di affrontatzione/i con cambio di suff. (DES I 59).

affrontare, affrontai «affrontare», «rinfacciare» (log., camp.), dal corrisp. ital. o dallo spagn. afrontar (DES I 550).

affrontatzione, affrontatzioni (f.) «confine, limite» (log., camp.), dallo spagn. afrontación (DES I 59). Vedi affrontadura, approntu.

affrontu «affronto, ingiuria», dal corrisp. ital. (DES I 60). Cfr. afrenta.

affrorigiái «infiorare, adornare con fiori» (camp.), dal catal. florejar (DES I 550).

affroscare (rifl.) «annebbiarsi, confondersi, preoccuparsi» e «diventare pubere (con la crescita dei peli neri), svilupparsi, rinvigorire» (Nùoro), dal tosc. affoscare «offuscare, incupire, oscurare» (GDLI) (M.P.). Vedi irfroscare, isfroscare; cfr. affuscare.

affrucconada «stoccata, stilettata», da affrucconai.

affrucconai «colpire col forcone e con oggetti appuntiti» (camp.), da a + frucconi, furcone «forcone»

affrunchilare «mettere il morso», vedi abbrunchilare.

affrungiulare «ritirarsi, ricoverarsi», variante di affrunzeddare, affrunzare «raggrinzire» (DES I 60 inesatto).

affrunzare, affrunzeddare «raggrinzire, sgualcire, spiegazzare», da a + frunza² «piega».

affrusadori, stori ~ «gheppio» (San Gavino), lettlm. «astore fiutatore», da a + frusare «fiutare». Vedi frusadore.

affrusciái «afflosciare, allentare, ammollare» (camp.), dal corrisp. ital. o dal catal. afluixar o dallo spagn. ant. afloxar (DES I 529).

affrúsciu «niente», lettlm. «fischio» (cfr. ital. me ne infischio), da a + frúsciu «fischio» (DES I 553).

affrustai «frustare, fustigare» (camp.), da a + frustai.

affuente «piatto grande, vassoio», dallo spagn. (la) fuente (DES I 60). Vedi appuente.

affuffa «confusione, imbarazzo», da affuffare.

affuffa(d)u-a «confuso, spaventato-a», partic. di affuffare.

affuffadori «nasconditore, rapinatore» (camp.), da affuffare/ai.

affuffare, affuffai «nascondere, occultare, trafugare», «impappinare, confondere, mettere in imbarazzo» (anche rifl.; log. e camp.), dallo spagn. afufar «fuggire» anche incrociato con s’attuffai «confondersi» (M.P.).

affumare, affum(m)iare, affumai «affumicare» (log., camp.), da a + fumare/ai (DES I 555).

affumentare, affumentai «affumicare, fare suffumigi» (log., camp.), da a + fumentare/ai (DES I 555).

affumentu «suffumigio» (fatto anche per stregoneria), da affumentare/ai. Vedi fumentu.

affumiqare «affumicare» (Orgosolo), probabilm. dal corrisp. ital.

affunare, affunai «legare con la fune», «impedire», (rifl.) «incapestrarsi, avvilupparsi nel capestro» (detto di bestia), da a + fune/i «fune» (DES I 558).

affundare, affungare, affunnare, affundai «affondare», (rifl.) «immergersi, tuffarsi» (log., camp.), da un lat. *affundare (DES I 557).

affundarzare «accestire in maniera prosperosa», da a + fundarzu «grosso cesto».

affungacciolu «tuffetto» (anatra che si immerge nell’acqua per pescare), da affungare, affundare «affondare».

affungai, affungorai «ammuffire» (camp.), da a + fungu «fungo» (DES I 558).

affungori, affungu (m.) «muffa, tanfo», da affungai.

affurárgiu «passero, passerotto», vedi furfuraju.

affurcare, affurcai «prendere con la forca», «mettere alla forca» (log., camp.), da a + furca «forca». Vedi infurcare/ai.

affurcona(d)u-a «inforcato, preso a colpi di forcone»; trídicu affurconau «grano annerito o danneggiato dalla nebbia», da a + furcone «forcone».

affusada, affusigada «morte», da (sicch’)affusare.

affusadore, affuseri-a «sussurrone-a, seminazizzania», da affusare.

affusare «ingarbugliare, confondere, seminare discordia, mormorare, sussurrare», (rifl.) «confondersi, impappinarsi, irrigidirsi»; sicch’affusare, sicch’affusigonare «morire»; da a + fusu «fuso o rocca» (DES I 563). Vedi affusu.

affuscare «preoccupare» (Bitti, Lodè); affuscai «offuscare» (camp.), da a + fuscu «fosco» (M.P.). Vedi infuscare/ai; cfr. affroscare.

affuscatu-a «ansioso, preoccupato-a» (Bitti, Lodè), partic. di affuscare.

affuscu (m.) «ansia, preoccupazione» (Lodè), da affuscare «preoccupare»

affusu (m.) «confusione, discordia, imbarazzo», da affusare «confondere».

affutta «arrabbiatura, stizza, sdegno», da a + futta «fotta, stizza» (DES I 563). Vedi affuttare, apputta.

affuttare «stizzire, far arrabbiare», (rifl.) «arrabbiarsi, sdegnarsi, stizzirsi», da affutta (DES I 563; LCS 96). Vedi infutterare.

affuttire, affuttiri; sind’~ «fottersene, infischiarsene», da a + futtire/i «fottere» (DES I 563).

afrenta, affrenta (f.) «affronto, ingiuria, oltraggio», (Lodè) «necessità, bisogno»; mi chircas solu a sas affrentas «mi cerchi solo nelle necessità»; dallo spagn. afrenta (DES I 60). Cfr. affrontu.

afrentai, affrentai «oltraggiare», dallo spagn. afrentar

africanu, affricanu; bentu africanu «africo, libeccio», dal corrisp. ital.  Cfr. bentu bosanu.

agaffare, ag(g)affai, aganfai «acchiappare, afferrare, arraffare» (log., camp.), dal catal. agafar (DES I 60). Vedi accaffiare/ai.

agantíu «terreno incolto, non ancora lavorato» (sost.), vedi bagantíu, bacantivu (DES I 163).

agarrutu (mediev.) vocabolo di significato e di origine ignoti (DES I 60).

agasone, gasone, (b)asone, basoni «buttero, cavallaro, guardiano di cavalli» (centr., log. e camp.), dal lat. agasone(m) (DES I 60; NPC, s.v. Asuni). Vedi (b)asonare.

agattai «trovare, rinvenire», (rifl.) «esser vivo» (camp.), da un lat. *adcaptare (REW 65; DES I 47). Vedi accattare.

agattarrau-ada «incatarrato, catarroso-a»; boxi agattarrada «voce rauca, cavernosa» (camp.), variante di accattarratu, atticarrau.

aggabbalare «ricavare un utile» (Orgosolo), da a + gabbale «guadagno, vantaggio»

aggaddare (rifl.) «diventare crostoso» (detto del pane) (Orune), da a + gaddu, caddu «cotenna»  Vedi abbaddare.

aggaffare, aggaffai, agganfai, accaffai «afferrare, acchiappare» (log., camp.), dal catal. agafar (DES I 565). Vedi gaffa.

aggái! «così fosse!» (esclamaz.), da a + gai «così».

aggajare (rifl.) «rallegrarsi», dall’ital. gaio (DES I 60).

aggaju (m.) «allegria, gioia», da aggajare.

aggalenare (rifl.) «calmarsi, assopirsi, appisolarsi, sonnecchiare, socchiudere gli occhi, socchiudere», vedi agghilimare, ingalenare.

aggáliu-a «fortunato-a», (Nùoro) «capace, fornito-a, sufficiente»; aggália! «magari, Dio volesse!» (esclamaz.); dal catal. agaliu «speranza, probabilità» (DES I 60).

aggamare, aggamai, ingamai «formare un branco, unire insieme le bestie» (log., camp.), da a + gama «branco». Vedi abbamare.

agganciái, aggantzare «agganciare, uncinare, afferrare» (camp. e log.), dal corrisp. ital. (DES I 569). Vedi aggantza(d)u, aggantzinare.

aggangare, aggangai «prendere per la gola, strangolare, strozzare», anche (fig.) «prestare danaro ad usura», da a + ganga «gola» (DES I 569).

aggangulittare «afferrare uno per le gavigne per strangolarlo», da a + gangulittas «gavigne» (DES I 569).

aggani(d)u, agganitu-a «affamato, voglioso-a», da a + gana «fame, voglia» (DES I 568). Vedi ingani(d)u.

aggantza(d)u-a «avaro, spilorcio-a», da aggantzare/ciái «afferrare». Vedi gánciu.

aggantzinare (Bitti), aggantinare (Lodè) «afferrare, prendere con forza», iterativo di aggantzare «agganciare». Vedi gantine.

aggargalare «gorgogliare»; s’abba aggargalat «l’acqua gorgoglia» (Baunei); vocabolo onomatopeico (DES I 409). Cfr. aggorgottare, groggolare.

aggargastatu-a «rauco-a» (Bitti), da a + gargarista «ugola».

aggarrare, agarrai, agherrai «afferrare» (log., camp.), da catal.-spagn. agarrar (DES I 60).

aggastare «migliorare la razza, incrociare bestie, allevare bestiame scelto» (Orgosolo), deriva da a + gasta «specie, qualità».

aggavignare, aggavinare «aggavignare, prendere con forza», dal corrisp. ital. (DES I 60).

agghejare «aizzare, incitare, provocare, stuzzicare», probabilm. variante di aggheriare, agghexare «incitare» (M.P.).

aggheju «fastidio, tormento», «cosa inutile, carabattola», specialm. al plur. (Mores), da agghejare.

agghentinare, abbentinnare, abbintinnare «contrassegnare il manto del bue o del cavallo», «individuare un animale in base al suo contrassegno», da a + ghentinu, bentinu «manto di animale, suo contrassegno».

aggherdonadu-ada «rugoso-a»; cara aggherdonada «faccia rugosa e brutta»; da a + gherdone «primo strato del sughero».

aggheriare (Scano), agghexare (Bonorva) «inasprire, esacerbare, infastidire, incitare», varianti di agriare «inasprire» (DES I 51). Vedi agghejare.

agghespada, preda ~ «pietra bucherellata delle macine» (come i nidi delle vespe) (centr.), da a + ghespa «vespa» (M.P.).

agghiái «guidare, condurre» (camp.), da a + ghia «guida»  Vedi ghiare/ai.

agghilimare, ghilimare (rifl.) «assopirsi, appisolarsi, sonnecchiare» (Nùoro), variante di aggalenare, ingalenare (M.P.).

agghimisonare «gonfiare, intumidire» (come il pane lievitato), da a + ghimisone, chimisone «lievito del pane d’orzo». Vedi abbimisonare.

agghippare «soddisfare» (anche rifl.), da a + ghippu «soddisfazione».

agghirellá, nive agghirellá «neve ammucchiata dal vento» (Orgosolo), partic. di un verbo *agghirellare, frequentativo di ghirare «girare in vortice». Vedi ghirella.

agghirghi(n)zonire «aggrinzire» (Lodè), vedi aggringhitzonare, aggranchitzonare.

agghirghisonare «chiudere un varco in un muro con sterpi» (Orgosolo), da a + ghirghisone «fascio di sterpi o rami spinosi»  Vedi inghirghisonare.

agghirrisonau, árbore agghirrisonau «albero inselvatichito» (Nùoro), da a + ghirrisone «groviglio di sterpi».

agghirtalada, tanca ~ «tanca inselvatichita», da ghírtalu «inselvatichito»

agghittare «riportare in parità», «regolare una partita al gioco, risparmiare, guadagnare, lucrare», vedi acchittare.

agghitte? «perché?» (centr.), vedi abbitte?, additte?, itte?, kiteu?

agghittire «sbrigare, finire con sollecitudine», vedi acchittire.

aggiadai «aiutare, soccorrere» (camp.), vedi aggiudare/ai.

aggiagarai, auxagarai «mettere in fuga, cacciar via, assalire, dare addosso» (camp.), da a + giágaru «cane da guardia» (DES I 602). Vedi giagarare.

aggiágaru «lavoro eccessivo» (camp.), da aggiagarai.

aggian(n)ittai «scagnare, schiattire, squittire del cane» (camp.), da a + gian(n)ittai, gannithare «gagnolare, gannire».

aggiángher(e) (partic. aggiantu) «aggiungere», dall’incrocio di annánghere  «congiungere» con aggiúnghere «aggiungere» (DES I 91). Vedi azzánghere.

aggianta «aggiunta», dall’incrocio di aggiunta con annatta (DES I 91).

aggigottare, aggiogottare, azzigottare, azzocottare «percuotere, malmenare», (fig.) «svillaneggiare, fare a beffa», da a + gigotta, zigotta «batosta». Vedi zocottare.

aggioccai, agiocai «acchiappare, (ra)cogliere, sorprendere, sopraggiungere» (camp.), vedi accioccai.

aggioddare «coccolare, vezzeggiare» (Mores), da joddone «coccolone», a sua volta da joddu, gioddu «coagulo molle di latte».

aggiolottare, aggiorottare «agitare, guazzare, intorbidire, scompigliare, scomporre, turbare», (rifl.) «agitarsi, affannarsi, commuoversi» (log. sett.), probabilm. variante di abbolottare «scompigliare» (DES I 63 inesatto).

aggiolottu, aggiorottu «scompiglio», da aggiolottare, aggiorottare. Vedi abbolottu, alborot(t)u.

aggiolvare, cungiolvare, ingiolvare «amareggiare», da a, cun, in + giolva «anagiride, laburno fetido».

aggione (f.) «concolina di sughero non lavorato lasciata nelle fonti per comodità dei passanti», vedi baggione², bajone.

aggioneddare «incavare, incurvare», da aggione «concolina di sughero» (DES I 167). Vedi abbajonare.

aggiorrare, aggiorridare, azzorrare «affliggere, angustiare, tormentare» (anche rifl.), probabilm. vocabolo imitativo (DES I 159).

aggiostrare, azzostrare «infastidire, tormentare, eccitare, rimproverare, rinfacciare», dall’ital. ant. aggiostrare «azzuffarsi», giostrare «combattere, perseguitare» (DES I 159).

aggiottare «ridurre in siero», «immergere il formaggio nella scotta per indurirlo», «dare la scotta agli animali». Vedi azzottare.

aggiottulare, aggiuttulare «manipolare, giocare con l’acqua e intorbidirla» (Lodè), iterativo di aggiottare.

aggiottulare² «chiudere la porta o la finestra con la nottola», da a + gióttula «nottola» (DES II 39).

aggíriu «in giro, attorno, intorno», variante di inghíriu, ingíriu.

aggíu «affanno, dispiacere, fastidio, guaio, tormento», vedi azíu.

aggiudare, ag(g)iudai, aggiadai «aiutare, soccorrere» (log., camp.), vedi azzutare, giudu.

aggiudu, agiudu «aiuto, soccorso»; fémmina de aggiudu «donna d’aiuto»; s’aggiudu de s’impiccau «l’aiuto dell’impiccato» (cioè aiuto inutile”); da aggiudare/ai.

aggium(m)ai, azzommai «quasi, quasi quasi, lì per lì, per poco, a un pelo», probabilm. dal tosc. ant. agiumai, ogiumai «ormai» (M.P.).

aggiúngher(e), aggiúngiri, acciúngi(ri) (log., camp.), aiungere (mediev.) (partic. aggiuntu) «aggiungere», da a + giúnghere «unire» (DES I 713). Vedi azzúnghere.

aggiunta, acciunta «aggiunta, accrescimento», dal partic. di aggiúnghere, acciúngi(ri). Vedi azzunta.

aggiupponare (rifl.) «allacciarsi il corpetto, coprirsi bene», da a + giuppone «corpetto del costume femminile» (DES I 609).

aggiustai «aggiustare», «tirare sul prezzo, convenire» (camp.), da a + giustu «giusto».

aggiuttóriu!, aggitóriu! «aiuto!»; tzerriái ~ «gridare aiuto»; vedi ajuttóriu.

aggobbai (rifl.) «ingobbire, diventare gobbo» (camp.), da in + gobba.

aggordai, agrodrai «guardare, custodire» (camp.), vedi guardare/ai.

aggorgoeddare «restringere le bestie in un angolo» (Orgosolo), da a + gurgu «viottolo fra due campi, gola incassata fra monti»

aggorgottare «gorgogliare»; s’abba aggorgòttat(a) «l’acqua gorgoglia»; dallo spagn. gorgotear oppure vocabolo onomatopeico (DES I 409). Cfr. aggargalare, groggolare.

aggorrare, agorrare «costringere o chiudere in un luogo chiuso» (centr.), variante di accorrare «radunare il bestiame» (M.P.).

aggorru, agorru «luogo chiuso, strettoia, recinto per bestiame», «raduno», da aggorrare. Vedi accorru.

aggradare, ag(g)radai «gradire, piacere» (log., camp.), dall’ital. aggradare oppure dallo spagn. agradar (DES I 60). Vedi disaggradare/ai, gradazu.

aggradare, agradare «gradire, piacere», dall’ital. aggradare oppure dallo spagn. agradar.

aggradèscher(e), aggradèsqer(e), aggradèsser(e), aggradessire, ag(g)radèssi(ri) «gradire» (log., camp.), dallo spagn. agradecer. Vedi accaressire, disaggradèssiri.

aggradiare «raggiungere, centrare» (Nùoro), probabilm. da a + gradu «grado» (M.P.).

aggradire «gradire, piacere», dall’ital. gradire (LCS I 99).

aggraminzonare «raggrinzire, sgualcire», da a + graminonzu «cardatura» (M.P.).

aggranare «raccogliere grani, raggranellare» (Orgosolo), deriva da a + granu «grano, granello, chicco»

aggrancadu-a «irrigidito, rattrappito-a», da a + grancu «crampo».

aggranchitzonare, aggringhitzonare (rifl.) «sgualcirsi» (dei panni) (Bitti), iterativo di un *aggrancare «irrigidire» (DES I 586). Vedi aggrancadu, agghirghi(n)zonire, granculare/ai.

aggranghenare «incancrenire» (Orgosolo), da a + granghena «cancrena»

aggratziare, aggrassiare, aggratziái «rendere grazie», «graziare, condonare» (log., camp.); (Nùoro) s’aggrassiare «aggiustarsi, sistemare per sé»; da a + gratziare/ai «graziare».

aggrè «di mala voglia» (Osilo), probabilm. dal franc. malgré interpretato *malu grè (M.P.; incerto il DES I 589).

aggremagliare «ammucchiare i covoni», da a + gremágliu «catasta di covoni» (Bitti). Vedi arremiarzare.

aggrettiare «costringere in un luogo stretto e chiuso, serrare, schiacciare» (Nùoro), probabilm. da confrontare col tosc. gretto-a «stretto, avaro» (finora di origine incerta) (M.P.).

aggringhitzonare «aggrinzire» (Bitti), vedi aggranchitzonare; cfr. agghirghi(n)zonire.

aggrippiare, ag(g)rippiái «ghermire, prendere con violenza, aggredire» (log., camp.), dal catal. agripar.

aggroddare (rifl.) «accovacciarsi, rannicchiarsi», da a + grodde «scricciolo» e «volpe».

aggrogottai «fare le fusa» (detto del gatto; camp.), vocabolo imitativo probabilm. ravvicinato a borbottai «borbottare» (DES I 61).

aggromerare, aggromereddare «aggomitolare, ripiegare, aggrovigliare», dal lat. ad + glomerare (DES I 593 inesatto). Vedi grómeru, allomburare/ai, allorumare.

aggromorare «conservare rancore, essere adirato», da a + gromore «astio». Vedi aggrumonare.

aggrucare (Bitti, Nùoro), aggrugari (Isili), arrugai (camp. rust.), agrucare (mediev.) «incrociare, attraversare, rovistare»; mariane chi aggrucat, mariane chi buscat «volpe che rovista, volpe che busca» (cioè «chi si dà da fare, finisce col trovare»); cfr. topon. Gruches «Croci» (Nùoro); dal lat. ad + cruc(u)lare (M.P., SSls 90-93; GSN §§ 60, 72; DES I 411). Vedi cruke, gruxai, rucrare.

aggruire «arguire, dedurre da indizi, disputare», vedi arguire.

aggrumare, aggrummare, aggrum(m)ai «aggrumare, aggomitolare» (anche rifl.; log. e camp.); samben aggruma(d)u «sangue aggrumato», da a + grumu «grumo» (DES I 61), probabilm. confuso e fuso con aggrummare².

aggrumiái «rosicchiare, masticare con prestezza, mangiare golosamente» (camp.), dal lat. rumigare (DES II 368). Vedi arrumigare/ai, rumigare.

aggrummare², aggrummai² (rifl.) «ingrommarsi, incrostarsi di tartaro» (log., camp.), da a + grumma «gromma» (DES I 594), probabilm. fuso e confuso con aggrum(m)are «aggrumare» (M.P.). Vedi ingrumai.

aggrummustiare (Ottana), aggrumustonare (Dorgali) «aggrovigliare, ammassare alla rinfusa», da a + grumustone «groviglio». Vedi grumu.

aggrumonare «conservare rancore, essere adirato», da a + grumone «astio». Vedi aggromorare.

aggrunciare, aggruncire, aggruncippire, aggrunciulire «contrarsi, far pieghe, sgualcire» (log. sett.), dall’ital. aggrinzare/ire (DES I 61, 595). Vedi grúnciulu, grunciuppu.

aggrundare (rifl.) «ripararsi dalla pioggia», da a + grunda «gronda» (log. sett.). Vedi arrundare.

aggruqadorju «crocicchio, incrocio di strade» (Orgosolo), da aggruqare 

aggruqare «incrociare, attraversare, rovistare» (Orgosolo), dal lat. ad + cruc(u)lare.

aggrustare «imbrancare», da a + grustu «branco».

agguantare, aguantare, ag(g)uantai «agguantare, afferrare, sostenere» (log., camp.), dal corrisp. ital.; «sopportare, tollerare», dallo spagn. aguantar (DES I 61).

aggulustire, aggulistire, aggolostire «conservare, raccogliere, riunire, mettere a posto, al sicuro» (Gavoi, Mamoiada, Orgosolo), probabilm. relitto sardiano, da confrontare – non derivare – col lat. custodire (finora privo di etimologia; DELL, DEI, DELI2) incrociato con gula «gola». Il derivato (neo)sardo del verbo latino è custodire, custoire, costoire, colthoire, chistire, qustodire, qistire.

agguppare, auppare «dare forma di cappuccio ad una cosa»; s’agguppare «infoltirsi»; lattucca agguppada «lattuga a cappuccio»; ághera agguppada «afa, aria bassa ed umida estiva»; deriva da a + guppu «bicchiere rudimentale di sughero o legno» e cáule guppu «cavolo cappuccio» (DES I 434, erra in I 61). Vedi accuppare.

aggurdonai «metter grappoli» (camp.), da a + gurdoni, butrone «grappolo» (DES I 248). Vedi abbudronare.

agguriáu-ada, pilos agguriáos «capelli dritti e ruvidi», da a + gúria «criniera» (M.P.).

aggurrumustiáu-ada «addolorato, angustiato-a» (Nùoro), forse dall’ital. angustiato incrociato con murru «muso» (M.P.).

aggurteddau, agurteddau-ada «rannicchiato, rattrappito-a dal freddo», ossia “ripiegato su se stesso come un coltello a serramanico”; da a + gurteddu «coltello» (M.P., ONT 71). Vedi agorteddai.

agguttare «soffrire di gotta», da a + gutta «gotta» (DES I 599).

agguttare² «sgocciolare», da a + guttiare «gocciolare».

agguttiperare «rimproverare» (Nùoro), dall’ital. vituperare «rimproverare» (M.P.). Vedi abbituperiare.

agguttiperu «rimprovero» (Nùoro), dall’ital. ant. vitupero «vituperio». Vedi guttiperu, abbitupériu.

aghedare (rifl.) «farsi aceto, inacidirsi», vedi achetare.

agheddare «disseccare, inaridire, abbrustolire il pane» (anche rifl.; Oschiri, Osilo), vedi areddare (DES I 109, 649).

agheddu (m.) «crosta, incrostatura», da agheddare (DES I 109).

Agheddu (topon. Bosa): «campicello», dal lat. agellus, dimin. di ager «campo». Vedi Agellu (Porto Torres), Aeddo/u (Bonorva, Orotelli).

aghedu «aceto»; óggiu aghedu «olio rancido» (Busachi); vedi achetu.

aghentolu «esofago, gola», vedi arghentolu.

ághera «aria», «aspetto, atteggiamento» (centr.); ághera agguppada «afa, aria bassa ed umida estiva»; ághera colada «corrente d’aria», lettlm. «aria passata»; dal lat. aera (SSls 122; DES I 56). Vedi áera, malághera.

agherare «arieggiare, somigliare», «riconoscere un individuo per la sua somiglianza con un altro» (Nùoro), da ághera. Vedi aerare, ariái.

agherju (m.), agherada «somiglianza, fisionomia» (Nùoro), da agherare

ághidu, áitu, áidu (centr., log. e camp.), agitu (mediev., CSNT) «varco, breccia, passaggio in un muro di campagna o nella siepe di un terreno chiuso», dal lat. aditu(m) (DES I 61; ONT 31).

ághimu «amo, gancio, uncino», vedi ámiche.

ághina, ágina «uva» (log.), vedi áchina.

agilitai «agevolare», dall’ital. ant. agilitare oppure dallo spagn. agilitar

agliada «agliata, salsa a base di aglio ed aceto», dal catal. ant. allada (DES I 77, 159). Vedi azada.

agliagai «piagare» (camp.), vedi gliagai.

aglianai «appianare, spianare, facilitare» (camp.), dallo spagn. allanar (DES II 48). Vedi glianu.

agnoninas «pelli di agnello conciate» (mediev.), vedi angioni, angioninu (DES I 97).

agnulottus, agnelottus, angiulottus «agnolotti, ravioli» (camp.), dal piem. agnolot (DES I 90) oppure dal corrisp. ital. (M.P.).

agoa «in coda, dietro, alle spalle», da a + coa «coda». Vedi accoa.

agonía, agunía «agonia»; sonai o toccai s’~ «suonare la campana a morto»; dal corrisp. ital. oppure spagn. Vedi angonía.

agonizare «agonizzare», dal corrisp. ital.

agonzare, agunzare «mangiare col companatico» (Nùoro, Ottana), da agonzu «companatico».

agonzu «companatico» (Nùoro, Orani, Ottana), variante di aunzu.

agorteddai «accoltellare» (camp.), da a + gorteddu, gurteddu «coltello». Vedi aggurteddau.

agradai «gradire, piacere» (camp.), vedi aggradai.

agradimentu «gradimento, compiacenza», da agradai.

agradosu-a «gradevole», da agradai.

agratzera «sorta di uva nera», dallo spagn. agracera (DES I 61).

agratzu (m.) «uva immatura e acerba», dallo spagn. agraz (DES I 61).

agraviái, aggraviái «ingiuriare, oltraggiare» (camp.), dallo spagn. agraviar (DES I 61).

agráviu, aggráviu «oltraggio, ingiuria» (camp.), dallo spagn. agravio (DES I 61).

agresta «uva acerba, agresto», dall’ital. ant. agresta (DES I 62).

agrestadu-a, agrestíu-a «inselvatichito-a», da agreste.

agrestare «inselvatichire», deriva da agreste

agreste «agreste, rude, rozzo, scorbutico, selvatico, non addomesticato-a» (centr.), dal lat. agrestis-e (DES I 62). Vedi areste/i.

agriare, agriai «inacidire, inasprire» (log., camp.), da agru-a «agro, acido-a». Vedi aggheriare.

agriddu «argilla, creta», «terreno argilloso», vedi arghidda, arghiddu.

agrile «terreno vergine e fertile» (Nùoro), da lat. ager, agri «campo coltivato» (DES I 62).

agriore, agrori (m.) «agrezza, acidità» (log., camp.), da agru-a «agro, acido-a». Vedi argori.

agru² «campo coltivato» (log. mediev.), dal lat. ager, agru(m) (DES I 62).

agru³ (m.) «acetosella» (Oxalis acetosella L.), da agru-a «agro-a» (DES I 51, II 114). Vedi meliagra.

agru-a «agro, acido-a», vedi acru, agriare, agriore, agru³.

agrúmini «agrume» (camp.), dal corrisp. ital.

agrustu, argustu (m.) «lambrusca, vite selvatica» (Oliena), relitto probabilm. presardiano da confrontare – non derivare – con l’ital. abròstine e col lat. la(m)brusca, finora di origine ignota (NPRA 135) e dunque quasi certam. “fitonimo mediterraneo”. Vedi argustarju; topon. Argustinu, Orgostorro (Orgosolo), Gurgustinu (Onanì).

agrustu² «pergolato di vite», vedi arbustu, argustu.

agu (f.) «ago», «pungiglione dell’ape e della vespa» (log., camp.); culu o ogu de agu «cruna dell’ago»; (camp.) agu «codone» (specie di anatra dalla coda a punta di lancia); agu de mari «ago di mare» (pesce) (DES I 52). Vedi acu.

água «acqua», «pioggia» (camp.), vedi ácua.

agualare, agualai «eguagliare, pareggiare, adeguare» (log., camp.), dallo spagn. ant. egualar incrociato con aguale (DES I 63).

aguale, aguali «uguale» (log., camp.), dal tosc. ant. aguale (DES I 63). Vedi uguale/i.

agualidadi «uguaglianza» (camp.), da aguali

aguantadori-a «paziente, tollerante» (camp.), da aguantai

aguantare, aguantai «agguantare, afferrare», «sopportare, tollerare» (log., camp.), variante di agguantare/ai.

aguantu (m.) «sopportazione, tolleranza», da aguantare/ai «sopportare».

aguardai, agguardai «aspettare» (camp.), dallo spagn. aguardar (DES I 61).

aguardenteri «specie di ragno dalle zampe molto lunghe» (S. Nicolò Gerrei), dal catal. aiguardenter «venditore o bevitore di acquavite» (il vocabolo camp. farà riferimento alla goccia di liquido che distilla l’insetto quando è toccato) (DES I 37). Cfr. abbasanta, accuasantera.

agudesa «acutezza, acume, arguzia», dallo spagn. agudeza (DES I 52).

agudígliu-a «ardito-a nel parlare» (log. sett.), dallo spagn. agudo «perspicare, sottile» (DES I 62).

agudíssia, agudèntzia «avidità, aspirazione ad ottenere una cosa», vedi codíssia.

agudissiosu-a «avido, ambizioso-a», vedi codissiosu.

agudítzia «acutezza, prontezza», da agudu-a

agudu «chiodo per le ruote», dal tosc. ant. aguto «chiodo» (DES I 62).

agudu-a «acuto, appuntito-a», (fig.) «ingegnoso, arguto-a», dallo spagn. agudo (DES I 52); (camp.) «audace, avido-a» influenzato da agudissiosu «avido» (DES I 362).

agueru (m.) «piccola sventura», dallo spagn. agüero (DES I 62).

agugeta «stringa, aghetto», dallo spagn. agujeta (DES I 62).

agúglia «aguglia, spillo», anche «aguglia, ago di mare» (pesce); ~ burda «pesce trombetta»; dal corrisp. ital. oppure dal catal. agulla (DES I 62).

agugliáu «spinello» (pesce, camp.), lettlm. «appuntito», da agúglia «aguglia»

agulla «aguglia, forcina, spillo, pungiglione» (camp.); erba de agullas «geranio»; vedi acuza, aúllu.

agullixedda (f.) «spillino» (camp.), dimin. di agulla.

agunía «agonia», vedi agonía.

agurare «augurare», dal corrisp. ital.

agurdonai «fare grappoli, farsi a grappolo» (camp.), da a + gurdoni «grappolo d’uva»

aguri «bure dell’aratro» (camp.), vedi bure/i.

aguriái «bucare la gamba dell’agnello ucciso per strapparne la pelle» (camp.), dal lat. aculeare (DES I 62).

aguriái² «ululare notturno del cane» (comunem. ritenuto di cattivo augurio; camp.), lettlm. «augurare», dall’ital. augurio (DES I 62). Vedi grujai.

agúriu «augurio», dal corrisp. ital.

agurteddau-a «rannicchiato, rattrappito-a dal freddo-a», vedi aggurteddau.

agurtire, aurtire, ortiri, antiri «abortire» (log., camp.), dal lat. abortire (DES I 62). Vedi abortire, artitzu.

agusacchera, busacchera (f.) «grosso ago di legno per cucire sacchi o reti da pesca», da agu «ago» + catal. saquera (agulla saquera) (DES I 62).

agussai su gani «aizzare il cane» (Laconi), vedi agutzai, acuthare.

agustu, austu «agosto» (centr., log. e camp.), dal lat. augustus (DES I 62). Vedi Mesagustu.

agutza-ferrus «arrotino», lettlm. «aguzza-ferri»; anche «cinciallegra» (Parus coeruleus, il cui verso ricorda lo stridio della lima); da agutzai + ferrus. Vedi acutza-ferru.

agutzai «aguzzare, appuntare», vedi acutzai.

aguza «aguglia, forcina, spillo, pungiglione» (log.); aguza ‘e s’orija «fossetta dell’orecchia»; aguza de nostra Sennora o de santu Giuanne «geranio»; (Macomer) aguzas «narici»; vedi acuza.

ah!, ahn! «ah!», interiez. primitiva di meraviglia, sorpresa, stizza (DES I 63).

ah? «che?, che cosa?» interiez. di domanda derivata da a? «forse?».

ahhile «poplite, garretto, piegatura del ginocchio», vedi archile.

ai! «ahi!», interiez. primitiva di compassione e dolore; viver in ois e ais «vivere con continue lamentele» (DES I 63, II 184).

aîa «avena selvatica o barbata o fatua», vedi aína.

ai-ai (Orgosolo) grido di incitamento per le capre.

aícci, aíci, aínci «così»; aícc’ e tottu «proprio così, lo stesso»; aícci aícci «così così» (camp.); dal catal. així (DES I 63). Vedi diaícci.

aidattonarzu «custode del maggese», da aidattone (DES I 203).

aidattone, (CdL) aidacioni (f. e m.) «seminerio», vedi bidathone.

áidu «varco, breccia, passaggio in un muro di campagna o nella siepe di un terreno chiuso»; (Orgosolo) áidu a istampu o a ponte «buco in un muro di campagna fatto come valico per i soli caprini, ovini e suini»; vedi ághidu, áitu.

áidu-a² «avido-a», vedi ávidu.

áidu-a³ «acuto, ardente, vivo, molto salato-a», probabilm. dal tosc. acido-a (DES I 64).

aighestolu «esofago, gola», vedi arghentolu.

aiguddéi «là, colà, in quel luogo» (distante da chi parla e da chi ascolta) (avverbio), variante di addéi (DES I 55).

aíja! «olà!, eh!», interiez. primitiva di ammirazione o di stimolo (DES I 65). Vedi ajá!

aillargu «lontano» (avverbio), da a in largu «largo». Vedi allargu, illargu.

ailogu «vaiolo», vedi elogu, vailogu.

aína, aîa, anáile, annághile, enáele, (f)enáile, fenáulu, fináule, fenápu, enápiu, (o)enápru «avena selvatica o barbata o fatua» (Avena barbata, Hyparrhenia hirta, Pipthatherum miliaceum) (“formazioni strane” per il DES I 154, che NPS 264 non spiega in modo convincente) (chiaram. il fitonimo si è incrociato con l’altro fénu «fieno»); probabilm. relitto sardiano da confrontare coi lat. avena «avena» (indeur. per i DEI, AEI, NPRA, non indeur. per i DELL, DELI), gentil. Avenius, da connettere con quello etr. Avena (suff. tirrenico -in-/-en-). Le varianti sarde avèna, auèna, aèna, oèna, oguèna, èna possono senz’altro derivare dal fitonimo latino (DES), per cui c’è da concludere che probabilm. il fitonimo esisteva già in Sardegna, nella lingua sardiana, prima che ve lo portassero i Romani e che verosimilm. ne sono derivate anche forme ibride (M.P., DILS, LISPR).

aína², aíma, aímine (f.) «arnese, attrezzo, strumento di lavoro, utensile», dal catal. ant. ahina (DES I 64).

ainanti, ananti «davanti, dinnanzi» (camp.); ananti mia, tua, nostra «in presenza mia, tua, nostra»; pònniri su di ananti a palas «mettere il davanti dietro (al contrario)»; pannu ‘e ananti «grembiule»; da a + in + ante (DES I 95). Vedi ante, (ad)daenantis, innanti(s).

aináriu «asinaro, conduttore di asini» (centr.), da áinu «asino».

aininu, gardu ~ «cardo asinino» (alcune specie di cardo particolarm. gradite all’asino), da áinu «asino» (NPS 71). Cfr. molentinu.

aintro, aintru «dentro» (avverbio di moto) (log., camp.), da a + intro/u «dentro».

áinu «asino»; mezus un’áinu bibu che unu duttore mortu «meglio un asino vivo che un dottore morto»; (Nùoro) a labare sa conca ass’áinu sinde perdet s’abba ei su sapone «nel lavare la testa all’asino se ne perde l’acqua e il sapone»; órrios de áinu no ártziant a chelu «ragli d’asino non salgono al cielo»; trotto de áinu durat pacu «trotto d’asino dura poco» (gli sforzi di un inetto durano poco); dal lat. asinus (DES I 135). Vedi asinu.

airadu-a «molto adirato, inquieto, accanito-a»; vida airada «vita dissoluta»; a bida airada «a viva forza»; partic. di airare.

airare, airai «adirare, arrabbiare, incollerire, stizzire» (anche rifl.; log. e camp.), dal catal.-spagn. airar (DES I 64).

áiri «aria», «cielo» (camp.), dal catal.-spagn. aire (DES I 56). Vedi áera, ária, ari.

airosu, airósigu-a «collerico, stizzoso, superbo-a», da airare/ai «adirare».

aíru (m.) «collera, inquietudine», da airare/ai «adirare» (DES I 64).

aísa!, aísu! «orsù!, su via!», interiez. primitiva (DES I 64).

aiscu (f.) «scodella», vedi discu.

aisettare «aspettare, attendere», vedi isettare.

aitho (Urzulei), aithu (Talana), aissu (Perdasdefogu) «fiore del corbezzolo»; mel’ ‘e aithu «miele amaro» (quello prodotto dalle api che bottinano i fiori del corbezzolo) (Talana); relitto sardiano da confrontare – non derivare – col lat. arbitus, arbutus «corbezzolo», finora privo di etimologia (REW 610, DELL, NPRA) e quindi probabilm. “fitonimo mediterraneo”. Cfr. Arbatax, pilisone (LISPR).

aitte?, agghitte?, abbitte?, additte? «perché?», vedi kiteu?, itte?

aittéu?, ittéi? «che?, che cosa?»; aittéu!, aitte!, aitta!, eitte!, eitta! «almeno fosse!» (esclamaz.), vedi kiteu?, (a)itte? (DES I 350).

áitu «varco, breccia, passaggio in un muro di campagna o nella siepe di un terreno chiuso» (Lodè), vedi ághidu, áidu.

aíxi «latterino sardo, bianchetto» (pesce; camp.), vedi alixi, oíxi.

aízu, aizeddu, aizigheddu «attimo, istante, momento, pochino, pochettino, tantinello», «appena, appena appena», vocabolo fonosimbolico (DES I 65). Vedi addizu, adiz(i)u, (at)tziccu, azicu.

ajá! «olà!, eh!», interiez. primitiva di ammirazione o di stimolo (DES I 65). Vedi aíja!

ajaju-a «nonno-a», vedi jaju.

ajette/a, aggetta «occhiello, asola», vedi ojette.

ajmminare «cardare, scardassare la lana», vedi carminare.

ajmuttu «asfodelo», vedi alvuthu.

ajó!, ajòe!, ajone!, ajoni!, ajosa!, ajosi! «orsù!, vieni!, andiamo!» (interiez. primitiva) (DES I 65). Vedi ajonite!

ajone, ajoni, (b)aggione, ghejone, qajone (m.) «gòmbina, anello di cuoio del giogo in cui si infila il timone del carro agricolo o dell’aratro» (pansardo) (suff. tirrenico -on-), probabilm. uguale a bajone, (b)ajone, (b)aggione «conca di sughero» (vedi), col significato comune di «*recipiente» (LISPR).

ajonite!, ajoni(d)e!, ajozi! «orsù!, venite!» (centr. e log.), interiez. primitiva plur. di ajoni!, ajó!

aju-a «nonno-a», vedi áviu-a (DES I 156).

ajucca «ononide» (Ononis arvensis L.), probabilm. relitto sardiano da confrontare – non derivare – col guascone ayaugo «ononide spinosa» (NPS 297; M.P., OPSE § 51, LISPR).

ájulu (m.) «sopportazione, pazienza», vedi bájulu.

ajutare «aiutare», dal lat. adiutare (Lodè) (M.P.). Vedi azzutare.

ajuttóriu, aggi(u)ttóriu, azzuttóriu «aiuto»; »; bi cheret s’azzuttóriu ‘e Deus «ci vuole l’aiuto di Dio» (detto di cosa o momento molto difficile); deriva dall’ital. ant. aiutorio.

ala «ala di uccello», «grosso ramo», «lato, parte, sito, zona»; ala de bentone, cossu, cogliettu «falda della camicia, del giubbone»; ala ‘e muru «parete»; ala ‘e rivu «margine di un rivo»; alas dessu nasu «pinne del naso»; alas de pische o pisci «pinne di pesce»; alas de pedde «pipistrello» (vedi alipedde); in cudd’ala «in quella parte» (distante da chi parla e da chi ascolta); s’est postu a un’ala «si è messo da parte»; (Orgosolo) al’ a pare «a fianco»; ala ‘e saqu «telo di orbace o lino per coprire il pane durante la lavorazione»; (camp.) donai alas «incoraggiare»; pigai alas «insuperbire»; ghettai corpus de alas «tendere trappole, fare allusioni»; deriva dal lat. ala (DES I 66). Vedi alapinna, alare², aliária, alimannu, alipinta, alisedda, alitta, isalare, sdalai.

alabadori-a «lodatore, elogiatore, ammiratore-trice» (camp.), da alabare/ai «lodare».

alabansa, alabantza «lode, elogio dei santi», dallo spagn. alabanza (DES I 66).

alabansare, alabantzai «fare le lodi ai santi» (log., camp.), da alabansa, alabantza. Vedi abballassare.

alabantzeri-a «adulatore-trice», da alabantza, alabansa.

alabare, alabai «lodare» (log., camp.), dallo spagn. alabar (DES I 66).

alabare², labari, lobári(u) «strigolo, rete che copre il ventre dei maiali», «sugna», dal lat. alipe(m) + -ale (DES I 72).

alabri, alarpi, alarpu, alibréu «individuo avido, ingordo», «bracco del boia» (detto degli agenti di polizia), «uccello di rapina», dal catal. alarb, spagn. alarbe «uomo incolto e brutale» (DES I 67).

alacaju «individuo poco raccomandabile» (Orgosolo), corrisponde al log. allaccaju «lacchè, servitore» e deriva dal catal. alacaio.

alacasu «betonica glutinosa», vedi olocasu, colacasu.

alaccuccu «ciottolo», vedi alicuccu.

aladerrarzu «sito del linterno» (Esporlatu). Vedi aliderrarju, aliterráriu.

aladrau, ladrau, ludrau, lutrau² (m.) «tavoletta che sostiene le orecchie dell’aratro», probabilm. dal lat. a latere «a lato» (M.P.).

alagrassu «crisantemo selvatico» (margherita di colore giallo) (Chrysanthemum coronarium, segetum) e «macerone» (Smyrnium olusatrum) (Loculi), da ala «ala» (foglia) + grassu-a «grasso-a» (cfr. ital. ingrassabue «crisantemo selvatico») (M.P.). Cfr. alipuzone.

alagurtza «alacorta, tonno alacorta» (pesce), dal corrisp. ital. Vedi alalonga.

alagusta «cavalletta, locusta» (specialm. la femmina; camp. rust.), dal lat. locusta «locusta» (M.P.; erra il DES I 71).

alalonga «tonno bianco» (Thynnus alalonga), dal corrisp. ital. dial. (DES I 67). Vedi alagurtza.

alamare, alamari «alamaro» (log., camp.), dallo spagn. alamar (DES I 67).

alapares, alabares «tavole laterali del basto, del telaio», «parti laterali del petto» (plur.; centr. e log.), dal lat. alae pares «ali uguali» (M.P.).

alapattu, alabattu «lampazio, romice» (Rumex crispus L.), vedi lapathu.

alapattu² (m.) «conca sulla roccia in cui si forma una pozza d’acqua piovana», vedi lapathu².

alapinna, alabinna, lapinna «capanna costituita da una roccia cava o sporgente e da frasche o un muricciolo», «ricovero naturale, ridosso», «tettoia di legno e frasche» (centr. e log.), da ala «ala» + pinna «penna di uccello» e «capanna» (DES I 67). Vedi pinnetta.

alare «alare del camino, sostegno per posare i piedi», dal corrisp. ital.

alare² «ramo laterale di una pianta, parte di ramo», da ala «grosso ramo».

alarpu «individuo avido, ingordo», «uccello di rapina», (Nùoro), vedi alabri.

aláscia (f.) «arredo, mobile», dallo spagn. ant. alhaja «mobile» (DES I 68).

alasciái «arredare, ammobiliare» (camp.), da aláscia «arredo».

alase/i, alási(u), alasu, olasi, ollasu «agrifoglio» (Ilex aquifolium L.) oppure «pungitopo» (Ruscus aculeatus L.) od infine «gramigna» (Cynodon dactylon Pers.) (barb. e ogliastr.); (Urzulei) alathuli «agrifoglio»; topon. Alasè (Sorgono), Alisè (Buddusò): probabile relitto presardiano di matrice “mediterranea”. Questo fitonimo indicante l’«agrifoglio» oppure il «pungitopo» è da connettere con l’altro ollasu, alasu «gramigna» (Cynodon dactylon Pers.): le tre piante, per se stesse differentissime, “hanno in comune il fatto di esser munite di escrescenze spinose”, proprio come i corrisp. sicil. alastra e ligure arastra «ginestra spinosa» (M.P., LISPR; DES I 67-68; NPS 417-418).

alasena (f.) «armadio a muro», dallo spagn. alacena (DES I 68).

alasías «le due mezzelune della ruota piena dell’antico carro agricolo», «travi del tetto», vedi lásias, valasa.

alasoni (m.) «gòmbina, anello di cuoio del giogo per infilarvi il timone del carro agricolo o dell’aratro» (camp.), probabilm. da ajone/i «gòmbina» incrociato con ala «ala» (M.P.). Cfr. susuja.

alassucru, alathucru «marrubio» (Marrubium vulgare L.) (Fonni) (erroneam. scritto *alattuèru nel VSI e perciò messo in dubbio dal DES I 68), probabilm. relitto sardiano da confrontare – non derivare – col greco álysson «siderite» (genere di labiate stachioidee-marrubiacee; Sideritis romana L.; NPRA), di probabile “matrice mediterranea”.

alaterru, aladerru, alaverru, aliterru, aliderru, laderru, alerru, aradellu, arradellu «lillatro, fillirea» (Phyllirea angustifolia, Ph. latifolia L.), dal lat. alaternu(m) (SSls 171; DES I 68). Vedi aliverrare; cfr. arridili.

alathuli probabilm. «agrifoglio» scambiato per «alloro» o per «pungitopo» (Urzulei) (NPS 417), vedi alase.

alaussa (camp.), alussara (Tertenia) pianta di difficile individuazione: «rizzetta» (Brassica adpressa; FPS 44), «navone selvatico», «senapaccia», «erba cornacchia» (Bunias erucago, Sisymbrium irio, Sisymbrium officinale; FPS 47, 223, DBS 14), «senape bianca» (Sinapis alba, Sinapis incana; FPI I 459, 460; FPS 222), «specie di loglio giallo» [suff. egeo-anatolico -us(s)a come in Ichnoûssa, aussa, burbusa, cugusa, pupusa, thurgusa]; relitto sardiano di probabile origine anatolica, forse da connettere coi fitonimi autzara e salauspu (vedi) (M.P., LISPR).

alavrinzu «scatto improvviso di persona impaurita» (Orgosolo), da connettere con alavronza

alavronza «diffidenza, atteggiamento di chi se ne sta in disparte»; andare a alavronza «seguire di fianco» (Orgosolo); forse deriva, per antifrasi, da calábria «confidenza». Vedi alavrinzu, alavronzu.

alavronzu-a «appassito, avvizzito-a» (Orgosolo), da connettere con alavronza

alba «lunga veste cerimoniale degli ecclesiastici», dallo spagn. alba (DES I 68).

albache (mediev.), arbaxi, alvaghe, orbace, orbaci(nu), orvaqe, obrache, orbaxi, obraci «orbace, panno di lana grossolana» (log., barb. e camp.), dall’ital. ant. albagio (DES I 68). Vedi abraceddu.

albanesa (f.) «gruppo di suonatori ambulanti», così chiamati evidentem. perché ritenuti “Albanesi” (DES I 69 incerto e inesatto).

albaranu, arbaranu «cartello d’asta, asta»; ponner sa domo ass’arbaranu «porre la casa all’asta»; dallo spagn. albarán «cartello di avviso pubblico» (M.P.).

albarega, arvareda «varietà di uva bianca ad acini rotondi», lettlm. «bianca greca», dal lat. alba graeca (DES I 106). Vedi elvarega.

álbaru, árvaru, sálvaru «pioppo bianco», probabilm. dall’ital. albaro (DES I 69).

albasèa (m.) «curatore, tutore», dallo spagn. albacea (DES I 69).

albinattu (m.) «terra bianca, puzzolana», dal lat. albinus (DES I 106 inesatto).

albore, arbore, avrore, arbori «chiarore», «alba», «lampo» (log., camp.), dal lat. albore(m) (DES I 106). Vedi arbòre, arvurinu.

alborot(t)u «scompiglio, baruffa, tumulto», «nausea», da alborot(t)ai. Vedi abbolottu.

alborotai, abbolot(t)ai, abbolottare, abbulottare, arbulottare «perturbare, scompigliare, sconvolgere», «nauseare» (camp. e log.), dallo spagn. alborotar (DES I 69). Vedi avalotai, isbolottiare.

albrítzias, arbrítzias, abbrítzias «strenne» (plur.), dallo spagn. albricias (DES I 69).

alcáide, alcade, (Siniscola) arcáite «comandante di una delle torri litoranee antisaracene», dallo spagn. alcaide (DES I 69).

alcansare, arcantzare, accansare, accantz(i)are, accassare, alcantzai, arcantzai, accantzai «impetrare, ottenere, comprendere, inseguire» (log., camp.), dallo spagn. alcanzar (DES I 69).

álchida/u «forza, lena, abilità, possibilità, fiato, respiro», da alchidare. Vedi áschida/u.

alchidare «non aver fiato, non avere tempo di respirare, non avere forza», vedi aschidare.

alchilai, archilai «affittare» (camp.), dallo spagn. alquilar (DES I 69).

alchile, alchili «poplite, garretto, piegatura del ginocchio», vedi archile.

alciare «alzare, salire» (log. sett.), variante di altzare (DES I 76).

alcione «crescione, nasturzio» e «appio, sedano selvatico», vedi aschione.

alciuza «piccola scheggia di legno», «trucioli» (collett.), vedi ascruza.

alcortza, ascortza, incòrcia; dulcis de ~ «dolci di mandorlato in camicia», dallo spagn. alcorza (DES I 69).

alcova, arcova, arcoba, iscova, iscoba, iscoffa «alcova», dallo spagn. alcoba o dal corrisp. ital. (DES I 69).

alcunu-a «alcuno-a» (mediev.), dal lat. alicunus (DES I 70). Vedi algunu, alicunu.

alé!, alé-alé! «alé!, orsù!», dalla corrisp. interiez. ital. oppure interiez. primitiva (M.P.). Cfr. aló.

alenare «respirare, fiatare, soffiare», dal lat. alenare per anhelare (M.P.). Vedi alenu, alinare, anare.

alenigurtzu «bolso», lettlm. «dal fiato corto», da alenu «fiato» + curtzu «corto» (DES I 70).

alentare, al(l)entai «animare, incoraggiare», «riprender fiato» (log., camp.), dallo spagn. alentar (DES I 70). Vedi iselentare.

alentu «animo, coraggio», vedi alientu.

alenu «alito, fiato, respiro, soffio», da alenare «respirare» (DES I 69). Cfr. álinu.

aleve, alevosu-a «sleale, traditore-trice», dallo spagn. aleve, alevoso (DES I 70).

alga, áliga, arga «alga marina», spazzatura, mondezza», «concime, letame», (fig.) «birbante, farabutto»; (Nùoro) arga ‘e muntonáriu, (Orgosolo) arga ‘e trolqu «pezzo da galera», lettlm. «spazzatura da mondezzaio»; s’arga non mancat a su muntonáriu «la spazzatura non manca al mondezzaio» (le persone sono conformi all’ambiente in cui vivono); topon. Aligarra (Cuglieri) (suff.); relitto sardiano, da confrontare – non derivare – con l’ant. ital. e tosc. aliga e col lat. alga (finora di origine ignota; DELL, DEI, AEI, DELI, NPRA), ma quasi certam. dall’etr. alkha (DETR 42). Vedi argare, argaría, argamile, argúmene, isargare.

algararía, algadaría (f.) «putiferio», dallo spagn. algarabía (DES I 70).

Alghentalzu (Pozzomaggiore, topon.) «argentario, cercatore e lavoratore dell’argento», deriva da alghentu, arghentu «argento», a sua volta dal lat. argentu(m).

alghentare «sciogliere lo strutto al calore del fuoco», variante di arghentare «raffinare».

alguatzile/i, arguatzili «sbirro, usciere» (log., camp.), dallo spagn. alguacil (DES I 70).

algunu-a «alcuno-a» (antiq.), dallo spagn. alguno (DES I 70).

alguzinu, argazinu (m.) «chiocciolina, lumachina», lettlm. «aguzzino», vedi arguzinu.

aliardu «gagliardo», anche in senso ironico: siqomente no est aliardu! «non è affatto gagliardo!» (Orgosolo); deriva dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. gallardo.

aliária, aliarza, aliarzu «fringuello», lettlm. «(dalle) ali variopinte», da ala + váriu, (b)áriu-a «variopinto-a» (DES I 66, II 568). Vedi alibintu, arhibintu.

alibintu «fringuello», lettlm. «(dalle) ali dipinte», da ala «ala» + pintu «dipinto» (DES I 66). Vedi aliária, alipinta, arhibintu.

alibréu «individuo avido, ingordo», «uccello di rapina» (Laerru), vedi alabri.

alicando sempre con una negazione «mai, giammai» (mediev.), dal lat. aliquando (DES I 70).

alicária «carota» (centr.); ja nde l’an cravau s’alicária in conca! «gliel’hanno ficcata bene l’idea in testa!»; vedi aricrária.

alicuccu, liccuccu (Lollove), alaccuccu (Lodè), liccuccu, leccuccu (Tertenia; VNI 174, BNI 207), aliguccu (Bulzi) «ciottolo, sasso rotondo fluviale o marino, sassolino»; licúccoro «insieme di ciottoli levigati di un rivo» (Orune) (desinenza del plur. sardiano -r-); liccuccos «raggi dannosi del sole» (Nùoro); relitto sardiano probabilm. da confrontare – non derivare – col greco chálix,-ikos «ciottolo» (di origine ignota; GEW, DELG) (M.P., OPSE 94, LISPR).

alicuccu² «lumacone nudo», «gòngilo» (Lodè), vedi thilicuccu.

alicunu-a «alcuno-a» (mediev.), dal lat. alicunus (DES I 70). Vedi alcunu, algunu.

alidantza «baldanza, ardire» (Cagliari); fueddai cun ~ «parlare con troppa confidenza», variante di baldantza.

aliderrarju «sito del lillatro» (Orgosolo), deriva da aliderru  Vedi aladerrarzu, aliterráriu.

aliderru «lillatro, fillirea», vedi alaterru.

álidu «alito, fiato, respiro»; oi no c’est ~ de bentu «oggi non c’è alito di vento»; tènniri ~ léggiu «avere alito pesante»; vedi álitu.

alientare «star meglio dopo una malattia» (Orgosolo), da alientu.

alientu, alentu «fiato, lena, respiro, soffio», «animo, coraggio»; (camp.) pigai alientu «riprender fiato»; dallo spagn. aliento.

alienu, aienu (mediev.), allenu, anzenu-a (mod.; camp. e log.) «altrui, estraneo-a», dal lat. alienus (DES I 71).

áliga «alga marina», «spazzatura, mondezza», «concime» (camp. e log.); campu ‘e s’áliga «mondezzaio», vedi arga, isiligare.

aligágiu «letamaio», da áliga «concime».

aligare «concimare», da áliga «concime». Vedi argare.

aligarzu (m.) «immondezza, spazzatura», da áliga.

aligheri «spazzino, netturbino», da áliga «spazzatura».

aligherta, alixerta, argilestra, (a)ligestra «lucertola», vedi thilicherta.

alighíngiu «bruscolo», da áliga «spazzatura» (DES I 110).

alighinzu (m.) «pianta simile all’edera» (A. Manca, Agricoltura di Sardegna, Napoli, 1780, pag. 92), topon. su Elighínzu (Thiesi), dal lat. helix,-icis (REW 4100, NPRA 119) (M.P.).

áligu/he (m.) «farina impastata con sapa o vin cotto», dal lat. alicum per alica (DES I 71).

aliguccu «ciottolo», vedi alicuccu.

aligusta, arigusta, ligusta «aragosta»; aligusta ‘e terra «cavalletta»; dall’ital. ant. aligusta (REW 5098; DES I 71).

alikis «alcuno, qualcuno» (mediev.), dal lat. aliquis (DES I 70).

alimannu (m.) «allodola», lettlm. «(dalle) ali grandi», da ala «ala» + mannu «grande» (DES I 66).

alinare «respirare», «alitare, appannare con l’alito, riscaldare con l’alito», dal lat. alenare per anhelare (M.P.). Vedi álinu; cfr. alitare.

alindare, allindare «circoscrivere, confinare, limitare», dallo spagn. alindar (DES I 71).

alinetu «sito di alni» (mediev., CSNT 73), da álinu «alno» (DES I 71).

álinu «alito, fiato, respiro»; álinu curtzu «fiato grosso»; da alinare «respirare» (DES I 70). Cfr. alenu, álitu.

álinu², állinu, árinu, ábiu, âbiu «alno, ontano» (Alnus glutinosa (L.) Gartner), relitto probabilm. presardiano, da connettere coi topon. Alinòe (Irgoli), Tálinos (Orani), Talinu (Aidomaggiore) e da confrontare – non derivare – col lat. alnus, finora di origine incerta (LEI II 203, DELI) e quindi quasi certam. “fitonimo mediterraneo” (M.P.).

aliottu «girello od orlo della zimarra», «lembo»; (camp.) èssiri, abbarrai in aliottu «essere, rimanere in camicia», dall’ital. ant. aliotto (DES I 72).

álipe, ábile «adipe, strutto suino, sugna», «grasso della gallina», dal lat. alipe(m), variante di adipe(m) (DES I 72).

alipedde, alibedde «pipistrello», da ala «ala» + pedde «pelle» (DES I 66, II 239). Vedi impeddone, lanapedde.

alipinta, alibinta (f.) «fringuello», lettlm. «(dalle) ali dipinte», da ala «ala» + pinta «dipinta» (DES I 66). Vedi alibintu.

alipintu/a «fringuello» (Orgosolo), lettlm. «(dalle) ali dipinte», da ala «ala» + pinta «dipinta».

alipuzone «corinoli arrotondato» (Orune) (Smyrnium rotundifolium Miller), probabilm. = ala ‘e puzone «ala di uccello». Cfr. alagrassu.

alisanzas, alisansas «lasagne» (per lo più plur.); (Nùoro) anche «tenia»; dal corrisp. ital. (DES II 13). Vedi lasagnas.

alisedda (f.) «grano o fagiolo vuoto» (Planargia), probabilm. = «piccola ala» (perché viene mosso facilm. dal vento), dimin. di ala «ala» (DES I 66).

alitare, alidare, anidare, alidai «alitare, respirare, respirare con affanno» (centr., log. e camp.), dal lat. halitare. Vedi álitu, ániga-ániga.

aliterráriu, aliterrarju «sito del lillatro, terreno pieno di macchie», da aliterru «lillatro». Vedi aliderrarju.

aliterru «lillatro, fillirea», vedi alaterru.

alitreddu, alid(r)eddu, alitzeddu, olideddu «lampagione o cipollaccio», «aglio selvatico», vedi arideddu.

alitta «aletta», dimin. di ala «ala».

álitu, álidu «alito, fiato, respiro» (centr. e log.), dal lat. halitus. Vedi alitare; cfr. álinu, ánidu.

aliverrare (rifl.) «contorcersi» (detto del legname fresco o umido), probabilm. dallo spagn. alabearse «storcersi del legname», ma incrociato con alaverru, alaterru «lillatro, fillirea», pianta che, quando è piuttosto grande ed alta, presenta appunto una «contorsione» del tronco (M.P.).

alivertu-a «toccato, tocco-a di mente», lettlm. «ferito-a all’ala».

aliviái «confortare» (camp.), dallo spagn. aliviar (DES I 72).

alíviu «conforto», da aliviái.

alixi, aíxi, oíxi «latterino sardo, bianchetto» (pesce), dall’ital. alice (DES I 72). Vedi lesi, salixi.

alla! interiez. primitiva di meraviglia oppure di stizza (DES I 72). Vedi állaru!

allabentau-ada «svagato, sventato, svanito-a di mente», vedi illabentau.

allaccaju, allecaju, laccaju «lacchè, servitore»; (Cagliari) allecaju «batacchio» (Lebia flava, pesce, maschio del conca ‘e mallu); portai s’~ avattu «portarsi dietro compagnia»; dal catal. alacaio (DES II 3).

allaccanare, allac(c)anai, alleccanai «affannare, ansimare per dolore o fatica, appassire, avvizzire, languire, illanguidire» (centr., log. e camp.), iterativo di allaccare/ai, da confrontare – non derivare – col sicil. allakkanari, abruzz. allekenirse «avvizzire» (M.P.; erra il DES I 72). Vedi allatzanai, allecchionau.

allaccanare², allaccanai² «confinare, essere confinanti» (centr., log. e camp.), da a + laccanare/ai «confinare».

allaccare, allancare, allancai «venir meno, smarrirsi» (log., camp.); (Nùoro) «ammaccare», allaccare sas costas «incrinare le costole»; s’allancai «desiderare avidamente»; da confrontare – non derivare – con l’ital. dial. allaccare «fiaccare, stancare», allancare «venir meno per fame, sete o desiderio, anelare, ansare, desiderare avidamente» (di origine incerta) (M.P.; non convincono i DEI 126 e DES I 72). Vedi allaccanare.

alladiái «appianare, distendere» (specialm. la pasta) (camp.); èssiri o fueddai alladiáu «parlare con lo strascico»; da a + ladu-a «largo-a». Vedi illadiare.

allagare, allagai «allagare», da a + lacu «pozza d’acqua» (DES II 4) o piuttosto dal corrisp. ital. (M.P.)

allagarzu, allagazu, allarzu «acquitrino, fanghiglia», (fig.) «impedimento, cosa fastidiosa», da allagare.

allagoriare «afflosciare, diventare floscio, appassire, avvizzire», probabilm. dall’ital. logorare (M.P.).

allaiddona(d)u-a, «rimbecillito-a», da a + laiddone «imbecille» (M.P.). Vedi illaiddona(d)u-a.

allainare, alloinare, alluinare, (il)lainare, allainai, alluinai «avere la diarrea» (delle bestie), «sporcare, sozzare» (log., camp.), da a/in + laína, labina «diarrea».

alláinu «recipiente di latta», «latta» (Villagrande Str.), vedi gliáuna.

allampa(d)u-a «intronato, avventato, balordo, stupido-a», partic. di allampare/ai.

allampana(d)u-a «allampanato-a», dal corrisp. ital.

allampanare «vedere in lontananza» (Orgosolo), frequentativo di allampare «spalancare gli occhi», «vedere un barlume», «distinguere da lontano»

allampare, allampiare, allampiái «spalancare gli occhi», «vedere un barlume», «distinguere da lontano, scorgere», «sbalordirsi, diventare balordo, infiacchire» (log., camp.); mancari innedda, cche l’at allampiáu «sebbene lontano, lo ha riconosciuto»; trigu allampia(d)u «grano guastato dal sole eccessivo o dalla nebbia»; da a + lampare «balenare» (DES II 8). Vedi illampiare.

allampata, allampada «occhiata veloce, sguardo vivace» (centr., log. e camp.), da lampare/ai «brillare».

allanare, allanire, allanai «ammuffire» (log., camp.), da a + lana «lana, muffa». Vedi allanosu.

allanastatu-a «molto assetato-a» (Lodè), da a + lanasta «tarma». Vedi nastalau.

allancare «venir meno, smarrirsi» (log.), s’allancai «desiderare avidamente» (camp.), vedi allaccare.

allánchiu-a, èssiri ~ de fámini, de sidi, de sonnu «morir di fame, di sete, di sonno» (camp.), da allancare/ai (DES I 72).

allanda(d)u-a «indurito-a come ghiande», da a + lande «ghianda».

allandare «ingrassare i maiali con le ghiande», da a + lande «ghianda» (DES I 586).

allanosu-a «muffoso-a», da allanare/ai «ammuffire».

allanternai «illuminare con la lanterna», «abbagliare» (camp.), da a + lanterna (DES II 10).

allanternau «abbagliato», (fig.) «alticcio, brillo», partic. di allanternai.

allaqanare «confinare, essere confinanti» (Orgosolo), da a + láqana «confine».

allardare «metter su lardo, ingrassare», da a + lardu «lardo».

allardiái «gocciolare lardo fuso sull’arrosto» (camp.), da a + lardu «lardo».

allargada (f.) «allontanamento, presa di distanza», da allargare/ai.

allargare, allargai «allargare», «allontanarsi» (log., camp.), dallo spagn. alargar (DES II 13 impreciso) oppure dal corrisp. ital. Vedi illarg(hi)are.

allargáribus «alla larga» (Nùoro, Grazia Deledda), deformazione scherzosa, fatta dagli studenti mediante un suff. lat., della corrisp. locuzione ital. (M.P.).

allarghixai «largheggiare» (camp.), dal corrisp. ital.

allargu «al largo», «lontano» (avverbio), da a + largu «largo» (DES II 13). Vedi aillargu, illargu.

allaroddai «abborracciare» (camp.), da a + laroddu, loroddu «sudiciume». Vedi alloroddare.

állaru! interiez. primitiva di scherno (Bitti) (DES I 72).

allattante «stolone», da allattare (DES II 15).

allattare, allattai «allattare» (log., camp.), da a + latte/i «latte» (DES II 15).

allattarza «balia», da allattare.

allattera «balia» (camp.), dal catal. lletera incrociato con latte/i «latte» (DES II 15).

allatzanai «appassire, avvizzire, languire, illanguidire» (camp.), probabilm. da allaccanare/ai «appassire» incrociato con lassare/ai «lasciare» (M.P.).

allatzu (m.) «resistenza fisica»; ti provo sos allatzos «provo la tua resistenza» (Orgosolo); probabilm. dall’ital. allaccio

allavranzare «ricoverarsi, trovare, mettersi al ridosso, appoggiare», probabilm. dallo spagn. alebrarse «appiattirsi» (M.P.; senza etimo nel DES I 72).

allavranzu «ridosso, riparo», da allavranzare.

alleata «direzione presa, parte, via, zona» (Bitti, Lodè), da a + le(b)are «prendere»  Vedi leata.

allebiare, allebiái «alleviare, sollevare», (fig.) «star meglio» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES II 18). Vedi alleviái, illebiare, allib(b)iare.

allecchionau-ada «che insiste nel vizio», da allaccanare, alleccanai «avvizzire».

allega «favella, parlata, dialetto, discorso, discussione, argomentazione, ragione, diceria», da allegare (DES I 73).

allega(d)u-a «che parla bene, istruito-a» (più spesso in senso ironico), partic. di allegare. Vedi legu.

allegare, allegai «parlare, discorrere, discutere, argomentare» (log., camp.), dall’ital. allegare oppure dallo spagn. alegar (DES I 73).

allegría, alligría «allegria, gaiezza, gioia», dal corrisp. ital.

allegroni «allegrone», «ragazzo di strada» (Cagliari), dal corrisp. ital. Vedi alligrone.

allegru, alligru, allirgu-a «allegro-a», dal corrisp. ital. (DES I 73).

allegrutzu «allegrotto per il vino bevuto», da allegru  Vedi alligrottu.

alleluja «alleluia»; cantare sas allelujas a unu «cantargliele ad uno» (in senso antifrastico), dal lat. eccl. alleluia (manca questo significato nel DES I 73).

alleluja² «acetosella» (Oxalis acetosa L.), dallo spagn. aleluya oppure dall’ital. alleluia, così chiamata perché fiorisce a Pasqua (DES I 73). Vedi luza.

allenare «lenire, ammollare, venir meno di forze», da a + lenu «lene». Vedi illenare.

allentare, allenticare «allentare, mollare», dal corrisp. ital.

allentorire «bagnare di rugiada», da a + lentore «rugiada» (DES II 21).

allentorzare «morire di rugiada» (delle pecore), da a + lentorzare.

allentzare, alleltzare «mettere a piombo», da a + lentza «lenza del muratore».

allenu-a «altrui, estraneo-a» (camp.); s’allenu, s’arroba allena «la roba altrui»; vedi alienu, anzenu.

allepporeddare, allepporizare, alleppuritzare «essere allegro, ringalluzzire, amoreggiare», da a + lèppore «lepre».

allepputzare, allepputzai, allapputzai, allepputziri (rifl.) «agghindarsi, attillarsi» (log., camp.); (camp.) mulleri allepputzada, corramenta sigura «moglie agghindata, corna certe»; da a + lepputzu «coltello», col significato originario di «rifinire alla perfezione col coltello» (M.P.; erra il DES II 23).

allera «ciarla prolissa, fastidiosa e sciocca», vedi lera.

allereddare «stordire con le chiacchiere», da a + leredda, lera «chiacchiera».

alleriare «beffare, prendere in giro»; (rifl.) «trastullarsi», «invaghirsi»; da a + lera «chiacchiera» (DES II 23).

alleriáu-á «gingillone, insulso-a» (Orgosolo), partic. di alleriare.

allériu «trastullo, divertimento, insulsaggine», «invaghimento», da alleriare.

allest(r)ire, allestiri, allistiri «affrettare, sbrigare» (log., camp.), da a + lest(r)u «lesto».

alletamanare, (al)ledamenare «alletamare, concimare», da a + letámene «letame». Vedi ladaminai.

alletrangadu-a «legato-a in qualche mala pratica», da a + letranca, latranga «sottocoda». Vedi illatrangau.

alletterjare, allettarjare (rifl.) «sdraiarsi, inclinarsi, piegarsi» (Orgosolo), da a + lettèra «lettiga»

allevantinau, allabentinau-ada «balzano-a di cervello, persona variabile», da a + levantinu «levantino, balzano di cervello» (DES II 25).

alleventare «appassire, abbiosciarsi, accasciarsi, stordirsi, sbalestrare» (detto principalm. di frutti che non giungono a maturità a causa del vento di levante) (DES I 73).

alleviare, alleviái, alliviái «alleviare, alleggerire», dal corrisp. ital. Vedi allebiare/ai.

alléviu «sollievo, conforto» (Orgosolo), da alleviare «alleviare»

alliare «assalire, seccare, importunare, precipitarsi», da a + liare «legare con incantesimo» (DES II 27). Vedi alligare.

allib(b)iamentu «godimento, profitto», da allib(b)iare.

allib(b)iare «godere, profittare», probabilm. dall’ital. alleviare (DES I 73 dubbioso). Vedi allebiare.

allibítu, essi ass’~ de un’áteru «essere alla mercè di un altro» (Mogoro), cultismo dal lat. ad libitum (DES I 73).

allibra(d)u-a «affascinato-a, colpito da un libro malefico», da a + libru «libro dei malefici».

allibrinzare «calmare la fame, prendere un boccone, rifocillare», di origine ignota

allibrinzu «spuntino, refezione», da allibrinzare

alliccantzare «esser ingordo», da a + liccantzu, liccardu «ghiottone».

alliccare «allettare, adescare», «prender gusto, avvezzarsi, abituarsi», dall’ital. leccare (DES I 73).

allicchidiri, illicchidiri, illicchidire «far pulizia, assettare una stanza, abbellire, addobbare, rassettare» (camp. e log.), da a/in + liccu «ghiotto» (DES II 26). Vedi allicchidu.

allicchidu, allicchidí(d)u-a «lecchino-a», «bello, abile, destro-a», «zerbinotto», da allicchidiri.

alliccu «gusto, profitto, vantaggio», da alliccare (DES I 73). Vedi alliqu.

alligadolza, alliatòglia, alliadorza (f.) «convolvolo, vilucchio» (erba), vedi ligadòria.

alligare «attaccare, contagiare, appiccicarsi ad una persona, importunare» (centr.); (Bitti) su macchine alligatu est peus dessu naturale «la pazzia contagiata è peggiore di quella naturale»; da a + ligare «legare». Vedi alliare.

alligerai «alleviare, alleggerire» (camp.), dallo spagn. aligerar incrociato con l’ital. alleggerire (DES I 74). Vedi allixerai.

alligrare «allegrare, rallegrare», dal corrisp. ital.

alligría «allegria», vedi allegría.

alligrone-a «allegrone-a», dal corrisp. ital. Vedi allegroni.

alligronesa «allegria» (Nùoro), da alligrone.

alligronesa², terra ~ «terra improduttiva», probabilm. da alligrone-a «allegrone-a» in senso antifrastico (M.P.).

alligrottu-a «allegrotto, brillo-a», dal corrisp. ital. Vedi allegrutzu.

alligru-a «allegro-a», vedi allegru (DES I 73).

allilliradu-a «indurito, irrigidito-a», formazione imitativa e scherzosa (DES I 74).

allimbare «accusare di qualcosa» (Orgosolo), da a + limba «lingua»

allimbrare «mangiare con ingordigia», variante di lambrire, limbrire (DES II 6).

allimidu-a «affamato, bramoso, ghiotto-a», vedi lambridu (DES II 6).

allindare «circoscrivere, confinare, limitare», vedi alindare.

alliniare, alliniái «allineare» (log., camp.), dal corrisp. ital.  Vedi línia.

allinnadura (f.) «il divenire legnoso, duro» e «indigestione da frascame» (Orgosolo), da allinnare

allinnare, allinnai «diventare legnoso» (dei cavoli, dei ravanelli, ecc.), (Orgosolo) «fare indigestione di frascame» (riferito ai ruminanti) (log., camp.), da a + linna «legna».

allinzare «preparare, approntare», «sperare, bramare, rallegrarsi», (rifl.) «disporsi», probabilm. dallo spagn. aliñar (DES I 74).

allinzu-a «bramoso, speranzoso, illuso, allegro-a»; (sost.) allinzu (m.) «speranza, vantaggio»; da allinzare.

alliongiái «legare con un legaccio», «unire», (rifl.) «impegnarsi» (camp.), da a + (al)lióngiu, ligóngiu «legaccio».

allipidu, lipidu-a «affamato, famelico, ghiotto-a», da allupiri «avere una fame da lupi» (DES I 75, II 45). Vedi allupidu, alurpíu, alluppiare.

alliqu, s’alliqu! «peccato!, pietà!» (Fonni), forse uguale ad alliccu «gusto, profitto».

allirgai «(r)allegrare» (camp.), dal corrisp. ital.

allirgai² «nitrire, imitare il nitrito del cavallo» (camp.), da un lat. *hinnic(u)lare incrociato con allirgu «allegro» (DES I 636). Vedi annirgai, annicrare.

allirghía «allegria» (camp.); s’~ fait bonu sánguni «l’allegria fa buon sangue»; dal corrisp. ital.

allirghittu-a «allegretto, alticcio-a», dimin. di allirgu.

allirgu-a «allegro, gaio-a»; coloris allirgus «colori vivaci»; vedi allegru (DES I 73).

allisadori «adulatore» (camp.), da allisare/ai.

allisare, allisiare, allijare, allisai «lisciare, rendere liscio, spianare», «adulare» (log., camp.), da a + lísu «liscio» (DES II 33).

alliscinai «scivolare, sdrucciolare» (camp.), vedi illissinai, illiscigare (DES II 14).

alliscinosu-a «scivoloso-a, sdrucciolevole», da alliscinai. Vedi liscinosu.

alliscinu «scivolo», da alliscinai.

allistire, allistiri «allestire» (log., camp.), dal corrisp. ital.

allivrinire «esser avido» (Mores), probabilm. da a + lívidu «livido», attraverso una forma *allividire, col significato originario, dunque, di «*esser livido per avidità». E l’altro verbo allibrinzare «calmare la fame» ne sarebbe un derivato. Vedi illibrinire, illivrinire «illividire» (M.P.).

allixerai «alleviare», dallo spagn. aligerar (DES I 74). Vedi alliggerai.

allizare «appassire, avvizzire», da a + lizu «giglio» (DES II 33). Vedi illizare.

allò! «ecco!, olà!», sempre in composizione: allolu!, alloddu!, allocchelu!, allondelu!, allondeddu-a! «eccolo-a!», interiez. primitiva + lu-a «lo-a» (DES I 74). Vedi lalulá!

allobai «accoppiare, appaiare, abbinare, dare il maschio alla femmina di una bestia» (camp.), da a + lobai/are.

allocai, alluccai (rifl.) «diventar scemo» (camp.), dallo spagn. alocar (DES II 34).

allocchiáu-ada «intontito-a» (camp. GSC), dall’ital. allocco, allocchire

alloddia(d)u-a «sdolcinato, lezioso-a», «viziato-a», partic. di alloddiare.

alloddiare «affettare, essere affettato», «viziare i bambini», da a + loddu «sudicio» (M.P.; manca il secondo significato e l’etimo nel DES I 74). Vedi illoddiare, loddiri.

allóddiu (m.) «affettazione, sdolcinatura, leziosaggine, caricatura», «vizio, capriccio», da alloddiare.

allogare, allocare, allogai «conservare, riporre», «affittare, appigionare» (log., centr. e camp.), dall’ital. allogare (DES I 74, II 34).

allogateri, allogaderi «locatario», dal catal. llogater (DES I 74).

alloggiái «alloggiare, dimorare, albergare, accogliere» (camp.), dal corrisp. ital.

allóggiu «alloggio, albergo», «accoglienza», dal corrisp. ital.

allogu, allocu (m.) «riserva» e «affitto», da allogare/ai, allocare «conservare», «affittare» (DES I 74, II 34).

alloína «diarrea», vedi loína, labina.

alloinare, alluinare, alluinai «avere la diarrea» (delle bestie), «sporcare, sozzare» (log., camp.), vedi allainare.

allollau-ada «diventato babbeo, imbambolato-a», da a + lolle, lollói «babbeo» (DES II 35).

allollojai «diventare stupido» (camp.), da a + lollói «babbeo».

alloloju «insulto, maledizione, imprecazione» (log. sett.), vocabolo espressivo (DES I 74).

allolu!, alloddu-a! «eccolo-a!»; nominau su molenti, alloddu presenti «nominato l’asino, eccolo presente» (= lat. lupus in fabula); da allò «ecco» + lu, ddu-a «lo-a». Vedi lalulá!

allomburare, allorumare, arromulare, allomburai «aggomitolare, ripiegare, aggrovigliare» (log., camp.), da a + lómburu, lórumu «gomitolo» (DES I 593). Vedi aggromerare, allorumare, arrumbul(l)onai.

allongare, allonghiare, allonghiái «allungare, prolungare» (log., camp.); allonghiái pasta e cíxiri «farla lunga»; da a + longu «lungo» (DES II 36). Vedi longai, islongare.

allonghiada «allungata» (sost.); ~ ‘e manu «allungata di mano»; da allonghiare/ai.

allorare sos boes «aggiogare i buoi, allacciare», (rifl. e fig.) «legarsi, attaccarsi ad una persona, aggregarsi, farsi l’amante», da a + loru «correggiolo» (DES II 38). Vedi alloriái.

allordigai «imbrattare» (camp.), da a + lordu «lordo» (DES II 37).

alloriái «turbare, conturbare, frastornare, sbalordire, stordire» (camp.), da a + loru «legaccio», lettlm. «fermare con legacci»; cfr. illoriare (M.P.; DES I 74 incerto). Vedi allorare.

alloriamentu «sbalordimento», da alloriái.

alloricare, allorigare, allorichittare, allorighittare «avvolgere, arroncigliare, arricciare», da a + lórica,-chitta «anello/a, ricciolo». Vedi loricau.

alloroddare, alloddorare «imbrattare, sporcare, pasticciare», «criticare», da a + loroddare. Vedi allaroddai.

alloroscadu-a «aizzato, impermalito-a», partic. di alloroscare.

alloroscare «abbaiare rabbiosamente», (fig.) «gridare, urlare con ira», vocabolo espressivo (DES I 74). Vedi alluscare.

allorumare, arromulare «aggomitolare, ripiegare, aggrovigliare», da a + lórumu «gomitolo» (DES I 593). Vedi aggromerare, allomburare.

allosai, losai «lastricare, selciare» (camp.), dallo spagn. ant. alosar «lastricare, selciare» (DES II 29).

allotriare «guazzare nel fango» (proprio dei maiali) (Bitti, Lodè), dal lat. ad + lutulare (M.P.). Vedi illudriare, lóthiu, lótriu.

allotturare «arrotolare», da a + lotturare «rotolare» (DES II 361).

allozare «ospitare» (Orgosolo), dall’ital. alloggiare

allozu «alloggio, albergo», «accoglienza, ospitalità» (Orgosolo), dal corrisp. ital.

allu «aglio», anche «zanna di cinghiale» (per la sua somiglianza con uno spicchio d’aglio) (camp.); una conca ‘e ~ «una testa di aglio», (fig.) «una cosa di scarsissimo conto»; dal lat. allium (DES I 159). Vedi azu.

alluadu-a «stordito, sciocco, stupido-a», partic. di alluare.

alluare, alluái «appestare», «avvelenare l’acqua della pozza di un rivo per stordire e catturare i pesci», (fig.) «instupidire» (log., camp.); da a + luare (DES II 40).

allucchetta(d)u «vino medicato», «individuo ubriaco», partic. di allucchettare (DES II 42).

allucchettare, allucchittai «medicare la botte con uno stoppino inzuppato di zolfo» (log., camp.); (camp., rifl.) «ubriacarsi»; da lucchette «stoppino inzuppato di zolfo» (DES II 42).

allucchettata «vampata, sparo di arma da fuoco» (Bitti), da a + luche «luce» incrociato con lucchette «stoppino inzuppato di zolfo» (M.P.).

allucchittadeddu «alquanto brillo», da s’allucchittai «ubriacarsi». Vedi allucchettare.

alluchèscher(e) «far luce, far giorno, rischiararsi, albeggiare», da a + luchèscher(e) «rilucere». Vedi illuchèschere.

alluchettare «chiudere con lucchetto», da a + luchette «lucchetto»

alluchinzare, alluqinzare «accendere il fuoco» (centr., barb.), deriva da a + luchinzu, luqinzu «lucignolo»

alludai «avvoltolarsi nel fango, guazzare» (dei cinghiali e maiali), «imbrattarsi» (camp.), da a + ludai (DES II 46).

alluffiái «mangiare con avidità, divorare» (camp.), da a + lóffiu «brutto, losco» (M.P.).

allúgher(e), allúer(e), allúiri [partic. allut(t)u] «accendere, infiammare» (centr., log. e camp.); (camp.) piccioccheddu allutu «ragazzo sveglio»; da a + lúchere «rilucere» (DES II 41).

allughinzare «annerire» (come il lucignolo), da a + lughinzu «lucignolo».

alluidura «accensione», da allúere/iri, allúghere «accendere».

alluinadura (f.) «abbagliamento, offuscamento», da alluinare/ai.

alluinare, alluinai «abbagliare, abbacinare» (log., camp.); èssiri alluinau «aver le traveggole»; da un lat. ad + *lucinare (DES II 41). Vedi illu(gh)inare/ai.

alluínu «abbaglio, bagliore», da alluinare/ai. Vedi (il)luínu.

alluire, alloire «redimere, riscattare un censo, svincolare», da a + luire (DES II 42). Vedi illoire.

alluma-fogu «fiammifero, zolfanello», dal catal. allumafóc (DES I 75).

allumare, allummare, allumiái «accendere» (log., camp.), dall’ital. ant. allumare (DES I 75).

allumbadura (f.) «dolore ai lombi», da a + lumbu «lombo».

allumingiái, alluminzare, allominzare «soprannominare» (camp. e log.), da a + lúmini, lúmen(e) «nome» (DES II 175). Vedi annumingiái.

allumingiái², alluminzare² «cominciare ad accendere il fuoco», da allumare/ai «accendere».

allumíngiu, allomíngiu «nomignolo, soprannome» (camp.), da allumingiái «soprannominare» (DES II 175). Vedi nomíngiu.

allúmiu «fiammifero, zolfanello», da allumare/iái «accendere». Vedi luminu.

allunare «coprirsi di lunule di grasso», da a + lunas de ozu «lunule di grasso» (che galleggiano nel brodo caldo) (DES II 44).

alluntzinare «predisporsi alla reazione» (detto del cavallo che piega le orecchie all’indietro quando si appresta a mordere), «mostrare intenzione» (Nùoro), probabilm. da runtzinu «ronzino» incrociato con allutzare «appuntare la vista» (M.P.).

alluntzinau «offuscato», «brillo, un po’ sbronzo» (Nùoro), partic. di alluntzinare

allupidu-a «affamato, famelico, ghiotto-a», da allupiri (DES II 45). Vedi (al)lipidu.

alluppa-cuaddus «santolina» (Santolina chamaecyparissus L.), «erba dei gatti» (Teucrium marum L.) (camp.), lettlm. «soffoca-cavalli», da alluppare/ai «soffocare» + cuaddu «cavallo» (DES I 75; NPS 112, 117). Cfr. coddilóppina.

alluppare, allup(p)ai «accendere, avvolgere col fuoco»; «soffocare, asfissiare per il fumo o per il caldo, perdere il respiro, affogare, annegare», «molestare, opprimere», (rifl.) «accendersi per scatto d’ira», (fig.) «perdersi d’animo», «trafugare» (centr., barb., log. e camp.); (Galtellì) alluppare in s’abba «morire annegato» (senza etimologia nel DES I 75); forse relitto sardiano da confrontare – non derivare – con l’etr. lupu «morto-a», lupuce «morì, è morto» ed inoltre col greco lophãn «cessare» (finora privo di etimologia; GEW, DELG) (M.P., LELN 177, TET 99, OPSE 198, LISPR). Vedi alluppa-cuaddus, coddilóppina.

alluppiare «mangiare voracemente» (Orune), allupiri, al(l)urpiri, allupriri (rifl., camp.) «allupare, avere una fame da lupi», dal corrisp. ital. anche con cambio di coniugazione. Vedi (al)lipidu, al(l)urpíu, lupu.

alluppu «soffocamento», «caldo intenso, afa», da allup(p)are/ai.

allurpidura «ingordigia», da al(l)urpiri, allupiri «avere una fame da lupi». Vedi alluppiare.

allurpíu, alurpíu-a «affamato, ghiotto, ingordo-a»; ~ de pappai, de dinai «ingordo di cibo, di danaro»; partic. di al(l)urpiri, allupiri «avere una fame da lupi» (DES I 75). Vedi (al)lipidu, alluppiare.

alluscare «aizzare», «urlare con ira», vocabolo espressivo (DES I 74). Vedi alloroscare.

alluscare² «accecare» (Nùoro), da a + luscu «miope»  Vedi luscari.

alluscau-ada «vinto-a da libidine o fame o sete» (Nùoro), partic. di alluscare² «accecare» incrociato con lusca «libidine» (M.P.).

allustrare, allust(r)ai «lucidare le scarpe» (log., camp.), da a + lustrare/ai (DES II 45). Vedi illustrare/ai.

allustru, allustu «lustro, lucido per scarpe» (camp.); dal corrisp. ital. (DES II 45). Vedi lustru.

alluttare «portare il lutto», da a + luttare. Vedi inluttare/ai.

alluttare², allut(t)ai «avvivare, eccitare, aguzzare (gli occhi), tendere (le orecchie)» (log., camp.), da allut(t)u «acceso» (DES II 45).

alluttonai «cerchiare con una lista di ottone» (camp.), da a + lottoni, luttoni «ottone» (DES II 15).

alluttore «candeliere» (Fonni), da alluttu. Vedi luttore.

alluttu, allutu-a «acceso, infiammato, sveglio, vispo-a», partic. di allú(gh)ere, allúiri. Vedi luttore.

allutzare «guardare attentamente lontano, appuntare la vista», dall’ital. ant. alluciare «guardare intensamente» (DES I 75). Vedi alluntzinare.

allutzerrare «abbagliare», da a + lutzerra «lucerna» (DES II 42).

alluxentai «far rilucere, lucidare» (camp.), da a + luxenti «lucente».

alluxingiái, allusingiái, allosingiái «torcere come un lucignolo, malmenare, sgualcire, sporcare (un vestito)» (camp.), da a + luxíngiu, lusíngiu, losíngiu «lucignolo» (DES II 42).

alluzanare «ingrassare la terra» (detto dei fiumi che inondano i terreni e lasciano il limo), da a + lozana «argilla, terriccio alluvionale».

alma «anima» (poetico), dallo spagn. alma (DES I 76) oppure dal corrisp. ital. (M.P.).

almirágliu «ammiraglio», dal corrisp. ital. incrociato con lo spagn. almirante (DES I 76).

almirante, almiranti «ammiraglio» (log., camp.), dallo spagn. almirante (DES I 76). Vedi ammirante.

almu «guidalesco nel garrese del cavallo» (log. sett.), vedi armu.

almuttu «asfodelo», vedi alvuthu.

aló!, aló-aló! «alò!, olà!, orsù!», dalla corrisp. interiez. ital. (M.P.). Cfr. alé!

alore «caldo lento», probabilm. dall’ital. alidore incrociato con calore (DES I 76).

alore² «odore, olezzo, profumo»; (Nùoro) no at ne sapore ne alore «non ha né sapore né profumo» (detto di individuo del tutto insignificante); dall’ital. ant. alore, aulore (GDLI) (M.P.).

alqanzu, qalqanzu «calcagno», «calcio del fucile» (barb.) vedi calcanzu.

alqiare «inacidire» (Orgosolo), da alqu «agro, acido»

alqilare «impastoiare le bestie» (Orgosolo), deriva da alqile.

alqile «collo del piede, poplite, piegatura del ginocchio, garretto» (Orgosolo), vedi archile, isalqilare.

alqilivriqu-a «equino con le ginocchia valghe» (Orgosolo), aggettivo composto con alqile «garretto» + friqare «fregare».

alqimissa «lavanda selvatica» (Lavandula stoechas L.) (Orgosolo), vedi archemissa.

alqimissarju «sito di lavanda selvatica» (Orgosolo)

alqionare (rifl.) «darsi delle arie, andar superbo»; alqionau-á «presuntuoso-a» (Orgosolo), potrebbe derivare dal lat. parlato *arcione(m), dal arcus «arco» (cfr. ital. arcione «ossatura arcuata della sella»; DELI2)  

alqionzu-a «acidulo-a», da alqu «agro, acido» (Orgosolo)  Vedi acronzu.

alqiore «acidità» (Orgosolo), vedi acriore.

alqu «arco», «valico»; alqu ‘e qelu «arcobaleno»; alqu ‘e rivu «ansa di fiume»; alqu ‘e sa sedda «arcione» (Orgosolo); vedi arcu.

alqu-a «agro, acerbo, acido-a» (Orgosolo) (manca la variante neò DES). Vedi acru.

alqulentu «abrotano» (Artemisia abrotanum L.) (Orgosolo), vedi arculentu.

altanera «aquila reale», dallo spagn. altanero «rapace di alto volo» (DES I 76).

alter(i)are, arterare, alterai «alterare, irritare, inciprignire, infortire (del vino)» (log., camp.), dal corrisp. ital.

alteríu (m.) «irritazione, collera, spocchia», da alter(i)are/ai.

alternòs(u) «sostituto del vicerè» (ant.), «sostituto del sindaco nella processione di sant’Efisio» (mod.), dal catal. alternos (DES I 76).

althroligare «predire» (log. sett.), vedi istrologare, istroligare, astrólicu (DES II 436).

altina, artine «piccola salita», da altu «alto».

altivu, artivu-a «orgoglioso, superbo-a», dallo spagn. altivo (DES I 76).

altu, artu, attu-a «alto, profondo-a»; in altu, artu «in alto»; dal lat. altus (DES I 76). Vedi altina.

altzada, artz(i)ada, antziada «alzata, erta, salita» (sost.), da altzare, artz(i)are/ai, antziare «alzare».

altzadériu, artzadériu «strumento per sollevare un peso» (antiq.), dallo spagn. alzadera (DES I 76).

altzare, artz(i)are, altz(i)ái, artz(i)ái «alzare», «salire», dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. alzar (DES I 76). Vedi alciare, altzíu, antziare, artiare, asciare.

altzipámpinu, non ti lees s’~ «non alzare tanto la voce» (log. sett.), dallo spagn. archipámpano «persona che ricopre una dignità immaginaria» (DES I 77).

altzíu, artzíu (m.) «grande quantità, massa», da altzare, artz(i)are «alzare» (DES I 76).

alvarantzeli (m.) «qualità di uva bianca», vedi arbarantzeli, arvarantzeli.

alvèscher(e), arbèscher(e), arvèscher(e), abrèscher(e), orbèscher(e), orbèsciri, obrèsciri «albeggiare, spuntare dell’alba» (centr., log. e camp.), dal lat. albescere.

alvéschita «alba» (Lodè), da alvèschere «albeggiare». Vedi arbéschi(d)a.

alvina «brezza fredda o nebbia nociva alle piante ed ai frutti», vedi avrina (DES I 155).

alvu-a «bianco-a», vedi arvu, arbu.

alvule «barbazzale, catenella della briglia del cavallo», vedi arbuda.

alvuthu, alvuttu, arbuthu, arbutzu, arbussu, ervuthu, irvuthu, almuttu, armutt(h)u, ajmuttu, abrussu, abrutzu, brammuttu, pramuttu, rabutzu, rebutzu, arimutzu, ariputzu «asfodelo» (Asphodelus ramosus L.), dal lat. albucium (DES I 106).

amadura «commessura, congiuntura», da ameddare «appaiare» (DES I 568).

amagadittu-a «timido, ombroso-a», dal catal. amagadet (DES I 77).

amagare, ammagare (rifl.) «appiattarsi, nascondersi», dal catal. amagar (DES I 77). Vedi maqadroxu.

amanthia, amantia, amantza (mediev.), amántzia (f.) «amore, passione amorosa, affetto», dall’ital. ant. amanza. Vedi amantziosu.

amantziosu, amantiosu, amassiosu-a «amante di…, incline a…, affettuoso, appassionato-a», da amanthia, amántzia «amore» (M.P.).

amare, amai «amare» (letterario) (log., camp.); gai/aicci imparas a amare/ai a Deus «così impari ad amare Dio» (detto a chi paga il fio di una colpa o di un errore oppure non ha imparato a vivere con gli altri); dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. amar (per svista manca l’etimo nel DES I 77).

amargu-a «amaro-a» (fig.), dallo spagn. amargo (DES I 77).

amargura, margura «amarezza, tristezza», dallo spagn. amargura «amarezza».

amarolla «di malavoglia, malvolentieri», da a mala «cattiva» + (b)olla «voglia» (DES I 221). Vedi marolla.

amaronzu-a «amarognolo-a», dall’it. ant. amarogno (DES I 77).

amassiosu-a «amante di, incline a», probabilm. dallo spagn. amansar «ammansire» incrociato con amare (M.P.).

ambadús(u), ambedús(u) «ambidue, ambedue, entrambi-e» (camp.), vedi ambos.

ambaghe (m.) «tela cotonata», variante di bambaghe/che.

ambidda, (Tonara) amidda «anguilla» (log.); mamma de ambidda, guarda ambidda «coleottero delle acque stagnanti» (Ditiscus marginalis); deriva dal lat. anguilla (DES I 77); leare ambiddas «prender batoste» (ricalcato sullo spagn. anguila de cabo «staffile per i galeotti»). Vedi anguidda.

ambiddare «pescare anguille» (Padria), da ambidda.

ambiddastru, ambiddaju, corbu ~ «corvo marino, tarabuso» (Botaurus stellaris), lettlm. «corvo da anguille», da ambidda «anguilla» (DES I 78). Vedi anguiddárgiu.

ambidéstrinu-a «ambidestro-a» (Orgosolo)

ambilare «impastoiare un bovino legandogli un piede ad un corno» (Bitti), probabilm. da ámbiu «ambio, andatura obbligata del cavallo», a sua volta dal corrisp. ital.; a codesta andatura il cavallo veniva spesso abituato con particolari corregge che legavano i suoi quattro piedi ad X (M. Columbu; M.P.).

ambissionare «ambire, desiderare ardentemente», dallo spagn. ambicionar (DES I 78).

ambisuarju «pescatore e venditore di sanguisughe» (Baroniese oppure Ottanese) (Orgosolo)  Vedi ambisugheri.

ambisuga, ambisúa/e, ambisúi, ambisuca, ambesú(gh)e, anghisúi, angasúa, abbisúi «sanguisuga», anche «filetto dei macellai», «usuraio-a» (log., camp.), deriva dal lat. sanguisuga, con la perdita della s- perché confusa con l’artic. determinativo sa (DES II 380). Vedi sambisuga, sangunera.

ambisugheri-a «pescatore e venditore-trice di sanguisughe», da ambisuga «sanguisuga». Vedi ambisuarju.

ambitzione, ambitzioni «ambizione» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 78).

ambos-as «ambi, entrambi-e»; ambos duos, ambas duas «ambidue, ambedue»; dal lat. ambos-as (REW 411/2; DES I 78). Vedi ambadús(u).

ambraga (f.) «posolino, sottocoda» (del cavallo e dell’asino), vedi imbraga.

ambrosura «feritoia, strombatura», dal piem. anbrosura (DES I 78).

ambruttatza, ambu(l)atza «armoraccia, rafano selvatico», vedi armuratha.

ambúa (f.) «bombo, bevanda, vino bevuto in grande quantità, crapula nel bere», vedi (ab)bumbu.

ambulante, ambulanti «(venditore) ambulante» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 78).

ambulante², ambulanti² «che cammina bene» (mediev.), da ambulare (DES I 78).

ambulare «camminare», dal lat. ambulare (DES I 78).

ambularzu, ambulazu-a «(bestiame) sterile» (che cioè, non essendo gravido, può correre liberam.) (DES I 78).

ámbulu «passo del cavallo», da ambulare.

ámbulu² «decotto di foglie di piante aromatiche (noce, alloro, vite, ecc.)» (usato per fare l’uva passa), «inchiostro nero o rosso per tingere l’albagio»; probabilm. relitto sardiano da confrontare – non derivare – col greco ámpelos «vite, vigna» (prospettato come “mediterraneo”; GEW, DELG) (M.P., OPSE 94, 198; LISPR; senza etimo nel DES I 78). Vedi ampile.

ambúria «bure dell’aratro», vedi bure.

ambuzía (f., sing.) «oggetti di scarso valore, da buttare», da ambuzu (Orgosolo)

ambuzu «budello, frattaglie», «vestito consunto»; ambuzos «cianfrusaglia, scarabattole, attrezzi», di origine ignota

ameddare, ammeddare «unire un branco con un altro», «appaiare, collegare assieme», «allevare agnelli», «farsi affezionare, ammansire», vedi gameddare, cameddare, amadura, ameddósicu, ameddu.

améddiga «gemello, piccolo, nano»; anzone de am(m)éddiga «agnello che ha succhiato da due madri», da ameddigare (DES I 567).

ameddigare, ammeddigare «far poppare un agnello da due madri», iterativo di (g)ameddare «appaiare». Vedi gameddigare.

ameddósicu, am(m)eddósicu-a «che si lascia ammansire, docile, compiacente, socievole» (Nùoro), da ameddare «ammansire».

ameddu (m.) «combriccola, congrega, società», da ameddare «unire».

amega(s), ammega(s), am(m)egu «nell’atto di…, nel momento di…», da amegare/ai.

amegare, ammegare, (am)megai «stare per…, star per finire, terminare, far presto» (log., camp.), dallo spagn. amagar «essere per avvenire, per accadere» (G. Spano, M.P.; erra il DES I 79). Vedi amega(s), megai.

ameletzai, ammeletzai, ammelessai, ammaletzai «minacciare» (camp.), da melethare, minattare «minacciare» con influsso dei catal. amenassar, spagn. amenazar (DES II 116).

ameletzu, ammeletzu (m.) «minaccia», da ameletzai.

amen, ámmen(e) «amen, così sia!»; indun’amen Zesu(su) «in un amen, Gesù; in un attimo»; dal lat. eccl. amen (DES I 79). Cfr. Zesu, patreffíliu.

amenta, ammenta «menta, mentuccia» (sa menta da s’amenta), vedi menta (DES II 105; ONT 31).

amentape «melissa» (Bitti, Siniscola), da amenta ‘e ape «menta delle api» (NPS 121).

amentastru, amentaspru «mentastro, menta acquatica» (Dorgali), vedi mentastru.

amentu (m.) «correggia che lega il giogo alle corna dei buoi», «ritorta del giogo» (per lo più plur.), dal lat. amentum (DES I 79).

amicare, amiqare, amigare, amigai (rifl.) «farsi amico, farsi l’amante» (centr,. log. e camp.), dal catal.-spagn. ant. amigar(se) (DES I 79).

ámiche, ámighe, ámigu, ághimu «amo, gancio, uncino», dal lat. hamicus (REW 4017) (M.P.). Vedi amu.

amichinu, esser a ~ «essere amanti, avere una relazione affettiva» (Nùoro); da amicu.

amicu, amiqu, amigu-a «amico-a», «amante» (sost. e aggett.) (centr., log. e camp.); s’amicu si biet (si connoschet) assu bisonzu «l’amico si vede (si conosce) nel bisogno»; mezus un’amicu bonu che unu parente malu «meglio un buon amico che un cattivo parente»; dal lat. amicus-a (DES I 79).

amidare «inamidare, apprettare», da ámidu. Vedi immidonare.

ámidu «amido, appretto», dal corrisp. italiano. Cfr. imbidoni, midone.

amigántzia «amicizia», dal catal. amigansa (DES I 79).

amilanadu-a «spaventato-a», dallo spagn. amilanado (DES I 79).

ámina «anima», variante di ánima (DES I 90). Vedi aminedda.

aminare «animare, incoraggiare», vedi animare.

aminculu, amminculu plebeismo frequente, da a minca in culu, interpretato anche come amu in culu (DES II 116 incompleto).

aminedda, minedda (f.) «tuorlo dell’uovo», dimin. di ámina «anima».

áminu «animo, coraggio», vedi ánimu.

amistade, amistate, amistadi «amicizia, relazione amorosa, familiarità» (log., centr. e camp.), dallo spagn. amistad (DES I 79). Vedi ammistadai, disamistade.

amistántzia «amicizia», dallo spagn. ant. oppure ital. ant. amistanza (DES I 79).

ammaccar(r)ona(d)u-a «rimbecillito, stupido-a», da a + maccar(r)one «maccherone» (DES II 49).

ammaccare, ammacchiare, ammacchiái «ammattire, impazzire» (log., camp.), da a + maccu «matto» (DES II 50).

ammacchiadura (f.) «impazzimento»; a ammacchiadura «in maniera folle, esagerata»; da ammacchiare.

ammácchiu «impazzimento, follia, frenesia», «grande quantità»; a ammácchiu «in maniera folle, esagerata», «in grande quantità»; da ammacchiare.

ammacciocciái «ingrassare, irrobustire» (camp.), da a + macciócciu, macciúcciu «grasso, grosso» (DES II 51).

ammaccionai (rifl.) «rannicchiarsi, ripiegarsi in se stesso» (camp.), probabilm. da a + máccia, matha «pancia» (M.P.).

ammacciugai «acciaccare, ammaccare, pestare» (camp.), da a + macciugai (DES II 51).

ammacrau,-ada «macchiato, bruciato-a dal sole» (Nùoro), da a + macra «macchia».

ammadèscher(e) (partic. ammadéschiu) «fermarsi, andare di traverso, far andare di traverso, nauseare, guastare» (detto del cibo che si ferma in gola o che provoca nausea o cattiva digestione) (Dorgali, Nùoro), dal lat. a + madescere «imbeversi, gonfiarsi» (DES I 44, II 52).

ammadeschinzu-a «(cibo) che va di traverso o provoca nausea», da ammadèschere (DES I 44, II 51).

ammadroddare, ammodroddare, ammadreddare «stare inerte, accoccolarsi, accovacciarsi», «essere sguaiato», da a + madrodda, matrodda «donna grassa, pigra, sporca», anche incrociato con madreddu «uomo o donna molle, floscio, snervato-a».

ammaduinare «sbalordire, stordire, tramortire, perdere i sensi per un colpo ricevuto in testa, perder la memoria, esser fuori di sé», vedi ammaudinare.

ammadurare, ammadurai «crescere, attecchire, ingrossare dei frutti» (log., camp.); ammadurare sos ogros «spalancare gli occhi, stralunare»; da a + madurare, maturare.

ammaestrare, ammaistrare, ammaistrai «ammaestrare» (log., camp.), dal corrisp. ital.

ammagagnare, ammagangiái «guastare, corrompere» (log., camp.), da a + magagnare (DES II 53).

ammagare (rifl.) «appiattarsi, nascondersi», vedi amagare.

ammagarinare, magarinare «connettere il tetto di una casa col muro più elevato di un’altra», da magarina, maccarina «linea dove il tetto di una casa si unisce col muro più elevato di un’altra».

ammaghiare, ammajare «affatturare, sottoporre a magia, stregare, ammaliare», da a + maghía «magia» (DES II 53). Vedi ammajucc(ul)are.

ammagunire «raccogliere e rimettere in ordine» (Orgosolo), da a + magunire, magonire «aggiustare, acconciare».

ammainai «affatturare, stregare» (camp.), da a + maía, maghía «magia» (DES II 53). Vedi maína, mainárgiu.

ammaistrare, ammaistrai «ammaestrare» (log., camp.), vedi ammaestrare.

ammajuccare, ammajucculare, ammajungulare «accarezzare, prendere con le buone», probabilm. da ammajare «ammaliare» (DES II 53).

ammajúcculu (m.) «carezza, amorevolezza», da ammajucculare.

ammalaidare, ammaladiare, ammaladiái, ammalariái (rifl.) «ammalarsi» (log., camp.); s’ammaládiat dogna ierru «si ammala ogni inverno»; da a + maláidu, maládiu, malabitu «malato». Vedi immalaidare, ismalaidare.

ammallorai (rifl.) «aggrumarsi, coagulare» (camp.), dal lat. malleolus + are (DES II 59 inesatto). Vedi malloru.

ammalmiare «appassire, avvizzire», da a + malma, marma, mafra «malva»; cfr. roman. ammalvirsi «appassire» (DES II 81).

ammalorau-ada «livido-a», da a + malore/i «malore» (DES II 59).

ammaltitzare «far maturare un ascesso con impiastri», da a + maltu, martu «impiastro» (DES II 80).

ammam(m)are, ammammai «dare la madre agli agnelli, capretti e vitelli» (log., camp.), da a + mam(m)a «mamma». Vedi ammammarizare, mammárgiu.

ammamadura «operazione del cercare o del dare la madre ai capretti» (Orgosolo), da ammamare.

ammammadroxu «recinto dove si danno le madri agli agnelli, capretti e vitelli» (camp.), da ammammai.

ammammaluccatu, ammammalucca(d)u-a «imbambolato, instupidito-a», da a + mammalucca (DES I, 35, II 61). Vedi abbabbaluccau.

ammammarizare «dare l’agnello o il vitello orfano di madre ad un’altra madre», da ammam(m)are.

ammammungiái, ammummungiái «imbrodolarsi, sporcarsi» (detto dei bambini che mangiano; camp.), vocabolo infantile e fonosimbolico (DES I 43).

ammancare, ammancai «mancare» (log., camp.); pagu ci ammancat chi «poco ci manca che»; da a + mancare/ai.

ammanciái «macchiare» (camp.), dallo spagn. manchar (DES II 63). Vedi manciare.

ammandrare «ritirare il bestiame nel suo recinto», da a + mandra «recinto del bestiame»  Vedi immandr(i)are, ismandrare.

ammandronare, ammandronire, ammandronai «poltrire, starsene ozioso» (log., camp.), da a + mandrone/i «poltrone» (DES II 65).

ammangiuccai «fare le cose malamente, pasticciare, palpeggiare» (camp.), da a + mangiuccai (DES II 66, 70).

ammaniare, ammanitzare, ammanutzare «apparecchiare, approntare, preparare», da a + manu «mano» (DES II 70).

ammanitzu (m.) «preparazione», da ammanitzare.

ammániu «apprestamento, approntamento, preparativo», da ammaniare.

ammaníu «attrezzo da lavoro», da ammaniare.

ammanniare, ammannire, ammanniái «ingrandire, esagerare», «crescere, far crescere» (log., camp.), da a + mannu «grande». Vedi immanniare.

ammannire² «ammannire, apparecchiare, preparare», dal corrisp. ital. (DES I 79).

ammantadroxu (m.) «coperta, copertura» (camp.), da ammantare/ai.

ammantare, ammantai «coprire con coperta o con manto, coprire» (log., camp.), da a + manta «coperta» o mantu «manto» (DES II 68, 69).

ammanteddare, ammanteddai «avvolgere con fasce il bambino» (log., camp.), da a + manteddu «panno per neonati» (DES II 69 inesatto).

ammanteddare², ammanteddai² «coprire con mantello» (log., camp.), da a + manteddu² «mantello».

ammantènner(e) «mantenere», da a + mantènner(e) «mantenere».

ammanuccare, ammanuccai, ammanuncai «manipolare, palpeggiare, tocchignare» (log., camp.), da a + manuccare.

ammanugai, ammannugai «accovonare, fare le manate, ammucchiare i mannelli» (camp.), da a + man(n)ugu «mannello» (DES II 70).

ammarfoddare, ammarfaddare, ammalfuddare «ammorbidire con liquido, inzuppare, gonfiare, aggrumarsi» vedi ammorfoddare.

ammarmare «riposare» (Lodè), probabilm. da a + mermu «membro» (M.P.).

ammarmurare, ammarmorare, ammarmurai «agghiacciare, intirizzire» (log., camp.), da a + mármaru, mármuri «marmo» (DES II 76). Vedi marmurizai.

ammarranare «sfidare», da a + marranu «vile», usato anche come esclamaz. di sfida (DES II 78).

ammartigliái «battere la pietra focaia dell’archibugio per farlo sparare» (camp. antiq.), dallo spagn. amartillar (DES I 79).

ammarturare, ammarturjare, ammorturjare, ammarturai, mratturai «paralizzare, assiderare» (log., camp.), da a + márture/u «invalido».

ammascarai «macchiare, impiastrare, sporcarsi di fuliggine» (camp.); sciacuarí chi ses tottu ammascarau «làvati, ché sei tutto impiastrato»; dal catal. (en)mascarar (DES II 82). Vedi máscara.

ammasetare, ammasedare, ammasedai, ammaserai «ammansire, calmare/rsi, addomesticare, domare» (centr., log. e camp.), dal lat. ad + *ma(n)suetare (REW 5319; DES II 85). Vedi masetu, masedu «mansueto, domito».

ammassare, ammassai «ammassare, accumulare, ammucchiare, affastellare» (log., camp.), da a + massa oppure dal corrisp. ital.

ammassu «ammasso», dal corrisp. ital. (DES II 86).

ammassulare (rifl.) «ammassarsi, accovacciarsi, raggomitolarsi», da a + mássula «mucchio».

ammássulu «ammasso, ammassamento», da ammassulare.

ammatricare, ammadricare, ammadrigare «mettere il lievito nella farina», (fig.) «disfarsi, essere sfaccendato, ozioso, insulso», da a + matriche «lievito».

ammattadore «folletto» (Nùoro, G. Deledda), variante di ammuntadore.

ammattai «alberare, attrezzare una nave» (camp.), dal tosc. ammattare (DES I 79).

ammattanare «dare grande pena, importunare, infastidire», (rifl.) «preoccuparsi, agitarsi, innervosirsi, stizzirsi», da a + mattanare.

ammatticor(r)iare «maltrattare», «palpeggiare» (Nùoro), da a + matticór(r)iu «maltrattamento»

ammattulare «fare mazzi», da a + máttulu «mazzo» (DES II 97).

ammatza-piogu «stafisagria» (Delphinium staphisagria L.) e «pianta del tabacco» (Nicotiana tabacum L.), dall’ital. ammazzare + p(r)iogu «pidocchio» (perché le due piante venivano usate per eliminare i pidocchi) (DES II 305). Vedi mata-p(r)iogu.

ammatziare «dar colpi di mazza, percuotere, picchiare, schiacciare», da a + matziare, matzare.

ammatzoccai «battere i panni da lavare con la mazza di legno», (fig.) «infastidire» (camp.); da a + matzocca «mazza di legno». Vedi matzoccare, ammatzuccare.

ammatzonadu-a «furbo-a come la volpe», anche «imboscato, rintanato-a», partic. di ammatzonare.

ammatzonare, matzonare «porsi in agguato», da matzone «volpe» (DES II 96).

ammatzuccare «battere con la mazza, picchiare», (fig.) «infastidire, annoiare», da a + matzuccare (DES II 94). Vedi ammatzoccai.

ammaudinare, ammaduinare, ammuduinare, immaudinare, ammumuinare, am(m)odoinai, modoinai «sbalordire, stordire, tramortire, perder la memoria, perdere i sensi per un colpo ricevuto in testa, essere fuori di sé» (log., camp.), da a + matutinu, mamutinu, mamudinu, maudinu «strepito che si fa con le bàttole e le raganelle dopo il mattutino degli ultimi tre giorni della settimana santa» (M.P.).

ammazinai «mettere disordine», «combinarsi male» (camp.), da a + mazina «magia, fattura».

ammecciare, ammelciare «spianare il fucile, prendere la mira», da a + mèccia, mèlcia «miccia» (propriam. dell’archibugio) (DES II 98).

ammeddare (rifl.) «ambientarsi, abituarsi delle bestie in un altro gregge o altro luogo» (Orgosolo), da cameddare, gameddare «appaiare, collegare assieme».

ammeditzare «rimediare», da a + mediare «rimediare» (M.P.).

ammega(s), am(m)egu «nell’atto di, sul momento», vedi amega(s), ammegare.

ammegare, (am)megai «terminare, far presto, star per finire, stare per…» (log., camp.), vedi amegare.

ammelai «colmare o riempire fino all’orlo» (camp.), vedi ammerare.

ammeletzai, ammelessai, ammaletzai «minacciare» (camp.), dal catal. amenaçar, spagn. amenazar (DES II 116).

ammeletzu (m.) «minaccia» (camp.), da ammeletzai.

ammelindrare, ammilindrare, ammilindrai «carezzare, vezzeggiare» (log., camp.), da a + melindru, milindru «leziosaggine» (DES II 102).

ammellare «addolcire, placare, far cessare», probabilm. dallo spagn. enmelar (DES I 81).

ammelmadu-a bene o male «bene o male proporzionato nelle membra», partic. di ammelmare.

ammelmare «ravvisare dai lineamenti», da a + melmu, mermu «membro del corpo umano».

ammeltzindrinnitu-a «tranquillo, tranquillizzato-a» (Lodè), probabilm. da a + miltza, meltza «milza» + drinnire «tintinnare», ma con quale significato letterale? (M.P.).

ámmen(e) «amen, così sia!», vedi amen.

ammentare, ammentai «rammentare, ricordare» (anche (rifl.) (log., camp.), da a + mente/i «mente, memoria» (M.P.).

ammentu «ricordo», da ammentare «ricordare».

ammerare, ammedare, ammelai «aggiungere liquido», «colmare o riempire fino all’orlo» (log., camp.), probabilm. dal lat. ad + maiore(m) attraverso la forma maore realm. documentata (dunque *ammaorare > ammerare) e col significato originario di «maggiorare» (M.P.; erra il DES I 81). Vedi ammeru.

ammeriái «meriggiare» (riunirsi delle pecore all’ombra durante le ore del solleone) (camp.), dal lat. ad + meridiare (DES II 108). Vedi meriare.

ammermare «essere raffreddato, soffrire di reuma», da a + mermu² «moccio» (DES II 109). Vedi ammormare.

ammeru (m.) «aggiunzione di liquido» e «liquido aggiunto», da ammerare

ammesare, ammesai «dimezzare» (log., camp.), da a + mesu «mezzo» (DES II 100). Vedi ismesare, smesai.

ammesatu-a «abbonato-a» (detto ad es. di chi acquista il latte tutti i giorni) (Lodè), lettlm. «impegnato per il mese», da a + mese (M.P. II 111).

ammesittare, ammisittare «misurare con scrupolo e pignoleria», da mesitta «mezzetta»

ammessarzu «stallone», vedi armissáriu.

ammesturare, ammesturai «mescolare» (log., camp.), vedi ammisturare/ai.

ammeuddare «impinguare, ingrassare, da a + meuddu, meduddu «midollo». Vedi ammueddai.

ammiada «mossa, cenno, gesto, finta», da ammiare

ammiare «accennare, ammiccare» (Nùoro), forse dal lat. ad + micare «scintillare» attraverso una forma *ammigare (M.P.).

ammilandrare «impastoiare una bestia», variante di acchilandrare probabilm. incrociato con malandra (M.P.; erra il DES I 108). Vedi abbilandrare, appilandrare.

amminda (f.) «erbaio naturale od artificiale, pascolo riservato», vedi minda.

ammindare, ammindai «introdurre il bestiame nella minda» (log., camp.), da a + minda «pascolo riservato».

ammínter(e) «venir bene in maturità» (del grano) (usato per lo più in frasi negative), dal lat. admittere (DES II 120). Vedi ammissa, (re)mínter(e).

ammintirottare (rifl.) «immischiarsi negli affari altrui», da ammíntere + suff. -ottare (DES II 120).

amminudare, amminudai «sminuzzare, fare a pezzi» (log., camp.), da a + minudu, minutu «minuto».

ammirante «fiocco di cardinale» (Celosia cristata L.), dall’ital. amaranto interpretato come «(fiocco di) ammiraglio» (DES I 81). Vedi almirante.

ammirare, ammirai «ammirare» (log e camp.), dal corrisp. ital. (DES I 81).

ammiriare, ammeriare «puntare o raggiungere la mira», da a + míria «mira, bersaglio». Vedi mèria.

ammiru (m.) «ammirazione», da ammirare/ai (DES I 81).

ammischiare, ammisciare «mischiare, mescolare, frammischiare» (log. sett.), da a + misc(h)iare (DES II 119).

ammisittare «misurare con scrupolo e pignoleria», vedi ammesittare.

ammissa «maturazione, compimento», dal lat. admissus-a (DES II 120 incompleto). Vedi ammínter(e).

ammisságliu, ammissalzu «stallone», vedi armissáriu.

ammistadai, ammistarai, ammisterai, ammestadai «avere una relazione illecita con una donna, vivere in concubinato» (camp.), da amistadi/e, amistate «amicizia» (DES I 79).

ammisturare, ammesturare, ammisturai, ammesturai, ammasturai, ammosturai «mescolare, mischiare» (log., camp.), da a + misturare/ai (DES II 112).

ammisturu «miscuglio, mescolanza», da ammisturare/ai. Vedi misturu.

ammítter(e) [partic. ammítti(d)u, ammissu] «ammettere, concedere», dal lat. admittere oppure dal corrisp. ital.

ammodau-ada, (Mandas) imbodau «di buone maniere», da a/in + modu «modo». Vedi ammodire.

ammoddicare, ammoddiqare, ammoddigare, ammoddigonare, ammoddiái «ammollare, rendere molle, macerare» (log., camp.), dal lat. ad + mollicare (REW 5647a; DES II 122). Vedi modde/i.

ammoddoccare «infangare, impantanare», da a + moddocca «fanghiglia».

ammoderinare «ammucchiare pietre», da a + muderina, mureddina «mucchio di pietre» (DES II 128). Vedi ammuredinare.

ammodire «essere garbato, di buone maniere», da a + modu «modo, maniera» (DES II 122). Vedi ammodau.

ammodoinai, amodoinai «perder la memoria» (camp.), vedi ammaudinare.

ammoinai, ammuinai, ammoniare, ammuinare «annoiare, infastidire, stordire» (camp. e log.), dallo spagn. amohinar (DES I 82).

ammojare, ammujare «ammosciare» (Nùoro), dal corrisp. ital. (M.P.).

ammolare «trasformare un masso in mola», «ammassare sassi in forma conica», «ammassarsi delle pecore per proteggersi dal sole», da a + mola «macina».

ammolentare, ammolentai (rifl.) «inasinire, inciuccarsi, diventare stupido», «ubriacarsi» (log., camp.), da a + molente/i «asino» e «ubriacatura» (DES II 124).

ammolighinare, ammulighinare «far venire il capogiro, stordire», iterativo di mòler(e) «macinare».

ammolighinzu, ammulighinzu «capogiro, vertigine» (Nùoro), da ammolighinare (DES II 123).

ammonestare, ammonestai «ammonire, avvertire» (log., camp.), «pubblicizzare in chiesa i matrimoni da contrarre», dallo spagn. amonestar (DES I 81).

ammoniare «annoiare, infastidire, stordire», vedi ammoinai.

ammonimentu, ammunimentu «ammonimento, ammonizione», dal corrisp. ital.

ammonire, ammunire «ammonire», dal corrisp. ital.

ammonissione, ammonissioni (anche ammu-) «ammonizione dell’autorità di sicurezza» (log., camp.), dal corrisp. ital.  Vedi ammuníu.

ammóniu «fastidio, noia, stordimento», da ammoniare.

ammontiqare «lanciare sassi contro qualcuno» (Orgosolo), da a + monte «sasso»

ammorare «intendersela affettivamente prima del matrimonio, amoreggiare», da amore.

ammoratu, am(m)ora(d)u-a «fidanzato-a», da ammorare (DES I 82). Vedi innammoradu.

ammorfoddare, ammorgoddare, ammarfoddare, ammarfaddare, ammalfuddare «ammorbidire con liquido, inzuppare, gonfiare, aggrumarsi»; morgoddare «ammollare»; da (a +) morfoddu, morgoddu, marfaddu «zuppa densa, pappa» (M.P.; senza etimo nel DES II 74). Vedi abbroffodda(t)u.

ammorisca(d)u-a «abbronzato-a dal sole», dallo spagn. amoriscado (DES II 128). Vedi moriscu.

ammoriscai (rifl.) «abbronzarsi» (camp.), da ammoriscau.

ammormare «ammorbare» e «infettare», dal corrisp. ital. incrociato con ammermare «infettare» (M.P.; inesatto il DES II 109).

ammorocculare «aggrovigliare, ingarbugliare», «ammucchiare», da a + morócculu «groviglio». Vedi ammuruttulare.

ammoronzu, amoronzu «amoreggiamento», da ammorare (Orgosolo)

ammortare «maltrattare, calpestare» (biade, erbe), da a + morte «morte» (DES II 129).

ammortiare «smorzare, estinguere, sopire», da a + morte «morte» (DES II 129).

ammortichinzare, ammortiqinzare, ammortighinare, ammortijinare, ammortosinare, ammortixinai, ammortoxinai «smorzare, deprimere, sopire, estinguere, infiacchire, svigorire, appassire» (centr., log. e camp.), da a + morte/i «morte».

ammortogliatu-a «stanco morto-a» (Lodè), da a + mortógliu, mortóriu «uccisione».

ammossare «morsicare», «mangiare con avidità», da a + mossu «morso, morsicatura» (DES II 130).

ammost(r)ai, ammustrai «mostrare» (camp.), da a + mostrai. Vedi ammustrare.

ammuccorai (rifl.) «ammuffire, saper di muffa, esser rancido» (camp.), a + mu(r)gore, muccore² «muffa» incrociato con muccore, muccori «moccio, mucosità» (DES II 132). Vedi ammurgorai.

ammudare, ammudigare «zittire, far tacere», da a + mudu «muto, zitto» (DES II 151).

ammuduinare «sbalordire», vedi ammaudinare (DES I 80).

ammueddai «impinguare, ingrassare» (camp.), da a + mueddu, meduddu «midollo». Vedi ammeuddare.

ammuffare, ammuffire, ammuffai «ammuffire», «ubriacarsi» (log., camp.), da a + muffa «muffa» (DES II 133). Vedi muffadas.

ammuína «noia, fastidio, rompicapo», «rumore, strepito, confusione», da ammuinare/ai «infastidire» confuso con ammuinare/ai² «ronzare» (DES I 82). Vedi ammuínu.

ammuinare, ammoniare, ammuinai, ammoinai «annoiare, infastidire, stordire» (log., camp.), dallo spagn. amohinar. Il verbo viene confuso con l’altro (am)muinare/ai² «ronzare», che invece deriva dal lat. muginare (DES I 82; inesatto in II 616). Vedi muína.

ammuinare², ammuinai² «ronzare, bisbigliare, disturbare», «ciarlare, mormorare» (log., camp.), da a + muinare, mughinare. Vedi ammuinare.

ammuínu «brusio, ronzio, tramestio», «fastidio, noia, rompicapo», da ammuinare/ai «infastidire» confuso con ammuinare/ai² «ronzare» (DES I 82). Vedi ammuína.

ammujare «ammosciare», vedi ammojare.

ammulettau-ada «disordinato-a», da a + muletta «donna disordinata».

ammum(m)ullonai (rifl) «accumularsi, raggrupparsi» (camp.), da a + mum(m)ulloni, mummuggione «accumulo, aggruppamento» (DES II 136).

ammumuinare «stordire», vedi ammaudinare.

ammunestu, ammunestu «ammonimento, avvertenza» (Orgosolo), da ammonestare «ammonire»

ammuníu «ammonito dalla autorità di sicurezza», dal corrisp. ital.  Vedi ammonissione/i.

ammuntadore, ammuttadore, ammattadore, ammuttadori «incubo, demone dell’incubo» (log., camp.), da ammuntare. Vedi muntadore, muttadori.

ammuntare, ammuttare, ammuttai «destare incubi» (log., camp.), da mamuthone «spauracchio» (M.P.; erra il DES I 82). Vedi ammuntadore.

ammuntare² «coprire», probabilm. dall’incrocio degli ital. ammantare e ammontare (M.P.).

ammuntonare, ammuntonai «ammucchiare, accumulare, ammassare» (log., camp.), da a + muntone/i «mucchio» (DES II 137).

ammuraddare «ammucchiare pietrame e disporlo a mucchio conico» (Orgosolo), da a + muradda «muriccia»

ammurare, ammurai «cingere con un muro» (log., camp.), da a + murare/ai «murare» (DES II 142).

ammuratha «armoraccia, rafano selvatico» (Bitti), variante di armuratha.

ammuredinare «ammucchiare pietre», da a + mured(d)ina «mucchio di pietre» (DES II 128). Vedi ammoderinare.

ammurgorai «ammuffire, saper di muffa, esser rancido» (camp.), da a + mu(r)gore, muccore² «muffa» (DES II 132). Vedi ammuccorai.

ammuriare, ammurjare, ammugliare, ammurzare, armurzare, ammurgiái «mettere in salamoia» (centr., log. e camp.), da a + múria, murja «salamoia». Vedi immurzare.

ammuricare «mescolare, rimenare, ravvivare» (centr.), da a + muricare.

ammurmuttire «ammutolire», da a + murmuttone «mutolone» (DES II 152 inesatto).

ammurrare, ammurrai «legare le vacche al muso per mungerle» (log., camp.), da a + murru «muso» (DES II 140).

ammurrare² «abbronzare», da a + murru «grigio» (DES II 141).

ammurratzare «imbrunire, farsi notte», da a + murru «grigio».

ammurriare, ammurreddare, ammurrionare, ammurrighinare, ammurriái «immusonirsi, imbronciarsi» (log., camp.); ammurriái sa barca «tirare in secco la barca» (camp.); da a + murru «muso» (DES II 141).

ammurtai «insaporire col mirto» (camp.), da a + murta «mirto». Vedi murtau.

ammuruttulare, ammuruttuleddare «aggrovigliare, ingarbugliare», «ammucchiare», da a + murúttulu, morócculu «groviglio». Vedi ammorocculare.

ammusare «legare al muso, incatenare, allacciare», da a + *musu «muso». Vedi Musu, musas.

ammusciare, ammuss(i)are «borbottare, brontolare, tenere il muso», da a + musciare.

ammúsciu, músciu «borbottio, brontolio», «motto, parola»; non at mancu nadu ammúsciu «non ha detto neppure (una) parola»; da (am)musciare.

ammusconai «abbozzare, mostrare connivenza» (Cagliari), da a + musconi «moscone, corteggiatore» (M.P.).

ammussare «risciacquare le botti con una miscela di erbe aromatiche», da a + mussare.

ammussolai (rifl.) «imbronciarsi, immusonirsi» (camp.), probabilm. dal catal. mussol «triste» (DES I 82).

ammustare, ammustai «pigiare l’uva per cavarne il mosto» (log., camp.), da a + mustu «mosto» (DES II 148). Cfr. irmustare.

ammustatzadu, trigu ~ «grano affetto dalla segale cornuta», lettlm. «fornito di mustacchi», da a + mustatzu, mustácciu «mustacchio» (DES II 147).

ammustiái, ammustionai «imbrattare col mosto e con altro sudiciume, insudiciare», da a + mustu «mosto» (DES II 148). Vedi mustajoni.

ammustiare, ammustiái² «appassire, avvizzire», da a + mústiu² «appassito» (DES II 148).

ammustrare, ammustrai, ammost(r)ai «mostrare» (log., camp.), da a + mustrare/ai.

ammustrèscher(e), ammustèlcher(e) «smorzare il fuoco», (fig.) «svenire, cadere in deliquio» (log. sett.), da a + mustrècchere (M.P.).

ammutai «ammutire, far tacere» (camp.), dall’ital. ant. ammutare (DES II 151).

ammutèssiri «ammutire» (camp.), dal corrisp. ital. incrociato con lo spagn. enmudecer (DES II 151).

ammutire, ammutiri «ammutire, far tacere» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES II 151). Vedi muttu-a!

ammutriare, ammutricare, ammutriái «infastidirsi, adirarsi, imbronciarsi, ammutolire» (log., camp.), da a + mútria «mutria, taciturnità».

ammutriconare «ammutolire», iterativo di ammutri(c)are. Vedi mutricone, mutricore.

ammutrighinare, ammuttighinare «piegare le orecchie» (del cavallo adirato e in atto di mordere), (fig.) «fare orecchie da mercante», iterativo di ammutriare (DES II 151).

ammuttadura «ninnananna», da ammuttare² «ninnare». Vedi ammuttu.

ammuttadura² (f.) «incubo», da ammuttare, ammuntare «destare incubi». Vedi ammuttu².

ammuttare² «cantare o improvvisare mottetti», «ninnare cantando», da a + muttu «mottetto» (DES II 152).

ammuttu (m.) «ninnananna», da ammuttare² «ninnare». Vedi ammuttadura.

ammuttu² «incubo», da ammuttare, ammuntare «destare incubi». Vedi ammuttadura².

ammutulonare, ammutolonare «ammutolire, rimanere a bocca aperta, comportarsi come uno incantato», da a + mutulone «mutolone».

ammutzigonare «ingrossare», (fig.) «diventar poltrone, ozioso», da a + mutzigone, mutzicone «ceppo, tronco, tizzone» (DES II 153).

amodoinai «perder la memoria» (camp.), vedi ammodoinai, ammaudinare.

amore, amori «amore» (in poesia anche femm.; log. e camp.), dal lat. amore(m) (REW 427; per svista manca l’etimo nel DES I 82). Vedi ammorare, attamore, fiamores, more/i.

amorosu-a «amoroso-a», dal corrisp. ital.  Vedi morosu.

amorranas «emorroidi» (plur.), dallo spagn. almorranas (DES I 82). Vedi murenas.

amostu «prodigio», dal lat. monstrum (DES I 82).

amparare, amparai «difendere, proteggere, riparare» (log., camp.), dallo spagn. amparar (DES I 82). Vedi disamparare/ai.

ampáru «riparo, difesa, protezione, aiuto, soccorso», dallo spagn. amparo (DES I 82). Vedi disamparu.

ámparu-a «ampio-a» (barb. merid.), vedi amplu.

ampilare «appendere, innalzare», s’ampilare «arrampicarsi della vite e come la vite», da ampile (M.P., LELN 205; OPSE 94, 198 I 83/II). Vedi ampuái.

ampile «uncino di legno o di ferro, arpione»; ampilare «appendere, innalzare», s’ampilare «arrampicarsi come la vite ed anche della vite»; probabilm. relitto sardiano da confrontare – non derivare – col greco ámpelos «vite» (rampicante) (prospettato come “mediterraneo”; GEW, DELG), col lat. pampinus «pàmpino» (DELL, EPHIL 132) e con la glossa etr. Ampiles «maggio» (DETR; TET 805) (probabilm. = “mese dei pampini o della vegetazione”; in maggio i Lidi festeggiavano l’avvento di Bacco, dio del vino e anche della vegetazione) e forse coi topon. tosc. Empoli e col laziale ant. Empulum (Livio, VII 18) (M.P., LELN 205; OPSE 94, 198; LISPR I 83/II).

ampístuqa «pustola» (Muravera), dal corrisp. ital. incrociato con fistola (DES I 527). Vedi fístula.

ámpita, ámpitu; in ~ (Lodè, Orosei) «in alto», probabilm. da ampilare «innalzare» (M.P.; senza etimo nel DES I 83).

ampitta «abitudine, uso, costume», da impittare/ai «impiegare» (DES I 619). Vedi impittu/a.

amplamanu, ampramanu «licenza, confidenza eccessiva», da ampla, ampra «ampia» + manu «mano».

amplosu, amprosu-a «ampio, grande, superbo-a», da amplu.

amplu, ampru, ámparu-a «ampio-a», dal lat. amplus (DES I 82).

amprare, ampriare «ampliare, ingrandire» (Orgosolo), da ampru «ampio»

amprária «ampiezza, larghezza», da ampru «ampio».

ampridda «scilla, cipolla marina», vedi aspidda.

amprosu-a «ampio, grande, superbo-a», vedi amplosu, ampru.

ampru-a «ampio-a», vedi amplu.

ampruddiare (rifl.) «guastarsi con uno», variante di abbroddiare, abbruddare (DES I 42).

ampúa, velu de ampúa «tela velata, probabilm. rossa», dal catal. filampua (DES I 83). Vedi filampúa.

ampúa² «brama, libidine», da ampuare «concupire»

ampuái «alzare, salire», ampulai «gettare in alto», probabilm. variante del log. s’ampilare «arrampicarsi» (M.P.; senza etimo nel DES I 83). Vedi ampuare.

ampuare «cercare di montare, di effettuare il coito», «bramare, concupire» (Nùoro), probabilm. dal camp. ampu(l)ai «alzare, salire, gettare in alto» (sul piano gergale sono possibili in Sardegna prestiti interdialettali) (M.P.). Vedi ampúa².

ampudda «vescichetta o bollicina sierosa della cute prodotta da scottatura o sfregatura», dal lat. ampulla (DES I 83).

ámpula «bottiglia» (Olbia), dal log. ampulla «bottiglia» incrociato col gall. ámbula «bottiglia» (DES I 83). Vedi ampulla.

ampulai «gettare in alto» (camp.), vedi ampuái.

ampulla «bottiglia», dall’ital. oppure catal. ampolla (DES I 83). Vedi ámpula.

ampullitta, ampullittedda «bottiglietta», «seme di una certa pianta», dimin. di ampulla.

ampusatu-a «gonfio, scalmanato-a» (Bitti, Lodè), probabilm. da ampru «ampio» (M.P.).

amráriu «armadio» (camp. rust.), vedi armáriu.

amu «amo, gancio, uncino»; esser chin s’amu in gula «essere con l’amo alla gola»; dal lat. hamus (DES I 83). Vedi ámiche, gamu.

amurau-ada «vermiglio, violaceo-a», dallo spagn. morado (DES II 138). Vedi muradu.

an? «eh?, che?, cosa?» interiez. interrogativa, anche strascicata, dal lat. an? (M.P.).

ana «asma, affanno, respirazione affannosa», da anare «mancare di respiro».

anade, anadre, nadre, nade, anadi «anatra» (log., camp.); anadi conca niedda «moretta» (Fuligula cristata, specie di anatra, chiamata anche nieddutzu); anadi a capparrúccia «orco marino» (uccello); ~ a ollieras «anatra quattrocchi»; ~ conc’arrúbia «fischione»; ~ a conca birdi «germano»; ~ cun chighirista «germano turco»; ~ de Spagna «gobbo rugginoso»; ~ imperiali «smergo maggiore»; dal lat. anate(m) (DES I 84, II 166). Vedi anate.

anadiera «volpoca» (Tadorna cornuta; camp.), da anadi (b)era «anatra vera, autentica» (DES I 84).

anadíglia, anadisca «anatrella», dimin. di anade/i «anatra» (DES I 83).

anadis, ómini de anadis o de nais «capo dei servi» (Gerrei), forse dal lat. de a natis (DES II 154).

anadone, anadoni (m.) «arzavola, barattola» (specie di anatra; log. e camp.), accresc. di anade/i «anatra».

anáile, annághile «avena selvatica o barbata o fatua», vedi aína.

anarbedda «malva» (Malva silvestris L.) (Cagliari), vedi narba,-edda.

anare «mancare di respiro», probabilm. da alenare «respirare» (M.P.). Vedi ana.

anate, anade, anadre, nadre, nade, anadi «anatra» (centr., log. e camp.), dal lat. anate(m) (DES I 84).

anca «gamba»; mela ‘e s’anca (f.) «polpaccio», lettlm. «mela della gamba»; fai is ancas «ancheggiare»; secare sas ancas, pigai a is ancas «rompere le scatole, infastidire»; deriva dal lat. anca (REW 4032; DES I 84, II 100). Vedi anchedda, ancone, isancadu, sciancau.

anca² «ancora», probabilm. dal lat. hanc horam, (h)anc (hor)a(m) (DES I 85). Cfr. ancora.

anca³ «dove» (avverbio), «da, presso» (prepos.), probabilm. da a + nche (M.P.).

ancada «azione da briccone», in origine «sgambetto» (DES I 84). Vedi anchedda.

áncara, ancarrone «rampicone uncinato, gancio o uncino plurimo che serve a tirar su oggetti caduti nel pozzo», dal lat. ancora (M.P., LCS I 46, 101).

ancarona(d)u-a «incurvato-a dal dolore o dal freddo», da áncara «uncino».

ancarone (m.) «zampa posteriore della cavalletta» (orune), accresc. di áncara.

anchedda, anchetta, anchitta, ancaritta, angalitta «gambetta, sgambetto»; jocare ass’anchedda «giocare a piede zoppo» (camminare con una sola gamba); dimin. di anca «gamba» (DES I 84). Vedi ancada, peincaredda.

anchetta «cavalla, cavallina» (Bosa), variante di acchettu-a «cavallo-a giovane» (DES I 45).

anchi «che» (particella deprecativa, in senso positivo e negativo; camp.), vedi ancu.

anchi² «sembra che», da nanchi «dicono che» (M.P.).

anchichedda «gambetta, piccola gamba», dimin. di anca «gamba».

anchi-curtzu-a «dalle gambe corte», da anca «gamba» + curtzu-a «corto-a» (GSN § 106).

anchi-frácchinu-a «dalle gambe storte», da anca «gamba» + frácchinu, fárchinu-a «curvo-a» (DES I 503; GSN § 106). Vedi cambi-frácchinu.

anchile «poplite, piegatura del ginocchio, garretto» (log.), dal lat. ancyla «poplite» (ThLL) (M.P.). Vedi archile, cardanchile.

anchi-longu-a «dalle gambe lunghe», da anca «gamba» + longu-a «lungo-a» (GSN § 106).

anchina «tela di cotone di colore giallastro», dall’ital. ant. anchina «tela di Nanchino» (DES I 85). Cfr. lanchè.

anchíscia (Nuragus), inchisa (Oristano) «cicerchia» (Lathyrus sativus L.), dal catal. guixa (NPS 272).

anchi-tróddinu-a «che ha le gambe storte», da anca «gamba» + tróddinu-a «storto-a» (DES II 522).

anchitta «gambetta, sgambetto», «figura del ballo sardo»; (Orgosolo) anchittas «l’appisolarsi per stanchezza, senza voler dormire»; dimin. di anca «gamba». Vedi anchedda.

anchittada «falcata, colpo di gamba nel partire e nell’andare» (Orgosolo), da anchitta.

anciái «alzare, salire» (camp.), variante di altziái (DES I 76). Vedi antziare.

ancidadoa «paletta da focolare» (Laconi), vedi ancidadore.

ancidadore «attizzatoio» (Laconi), probabilm. dal lat. incitare (DES I 86).

ancionare (rifl.) «rannicchiarsi, rincantucciarsi» (log. sett.), da ancione.

ancione «cantuccio» (log. sett.), dal còrso anghjone «angolo, canto» (DES I 86).

anciova «acciuga, alice»; (camp.) pisci anciova «pesce bove o manzo»; dallo spagn. anchova, catal. anxova (DES I 86). Vedi antzúa.

anciusa «nassa per conservare le murene», forse dal sicil. nchiusera «graticcio, chiusa di canne per pigliare anguille» (DES I 86).

ancódina, ancódini, ancódîi «incudine», dal lat. incudine(m) (DES I 627). Vedi incúdine.

anconada, anchionada «ancata, colpo di gamba, falcata», da ancone.

ancone, anchione, anconi, ancoqi «gambone, grossa gamba» (log., camp.), accresc. di anca «gamba» (DES I 84; GSN § 114).

ancora(s) «ancora» (avverbio); ancoras chi «ancorché, benché, sebbene»; dal corrisp. ital. (DES I 85). Cfr. anca².

ancu «anche» (mediev.); «ancora» (mod.); est ancu pitticcu «è ancora piccolo» (Laconi) (DES I 85); ancu, anchi «che» (particella deprecativa, in senso positivo e negativo; log. e camp.); ancu tengas fortuna! «che tu abbia fortuna!»; ancu sias tintinnau! «che tu sia suonato (come un sonaglio)!» (augurio ironico e benevolo); ancu non bias mai luche ‘e Deus! «che tu non veda mai luce di Dio!»; ancu ti ghiren in báttoro! «che ti riportino (a casa) in quattro (uomini)!» (ossia morto su una lettiga); anchi ti calit gutta! «che ti venga un’accidente!»; «forse, chissà»; «dubbio, difficoltà», fagher ancu «aver dubbio»; di origine incerta, proprio come gli ital. anco ed anche (M.P.). Vedi ancus chi.

ancúa «gamba», «carne della coscia, culaccio o scannello del bovino macellato», probabilm. dal catal. ancuda (DES I 84).

ancudu-a «gambuto-a»; mannu e ancudu-a «grande e grosso»; da anca «gamba».

ancujare, incujare «piegare, curvare», dal lat. ancus «dal braccio rattrappito, monco» (M.P., LELN 44; senza etimo nel DES I 627).

ancuju «rannicchiamento»; esser a un’~ «esser tutto raggomitolato», da ancujare.

ancus chi «ancorché, anche se, benché», da ancu con -s avverbiale (DES I 86).

ancusa «lattina con beccuccio per l’olio», vedi arcusa.

andacciana (f.) «idrometra o pulce acquatica» (Hydrometra stagnorum) (insetto che corre sulla superficie dell’acqua stagnante; Sulcis), sembra corrispondere al còrso andaccianu «vagabondo» e derivare da andare (DES I 86). Cfr. bandidu-soldadu.

andada «andata» (sost.); s’andada ‘e jaju «l’andata di nonno» (che, morendo, se ne è andato senza più tornare); s’andada ‘e so fumu «l’andata del fumo» (che non torna mai indietro); s’andada ‘e su corbu «l’andata del corvo» (di Noè, che non è ritornato) (imprecazioni per augurare la morte; Nùoro); deriva da andare/ai.

andadura «andatura, modo di camminare», da andare/ai.

andáina, andaíne «traccia del solco, fila(re)» (anche Lodè), da andare (M.P.).

andajolu-a «girellone, vagabondo, fannullone-a»; (sost.) andajolu «reggibambino, dande» (per insegnare ai bambini a camminare); da andare fatto sullo stampo di andariegu (DES I 87). Vedi andarinu.

ándala, ándela, andèra, dimin. andaledda, andaredda, andeledda, anneledda, andireddu «sentiero, viottolo di campagna, viuzza», «traccia» (centr. e log.), da andare (DES I 87).

andalebbeni, andalibeni, andaliveni, andalieni «andirivieni, giravolta», da anda! «va’!» e beni! «vieni!» (imperativi). Vedi andalibeni.

andaletorra, andalitorra «andirivieni, viavai» (Orgosolo), da andare «andare» + torrare «ritornare».

ándali, corri-ándali detto di «animale che ha le corna asimmetriche» (Putifigari), forse da ándala «sentiero storto» (M.P.).

andália, andáila (f.), andali (m.) «sandalo dei vescovi ed altri prelati», vedi sandália.

andalibeni, s’andalibeni «il turibolo o incensiere» (nuor.), da andalebbeni.

andalitorra, andelitorra «andirivieni», da anda! «va’!» e torra! «torna!» (imperativi).

andamenta «maniera di camminare e anche di condurre il gregge» (Orgosolo), da andare.

andana «fiancata di nave», anche «scarica di tutti i cannoni che sono su una fiancata di nave», dallo spagn. oppure ital. andana (DES I 86).

andánia; donai, pigai s’~ «dare, prendere l’aire, dare, prendere libero corso», da andare/ai (M.P.).

andante, andanti «andante, di valore appena sufficiente» (log., camp.), dal corrisp. ital.

andántile, annántile «andatura, portamento» (centr.), da andare, annare.

andántzia, andantha «andatura, maniera di camminare», da andare/ai

andántzia² «gravidanza», dallo spagn. andancia «leggera infermità» (DES I 87).

andare, annare, andai «andare» (log., camp.); (Nùoro) andándesi gai «andando senza sapere dove»; no istat ne andat(a) «non sa se andare o fermarsi»; andai a bólidu «andar volando»; dal tardo lat. andare [non è accettabile l'idea che i Sardi dovessero attendere l'arrivo dalla Toscana di questo verbo usatissimo; d'altronde esso compare già numerose volte nei Condaghi di Silki e di Trullas (CSPS, CSNT) e quindi assai prima dell'influsso linguistico toscano nell'Isola] (M.P., LCS 101; erra il DES I 87). Vedi bae, baze.

andariegu-a «girellone, vagabondo, fannullone-a», dallo spagn. andariego, e su questo stampo anche andareddu, andajolu-a «girellone, vagabondo, fannullone-a» (DES I 87). Vedi andarinu.

andarinos, andarinus «gnocchetti» (plur.; log. e camp.), dallo spagn. andarinos (DES I 87).

andarinu-a «girellone, vagabondo, fannullone-a»; (sost.) andarinu «girello per bambini»; dall’ital. andarino «girellone» (GDLI). Vedi andajolu, andariegu.

andatha, andatta (f.) «sentiero appena accennato» (centr.), da andare.

andebbeni (m.) «cilecca, burla con cui si finge di dare una cosa, ma poi non si dà», da anda! e beni! «va’! e vieni!» (DES I 87).

ándela, andèra, dimin. andaredda, andireddu «sentiero, viottolo di campagna, viuzza», vedi ándala.

ándia «barella, portantina» (per lo più plur.); piccare in ándias «prendere qualcuno sollevandolo da terra»; (Nùoro) jucher in ándias «portare barcollando» (come le statue dei santi nelle processioni); dallo spagn. andas, andias «portantina» (DES I 87; LCS 101).

andira (f.) «canto con ritornelli», «filastrocca»; andira-andira-andói, andira-andira-andiró, ritornello dell’ant. canto popolare; cantone a un’andira «componimento poetico senza divisione di strofe»; cantare ass’andira «cantare con ritornelli»; formazione onomatopeica da confrontare – non derivare – col tosc. andira-andira-andà, ritornello di canzoni popolari (M.P., corrige OPSE 199; senza etimo nel DES I 87). Cfr. (ar)rantantira.

andireddu «sentiero, viottolo di campagna, viuzza», vedi ándala, andera.

andonzu «l’andare», da andare.

andoviqiadora «indovina» (Sarrabus), da indovinare/ai «indovinare» (DES I 55).

Andría «Andrea», dal bizant. Andréas (DICS); Sant’Andría «novembre», perché la festa di questo santo ricorre il 30 novembre (DES I 87). Cfr. Gavinu.

androga! «voce con la quale i soldati si avvisano per montare la guardia»; forse da androgheri «astuto» col significato di «sta’ attento!, apri gli occhi!» (M.P.; senza etimo nel DES I 88).

androgheri-a «astuto, malizioso, birbone-a», dal catal.-spagn. droguero «imbroglione» (DES I 88). Vedi mandragheri.

andurriali «luogo sterile ed erto e inadatto alla coltivazione» (camp.), dallo spagn. andurrial «sito fuori mano» (DES I 88).

anêa, anêi «arena, sabbia», vedi arena.

anedda (f.) «anello di ferro attaccato al muro per legarvi le bestie», dal lat. anellus con cambio di genere (DICS I 88).

aneddare «inanellare», da aneddu «anello» (DES I 88). Vedi inaneddare.

aneddatu, anedda(d)u-a «inanellato, ricciuto-a», partic. passivo di aneddare.

aneddu «anello», dal lat. anellus (DES I 88). Vedi anedda, inaneddare.

anedu «finocchio selvatico», dal lat. anethu(m) (DES I 88).

anèglia, anella (f.) «picchiotto delle porte in forma di anello», «anello attaccato al muro per legarvi il cavallo», «sorta di pasta per minestra»; anèglias de is ferrus «anelli delle forbici»; deriva dal catal. anella. Vedi nella.

anelu «anelito, desiderio, speranza» (Orgosolo), dal lat, anhelu(m)

anezolu, anizolu «anellino» (Orgosolo), da un lat. *anelliolu(m)

anfaneri-a «faceto, giocoso, seduttore-a», da anfanía.

anfanía «lusinga, seduzione, burla», dall’ital. ant. anfania «raggiro di parole vuote» (DES I 88).

anfrigai «gonfiare, gonfiare dalla stizza» (camp.), variante di unfrigai, che è iterativo di unfrai, unflare «gonfiare» (DES II 561).

ánfrighis? «che?, che cosa?» (detto in maniera molto sgarbata), da anfrigai «gonfiare». Vedi ènfriches!, nóffriches!

angale «sottogola, soggolo» (parte della briglia) del cavallo (Orgosolo), corrisponde a (g)angale «giogaia dei buoi».

angalitta «gambetta, sgambetto», vedi ancaritta, anchedda.

angaría «angheria, vessazione», (mediev.) «prestazione obbligatoria di cavalli o carri per il servizio di posta», dal corrisp. ital. (DES I 88).

angariare, angariái «angariare, vessare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 88).

angaturra, ancaturra «baccella di piante come ravanelli» (VSI), «baccello dolce che si mangia» (DES I 88), «loto edule» (Lotus edulis L.), «radice o tubero di pianta che si mangia» (come il ravanello): sono ben quattro differenti significati che rendono estremam. difficile ogni spiegazione etimologica. Se il vero ed esatto significato fosse quello citato per ultimo, avremmo forse un relitto sardiano, da confrontare – non derivare – col lat. tuber (di origine incerta; DELL, DELI) (M.P., LISPR). Vedi túvara.

angaúle (Desulo) «ugola», da ganga «gavigna, gola, gorgozzule» (DES I 569).

angazu, (b)angazu, ongazu, ingalzu, ingarzu «nodo nelle matasse», «filo con cui si allaccia la matassa», «matassa (per lo più di lino)», «fascio di pruni selvatici usato per assiepare» (log.); angaxa (f.) «fascio di un certo numero di fili dell’ordito» (camp.); da un lat. *gangaliu/a (LET 193) (M.P.; erra il DES I 173).

angazu² «pastorello che aiuta il padre» (Dorgali), forse da angazu «filo con cui si allaccia la matassa» (M.P.).

angèi «rito della benedizione delle acque» (Villamassargia), dal bizant. angeîon «vaso sacro» (LCSB 162).

ángelu, ángiulu, ánzelu, ánzulu «angelo» (camp. e log.); ~ de sa guárdia, de sa custòdia «angelo custode»; ánzelu ‘e s’ocru «pupilla»; áxina de ángiulus «uva serotina» (FPS 258), lettlm. «uva d’angeli»; dal corrisp. ital. oppure spagn. (DES I 96). Vedi ánghelu, ánzulu; cfr. arbarantzeli.

angesa «cicala», «meloe proscarabeo, maggiolino untuoso» (Oristano), vedi anzesa.

ánghelu «angelo» (usato ormai solo come nome proprio Ánghelu, mentre come appellativo si usa ángelu, ánzelu), dal bizant. ánghelos (M.P.).

angiadina, brebèi ~ «pecora che sta per figliare» (camp; aggett.), «tempo di figliare» (detto delle bestie) (sost.), da angiái «figliare» (DES I 96).

angiadura «figliatura delle bestie», da angiái (DES I 96). Vedi anzadura.

angiái «partorire, figliare» (detto delle bestie) (camp.); bacca angiada «vacca figliata»; vedi anzare.

angiamò, mangiamò vocabolo camp. che compare in una filastrocca recitata durante la benedizione pasquale delle case, dal bizant. hagiasmós «benedizione delle case» (LCSB 161). Vedi chiffanè, chilissò.

angin(n)a, anzina «capruggine, incavo delle doghe della botte», vedi zina.

angioneddu ‘e Pasca «agnello di Pasqua» (camp.), dimin. di angioni «agnello».

angioni, angiôi «agnello» (camp.), vedi anzone.

angioninu, angiuninu-a «proprio-a dell’agnello», vedi agnoninas, anzoninu.

angiulette «lucertola», vedi argilestra.

angiulottus «agnolotti, ravioli», vedi agnulottus.

angonía, angunía «agonia», variante di agonía (DES I 88).

angrale, angiale «palo dell’aia» (nella trebbiatura a cavalle); anche «spilungone»; ebba angrale «cavalla vicina al palo; cavalla robusta»; probabilm. deriva dal lat. angularis-e (DES 89).

angrarju «terremo stretto, poco coltivato» (Orgosolo), probabilm. da un lat. *angulariu(m).

angronare «costringere persone o bestie in un angolo senza uscita» (Orgosolo), da angrone.

angrone, ungrone, ungroni, ungrôi «angolo appartato, senza uscita, canto riposto» (log., camp.), da un lat. *ang(u)lone(m) (DES I 89). Vedi corroncone, furrungoni.

anguidda «anguilla», anche «muscolo del dorso delle bestie macellate» (camp.); (Mogoro) mannu ‘e anguidda  «coleottero delle acque stagnanti» (Ditiscus marginalis); deriva dal lat. anguilla (DES I 77); leai anguidda(s) «prender batoste» (ricalcato sullo spagn. anguila de cabo «staffile per i galeotti»). Vedi ambidda.

anguiddárgiu, crobu ~ «corvo marino, tarabuso» (Botaurus stellaris; camp.), lettlm. «corvo da anguille», da anguidda «anguilla» (DES I 78). Vedi ambiddastru.

anguiddedda spollada «anguillina, cieca, ciecolina» (camp.), lettlm. «anguillina spogliata», dimin. di anguidda.

ángula «gola, gorgozzule» (camp.), da gángulas «gavigne» (DES I 569).

angule, anguli (f.) «pane di feste a forma di corona, con uova sode in mezzo, lavorato con particolare cura», deriva dall’arabo magrebino angúl; (Gairo) anguli «fungo porcino», (Urzulei) angudda «coppetta della ghianda» (così chiamati per la loro somiglianza col detto pane) (DES I 89).

ángulu «angolo», dal corrisp. ital. (DES I 89).

angunía «agonia», vedi angonía.

angurdu, aurdu, auldu-a «non affilato, smussato-a», vedi gurdu.

angustiái «angustiare, angosciare, affliggere, tormentare» (camp.), dal corrisp. ital.

ánici, ániciu «anice», dal corrisp. ital. Vedi anis.

anidare «alitare, respirare, respirare con affanno», vedi alitare. Vedi ániga-ániga.

ánidu «alito, respiro», da anidare «alitare». Cfr. álitu.

ániga «uva» (log.), variante di ághina, áchina.

ániga-ániga, andai ~-~ «andare annusando» (camp.), probabilm. imperat. iterato di anidare, alidai «alitare, respirare» (GSC 16).

anihhu-a «avido-a» (Mores), variante di aniscu (DES I 90).

ánima, ámina «anima, spirito», «anima, spirito di un morto», «parte interna di qualcosa»; portai ánima «avere coscienza»; tzerriái comenti un’ánima dannada «gridare come un’anima dannata»; ti ddu giuru in s’ánima mia «te lo giuro sulla mia anima»; sa bon’ánima de babbu meu «la buon’anima di mio padre»; babbu meu bon’ánima «mio padre buon’anima»; janna ‘e s’ánima «bocca dello stomaco o epigastrio»; pigai ass’ánima «provocare nausea»; pro sas ánimas siat! «sia a favore delle anime (dei defunti)!» (esclamaz. fatta dopo aver fatto una bella mangiata o bevuta); fizu-a ‘e ánima «figlio-a adottivo-a»; deriva dal lat. anima (DES I 90; LCS 101; ONT 32).

animale, animali «animale, bestia», anche nome tabuistico della «volpe», dal lat. animal (DES I 90).

animare, aminare, animai «animare, incoraggiare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 90).

animau, ovu animau «uovo che porta già il pulcino», lettlm. «uovo animato» (Orgosolo).

animedda, nimedda, animeggiòla «animella, bottoncino della biancheria», «gomitolo di seta», «ghiandola del collo»; is animeddas «le anime del purgatorio»; dimin. di ánima.

animetta «anima di bottone»; animettas «animelle» (plur.; interiora commestibili degli animali, pancreas e timo); dal corrisp. ital.

animosu-a «animoso, coraggioso-a», dal corrisp. ital.

ánimu, áminu «animo, coraggio», dal corrisp. ital. (DES I 90).

animumancu «svenimento, il mancare dell’animo» (Orgosolo), da ánimu mancare.

anis «anice», dallo spagn. anís. Vedi ánici, frenuganis.

aniscu-a «pronto, lesto, leggero, allegro-a», forse dal lat. vanus + -iscu (M.P.). Vedi anihhu.

ankilla «serva» (mediev.), dal lat. ancilla (DES I 85).

Anna «Anna», nome pers. femm., dal lat. eccl. Anna; comar’Anna, An(n)a ‘e mele, Anna ‘e muru «donnola sarda» (Putorius boccamele), lettlm. «comare Anna», «Anna di miele, ~ di muro», fraintendimento dell’altra locuzione jana ‘e muru «fata di muro» (DES I 368, 707, II 101). Vedi danna ‘e muru.

anna ‘e locu (f.) «rosolaccio o papavero dei campi», lettlm. «Anna del luogo», interpretazione popolare di tanda² «rosolaccio».

anna socra «suocera» (con indicazione di particolare rispetto), vedi annu² socru.

annaccare «cullare» (Baunei); siccome questo verbo trova esatto riscontro in uno uguale oppure simile attestato in numerose località dell’Italia merid. e della Sicilia, assieme col sost. nacca «culla», si deve presupporre nel latino parlato del Centro-Meridione appunto un sost. *nacca «culla», derivato dal greco nákē «pelle di pecora o capra» (M.P.).

annada «annata», vedi annata.

annaentare, innaentare «infastidire, annoiare», dall’ital. annientare (LCS I 102).

annaentu, innaentu «fastidio», da annaentare.

annaigare «piegarsi sotto il peso» (detto dei rami degli alberi carichi di frutti), (Laconi) «scuotere un ramo», da a + naigare (DES II 154). Vedi innaigare.

annaju, annágiu «pruno selvatico» (Prunus spinosa L.); nurake d’annauos (CSPS 4, 6, 12); (log. sett., Planargia), «siepe» (fatta coi rami spinosi di questa pianta), (Gavoi) annaju «giunco triangolare» (che termina con una spina); probabilm. dal lat. susinarius «prugno» (NPRA 252, 324) con la duplice caduta del presunto artic. determinativo (M.P.).

annale (m.) «ciclo annuale», «annata agraria» (CSPS 358; Mores), dal lat. annualis-e (M.P.).

annángher(e), annágher(e) «aggiungere, congiungere, connettere, unire», dal lat. nanctus, nactus (DES I 91; LCS 102). Vedi aggiánghere, innánghere, azzánghere.

annanghidura, annaghidura «aggiunta, giuntura, connessura», da anná(n)ghere (DES I 91).

annantu, annattu-a «aggiunto-a», partic. di anná(n)ghere «aggiungere», dal lat. nanctus e nactus (DES I 91).

annappare, annappai «appannare, offuscare, oscurare, abbagliare» (log., camp.); s’álinu annappat su bridu «l’alito appanna il vetro»; pilloni annappau «pipistrello», lettlm. «uccello velato»; da a + nappa «rete, tela, velo» (DES I 155). Vedi nappone.

annarbai, annabrai «ammuffire» (camp., Sarrabus), da a + narba² «ragnatela», *nabra «muffa» (DES II 156).

annariare, innariare «curiosare, cercar di sapere i fatti altrui», «rimproverare» (Orgosolo), deriva da a + nares «narici»

annasare, annajare «fiutare, odorare»; anche «castrare le fave o le castagne» (propriam. «tagliare il nasetto delle ~»); deriva da a + nasu «naso» (M.P.). Vedi annasu, isnasare.

annaspiái «annaspare, avvolgere il filo sul naspo», dal corrisp. ital. (DES I 136 inesatto). Vedi (in)naspare.

annassarzare «pescare nelle pescaie», da a + nassarzu, nassáriu «pescaia». Vedi annessargiái.

annastulat/du-a «raffreddato-a» (Lodè, Nule), da a + nástula «narice».

annasu, andare annasu-annasu «andare fiutando», (fig.) «spiare i fatti altrui», da annasare «fiutare».

annata, annada «annata» (centr., log. e camp.); longu chei s’annada mala «lungo (prolisso) come la quaresima»; da annu «anno».

annatare, annadare, annadai «nuotare» (centr., log. e camp.), vedi natare (DES II 159).

annatta «aggiunta» (sost.), da annantu, annattu «aggiunto» (DES I 91). Vedi aggianta.

annattare «aggiungere», da annatta.

anneare «affliggere, render ansioso, dare grande preoccupazione, impensierire», forse da annuare «annuvolare» incrociato con s’anneulare «imbronciarsi, adirarsi» (corrige DES I 91, II 164). Vedi annéu.

annebidare, annebidai «calare la nebbia», «bagnarsi di sudore» (log., camp.), da a + nébida, néppide «nebbia» (DES II 164).

anneledda (f.) «sentiero, viottolo di campagna» (Bitti), vedi ándala, andeledda.

annessargiái «pescare nelle pescaie» (camp.), da a + nessárgiu, nassáriu «pescaia». Vedi annassarzare.

annestrare «addestrare, ammaestrare i cavalli» (Posada), variante di addestrare (DES I 55).

annètter(e), annèttiri, anníttiri «annettere», dal corrisp. ital.

annéu «fastidio, preoccupazione»; esser in annéu «essere in grave preoccupazione»; da anneare «infastidire».

anneulare, anneuleddare «annebbiarsi»; (rifl.) «imbronciarsi, adirarsi», «ingolparsi del frumento»; da a + néula «nebbia» (DES II 164). Vedi anneare, furcone.

annéulu «annebbiamento, rannuvolamento, offuscamento», (fig.) «cruccio, sdegno», da anneulare.

annevriáu-á «indurito-a» (della carne e della verdura» (Orgosolo), da a + névriu «nervo».

anniái «mettere nei, mettere macchie» (camp.); est anniáu «ha le lentiggini»; da a + neu «neo, macchia» (DES II 164). Vedi neare².

anniái² (rifl.) «annidarsi, porre il nido» (camp.), da a + niu, nidu «nido».

anniccare «essere serio, prendere il broncio», (rifl.) «adirarsi, sdegnarsi», probabilm. dall’ital. nicchiare «rammaricarsi, lamentarsi» (DES I 91).

annicciare, anniggiare «nitrire», vedi annicrare.

annicetta «anisetta» (liquore a base di anice); (Cagliari) annicetta anche «vizio di bere liquori»; dal corrisp. ital.

annicetteri «bevitore di liquori» (Cagliari), da annicetta.

annichilare, annichilai «annichilare, annientare, distruggere» (log., camp.), dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. aniquilar (DES II 165).

annicrada, annírghidu «nitrito» (anche imitato dall’uomo), da annicrare, annirgare. Vedi innícritu.

annicrare, annigrare, annirgare, annicciare, anniggiare, anninniare, ninnijare, arrincrare, annigrai, annirgai «nitrire, imitare il nitrito del cavallo» (centr., log. e camp.), vedi allirgai², innicrare.

annicrária «bestia seguita da un redo di circa un anno» (centr.), da annicru (M.P. I 91).

annicrinu, annigrinu, annijinu-a «annuale»; terra annicrina «terra a riposo da 1 anno», da annicru (DES I 91).

annicru, annig(r)u, anniju, annilqu-a (centr., log. e barb.), anniclu (mediev.) «di 1 anno», «bestia di circa 1 anno», dal lat. annic(u)lus (DES I 91). Vedi annicrária.

annidare, annidai «rendere candido o pulito», «lisciare» (log., camp.), da a + nidare «rendere candido». Vedi annitare.

annidare², annidai², anniái «annidare, fare il nido», da a + nidare².

annieddigai «annerire» (anche rifl.) (camp.), da a + nieddu «nero». Vedi innieddigai.

anniggiare «nitrire», vedi annicciare (DES I 636).

annigrarza, annijalza; bacca ~ «vacca che dà il latte due anni di seguito», da annigru, annicru «di 1 anno».

annigrarzu «terreno non lavorato da un anno», da annigru, annicru «di 1 anno».

annile «recinto o ricovero per agnelli», dal lat. agnile (DES I 92).

annilqá «femmina di bestia seguita da agnello o maialetto di un anno» (Orgosolo), deriva da annilqu

annilqinu-a «relativo-a a bestia di un anno»; sost. «terreno a riposo da un anno» (Orgosolo), da annilqu.

annilqu,-a «annicola, bestia di un anno», «puledro di un anno», «porcetto di sei mesi» (Orgosolo), dal lat. annic(u)lus-a.

annin(n)ía «ninna nanna», anninnía-anninnía «ninna nanna»; gi bolis s’~ «ti ci vuole la ninna nanna» (= «non sei più un bambino», per antifrasi); vocabolo infantile di natura imitativa (DES II 155). Vedi ninnía, ninna.

anninnare, anninniái «ninnare, cullare e addormentare i bambini cantando la ninna nanna» (log., camp.), voce di origine ed uso infantili. Vedi ninnare.

anniscai «armare l’amo con l’esca», «adescare, allettare con esca il pesce», «far cadere in trappola» (camp.), da a + esca (DES I 493).

annischitzai «infastidire, annoiare» (camp.), da a + nischitzai.

annitare, annidare, annidai «rendere candido o pulito», «lisciare» (centr., log. e camp.), da a + nitu, nidu «nitido».

annò? «(non) è vero?»; annò chi est aícci? «non è vero che è così?»; da a? + no.

annoadura «germogliatura, rinverditura delle piante», da annoare.

annoare «rinnovare, rimettere a nuovo» (detto particolarm. delle piante che rinverdiscono), da a + nou, novu «nuovo (DES II 174).

annobas «l’anno venturo» (avverbio), dal lat. ad novas. Vedi nobu, novu.

annodare «annodare, legare»; anche «invecchiare» (metafora presa dalla canna che, crescendo, mette nodi); da a + nodu «nodo» (DES II 170). Vedi annuái.

annodicrare, annodricare, annoicare, annoig(r)are, annojare, annujare «annodare, legare, far nodo, far groppo», «cicatrizzare»; soe tottu annodricau-ada «ho tutte le giunture indolenzite»; (Orgosolo) annodilqare «articolare», «allevare quel tanto di bestie che consente una buona entrata al pastore»; deriva da un lat. ad + *nodic(u)lare (DES II 170). Vedi innoig(r)are, nojadura, nòggia, nuja.

annoditare, innoditare «distinguere», probabilm. da un lat. *annotitare (DES I 92). Vedi annottare.

annodricadóriu, annoicratógliu, annoigadorzu, annorgradorzu, nigradroxu (m.) «articolazione, giuntura degli arti» (centr., log. e camp.), da annodricare.

annosigau «(cavallo) malato alle noci», probabilm. dal piem. nos «noce», ma forse avvicinato ad annósigu (DES I 92).

annósigu-a «(albero o terreno) che non rende ogni anno», da annu (DES I 92).

annótinu, annódinu «(torello) di un anno» (centr., log. e camp.), dal lat. annotinus (DES I 92).

annottare «guardare», «vedere», da un lat. *annotitare (DES I 92; LCS 103). Vedi annoditare, nóttitu.

annou «nodo» (Laconi), vedi nou, nodu.

annozare «noleggiare», da a + nozare «noleggiare»

annozare² (rifl.) «risentirsi, prendere il broncio, esser di malumore», vedi annuzare.

annozu «nolo, noleggio», da annozare  Vedi nozu.

annozu² «risentimento, broncio», da annozare². Vedi annuzu.

annu «anno»; a medas annos! «a molti anni!»; a chent’annos! «a cent’anni!»; annu innantis, s’annu colau o passau «l’anno scorso o passato»; s’annu chi benit «l’anno venturo»; deriva dal lat. annus (DES I 92). Vedi antiannu.

annu² socru, anna socra «suocero, suocera» (con indicazione di particolare rispetto; Nùoro), variante di onnu-a socru-a. Vedi donnu.

annuá(d)u-a «annuvolato-a», partic. di annuare/ai «annuvolarsi».

annuadroxu (m.) «snodatura, piegatura delle giunture» (camp.), da annuái.

annuái «annodare» (camp.), da a + nu «nodo» (DES II 170). Vedi annodare.

annuare, annuái² «annuvolarsi», da a + nue «nube». Vedi nuare.

annudéu, agnusdéi (m.) «reliquia», «reliquiario», dal lat. eccl. agnus Dei (DES I 93).

annugiái, annungiái (rifl.) «attristarsi, risentirsi, prendere il broncio» (camp.); su celu est annugiáu «il cielo è annuvolato»; vedi annuzare.

annumingiái, annomingiái «soprannominare» (camp.), da a + númen(e) «nome» (DES II 175). Vedi allumingiái, nomíngiu.

annurilare «indurirsi del terreno per mancata sarchiatura», da a + nurile o terrinu annuriladu «terreno argilloso indurito e spaccato dalla siccità».

annurrare «ammucchiare, accatastare» (Nùoro), da a + nurra² «catasta, mucchio».

annurrau-ada «ammucchiato-a»; is brebèis annurradas «le pecore ammucchiate con la testa all’ombra» (Mandas) da nurra² «catasta, mucchio».

annuzare, annozare, annugiái, annungiái (rifl.) «attristarsi, risentirsi, prendere il broncio» (log., camp.), dal catal. anujar (DES I 93).

annuzu, annúgiu «risentimento, broncio», da annuzare, annugiái «risentirsi». Vedi annozu.

ansa «ansa, appiglio, pretesto»; leare ~ «mostrare baldanza, essere arrogante»; pigai ~ «prendere pretesto»; dal corrisp. ital.

ansa², ánsia «ansia, brama, incertezza paurosa»; in ánsias, ántzias, ántias «in procinto di…» (avverbio); esser in ánsias «esser in dubbio»; dal corrisp. ital. (DES I 93).

ansa³ «sete ardente», vedi assa², ansidu.

ansare, ansiare, ansiái «affliggersi, tormentarsi» (log., camp.), dall’ital. ant. ans(i)are o dallo spagn. ansiar (DES I 93). Vedi azíu.

anscione «crescione, nasturzio» e «appio, sedano selvatico», vedi aschione.

ansidu-a «assetato-a», vedi ansa³ «sete ardente» (DES I 109).

ansile (m.) «martora sarda», vedi assile.

ansúngia «sugna, sego», vedi assúngia.

ansura «arsura, siccità», vedi assura.

anta «anta, stipite, pilastro, palo», (fig.) «appiglio, pretesto», «appoggio, difesa, protezione»; anta ‘e ‘inza «primo filare della vigna»; anta ‘e bentone «falda della camicia»; (Nùoro) chie no at bidu mai bene, s’anta ‘e su furru li paret crèsia «chi non ha mai veduto benessere, la bocca del forno gli sembra una chiesa»; deriva dal lat. anta(e) (DES I 93). Vedi antigoni.

anta², anta ‘i áccua «pioggia dirotta, acquazzone»; anta de landireddu «grandinata» (camp.), da anta? (DES I 94).

anta³ (f.) «daino», dallo spagn. anta (DES I 94).

ántala, ántara (f.), antalire, antarile, anterile «stipite della porta», da anta «anta, stipite» (DES I 94). Vedi cantalire, dissantarare, istantarile.

ántaru-a «altro-a», variante di átteru (DES I 146).

antavágiu, antivazu «vantaggio», deformazione popolare di vantágiu «vantaggio».

antazu «battaglio delle campane», vedi entazu, battazu.

ante «davanti» (prepos. di luogo e di tempo); ant’ ‘e domo «davanti a casa»; dal lat. ante (DES I 94). Vedi ainanti, antis, antipettus.

antedda (f.) «pettorale che si mette alle capre per impedire che scavalchino i muri dei predi ed in particolare ai caproni per impedire che coprano le capre in un periodo non desiderato dal pastore», «grembiule», dal lat. antella (DES I 94).

ántela, antaledda, antelena, antalena, antilena, antalene, antalera, antarella, antaleni (f.) «grembiule, grembiule del costume femm., grembiule di lutto o di matrimonio» (log. e camp. rust.), dal lat. antela, antelena, antilena «pettorale» (REW 496b; DES I 94).

antena «disposizione d’animo, umore» (camp. rust.); tènniri antena mala «essere di malumore»; èssiri in s’antena giusta «essere nella vena giusta»; probabilm. dal catal. dial. (mala) entema «avversione, ostinazione» (DES I 95).

antepassados, antipassados, antepassaus «antenati, proavi» (log., camp.), dallo spagn. antepasados (DES I 95).

anterile «stipite della porta», vedi ántala.

ánteru-a «altro-a», variante di átteru (DES I 146).

antesicu/a, intesico, intesiga «in cambio, in luogo di…» (mediev.), dal bizant. antisekôn «compensabile, sostitutivo» (DES I 95; LCSB 199).

antiannu, antziannu «l’anno scorso» (avverbio), dal lat. anteannum (DES I 95). Vedi annu.

anticáglia, antigáglia «anticaglia», dal corrisp. ital. (DES I 96).

anticipare, antitzipare, antibitzare, anticipai «anticipare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 96).

anticóriu, antiqóriu-a «antico-a» (in senso negativo) (centr. e barb.)

anticoru «tumore carbonchioso della regione cardiaca del cavallo», dal lat. mediev. anticor (DES I 95). Vedi antreccoro, intreccoru, bentraccoro.

anticu, antiqu, antigu-a «antico-a» (centr., barb., log. e camp.); ass’antica «all’antica, secondo l’usanza degli antichi»; is antigus «gli antichi»; dal lat. anticus-a.

antigare «diventare vecchio-a», da antigu, anticu (DES I 96).

antigare² (rifl.) «alzarsi, sollevarsi», da altu, artu «alto» (DES I 76).

antigoni «palo cui si appendono gli attrezzi» (camp.), da anta «palo» (DES I 94).

antigore, antigòria, antigóriu, anticóriu «vecchiume, anticaglia, roba antica, antichità»; s’antigóriu ‘e tziu Lallu «vestito o mobile disusato e vecchio» (locuzione proverbiale); dallo spagn. ant. antigor.

antigristu «anticristo», «mostro, ribaldo», dal lat. eccl. antichristus (DES I 407).

antiles «coste continue» (plur.) (Orgosolo), da un lat. *antile.

antíngiu «aborto» (Sarrabus), da antiri «abortire» (DES I 62).

antipettus, antibettus «parapetto», «parete di legno o in muratura che divideva la cucina», da ante «davanti» + pettus «petto», fatto sul corrisp. ital. (M.P.).

antiri «abortire» (Sarrabus), vedi agurtire.

antis «anzi», dal lat. ante; antisbeni «anzi», fatto sullo spagn. antes bien (DES I 95). Vedi antzis.

antitzipare «anticipare», vedi anticipare.

antitzu «(bambino) nato a stento e di vita breve» (Sarrabus), da antiri «abortire» (DES I 62). Vedi artitzu.

antreccoro, santreccoro (Nùoro), entreccoro (Lodè), intreccoru (Ogliastra) «crepacuore, mal di cuore, angina, infarto, colpo apoplettico»; ancu ti picchet un’antreccoro! «che ti venga un colpo!», vedi anticoru. Vedi (as)santreccorare.

antru, ánturu-a «altro-a» (camp.), variante di átteru (DES I 146).

antúa «batosta, affanno, travaglio» (log. sett.), dallo spagn. antuviar «colpire, picchiare»; cfr. sass. antúa «disavventura, grave colpo» (M.P.; senza etimo nel DES I 96).

antunna, antunnu, cantunna «fungo mangereccio di varie specie», vedi thúnniu.

Antunnales (topon. Bolotana/Illorai): «fungaie, siti di funghi».

ántzala «senape selvatica» (Brassica arvensis Rabenh.; Padria), vedi lássana (DES II 13; NPS 239).

antzedda «amante, concubina», dall’ital. ancella. Vedi antzilla.

antzedda(d)u-a «che ha l’amante», da antzedda.

antziada «alzata, erta, salita» (sost.); Antziada ‘e Ómine «Ascensione», lettlm. «salita d(ell)’Uomo»; variante di artz(i)ada.

antzianottu-a «anzianotto, alquanto anziano-a», dal corrisp. ital.

antzianu-a «anziano-a», dal corrisp. ital.

antziare «alzare, salire», variante di artz(i)are (DES I 76). Vedi anciái.

antzilla «giovane leggera, irrequieta», dall’ital. ancilla (DES I 85). Vedi antzedda.

antzis «anzi», dal lat. ante adattato al corrisp. ital. (DES I 95). Vedi antis.

antzúa, atzúa «acciuga»; lanzu che antzúa «magro come un’acciuga»; dal genov. anciúa (DES I 159). Vedi anciova.

anzadina «figliata, insieme di figli di animali appena nati», da anzare «figliare» (DES I 96).

anzadóriu «sito per figliare» (delle bestie; centr.), da anzare «figliare».

anzadura, angiadura «figliatura delle bestie» (log., camp.), da anzare, angiái «figliare» (DES I 96). Vedi anzera.

anzalóriga, anzalora «malmignatta», «migale scavatrice» (Ghilarza e dintorni), deformazione di solóriga, solóiga «malmignatta» con intrusione di anzare «figliare» (M.P.).

anzamenta (f.) «periodo della nascita degli agnelli o dei capretti» (Orgosolo), da anzare

anzare, angiái «partorire, figliare» (delle bestie) (log., camp.); bacca anzada «vacca figliata»; da un lat. *agniare (DES I 96). Vedi anzadóriu, anzadina, anzadura, anzera, anzesa.

anzena (f.) «rosario di una posta» (si usa solo come ornamento dell’abito di penitenza di alcune confraternite), forse dal catal. desena «posta del rosario» (DES I 97).

anzenu-a «altrui, estraneo-a» (log.); s’anzenu, sa robba anzena «la roba altrui»; vedi alienu, allenu.

anzera «figliatura delle bestie», da anzare «figliare» (DES I 96). Vedi anzadura.

anzesa «saltabecca, specie di cavalletta, specie di grillo»; siccome in log. la cavalletta grossa viene anche detta mama(g)ráida «mamma gravida» (DES I 585), è possibile che anzesa significhi «che sta per figliare», derivando da anzare, angiái «figliare» (M.P.; senza etimo nel DES I 97). Vedi angesa.

Anzipirri, s’~ «il diavolo» (Orotelli), di origine ignota: forse c’entra l’appell. ánzelu «angelo» (M.P.). Cfr. Babbacchiutzi, Bibbiritzu.

anzonarju «chi custodisce, cura e accudisce gli agnelli» (Orgosolo), deriva da anzone

anzone, angioni, angiôi «agnello» (log., camp.); anzone berrile, verrile «agnello vernino o nato in inverno», anzone beranile «agnello nato in primavera», anzone mesulanu «agnello nato a mezza stagione», anzone secuttianu «agnello nato tardivamente o fuori stagione»; anzone iverrile «agnello nato in inverno»; anzone attonzinu «agnello nato in autunno»; anzone primidivu «agnello nato in anticipo»; anzone muroninu «piccolo del muflone»; deriva da un lat. *agnione (DES I 97).

anzoninu, angioninu, angiuninu-a «proprio, relativo-a all’agnello»; pedde anzonina «pelle di agnello»; da anzone, angioni «agnello». Vedi agnoninas.

ánzulu, anzuladu-a «angelo», anche «malato cronico, invalido-a»; anzulía «malattia cronica»: “si dirà così per compassione” (DES I 97). Vedi ángelu.

aoádu-a «che ha le uova» (detto di animale o di nido», da a + oadu (DES II 199).

aograre, aogare, aojare «adocchiare», anche «iettare», da a + og(r)u, oju «occhio» (DES II 183). Vedi ojare.

aorare «confinare», da a + oru «orlo, confine» (DES II 196).

aorcare (rifl.) «sdegnarsi, adirarsi», da a + Orcu «Orco» (DES II 191).

aorrare, aurrare, aorrai «risparmiare» (log., camp.), dallo spagn. ahorrar (DES I 97). Vedi aurrire.

aorru, aurru «risparmio», dallo spagn. ahorro (DES I 97).

aossare «rinforzare le ossa, diventar forte», da a + ossu «osso» (DES II 198).

aostare (rifl.) «astenersi, «peritarsi», «vergognarsi», da a (dal lat. ad + obstare (M.P.).

aozare «irrancidire delle noci», da a + ozu «olio» (DES II 200).

aozare² «morire dal caldo» (Lodè), da a + (d)ozu «dolore fisico». Vedi addozare.

apagnai, ap(p)aniái, ap(p)annai «appagare, soddisfare», (rifl.) «accomodarsi, adattarsi ad ogni cosa» (camp.), probabilm. dal catal. apanyar, spagn. apañar (DES I 97).

ápara, áppara, ápparu «aglio angolare o selvatico», «cipollina selvatica» (Allium triquetrum L.) (centr.), «porro» (Borore); (Orgosolo) chei s’ápparu qi ti fales! «che tu appassisca in fretta come l’aglio selvatico!» (imprecazione); relitto probabilm. presardiano da confrontare – non derivare – col greco kápparhis «cappero», finora di origine sconosciuta (NPRA 48) e quindi quasi certam. “fitonimo mediterraneo” (M.P.). Vedi apparanzone.

ape, abe, abi, ábia «ape» (centr., log. e camp.); ape longa «ape regina»; ape de sartu «ape bottinatrice»; ape mascru/a «pecchione, fuco»; ape reína «ape regina»; deriva dal lat. ape(m) (DES I 98). Vedi isapiare.

apegai (rifl.) «attaccarsi, affezionarsi» (camp.), dal catal.-spagn. apegar (DES I 98).

apegu «attaccamento, affezione», da apegai.

apellíu «casato, cognome», dallo spagn. apellido (DES I 98).

apeomai «bestemmiare» (camp.), dal bizant. apéukhomai «desiderare o far voto che una cosa non avvenga» (DES I 98).

apeomu (m.) «bestemmia», da apeomai.

aperi-cunza, aberri-cunza, aber(r)i-cúngia, oberi-cúngia «(porta) socchiusa», lettlm. «apri-chiudi», da apèrrere, abèrrere/i «aprire» + cunzare, cungiare «chiudere» (DES I 98). Cfr. pedi-cúngia.

apèrrer(e), appèrrer(e), ab(b)èrrer(e), abèrriri, obèrriri (partic. apertu, abertu, obertu) «aprire» (centr., log. e camp.), dal lat. aperire (DES I 98; GSN § 177); la forma appèrrere ha risentito della prepos. lat. ad (M.P.).

aperta, apperta «apertura»; a cada apperta ‘e bucca «ad ogni apertura di bocca»; da ap(p)ertu partic. passivo di apèrrere.

apetèssiri «appetire, desiderare» (camp.), dallo spagn. apetecer (DES I 98). Vedi appètere.

apiana, piana, abiana (f.) «gruccione, merope» (Merops apiaster, uccello mangiatore di api), dal lat. apiana (DES I 98; ONT 112). Vedi apiáriu, piáglia.

apiaresu «apicultore» (mediev.); (Nùoro) apiaresu, puzone apiaresu, (Tonara) aresu «gruccione, merope» (uccello mangiatore di api); ses una bria isettande che puzone apiaresu «è da un po’ che stai aspettando come un gruccione» (detto ad un bambino che attende di rubacchiare qualche leccornia); da ape.

apiáriu, apiarju, apiágliu, abiárgiu, arbiarzu «nido d’api, alveare, arnia», «sciame d’api, sito dove ha trovato dimora uno sciame d’api», «gruccione, merope» e «apicoltore», dal lat. apiariu (DES I 98). Vedi apiana, piáglia, miárgiu.

apinu-a «relativo-a all’ape» (accento?) (Orgosolo), da ape.

apiolu, abiolu, abriolu «gruccione, merope» (uccello mangiatore di api), anche «ape selvatica o solitaria,  calabrone, bofonchio», da *apiolu(m) (DES I 99). Vedi abiòi.

ápiqu «(maiale) a strisce come un cinghialetto» (Orgosolo); vedi áppigu, ábigu-a «proprio-a di cinghiale»; dal lat. aprinus con cambio di suff. e con ritrazione dell’accento.

aploppoddare «palpeggiare» (anche in senso osceno, Baunei), da a + porpoddare (DES II 209). Vedi appalpuzare.

ápoca «polizza, quietanza fatta davanti al notaio», dal catal.-spagn. ápoca (DES I 99).

apochitau «beccabriciole» (camp.), dallo spagn. poquito «pochino» (DES I 102).

aposentu, apposentu, ap(p)usentu (m.) «camera, stanza», dallo spagn. aposento (DES I 99). Vedi apposentare.

appabaglionare, appabiglionare «addensarsi, infoltire del grano», da a + pabaglione «padiglione» (DES II 200).

appabiglionadu, impabiglionadu; lettu ~ «letto a baldacchino»; trigu ~ «grano molto denso»; da a/in + pabaglione «padiglione».

appacciappai «acchiappare» (Sarrabus), da acciappai «acchiappare» con l’aggiunta di un elemento onomatopeico (DES I 53).

appachiare, appaqiare, appaghiare, appaxai «pacificare, calmare», (rifl.) «calmarsi» (log., camp.), da a + pache, paghe, paxi «pace».

appadentare, appadentai «immettere i maiali in boschi di piante ghiandifere» (perché ne mangino le ghiande) (log., camp.), da a + padente/i «bosco comunale». Vedi ispadentare/ai.

appaguare, appaguái «calmare» (log., camp.), da appaghiare, appachiare «pacificare» incrociato con appasiguare/ai «calmare» (DES I 100, II 202).

appajadore-a «mediatore,-trice di matrimoni», da appajare «appaiare». Vedi paraninfu.

appajare «appaiare, accoppiare», dal corrisp. ital. (DES II 205). Vedi paju.

appaliare, appaliái «spalare, ventilare il grano» (log., camp.); (Cagliari) curruru e appaliáu «cornuto e fustigato», lettlm. «colpito con la pala»; vedi paliare/ai.

appallai, appazare «dare la paglia alle bestie» (camp. e log.), da a + palla, paza «paglia» (DES II 237).

appalpare «palpare, brancicare», da a + palpare «palpare» (DES II 209). Vedi apprappai.

appalpuzare, appulpuzare, apprappidare «palpeggiare» (anche in senso osceno), da a + palpuzare, parpuzare (DES II 209). Vedi aploppoddare, apprappuddai, attrappidare.

appamentai, appomentai «pavimentare» (camp.), da a + pamentu, pomentu «pavimento». Vedi pamentare, spomentai.

appampai «avvampare» (camp.), da a + pampa «vampa» (DES II 567). Vedi avvampare/ai.

appaneddare «schiacciare, rendere a forma di schiacciata, appianare», da a + panedda «focaccia di forma schiacciata».

appangai «lavorare la terra con la vanga» (camp.), da a + panga² «vanga» (DES II 212).

appannugau-ada «lentigginoso-a» (camp.), da a + pannuga «lentiggini» (DES II 214).

appantamare «spaventare, far paura, impaurire evocando fantasmi», da a + pantama, pantasma «fantasma».

appantamare² «impantanare», da a + pantamu «pantano» (DES II 214). Vedi impantamare.

appantariare «impaurire, intimorire», da a + pantéu/èa «fantasma, spettro» (M.P.).

appantáriu «timore, paura», da appantariare.

apparadore «armadio, credenza, guardaroba», dal catal.-spagn. aparador (DES I 99). Vedi paradore.

apparagulare, apparaulare, apperaulare «dare la parola, impegnare con la parola o sulla parola, prenottare», da a + para(g)ula «parola».

apparanzone «aglio viperino» (Allium subhirsutum; RED 151) (Dorgali) (suff. sardiano -zòne); accrescitivo di áppara.

apparare, apparai «porgere, presentare, offrire», (rifl.) «presentarsi, affacciarsi, farsi vedere» (log., camp.); apparai su devantali «porgere il grembiule»; da a + parare/ai «parare» (M.P.).

appardinostrai «biascicare padrenostri» (camp.), a + pardinostrai (DES II 203).

appare, appari «a vicenda, l’un l’altro»; cussos frades s’assimizant appare «quei fratelli si assomigliano l’un l’altro»; supr’a pare «l’uno sopra l’altro-a»; da a + pare/i «pari, uguale».

apparentare, apparentai «apparentare, imparentare» (log., camp.), dallo spagn. aparentar (DES II 224) oppure dal corrisp. ital. (M.P.). Vedi imparentare/ai.

apparèscher(e) (partic. apparéschiu) «apparire» (Nùoro); non creschet ne apparèschet «non cresce né mostra (di crescere)»; da un lat. *apparescere (REW 536) (M.P.). Cfr. appárrere.

apparèssiri «apparire, comparire, farsi vedere» (camp.), dallo spagn. aparecer (DES I 99). Vedi appárrere/iri.

apparicciái, apparitzare «apparecchiare» (camp. e log.), dal corrisp. ital. (DES I 99).

apparicciamentu «apparecchiamento»; ita est tottu cust’~ ? «che cos’è tutto questo darsi da fare?»; da apparicciái.

apparigai «appaiare, accoppiare» (camp.), da a + pariga «paio, coppia» (DES II 224).

apparinare «appianare, livellare, uguagliare», da a + pare, pari «pari, uguale». Vedi párina.

apparisare «appianare, rendere piano, livellare, spianare», da a + paris «piano, pianoro». Vedi imparisare.

apparitzioni, apparissione «apparizione» (camp. e log.), dal corrisp. ital.

apparottu, fai ~ «far cappellaccio» (detto di un giocatore di trottola che non riesce a farle raggiungere il terreno con la punta; camp.), forse dall’ital. bancarotta (M.P.; senza etimo nel DES I 100).

appárrer(e), appárriri [partic. appássi(d)u, appartu] «apparire» (log., camp.), dal lat. apparere (REW 535 II 226). Vedi cumpárrere, iscumpárrere/iri; cfr. apparèschere, apparèssiri.

apparrocchianare, apporrocchianare (anche rifl.) «procurare(-rsi) clienti o avventori», dallo spagn. aparroquiar «procurare clienti» incrociato con parrocchianu, porrocchianu «cliente».

appartare, appartai «allontanare, evitare» (log., camp.), dal catal.-spagn. apartar (DES I 98).

appartènner(e), appartènniri «appartenere, competere, riguardare», da tènnere/iri «tenere» fatto sul corrisp. ital.

ápparu, áp(p)ara «porro», «aglio angolare o selvatico», «cipollina selvatica» (Allium triquetrum L.);  retroformazione da apparanzone (M.P., OPSE 95; senza etimo nel DES I 97).

appasare «accomunare beni e guadagni in una società», da a + pasare «riposare» (DES II 228). Vedi pasa².

appásciu «ovile», da appasciare, appassiare «pascere».

appasiguare, appasiguái «calmare» (anche rifl.; log. e camp.), dallo spagn. apaciguar (DES I 100, II 202). Vedi appaguare/ai, pasiguái.

appassiadorzu «sito riservato a pascolo», da appassiare.

appassiare, appasciare «pascere, pascolare», da a + passiale, pasciale, passibale «sito riservato a pascolo» (M.P.). Vedi appásciu.

appassionare, appascionare «soffrire intensamente», da a + passione, pascione «passione» (DES II 231).

appastorigai «fare il pastore, pascere, pascolare» (camp.), da a + pastori. Vedi pastorigare, pastoricare.

appatentare (rifl.) «stabilirsi in un posto» (Orgosolo), probabilm. dall’ital. patente «autorizzazione».

appattacconai «rammendare malamente, rimpiaccicottare» (camp.), dall’ital. pataccone «pieno di patacche, sbrindellato» (M.P., LCS I 103). Vedi battaccone.

appattai (rifl.) «accoccolarsi, accovacciarsi, rannicchiarsi» (camp.), dall’ital. appiattarsi (DES II 257). Vedi piattare.

appattare «fare pari e patta, pareggiare» (Nùoro), da a + pattare.

appaxái «pacificare, calmare», (rifl.) «calmarsi» (camp.), da a + paxi «pace» (DES II 202). Vedi appachiare.

appazadorju «luogo dove si dà la paglia alle bestie» (Orgosolo), da appazare.

appazadura «distribuzione della paglia alle bestie» (Orgosolo), da appazare.

appazare, appallai «dare la paglia alle bestie» (log., camp.); (Orgosolo) appazare un’ómine, una émina «fare una scia di paglia dalla casa del presunto innamorato a quella della presunta innamorata»; da a + paza, palla «paglia» (DES II 237).

appeare, appeái «legare una bestia ad un piede», da a + pee, pei «piede» (DES II 241).

appeare², appeái² (rifl.) «scendere da cavallo o dalla vettura», dallo spagn. apearse (DES I 100, II 241).

appecciare «dar le pieghe ai panni», vedi appethare.

appedatzare (rifl.) «sfaccendare, arrabattarsi» (quasi “farsi a pezzi”), da a + pedatzu, pedassu «pezzo» (DES II 238).

appeddadòria «zona di latrati» (Nùoro), da appeddare (ONT 32).

appeddare, qappeddare, appeddai «abbaiare, latrare» (log., barb. e camp.), dal lat. appellare (DES I 100; LCS 103).

appeddiái «bramare, desiderare ardentemente» (camp.), da a + pedde/i «pelle» probabilm. incrociato con appetitu «appetito»; cfr. ital. non star nella pelle (DES II 239). Vedi speddiái.

appeddiosu-a «ansioso, bramoso-a», da appéddiu. Vedi speddiosu.

appéddiu «struggimento, ansia, brama», da appeddiái. Vedi spéddiu.

appeddu «abbaio, latrato», da appeddare «abbaiare».

appedduncare «smagrire, esser pelle ed ossa», da a + pudduncu «pellicciola» (DES II 239).

appedicare, appadiqare, appedigare «calpestare», da a + pédica «pedata» (DES II 240). Vedi pedicontzu.

appedicare², (ap)peigare, (ap)peigai «legare una bestia al piede» (centr., log. e camp.), da a + *pédica, péica, péiga «laccio» (DES II 242). Vedi appeigonare.

appédicu, appédiqu «calpestamento, calpestio, orma», da appedicare.

appedrare «impietrire», da a + pedra, petra «pietra» (DES II 254). Vedi apperdai.

appedrigare «colpire con sassi», da a + pedra, petra «pietra» (DES II 254). Vedi apperdiái.

appeigonare, appegonai, appegoâi «legare un piede anteriore di una bestia ad uno posteriore oppure ai piedi e alle corna» (log., camp.), da a + peigoni «laccio» (DES II 242). Vedi appedicare².

appeittigare, appettigare, appettigai, appattigai, appitigai «calpestare» (log., camp.), da a + pei, pee «piede» (DES II 240). Vedi appéttigu, peitta.

appellare, appellai «appellare» (termine giuridico; log. e camp.), dal corrisp. ital.  Vedi appellu.

appellida (f.) «richiamo, richiamo per qualcosa fatta male» da appellidare.

appellidare «aspettare» (antiq.), dallo spagn. appellidar «acclamare, proclamare, convocare» (DES I 100).

appellu «appello» (termine giuridico), dal corrisp. ital.  Vedi appellare/ai.

appena, appenas «appena», rispettivam. dal corrisp. ital. e dallo spagn. apenas (DES I 100).

appenare «parlare con gli spiriti» (Orgosolo), da ánimas in pena «anime penitenti». Vedi appenonzu.

appendítziu, appenditzu «quartiere sotto le mura del Castello» (Cagliari), dall’ital. appendice (DES II 243 inesatto).

appendulitzare (rifl.) «caricarsi di debiti», anche «amicarsi, farsi l’amante», da a + pendulare «penzolare» incrociato con appendutza/ulu (DES II 243).

appendutza/u, appendútzulu (m.) «pendenza, debito», anche «amicizia leggera e spesso illecita», da a + pèndere/iri «pendere» (DES II 243).

appenonzu «il parlare con gli spiriti» (Orgosolo), da appenare.

appensamenta(d)u-a «pensieroso, preoccupato-a», da pensamentu «pensiero, preoccupazione».

appentare (rifl.) «baloccarsi, trastullarsi», «sostenersi col cibo, rifocillarsi» (nuor.), supercorrezione di s’abbentare «trastullarsi» (DES I 40).

appentu «trastullo», «assaggio, spuntino», da s’appentare. Vedi abbentu.

apperdai «impietrire» (camp.); sámbini apperdau «sangue coagulato»; da a + perda, petra «pietra» (DES II 254). Vedi appedrare.

apperdiái «colpire con sassi, lapidare» (camp.), da a + perda, petra «pietra» (DES II 254). Vedi appedrigare.

apperdiamentu (m.) «sassaiola, lapidazione», da apperdiái.

apperdigai «andar per pernici» (camp.), da a + perdigai (DES II 246).

apperdigare, apperdijare, apperdisare, (ap)perdigai² «abbrustolire leggermente la carne» (log., camp.), dallo spagn. perdigar (DES II 246).

apperdimentare «rovinare, mandare in rovina», da a + perdimentare (DES II 246).

apperdiqare «coprire con pietre» (Orgosolo), da a + perda «pietra».

apperfiladu-a «sottile», dallo spagn. perfilado (DES II 247). Vedi perfilu.

apperperina(d)u, appirpirina(d)u-a «accovacciato, rannicchiato-a sulle gambe» (Orgosolo), vedi appirpirinare,

apperperinare, appirpirinare, appispirinare (rifl.) «accovacciarsi, piegarsi sulle ginocchia, sedersi sui talloni», vedi appimpirinare, perpirinu.

apperrare, apperrighinare (rifl.) «incaponirsi, ostinarsi», dallo spagn. emperrarse con cambio di prefisso (DES II 249).

apperricare «riuscire a giungere, arrampicarsi», da a + perricare «riuscire a giungere».

appesile, appisile, appesili, appasili, ampisili «penzolo di pere, ciliegie, fichi secchi, ecc.» (log., camp.), da a + pesile «penzolo».

appesonare, appejonare, appesonai «affittare» (log., camp.), da a + pes(i)one «affitto».

appesorzu «cappio con cui si appende una cosa»; appesòrgia, appisòrgia, (ap)presòrgia, presorza, presòria «varietà di vite adatta per pergolato» (camp., log. e centr.) da (a +) pesu «penzolo» anche incrociato con presu «legato» (da prèndere) (DES II 253). Vedi presòria.

appessai «dar le pieghe ai panni» (camp.), vedi appethare, appessu.

appessu (m.) «rimboccatura», da appessai, appethare «dar le pieghe ai panni». Vedi pethos.

appestare, appestai «appestare, infettare» (specialm. delle malattie veneree; log. e camp.), da a + peste/i «peste» (DES II 253). Vedi impestare/ai.

appestore (m.) «puzza pestifera», da appestare.

appèter(e), appet(t)ire, appit(t)ire «bramare, desiderare, sentir voglia», dall’ital. appetere, appetire (DES I 100). Vedi appittare.

appethare, appecciare, appessai «dar le pieghe ai panni» (centr., log. e camp.), dal tosc. affettare «dar le pieghe ai panni» incrociato con petza «pezza di stoffa» (DES I 100). Vedi appessu, pethos.

appetitu, appettittu, appittittu «appetito», dal corrisp. ital.

appettigare «far forza col petto, appettare», da a + pettus «petto» (DES II 256).

appéttigu «calpestio», da appe(i)ttigare «calpestare». Vedi appitigu.

appettorrare «metter su petto», da a + pettorra «petto» (DES II 256).

appettorrizare «investire col petto» (del cavallo); ~ su trigu «trebbiare con cavalle», da a + pettorra «petto» (DES II 256).

appettorrizu «strepito di cavallo che cammina», da appettorrizare.

appianu «gruccione, merope» (Bitti), dal lat. apianus.

appibinai «pigolare», «nicchiare, lamentarsi dei bambini, piagnucolare», «commiserare, coccolare, vezzeggiare» (camp.), da a + pibinai, pibiare «pigolare».

appiccadorju «appenditoio», da appiccare.

appiccágliu, appiccáglia «penzolo, picciolo», da appiccare/ai.

appiccamantellu «appendiabito, attaccapanni», lettlm. «appendimantello», da appiccare/ai «appendere» + mantellu «mantello». Vedi portamantellu.

appiccare, appiccai «appendere, attaccare» (log., camp.); appiccai is crais in bellu logu «attaccare le chiavi in bel posto» (detto per antifrasi di chi si rivolge alla persona sbagliata); no c’est nisciunus chi appíccada is crais «non c’è nessuno che appenda le chiavi» (cioè, «non c’è nessuno che faccia bene una cosa»); deriva dall’ital. appiccare (DES I 100). Vedi appiccágliu, piccantzolu.

appicchionare, appicconiare «fornire di pendaglio», (fig.) «desiderare ardentemente, essere speranzoso», (rifl.) «impegnarsi», iterativo di appiccare (DES I 101).

appicchionu «impegno», da appicchionare.

appicciga-appicciga «appiccamani, attaccaveste» (Galium aparine L.), imperat. iterato di appiccigai «appiccicare» (DES II 263). Cfr. piga-piga.

appiccigai, appitzic(c)are, appitzigare, appizicare «appiccicare, attaccare, incollare» (camp., log. e centr.); no appiccigai nudda «non entrarci nulla»; (Nùoro) no appízicat ne a janna ne a muru, lettlm. «non attacca né alla porta né al muro» (detto di una argomentazione che non entra per nulla nel contesto di un discorso); póburu appiccigau a terra «poverissimo»; dal corrisp. ital. Vedi piccigai, pitziccare, appítzigu.

appiccigosu, appitzicosu-a «appiccicoso, appiccicaticcio, viscoso-a», (fig.) «fastidioso, molesto-a», dal corrisp. ital. Vedi appitzigadittu.

appiccigu, appiccigori «appicco, attacco», (fig.) «pretesto», «individuo insistente, noioso»; da appiccigai. Vedi appítzicu, appítzigu.

appicconai «picconare, lavorar di piccone» (camp.), da a + picconi «piccone»

appicconi «picciolo» (camp.); appicconi de áxina «penzolo d’uva»; da appiccare/ai «appendere, attaccare».

appiccònia (f.) «penzolo», (fig.) «brama, desiderio, speranza», da appicconiare, appicchionare (DES I 101). Vedi piccònia.

appicculai, appiccurai (rifl.) «arrampicarsi» (camp.), iterativo di appiccare/ai  «attaccare» (DES I 101).

appiedare, appiedai, appiadai (rifl.) «impietosirsi, muoversi a compassione» (log., camp.), da a + piedade/i «pietà» (DES II 264). Vedi disappiedadu.

appigai (rifl.) «accostarsi, ripararsi» (camp.), da a + pigai «attaccarsi» (DES II 260).

appiggiái «combaciare, unire strettamente, appuntare, bloccare», dal catal. pitjar (DES II 265). Vedi pígia.

appigonau-ada «fastidioso, molesto-a», da a + pigone/i «fastidio» (DES II 265).

áppigu, ábigu-a «proprio-a di cinghiale»; petha áppiga «carne di cinghiale»; dal lat. aprinus con cambio di suff. e con ritrazione dell’accento (DES I 103). Vedi ápiqu, ábrinu, apru.

appilandrare «impastoiare una bestia», da a + pilandra «pastoia». Vedi abbilandrare, acchilandrare, ammilandrare.

appiliare «assalire», (rifl.) «attaccarsi», dall’ital. appigliare (DES I 101).

appilicare, appiligare (rifl.) «arrampicarsi», dal lat. applicare (REW 548) (M.P.; erra il DES I 101). Vedi appillai, appliccare, pilicare.

appiliconare (rifl.) «arrampicarsi», iterativo di appilicare.

appíliu «appiglio, attacc(ament)o, insistenza», dall’ital. appiglio (DES I 101).

appillai «arrivare, venire» (camp.), probabilm. dal lat. applicare (DES I 101, II 286). Vedi appilicare.

appillai² «accatastare, ammucchiare» (camp.), da a + pillu «strato» (DES II 288). Vedi appizare.

appillare «appaiare le carte da gioco», dall’ital. appigliare.

appillonai «mettere i germogli, germogliare» (camp.), da a + pilloni «germoglio» (DES II 332). Vedi appuzonare.

appillonau, trigu ~ «grano che ha messo troppi polloni», partic. di appillonai. Vedi appuzonadu.

appiluccare «rimproverare, riprendere, sgridare», da a + piluccare «rimproverare».

appimpirinare, appirpirinare, apperperinare, appippirinare, appispirinare, apprippieddare, abbibbirinare, appippiniái, abribiddai (rifl.) «accovacciarsi, rannicchiarsi, piegarsi sulle ginocchia per defecare, sedersi sui talloni» (log., camp.), da a + pimpirinu «ginocchioni». Vedi culimpípiri.

appinnicare (rifl.) «aver fiducia, attaccarsi, esser molesto», da a + pinnicare «avere inclinazione» (DES II 270 inesatto).

appinnonare (rifl.) «rizzarsi, mettersi dritto e fermo», da a + pinnone «pennone» (DES II 270). Vedi impinnonare.

appinnulare «sgranare o sbarrare gli occhi» (log. sett.), da a + pínnula «ciglio» (DES II 270).

appiossa «batosta, battitura, correzione o punizione manuale» (log. sett.), forse dall’ital. batti ossa (M.P.; senza etimo nel DES I 101).

appippai «fumare il sigaro o la sigaretta» (camp.), da a + pippai «fumare» (DES II 273).

appirare «accatastare, ammucchiare» (Bitti, Lodè, Nùoro. Orgosolo), da a + pira «catasta» (M.P., OPSE 224).

appirastrare sos ocros «spalancare gli occhi» (Nùoro), da a + pirastrare «andar cercando frutti del perastro» (che sono tondi) (M.P. II 274). Cfr. accrabionare.

appirchizonare «sgualcire», da a + pirchizone, prichizone «piega» (DES II 311).

appísciulu «chiacchierio», vocabolo di carattere imitativo ma probabilm. influenzato da pisciare «orinare» (DES I 101).

appísciulu² (m.) «fretta, impazienza», vocabolo di carattere imitativo (DES I 101).

appisiddiri «indurire» (specialm. del pane; camp.), di origine incerta (non convince il DES I 101). Cfr. appusuddare.

appispantai (rifl.) «ubriacarsi» (camp.), da a + pispanta «sbornia» (DES II 279).

appistai «pestare, picchiare, sbattere» (camp.), da a + pistare/ai

appistichinza(d)u-a «impensierito, preoccupato-a» (Nùoro), da a + pistichinzu «assillo, pensiero, preoccupazione».

appistichizonare, appisticonzare «raggrinzire, sgualcire» (Nùoro), iterativo di pistare «pestare».

appistizonare (rifl.) «farsi a grumi, aggrumarsi» (detto della semola), da a + pistizone «granellini o pallini di semola» (DES II 281).

appistorare, appisturare, appistulare «comprimere, aggrumare, coagulare», da a + pistorare «pestare». Vedi spistorai.

appisturrare «gonfiarsi delle mammelle delle bestie» (Nùoro), da a + pisturra «mammella di scrofa o d’animale che ha più capezzoli».

appisulinare (rifl.) «appisolarsi», dal corrisp. ital. (DES I 101).

appitigai «calpestare», stropicciare i piedi» (camp.), variante di appeittigare, appettigai.

appitigu «calpestio», da appitigai. Vedi appéttigu.

appittanculare «andare a caccia di inviti, arrivare in casa altrui all’ora dei pasti, scroccare», iterativo di appittare (DES I 100).

appittánculu «che va a caccia di inviti, scroccone», da appittanculare.

appittare «bramare o invidiare il boccone»; istare appitta-appitta «bramare il cibo con l’acquolina in bocca» (imperat. iterato come avverbio); probabilm. variante di appèt(t)ere (DES I 100). Vedi appittanculare.

appittire «bramare, desiderare, sentir voglia», vedi appètere, appet(t)ire.

appittu «desiderio, brama, speranza», da appittare oppure appittire.

appittu² «andito, cortile» (log. sett.), dal sass. ciappittu «cortiletto», che è di origine ignota (DES I 443). Vedi ciappittu.

appitzare «cucire alla meno peggio, raffrignare uno strappo», dall’ital. (r)appezzare (DES I 101).

appitzicadóriu, appizicadóriu «appiglio» (anche fig.; Nùoro), da appi(t)zicare, appiccigai «appiccicare».

appitziconare, appiziconare «rapprendere, spiegazzare» (Nùoro), iterativo di appi(t)zicare, appiccigai «appiccicare».

appitzicosu-a «appiccicoso, appiccicaticcio, viscoso-a», (fig.) «fastidioso, molesto-a», dal corrisp. ital. Vedi appiccigosu, appitzigadittu.

appítzicu «appiglio, relazione», vedi appiccigu.

appitzigadittu-a «appiccicaticcio, viscoso-a», (fig.) «fastidioso, molesto-a», da appitzigare, appiccigai «appiccicare». Vedi appiccigosu, appitzicosu.

appítzigu-a «appiccicaticcio, noioso-a», da appitzigare, appiccigai «appiccicare». Vedi appiccigu.

appitzus «sopra» (prepos. e avverbio; camp.), da a + pitzu «cima».

áppiu «appio, sedano selvatico e coltivato»; áppiu burdu «appio selvatico»; dal lat. apium oppure dal corrisp. ital. o spagn. (DES I 99). Vedi isáppiu.

appizare «accatastare, ammucchiare», da a + pizu «strato» (DES II 288). Vedi appillai.

applicare, appricare, apprigare, applicai «applicare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 101).

appliccare «arrivare, salire, frequentare» (Baronia, Alta Ogliastra), dal lat. applicare (M.P.). Vedi appilicare.

appoccai «mortificare», (rifl.) «umiliarsi, risentirsi, offendersi» (camp.), dallo spagn. apocar(se) (DES I 102).

appoddai «invischiare, insozzare» (camp.), da a + podda «colla, glutine» (DES II 290). Vedi appóddiu.

appoddare «dare busse, battere, picchiare una persona», lett. «infarinare», da a + podda «farina finissima» e «batosta» (per antifrasi) (M.P.; erra il DES I 620). Vedi impoddare.

appoddicare, appodiqare, appoddigare «toccare o premere con le dita, palpeggiare, tastare» (centr. e log.), da a + póddiche, póddighe «dito» (DES II 290). Vedi poddicata.

appóddiu (m.) «lentezza, fiacchezza», da appoddai «invischiare».

appoderadu/au «mandatario, procuratore», anche «prepotente», dallo spagn. apoderado (DES I 99).

appoderare, appoderai (rifl.) «impossessarsi, insediarsi come padrone» (log., camp.), dallo spagn. apoderar(se) (DES I 99, II 291). Vedi poderare/ai.

appoggiare, appozare, appoggiái, appollai «appoggiare, raccomandare, proteggere dal freddo o dal vento» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 102). Vedi appojai.

appoggiosu, appozosu-a «riparato-a dal vento», da appóggiu, appozu (DES I 102).

appóggiu, appozu «appoggio, luogo riparato», dal corrisp. ital.

appojai «proteggere» (camp.), dallo spagn. apoyar (DES I 99). Vedi appoggiare/ai, appoju.

appojare «macerare, ammollire il lino mettendolo in un fosso d’acqua, fare il bagno in una pozza», da a + poju «fosso d’acqua, pozza» (DES II 292). Vedi impojare.

appojolare «stagnare dell’acqua», da a + pojolu/a «pozzanghera» (DES II 292).

appoju «appoggio, protezione», dallo spagn. apoyo (DES I 99). Vedi appojai.

appompadu-a, camminare ~ «camminare diritto», da a + pompa «pompa, vanagloria» (DES II 294).

appompiare «custodire, badare, osservare, guardare», da a + pompiare «custodire».

appomponissa(d)u-a «agghindato, azzimato-a da festa», da a + pompone/i «fiocco ornamentale, nappa» (DES II 294). Vedi impompona(d)u.

appònner(e), appònniri «apporre, appoggiare», «obiettare, rimarcare, rimproverare» (log., camp.), dal lat. apponere (DES II 295). Vedi pòn(n)ere.

appontzia(d)u, appuntzia(d)u-a «affettato, compunto, serioso-a», da appontziare.

appontziare, appuntziare, appontziái «affettare gravità, parlare con affettazione e ricercatezza» (log., camp.); (log. sett.) apponsare su murru «storcere il muso per dispetto o disprezzo o spocchia»; deriva dall’ital. ponzare «pensare con gravità e pedanteria» (DES I 102). Vedi appossiare, appussinare, puntziare, pussággiu.

appóntziu, appúntziu (m.) «gravità affettata, leziosità», da appontziare, appuntziare.

apporare «affannare, affliggere, angustiare, preoccupare» (più spesso rifl.), da a + pore «sgomento» (DES II 297).

apporcai «piantare» (camp.), dall’ital. apporcare «lavorare un terreno a porche» (DES I 102), oppure da a + porca² «porca» (M.P.).

apporreare «infastidire, annoiare», dallo spagn. ant. aporrar (DES I 102).

apporrire, appòrrer(e), appòrri(ri) «porgere, dare» (log., camp.), da a + porrire «porgere» (DES II 298).

apposentadore «garante», dallo spagn. ant. aposentador.

apposentare, ap(p)osentai «alloggiare», (rifl.) «stanziarsi, stabilirsi, prendere dimora», «impigrire, posare» (di liquidi) (log., camp.), dallo spagn. aposentar (DES I 99). Vedi ap(p)osentu.

appósitu «appositamente, espressamente, volutamente» (Orgosolo), probabilm. derivato dal corrisp. ital.

appossiare «sorridere con la bocca chiusa», «stare per sbocciare» (Dorgali), da apponsare, appontziare (M.P.). Vedi appussinare.

apposta «apposta, appositamente, deliberatamente», «per scherzo»; facher apposta «far finta, fingere»; dal corrisp. ital.

appostadamente, appostadamenti «appositamente, apposta, con intenzione» (log., camp.), dall’ital. ant. appostatamente (DES I 102).

appostare, appostai «appostare, fare la posta a caccia», (rifl.) «appostarsi» (log., camp.), da a + posta³ «posta, agguato» (M.P.).

appostemare, appostemai (rifl.) «fare indigestione», «suppurare» (log., camp.); terra appostemada «terra indurita»; da a + postema «impaccio di stomaco», «ascesso». Vedi impostemai.

appostitzu-a «posticcio-a», dall’ital. ant. apposticcio (DES II 301). Vedi postitzu.

appostivigare «determinare, stabilire, dare appuntamento», probabilm. dallo spagn. apostar col suff. -ificare dell’ital. certificare (DES I 102).

appozare «appogiare», dal corrisp. ital.

appozu «appoggio», dal corrisp. ital.

appramare «spaventare, atterrire, terrorizzare», da ispram(m)are «spaventare» con cambio di prefisso (DES I 682).

appranai «piallare, allisciare con la pialla», dal catal. aplanar (DES II 302). Vedi prana.

appranare, appianare, appranai² «appianare» (log., camp.), da a + pranu «piano».

appraniare «impaniare, invischiare», «allettare, accalappiare, lusingare», probabilm. dall’ital. impaniare (DES I 102).

apprappai «palpare, brancicare» (camp.), da a + prappai «palpare» (DES II 209). Vedi appalpare.

apprappiái «andare a tastoni, brancolare», «zoppicare» (camp.), da apprappai.

appráppidu «palpeggiamento, atto di tastare»; andai ass’appráppidu o a prapponis «andare a tastoni, brancolare»; da a + práppidu, palpu oppure da apprappiái (DES II 209). Vedi prápida.

apprappuddai, apprappidare «palpeggiare, brancicare» (anche in senso osceno; camp. e log.), da a + prappai, prappare «palpare» (DES II 209). Vedi appalpuzare.

appregonare, appregonai «bandire, pubblicare un bando» (log., camp.), da a + pregonare/ai (DES II 306).

apprensionai «sequestrare, staggire» (camp.), dallo spagn. aprehensión «sequestro» (DES I 102).

appresare, appresai «far presa, predare» (log., camp.), dal catal.-spagn. apresar (DES I 102).

appressada «accelerata, accelerazione, sollecitazione», da appressare.

appressare «far presto, accelerare, sollecitare», da a + presse «fretta». Vedi impressare.

appressi(s) «in fretta, presto» (camp.), da a + presse/i «fretta» (DES II 308). Vedi impressi(s).

appresu «da poco tempo», dal catal. aprés (DES I 103).

appresurare, appresurai «affrettare», dallo spagn. apresurar (DES I 103, II 308). Vedi impressurare.

appretta(d)u-a «premuto-a da necessità o pericolo», partic. passivo di apprettare.

apprettare, appiettare, appiattare «coagulare, rapprendere» (del latte, del sangue), dall’aragon. (a)pretar (DES II 309). Vedi pretta, ispiettare.

apprettare², ap(p)rettai «premere, pressare, costringere, perseguire, stimolare», «affrettare, mettere fretta» (log., camp.), dallo spagn. apretar (DES I 103). Vedi pretta.

appretticatóriu, appretticadorzu «pressoio, tavola che serve per pressare il formaggio» (centr. e log.), da apprettare «coagulare» (DES I 103).

apprettigare «premere, comprimere», iterativo di apprettare «coagulare».

apprettone/i «pericolo, rischio», «stretta, ressa, calca» (log., camp.), dallo spagn. apretón (DES I 103).

apprettu «imbarazzo, bisogno, pericolo, premura, strettezza, necessità, urgenza»; s’apprettu ponet su betzu a cúrrere «il bisogno mette il vecchio a correre»; a bellu apprettu «con grande imbarazzo» (bellu «bello» per antifrasi); dallo spagn. aprieto (DES I 103).

appretzettai «precettare, comandare, ordinare» (camp.), dal corrisp. ital. (DES II 305). Vedi precettare, pretzettare.

appretziadore, appretziadori «apprezzatore, stimatore» (log., camp.), da appretziare/ai.

appretziamentu, apprétziu «apprezzamento», da appretziare/ai.

appretziare, (ap)pretziái, apprettiái «apprezzare, stimare, tenere in considerazione» (log., camp.), dallo spagn. apreciar (DES I 102). Cfr. pretziare.

appricare, apprigare «applicare», vedi applicare.

appricu, apprigu (m.) «applicazione, inclinazione, impegno », da appric/gare.

apprigare², appigiare, appijare «piegare», da a + pricare, prigare «piegare» (DES II 311).

apprigare³ «intirizzirsi», da a + prigu «lento» (DES II 311).

apprimmare (rifl.) «offendersi, inimicarsi», da a + pirmare, prim(m)are (rifl.) «offendersi».

apprimu «prima, dapprima» (avverbio), da a + primu «primo» (DES II 312). Vedi prima.

approbianu-a «vicino-a», vedi probianu.

approbiare, approbiái «avvicinare, accostare» (log., camp.), da approbe/i, apprope «vicino» (DES II 315). Vedi approillai, apprioddai.

approegliare, approerzare «soprannominare», «sparlare», da (ap)proégliu, proerzu «dileggio», «soprannome» (DES I 621). Vedi improverzu.

approffittare «approfittare», dal corrisp. ital. Vedi proffittu, proffettu.

approigliái «suppurare» (camp.), probabilm. dal lat. pus, puris «pus» (M.P.).

approillai, apprioddai «avvicinarsi» (camp.), varianti di approbiare/ai (DES II 315).

approntare, approntai «approntare, allestire, preparare» (log., camp.), dal corrisp. ital. oppure spagn. aprontar (DES II 314-315). Vedi prontu-a.

approntare², approntai² «osare, rischiare», «comparire, presentarsi faccia a faccia» (log., camp.), da a + prontu «audacia» (DES II 314-315).

approntu «muro di confine fra due proprietà» (Perdasdefogu), probabilm. dallo spagn. afrontación (DES I 59). Vedi affrontatzione.

apprope, approbe, approbi «appresso, vicino» (avverbio e prepos.) (centr., log. e camp.), da a + prope «appresso» (DES II 315). Vedi approbiare/ai.

approvendare, approendare «dare la profenda o biada alle bestie», da a + provenda «profenda».

apprumai «mettere a piombo» (camp.), dal catal.-spagn. aplomar (DES II 317). Vedi prumu.

appubai «scorgere a stento, intravedere» (camp.), da a + puba «ombra lontana, immagine non chiara» (DES II 326). Vedi appuppare.

appubulada «calca, folla, raccolta di popolo», da appubulare.

appubulare «accalcarsi, affollarsi, raccogliersi», da a + póbulu, pópulu «popolo» (DES II 296).

appubusonare «farsi a ciocca, a gruppo» (anche di persone), da a + pubusone, pupusone «ciuffo, ciocca» (DES II 327).

appuddare, appuddariare, appuddai (log., centr. e camp.), appuddichinare (Bitti) (rifl.) «appollaiarsi», (fig.) «ringalluzzire, insuperbirsi» (DES II 319).

appuente «piatto grande, vassoio», vedi affuente.

appugiái «salire» (camp.), da a + pugiái «salire» (DES II 320).

appugnalare, appugnalai «pugnalare, stilettare» (log., camp.), dal catal. apunyalar, spagn. apuñalar (DES II 325). Vedi pugnalare/ai.

appuligare «strozzare, afferrare per la gola», da a + puligada «fossetta iugulare» (DES II 292).

appulpuzare «dar da mangiare a piccoli pezzi», da a + pulpuzu «pezzetti di polpa». Vedi ispulpuzare.

appundorare, appunnorare «spaventare» (Bitti, Lodè), da appungare «fare malefici» attraverso una forma *appungorare (M.P.).

appungare «fare magie e malefici, ammaliare», da a + pungare «fare magie» (DES II 322).

appungheddare «raffrignare, cucire alla diavola», da a + púnghere (DES II 323, 502). Vedi trabungare.

appunghittai «mettere insieme, raccattare, far gruzzolo» (camp.), da a + punga «borsa» (DES II 322).

appunnigosai, appugnigosai «fare a pugni, dare pugni» (camp.), da a + punnigosu, pugnigosu «pugno» (DES II 325).

appuntare, appuntai «appuntare, fare la punta, attaccare con uno spillo» (log., camp.), da a + punta «punta». Vedi ispuntare.

appuntare², appuntai² «appuntare, cucire sommariamente», da a + puntu³ «punto di cucito» (M.P.).

appuntatu, appunta(d)u «appuntato» (graduato dei carabinieri), dal corrisp. ital.

appunteddare, appunteddai «appuntellare» (log., camp.), da a + punteddare (M.P.). Vedi punteddu, impunteddare/ai.

appuntinu, appuntzinu «appuntino, a pennello, esattamente»; l’andat appuntinu «gli va a pennello»; dal corrisp. ital.

appuntorai (rifl.) «ammalarsi» (camp.), da a + puntori «malanno».

appuntorjare «pungolare i buoi» (centr.), da a + puntorju «pungolo».

appuntroxai «rattoppare» (camp.), da a + puntroxus «cordoni» (DES II 323).

appuntu «appunto» (sost. e avverbio), dal corrisp. ital.

appuntzare, appuntzulare, appuntzirigare «appuntare, far la punta», da a + puntza, púncia «punta» (DES II 324).

appuntziare «affettare gravità, parlare con affettazione e ricercatezza», vedi appontziare, appúntziu, puntziare.

appuntzinu «appuntino, a pennello, esattamente», vedi appuntinu.

appúntziu (m.) «gravità affettata, leziosità», da  appuntziare. Vedi appóntziu.

appunzare «stringere col pugno», (rifl.) «darsi dei pugni in segno di lutto», da a + punzu «pugno» (DES II 325).

appuppadittu, appuppadore; ca(ba)ddu ~ «cavallo ombroso», da appuppare.

appuppare «adombrare, spaventare», da a + pup(p)a «ombra, fantasma» (DES II 326). Vedi appubai.

appurare, appurai «appurare, verificare», «infastidire, seccare» (log., camp.), dal catal.-spagn. apurar «appurare», «infastidire» (DES I 102).

appurire «infastidire», dal catal.-spagn. apurar «infastidire» probabilm. incrociato con lo spagn. aburrir «annoiare» (DES I 103).

appurtzai «tastare il polso», «afferrare» (camp.), da a + purtzu «polso» (DES II 329). Vedi abburtzai.

appus «dietro, appresso» (mediev.), dal lat. ad + post, con [u] per [o] per protonia sintattica (DES II 329). Vedi pus, depus.

appusentu (m.) «camera, stanza», vedi aposentu.

appussinare «mettere il broncio» (log. sett.), iterativo di apponsare su murru «storcere il muso» (M.P.; erra il DES II 330). Vedi pussággiu, appossiare.

appustis «dopo, in seguito» (prepos. e avverbio), da a + pustis «dopo». Vedi depusti.

appusuddare, pusuddare «marcire, imputridire, tarlare», (fig.) «lasciarsi cadere di sfascio e restare immobile», di origine ignota (DES I 103). Cfr. appisiddiri.

apputta «caparbietà, cocciutaggine, ostinazione» (Nùoro); si ponner s’apputta «incaponirsi nella propria opinione, non darla vinta», variante di affutta «stizza» (M.P.; erra il DES I 41).

apputtajolu-a «caparbio, ostinato-a» (Nùoro), da apputta (DES I 41).

appuzonadu, trigu ~ «grano che ha messo troppi polloni», partic. di appuzonare. Vedi appillonau.

appuzonare «mettere i germogli, germogliare», (Ollolai) anche «pieghettare», da a + puzone «germoglio» (DES II 332). Vedi appillonai.

aprau-á «che ha le scrofole» (Orgosolo), dal lat. arquatus (DES I 103).

aprigu-a «aprico, solatio-a», dal corrisp. ital. (DES I 103).

aprile, abrile, arbile, abrili, arbili, arbibi «aprile» (centr., log. e camp.), dal lat. aprilis (DES I 103).

apru «cinghiale», dal lat. apru(m). Vedi abru, porcapru, porcabru, suabra.

aqarrapathare «raccogliere carabattole» (Orgosolo), da a + qarrapathu «carabattola».

aqestiare «raccogliere, riunire animali o cose, mettere in ordine» (Orgosolo), probabilm. da a + chesta «ricerca, traccia» (log. sett.), a sua volta dall’ital. ant. chesta «ricerca, traccia».

aqidare (rifl.) «appisolarsi, calmarsi» (Orgosolo), dal lat. ad + *qu(i)etare. Vedi acchitare.

aqile «persona di poca fiducia» (Orgosolo), di origine ignota.

aqodiare «lasciarsi dietro, sorpassare, superare» (Orgosolo), da a + qoda, coda «coda». Vedi codiare.

aquddane «là, colà, in quel luogo, lontano» (avverbio; barb.), vedi accudda(n)e.

aqúggia «forcina, spillo, pungiglione» (barb.), vedi acuza.

aqupintu-a «ricamato, trapuntato-a» (Orgosolo), dal lat. acupictus incrociato con pintu «dipinto» (trascritto male nel DES I 52).

aququthare «mettersi il cappuccio, coprirsi» (Orgosolo),  da a + ququthu «cappuccio del cappotto degli uomini». Vedi accucuttare.

aqussorjare (rifl.) «stanziarsi in un sito» (Orgosolo), da a + qussorja, curròria «zona di campagna».

aquthadorja, perda aquthadorja «(pietra) aguzzatrice» (pietra adatta per affilare i coltelli) (Orgosolo), deriva da aquthare.

aquthare «aguzzare, affilare» (Orgosolo),  vedi acuthare.

aquviladorju, quviladorju/a «luogo di riposo per il bestiame» (Orgosolo), da aquvilare.

aquvilare «rientrare o far rientrare all’ovile», da a + quvile. cuvile «ovile».

ara (f.) «seminato» (Posada), da arare «arare» (DES I 105). Vedi aróngiu.

ara² «brezza fredda o nebbia nociva alle piante ed ai frutti», vedi avra.

árabu, arábbu-a «arabo-a», «crudele, selvaggio-a, donnaiolo», dal corrisp. ital. La pronuncia piana della seconda variante deriva dal franc. arabe appresa dai nostri emigrati in Tunisia (G. Contu)

aradaddu, araddu «tartaro, gromma, crosta di sporcizia, luridume», vedi aragaddu.

araddare «incrostarsi», da araddu «tartaro».

aradore, aradori «aratore, contadino» (log., camp.), da lat. aratore(m).

aradu, arádulu/a «aratro», vedi aratru.

aradura «aratura», da arare/ai «arare».

aragadda, aregadda «sudamina, crosta di sudore», vedi aragaddu, caragadda, cragaddu.

aragaddatu, ar(r)agadda(d)u-a «incrostato, lurido, sudicio, indurito-a», da ar(r)agaddu «sudiciume».

aragaddu, arragaddu, aradaddu, argaddu, araddu, gaddu/a «tartaro, gromma, crosta, crosta di sporcizia del maiale, luridume, sporcizia», vedi cragaddu.

araganzatu-a «avaro, tirchio-a» (Lodè), probabilm. da arraganatu «avaro» incrociato con gantzu «gancio» (M.P.).

aragattu «avaro, tirchio-a» (Nùoro), probabilm. variante di araganzatu, arraganatu «avaro» (M.P.)

araghe, araxi (m.) «brezza fredda» (log., camp.), vedi avra «brezza fredda». Vedi aragone.

aragna (f.) «ragno» (Cagliari), «pesce-ragno, trachino dragone, tracina», anche «lampadario di cristallo», dal catal. aranya, spagn. araña (nei tre significati) (DES I 105).

aragone (m.) «brezza forte», accresc. di araghe «brezza fredda» (DES I 155).

aragone², araone (m.) «boria, arroganza» (centr.); ómine de aragone «uomo coraggioso»; variante di arragone «rabbia, stizza» (M.P.).

araju (Lodè), arráu (Fonni, Talana), raju (Olzai) «punteruolo o stiletto per tessere e lavorare vimini», dal lat. radius (corrige LELN 224, OPSE 199). Vedi raju.

aramentu, aramíngiu (m.) «aratura» (log., camp.), da arare/ai «arare» (DES I 105).

arana «rana»; (Lodè) arana lata «rospo»; (Orgosolo) aranas (plur.) «distomatosi»; focu ‘e sas aranas «fuoco di san Giovanni» (che si saltava tre volte, alla maniera delle rane); vedi rana, arrana.

araneddare (rifl.) «farsi granelloso, appallottolarsi», da a + raneddu² «granello».

arángia (f.) «ragno» (Meana), dal lat. aranea (DES II 336). Vedi arrángiu, ranza².

aranginu, arantzinu-a «arancione, rossastro-a», «(mantello color) frumentino dei bovini», dall’ital. arancino  «arancione, rossastro-a» (GDLI) (M.P. I 104).

arángiu, arantzu, aranzu «arancio, arancia» (albero e frutto; anche collett.); aráng’ ‘e sánguni «arancia sanguigna»; arángiu de mari «alcronio palmato» (polpo con polipaio carnoso); arángiu burdu «agrifoglio» (accostato all’arancio per via delle foglie lucenti); deriva dal corrisp. ital. (DES I 104; PLS 39). Vedi aranginu, arantzada.

aranguitzu, arranguitzu «qualcosa di bello, di attraente», dallo spagn. Aranjuez (splendida residenza estiva dei principi spagnoli) (DES I 104).

arantzada «aranciata» (dolce fatto con buccia cotta di arance, con miele e mandorle), da arantzu, arángiu «arancio».

aranzolu, ar(r)antzolu, ar(r)angiolu, arrangiò, arringiò, arrungiolu, ranzolu «ragno» (log., camp.); (Bosa, Oristano) «pesce lupo» o «spigola ragna»; aranzolu vúvulu «scorpione», lettlm. «ragno bovino» (perché il pungiglione sembra un lungo corno); deriva dal lat. araneolus (DES I 234, II 336). Vedi arrenza.

arare, arai «arare» (log., camp.), dal lat. arare (DES I 105). Vedi ara, aríngiu, aróngiu.

arastanesu, ventu ~ «libeccio» (Lula), lettlm. «vento oristanese», da Aristanis «Oristano», probabilm. incrociato con arista «resta del grano», che è danneggiato da quel vento (M.P.).

arathone «terra coltivata» (centr.), dal lat. aratione(m) (DES I 105).

aratoriu-a «(terreno) da arare» (mediev.), dal lat. aratorius (per svista manca l’etimo nel DES I 105).

aratru, aradu, arádulu/a, arau «aratro» (pansardo), dal lat. aratru(m) (DES I 105).

aratzu «arazzo», dal corrisp. ital.

arau «aratro», vedi aradu, aratru.

araxi (m.) «brezza fredda» (camp.); araxixeddu «brezzolina»; vedi araghe.

arba «brezza fredda o nebbia nociva alle piante ed ai frutti», vedi arva, avra.

arbada (f.) «vomere dell’aratro», vedi arvata.

arbadu-a «imbiancato, bianco-a»; arenada arbada «melagrana acerba», lettlm. «imbiancata», cioè «non ancora rossa» (camp.); dal lat. albatus-a (M.P.).

arbarantzeli, arvarantzeli, alvarantzeli (m.) «qualità di uva bianca» (camp. e Bosa), da arba ‘e ánzelu «(uva) bianca d’angelo» (storpiato in barratzellu «barracello» a Tinnura), da cfr. con áxina de ángiulus «uva serotina» (FPS 258), lettlm. «uva d’angeli» (M.P.). Cfr. arbasólica.

arbaranu «cartello d’asta, asta», vedi albaranu.

arbasólica «varietà di vite a frutto bianco» (Cuglieri), probabilm. dal napol. uva ‘nzoleca; arba «bianca» dal lat. albus-a (DES I 637). Vedi insólica; cfr. arbarantzeli.

arbaxi «orbace, panno di lana grossolana» (camp.), vedi albache.

árbere «albero», vedi árbore.

arbèscher(e), arvèscher(e) «albeggiare, spuntare dell’alba»; (Nùoro) chi non t’arbescat sa die ‘e cras(a) «che non ti albeggi il giorno di domani» (imprecazione); vedi alvèschere.

arbéschi(d)a «alba»; assa prima arbéschi(d)a «al primo albeggiare»; da arbèschere «albeggiare». Vedi alvéschita.

arbeschidóriu, arbeschidorzu (m.) «alba» (centr. e log.), da arbèschere. Cfr. orbescidórgiu.

arbidda «scilla, cipolla marina», vedi abridda, aspidda.

Arbiddera «zona piena di scilla» (Ghilarza, Paulilatino, topon.).

árbidu «albume», vedi arbu².

arbigai, arvigai, abbrigai «arroventare, infuocare» (camp.), dal lat. albicare (DES I 105).

arbile, arbili, arbibi «aprile» (log., camp.); arbili, su lépuri torrar a cuili «(in) aprile la lepre torna nella tana» (proverbio che afferma che al tempo opportuno ciascuno torna al luogo natio; Cagliari); vedi aprile.

arbiòi (m.) «lavanda selvatica, stecade», vedi abiòi².

arbisa (Lula), arvisa (Galtellì), frissa, frisa, frísia «inula vischiosa, ceppita» (Cupularia viscosa L., Inula viscosa Ait.); (Dorgali) vrissa «tasso barbasso» (Verbascum thapsus L.): relitto sardiano da confrontare – non derivare – col greco áphrissa «dracontea, serpentaria» (Arum dracunculus L.) finora privo di etimologia (GEW, DELG, NPRA 7) e quindi probabilm. “fitonimo mediterraneo” (M.P., OPSE 101, LISPR).

arbixedda, abrixedda «vite bianchetta» (camp.), dal lat. albus al dimin. femm. (DES I 106). Vedi erbixedda.

arbobbare «dar colpi alla cieca» (Orgosolo), probabilm. variante di addobbare.

arborare, arvorare «innalzare»; s’arborare «inalberarsi»; da árbore «albero» probabilm. sul modello del corrisp. ital. Vedi arburiáu, inarborare.

árbore, árbere, árbure, árbule, álbure, álvure, árburi (m. e f.) «albero» (log., camp.), dal lat. arbore(m) (DES I 105). Considerato però che questo appellativo latino è finora privo di etimologia (DELL, DELI²), è probabile che i seguenti topon. dimostrino che il fitonimo esisteva in Sardegna, nella lingua sardiana, prima che ve lo portassero i Romani: Arborèa [mediev. Arbare, Arbore (evidentemente Arbarè, Arborè), Arvarè, Arbarea, Arbaree, Arborea, Arboree, Arvorea] nome del noto Giudicato, probabilm. corrispondente all’altro Arbarèi (accento), il quale era il nome di una porzione della Marmilla che comprendeva i villaggi di Pauli Arbarei e Mara Arbarei (o Villamar), Arbaressa (= Baressa); Arballái, Arvallái (Fonni/Talana /Urzulei), Arvaddái (Olzai), Arbolái (Esterzili), Arbolotta (Onifai/Orosei), Arvuluthi (Oliena) (NPC, DILS II).

arbòre, arvòre «chiarore», «lampo»; ancu ti falet arbore! «che ti cali (addosso) un fulmine!»; ancu ti tzappen arborau! «che ti trovino fulminato»; vedi albore.

arborèssiri «diventare albero, crescere ed irrobustirsi di una pianta» (camp.), dallo spagn. arborecer (DES I 106).

arbrítzias «strenne» (plur.), vedi albrítzias.

arbu, arvu, alvu-a «bianco-a»; preda arba «pietra bianca o focaia» (di quarzite); dal lat. albus (DES I 106).

arbu², arvu², árbidu, abru, rab(i)u «albume» (log., camp.); arbu ‘e s’obu «bianco o chiara dell’uovo»; arbu ‘e s’ocru «bianco dell’occhio»; deriva dal lat. album (DES I 106).

arbuda, arbule/a, abrula, argule, alvule, arvuta (f.) «barbazzale, catenella della briglia del cavallo» (pansardo), da (b)arba «barba, mento» (DES I 177). Vedi barbuda.

arbulottare «perturbare, scompigliare, sconvolgere», «nauseare», vedi abbulottare, alborot(t)ai.

arbumannu (m.) «varietà di vite a frutto bianco», da arbu mannu «bianchissimo». Vedi mannu.

árbure, árbule, árburi «albero» (log., camp.), vedi árbore.

arburiáu-ada «adirato, infuriato-a» (camp., GSC), partic. di s’arborare, *arburiái «inalberarsi».

arbustu, argustu, agrustu «pergolato di vite», dal lat. arbustum (M.P.; LCS I 99).

arbuthu, arbutzu, arbussu «asfodelo», vedi alvuthu.

arbutzu «armento, gregge» (camp. rust.), probabilm. da un lat. *armucium variante di armentum (M.P.; senza etimo nel DES I 107). Vedi armentu.

arca «arca, cassa, cassone per abiti e biancheria»; (Cagliari) arcas e balías «ossatura di una barca», (fig.) «forza, energia, vigore»; sant’Elía, sant’Elía, fáiddi perdi is arcas e is balías «sant’Elia, sant’Elia confondi colui che minaccia»; deriva dal lat. arca (DES I 107; ONT 32). Vedi archedda.

arcada «arcata», da arcu «arco».

arcadas (plur.) «forza fisica» (Nùoro); no appo arcadas de facher nudda «non ho la forza di fare alcunché»; dallo spagn. arcadas «conati o sforzi di vomito» (M.P.). Vedi árpados.

arcáite «comandante di una delle torri litoranee antisaracene» (Siniscola), vedi alcáide.

arcali «arco di porta o di soffitto» (camp.), dall’ital. arcale (DES I 109).

arcantzare, arcantzai «ottenere» (log., camp.), vedi alcansare, alcantzai.

arcanu «arcano, mistero» (poetico), dal corrisp. ital.

arcare, arcai «inarcare, curvare» (log., camp.), da arcu «arco» (DES I 109).

arcatzionare «far freddo» (tanto da far avvicinare i cervi e i mufloni ai centri abitati in cerca di cibo?), forse da arcatzu «cervo o muflone di un anno» (M.P.; senza etimo nel DES I 108).

arcatzu-a, arcone «cervo-a o muflone di un anno», da arcu «arco» a causa delle corna a forma di arco (DES I 108).

archedda, acredda, arcedda «piccola arca o cassa», dal lat. arcella (DES I 107). Vedi arca.

archemissa, archimissa, alchimissa, alqimissa, erqemissa «lavanda selvatica» (Lavandula stoechas L.) dal lat. artemisia incrociato con arcus (l’arco di Artemide) (NPS 125).

archettada «impennata, sgroppada», da archette «archetto».

archette «archetto», dal catal. arquet (DES I 108). Vedi archittu.

archibbusada «archibugiata» (adoperato anche come esclamaz.), da archibbusu.

archibbusu «archibugio», dall’ital. ant. archibuso (DES I 108).

archibías «vie traverse» (Nùoro); facher archibías «cercarsi e non trovarsi»; da arcu ‘e bías lettlm. «arco di vie» (M.P.). Cfr. biabólicas.

archiladorzu (m.) «pastoia», da archilare.

archilai «affittare» (camp.), vedi alchilai.

archilare «impastoiare le bestie», da archile «garretto».

archile, arqile, ahhile, qarqile, alchile, alchili «poplite, piegatura del ginocchio, garretto» (log., barb. e camp.), dal lat. ancyla «poplite» (ThLL) incrociato con arcu «arco» (M.P.). Vedi anchile, isarchilare.

archittu «archetto, piccolo arco»; topon. s’Archittu (nome di uno scoglio traforato ad arco dall’azione del mare; S. Caterina di Pittinuri); dimin. di arcu «arco». Vedi archette.

archizone «ricamo fatto ad arco», da arcu «arco» (DES I 109).

archizu «archetto da ricamo», anche «archeggio», dal corrisp. ital. (DES I 109).

árcia (f.) «penzolo d’uva» (camp. rust.), di origine ignota per il DES I 109, forse relitto sardiano per il quale non ho trovato riscontro in altre lingue da me conosciute (LISPR).

arcidai «imbiancare con la calce viva» (camp.), da a + carcinai² (GSC 16).

arcile «trogolo di fontana» (Fonni), vedi barchile (DES I 178).

arcione, arcioni «arcione» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 109).

arcipressu «cipresso», dall’ital. arcipresso. Vedi cipressu.

arcireddu «falco» (Sant’Antioco), arcideddu «gheppio» (Iglesias), deformazione dell’ital. ac(c)ertello (DES I 109; corrige OPSE 199).

arcivu, artzivu «archivio», dallo spagn. archivo (DES I 109).

arcolai, arcobai «affaccendarsi in casa» (camp., GSC), propriam. «girare come l’arcolaio», da arcolau, arcoláriu «arcolaio».

arcoláriu, arcolau, arculau, ocrolaju, oncrolaju, orcuuáriu, sroccobáriu, srocuuáriu, doccubaju «arcolaio» (centr., log. e camp.), dal corrisp. ital. (DES I 108). Vedi arcolai.

arcone «cervo o muflone di un anno», vedi arcatzu, ercone.

arcone² «grande arco, valico fra monti», accrescitivo di arcu.

arcova «alcova», «camera da letto interna dei sottani» (Cagliari), vedi alcova.

arcu, arqu, alqu «arco», «valico» (log., camp. e barb.); arcu ‘e sa sedda «arcione»; arcu ‘e sa pettorra «clavicola»; deriva dal lat. arcus (SSls 169; DES I 108). Vedi arcare/ai, arcatzu, archibías, arcone², isarcau.

arcu² ‘e chelu, ‘e sole, ‘e s’ abba, ‘e Noè(u), celesti «arcobaleno», lettlm. «arco di cielo, di sole, dell’ acqua, di Noè, celeste»; arcunieri lettlm. «arco nevoso», da nie «neve»; arcu paradu lettlm. «arco teso»; arcu ‘e donnu Deu lettlm. «arco di Domineddio»; (Cagliari) arcu de mengianu signalat tempus malu, arcu de mirí fait bella dí «arcobaleno di mattina segnala tempo cattivo, arcobaleno di sera, (domani) fa un bel giorno» (DES I 108, II 170). Vedi arcu; cfr. circu² ‘e celu.

arculentu, argulentu, alqulentu «abrotano» (Artemisia abrotanum L.), da un lat. dotto *acrulentus «(dall’odore) acre», fatto sul modello di aquilentus, luculentus, opulentus, sanguinolentus, suculentus, turbulentus (M.P.).

árculu «alcool» (Lodè), dal corrisp. ital.

arcusa, ancusa «lattina con beccuccio per l’olio», dallo spagn. alcuza (DES I 109).

ardamente, bardamente «altrimenti, diversamente, solamente», dal tosc. ant. altramente (DES I 178). Vedi atteramente.

ardentza «calura, ardore»; Ortzái ardentza «Olzai calura», blasone popolare attribuito a questo paese per la sua posizione entro una conca (DSIL 1350).

árder(e), árdiri «ardere» (log., camp.), dal lat. ardere (DES I 109). Vedi arthu.

árdia «guardia del corpo del santo» (log.), «portantina delle statue dei santi» (Bitti), da bárdia, (b)árdia «guardia del corpo del santo» (M.P., UNS 211 I 600-601).

ardidu, ardíu-a «ardito, coraggioso, temerario-a», dal corrisp. ital. (DES I 109).

ardile «coraggio, volontà di agire» (Orgosolo), probabilm. dall’ital. ardire.

ardilosu-a «ardito, coraggioso-a» (Orgosolo), da ardile.

ardone «sugherone, primo e scadente strato del sughero» (Fonni), variante di gherdone, gardone.

areddare, agheddare «disseccare, inaridire» (anche rifl.), da un lat. *arellare (REW 628; DES I 109). Vedi árridu.

aregu, arregu-a «greco-a», vedi grecu.

arêi «arena, sabbia» (camp. rust.), vedi arena.

arèi, arèigi, arede (f.) «gruppo,-etto» (camp.), dal lat. grege(m) (DES I 109). Vedi arexedda.

arema, aremu «arena, sabbia, macerie, terriccio», da arena «arena» (M.P.).

aremai «riempire di terriccio o detriti un canale», da arema. Vedi arremadroxu.

arena, arêi, anêa, anêi «arena, sabbia»; male/i dess’arena «renella» (malattia); (Cagliari) saluri tengas cant’arena c’est in mari «che tu abbia tanta salute quanta arena c’è nel mare»; deriva dal lat. arena(m) (DES I 110). Vedi arema, marimundu, rena.

arenada, mel’arenada, mela renada (f.) «melograno e melagrana» (albero e frutto); arenada arbada «melagrana acerba», lettlm. «imbiancata», cioè «non ancora rossa» (camp.); (Cagliari) fai sa mat’ ‘e s’arenara «fare querciola»; s’arrisu de is crabittus de Pasca «il riso dei capretti di Pasqua» (riferimento alla testina spellata che sembra ridere); s’arrisu ‘e s’arenara, arrutta a terra e scuartarara «che la risata ti vada a male, come la melagrana che cadendo a terra si squarta», vedi mela granada.

arenare, arenai (rifl.) «arenarsi, insabbiarsi» (log., camp.), da arena  Vedi surenare.

arenárgiu «granchio di rena o canino» (crostaceo; camp.), dal lat. arenarius

arenáriu, arenarju, arenárgiu, arenarzu, renarzu «arenaio, arenile, luogo pieno di arena, terreno arenoso» (centr., camp. e log.), dal lat. arenariu(m) (DES I 110).

areneri, reneri «vasetto contenente sabbia» (antiq.; si adoperava per asciugare l’inchiostro della scrittura), dal catal. arener (DES I 110).

arenga, arengu «grossa aringa salata», dal catal. arench, spagn. arenque (DES I 110). Vedi arengada.

arenga² «fioritura, generazione o leva dei maschi»; (Cagliari) cancioffa ‘e prima arenga «carciofo di prima cimatura»; forse dal catal. arreng(l)ar «allineare, schierare» (M.P.).

arengada, aringada, (ar)rangada «aringa salata, salacca» (Alosa communis), dal catal. arengada (DES I 110). Vedi arenga.

arenosu-a «arenoso, sabbioso-a», dal lat. arenosus (REW 631a I 104).

areréu «parentato, discendenza, stirpe» (Cagliari), dallo spagn. heredero «erede» (M.P. I 490). Vedi erederu.

areste, aresti «agreste, rude, rozzo, scorbutico, selvatico-a» (log., camp.), dal lat. agrestis-e (DES I 62). Vedi agreste.

aresu² «gruccione, merope» (uccello mangiatore di api; Tonara), vedi apiaresu.

aresu-a «imbrancato, addomesticato, mansueto-a» (camp., GSC), probabilm. dal un lat. harensis-e, a sua volta da hara «stalla» (M.P.).

aréticu, arréticu «eretico» (camp.); logu aréticu «campo incolto»; dal corrisp. ital. (DES I 490). Vedi eréticu.

aréu «erede», «discendenza, parentato, stirpe» (camp.), vedi eréu.

arexedda ‘e erbèis (f.) «gruppetto di pecore» (camp.), dimin. di arèigi, arèi (DES I 109).

arga «alga marina», spazzatura, mondezza», «concime, letame», vedi alga, argamile, argúmene.

argadare «gramolare il lino, maciullare», «frugare dappertutto», vedi arganare (M.P.).

argaddu «inserto triangolare di stoffa applicato alle ascelle delle maglie» (Orgosolo), probabilm. da argaddu², per la puzza delle ascelle.

argaddu² «tartaro, gromma, crosta di sporcizia, luridume», vedi aragaddu.

argamassa «malta, calce macerata», dal catal. argamassa, spagn. argamasa (DES I 110).

argamile (m.) «immondezza, spazzatura», da ascamile «nauseante» incrociato con arga «spazzatura» (vedi) (DES I 110, 134).

argamilossu «farabutto, mascalzone» (DitzLcs), da argamile.

árgana, árgala, (b)árgada, árgheda, árghida «gramola, maciulla», da un lat. *argana, a sua volta dal greco tà órgana (REW 6097; DES II 192). Vedi òrganu², suttárgana.

arganare/ai, argadare, alganare, algadare «gramolare il lino, maciullare», da árgana, árgada «gramola, maciulla» (M.P.).

arganzare «rimediare alla buona, rattoppare, rammendare» (centr.), probabilm. iterativo di argare «concimare» (M.P.).

arganzu «rattoppo», da arganzare.

argare « spandere il letame, concimare», da arga «concime» (DES I 110). Vedi aligare.

argaría «spazzatura, mondezza», «gentaglia», da arga «spazzatura». Cfr. zentaría.

argassa «pecora o capra che ha perduto il figlio» (Fonni), da argassare.

argassare «togliere i figli alle pecore o alle capre» (Fonni), probabilm. variante di accrassare «rapinare, rapire» (M.P.).

argauthi «varietà di fico» (Orani), di origine ignota.

argazinu (m.) «chiocciolina, lumachina», lettlm. «aguzzino», vedi alguzinu, arguzinu.

argentera «argentiera, miniera d’argento», dal corrisp. ital.

argenteri «argentiere» (Onifai), dal corrisp. ital.

argentu, axrentu «argento» (camp. e Sarrabus); argentu biu «argento vivo»; dal corrisp. ital. (DES I 111). Vedi arghentu, arientu.

arghentare «depurare, raffinare», dal lat. ad + recentare (DES I 111; corrige LELN 57). Vedi alghentare, arghentu².

arghentolu, aghentolu, aighestolu, ingrastolu, ingrustolu «esofago, gola» (log. sett.), dal gall. gjalgastolu (DES I 111).

arghentu, alghentu «argento» (centr. e log.), dal lat. argentu(m) (DES I 111). Vedi argentu, arientu.

arghentu² «miele o sapa che vanno depurandosi con la bollitura», da arghentare.

arghidda, argidda, arghiddu, agriddu «argilla, creta», «terreno argilloso» (log., camp.), dal lat. argilla (DES I 111).

arghiddosu-a «argilloso-a», da arghidda.

arghiutzu «individuo poco serio» (Orgosolo), dimin. di arga «birbante».

árgia, arza, arxa «mutilla, ragno volterrano» (Latrodectus tredecimguttatus; log. e camp.), vedi vária.

argilestra/u, angiulette, gargiletta, lulgetta, lucesti «lucertola» e «stellione» (Ogliastra), probabilm. relitto sardiano da confrontare col lat. lacerta (finora privo di etimologia) (M.P.). Vedi thilicherta.

argiola, orgiola «aia» (camp.); Mese ‘e Argiolas «Luglio»; vedi ariola.

argiolai «trebbiare», (fig.) «ciarlare, chiacchierare» (camp.), vedi ariolare.

argioleri-a «chiacchierone-a» (camp.), da argiolai «chiacchierare».

argiolu (m.) «chiacchiera», da argiolai «chiacchierare» (DES I 112).

argori (m.) «agrezza, acidità» (camp.); s’~ de su limoni «l’agrezza del limone»; vedi agriore, agrori, argura.

argu-a «agro, acido-a», vedi agru, acru (DES I 51). Vedi argura.

arguái! «guai!» (esclamaz.), anche «guaio» (sost.), dal corrisp. ital. (DES I 600). Vedi guái.

arguatzili «sbirro, usciere» (camp.), vedi alguatzile/i.

argue(n)a, arguene «canna della gola, gorgozzule, esofago, trachea» vedi gorgoena.

arguire, aggruire, arguiri «arguire, dedurre da indizi, disputare», anche «allestire, apparecchiare, preparare» (log., camp.);  dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. argüir (DES I 111).

arguiri² «biasimare, riprendere» (camp.), dall’ital. arguire, redarguire (DES I 111).

argulattosa «latticrèpolo» (Reichardia picroides Roth) (Ollolai, Olzai; VIN 624 s.v. torsolo), lettlm. «agro-lattiginosa», da argu «agro» + lattosa «lattiginosa» (M.P.; manca in DES e NPS). Vedi argussédiu, lattosa; cfr. lattaredda.

argule «barbazzale, catenella della briglia del cavallo», vedi arbuda.

argulentu «abrotano», vedi arculentu.

argúmene «mucchio di immondezza», da arga «immondezza» (vedi) (DES I 110).

argumentare, argumentai «argomentare, presentare argomenti, ragionare» (log., camp.), dal corrisp. ital. oppure spagn. argumentar

argumentu «argomento», dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. argumento

argunos «alcuni» (plur.) (Orgosolo), dallo spagn. alguno.

argura «agrezza, acidità» (camp.), da argu «agro, acido». Vedi argori.

argussédiu, argusseju «lattaiola», «germoglio del latticrepolo» (Olzai; VIN 624 s.v. torsolo), probabilm. relitto sardiano o protosardo; il confronto con l’altro nome della pianta argulattosa (vedi) rende possibile isolare argu «agro», ma il secondo membro resta inspiegato (M.P.; manca in DES e NPS).

argustarju «sito di lambrusca o vite selvatica» (Orune). Vedi agrustu.

argustu «pergolato di vite», vedi arbustu.

arguzinu «aguzzino, carceriere», dall’ital. ant. alguzino (DES I 111 inesatto). Vedi alguzinu, argazinu.

arhibintu «fringuello» (Milis), lettlm. «(dalle) ali dipinte», da ala «ala» + pintu-a «dipinto-a» (DES I 66). Vedi aliária, alibintu.

ari «aria» (Mogoro), variante di áiri (DES I 56). Vedi áera, ária.

ari!, árichi!, arigá! interiez. primitiva di disapprovazione o di approvazione ironica (DES I 112).

ária «aria» (camp.), dal corrisp. ital. (DES I 56). Vedi áera, áiri.

ariái «arieggiare, somigliare», «riconoscere un individuo per la sua somiglianza con un altro» (camp.), da ária (DES I 56). Vedi a(gh)erare, erai.

árichi!, arigá! interiez. primitiva di disapprovazione o di approvazione ironica, vedi ari!

aricrária, aricráglia, arigarza, alicária, aligarza, uricráglia (f.) «ravanello grosso», anche «carota» (centr. e log.), dal lat. radicaria (DES II 332; NPS 138, 232).

arida «diminuzione», «correzione, emendamento», forse dall’ital. (in)aridire (privo di etimo nel DES I 112).

arideddu, alid(r)eddu, alitreddu, alitzeddu, olideddu «lampagione o cipollaccio», «aglio selvatico» (Muscari comosus Mill.); lidreddu «testa di aglio selvatico»; cogn. mediev. Orrodellu, Orrodelle (CSMB 3, 8, 99, 209, 214); probabilm. relitto sardiano da confrontare – non derivare – col lat. arotellum «aglio selvatico» (Allium ampeloprasum L.) (di origine ignota; NPRA 26) e dunque quasi certam. “fitonimo mediterraneo” (M.P).

áridu-a «arido-a» (fig.), dal corrisp. ital. (DES I 125). Vedi árridu.

arientu (mediev.), arjentu (Baronia) «argento», dal tosc. ant. ariento (DES I 111). Vedi arghentu, argentu.

arigá! interiez. primitiva di disapprovazione o di approvazione ironica, vedi ari!

arigusta «aragosta», vedi aligusta.

arilqu (m.) «farina di prima qualità» (Orgosolo), dal lat. farric(u)lu(m) anche incrociato con farina. Vedi farricru.

arimutzu, ariputzu «asfodelo», vedi alvuthu.

arina (‘e) cápute «questua di doni fatta dai ragazzi a Capodanno», lettlm. «farina di Capodanno» (Bitti); arina lumbarda «farina 00, fior di farina» (Orgosolo); vedi farina.

arindu «tanaceto» (Tanacetum vulgare L.), dal catal. tanarida «tanaceto» (NPS 99).

aringada «aringa salata, salacca», vedi arengada.

aríngiu, arinzu «seminato», «aratura», «sito e tempo dell’aratura» (camp. e log.), da arare/ai «arare» (DES I 105). Vedi ara, aróngiu.

aringu «spazio della corsa dei cavalli», vedi arringu.

ariola, arjola, arriola, argiola, arzola, axrola, axròua, (b)asola, orgiola, rexòua, sraxova «aia», «raccolto dell’aia» (centr., log. e camp.); siscura s’ariola chi non timet furmica «poveretta l’aia che non teme le formiche» (perché evidentem. è vuota oppure scarsa); dal lat. areola (DES I 112).

ariolare, arriolare, arzolare, (b)asolare, argiolai «trebbiare» (centr., log. e camp.), da ariola.

ariolu, arriolu, argiolu, arzolu, alzolu, axróu, azroru «orzaiolo» (centr., log. e camp.), vedi oriolu.

ariolu², arriolu² (m.) «idea fissa, fissazione, idea che gira per la testa», «grattacapo», vedi oriolu².

ariopranu «aereoplano, aereo», dal corrisp. ital.

ariseru «ieri»; ariseru a mirí/notti «ieri sera» (camp.), vedi erisero/u.

arista, rista «resta, barba del grano», dal lat. arista (DES I 112), però con spostamento in avanti dell’accento. Vedi resta/e.

aritzu, arittu, arritzu «riccio di castagna» (DitzLcs), il quale è da confrontare – non derivare – col lat. ericius «riccio», finora di origine incerta (DELL 200; DELI). Cfr. topon. Aritzái (Talana), Gheritho (Sarule) (M.P.). Vedi invece erithu; cfr. erisone.

arjolare «fare l’aia, trebbiare» (Orgosolo), da arjola, ariola.

arma «arma»; armas de Deus «sacramenti» (intesi come armi spirituali per il trapasso); dal lat. arma (DES I 112; LCS 105).

armaderi dessu sóui «sito solatio» (Mogoro), probabilm. dal catal. arrimader deformato e confuso con armare (DES I 125).

armádiu, armáriu, armarju, armarzu, armágliu, amráriu, immáriu, romáriu «armadio per cibi o stoviglie e piccoli attrezzi» (centr., log. e camp.), rispettivam. dal corrisp. ital. e dallo spagn. armario (DES I 113 inesatto).

armamenta (f. sing.) «corna delle bestie», da armare.

armanu, ermanu, ozu armanu «olio di oliva» (Orgosolo), vedi ghermanu.

armare, armai «armare», «corredare», «preparare, macellare, tagliare a pezzi una bestia, spellarla» (camp. e log.), dal lat. armare.

armarolu «armaiolo», dal corrisp. ital. (DES I 113).

armentare «riunire un armento», da armentu «armento bovino» (DES I 113).

armentáriu «amministratore di grandi proprietà fondiarie, economo, curatore» (mediev.); s’Armentárgiu topon. di Sarule; dal lat. armentarius (DES I 113).

armentu «armento bovino», dal lat. armentum (DES I 113). Vedi armentare, arbutzu.

armeri «armaiolo», dal catal. armer, spagn. armero (DES I 113).

armidda (f.) «pepolino, serpillo, sermolino», dal lat. armilla [dato come anatolico (Oribasio, NPRA 25)] (DES I 113; NPS 135). Vedi Armiddái (Siniscola).

armiddare «avere una bella presenza», (rifl.) «agghindarsi, adornarsi», dal lat. armilla «braccialetto» (ingiustificati i dubbi del DES I 113).

armignu, armíniu, ermíniu (m.) «mozzetta d’ermellino dei canonici», dallo spagn. armiño, ant. arminio (DES I 114).

armigoddu, armigoddinu, armucoddu, ermucoddu, framucoddu; a armucoddu «ad armacollo, a tracolla»; armigoddos (m.) «bretelle»; dal corrisp. ital. Vedi murucoddera.

arminare «preparare, ordire» (mediev.), arminzare, irminzare, imminzare, orminzare «armeggiare, macchinare, ordire», da arma incrociato con ordinzare «ordinare» (DES I 113, II 191). Vedi artimintzare, umizare.

árminu, arminzu «arnese, attrezzo, strumento», «armeggio», da arminare, arminzare «armeggiare» (DES I 113).

armissáriu, armissarju, ammessarzu, ammisságliu, ammissalzu «stallone, cavallo da monta» (centr. e log.), dal lat. armissarius, admissarius (REW 177; DES I 114; ONT 32).

armu, almu «garrese del cavallo»; (log. sett.) almu anche «guidalesco nel garrese del cavallo»; dal lat. armus (DES I 114).

armuár, armuá «armadio», dal franc. armoir.

armucoddu, a ~ «ad armacollo, a tracolla», vedi armigoddu.

armudiái «equilibrare, bilanciare, accordare» (camp.), da un *armuniái «armonizzare» (GSC 17).

armuè «panno di seta marezzata», «(a)moerro», dallo spagn. ant. mué, muer incrociato con l’ital. ant. amuerre (DES I 114).

armuratha, armuratta, armuranta, armulantha, armulatza, ambu(l)atza, ambruttatza, ammuratha, aburlanta, brullantha, irmulatha «armoraccia, rafano selvatico» (Armoracia rusticana; Raphanus raphanistrum L.), dal lat. armoracea (DES I 114).

armussa «mozzetta dei prelati», dal catal. armussa, almussa (DES I 114).

armuthu, armuttu «asfodelo», vedi alvuthu.

arna, árnia «tarma, tignola», deriva dal catal. arna (DES I 114). Vedi árrana.

arone «riccio della castagna» (Gavoi, Orani), probabilm. variante di erone «cesto di giunco o di vimini» (DES I 114, II 606).

aróngiu, aronzu «seminato», «aratura», «sito e tempo dell’aratura» (camp. e log.), da arare/ai «arare» (LS 352, 353; DES I 105). Vedi ara, aríngiu.

árpados (plur.) «forza morale» (Nùoro); no appo sos árpados de rispòndere «non ho la forza di rispondere»; variante di arcadas (M.P.).

arpau «scorpione» (Escalaplano, Perdasdefogu), lettlm. «arcuato» (a causa della coda), dal lat. arcuatus, arquatus (DES I 114).

arpía «arpia», dal corrisp. ital.

arpiadori «ladro» (camp.), da arpiái.

arpiái «rubare» (camp.), dal tosc. arpare oppure dal catal. arpar (DES I 115).

arpilare (rifl.) «sentire la pelle d’oca, avere paura, rabbrividire», vedi urpilare.

arpile «arpione», dal corrisp. ital. con cambio di suff.

arqile «poplite, garretto, piegatura del ginocchio» (barb.), vedi archile.

arqu «arco», «valico» (barb.), vedi arcu.

arra (f.) «anello, anello matrimoniale»; arras «orecchini» (plur.); dal lat. arra(e) «regalo dello sposo alla sposa» (DES I 115). Vedi árria.

arrabattare, arrabatzare «raccogliere», dal catal. arrabassar (DES I 115).

arrabattu, rabattu «tralcio secco della vite, sterpo», dal catal. rabassó (CVS² 112).

arrabatzonare «diventar grosso», da a + rabatzone «ceppo della vite» (DES II 332).

arrabbiare, arrab(b)iái «arrabbiare, incollerire, infuriare» (per lo più rifl.; log e camp.), dal corrisp. ital. (DES I 115). Vedi arribbíu.

arrabbiosu, arrabiosu; ossu ~ «malleolo, noce del piede»», lettlm. «osso rabbioso», dal corrisp. ital. (DES I 116). Vedi raggiosu.

arrábbiu, arrábiu (m.) «rabbia» (anche quella dei cani), da arrabbiare/ai.

arrabbíu, irrib(b)íu «animale mostruoso, serpe, insetto infestivo», da arrabbiare/ai (DES I 115).

arraccadas, arrec(c)adas «orecchini con pendenti», (plur.; camp.) anche «tettole della capra»; dal catal.-spagn. arracada, arrecada (DES II 606).

arraccioni, fai s’~ «fare il mezzadro» (camp.), dal lat. ratione(m) (DES I 116).

arrada (f.) «errore», vedi errada, arru.

arraddadore «raschiatoio o paletta del pungolo per raschiare l’aratro», dal lat. rallum (DES I 116).

arradellu «lillatro, fillirea», vedi arridili.

arradicare, arraicare «mettere paletti di sostegno alle piante», da a + rádica «palo di sostegno alla vite o agli ortaggi». Vedi arraicare.

arradiqinare «mettere radici» (Orgosolo), da a + radiqina «radice».

arraffilai, arreffilai «raffilare, pareggiare, scagliare con violenza, menare un colpo» (camp.), da a + raffilai, reffilai (DES I 120). Vedi arremilai.

arragaddau-ada «indurito-a» (Nùoro), probabilm. da arragorau-ada «gelato-a» incrociato con aragaddu «tartaro» (M.P.).

arraganatu, arraganau-ada «avaro, tirchio-a» (Lodè, Nùoro), probabilm. vocabolo fonosimbolico incrociato con gana «fame» (M.P.). Vedi araganzatu, aragattu.

arraganzare «rammendare, rattoppare, accomodare» (centr.), probabilm. dall’ital. arrangiare incrociato con ragas «calzoni» (M.P.).

arragau, arragatzau-ada «rauco-a», «che russa» (camp.), da un lat. *raucare. Vedi arrangulau, sarracrare, sarragai (DES II 384-385).

arrággiu «raggio di sole», «raggio di ruota», «fulmine»; vedi rággiu, raju «raggio».

arragliare «terminare la zappatura», da a + ráglia «striscia di terra per il lavoro di ciascun contadino» (DES II 334).

arragodai «ricordare» (camp.), vedi arregordare/ai.

arragone (m.) «rabbia, stizza» (centr.), probabilm. da arregonare «essere ritroso» (DES I 122). Vedi aragone².

arragonosu-a «irascibile, stizzoso-a», da arragone.

arragorau-ada «gelato-a»; nibe arragorau «neve gelata»; da arragore «gelo». Vedi arragaddau.

arragore «gelo», vedi arregore, arragorau.

arraicare «mettere paletti per sostenere piante»; (Baunei) «punzecchiare le persone svelandone amori segreti o presunti» (BNI 279), vedi arradicare; cfr. terracuza.

arraidori (m.) «rasiera» (bastoncino usato per togliere il colmo delle granaglie dallo staio; camp.), vedi raidore (DES II 333).

arráiga «radica, radice della vite», «paletto per la vite od ortaggi» (camp.), vedi rádica, arraicare.

arraíga, arreíga, arriga (f.) «ravanello, ramolaccio», (Orgosolo) «insieme di avversità, problemi vari», (Cagliari) anche «membro virile»; deriva dal lat. radic(u)la (DES II 333).

arraigai (rifl.) «starsene ozioso in un posto» (camp.), dallo spagn. arraigarse (DES I 116).

arraighina «radice», vedi raighina, radichina.

arraighinare «abbarbicare», da a + raighinare «abbarbicare».

arráis, rais «capo della ciurma delle tonnare», dal sicil. ràisi «capo di un’imbarcazione da pesca», a sua volta dall’arabo arrâ’is (DICS).

arrajolare, arragiolare, arraulare, arrajolire, arragiolire, arrazonare/ire «far arrabbiare», (rifl.) «arrabbiarsi molto, esser rabbioso» (detto in tono dispregiativo rispetto a chi si arrabbia); deriva dal lat. ad + rabies (DES I 115). Vedi arrazonare, raggiosu, rajolu.

árrala «tarma, tignola» (Perdasdefogu), vedi árrana.

arralla (f.) «solco della ruota del carro», dal catal. ralla «linea» (DES II 334). Vedi ráglia.

arralla², arrállia «ciarla, mormorazione, stizza», «vibrazione, fruscio», da arrallai.

arrallai «ciarlare, sbraitare» (camp.), dal catal. rallar (DES I 116).

arramacciái «ribadire», vedi arremacciái.

arramadura «fiorita, infiorata» (per feste religiose; sost.); (Oliena) «felce femmina» (Asplenium Filix foemina Bersch.); dal catal. enramadura (DES I 117).

arramalettu «mazzolino di fiori», dallo spagn. ramillete (DES II 335). Vedi ramalettu, ramagliette.

arramare, arramai, arromai «ornare di frasche le chiese nelle feste, spargere i fiori nelle vie dove passa la processione» (log., camp.), dal catal. enramar (DES I 117).

arramattare «abborracciare», «fermarsi per stanchezza» (Nùoro), dall’ital. arramacciare «abborracciare, affastellare» (GDLI) (M.P.).

arrambare «appoggiare», dal catal. arrambar «accostare» (DES I 125 impreciso).

arramenare, arraminare, arraminai «prendere il verderame, ossidare, dare il solfato di rame» (log., camp.), da arrámene/ini «rame» (DES II 335).

arramenarza, arramanarxu «gramigna» (camp.), dal lat. gramen + ariu-a (DES I 586).

arrámene, arrámini «rame», «recipiente di rame» (log., camp.); arrámene!, arrámini! esclamaz. eufemistica rispetto all’altra raju!; deriva dal lat. aeramen, *aramen (DES II 335). Vedi rámene, arramenare.

arraminaju, arramanaju, arraminarzu, arromanárgiu «ramaio, calderaio» (log., camp.), varianti di ramenáriu.

arrampare, arrampanare, arramponare, (antiq.) rampanari «riconoscere la stirpe o genia di un individuo», «intravedere da lontano»; (Nùoro) non lu potto arrampanare «non riesco a riconoscerlo» e poi «non lo posso sopportare»; da rampu, arrampu «ceppo, genia, stirpe, parentela» (M.P.; erra il DES I 117).

arrampile, arrampíu «ceppo, genia, stirpe, razza di bestiame», da rampu, arrampu «ceppo, genia, stirpe, parentela». Vedi rampile.

arrampionare «rapire, prendere con violenza», vedi arrappionare.

arramponu (m.) «resistenza, tenacia», da arrampionare.

arrampu «ramo, tronco d’albero», «ceppo, genia, stirpe, parentela»; arrampu de coraddu «branca di corallo»; variante di rampu. Vedi arrampare.

arrampuddire «ripullulare, spuntare dei polloni, germogliare», da a + rampuddire.

arrampuddíu-a «ringalluzzito-a», partic. di arrampuddire.

arrampuzare, arramputzare «campicchiare, vivacchiare, ingegnarsi», da arrampu «ramo» (M.P.).

arramu «ramo» (camp., Fonni); cobèrriri de arramus «coprire di frasche»; dal lat. ramus (DES II 335). Vedi ramu.

arrána (camp.), arraqa (Sarrabus) «rana»; arrana (b)irdi «raganella»; arrana manna, mudditzosa, niedda, pabeddosa, sicca/’e siccu, ‘e sole «rospo», lettlm. «rana grande, molliccia, nera, pustolosa, secca/di secco, di sole»; is arranas «le scrofole»; vedi rana, arana, arranedda (DES II 122, 335).  Vedi arranali.

árrana (Escalaplano), árrala (Perdasdefogu), árraqa (Sarrabus) «tarma, tignola»; vista la forma fonetica e la attestazione in località molto isolate, è probabile che il vocabolo sia un relitto sardiano da confrontare – non derivare – col catal. arna (finora di origine incerta; DECLC) ed entrambi di “matrice mediterranea” (M.P.). Vedi arna.

arranali «lumacone nudo», «lumaca, limaccia» (camp.), probabilm. da riportare ad arrana «rana» (DES I 117, III 504).

arranca, arrancada, arráncula (f.) «graffio», dallo spagn. arranque «strappo» (DES I 117; erra in I 223).

arrancare, arrancai «arraffare, strappare, svellere, graffiare» (log., camp.), dal catal.-spagn. arrancar «strappare, svellere» (DES I 117; erra in I 223). Vedi arranculare.

arrancare², arrangare, arrancai² «arrancare, zoppicare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 117). Vedi rángulu².

arranconi, arrenconi, arrinconi «angolo, canto, cantuccio» (camp.), vedi rancone, pisciarrenconis.

arrancu «rango, fila»; arrancu ‘e parentela «trafila di parentela», dal corrisp. ital. oppure spagn. (M.P.).

arrancu² «cammino faticoso o penoso», da arrancare² «arrancare».

arrancu³ «cattivo odore, puzza, traccia di odore» (Nùoro e log.), rancu «dispiacere, risentimento» (Mores, DitzLcs), dal lat. rancu(m) «rancido» (CGL II 451, 3) (manca nel REW). Vedi ráncher(e).

arrancu4 «slancio, energia», dallo spagn. arranque (DES I 117).

arranculare «graffiare», iterativo di arrancare «graffiare» (DES I 223).

arranda «trina, merletto, pizzo» (camp.); cuscinu de fai arranda «tombolo»; dallo spagn. randa (DES II 336). Vedi randa.

arrandai «far merletti» (camp.), da arranda.

arrándula «ghiandola», «giogaia dei bovini», «sottomento del maiale», vedi rándula, grándula.

arranedda «raganella, crepitacolo della settimana santa», dimin. di arrana «rana» oppure calco del corrisp. ital. (DES II 336).

arrangada «aringa salata, salacca» (anche collett.), vedi arengada.

arrangiadura, arranzadura «arrangiatura, rabberciatura» (camp. e log.), dal corrisp. ital.

arrangiái, arranzare «arrangiare, rabberciare» (anche rifl.; camp. e log.), dal corrisp. ital. (LCS 105).

arrangiolu, arangiolu, arrangiò, arringiò, arrungiolu, ranzolu «ragno» (camp. e log.); arangiolu sulau (m.) «malmignatta, mìgale», lettlm. «ragno soffiato» (forse perché si riteneva di ucciderlo soffiandogli addosso); vedi aranzolu.

arrángiu «ragno» (Seui), dal lat. araneus (DES II 336). Vedi arángia, aranzolu.

arrángiu², cardu ~ «calcatrepppolo», dal lat. eryngium incrociato con arrángiu «ragno» (M.P.).

arrangulau-á «rauco-a, con la gola molto infiammata» (Orgosolo), probabilm. frequentativo di arrag(atz)au «rauco».

arrangulosu-a «che dà fastidio alla gola» (Orgosolo), da arrangulau.

arranomonai «nominare, menzionare» (camp.), vedi arrenomenai (DES I 122; erra in II 175).

arrantantira, arratantira, ra(n)tantira (f.) «corteo carnevalesco di maschere cadenzato da tamburi ed altri strumenti» (Cagliari), vocabolo di natura onomatopeica (DES I 117). Cfr. andira.

arranzare «arrangiare, aggiustare», vedi arrangiái.

arranzare² «ringhiare, brontolare»; fagher arranza-arranza «far lima lima» (imperat. iterato come sost.); vedi (ar)raunzare (DES II 340). Cfr. arrásica-arrásica!, arrènnega-arrènnega!, arringa-arringa! e derre.

arranzare³ (rifl.) «ridursi in zolla o palla» (detto del sale e dello zucchero), da a + ranza «granello» (DES I 588).

arraore «caldo intenso che strina» (Orgosolo), dal lat. rigore(m). Vedi arregore, arragore.

arrapí «ripario precario, capanna dissestata» (Orgosolo) probabilm. variante di garrapíu² «bugigàttolo, stambugio».

arrapignai, arrapinai «rapinare, rubare» (camp.), rispettivam. dallo spagn. rapiñar e dal corrisp. ital. (DES II 337). Vedi rapina, raspignare, arraspinzare.

arrapillai «pigliare, ripigliare» (camp.), dall’ital. ripigliare (DES I 118).

arrapp(i)are «arrappare, prendere con violenza, raccattare», «privare di tutto il danaro l’avversario di gioco», dal corrisp. ital.

arrappare, arrappai «radere la testa a zero» (log., camp.), variante di rap(p)are/ai (DES II 337).

arrappare², arrappai² «arrapare, eccitare sessualmente» (log., camp.), dal corrisp. ital.

arrappatziccas «raccatta-cicche» (detto anche di chi vive raccattando qua e là), da arrapp(i)are «portar via» + tzicca «cicca di sigaro o sigaretta».

arrappiante «ladro», da arrapp(i)are «prendere con violenza».

arrappionare, arrampionare «rapire, prendere con violenza», iterativo di arrapp(i)are.

arrappu; túndere, túndiri ~ «radere la testa a zero», dallo spagn. al rape (DES II 337). Vedi rapu.

árraqa «tarma, tignola» (Sarrabus), vedi arna.

arrasai «recitare il rosario, pregare» (camp.), vedi arresai, rasare², resare.

arrasare, arrasai² «rasare, radere, appianare le misure di capacità per cereali, misurare granaglia a raso» (log., camp.), vedi rasare.

arrascare, arrasciare «graffiare» (del gatto), dallo spagn. rascar (DES I 118). Vedi ráscia.

arraschiare, arraschiái «raschiare» (anche la gola; log. e camp.), vedi raschiare, craschiare.

arráschiu «raschio, raschiamento di gola», da arraschiare  Vedi cráschiu, ráschiu.

arrasicadora (f.) «raschino dei conciatori di pelli», da arrasicare «raschiare».

arrasicadura «raschiatura», da arrasicare.

arrasicare, (ar)rasigare, arrasigai, arresigai, arrisigai «raschiare» (log., camp.), (Fonni) arrasiqare «raschiare», «rodere, rosicchiare»; arrásica-arrásica! (detto ad una persona per farla arrabbiare) = tosc. «far lima lima», cioè far finta di limare l’indice destro con quello sinistro per provocare stizza nell’ascoltatore (imperat. iterato); deriva dal lat. rasicare (DES I 118). Cfr. arranza-arranza, arrènnega-arrènnega!, arringa-arringa! e derre.

arrasighettu «trucioli» (collett.), da arrasigai, arrasicare «raschiare» (DES I 118).

arrasoja, arresoja (f.) «coltello a serramanico», anche «rasoio» (camp.); arresoja de mari «coltellaccio, cannolicchio» (mollusco); dal lat. rasoria incrociato col corrisp. ital. (DES II 354). Vedi resòria.

arrasolu «fascio di spine, groviglio di sterpi o rovi», «biancospino», vedi arresolu, ghirrisone.

arrasoni «razione, porzione»; sas cergas et is arrasonis «le opere e le razioni», cioè «le prestazioni d’opera e le porzioni (d’opera)» che i servi dovevano dare ai loro padroni (camp. mediev., CV XVI, XVIII); dal corrisp. ital. (M.P.). Vedi rathone, raxoni.

arraspagliái, arrespagliái «rinzaffare, dare il primo intonaco di calcina al muro» (camp.), dal catal. raspallar, respallar (DES I 118).

arraspai «arraspare, rubare» (camp.), vedi raspare/ai.

arraspettai «rispettare» (camp.), vedi arrispettai.

arraspettu «rispetto, deferenza» (camp.). Vedi arrispettu.

arraspinosu, arrespinosu, arrispinosu-a «ruvido, aspro-a», «tardo-a a conseguire», vedi raspinosu, arraspionis.

arraspinzare «rubacchiare», da raspignare «rubacchiare». Vedi arrapignai.

arraspionis «cespugli spinosi» (plur.; Laconi), da arrespinosu «ruvido» (DES II 337).

arrastare, arrastai «fiutare la selvaggina, seguire le tracce» (log., camp.), vedi rastare, arrastulare.

arrastrégliu, arrestrégliu «cancello, steccato, stecconato» (camp.), vedi rastrégliu, restrégliu.

arrastu (m.) «orma, traccia, solco della ruota, odore di selvaggina, odore, tanfo, rumore che indizia la presenza di qualche animale o persona», vedi rastru.

arrastulare «osservare tracce» (Orgosolo), frequentativo di arrastare.

arrasu «radente» (avverbio); pane/i e casu e binu arrasu «pane e formaggio e vino fino al colmo (del bicchiere)»; da a + rasu «raso». Vedi arrisinu.

arrasu², sordau ~ «soldato semplice», dallo spagn. (soldado) raso (DES I 118, II 338).

arratapignata, arratapinnata, arrettapinnata (f.) «pipistrello» (camp.), dal catal. rata-pinyada (DES I 119). Vedi ratapignata.

arrattapinnicò (m.) «frittella di farina di ceci fatta in padella» (Cagliari), di origine ignota (DES I 118).

arratza «razza»; arratza (d)e…! «che razza, che meraviglia, che portento di…!»: arratza ‘e maccu! «che razza di matto!», arratza ‘e cabaddu «che meraviglia di cavallo!», arratz’ ‘e fémina! «che bellezza di donna!»; deriva dal corrisp. ital. Vedi ratza; cfr. zenía.

arratzai a… «prendere abitudini simili a…» (camp.); arratzai a mandroni «diventar poltrone»; da arratza  «razza»

arratzau-á «(bestia) di buona razza, ottenuta tramite incroci» (Orgosolo), da a + ratza «razza».

arratzeri «animale portatore dei caratteri genetici della razza» (camp.), da arratza «razza»  Vedi arreri.

arraulare «far arrabbiare», (rifl.) «arrabbiarsi molto», vedi arrajolare.

arraulare², raulare «far le fusa, miagolare», vocabolo onomatopeico.

arraunzare, arranzare «ringhiare, brontolare», vedi raunzare (DES II 340).

arravunellu «ravanello»; nasu a colori ‘e ~ «naso color rossastro»; vedi ravanellu.

arrazonare, arrazonire «incalorire» (detto del cavallo che va in amore), da s’arrajolare «arrabbiarsi» (DES I 115).

arrè! «ferma!, stop!», imperat. di arressare. Vedi arreare.

arrealía, realía «contrarietà, inimicizia, lite», «corruccio, sdegno», vedi arrialía, arrivalía.

arrealiare «adirarsi, sdegnarsi, esser contrario», da arrealía (DES I 126).

arreare «fermarsi, restare, stare in piedi», da arrè! «ferma!». Vedi reu.

arrebattare, arrebbettare «strappare con violenza», dallo spagn. arrebatar (DES I 119). Vedi rebattu.

arrebbassa (f.) «fumacchio, tizzone fumante»; fragu ‘e ~ «puzza di fumo»; vedi rebbassa (DES I 119).

arrebbuccare, arribbuccare «aggiungere schegge di legna secca al fuoco della carbonaia», «fare gli sfiatatoi nella fumaiola dei carbonai», dal tosc. rabboccare (GDLI) (M.P.).

arrebbussare, arrib(b)ussare, arre(m)bussai, arribbussai «intonacare, rinzaffare, dare la prima crosta di intonaco ad un muro» (log., camp.), dal catal. arrebossar (DES I 119). Vedi rebbussare.

arrebbussu «intonaco», da arrebbussai. Vedi rebbussu.

arrebecchinare, arrebbecchinare «battibeccare, bisticciare, litigare», vedi rebbecchinare.

arrebeccu, arrebbeccu-a «scontroso, selvaggio-a»; est una tzerpía arrebecca e suprebba «è una strega scontrosa e boriosa»; vedi rebeccu (DES II 341).

arrebellai, arrebeddai, arrepeddai, arre(m)pellare, arrumpellare (rifl.) «ribellarsi, impuntarsi, opporsi, ricalcitrare» (camp. e log.); arrempellare «puntellare»; s’arrebellai a su majolu «ribellarsi (dell’asino) alla tramoggia della macina» (detto di chi si ribella al padre o alla madre); vedi rebellare/ai (DES II 351-352).

arrebentare, arreventare, arrebentai «crepare, scoppiare dalla fatica» (log., camp.), vedi rebentare/ai (DES I 119).

arrebentau-ada «prossimo-a a scoppiare per la fatica», partic. di arrebentare/ai.

arrebentu «scoppio, disastro», da arrebentare/ai «scoppiare» (DES I 119).

arreboccare «piangere stizzosamente», probabilm. dall’ital. ant. riboccare «riversare, straripare» (DES I 119).

arreboccu «pianto stizzoso e represso», da arreboccare.

arrebrôis «chiodi delle ruote piene del carro antico» (Terralba), dal catal. reblò (DES I 119).

arrebronai «ribattere il chiodo dalla parte della punta, ribadire» (camp.), dal catal. reblonar (M.P.).

arrebúgiu-a, arrebugíu-ida «maligno, bizzoso-a, birbante», dal catal. rebuig «rifiuto» (DES I 119).

arrebusai «raggirare, truffare, ingannare, barare nel gioco» (camp.), vedi rebusare (DES II 341).

arrebusería, arreb(b)usería «marioleria, truffa, frode», da arrebusai. Vedi rebusería.

arrebustu (m.) «dispensa, credenza», vedi rebustu.

arrebutzulare «raccogliere con difficoltà e pena, raggranellare», vedi arrugutzulare.

arrecabai «ottenere» (camp.), vedi recabai (DES I 119, II 341).

arrecasciái, recasciái «rinfiancare un muro», dal catal. encaixar (DES I 119).

arrecatai, arrec(c)het(t)ai (rifl.) «(ri)guardarsi, usare ritegno» (camp.), dallo spagn. recatarse (DES I 119). Vedi arrechettu.

arrecattu «vitto, provvista di viveri» (quella che si mette nel tascapane o nella bisaccia; camp.); arrecattus «oggetti occorrenti» (per scrivere, cucire, ecc.), vedi recattu (DES I 119).

arrecatu² «riserbo, ritegno, contegno grave», dallo spagn. recato (DES I 119).

arrecchiái «cantare le preghiere funebri» (camp.), da arrècchias. Cfr. arrepiare.

arrècchias, arréccuias «preghiere funebri» (plur.), vedi rècchias (DES I 119).

arrèccia «inferriata, grata, rete di fil di ferro, graticolato, cancello» (camp.), dal catal. reixa (DES I 119). Vedi rèccia.

arrecciáu «graticcio, ingraticciata di canne», dal catal. reixat (de canyas) (DES I 120).

arrecconi «angolo, canto» (camp.), dal catal. recó (DES I 126). Vedi arrenconi.

arrechèdiri «appetire, bramare, desiderare» (camp.), vedi rechèdere/iri «richiedere» (DES II 341).

arrechetau-ada «cauto, riguardoso-a», dallo spagn. recatado (DES I 119).

arrechettu «riserbo, ritegno, contegno grave», da arrechet(t)ai, arrecatai «usare ritegno».

arrecottare (rifl.) «impazzare del latte, diventare ricotta», da a + recottu «ricotta».

arrecraccai «calcare, pigiare con forza», vedi recarcare, recraccai.

arrecréu «godimento, divertimento, piacere, sollazzo», vedi recréu.

arredingottai, redingottai, (ar)renningottai (rifl.) «incappottarsi, imbacuccarsi» (camp.), da (a +) redingottu «cappotto» (DES II 342).

arreffa «refe, filo forte di lino», dal corrisp. ital. (DES I 120).

arreffega «gozzoviglia, stravizio», vedi reffega.

arreffilai «raffilare, pareggiare, scagliare con violenza, menare un colpo» (camp.), vedi arraffilai, reffilai, arremilai.

arreffinai «raffinare, affinare, purificare» (camp.), vedi reffinare/ai.

arreffinau-ada «consumato, esausto-a in preda al languore»; ~ po su fámini «illanguidito per la fame»; partic. di arreffinai «raffinare», riportato ad affinare/ai «consumare».

arreffortzai «rinforzare» (camp.), vedi reffortzai.

arreffudai, arreffurai «rifiutare» (camp.), vedi reffudare.

arreffudu «rifiuto, scarto» (camp.), da arreffudai.

arrefriscai, arrinfriscai «rinfrescare» (camp.), vedi refriscare/ai.

arrefriscu «rinfresco» (camp.), vedi refriscu.

arrega (f.) «favo», «mucchio di grano o di paglia» (camp.), vedi regra (DES II 346-347).

arregai «farsi favo» (camp.), da arrega «favo». Vedi regrare.

arregalai «regalare» (camp.), dal corrisp. ital. oppure spagn.; (rifl.) «conservarsi in salute»; chi s’arregalis meda! «consérvati bene, statti bene!», dallo spagn. regalarse (DES II 344). Vedi regalare/ai, arregalu.

arregalítzia, arregolítzia «liquirizia, regolizia», dallo spagn. regaliza incrociato con l’ital. regolizia, vedi regalítzia, regalíssia (DES II 344).

arregalu «regalo» (camp.), vedi arregalai, regalu.

arregare «racchiudere, impigliare fra le imposte», variante di arregrare (M.P.; erra il DES I 120).

arregata, arragata «tacca, intaccatura», dal catal. regata «scanalatura» (DES I 120).

arregattai «stiracchiare sul prezzo» (camp.), vedi regattai (DES I 120).

arregatteri «incettatore, bagarino, rivenditore al minuto di pesce», dal catal. regater, spagn. regatero (DES I 120).

arrèger(e), arrezer(e), arrègiri «reggere, dirigere, governare, fermare» (log., camp.), vedi règgere.

arreghe, arrèe (m.) «fermezza», da arrèghere «reggere».

arreghentiare, reghentiare «inasprire, inciprignire» (di ferite), (rifl.) «inasprirsi, incocciarsi», da (a +) reghente, rechente «recente» col significato originario di «*irritare di nuovo» (DES II 342). Vedi reghentía.

arrègher(e), arrèer(e), arrer(e), arrèiri (part. arressu) «reggere, fermare, mantenere, sostenere» (log., camp.); arrèere in bula «fermarsi in gola»; da a + règhere «reggere» (DES II 345-346). Vedi arreghe, arressu; cfr. arrèschere.

arreghèscia (f.) «alterco, litigio» (camp.), probabilm. dallo spagn. ant. arrequexar (DES I 120). Vedi reghèscia.

arreghesciosu-a «litigioso, riottoso-a», da arreghèscia. Vedi reghesciosu.

arregiola «mattonella da pavimento, pianella», dal catal. rajola (DES I 120). Vedi regiola.

arregiolai «pianellare, pavimentare con piastrelle» (camp.), da arregiola.

arregiolaju «fabbricante di mattonelle», da arregiola.

arregiolamentu (m.) «pavimentazione»; ~ a táula «pavimentazione con tavolato»; da arregiolai.

arregiolau «pavimento di mattonelle», da arregiolai.

arregògliri, arregòlliri, arregòxiri (partic. arregortu) «raccogliere, cogliere», «venire in suppurazione» (camp.), dal corrisp. ital. probabilm. incrociato col catal. recullir (DES I 583). Vedi recògliere, regollimentu.

arregonai «livellare o squadrare la calce» (camp.), da arregulai «regolare» (GSC 17).

arregonare «essere ritroso», probabilm. da arrennegare «arrabbiare» (DES I 122). Vedi arragone, arrenoare.

arregordare, (ar)regordai, arregodai, arragodai «ricordare» (log., camp.), dal lat. recordare (M.P.).

arregordu «ricordo, memoria», da arregordare/ai.

arregore, arragore «gelo», dal lat. rigore (DES I 120). Vedi arragorau.

arregòrfer(e) «rientrare in se stesso, farsi cosciente» (Fonni), vedi regòrfere.

arregòrrer(e) «raccogliere i frutti dell’annata, fare la sua chiusura» (Fonni), dal corrisp. ital.

arregortzai, arregutzai «rinverzare, riempire le fessure dei muri con schegge di pietra» (camp.), dal catal. regalzar (DES I 120).

arregossiare «gioire, rallegrarsi, dare una buona notizia, annunziare in chiesa un matrimonio», dallo spagn. regocijar (M.P. II 346). Vedi regosizu.

arregrare, arregronare «stringere in un angolo, costringere fra cose», dal lat. ad + reg(u)lare (REW 7178) (M.P. II 347). Vedi arregare, regra.

arregulai «regolare» (anche rifl.; camp.), dal corrisp. ital.  Vedi regulare, arregonai.

arréguqa «riga, regolo dei muratori», vedi régula (DES II 347).

arreina «regina», vedi reína.

arrejola «carrucola» (Desulo), forse dal catal. curriola, corriola (DES I 121).

arrejonare «ragionare, discorrere, parlare», vedi arrexonare.

arrejonu «ragionamento, discorso, conversazione», da arrejonare.

arrelantzai «rubare» (camp.), da arrelantzu «furto».

arrelantzu «furto» (camp. ant.), probabilm. dallo spagn. relance «rilancio nel gioco di azzardo» (DES I 121 inesatto).

arrelatai, arrellatai, arralatai «riferire, raccontare» (camp.), vedi relatare/ai.

arrelatu, arrellatu «chiacchiericcio, fatto riferito» (camp.), da arrel(l)atai.

arrelogeri, arrellogeri «orologiaio», dal catal. rellotger; arrelogiaju dal corrisp. ital. (DES II 347). Vedi orolozaju.

arrelógiu, arrellóg(g)iu «orologio»; ~ de buciacca, de burtzu, de campanili «orologio da tasca, da polso, da campanile»; dal catal. rellotge, spagn. reloj (DES II 347). Vedi arrologería, relozu, orológiu.

arrema (f.) «reuma, catarro, raffreddore», vedi rema.

arremacciadura «ribattitura, ribattuta», da arremacciái.

arremacciái, arramacciái «ribadire, affibbiare colpi» (camp.), dallo spagn. remachar (DES I 121). Vedi arremazare.

arremadiái, arromadiái, arromadiare «raffreddarsi, essere raffreddato» (camp. e log.), da a + remadu «raffreddato» (DES II 348). Vedi arremare.

arremadroxu «luogo di detriti» (Isili), da aremai «riempire di detriti».

arremangare, arremangai «rimboccare/rsi» (le maniche, i calzoni) (log., camp.), dallo spagn. arremangar.

arremangau-ada «sbracciato, succinto-a»; nasu ~ «naso rincagnato, schiacciato», partic. di arremangare/ai.

arremangu (m.) «rimboccatura», dallo spagn. arremango (DES I 121).

arremare, arrumai (rifl.) «raffreddarsi, essere raffreddato, essere rauco» (log., camp.), da arrema «raffreddore». Vedi arremadiái, derremare, remadu.

arremat(t)u «abbattimento, spossatezza», «conclusione, fine, termine»; ass’úrtimu arremattu «come ultima evenienza»; da arremattare/ai «spossare». Vedi remat(t)u.

arremattada, ass’~ «alla fine, in conclusione», da arremmattare/ai.

arremattare, (ar)remat(t)ai «accasciare, spossare, finire, terminare» (log., camp.), dallo spagn. rematar.

arremazare «ribattere, ribadire i chiodi del ferro del cavallo», dallo spagn. remachar incrociato con mazare «battere». Vedi arremacciái.

arremazu (m.) «ribattitura di un chiodo del ferro del cavallo».

arrembare «arrembare» (detto del cavallo che cammina stentatam.), dal corrisp. ital. (GDLI I 683)

arrembumbare, arrembumbai «rimbombare» (log., camp.), vedi rembombare (DES I 121).

arrembumbu «rimbombo», vedi rembumbu, rembombu (DES I 121).

arrembussai, rembussai (rifl.) «ammantarsi, avvolgersi nel mantello o nella coperta» (camp.), dal catal. arrebossar, spagn. rebozar (DES I 121).

arremédiu «rimedio»; Nostra Signora ‘e s’Arremédiu «Nostra Signora del Remedio»; vedi remédiu.

arremiarzare, remiarzare «ammucchiare in bica i covoni», «accatastare legna», «accumulare, ammassare», da a + remiarzu «bica di grano nell’aia; mucchio» (DES I 590). Vedi aggremagliare.

arremigu, arremínciu, ar(r)imigu, ar(r)amigu, erimigu «nemico», «diavolo», dal lat. inimicus influenzato dallo spagn. enemigo (DES I 635). Vedi inimicu.

arremilai «raffilare, pareggiare, scagliare con violenza, menare un colpo» (camp. rust.), sembra una variante di arreffilai (DES I 120).

arreminzare «vivere di gramigne, a stento» (delle bestie), da a + raminzu, ereminzu «gramigna» (DES I 586).

arremíssiri «assalire, investire» (camp.), dal catal. arremès, arremesa «aggressione» (DES I 121).

arremonai «rammentare, ricordare» (camp.), probabilm. dal lat. admonere con cambio di prefisso e di coniugazione (M.P.).

arremonire «raccogliere, conservare, riordinare, rassettare, governare», da a + remonire «raccogliere» (DES II 349).

arremori «rumore» (Cagliari), dal catal. remor (DES II 368). Vedi rumóriu.

arrempellare «puntellare», (rifl.) «ribellarsi, rivoltarsi, impuntarsi», vedi arreppellare.

arrempellu «puntello, sostegno», da s’arrempellare «impuntarsi» (DES II 352).

arremungiáu, remungiáu, ramungiáu, rimongiáu «varietà di uva bianca» (camp.), di origine ignota (DES II 349).

arremuntai «rimontare, rimettere le scarpe a nuovo», «cimare del calzolaio» (camp.), vedi remontare.

arremurcai, arremuccai, arrembuccai «rimorchiare, trainare» (camp.), vedi remurcare/ai.

arremustai «rincappellare, versare il vino vecchio sopra la vinaccia per farle acquistare vigore» (camp.), dallo spagn. remostar (DES II 148).

arremusulla, arrimusulla, arrumusulla (f.) «rimasuglio, avanzaticcio», «gente di basso rango» (camp.), dall’ital. remasuglia, rimasuglia (GDLI). Vedi romosúglia.

arren(n)egare, arrennegai (rifl.) «arrabbiarsi, inquietarsi, sdegnarsi» (log., camp.); arrènnega-arrènnega!, arrennèga-arrennèga! «lima! lima!», lettlm. «arrabbiati-arrabbiati!» (detto ad una persona per farla arrabbiare, farle lima lima) (imperat. iterato); deriva dallo spagn. ant. renegar «prorompere in parole di sdegno» (DES I 121). Vedi arregonare. Cfr. arranza-arranza, arrásica-arrásica!, arringa-arringa! e derre.

arrén(n)egu (m.) «arrabbiatura, ira, inquietudine», da arren(n)egare.

arrenconai, arrinconai «mettere in un angolo» (camp.); ass’ómini sirboni fémmina arrenconada «all’uomo cinghiale (sta bene una) donna rincantucciata»; da arrenconi «cantuccio». (DES I 126).

arrenconi, arrinconi «angolo, cantuccio» (camp.), vedi arranconi (DES I 125).

arrendadore «appaltatore ed esattore delle imposte» (antiquato), da arrendare/ai «affittare, appaltare».

arrendare, arrendai «affittare, appaltare» (log., camp.), dallo spagn. arrendar (DES I 121). Vedi arrendu.

arrènder(e), arrèndiri «abbandonare, cedere, esser pieghevole», (rifl.) «arrendersi, accasciarsi, svenire» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 121, II 350).

arrèndiri² «rendere» (camp.), vedi rèndere/iri.

arréndiu-a «ozioso, stanco-a» (camp.), partic. di arrèndiri «abbandonare».

arrendu «affitto», da arrendare/ai «affittare».

arrenduda «resa della terra», vedi renduda.

arrenes, arrêis «reni, lombi» (plur.; log. e camp.), vedi renes.

arrenèsciri «riuscire» (camp.), dal tosc. rinescire, rinuscire «riuscire» (DES I 122). Vedi arrennèschere.

arrennare «sottoporre all’amministrazione regia o giudicale» (mediev.), da a + rennu «regno».

arrennegosu-a «irascibile, iracondo-a», da arrennegare/ai «arrabbiarsi» (DES I 121).

arrénnegu, arrennégu «sdegno, rabbia, stizza, arrabbiatura», da arrennegare/ai «arrabbiarsi» (DES I 121).

Arrennégula «Rabbiosa» (nome di un nuraghe di Oliena), da intendersi come María Arrennégula, uguale a María Rajosa «Maria Rabbiosa» (demone femm. che fa venire la rabbia; su molti nuraghi circolano leggende di orchi e di demonî; SN § 31 segg.); da s’arrennegare «arrabbiarsi» (M.P.).

arrennèscher(e) «riuscire» (log.), probabilm. rifatto sul camp. arrenèsciri «riuscire» (DES I 122).

arrenoare «resistere, ribellarsi, essere indocile», probabilm. variante di arregonare (DES I 122).

arrenomenai, arranomonai «nominare, menzionare» (camp.), dal catal. renomenar (DES I 122; erra in II 175).

arrenómini, arrenómiqi «nome, denominazione» (camp.); a friscura ti tzrebat s’arrenómiqi «il nominarti ti serva di sollievo» (detto di un individuo defunto); da arrenomenai (DES I 122).

arrenúntzia «rinunzia» (camp.), vedi rinúntzia.

arrenuntziái, arrennuntziái «rinunziare» (camp.), vedi rinuntziare.

arrenza, arrenze, aberenza, rentza (f.) «bruco della farfalla degli alveari che distrugge i favi», «tarma, tignola», «sfinge, testa di morto», «mantide religiosa», può essere una retroformazione da aranzolu, arranzolu «ragno» (M.P.; “enigmatico” per il DES I 122).

arreolu (m.) «idea fissa, fissazione, affanno», vedi arriolu, oriolu².

arreorare «dissentire, non convenire, aver diversa opinione», probabilm. da arreolu «idea fissa» (M.P.; erra il DES I 122).

arreparai «riparare» (camp.), dal corrisp. ital.

arrepenti, de ~ «di repente, all’improvviso, repentinamente» (camp.), vedi repente.

arrepentire, arrepentiri (rifl.) «pentirsi» (log., camp.), dallo spagn. arrepentir(se) (DES I 123). Vedi penetire, pentire.

arrepiare «riposare, sostare, concedersi una tregua» (Bitti, Orgosolo), probabilm. dall’ital. ant. arrequiare (M.P.). Cfr. arrecchiái, arrépiu.

arrepiccadu-a, (ben’) ~ «ben ornato, ben provveduto-a», da arrepiccare/ai «ornarsi». Vedi repiccadu.

arrepiccai, arrip(p)iccai «suonare a distesa le campane, rintoccare a lungo a festa» (camp.), vedi repiccare/ai, arrepiccu.

arrepiccai² sa mola «aguzzare la mola scalpellinandola», da a + re + spagn. picar «martellare» (DES II 261 inesatto). Vedi piccare/ai².

arrepiccare, arrepiccai³ (rifl.) «ornarsi, attillarsi», vedi repiccare², arrepiccadu.

arrepicchettu, arripicchettu «ripicchio di campana», dimin. di arrepiccu.

arrepicconare (rifl.) «essere ritroso, ribellarsi», dal catal. repicó, spagn. repique «ripicco» (DES I 123).

arrepiccu «rintocco lungo e festoso di campane», vedi repiccu, arrepiccai, arrepicchettu.

arrepilai «fare il contrappelo» (camp.), vedi repilai.

arrepilu «contrappelo», (fig.) «severa critica, romanzina», vedi repilu.

arrépiu «riposo, sosta, tregua» (Orgosolo), da arrepiare.

arreposai «riposare» (camp.), vedi reposare.

arreposu «riposo», vedi reposu.

arreppellare, arrempellare (rifl.) «ribellarsi, rivoltarsi, impuntarsi», da a + reppellu, rempellu, rebelle «ribelle» (DES II 351).

arreppellu (m.) «ostinazione, impuntatura», da arreppellare.

arreppiccare, arrep(p)iccai (rifl.) «adornarsi di fronzoli, vestirsi con una certa eleganza», «esprimersi o scrivere in uno stile affettato o fiorito», dallo spagn. repicarse (DES I 123). Vedi repiccare².

arreppiccu, arrepiccu «fronzolo», (fig.) «arzigogolo» (per lo più plur.), da arreppiccare/ai.

arrepranai «appianare» (camp.), dal catal. replanar (DES II 303).

arrepranu «pianerottolo», vedi replanu.

arrépula «razza, stirpe, specie» (per lo più in senso dispregiativo), variante di répula.

arrepuntai «impuntire, cucire con punti fitti» (camp.), vedi repuntare.

arrepuntu (m.) «impuntura», vedi repuntu.

arreri «animale portatore dei caratteri genetici della razza» (camp.), probabilm. dall’ital. o spagn. arra «caparra, garanzia», col significato effettivo di «animale che garantisce la purezza della razza» (M.P.). Vedi arratzeri.

arresai, arrasai, arrosai «recitare il rosario, pregare», «far le fusa» (detto del gatto) (camp.), dallo spagn. rezar (DES I 401, II 352). Vedi resare/ai, arresu.

arrèscher(e), arrèsciri «aderire, fermare, fermarsi del cibo in gola» (log., camp.); èssiri arresci-arresci «fermarsi di continuo» (imperat. iterato come avverbio); probabilm. dal lat. adhaerescere incrociato con arrèghere «reggere» (DES I 123).

arrescottu, arrascottu, arriscottu (m.) «ricotta» (camp.), da recottu «ricotta» incrociato con l’ital. scotta (DES II 342 impreciso).

arrese, arresi, arresía, arrasía (f.), arresíu «rettile e animale velenoso, verme, insetto» (anche collett.; log. e camp.), «volpe», dal lat. res «cosa» (con valore tabuistico) (DES II 353). Vedi rese.

arreselai «dubitare, sospettare, temere» (camp.), dallo spagn. ant. rezelar, mod. recelar (DES II 354). Vedi reselare.

arreselu «timore, dubbio, sospetto», vedi reselu.

arresettare, arresentare «fermare, domare», (rifl.) «aver fermezza, fermarsi, tranquillizzarsi», probabilm. dall’ital. rassettare (M.P.).

arresettu «riposo, calma, pace», da arresettare.

arresfriái, arrasfriái, arrisfriái (rifl.) «raffreddarsi, prendere il raffreddore» (camp.), vedi resfriái.

arresfríu, arrisfríu, arrisfriori «raffreddore» (camp.), dallo spagn. resfrío anche incrociato col corrisp. ital. Vedi resfríu.

arresigai, arrisigai «raschiare», «rodere, rosicchiare» (camp.); pippíu cun sa conca arresigada «bambino con la testa pelata»; vedi arrasigai, arrasicare.

arresolu «fascio di spine, groviglio di sterpi o rovi», vedi arrasolu, ghirrisone.

arrespagliái «rinzaffare, dare il primo intonaco di calcina al muro», dal catal. respallar (DES I 118). Vedi arraspagliái.

arrespúndiri, arrispúndiri «rispondere» (camp.); unu chi arrispúndidi a tottus «uno che ha da ridire con tutti»; vedi respúndiri.

arrèsqer(e) «trattenere, restare impigliato» (Orgosolo), probabilm. dal lat. adhaerescere incrociato con arrèghere «reggere».

arressa «sosta», da arressare «fermare sostare». Vedi ressu.

arressada «fermata, sosta», da arressare.

arressare «fermare, trattenere, sostare» (anche rifl.); ~ in gula «fermarsi in gola»; andare arressa-arressa «andare con continue fermate» (imperat. iterato come avverbio); deriva da arressu «fermo, fermato». Vedi arrè!, arressa.

arressignolu «rosignolo, usignolo», vedi arrus(s)ignolu.

arressole, arrasolu «girasole» (log. sett.); dal catal. ressol, spagn. resol (DES II 355). Vedi ressole/i.

arressoli «riverbero del sole» (camp.), vedi ressole/i.

arressu, arréssiu-a «fermo, fermato, trattenuto, immobilizzato-a»; abba arressa «acqua stagnante»; partic. forte di arrèghere «reggere» (DES II 345-346). Vedi arressare, ressu.

arrestare, arrestai «arrestare, catturare» (della forza pubblica) (log., camp.), dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. arrestar

arrestigare sa cadrèa «impagliare la sedia», da a + restig(r)a «fune sottile di palma nana».

arrestu «arresto, cattura», dal corrisp. ital. oppure spagn.

arresu «breviario, preghiera quotidiana», vedi resu.

arretágliu, arretallu «ritaglio», vedi retágliu.

arretallau, arratallau, arretellau «uva bianca molto gustosa», vedi retallau.

arretonera «trappola per topi», vedi ratonera.

arretranca, arretranga, arratranga (f.) «sottocoda, posoliera, posolino», (fig.) «impedimento»; anche «fallo, pene»; vedi retranca.

arretrattai «ritrarre, fotografare» (camp.), dall’ital. ritrattare «fare il ritratto» (GDLI XVI 983) (M.P.). Vedi ritrattu.

arretrogau «particolare metro usato dai poeti», dall’ital. o spagn. retrògrado (M.P.).

arretronai «rintronare, rimbombare» (camp.), dal corrisp. ital.

arretronau-ada «rintronato, rimbambito-a», partic. di arretronai.

arretrottu «crespo, velo o lista di lutto» (che si portava nel cappello o nella manica), dal catal. retort «una certa stoffa» (DES I 123).

arrettapinnata (f.) «pipistrello», vedi arratapignata.

arrettare «drizzare, essere in erezione» (del pene), da arrettu.

arrettolare «unire, raggruppare» (anche rifl.), da a + rettolu «piccolo branco». Vedi retzolu.

arrettore/i «rettore, parroco», vedi rettore.

arrettori «parroco, pievano» (camp.), vedi rettore.

arrettu «drizzato» (del pene), «vivace, spiritoso, impetuoso» (sempre volgare), dal lat. arrectus (REW 671; DES I 124).

arretza «rete», vedi retza.

arretzada «retata»; bella arretzada ‘e pisci «bella retata di pesci»; da arretza «rete».

arretzallu «giacchio» (rete), (fig.) «pretesto, scusa» (camp.), vedi retzallu.

arretzetta «ricetta», «ricetta magica messa in un sacchetto legato al collo, scapolare», vedi retzetta, recetta.

arretzettai «barberare, saltellare della trottola non bene contrappesata», (fig.) «balbettare» (camp.), forse dall’ital. rigettare.

arréu «ornamento», dallo spagn. arreo (DES I 124).

arréu² «di continuo», «a dirotto, in abbondanza», dallo spagn. ant. arreo «di seguito» (DES I 124).

arréula, arreuledda «bàttola, crepitacolo della settimana santa», vedi régula², arréulu.

arreulare «fermare, frenare», «posare, depositare la feccia», vedi reulare, arréulu².

arreulau «girovago, sfaccendato» (camp.), vedi reulau.

arréulu, réulu, (ar)réula «dileggio, derisione, bordata di fischi» (DES II 358). Vedi arréula, régula.

arréulu² «deposito, posa, posatura», «riposo», da arreulare.

arreúsa (f.) «rifiuto, respinta», vedi reúsa.

arreusai «rifiutare», vedi reusare.

arrevégliu, arrevellu dess’ou «tuorlo», dal catal. rovell de ou (DES I 124).

arreventare «crepare, scoppiare dalla fatica», vedi arrebentare.

arrevesa, torrai s’ ~ «render la pariglia» (camp.), vedi revesa.

arrevesciái «rigettare, vomitare» (camp.), dall’ital. rovesciare (DES II 358). Vedi revessare.

arrevésciu «rovescio»; ass’arrevésciu «al rovescio, al contrario»; ómini arrevésciu «uomo di difficile carattere, irascibile»; vedi revésciu.

arrevinitus (m. plur.) «frivolezze, cose di dubbia utilità» (Cagliari), probabilm. dall’ital. rifiniti col significato effettivo di «raffinatezze» (M.P.).

arréxini, arrexíni, arreíxini, arraíxini, arraixíni, arraxíni, arraxîi «radice» (camp.); ponni arrexinis «mettere radici, trattenersi troppo a lungo»; dal lat. radicina (DES II 333, 611). Vedi radichina.

arréxini² «zecca» (insetto parassita), vedi erichina, arríxini.

arrexonare, arrejonare, arrexonai «ragionare, discorrere, parlare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES II 339). Vedi arrejonu, resonare.

arrexoni «ragione, motivo, argomento» (camp.), vedi rexoni, raxoni.

árria (f.) «anello di fildiferro che si mette nel muso dei maiali perché non possano grufolare» e anche «viticcio», da arra «anello» (DES I 115).

arriali «reale» (ant. moneta da 2 centesimi di lira; camp.), vedi reale.

arrialía, rialía «contrarietà, inimicizia, lite», «corruccio, sdegno», vedi arrealía, arrivalía.

arriba (f.) «approdo, attracco, punto di attracco», da arribai «arrivare».

arribbare, arribai «arrivare, giungere, pervenire», dal catal. arribar. Vedi arrivire.

arribbare² «conservare, serbare», probabilm. da un lat. *arripare (REW 675; con qualche dubbio del DES I 124).

arribbíu-a «arrabbiato-a», da arrabbiare/ai (DES I 115).

arribbu, ponner in ~ «mettere in serbo»; bestire de ~ «vestito di festa»; da arribbare² «conservare».

arribbuccare «aggiungere schegge di legna secca al fuoco della carbonaia», vedi arrebbuccare.

arribbussare, arribbussai «rinzaffare, dare la prima crosta di intonaco ad un muro» (log., camp.), vedi arrebbussare.

arribiri «otturare, ostruire, intasare» (camp.), forse dal catal. reblir (DES I 124).

arricchire, arricchiri, arriccai «arricchire» (log., camp.), dal corrisp. ital. Vedi (ar)riccu.

arriccu-a «ricco, facoltoso-a, benestante» (camp.); is arriccus non tèninti pentzamentus «i ricchi non hanno preoccupazioni»; vedi erriccu, riccu, arricchire/i, arriccai.

arricida «accoglienza, ricevimento», «ricevuta, quietanza» (camp.), da arriciri. Vedi recida.

arriciri «ricevere, accogliere» (camp.), dal corrisp. ital. (DES II 342). Vedi recívere.

arricru, aricru (m.) «farro», vedi farricru (DES I 505).

arridare «inaridire, (rin)secchire, indurire», da árridu «arido» (DES I 124).

arridili, arredili, arridebi, arrideli, arridel(l)u, arridequ, arredeli, arradellu «lillatro, fillirea» (Phillyrea angustifolia, Ph. latifolia L.): relitto probabilm. sardiano da confrontare – non derivare – col lat. alaternus, alternus, alater «alaterno, linterno» (Rhamnus alaternus L.), col topon. ant. Alatr(i)um, Aletrium (alternanza tirrenica á/é), coi tosc. ìlatro, lillatro, còrso igliatru (finora di origine ignota, ma già indiziati come etruschi di origine “mediterranea”; DELL, DEI, NPRA), con l’antrp. etr. Althrnas = Aletrinas,-atis «nativo di Alatri», e infine col greco moderno eláitrinos «linterno» (Creta). Per numerose differenze fonetiche e soprattutto per la diversità della vocale tonica (í # é) il fitonimo sardo non può derivare da quello latino; invece le varianti alaterru, aladerru, aliderru sì. È dunque probabile che il fitonimo esistesse già in Sardegna, nella lingua sardiana, prima che ve lo portassero i Romani (M.P., OPSE 199, LISPR).

árridu-a «arido, secco, rinsecchito-a», «duro-a nei modi», dal lat. aridus-a (SSls 160; DES I 124). Vedi areddare, áridu, arridare.

arríer(e), arriri «ridere» (log., camp.), vedi rídere, arrisu.

arrigali (m.) «lombata di maiale o di manzo» (camp.), da arrigu «rene».

arrígamu, arégumu «origano, maggiorana», vedi rígamu.

arrigu, errigu «rene» (per lo più plur.; camp.); arrigu de mari «rene verde, boltenia» (pesce); dal lat. renic(u)lu  (DES I 125). Vedi arrigali, isarrigai, sdarrigai, sterrigau.

arriixeddu «ruscell(ett)o, rigagnolo, rivolo» (camp.), dimin. di arríu «rivo» (DES II 360).

arrimaderu «appoggio, sostegno», «protezione, favore», dallo spagn. arrimadero (DES I 125).

arrimadura «fine, operazione del finire», da arrimare/ai «finire».

arrimare, arrimai «accostare, appoggiare, deporre», «terminare, finire, farla finita, smettere» (log., camp.), dal catal.-spagn. arrimar (DES I 125; LCS 105-106).

arrimau-ada «deposto, sfinito, invalido-a», partic. di arrimare.

arrimu «appoggio, sostegno», «termine, fine», da arrimare/ai (DES I 125).

arrinconai «mettere in un angolo» (camp.), vedi arrenconai.

arrincrare «nitrire, imitare il nitrito del cavallo» (Orgosolo), vedi annicrare.

arringare «adirare, far rabbia»; arringa-arringa! «crepa! crepa!» (imperat. iterato); dall’ital. ringhiare (M.P.; erra il DES I 122). Cfr. arranza-arranza, arrásica-arrásica!, arrènnega-arrènnega! e derre.

arringhera, arrenghera (f.) «filo, filare, ordine» (camp.); genti de arrenghera «gente di basso livello»; vedi ringhera (DES I 126).

arringu, aringu «spazio della corsa dei cavalli», dall’ital. ant. ar(r)ingo (DES I 126).

arrinzare «ringhiare», «digrignare», dall’ital. rignare (DES I 118).

arriolu, arreolu (m.) «idea fissa, fissazione, idea che gira per la testa», «grattacapo»; andai a arriolu «andare in malora» (senza etimo nel DES I 126), vedi ariolu, oriolu².

arriolu², erriolu «ruscelletto» (Tertenia), diminut. di arríu.

arrisca(d)u-a «arrischiato, temerario-a», dallo spagn. arriscado.

arriscare, arrisqare, arriscai «rischiare» (log., barb. e camp.); chie no arriscat non piscat(a) «chi non risica non rosica», lettlm. «chi non rischia non pesca»; deriva dal catal.-spagn. arriscar (DES I 126).

arriscu, arrisqu «rischio», dal catal. arrisc, spagn. arrisco (DES I 126 inesatto).

arrisinu «a stento», da a + rasinu, rasu «raso». Vedi arrasu.

arrispettai, arrespettai, arraspettai «rispettare» (camp.); arrespetta is atrus chi bolis arrespettu «rispetta gli altri se vuoi rispetto»; vedi rispettare.

arrispettu, arrespettu, arraspettu «rispetto, deferenza» (camp.), vedi rispettu.

arrisu «riso, risata»; s’arrisu ‘e s’arenara o de is crapittus de Pasca «il riso della melagrana o dei capretti di Pasqua» (la prima si spacca senza più rinchiudersi, i secondi sembrano ridere nello spasmo della morte; locuzione di dispetto verso chi ride a sproposito); vedi risu², arríere.

arrisulanu-a «disposto al riso, ridanciano-a», vedi risulanu.

arritzai, arritzonire «arricciare, increspare» (camp. e log.), dallo spagn. rizar (DES II 360). Vedi arritzonidu, ritzare.

arritzare «rizzare, drizzare, sollevare», dal tosc. rizzare (DES I 126). Vedi (ar)ritzu.

arritzolu «ruscell(ett)o», dimin. di arríu «rivo» (DES II 360). Vedi ri(t)zolu.

arritzoni «riccio di terra, porcospino» (camp.); arritzoni ‘e matta «porcospino»; arritzoni ‘e mari, arritzoni de tríscia «riccio di mare»; (Siniscola) arrintzone «riccio di mare»; vedi erithu «riccio».

arritzonidu-a «increspato-a», (fig.) «rigido, burbero-a», da arritzonire, arritzai.

arritzu-a «drizzato, ritto-a, in piedi e non a letto», partic. forte di arritzare. Vedi ritzu.

arríu «rivo, ruscello» (camp.), vedi (er)ríu, rivu, arriixeddu, arriolu, arritzolu.

arrivalía «rivalità» (mediev.), (ar)rialía, (ar)realía «contrarietà, inimicizia, lite», «corruccio, sdegno», dall’ital. rivale (DES I 126). Vedi ribale.

arrivire «arrivare», dal corrisp. ital. con cambio di suff. (DES I 126). Vedi arribbare.

arríxini, arríxîi «zecca» (insetto parassita), vedi arréxini², erichina, ríxini.

arríxini, lerícinu (camp.), ozu arrizi (Nùoro), ozu arrezi (Lodine) «rìcino»; ollu de arríxini, oz’arrizi «olio di ricino»; dal corrisp. ital. e precisam. dalla forma rìcine. Vedi rítzinu, rízine.

arròali, arròele, arròili, arròi «rovere», «roverella», «quercia spinosa» (camp.), vedi orroli.

arrob(b)aria «ruberia, rapina, furto» (mediev.), dall’ital. ant. arrubbare, rubaria (DES I 126).

arroba «roba», «vestiti» (in genere); arrobas de domu «masserizie, suppellettili, utensili di casa»; dal corrisp. ital. Vedi roba.

arrobatia, arrobadia (mediev.), roadía (antiq.) «corvè, obbligo di lavorare nei terreni del feudatario»; arroadía «prestazione d’opera gratuita a favore di un amico per impianto di una vigna, per potatura od innesto di alberi», «crocchio di persone»; deriva dal lat. rogativa (DES I 126). Vedi arrodía.

arrocca «rocca, roccia, riparo sotto roccia, scoglio» (camp.), vedi rocca, arroccu.

arroccai (rifl.) «incastrarsi fra le rocce, incagliarsi» (camp.), da arrocca. Vedi arroccare.

arroccalau-ada «imbambolato-a», da arroccali «pappagallo di mare».

arroccaleddu «crenilabro grigio o cinereo» (Cagliari), dimin. di arrocali. Cfr. tingioseddu.

arroccali «labbro, pappagallo di mare, pesce tordo», (fig.) «stupidone» (camp.); vedi roccale; cfr. babbasuni (DES I 127).

arroccare «arroccare, bloccare, fermare», «accorrere, accorrere in aiuto»; arroccae! «accorrete!, aiuto!»; da a + rocca «rocc(i)a». Vedi arroccai.

arrocchettu «rocchetto» (di filo) (camp.), vedi rocchettu.

arrocchittare «infrascare, assicurare piante rampicanti ad un piolo», «avvizzire», da a + rocchittu «piccolo piolo» (DES I 227).

arrocciadu-a «risoluto-a», vedi arrotzadu.

arroccu «recinto di grossi massi o pali per il bestiame» (Bultei, Chiaramonti, Nulvi, San Vito), da arroccare, aroccai «arroccare, bloccare» (M.P.).

Arroccu «Rocco» (nome pers. camp.); at connottu sant’Arroccu bendendi su colostru «ha conosciuto san Rocco che vendeva il colostro» (detto di persona molto vecchia); deriva dal lat. eccl. Rochus.

arroda «ruota» (camp.); cartzonis de arroda «gonnellino di orbace del costume maschile», lettlm. «calzoni di ruota» (per la forma rotondeggiante); vedi roda, rota (DES II 363).

arrodadore, arrodadori «arrotino» (log., camp.), da arrodare/ai «arrotare» (DES II 363).

arroda-fórfighe, arroda-fóscighe «arrotino», lettlm. «arrota-forbice», da arrodare «arrotare» + fórfighe, fóscighe «forbice» (DES II 363).

arrodare, arrodai «arrotare», «circondare, andare in giro» (log., camp.), vedi arrotare.

arroddire «ardire, imbaldanzire, osare»; arroddilía! «rìschiala! òsala!»; dall’ital. ardire (M.P).

arrodditu, arrudditu, arroddíu, arroddinu-a «azzardato, pimpante, infervorato, temerario-a», «imbaldanzito, orgoglioso, spavaldo, smanioso, caloroso-a» (Bitti, Lodè, Nùoro), da arroddire «ardire».

arroddu «azzardo, arroganza, orgoglio» (Nùoro), da arroddire «ardire».

arrodeare, arrodiare, arrodiái «girare, andar attorno, gironzolare» (log., camp.), dallo spagn. rodear. Vedi arródiu.

arrodedda «rotella, girella»; ~ ‘e su enugu «rotula del ginocchio»; dimin. di arroda «ruota». Vedi rodedda.

arrodeddu (m.) «girella o stella dello sprone», dimin. di arroda «ruota».

arrodéu, arroédu «giro, circuito», vedi rodéu.

arrodía de sarmentu «pranzo che si dà ai vignaioli dopo l’impianto di una vigna fatto gratuitamente a favore del padrone», vedi arrobatia (DES I 126).

arródiu «giro, circuito», da arrodiare, arrodeare.

arrogai «sfasciare, spezzare, malmenare» (camp.), da arrogu «pezzo» (DES II 365). Vedi rug(r)are.

arrogalla (f.) «frantume, rottame» (collett.), da arrogai.

arrogante, arroganti «arrogante» (log., camp.), dal corrisp. spagn. oppure ital.

arroganteri, arraganteri «arrogante» (Orgosolo), da arrogante.

arrogántzia «arroganza», dallo spagn. arrogancia o dal corrisp. ital.

arrogliare, arroll(i)are, arrogliái, arrollai «rinchiudere, circondare, andare attorno, girare, fare rigiri», «girellare, gironzolare», «circuire, abbindolare»; andai arrolla-arrolla, arròl(l)ia-arròl(l)ia «andare girellando, a zonzo» (imperat. iterato come avverbio); dal catal. rotllar (DES I 128, 221).

arrógliu, arróliu «circolo, crocchio», «sito dove si sta a girellare», (Cagliari) «gioco di ragazzi consistente nell’andare a zonzo» (DES I 128), vedi rógliu.

arrogu «pezzo, brandello», «coccio» (camp.), vedi rucru, arrogai.

arroidura «rosicchiatura», da arròiri. Vedi róida.

arròiri «rodere, rosicchiare» (camp.), vedi ròdere.

arroja/u, arroa «piccola polla d’acqua, stroscia d’acqua, sito basso ed acquitrinoso, torrente, fossa», vedi roja, orro(j)a (DES I 127).

arroláriu (m.) «rosa canina» vedi orruláriu.

arrologería «orologeria», dal corrisp. ital. Vedi arrel(l)ógiu, orolozería.

arroma (f.) «indovinello infantile in cui si danno all’interrogato colpetti con un mazzo d’erbe finché non viene spiegato» (log.), da *arromare, arromai «ornare di frasche» (DES I 117).

arromadiare (rifl.) «prendere il raffreddore», da a + » (DES II 348).

arromai «ornare di frasche le chiese nelle feste, spargere i fiori nelle vie dove passa la processione» (camp.), vedi arramare/ai, arroma.

arromana «stadera» (camp.), vedi romana.

arromanárgiu «ramaio, calderaio», vedi arraminarzu, arraminaju.

arromasare «dimagrire», da a + romasu «magro». Vedi irromasare.

arromasinu «rosmarino», vedi romasinu.

arroncare «ragliare», vedi roncare.

arroppare, arrop(p)ai «battere, percuotere, picchiare» (log., camp.), probabilm. vocabolo di carattere imitativo (DES I 128, 149).

arroqare «imprecare, bestemminare, lanciare maledizioni» (Orgosolo), vedi irroccare.

arroqu (m.) «imprecazione, bestemmia, lancio di maledizioni» (Orgosolo), vedi irroccu.

arrori «orrore, forte spavento» (camp.); it’arrori! «che danno!, che sventura!, che vergogna!»; vedi orrore/i, itterrore!, arròsciri.

arrosa «rosa», anche «rosolia, morbillo» (camp.); arrosa aresti o burda «rosa canina»; arrosa ‘e Giricò «rosa di Gerico»; arrosa piscia-cani «rosolaccio», lettl. «rosa piscia cane»; vedi arroza, rosa, orrosa.

arrosada «rugiada» (Milis), dal catal. rosada (DES II 363).

arrosáriu «rosario» (camp.), vedi rosáriu, orrosáriu, arroseri.

arroscimentu, arroscímini «fastidio, tedio, seccatura», da arròsciri.

arròsciri, arrosci «stancare, straccare, infastidire, stufare, annoiare» (camp.), da orrèschere «schifare, rifiutare» incrociato con arrori «orrore» (M.P.; DES I 129 inesatto). Vedi orròsqere.

arrósciu-a «annoiato, infastidito, noioso-a» (camp.), partic. di arròsciri. Vedi orrósqiu.

arroseri «rosario» (camp.), (Cagliari) Arroseri «Arciconfraternita del Rosario», dal catal. roser (DES I 128). Vedi (ar)rosáriu.

arrosiái «annaffiare, irrigare, spruzzare» (camp.), dallo spagn. rociar (DES I 128). Vedi arrusciái.

arrosigai «rosicare, rodere» (camp.), vedi rosicare.

arrosinare, arrosinai «piovigginare» (log., camp.), vedi rosinare/ai (DES II 363).

arrostai «ventagliare» (camp. di Oristano), dal tosc. ant. arrostare (DES II 363). Vedi rosta.

arrostire, arrustire, orrostire, arrustiri «arrostire» (log. e camp), dal corrisp. ital.

arrostu, orrostu «arrosto», dal corrisp. ital. Vedi arrustu.

arrosu (m.) «rugiada» (camp.), vedi rosu, orrosu, scapparrosu.

arrosu², rosu² «riso» (cereale), dal catal arròs, spagn. arroz. Vedi risu.

arrotare, arrodare, arrodai «arrotare, affilare», «circondare, andare in giro» (centr., log. e camp.), da a + rota, roda «ruota».

arrotinu «arrotino», dal corrisp. ital.

arrotundare «arrotondare», dal corrisp. ital. (DES II 357). Vedi retundu, atturundare.

arrotzadu, arrocciadu-a «risoluto-a», dallo spagn. arrojado (DES I 129).

arrotzare, arrotzai «girare intorno, vagare, vagabondare, bighellonare» (log., camp.); andare/ai arrotza-arrotza «andare indagando o cercando di risapere i fatti altrui» (imperat. iterato come avverbio); probabilm. dall’ital. ruzzare (DES I 129).

arrotzare² «ardire, osare», (rifl.) «disporsi, risolversi», probabilm. dallo spagn. arrojarse (DES I 129).

arrotzu «completamente, del tutto» (avverbio), dallo spagn. (con) arrojo (DES I 129).

arroza «varietà d’uva nera rosseggiante» (Oristano e dintorni), da arrosa «rosa» (M.P.; erra il DES II 364). Vedi orroza, rotza.

arru «errore, sbaglio», da arrada «errore» (DES I 493). Vedi sarru!

arrú «rovo di macchia» (Rubus fruticosus L.); (Mogoro) arrú crábiû «rosa selvatica o canina», lettlm. «rovo caprino»; dal lat. rubu(m) (DES I 398, II 372). Vedi orrú, rubu.

arruárgiu «roveto» (camp.), vedi ruarzu, arruarzare.

arruarzare «coprirsi di rovi, inselvatichire» (di terreno), da a + ruarzu «roveto» (DES II 372).

arrúbbia «robbia» (Rubia tinctorum L.), dal corrisp. ital. (DES II 367). Vedi rúggia.

arrubiái «arrossire» (camp.); arrubiái su ferru «arroventare il ferro»; arrubiái sa petza «rosolare la carne»; da arrúbiu «rosso» (DES II 367). Vedi arrujare, orruviare.

arrubiastu-a «rossastro-a», da arrúbiu «rosso».

arrubieddu «rossetto, belletto», dimin. di arrúbiu «rosso».

arrubiolus «ravioli, ciambellini, berlingozzi» (plur., camp.), dal corrisp. ital. incrociato con arrúbiu «rosso» (DES I 129).

arrubiori «rossore» (camp.), da arrúbiu «rosso». Vedi ruggiore.

arrúbiu-a «rosso-a»; sa genti arrúbia «i fenicotteri» (collett.), lettlm. «la gente rossa» (per il colore del becco e di alcune penne); arrúbiu ‘e s’ou «tuorlo dell’uovo»; dal lat. rubeus (DES II 367). Vedi arrubiastu, arrubieddu, (or)rúbiu, ruju.

arruccas «ruchetta» (plur., Cagliari), retroformazione dall’ital. ruchetta (M.P.).

arruda «ruta» (Ruta graveolens L.), vedi orruda, ruta.

arruddare «deporre il fondaccio», da a + rudda «fondaccio del caffè».

arruddire «soffrire il freddo, rabbrividire» (Dorgali, Orune), vocabolo fonosimbolico come il corrisp. ital. (M.P.).

arrudditu-a «smanioso-a» (Bitti), «caloroso-a» (Lodè), vedi arrodditu.

arrueddulare «arrotolare», da a + ruéddula «rotella».

arrúer(e) «cadere», vedi rúere.

arruffa «folla, moltitudine» (camp.), vedi ruffa.

arruffare, arruffai «arruffare, scarmigliare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 129). Vedi ruffu.

arruffianare, arruffianai «arruffianare, adulare, lusingare, gestire questioni illecite» (log., camp.), dal corrisp. ital. Vedi ruffianu.

arruffula(d)u-a «arruffato-a», da un *arruffulare/ai iterativo di arruffare/ai.

arruga «via stretta, vicolo» (camp.), vedi ruga, arrugare.

arruga² «verruca», vedi verruga.

arruga³ (f. collett.) «bruco» (camp.), vedi (er)ruca.

arrugai «incrociare, attraversare» (camp. rust.), vedi aggrucare.

arrugare, arruare (rifl.) «fermarsi» (detto di bestie sulla strada e di individui per vecchiaia); arrugau ti sese!? «ti sei fermato!?» (detto all’asino che si ferma, anziché continuare a girare attorno alla mola); da arruga, ru(g)a «strada stretta» (M.P. II 367).

arrughinare, arruinare, arruinai «arrugginire», dal lat. aeruginare (DES II 367). Vedi arruína, rughinare.

arrughinzau-ada «arrugginito-a», da a + rughinzu «ruggine». Vedi ruinzare.

arrughire «essere rauco», dal tosc. arrughire (DES I 129).

arrugutzulare, arrebutzulare «raccogliere con difficoltà e pena, raggranellare», dall’ital. raggruzzolare (DES I 129, II 347).

arrúi «rude, indomito, brado-a» (camp.), vedi orrúi, rude.

arrúi², rui «gru» (uccello), vedi grui, grue.

arruina, orruína «rovina», dal lat. ruina (REW 7431). Vedi ruina.

arruina²/u, arrûja, arròqia, orruína/u «ruggine» (camp.), da arruinai, arrughinare.

arruinare «rovinare, mandare in rovina», vedi ruinare.

arruíngiu (m.) «ruggine» (camp.), vedi orruíngiu, rughinzu.

arrúiri, arrúi [partic. arrut(t)u] «cadere, far cadere» (camp.); arrúiri de is coddus «cadere dalle braccia» (perdere ogni considerazione); vedi orrúiri, rúere.

arrujare, arrujire «arrossare, arrossire», da a + ruju «rosso» (DES II 367). Vedi irrujare, orruviare.

arrujatzau-ada «arrossato, accaldato-a» (Nùoro), da ruju «rosso».

arrujulare «bighellonare, girellare, vagabondare», da a + rujulare.

arrullai «tubare» (dei colombi e delle tortore; camp.), dallo spagn. arrullar (DES I 129). Vedi arrullu.

arrullai², orrullai «arricciare, inanellare (i capelli)» (anche rifl.; camp.), dal catal. rullar (DES I 129).

arrulléu «scioccone» (Cagliari), vedi rulléu.

arrulloni «rullone, grosso cilindro di pietra», «campano a forma di bubbolino», «battaglio della campana» (camp.); (Cagliari) anche «coccola del ginepro», (fig.) «grattacapo, guaio»; dal corrisp. ital. (DES II 368 inesatto). Vedi rulloni.

arrullu «tubamento dei colombi e delle tortore», dallo spagn. arrullo (DES I 129). Vedi arrullai.

arrumba, andare a s’arrumba-arrumba «fermarsi di frequente» (Orgosolo)-

arrumbare, arrum(b)ai, orrumbare, orrumbai «fermarsi» (log., camp.), probabilm. dal genov. ant. arembarse «appigliarsi, attaccarsi» (DES I 125).

arrumbul(l)onai «aggomitolare, appallottolare, ammucchiare, piegare disordinatamente» (Cagliari), da allomburai «aggomitolare» incrociato con arrumbulai «rotolare» (DES I 594).

arrumbul(l)oni «rotolo, gomitolo» (camp.), da arrumbul(l)onai.

arrumbulai, arrumbiái, arrumbuqai, orrumbulare «rotolare, ruzzolare, voltolare» (anche rifl.), «fare un capitombolo» (camp.); andai arrumbula-arrumbula «andare a rotoloni» (imperat. iterato come avverbio); dal lat. rhombus (DES II 368). Vedi rumbulare/ai.

arrúmbulu «rullo», da arrumbulai «rotolare» (DES II 368). Vedi rúmbulu.

arrúmbulu² «rombo» (pesce) (Cagliari), vedi rúmbulu².

arrumbulutzu-a «tondo, arrotondato-a», da arrumbulai «rotolare».

arrumigare, arromigare, arrumigai, arromigai, arramigai «rosicchiare, masticare con prestezza, mangiare golosamente» (log., camp.), da un lat. *rumicare per rumigare (DES II 368). Vedi aggrumiái, rumigare.

arrumóriu «rumore», vedi rumóriu, arremori.

arruncai «ronfare, russare», «sbuffare del cavallo» (camp.), dallo spagn. roncar «russare» (DES I 128).

arruncare «cozzare, urtare, incespicare», vedi abbruncare, irruncare.

arrunchinare, arruncinare, orrunchinare «rosicchiare», da a + runchinare «rosicchiare» (DES I 230).

arruncillu «ronciglio, falcetto», vedi runcillu.

arruncu «piccolo pezzo, pezzo di formaggio fresco», vedi runcu.

arrundare (rifl.) «ripararsi dalla pioggia», da a + runda «gronda» (log. sett.). Vedi aggrundare.

arrúndini, arrúndili, arrúndula/i, arrúndorha, orrúndula «rondine, rondinella» (camp.), vedi rúndine.

arrúngia «rogna, scabbia», (fig.) «grattacapo, malanno» (camp.), vedi (or)rúngia.

arrungiosu-a «rognoso-a», (fig.) «misero, taccagno-a», (Cagliari) anche «geloso», da arrúngia «rogna» (DES II 370). Vedi runzosu.

arruntzai «contrarre, raggrinzire» (per il fuoco o il sole) (anche rifl.; camp.); arruntzai de goddus «stringersi le spalle»; dal catal. arronsar (DES I 129).

arrunzare «digrignare i denti, ringhiare del cane», vocabolo di carattere imitativo, come il corrisp. ital. (M.P.).

arrus(s)ignolu, arressignolu, arressenolu, arrassangiolu, arrassanajolu «rosignolo, usignolo», dal catal. rossinyol, spagn. ruiseñor (DES II 363). Vedi rosignolu.

arrusciada «spruzzata, leggera pioggia», da arrusciái «spruzzare».

arrusciadori «annaffiatoio», (Cagliari) arrusciarori «cisterna che in estate innaffiava le strade della città», dal catal. arruxiador.

arrusciái «annaffiare, irrigare, spruzzare», dal catal. arruixar (DES I 130). Vedi arrosiái, arrusciada.

arruspiare «cagliare» (l’atto di muovere il caglio nel latte; Monte Acuto), probabilm. dall’incrocio degli ital. raspare e ruspare (DES II 337).

arruspire «sputare», vedi orruspire, ruspire.

arrustidori «arrostitore» (camp.), da arrustire/i.

arrustire, arrustiri «arrostire» (log., camp.), vedi arrostire.

arrustu «arrosto», da arrustire. Vedi arrostu.

arrutroxa «caduta, stramazzata» (sost., camp.), da arrutu «caduto». Vedi orruttòria, ruttorza.

arruttai «ruttare» (camp.), vedi orruttare, ruttare/ai.

arrúttidu «rutto», da arruttai. Vedi rúttidu, ruttu².

arruttorja «caduta, scivolata» (Orgosolo), vedi ruttorja.

arrutu, arruttu-a «caduto-a» (barb. e camp.), vedi arrutroxa, orrut(t)u, ruttu-a.

arta «feritaۛ, mancanza, colpa, fallo»; qene arta «senza fallo, senza colpo ferire» (Orgosolo); vedi falta, farta.

artana, ottâa «trappola per volpi, lepri, cani, ecc.» (costituita da un nodo scorsoio munito di pezzi di canna appuntiti perché penetrino nel collo dell’animale che tenta di liberarsi) (camp. rust. e Oristano): probabilm. relitto sardiano da confrontare – non derivare – col greco artánē «corda, nodo scorsoio, laccio» (di origine incerta; GEW, DELG) (M.P., OPSE 95, LISPR).

artanedda «frutta avvizzita», «fico d’India grinzoso o poco polposo», «cosa piccola e di scarsa qualità» (Dorgali), da arthanare «avvizzire».

artaradè, arteredè «chissà» (Orgosolo), forse  dalla locuzione futurile at a èssere «sarà».

artare «altare»; (Nùoro) artare mazore «altare maggiore»; dal lat. eccl. altare

artária «altezza, altitudine», da artu «alto». Vedi artesa.

arte, arti, atti «arte, mestiere» (log., camp.), dal lat. arte(m) (DES I 130).

arte², arti² «giuntura, tendine» (log., camp.), dal lat. artus (DES I 131).

artera «cardine», da arte² «giuntura» (DES I 131).

arterare «alterare, far arrabbiare», vedi alter(i)are.

artesa «altezza», da artu «alto». Vedi artária.

árthana, ártana, ártzana «brezza fredda», «nebbia» (barb. e camp. rust.); topon. Árzana (villaggio), Árthana (Oliena), Mal’Ártana (Orgosolo), s’Ártzena (Desulo), Monte Arzanadolu (che vorrebbe significare “Monte da dove viene la brezza fredda o la nebbia”; Aritzo/Gadoni), Arzannulo (sorgente, che vorrebbe significare “Sorgente che ghiaccia”; Desulo), Genna Artana (Escalaplano), Sedda Arthanule (Dorgali); tutti relitti sardiani, probabilm. da confrontare – non derivare – col lat. alsus, partic. di algere «essere gelato», che è di origine incerta (DELL, DELI). Inoltre, secondo un accostamento già fatto da Giovanni Spano e accettato dai recenti linguisti G. D. Serra e J. Hubschmid, il topon. Árzana (nonché il corrispondente appell.) sarebbe da collegare con l’antrp. etrusco Arzn(al) (M.P., LISPR; DETR).

arthanare, artanare, artzanai «intirizzire, ghiacciare, prender freddo, avvizzire» (barb. e camp. rust.), da árthana. Vedi artanedda, sartihare.

arthanedda, (f)ihu arthanedda «fico d’India grinzoso, pieno di spine e di semi» (Dorgali), da arthanare «intirizzire, ghiacciare, avvizzire».

arthereddau-ada «irrigidito-a» (detto di gamba, dito, muscolo) (Ollolai; M. Columbu), da artera «cardine», a sua volta da arte² «giuntura, tendine» oppure dall’ital. alterato (M.P.).

arthizone «crisantemo coronario» (Chrysanthemum coronarium L.) (Gavoi), vedi gurtezone.

arthu, arzu aggett. riferito a cavalli (mediev.) probabilm. dal lat. arsus col significato di «mantello di color bruciato» (M.P.). Vedi árdere, assu.

arthuddare, astuddare (rifl.) «avere la pelle d’oca, rabbrividire», «insuperbirsi» (centr.), da athudda «pelle d’oca» incrociato con artu «alto» (M.P.).

artiada «alzata, erta, salita» (Orgosolo), (camp. rust.) «estensione dell’ordito nel telaio», vedi artiare, artzada  (DES II 487).

artiadorju «luogo di salita», «scala fissa di casa» (Orgosolo), da artiare.

artiare «alzare, salire», variante di artz(i)are (DES I 76).

articulada «incriminazione, imputazione», da articulare/ai.

articulare, articulai «incriminare» (log., camp.), dallo spagn. articular (DES I 131).

artículu «articolo» (con tutti i significati del corrisp. ital.), «articolo di legge, cavillo, difficoltà», vocabolo di origine e natura dotta (DES I 131).

artimintzare «armeggiare», variante di armin(z)are.

artis-artis «in allarme, in ansia» (avverbio), forse dall’ital. alt! che viene imposto dalla sentinella a chi si avvicina (M.P.).

artittu-a «piuttosto alto-a», dimin. di artu «alto».

artitzu «(bambino) nato a stento e di vita breve», da ortiri «abortire» (DES I 62). Vedi antitzu, ortitzu.

artivu-a «orgoglioso, superbo-a», vedi altivu (DES I 76).

artóriu, altóriu «ardore, coraggio, vigore» (CVS² 148), probabilm. dal corrisp. ital. (M.P.).

artu-a «alto, profondo-a»; in artu «in alto»; vedi altu, artine.

artura «altura, sito elevato», da artu «alto» oppure dal corrisp. ital.

artzada, artziada, artiada «alzata, erta, salita» (sost.), variante di altzada. Vedi antziada, artziada.

artzadériu «strumento per sollevare un peso», vedi altzadériu.

artzali «ramo lungo di un albero» (camp.), vedi brathaqi, bratzali.

artzanai «avvizzire» (della frutta; camp.), da ártzana.

artzare, artziare, artz(i)ái «alzare, salire»; (Nùoro) su dinare fachet artziare s’abba a punta a susu «il danaro fa salire l’acqua all’insù»; (SSls 178; DES I 76). Vedi altzare/ai, antziare, artiare, artzisare.

artziada «alzata, erta, salita» (sost.) da artz(i)are/iái «alzare, salire». Vedi artzada, antziada.

artziadròxa «alzata, erta, salita» (sost., camp.), da artzare/iái (DES I 76).

artzibispu, artzibiscu «arcivescovo», dallo spagn. arzobispo  Vedi obispu.

artzisare (rifl.) «inalberarsi», iterativo di artz(i)are «alzare».

artzisare² «affascinare, ammaliare, incantare» (log., camp.), vedi accisare, eccisare.

artzisu «incantesimo, malia», da artzisare. Vedi accisu, eccisu.

artzíu (m.) «grande quantità, massa», vedi altzíu (DES I 76).

artzivu «archivio», vedi arcivu.

artzone «crescione, nasturzio» e «appio, sedano selvatico», vedi aschione.

aru, ara «forcella o ramo biforcuto per sostenere i pomodori ed i fagioli», vedi varu, vara.

árula «arella, porcilaia», «stalluccio naturale o artificiale per scrofa figliata», deriva dal lat. hara, *harula «stalla, porcile». Vedi áulla, áurra.

arulare «mettere la scrofa coi porcetti nella porcilaia», da árula. Vedi aulire, aurrai.

arva, arvile «brezza fredda o nebbia nociva alle piante ed ai frutti», vedi arba, avra.

arva² «alba» (Bitti, Dorgali, Lodè, Orgosolo); est ponende arva «sta albeggiando» (Orgosolo); dal lat. alba (M.P.). Vedi postarva.

arva³ «barba», vedi barba.

arvadare «munire di vomere l’aratro», da arvata, arbada (DES I 132).

arvareda «varietà di uva bianca ad acini rotondi», vedi albarega.

árvaru «pioppo bianco», vedi álbaru.

arvata, arvada, arbada, orbada, obrada (f.) «vomere dell’aratro», forse dal lat. urvare, urbare «arare» incrociato con albatus-a (lettlm. «resa bianca») (M.P.). Vedi arvadare.

arvatu-a «avvizzito-a» (di frutta) (centr.), da arva, avra «brezza fredda», col significato effettivo di «danneggiato-a dalla brezza fredda» (DES I 155).

arvèscher(e), arvèsqer(e) «albeggiare», vedi arbèscher(e).

arvèscher(e)² «fermarsi dei cibi in gola», variante di arrèscher(e) (DES I 44 confuso).

arvésqida, arvesqidorju «alba, albeggio», «sveltezza nello svolgimento di un lavoro» (Orgosolo), deriva da arvèsqere «albeggiare».

arviadura (f.) «indizio o segnale di difetto o guasto che la frutta presenta nella buccia», da arviái (camp., GSC).

arviái «guastare, rendere difettoso»; occannu su bentu ‘e soli at arviáu sa figu «quest’anno il vento di sole (scirocco) ha guastato i fichi»; «indiziare, segnalare, avvisare»; «essere ossesso, essere posseduto da spirito maligno» (camp.), vedi árviu, avriái, avrinare (GSC; DES I 155).

arvigai su ferru «arroventare il ferro» (camp.), vedi arbigai.

arvile, abrile «venticello» (DitzLcs), da avra, abra, arva «brezza» (M.P.).

árvine (Orani) «brezza fredda o della nebbia», da avra, arva, avrina «brezza fredda o nebbia nociva alle piante ed ai frutti», dal lat. aura.

arvithiosu-a «capace, solerte, svelto-a» (Orgosolo), da arvíthiu.

arvíthiu (m.) «capacità, iniziativa, solerzia, sveltezza» (Ollolai, Orgosolo); ómine de arvíthiu «uomo di iniziativa» (Ollolai); probabilm. dall’ital. servizio oppure dallo spagn. servicio con deglutinazione del supposto artic. su.

árviu «indizio, sentore, preavviso, notizia»; s’áxina tenit árviu de pesti niedda «l’uva presenta indizi di peste nera»; da arviái (DES I 132, 155). Vedi avrinzu.

arvorare (rifl.) «inalberarsi», vedi arborare.

arvòre «albore, alba»; missa de arvòres «prima messa del giorno di Natale» (Orgosolo); vedi arbòre.

arvorinu «momento dell’alba» (Orgosolo), da arvòre.

arvu² «albume», vedi arbu².

arvu³ «campo arativo» (mediev.), «steccato, siepe», dal lat. arvum (DES I 132).

arvu-a «bianco-a», vedi arbu, qodiarvu, ustiarvu.

arvule (m.) «giogaia, pelle che pende dal collo dei bovini» (Dorgali), vedi barbule (DES I 177).

arvurinu (m.) «alba» (Bitti), da albore, arbore «alba».

arvuta (f.) «barbazzale, catenella della briglia del cavallo» (Bitti), vedi arbuda.

arvuthu «asfodelo», vedi alvuthu.

arzola «aia», vedi ariola.

arzolare «trebbiare», vedi ariolare.

arzu «gelo»; Da inoghe a bennarzu, ne anzone ne arzu; dae bennarzu in cudda ‘ia, frittu fámine e caristía «da oggi (autunno) a gennaio, non (morrà) agnello né (ci sarà) gelo; da gennaio in poi, (aspéttati) freddo, fame e carestia» (Spano, Proverbi 9; CVS² 331); deriva dal lat. alsus, participio di algere «essere gelato» (M.P.).

asa (f.) «manico dell’anfora e dei vasi», dal lat. ansa (DES I 132).

asadu-a «munito-a di manici», da asa (DES I 133).

asaminai, azaminai «esaminare» (camp.), vedi esaminai.

asáminu, azáminu «esame», da asaminai. Vedi esáminu.

ascalamada «scalmana, affanno, accaloramento», da ascalamare.

ascalamare (rifl.) «accaldarsi, affannarsi, infervorirsi», dal tosc. ant. scalmarsi (DES I 133, 266). Cfr. accalamare.

ascamare, oscomare «provare schifo o nausea, nauseare», probabilm. dallo spagn. asquear «nauseare» incrociato con escamar(se) «insospettirsi». Cfr. ascare².

ascamile, ascamosu-a «nauseante, stomachevole», da ascamare. Vedi argamile.

áscamu «schifo, nausea», da ascamare (DES I 134). Cfr. ascu.

ascare «condensarsi del sanguinaccio» (log. sett.), probabilm. da basca, *(b)asca «afa, grande calura» (M.P.; senza etimo nel DES I 133). Vedi aschidare.

ascare² «avere schifo, stomacare/rsi», vedi aschiare.

ascènder(e), assender(e), ascèndiri «ascendere, salire», «arrivare a, pervenire» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 142).

Ascensione/i, Assensione, (Pasca ‘e) Ischiscione, Issione, Ischissioni, Issensiôi «Ascensione» (festa religiosa; log. e camp.), dal corrisp. ital. (DES I 142).

ascherosu-a «nauseante, schifoso-a», dallo spagn. asqueroso (DES I 133). Vedi ascosu, bascarámene.

aschia «ascia» (mediev.); maistru de aschia «carpentiere»; dal lat. ascia (DES I 133). Vedi aschiedda, aschiolu. Vedi áscia.

aschiare, ascare² «avere schifo, stomacare/rsi», dallo spagn. asquear «nauseare». Vedi aschinzos, áschiu, ascu; cfr. ascamare.

áschida/u «forza, lena, abilità, possibilità, fiato, respiro», da aschidare. Vedi álchida/u.

aschidare, alchidare «non aver fiato, non avere tempo di respirare, non avere forza» (log. sett.), probabilm. da basca, *(b)asca «afa, grande calura» (M.P.; senza etimo nel DES I 133). Vedi ascare.

aschiedda «piccola ascia a forma di zappa, accetta, sgorbia, sgubbia»; (Nùoro) barras de aschiedda lettlm. «mascelle di accetta» (detto di individuo molto magro in viso); dimin. di áschia «ascia».

aschinzos de Olíana «nausee di Oliena» (Nùoro), deriva da ascare² «avere schifo, stomacare/rsi», da aschiare. Vedi asqíngiu.

aschiolu, asqiolu (m.) «accetta con la lama ricurva verso il manico, sgorbia», variante di aschiedda rifatta sull’ital. asciolo (DES I 133). Vedi asciolu.

aschione, ascione, anscione, alcione, artzone, ascioni «crescione, nasturzio» e «appio, sedano selvatico» (due piante che hanno in comune il fatto di vegetare ai margini dei ruscelli; log. e camp.), relitto sardiano (suff.), da confrontare – non derivare – col tardo lat. crisson(us) «crescione, nasturzio» (Glosse) (M.P.; DES I 133 incerto). Vedi grúspinu.

aschiore «disgusto, schifo, ripugnanza, nausea», da ascare² «avere schifo».

aschisóriu «nascondiglio», «tomba di gigante, tomba antica», «tesoro nascosto» (centr.), vedi ascusóriu.

áschiu «schifo, nausea», da aschiare «avere schifo». Vedi ascu.

áscia «ascia»; mastru ‘e áscia «carpentiere»; dal corrisp. ital. (DES I 133). Vedi áschia.

áscia²,ascedda (f.) «asse del carro», «pernio delle forbici, dei cardini, delle carrucole», dal lat. axis con uscita differente (DES I 142). Vedi asseddu, sdasciái, smasciái.

asciare «alzare, salire» (log. sett.), variante di altzare (DES I 76).

asciòlliri «assolvere» (camp.), dall’ital. ant. asciogliere (DES I 139). Vedi assòlvere.

asciolu (m.) «piccola ascia», dall’ital. asciolo (DES I 133). Vedi aschiolu.

ascione, ascioni «crescione, nasturzio» e «appio, sedano selvatico» (log., camp.), vedi aschione.

asciucconare «agitare», «spaventare», vedi assucconare.

asciugare, assugare, asciugai «asciugare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 142).

asciugu, sciugu-a «asciutto, secco-a» (camp.), da asciugare/ai.

asciuttore, asciuttori, sciuttori (m.) «siccità» (log., camp.), dall’ital. ant. asciuttore (DES I 142).

asciuttu-a «asciutto-a», dal lat. exsuctus incrociato col corrisp. ital. (REW 3074) (M.P.). Vedi assuttu.

asciuza «piccola scheggia di legno», «trucioli» (collett.), vedi ascruza.

ascortza, dulcis de ascortza «dolci di mandorlato in camicia», vedi alcortza.

ascosu-a «nauseante, schifoso-a», da ascu «nausea, schifo» (DES I 133). Vedi ascherosu.

ascra, asqra, áscia, (Tertenia) assa «scheggia di legno, spina», dal lat. hasc(u)la, hast(u)la. In Sardegna sono arrivate sia questa forma lat. più recente hastla/hascla sia quella originaria hastula, proprio come cauma e *calma (DES I 133; LCS I 106). Vedi ascruza, ástula; cfr. cálama.

ascrare «scheggiare», da ascra «scheggia di legno».

ascrosu-a «pieno di schegge», «irascibile, scontroso, astioso-a», da ascra.

ascruza, asciuza, alciuza «piccola scheggia di legno», «trucioli» (collett.); paneri ‘e ascruza «sedere molto piccolo»; dimin. di ascra «scheggia di legno» (DES I 133). Vedi ascuzare.

ascruzeri «mezzano, ruffiano» (Orgosolo), da ascruza «trucioli» (collett.), col significato originario di «raccoglietore di trucioli».

ascu «schifo, nausea», dallo spagn. asco (DES I 133). Vedi ascare², áschiu, ascosu, ascherosu, aschinzos, asqíngiu; cfr. áscamu.

ascúccia, (i)scúccia «suora che accompagnava una consorella nel parlatorio», «spiona, delatrice», dallo spagn. escucha.

ascujare «bisbigliare, parlare di nascosto» (Bitti), dal lat. absconse (M.P. I 134). Vedi ascuse.

ascultare, ascurtare, asqurtare, iscultare, iscurtare, ascurtai «ascoltare» (log. barb., e camp.), dal lat. a(u)scultare (SSls 166; DES I 134). Vedi acustare.

ascurpí «geco, stellione» (Tarantula Mauritanica; log. sett.), dal catal. escorpí «scorpione» (M. Poetto; corrige OPSE 96).

ascurtu, asqurtu «ascolto», da ascurtare.

ascusare «parlare all’orecchio, sottovoce e segretamente» (Orgosolo) [Bitti, ascujare], da ascuse/a.

ascuse/a «di nascosto»; ass’iscusi(u) «di nascosto, di soppiatto», «sotto voce»; dal lat. absconse (DES I 134). Vedi ascujare, iscúndere, cuscusina.

ascusóriu, ascusorju, asqusorju, ascusógliu, aschisóriu, iscusóriu, issusórgiu, iscusórgiu, scusórgiu, scruxosu, screxosu, scrixosu «nascondiglio», «tomba di gigante, tomba antica», «tesoro nascosto», «malloppo» (centr., log. e camp.), da un lat. *absconsoriu(m) (DES I 134).

ascuzare, asquzare «tendere l’orecchio per ascoltare, anche furtivamente», «ascoltare ogni inezia» (Orgosolo), da ascruza «trucioli» (collett.), Vedi ascruzeri.

asegu(s) «dietro», vedi assegus.

asiare «stare in ozio, a riposo» (Orgosolo), da ásiu «agio, tempo libero, ozio».

asiásiu «adagio» (avverbio), «indugio, flemma» (sost.), vedi addásiu.

asienda, sienda «ricchezza, fortuna, patrimonio», dallo spagn. hacienda (DES I 134).

asinche, asicche «cosà, in codesto modo, come dici tu» (Ogliastra), da gasi + nche/cche (DES I 571). Vedi gasi; cfr. gainche.

asinu «asino» (mediev.), dal lat. asinus (DES I 135). Vedi áinu.

asinunca(s) «altrimenti, sennò», vedi nunca (DES II 176).

ásiu, aju, áxiu «agio, opportunità, tempo libero, ozio» (log., camp.); a ásiu «adagio»; ja nd’as dess’ásiu! «avrai un bel da fare! hai voglia!»; nde aer de ásiu «avere tempo da perdere»; chie at ásiu in s’umbra si sedit(i) «chi ha (buone) opportunità si siede all’ombra» (e non se ne sta a lavorare sotto il sole); deriva dal tosc. ant. asio.

asonare «pascere le cavalle, menare le cavalle alla trebbiatura», da asone. Vedi basonare.

asone «buttero, cavallaro, guardiano di cavalli», vedi agasone (DES I 60).

aspeare «aspettare» (Bitti, Lodè), probabilm. dal corrisp. ital.

asperges (m.) «aspersione di acqua benedetta», dal lat. eccl. asperges me Domine (REW 710; DES I 135). Vedi asprexa.

aspersóriu, asprassóriu, spensóriu «aspersorio», dal corrisp. ital. (DES I 135). Cfr. ispunzolu.

aspettai, ispettare «aspettare, attendere» (camp. e log.), dal corrisp. ital. (DES I 135 inesatto). Vedi abettai.

áspia (f.) «aspo, naspo», dal catal. aspia (DES I 136). Vedi aspu, náspia.

aspidáriu «luogo aspro, non coltivabile» (centr.), da áspidu «aspro».

aspidda, (a)spridda, ispridda, spidda, arbidda, abridda, ampridda «scilla, cipolla marina» (Urginea maritima Back) (log., camp.), relitto probabilm. presardiano (suff.) da confrontare – non derivare – col lat. squilla «cipolla marittima», finora di origine ignota (NPRA 229) e pertanto quasi certam. “fitonimo mediterraneo”. Vedi scruidda e topon. Aspiddái (Orgosolo), Ospiddái (Oliena), Ispidde (Putifigari), Ispiddosu (Noragugume.

aspiddágliu, aspiddarzu «sito della cipolla marina», da aspidda.

aspiddária «zona della cipolla marina», da aspidda.

aspidesa «asprezza di sapore», da áspidu «aspro».

aspidore (m.) «asprezza di sapore», da áspidu «aspro».

áspidu-a «aspro-a, di cattivo sapore», «ruvido, rozzo-a», dal lat. asperu incrociato con acidus (DES I 136).

aspiolu «Macroglossa stellatarum» (farfalla dal volo rapido, “che gira come un aspo”), dimin. di aspu «aspo» (DES I 136).

asprassóriu «aspersorio» (centr.), vedi aspersóriu.

asprexa «aspersione di acqua benedetta», dallo spagn. asperjar (DES I 135). Vedi asperges.

aspriare (rifl.) «inacidirsi» (Orgosolo), deriva da aspru «aspro».

aspridda «scilla, cipolla marina», vedi aspidda.

aspriddarzu, s’, (Dorgali): «sito di scilla o cipolla marina»».

aspríghine, asprine, asprile «asperità, asprezza, sterilità della terra», «sito erto e sterile», «maggese», da aspru «aspro» (LS 345; DES I 136).

aspronare «spronare», vedi asprone, ispronare.

asprone «sprone», vedi isprone, sproni (DES I 682).

asprore «asperità, asprezza», da aspru «aspro».

aspru, aspu-a «aspro-a» (di sapore e di tatto), «acerbo-a»; sost. aspru «sito aspro, improduttivo»; deriva dal lat. asp(e)ru(m) (SSls 166; DES I 136). Vedi aspriare, aspríghine.

aspu «aspo, naspo», dal corrisp. ital. (DES I 136). Vedi áspia, aspiolu, naspu.

asqaithu «ciuffo d’erba adoperato come esca per accendere il fuoco» (barb.), da un lat. *escaiciu (M.P.).

asqíngiu «mascalzone» (Oliena), asqinzu «individuo disonesto, indegno e infido» (Orgosolo), da ascu «schifo, nausea». Vedi aschinzos.

assa «alla», vedi assu-a.

assa(d)u-a « abbrustolito, arrostito, tostato-a»; caffè assau «caffè tostato»; méndula assá «mandorla tostata» (Orgosolo); partic. passivo di assare.

assa², ansa «sete ardente», dal lat. arsus-a (DES I 109). Vedi assu-a², assura.

assabare su binu «mettere la sapa nel vino», da a + saba, sapa «sapa».

assaccare, assaccai «insaccare» (log., camp.), da a + saccu «sacco». Vedi insaccare/ai.

assaccarrare, assaccarronare (rifl.) «imbacuccarsi, coprirsi bene contro il freddo», probabilm. da assaccare incrociato con carrare «trasportare».

assaccarru (m.) «copertura pesante», (fig.) «protezione», da assaccarrare.

assaccheddare «sbattere, agitare» (Orgosolo), lettlm. «infilare e sbattere nel sacco (saccu)»

assacchiare «assalire, attaccare, ferire», dallo spagn. saquear (DES I 136).

assacchittai «insaccare, agitare, scuotere, sbattere» (camp.), da a + sacchittu «sacchetto».

assacchizare «saccheggiare», dal corrisp. ital. (DES I 136).

assacconare «rinsaccare scuotendo e camminando» (del cavallo e del carro), «impinguare», da a + saccone «saccone» (DES I 136, II 375). Vedi assacchittai, insacconare.

assaeddu, assabeddu «piccolo asse o gancetto o pernietto dei collari dei cani, dei manici di recipienti di sughero o di metallo», «gancetto di campane», «piccola ansa per recipienti», vedi asseddu (manca la variante nel DES I 142).

assagadau-ada «affannato-a, ansimante» (Nùoro), da a +  ságada, ságatu «ansima».

assagliái «provare» (un vestito), «imbastire» (camp.), dal catal. assajar (DES I 137, 636). Vedi assaggiái, assazare.

assagna «ansia, premura», «prodezza, coraggio», dal catal. sanya, spagn. saña «collera»; (log. sett.) anche «muta di cani», da assagnare (DES I 137).

assagnare «scovare la selvaggina», da assagna «coraggio» (quello con cui i cani scovano e aggrediscono i cinghiali), da assagna (DES I 137).

assagumare «maturare in sé un cosa, richiamare alla memoria» (Fonni), da a + sagumare «accorgersi» (DES II 376).

assaíle (m.) «martora sarda», vedi assile.

assainettare «dare buon gusto, rendere di buon odore», dallo spagn. asainetar (DES II 377). Vedi sainette.

assalariáu-á «pensionato-a» (Orgosolo), lettlm. «salariato-a».

assale «asse o fuso delle ruote del carro», da un lat. *axalis-e (REW 840).

assaltai, assartai «assaltare» (camp.), dal corrisp. ital. (DES I 137 inesatto).

assaltanare «agitare, spaventare» (log. sett.), iterativo dell’ital. assaltare (M.P.).

assaltanu (m.) «sommossa, gran rumore, confusione, spavento», da assaltanare.

assambelluttare (rifl.) «raggrumarsi del sangue», da a + samben lutt(a)u «sangue pest(at)o, lividore» (DES II 45). Vedi lutt(a)u.

assambenadu-a «salassato-a dalle sanguisughe», da a + sámben(e) «sangue» (DES II 380).

assambenadu-a² «gradevole, simpatico-a», da a + sámben(e) «sangue» (quasi “dello stesso sangue o casato”) (DES II 380). Vedi assangradu; cfr. issambenatu² «sgraziato, antipatico».

assamodare, assemodare (rifl.) «agghindarsi seguendo la moda», da assa moda «alla moda» (DES II 121).

assamudare (rifl.) «tacere, starsene in silenzio», da assa muda «in silenzio» (DES II 151). Vedi muda².

assangioni «cipollina selvatica» (Allium vineale L.; Ogliastra); per paretimologia anche porru de angioni «aglio angolare» (Allium triquetrum L.), lettlm. «porro di agnello» (Isili) (FPS 21); vedi gusaju, sigajone (M.P.).

assangradu-a «gradevole, simpatico-a (quasi “dello stesso sangue o casato”) (per lo più ironicam.), dallo spagn. sangre «sangue» (DES I 137). Vedi assambenadu².

assannare, assannai «azzannare» (log., camp.), dall’ital. ant. assannare. Vedi sanna, issann(i)are.

assannigare, assanigare un’ossu «rodere un osso» (Busachi), iterativo di assannare.

assantreccorare, santreccorare (rifl.) «ammalarsi di cuore», da santreccoro, antreccoro «mal di cuore, infarto».

assanzare su póddighe «schiacciare un foruncolo del dito per farlo scoppiare», anche «impigliare», da a + sanza, sángia «pus» (DES II 382).

assaporare, assaborare, assaborai, assaboriri «assaporare, gustare», (fig.) «ascoltare con gusto» (centr., log. e camp.), da a + sapore, sabore/i «sapore».

assare «abbrustolire, arrostire», «ricuocere» (il pane), dal lat. assare (DES I 137). Cfr. ássidu-a.

assarjau-á «assetato, sitibondo, disidratato-a» (Orgosolo), da assare.

assarju (m.) «sete, arsura di bocca, avidità» (Orgosolo), da assare.

assartizare, assartillai «assaltare» (log., camp.), dal catal. ant. assaltejar (DES I 137). Vedi assaltai.

assas «alle», vedi assu-a.

assás «assai, molto», dallo spagn. asaz (DES I 137).

assassinu «assassino» (adoperato come ingiuria), dal corrisp. ital.  Vedi issassinare.

assazare, assaggiái «assaggiare» (log., camp.), dal corrisp. ital.; «provare» (un vestito), dal catal. assajar (DES I 137). Vedi assagliái.

assazare² «confezionare recipienti di sughero usando chiodi di legno», da sággiu, sazu «chiodo di legno».

assazu «assaggio», dal corrisp. ital.

asse «asse, pernio», dal lat. axe(m) oppure dal corrisp. ital. (DES I 142). Vedi asseddu.

asse², assi «asse» (termine della geometria; log. e camp.), dal corrisp. ital. (DES I 142).

asseare, assiái (rifl.) «diventar rancido o stantio, puzzare di sego» (detto ad es. della salsiccia, il cui grasso si è trasformato in sego; log. e camp.), da a + se(b)u «sego» (DES II 397).

asseare² «aspettare» (Bitti, Lodè), forse dal lat. ad + sede(m) + are (M.P.).

asseatu, assea(d)u-a «rancido, stantio»; lardu asseáu «lardo rancido, guasto» (detto ad es. della salsiccia, il cui grasso si è trasformato in sego); partic. medio-passivo di s’asseare «diventar rancido o stantio, puzzare di sego».

assebestare, assebertare, assebeltare «distinguere guardando, scorgere», da a + sebestare «distinguere» (DES II 400).

assecchiái «suonare le campane a morto» (camp.), dare i rintocchi», da assècchias.

assècchias «esequie» (plur., camp.), dallo spagn. exequias (DES I 494).

assécchiu «rintocco funebre», da assecchiái.

assecurare, assegurare, assicurare, assigurare, assegurai, assigurai «assicurare, render sicuro» (centr., log. e camp.), da a + securu, seguru «sicuro».

asseddu, assaeddu, assabeddu «piccolo asse o gancetto o pernietto o fermaglio dei collari dei cani, dei manici di recipienti di sughero o di metallo», «gancetto di campane», «piccola ansa per recipienti», dimin. di asse (DES I 142). Vedi ossieddu, áscia².

assedonzu «trasporto del frumento mietuto all’aia», da assedare, asseghetare (DES II 400). Vedi séidu.

asseghetare, asseghedare, asseidare, assedare «ammassare i covoni del frumento mietuto», «trasportarli nell’aia» (centr. e log.), da a + sèghete, sèghede «messe» (DES II 400 inesatto). Vedi seghedare, seidare.

assegus, asegus, ais(s)egus «dietro, da dietro, indietro», «dopo, in seguito», da a + segus, secus «dietro».

asselenare, asseâi «calmare, mitigare, addolcire il dolore», da a + selenu, serenu «calmo, sereno» (log. e Oristano) (DES II 442). Vedi assulenare.

asseliare, asseliái, assebiái, asseqiái «acquietare, tranquillizzare», (rifl.) «acquietarsi, calmarsi, starsene fermo» (log., camp.); su tempus s’est asseliadu «il tempo si è calmato o rasserenato»; probabilm. dall’incrocio di asselenare «tranquillizzarsi» con asseriare «diventare serio» (SSls 102, 103; DES I 137, II 408; LCS 106).

asséliu, séliu-a «tranquillo-a»; (sost.) «riposo, rassetto, calma, tregua»; no tenit asséliu «non trova pace»; da asseliare/ai (DES I 137).

assembrare, assemprare «assomigliare», dall’ital. ant. assembrare (DES I 138).

assemidare (rifl.) «insediarsi, impossessarsi», da a + sémida «podere, possesso» (M.P. II 403).

assemodare «riconoscere dai modi o dalle maniere», forse dallo spagn. asemejar «assomigliare» incrociato con modu «modo» (M.P.).

assempiare, assempiái «foggiare, formare (secondo un modello)» (log., camp.), dall’ital. ant. assemplare (DES I 138).

assempru «esempio», «rassomiglianza»,                 dall’ital. ant. assemplo, assempro (DES I 138).

assènder(e) «dare addosso, assalire», (Orgosolo) «capire, entrare in testa, capire in un secondo momento, ricordare», probabilm. dall’ital. ascendere «salire».

asséndiu-a «capito, ricordato-a» (Orgosolo), partic. di assènder(e).

assendrare «depurare, raffinare, purificare», dallo spagn. acendrar (DES I 138). Vedi assengrare.

assenecare, assenegare «invecchiare» (centr. e log.), (Nùoro) anche «rimproverare», da a + sèneche, sèneghe «vecchio». Vedi senecare.

assengrare «stringere» (Bitti, Lodè), dall’ital. assembrare (M.P.).

assennorare «divenir signore, darsi arie, impigrirsi» (Orgosolo), da a + sennore «signore».

assensiana «genziana» (Orgosolo), da corrispond. ital.

Assensione «Ascensione» (festa religiosa), vedi Ascensione.

assentare, sentare, assentai «aggiustare, collocare, comporre, sistemare, annotare», «posare, decantare, fermarsi (del cibo nello stomaco)» (anche rifl.; log. e camp.), dal catal. assentar, spagn. asentar (DES I 138).

assentau-ada «serio, posato, assennato, giudizioso-a», partic. di assentare. Vedi assentulau.

assentilau-á «seduto e stordito-a» (Orgosolo), variante di assentulau-ada «posato, impigrito-a» e di assentau «posato».

assentu «aggiustamento, sistemazione, calma, fermezza, pazienza, giudizio», «registro, nota»; culu ‘e malu assentu «chi non sta mai fermo»; deriva dal catal. assento, spagn. asiento; assentos «biche collocate nell’aia» incrociato con l’ital. assetto (DES I 138). Vedi ausentu.

assentulau-ada «posato, impigrito-a», variante di assentau «posato»  Vedi assentilau.

asserbare «conservare», dall’ital. ant. asservare «serbare» (DES I 138).

asserenada «rasserenata» (sost.); su chelu s’at dadu un’~ «il cielo si è un po’ rasserenato»; da asserenare.

asserenare «rasserenare, calmare, placare» (anche rifl.), da a + serenare (DES II 407).

asseriare «diventare serio, posato, saggio», «rinsavire» (anche rifl.); biadu a chie assériat assu mancu a betzu! «felice chi rinsavisce almeno da vecchio!»; da a + sériu «serio» (SSls 102, 103; DES I 137, II 407-408).

asserilau-ada «dimagrito, idropico-a», vedi assirila(d)u.

asserva, istare ass’~ «stare sull’avviso», dall’ital. antiq. stare all’asserva (DES II 411).

assessu «deretano», dall’ital. ant. sesso «deretano» (DES I 138).

assestare, assistire «assistere, aiutare»; chi Deus m’assestet! «che Dio mi assista!»; dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. asistir. Vedi cadamassestacchí!

assettiái «attuare, collocare» (camp.), dal catal. ant. assetiar «situare» (DES I 138).

assettiare, assettiái² «assettare, accomodare, aggiustare», (rifl.) «fermarsi, starsene fermo in un sito, calmarsi», dal corrisp. ital. (però anche incrociato con séttiu «seduto»; M.P., LCS I 106).

assettiligadu «pianoro, piccolo avvallamento su un’altura», da a + séttile «piccolo altipiano» (vedi) (DES II 413).

assettiosu, settiosu-a «garbato-a», da assettiare/ai.

asséttiu, séttiu «assetto, garbo», da assettiare/ai (DES I 138).

asséttiu² «isolamento, relegazione, confine», da assettiare/ai (DES II 139).

assiare «rigare» (Dorgali), da a + sia «riga» (vedi).

assíbile (m.) «martora sarda», vedi assile.

assiccare (rifl.) «spaventarsi, impaurirsi» (log. sett.), vocabolo imitativo ed espressivo (DES I 157). Vedi acciccare, assiccu, atziccai.

assiccorrare, assic(c)orrai, (at)tzicorrai «diventare secco, rinsecchire, tostare, torrefare», da a + siccu «secco» con l’aggiunta di un elemento fonosimbolico.

assiccu «spavento, paura», da s’assiccare «spaventarsi».

assichizonare «avvizzire» (della frutta) (Nùoro), da sichizone (vedi).

assicuramentu «fidanzamento ufficiale», da assicurare, assecurare «assicurare».

assidare «tagliare frasche per darle da mangiare alle bestie», vedi assitare.

assiddare «stare sotto, sottostare, mettersi in posizione succuba», «fare penitenza nei giochi da ragazzi» (ad es. nel gioco della trottola, del caddicalongu ecc.); as pérdiu e deppes assiddare «hai perduto e devi stare sotto»; assiddae! «sotto!, tocca a voi»; da a + siddare «fissare» (M.P. II 416).

assidonzu «taglio delle frasche», da assidare.

assidricau-ada «assetato-a, che muore di sete», da a + sídiu «sete».

ássidu, átzidu-a «acido, acidulo-a» (anche sost. masch.), dallo spagn. ácido (DES I 139). Vedi corássidu.

ássidu-a² «arso, bruciato-a», dal lat. arsus-a (M.P.). Cfr. assare.

assiensciare «essere savio, procedere con senno», da a + siènscia, scièntzia «scienza» (DES II 456).

assignai, assinzare «assegnare» (log., camp.), dal corrisp. ital. Vedi designai, sinzare.

assignoricca(d)u «diventato signore» (da rustico che era), «diventato poltrone», da signoriccu.

assile, ansile, assaíle «martora sarda» (Mustela Latinorum), vedi cassile/i.

assilingare «assottigliare, dimagrire», probabilm. dal tosc. silinga «siringa», col significato dunque di “diventare sottile come una siringa” (DES I 139).

assilinu-a «proprio-a della martora sarda»; coa, pedde assilina «coda, pelle di martora»; da assile «martora».

assimbillai, assimbilai «somigliare, (r)assomigliare» (camp.); cussus fradis s’assimbillant appari «quei fratelli si assomigliano l’un l’altro»; da a + simbillai (DES II 418).

assimizare «somigliare, (r)assomigliare», da a + simizare.

assimizu (m.) «somiglianza», da assimizare (DES II 418).

assione «azione», dallo spagn. acción oppure dal corrisp. ital.

assirila(d)u, asserila(d)u-a «dimagrito, idropico-a», da a + sirile, sira (vedi).

assiríu-a «assetato, sitibondo-a» (Cagliari), da a + síri(u) «sete».

assirvonare, assirbonare (rifl.) «inselvatichirsi», da a + sirvone «cinghiale».

assíster(e), assistire, assístiri «assistere» (log., camp.), rispettivam. dall’ital. assistere e dallo spagn. assistir (DES I 139).

assitare, assidare «alimentare il bestiame con frasche di alberi in mancanza di pascolo normale» (centr. e log.), da sita, sida «frascame» (DES I 637; ONT 131). Cfr. sfrongiái.

assívile (m.) «martora sarda» (Mustela Latinorum) (Orgosolo), vedi assile.

assoccai «attecchire, crescere» (camp.), da a + socca² «fittone di una pianta» (DES II 423).

assoddiri (rifl.) «riunirsi» (camp.), dal lat. colligere, probabilm. per contrazione di si + (b)oddiri (DES I 139). Vedi auddire, goddire.

assoladorju, assoliadórgiu «luogo solatio», da assoliare/ai.

assoladu-a «deserto, solitario-a», partic. di assolare «restare solo».

assolare (rifl.) «restare solo, ritirarsi, separarsi», da a + solu «solo» (DES II 426).

assolare², assoliare, assoliái, assoqiqai «soleggiare, prender sole, esporre al sole» (log., camp.), da a + sole/i «sole» (DES II 424). Vedi soliada.

assolobriare «sciogliere»; male chi t’assolòbriet(e)! «che ti dissolva un male!» (Nùoro), da a + solovrare «sciogliere».

assoloccada «caldana, scalmana», da assoloccare.

assoloccare, assologare, atzologare, attoloc(c)are, attologare «accaldare, agitare, impaurire, spazientire, far rumore», (rifl.) «affannarsi, non respirare, restare senza fiato, diventare asmatico», da a + silocco, sciroccu «scirocco» (M.P.). Vedi attoloccu, tzolocco/u.

assoloppare «affibbiare il corpetto del costume femminile», dallo spagn. solopar (DES II 425). Vedi solopa(d)u.

assoltura «autorizzazione, concessione, permesso» (mediev.), dal partic. di assòlvere.

assolu(s) «da solo», da a + solu «solo» con la -s avverbiale.

assoluttare ««comandare, accampare diritti con prepotenza» (Orgosolo), probabilm. dall’ital. assoluto.

assoluttau-á «prepotente» (Orgosolo), partic. di assoluttare.

assòlver(e), assòrber(e), assòlviri (partic. assólvidu, assoltu, assortu) «assolvere» (log., camp.); (mediev.) «concedere, autorizzare»; dal lat. mediev. e colto assolvere (DES I 139). Vedi asciòlliri, assoltura.

assonniada, ass’~ «come in sogno, senza pensieri», da a + sonniare «sognare» (DES II 427).

assora(s) «allora», da ass’ora «all’ora» con la -s avverbiale (DES I 139, II 190). Vedi issara.

assorare «puzzare di siero»; ~ sos porcos «nutrire e ingrassare i maiali col siero del formaggio»; da a + soru «siero» (DES II 429). Vedi insuriri.

assoratu, assora(d)u-ada «guasto-a»; junchetta assorada «giuncata con molto siero», partic. di assorare.

assorau, ovu assorau «uovo non gallato, uovo in decomposizione» (Orgosolo), deriva da a + soru «siero».

assorinai «esporre al sole» (Quartu), dall’ital. sciorinare (M.P.).

assorobbare «rompere, spezzare», probabilm. uguale ad assoroppare (DES I 140).

assoroddare «maltrattare, pestare» (Orgosolo), da a + tzoroddu «pasticcio».

assoroppare «sconvolgere, rimescolare, turbare, affaticare», vedi issiroppare.

assortatu, assorta(d)u, assolthadu-a; bene o male ~ «fortunato o sfortunato», da a + sorte «sorte» (DES II 429). Vedi benassortatu, malassortatu.

assorte, issorta, sorte (f.) «branco di bestiame», probabilm. da assortire/iri «assortire, riunire per qualità, aggregare» (DES II 429).

assorteái «sorteggiare, trarre a sorte», da a + sorteare/ai «sorteggiare» (DES II 429).

assortidorzu (m.) «riunione, accolta di persone», «confluenza di acque», da assortire.

assortire, assortiri, assottiri, assortare, assortai «assortire, riunire per qualità, aggregare, unire raccogliendo», (rifl.) «riunirsi» (log., camp.), probabilm. dal corrisp. ital. (DES II 429). Vedi assorte.

assostrai, insostrai «fare la soffitta» (camp.), dal catal. ensostrar (DES II 430). Vedi sostre/i.

assu «asso» (del gioco delle carte), (Orgosolo) «misura uguale alla falange del pollice»; fai sa figura dess’assu ‘e bastus «far la figura dello sciocco»; dal corrisp. ital.

assu-a, assos-as «al, alla; ai, agli, alle», da a su, a sa, a sos, a sas.

assu-a² «arso-a, ardente, in calore», dal lat. arsus (DES I 109). Vedi assa², assura, arthu.

assuabbadu-a «bagnato, inumidito-a», da ass’abba «all’acqua» (DES I 137).

assuadura «fregola, uzzolo», da (as)suare, subare «andare in calore». Vedi insuadura.

assubentadura «bolsaggine» (malattia del cavallo), da assubentare.

assubentare, assubentai «gonfiare, esser gonfio» (log., camp.), da a + subentu «bolsaggine» lettlm. «il vento» (camp.), dal lat. ventus «vento».

assubentau, assuentau-ada «bolso-a, che ha la bolsaggine, che respira con affanno», partic. di assubentare/ai (DES II 570).

assubrinare «agitarsi per le doglie del parto», da subrina, suprina «doglia del parto»

assuccare, assuqare, isciuccare, isciucculare, isciocculare, isciacculare, ilgiuccare, ixuccare, sciac(c)ulai «agitare, diguazzare, (ri)sciacquare, dimenare l’acqua nei vasi», «gorgogliare» (log., barb. e camp.); assucca-assucca «diguazzando, risciacquando» (imperat. iterato come avverbio); formazione imitativa in cui interviene anche l’ital. sciacquare (DES I 140). Vedi súccula-súccula, assucconare.

assuccare² «sminuzzare, stritolare» (come si fa coi granellini di semola), da a + succu «minestra di granellini di semola» (DES II 439). Vedi issuccare.

assuccatina, assuccatura, assuccadura «brodaglia della lavatura dei piatti» (in particolare quella per i maiali; centr. e log.), da assuccare «sciacquare».

assucconare, asciucconare «agitare», «spaventare», iterativo di assuccare «agitare» (M.P.; erra DES I 157).

assucconu «spavento», da assucconare.

assuccu «risciacquo, agitazione», da assuccare  «sciacquare».

assudda «sulla», vedi sudda (DES II 439; NPS 282).

assuddidu-a «preoccupato, inquieto, pensieroso-a», partic. di assuddire. Vedi (in)suddidu.

assuddire (rifl.) «impensierirsi, preoccuparsi, curarsi», da un lat. *assillus per asilus «tafano, assillo» (cfr. ital. assillarsi; DEI 332) (M.P., LELN 59; senza etimo nel DES II 440). Vedi (in)suddire.

assuddu «pensiero opprimente, idea fissa, preoccupazione, ansia», da assuddire. Vedi suddu.

assudr(i)are «sciacquare, risciacquare i panni» (Dorgali, Nùoro), variante di issudriare.

assuermai «assoggettare» (camp.), probabil. dall’ital. disarmare o dallo spagn. desarmar (M.P.; senza etimo nel DES I 140).

assuffrattare «respirare pesantemente, rantolare», da a + suffrattare «affannare».

assugamanu «asciugamano», dal corrisp. ital.

ássula «asola», «anello della campana, cui si appende il battaglio», dal corrisp. ital. (M.P.).

assulenare «calmare, mitigare, soddisfare, confortare, dare sollievo», da a + sulenare «calmare». Vedi asselenare.

assulenu-a «calmo, lento, sereno-a», vedi sulenu.

assumancu «almanco, almeno»; assumancu benzat o benzèret! «almeno venisse!»; propriam. assu mancu, dal corrisp. ital. (DES II 63).

assumbrare, assumbrai (rifl.) «adombrarsi, prender ombra» (del cavallo), (fig.) «insospettire/rsi» (log., camp.), dallo spagn. asombrar (DES I 140, II 559). Vedi umbrare/ai.

assumbrosu, assumbrósigu-a «ombroso, sospettoso-a», dallo spagn. asombroso.

assumbru (log.), assúmbridu (camp.) «sospetto, spavento, ombra», dallo spagn. asombro.

assummare, assummai «assommare» (log., camp.), dal corrisp. ital.  Vedi summa «somma».

assunconai, assucconai, atzucconai «singhiozzare» (camp.), vocabolo imitativo (DES II 602). Vedi tzunconai.

assunessi «almeno», da a su nessi (DES II 162).

assúngia, ansúngia, assunza, sunza «sugna, sego», dal lat. axungia (DES I 140).

assunguttai «singhiozzare» (camp.), vedi sungurtai, singurtare.

assunta «notizia, nozione, idea», da assuntare.

assuntare «assumere», da assuntu.

assuntu «assunto, notizia, informazione, impegno, prova», «nozione, idea», dal corrisp. ital. (DES I 140).

assuppai, suppare, isuppare «respirare affannosamente» (detto del cavallo; camp. e log.), vocabolo di natura imitativa (DES II 445). Vedi assuppu, suppèria.

assuppare «mettere il pane nella zuppa»; assuppare sos ossos «picchiare fin quasi a spezzare le ossa»; da a + suppa «zuppa» (DES II 445). Vedi insuppare.

assuppu «respiro affannoso», da assuppai. Vedi suppeddu, suppèria.

assupra, assubra, assuba, assúa, asúa «sopra» (avverbio di moto) (pansardo), da a + supra «sopra».

assuprare «chiedere in sposa una ragazza già fidanzata» (Orgosolo), deriva da a + supra «sopra».

assura «arsura, siccità», dal lat. arsura (REW 682). Vedi assu-a², ansura.

assurdare «assordare», da a + surdu «sosrdo».

assurvilare (rifl.) «infuriarsi», da a + súrbile «donna-vampiro».

assusai «progredire in fortuna, avvantaggiarsi» (camp.), da a + susu «su, sopra» (DES II 452).

assussare «percuotere, picchiare una persona»; (rifl.) «(r)impinzarsi»; da a + sussare «picchiare».

assussegare, assussegai «acquietare, calmare, tranquillizzare» (anche rifl.; log. e camp.), dal catal. assossegar(se) (DES II 30). Vedi sossegare.

assussegu (m.) «calma, quiete, pace», da assussegare/ai (DES II 430). Vedi disassussegu, sussegu.

assussena (f.) «giglio bianco», «cosa estremamente bella e pura», dallo spagn. azucena (DES I 140).

assustare, assustrare, assust(r)ai «spaventare», dallo spagn. asustar (DES I 140). Vedi sustu.

assustrósicu-a «facile a spaventarsi, che incute paura oppure la prova», da assust(r)are.

assustu, assustru, assústidu «spavento», da assustrare/ai «spaventare».

assuttare «asciugare, seccare», da assuttu «asciutto» (LCS 106 I 142).

assuttiligare, assuttiligai, suttiligare/ai «assottigliare», (rifl.) «consumarsi, dimagrire» (log., camp.), da a + suttile/i «sottile» (DES II 453). Vedi insuttiligai.

assuttorjare (rifl.) «alimentarsi con cibo o bevanda desiderati» (Orgosolo), da assuttu «asciutto».

assuttu-a «asciutto-a», dal lat. exsuctus (REW 3074) (M.P.). Vedi asciuttu, assuttare.

assuttura «arsura, calura, secchezza, siccità delle campagne», da assuttu «asciutto» (LCS I 106).

assuzettare «assoggettare», da corispo. ital.

ast’ ‘e peddi «mastruca, cappotto di pelle» (camp.), lettlm. «veste di pelle», vedi estieddi, veste/i.

asta, ástia «asta», «asticciola del fuso»; astas «corna» (anche fig.); dal lat. hasta (DES I 141); ponner ass’asta «mettere all’asta», dal corrisp. ital. oppure spagn.

astajone, istaxone (m.) «resta dell’avena selvatica»; istrajone «grossa spina»; probabilm. deriva da asta «asta» + -jone (M.P.). Vedi trajone.

astenare «imbozzacchire, incatorzolire» (di piante e frutti che non vengono a maturazione), dal lat. extenuare (DES I 141).

asteris «tranne, eccetto», dal genov. ant. aster con la -s avverbiale (DES I 141).

astilau-á «sofferente per dolore acuto e forte» (Orgosolo), da astile.

astile «dardo, freccia», «dolore acuto, fitta dolorosa» (Orgosolo), dall’ital. ant. astile.

ástili (m.) «disgrazia» (camp.), dal catal. astre «buona o cattiva stella» (GSC 14).

ástiu «astio, odio», dal corisp. ital.

astore, istore, stori «astore, falco, falcone» (log., camp.); astore ‘e puddas «poiana»; dal corrisp. ital. oppure dal catal. astor o spagn. ant. açtor (DES I 141).

astorolía, asturolía (f.) «nibbio, falco di palude», da astore incrociato con thurulía «poiana» (DES II 555).

astra (f.) «gelo, ghiaccio», dal lat. astra (DES I 141). Vedi astráu.

astraore, astragore, astraqore, astrore «gelo, ghiaccio» (centr. e barb.), da ástragu, astráu «ghiaccio» (DES I 142).

astraqorare «gelare, ghiacciare» (Fonni), da astraqore.

astrare, astragare, astraare «gelare, ghiacciare, brinare», da astra, ástragu «gelo» (DES I 142).

astráu, ástrau, ástragu «gelo, ghiaccio»; (Orgosolo) ástrau nieddu «ghiaccio che non si vede a prima vista»; (Nùoro) est una santa ‘e ástragu «è un(a statua di) santa di ghiaccio» (detto di donna fredda o gelida); candela ‘e ástragu «ghiacciolo»; deriva dal lat. astratum, anche con ritrazione dell’accento (DES I 141; GSN § 14). Vedi astra, bistradu.

astraúra (f.) «gelo insistente», da astráu.

astríngher(e) (partic. astrintu) «stringere contro qualcosa», «provocare stitichezza», dal lat. astringere (DES I 698). Vedi istrínghere.

astrinticheddau-ada «rappreso, stretto-a», da astrínghere. Vedi istrinticheddau.

astrintóriu, astrintorju, astrintorzu «passaggio stretto, viottolo, strettoia» (centr. e log.), da astrintu. Vedi istrintorzu.

astrintorja, astrintorza «cintura», «sottopancia del cavallo», dal astrintu «stretto», partic. di astrínghere «stringere»; cfr. lat. strictorium «corda» (DES I 699).

astrintu-a «stretto-a», «avaro-a», partic. di astríngher(e) «stringere» (DES I 699). Vedi istrintu.

astrólicu, astrósicu, istróligu, strólogu, stróligu, stróllicu «astrologo, mago, stregone»; (aggett.) «lunatico, strambo, strano, capriccioso-a» (log., camp.); dal corrisp. ital. Vedi althroligare, istrologare.

astrore «gelo, ghiaccio», vedi astragore.

astru, astros «destino, fatalità», usati in genere come esclamazioni di commento di tragici incidenti (Ollolai; M. Columbu), dal lat. astru(m) (M.P.; manca nei REW e DES). Vedi malastru.

astrumpadorju «luogo scosceso dove è facile cadere» (Orgosolo), da astrumpare.

astrumpare «far cadere» (Orgosolo), vedi istrumpare.

astrutesa «astuzia», da astrutu, astutu «astuto».

ástula «scheggia di legno», dal lat. hastula. In Sardegna sono arrivate sia questa forma lat. originaria sia l’altra più recente hastla/hascla, proprio come cauma e *calma (DES I 133; LCS 106). Vedi ascra; cfr. cálama.

astutu, astrutu-a «astuto-a», dal corrisp. ital. (DES I 142). Vedi astrutesa.

astútzia, astússia, istúscia, istrússia «astuzia, furbizia, scaltrezza», dal corrisp. ital. (DES I 703). Vedi istusciare.

asuletta, asulettu «turchinetto, indaco» (color azzurrino che si dava alla biancheria), dallo spagn. azulete.

asulettare «dare l’azzurrino alle camicie con l’indaco», da asuletta.

asulu-a «azzurro-a» (anche sost.); ocros asulos, istampa-muros «occhi azzurri, occhi penetranti» (lettlm. «bucamuri»); deriva dallo spagn. azul (DES I 142). Vedi asurru.

ásuma (Lodè, Siniscola, Torpè), ásumu (Lula), sásuma, sásima (gall.) «alaterno» (Rhamnus alaternus L.); probabilm. relitto sardiano da confrontare – non derivare – col greco sésamon, sásamon «sèsamo» (probabilm. prestito semitico; GEW, DELG, NPRA) con la deglutinazione del supposto artic. su-a (OPSE 106, LISPR).

asurèntzia «avidità, ingordigia», da asuridu, esuridu «avido» (DES I 362).

asuría, isuría, suría, soría «avidità, ingordigia», da asuridu, esuridu «avido» (DES I 495).

asuridu, asuríu-a «avido, ingordo, gretto-a», vedi esuridu.

asurru-a «azzurro-a» (anche sost.), dal corrisp. ital. (DES I 142). Vedi asulu.

asutta «sotto»; asutta-asutta «sotto sotto»; da a + sutta «sotto».

atavíu «ornamento» (antiq.), dallo spagn. atavío (DES I 142). Vedi attaviare.

atha, atta, atza «punta, lama di ascia o di coltello, spigolo», «schiena di montagna, cima, picco» (centr., log. e camp.); atta ‘e ribu, ‘e mare «riva di fiume, di mare»; deriva da un lat. *acia (REW 107; SSls 169; DES I 151). Vedi athine, fa de attas, tresatzas.

athábbia, attábbia «basilico» (Oliena), vedi affábia (DES I 56).

athanare «ansimare, avere il fiatone» (Lodè), probabilm. dal corrisp. ital. (M.P.). Vedi thana.

athanda, atranda, attanda (f.) «rosolaccio o papavero dei campi», vedi tanda.

athappare «cozzare, urtare» (Lodè, Orgosolo), vocabolo onomatopeico. Vedi atzuppare.

athappata «cozzata, urto, fracasso» (Lodè), da athappare.

atháriu, attáriu, attarzu, atzárgiu, atzarzu, atzraxu «acciaio», «acciarino» (centr., log. e camp.), dal lat. aciariu(m) (DES I 151; ONT 33). Vedi acciárgiu.

athethu, attettu, attentu, athenthi, thentu, (a)tzentzu, sentzu «assenzio», «amaro, amarezza»; anche «vagina, vulva» (in senso antifrastico); deriva dal lat. absentiu(m) (J. Capitolinus, Gordian. 19, 1; quindi senza asterisco) (M.P.).

athile «occipite, nuca, collottola» (Orgosolo) vedi cattile

athine «breve ed acuta cresta di monte, sperone di roccia» (Orgosolo), da atha «cima».

athithare, atzitzai «attizzare, ravvivare il fuoco» (centr. e camp.), (Villacidro) anche «aizzare il cane», da un lat. *attitiare (DES II 491). Vedi attittare.

athithona(t)u, tricu ~ «grano afato» (Bitti, Fonni), da a + thithone, tithone «tizzone» (DES II 491).

athoppicare, attoppigare «zoppicare» (centr. e log.), da a + thoppicare «zoppicare» (DES II 552). Vedi (a)tzoppiái, intoppire.

athudda, (at)tudda, tzudda «sétola», «pipita delle unghie», «pelle d’oca»; (log.) tudda «anche «germoglio, pollone»; toponimi Tuddái (Arzana), Túdderi (Osilo), Túddighe (Sedini), Tuddunele (Bitti), Mònti Túddari (Tergu) (suffissi e suffissoidi): relitto sardiano da confrontare col lat. s(a)eta, s(a)etula «sétola, pelo duro ruvido, irsuto», «crine di cavallo» (finora di origine incerta; DELL, AEI, DELI). L’appell. sardo presuppone una base *s(a)etulla (cfr. gentil. lat. Setulius, Setullius), con la caduta della cons. iniziale perché confusa con quella dell’artic. determinativo su, sa (M.P., ONT 142, LISPR).

athulumbrinare «intontire, affannare» (Lodè), da a + tzelembru, celembru «cervello» (M.P. I 331). Vedi tzelembra.

athunchiare, athunghiare, attunchiare «gemere, nicchiare, mugolare, frignare, rantolare», «provocare il dolore di una ferita toccandola»; da a + thunchiare.

athuppare «inciampare su qualche cosa, un sasso, un oggetto (Orgosolo), forse deriva da a + t(h)uppa «cespuglio molto intricato».

áticu, (f)áticu (m.) «deperimento, debolezza», «inedia, fame, mortalità del bestiame» (Lodè), vedi fáticu.

atisbai, atibbai «avvertire, ammonire» (camp.), dallo spagn. atisbar «osservare» (DES I 143). Vedi attibbire.

atongili, atonnile, at(t)ungile «autunno» (in origine aggett.; camp. e log.), da atóngiu, atúngiu.

atóngiu, attóngiu, attonzu, at(t)úngiu, at(t)unzu «autunno», di origine non chiara (DES I 150-151).

atonzinu-a «autunnale»; anzone attonzinu «agnello nato in autunno»; deriva da atóngiu, atonzu.

atrás, atrassu «dietro, poco sopra»; atrassu iscrittu «soprascritto», dallo spagn. atrás (DES I 143).

atru-a «altro-a» (Cagliari); s’unu e s’atru «l’uno e l’altro»; rispettai is atrus «rispettare gli altri»; variante di átteru.

atta «cima, punta, lama di ascia o di coltello, spigolo», «schiena di montagna, cima, picco»; ass’atta ‘e sa die «sul far del giorno»; atta ‘e ribu «riva di fiume»; vedi atha, attudu.

attabazu «chiasso, rumore, strepito», vedi attamazu.

attábida «battuta, sbattimento, palpitazione», vocabolo espressivo da cfr. con attappare (DES I 145).

attaccadolza, attaccadorza (f.) «picchio» (che “attacca” l’albero, ma con influsso di toccadorza «picchio»), da attaccare (DES I 144, II 493, 599).

attaccare, attaccai «attaccare, appiccicare», (rifl.) «avviticchiarsi», anche «nascondersi» (log., camp.); (Fonni) gioqare a attacca-attacca «giocare a nascondino» (imperat. iterato come avverbio); deriva dal corrisp. ital. (DES I 143). Vedi attaccazare, attacchizare, táccula; cfr. tracca-tracca.

attaccatterra «allodola», lettlm. «(che si) attacca alla terra», da attaccare + terra (DES I 144). Cfr. attappaditta, attraccatitha, piattaritta.

attaccaveste «seme globulare della robbia silvestre che si attacca alle vesti, alla lana» (Orgosolo).

attaccazare «strepitare, tumultuare» (delle pecore che belano confusamente e con grande scompiglio), da attaccare.

attaccazu «belato confuso e scompiglio delle pecore», da attaccazare.

attaccheddai «intaccare, incidere» (camp.), da a + tacchedda, dimin. di tacca «tacca» (DES II 458).

attacchinare «aggiustare, riparare», anche «nascondere» (pure rifl.), iterativo di attaccare «attaccare» e «nascondersi».

attácchiu, attácchinu «riparo, luogo a ridosso del sole», rispettivam. da s’attaccare e attacchinare «nascondersi» (DES I 143).

attacchizare «attaccar briga, rissare», iterativo di attaccare.

attacciare «dividere in parti uguali la selvaggina», da attácciu «parte uguale».

attacciare², attacciái «biasimare, dir male» (log., camp.), dallo spagn. tachar (DES II 459). Vedi tacciái.

attaccittai «imbullettare» (camp.), da a + taccitta «bullettame» (DES II 459 inesatto).

attácciu (m.) «parte uguale»; bender ass’attácciu «vendere in blocco»; dall’ital. fare o dare un taccio «fare o dare tutt’un blocco» (DES I 144).

attaccu «attacco»; attaccu de… «a ridosso di…»; dal corrisp. ital. (DES I 143).

attacculitta(d)u, atzacculittau-ada «che ha il singhiozzo», da a + tacculittu.

attaffiái «ingozzarsi, mangiare avidamente»; attaffai «infilare, cacciar dentro» (camp.), dall’ital. taffiare (erra in parte il DES I 144).

attalabihhe, attilibische, attilibilche, atteribilche, tilipirche, thilipirche, thilipriqe, thilibriqe, tilipirche, tilibilche, tilibihhe, tzilipriqe, tzilibrilche, tzilibrínchidi, tzimpilighe (m.) «cavalletta» (log.): relitto sardiano da confrontare – non derivare – col greco attélabos, attélebos «cavalletta, locusta» (M.P.). Quasi certam. le forme che iniziano con ti-, th-, tzi- presentano agglutinato l’artic. sardiano ta-, te-, ti- (vedi). Vedi pure tilipirche, tzilibríu.

attalamar(r)iare (rifl.) «rimpinzarsi, riempirsi la pancia» (Nùoro), probabilm. deformazione scherzosa di attattare «satollare» (M.P.).

attaliada «bava, schiuma» (log.), probabilm. da a +  *saliada «quantità di saliva» (DES II 379; erra in II 551).

attalingone «lombrico», vedi tilingrone, tulungrone.

attamanare «uniformare», da a + tamanu, tamagnu «dimensione, maniera».

attamazare «sbattere il burro nella zangola», dal lombardo tmagiá e simili (la fabbricazione del burro è in Sardegna piuttosto recente ed anche poco diffusa); «strepitare, far chiasso» (DES I 144).

attamazu, attabazu «chiasso, rumore, strepito», da attamazare.

attambainadura, attambainamentu «stordimento, capogiro», da attambainare.

attambainare «stordire, far venire il capogiro», vocabolo espressivo imparentato con tambare «cozzare, barcollare» (DES I 144).

attamore! «magari!, volesse il cielo!», «figuriamoci!», «a maggior ragione» (Nùoro); attamore chi non benzat! «speriamo che non venga!»; si no est risissíu issu, attamore su tale! «se non è riuscito lui, figuriamoci il tale!»; probabilm. da itte amore «che amore!» (M.P.). Cfr. accopore!

attanazare, attenazare, attanagliái, attanallai «attanagliare, afferrare con la tanaglia» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES II 474). Vedi istenazare.

attaogare, attogare «soffocare, annegare», probabilm. da un incrocio degli spagn. ahogar e atafagar (DES I 58). Vedi accaogare.

attappada «sbattuta, urto», da attappare «sbattere».

attappaditta «calandrella» (Calandrella brachydactila, specie di allodola che si butta a terra e si accovaccia quando si sente in pericolo), da s’attappare «buttarsi a terra» (DES I 145). Cfr. accuccaditta, attaccatterra, attraccatitha, piattaritta.

attappadura, attappamentu «urto, fracasso», da attappare «urtare».

attapparattare «rattoppare» (Nùoro), dal corrisp. ital. incrociato con tappulare «rattoppare» (M.P.). Vedi tapparattu.

attappare, attappulare (anche ath) «urtare, sbattere, gettare», (rifl.) «buttarsi a terra»; andare attappa-attappa «muoversi sbattendo a destra e a manca» (imperat. iterato come avverbio); vocabolo di natura onomatopeica (DES I 144). Vedi attábida, attappaditta, atzappulai.

attappare² «cacciar dentro» (Sindia, Suni), probabilm. da a + tappare «tappare».

attardu «tardi», da a + tardu.

attaruja «pappa reale», «miele del calabrone» (Dorgali; BNI 137), variante di mathiruju, gathiruju (vedi).

attassau-ada «angosciato-a», propriam. «sottoposto a tasse», da a + tassa² (GSC 15).

attattamacare «saziare» (Nùoro), iterativo di attattare.

attattare «satollare, saziare», da a + tattare, thathare (DES II 542). Vedi attalamar(r)iare.

attattina «panciata, scorpacciata», da attattare.

attattu «satollamento», da attattare.

attavellai «far pieghe, raggrinzire» (camp.), dal catal. (a)tavellar (DES II 469). Vedi stavellai.

attaviare «schiassare», (rifl.) «affaccendarsi, agitarsi», dallo spagn. ataviarse «acconciarsi» (M.P.; erra il DES I 145). Vedi atavíu.

attáviu «chiasso, irrequietezza, affaccendamento», da attaviare.

attazare «mettere nel branco» (Orgosolo), deriva da a + tazu «branco».

attecare «mettere i baccelli» (detto delle piante leguminose); pisellu attecau «pisello maturo, con baccelli maturi»; da a + teca «baccello».

attediare «tediare, infastidire, far adirare, stuzzicare», dall’ital. (at)tediare (DES I 145). Vedi attédiu.

attedilare, attidilai «ridurre a cércine» (log., camp.), da a + tedile, tettile «cércine».

attédiu «fastidio, sdegno, collera», da attediare.

attejare «rattristare», da a + teju «mortorio, compianto funebre» (DES II 472).

attelare «cominciare», da a + tela, probabilm. col significato originario di «cominciare la tela» (DES I 145).

attelentare «avvantaggiare, migliorare condizione» (anche rifl.), vedi adelentare.

attemare «parlare concitato e senza tregua», da a + tema «tema, argomento proposto ai poeti improvvisatori» (M.P.).

attènder(e), attèndiri «attendere a, dedicarsi a», dal corrisp. ital.

attendiái «stendere, distendere, stirare» (camp.); attendiái sa pasta «distendere la pasta col mattarello»; da tèndere/iri «tendere» (DES II 474). Vedi stendiái.

atteneare, atteniare «porre in fila, ordinare, distribuire per file i manovali per il lavoro dei campi», «alimentare il fuoco per il debbio», «aizzare i cani» (log. sett.) (DitzLcs, DSIL), da a tenèa «in fila», «con costanza», a sua volta da tènnere «tenere» e «far presa del fuoco» (M.P.).

attenta «consistenza, maturazione, sviluppo, sostanza, resa»; ass’attenta «con attenzione» (DitzLcs): deriva da a + tentu partic. di tènner(e) «tenere» (DES II 475).

attenticare «autenticare» (mediev.), dal corrisp. ital. (DES I 145).

attentu «assenzio», vedi athethu.

attentu-a «attento-a», dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. atento  Vedi disattentu.

attentzione, attentzioni «attenzione», dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. atención  Vedi disattentzione/i.

attentzionosu-a «attento, pieno di attenzioni, riguardoso-a», da attentzione/i

átter(e), áttiri «altri» (atere, CdL XLV) (pron. sing.; log. e camp.), dal lat. alter (M.P., LCS 106-108; erra il DES I 146).

atteramente «altrimenti, diversamente», dal tosc. ant. altramente (DES I 178). Vedi ardamente.

atterettantu «altrettanto», da átteru «altro» + tantu «tanto».

atterga «veste regalata dal padrone ai servi alla fine dell’anno», vedi terga.

atterga²/u «fauce, cavità orale, canale digerente», «fessura, tana, buco», vedi terga²/u.

attèrgher(e) «ingoiare, ingozzarsi, trangugiare», da a + tèrghere «ingoiare» (vedi).

atterra (f.) «eczema, erpete», vedi therra.

atterrare, atterrai «atterrare, buttare a terra, abbattere» (log., camp.), da a + terra (DES II 477).

atterrire, atterriri «atterrire, terrorizzare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES I 145).

atterru «pascolo per suini», vedi terru.

attertzare «dividere in tre parti», «fare un contratto di attertzu», «predisporre la polvere da sparo per il fucile»; dall’ital. ant. atterzare (DES II 478).

attertzu, attelzu, attessu, accertu «contratto fra due pastori» (in cui uno mette un terzo del bestiame più il proprio lavoro, l’altro due parti, dividendo poi il frutto a metà); «misurino di latta per la polvere da sparo» (Mores attessu); da a + tertzu «terzo, terza parte» (DES II 478).

átteru-a «altro-a»; s’unu ei s’átteru «l’uno e l’altro»; a chent’annos un’áttera! «fra cent’anni un’altra!» (cioè, mai!) (augurio fatto ad una persona che sia uscita da una disavventura, soprattutto da una condanna in carcere); deriva dal lat. alteru(m)-a(m) (M.P.; LCS 106-108; erra il DES I 146). Vedi ántaru, ánteru, ánt(u)ru, atru, áttere.

atterube, atteruve, atterúe «altrove», da átteru «altro» + u(b)e «dove» (DES I 146). Cfr. neddube, nuddube.

atterunu-a «un altro, un’altra»; átteruna borta «un’altra volta»; da átteru «altro» + unu-a «uno-a» (DES I 145).

attesiddare, attisiddare «dilatare, gonfiare», da a + tesiddu, tisiddu «stenditore» (DES II 489). Vedi tisiddare, istesiddare.

attessu «misurino di latta per la polvere da sparo», «astuccio della cartuccera (Orgosolo), vedi attertzu].

attesu «lontano, lungi, distante» (avverbio); de attesu «da lontano»; attesu de innói «lontano da qui»; (aggett.) andai in logu attesu «andare in un luogo lontano»; deriva dal lat. attensus (DES II 480). Vedi istesare, tesu.

attettemecau-ada «che sta sempre con un altro-a» (Nùoro), da esser a + tettemeche «esser sempre assieme» (vedi).

attetterare, attetterigare, attittirigare, attittirigai «intirizzire, irrigidire, rabbrividire, rattrappire, assiderare» (log., camp.), da a + tétteru «intirizzito, rigido» (DES II 490-491). Vedi intetterare, intetterigare, tíntiri.

attettu «assenzio», vedi athethu.

atthoppiqare «azzoppare» (Orgosolo), da a + thoppu «zoppo».

atti «arte, mestiere» (camp. rust.), vedi arti, arte.

attibbare, attib(b)ire «percepire, avvertire, comprendere, prestare attenzione, cercare di capire» (centr. e log. sett.), probabilm. dallo spagn. atisbar «osservare», anche con scambio di coniugazione (DES I 143). Vedi atisbai.

attibbiare «affibbiare», da a + t(h)íbbia, fíbbia «fibbia». Vedi affibbiare.

attibbiscione, attibbissione, attibbitzione «percezione, avvertenza, comprensione»; ómine de pagu attibbiscione «uomo di scarso comprendonio»; da attibbire (DES I 143).

attibi, attibe «a te», da a + tibi, tibe (DES II 482; GSN §§ 12, 122).

atticarrau-á «incatarrato, catarroso-a» (Orgosolo), da a + ticarru «catarro» (vedi). Vedi pure accattarratu, agattarrau.

atticchizare «ridursi al minimo, restringersi», da a + ticcu, thiccu «piccolo sorso od assaggio» (DES II 545).

attiddai «balzellare, saltellare» (soprattutto dei cavalli), «camminare in fretta» (camp.), probabilm. vocabolo onomatopeico (DES I 146). Vedi tiddidari.

attíddidu «sbalzo, salto», da attiddai.

attiligherta, attiligherta, attelighelta, attalighelte «lucertola», vedi thilicherta.

attiligugu, attaligughe (m. e f.) «lumacone nudo» e «gòngilo, stellione», vedi thilicuccu.

attilimai «avere la diarrea» (Ogliastra), dall’ital. ant. dilimare «scorrere in basso» (GDLI) (M.P.). Vedi (at)tílimu.

attílimu, tílimu (m.) «diarrea soprattutto delle bestie», (Ogliastra; VNI 186, 268, BNI 313), da attilimai

attillare (rifl.) «attillarsi, mettersi in ghingheri», dal corrisp. ital. Vedi attrigliare.

attinare, attinai «comprendere, azzeccare, indovinare, dare nel segno» (log., camp.); non nd’attinare una «non azzeccarne una»; dallo spagn. atinar (DES II 486). Vedi desattinare/ai, tinu.

attipazu «cibo, scorta di cibo in campagna» (Orgosolo), forse è una formazione fatta sull’ital. antipasto.

attipizare «conoscere al tipo, assomigliare, ravvisare», da a + tipu «tipo» sul modello di assimizare (DES II 487).

attipizu «riconoscimento al tipo», da attipizare.

attippisonau-ada «(r)aggruppato-a», da a + tippisone «ciocca folta di capelli» (DES II 534).

attirare, attirai «attirare, attrarre» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES II 488).

attisiddu-a «gonfio-a» (Posada), vedi tisiddu, tesiddu (M.P.; senza etimo nel DES II 489).

attittadora «prefica, donna, spesso prezzolata, che piangeva, lamentava e cantava la morte di una persona tessendone le lodi ed anche invitando alla vendetta», da attittare.

attittare, athithare, attittai «piangere, lamentare e cantare la morte di una persona tessendone le lodi ed anche invitando i parenti di un ucciso alla vendetta», probabilm. uguale a athithare «attizzare» (vedi) (M.P.). Vedi pure attittu.

attittirigare, attittirigai «intirizzire, irrigidire, rabbrividire, rattrappire, assiderare» (log., camp.), variante di attetterigare, attetterare. Vedi títtiri.

attittonzu «il cantare della prefica sul morto», da attittare.

attittu, attíttidu «pianto, lamento e canto funebre», da attittare (DES I 146).

attizare (rifl.) «ridursi in piccole falde o sfoglie», «formarsi della forfora», da a + tiza, attiza «strato sottile» e «forfora» (DES II 551).

attoa, toa, thoa, t(h)oba, thoga, thova, toga, tova, (a)tzoa, sciova (pansardo) «salice cinerino, vetrice» (Salix atrocinerea, S. viminalis L.); topon. Tòvara (Olzai), Sòvana Oliena) (suffissi); relitto sardiano probabilm. da confrontare – non derivare – col greco itéa «salice» (indeur.; GEW, DELG, NPRA) (M.P., ONT 139, LISPR).

attobbare «battere, percuotere, picchiare», vedi addobbare.

attobiái, atobiái «incontrare, trovare, acchiappare» (camp.), da attoppai incrociato con obiái «incontrare» (DES I 147, II 182). Vedi addoppare.

attoccare «abbaiare, latrare, urlare come i cani», (fig.) «infastidire, seccare»; attocc’-attocca «ripetutamente», istare ~ «ripetere con fastidiosa insistenza» (imperat. iterato come avverbio); da a + toccare² «battere» (DES II 493).

attoccu, attócchida «abbaio, canizza», (fig.) «fastidio, seccatura», da attoccare.

attólitu-a «attonito, sbigottito-a», dal corrisp. ital.

attollare, attoliare «sostenere con insistenza, confermare con calore e convinzione, decidere, proporsi, prepararsi», da a tolla «con insistenza» (DES II 494).

attoloccu «chiasso, rumore», da attoloccare, assoloccare «far rumore». Vedi tzoloccu.

attolondrare, attolondrai «stordire, stupire, intontire», (rifl.) «sbalordirsi, stupirsi» (log., camp.), dallo spagn. atolondrar (DES II 494). Vedi tolondro, stolondrai.

attonaera «tonnara» (Bosa, Montresta), dallo spagn. atunera.

attonare, attonai «attonare, mettere accordo, aggiustare», «ristorare, rifocillare» (log., camp.); unu cantu ‘e casu attonat s’istómacu «un pezzo di formaggio aggiusta lo stomaco»; dal corrisp. ital. (cfr. attonare lo stomaco) (DES I 147).

attontare, attontai «intontire, istupidire, sbalordire» (log., camp.), dallo spagn. atontar (DES II 496).

attontíu-a «rimbecillito-a», da attontare/ai «intontire».

attontonare «sbalordire, stordire», da a + tontu «tonto» incrociato con tontonare «barcollare» (DES II 495, 496).

attontorronare «rintontire, istupidire» (anche rifl.), da a + tontorrone «stupidone» (DES II 496).

attonzare, attongiái «passare l’autunno, pascolare» (log., camp.), da attóngiu «autunno». Vedi attunzare.

attonzile «autunnale», da attonzu.

attonzinu, anzone attonzinu «agnello nato in autunno», da attonzu.

attonzu «autunno», probabilmente formazione fatta sul corrisponente italiano e/o sullo spagn. otoño.

attoppare, attoppai «incontrare» (log., camp.), da a + spagn. topar. Vedi addoppare, attobiái, intoppare.

attoppu «incontro», da attoppare/ai «incontrare». Vedi addoppu, intoppu.

attorgare, attrogare, attroccare, addulgare «ammettere, concedere, riconoscere, confessare», dallo spagn. ant. atorgar = otorgar «concedere» (DES I 143).

attorigare, atturigare sos canes «aizzare i cani», dal lat. auctoricare (DES I 147). Vedi atturigada, atturriccare, tzurricare.

attormentai «tormentare» (camp.), dallo spagn. atormentar (DES II 497 inesatto). Vedi tormentare/ai.

attorojare «gagnolare, mugolare, piagnucolare», da a + torojare «gagnolare» (DES II 498).

attoroju «gagnolio, mugolio, piagnucolio, piagnisteo, pianto disperato», da attorjare. Vedi toroju.

attortigare, addordigare, attortiái, attrottiái «attortigliare, attorcigliare, strizzare i panni» (log., camp.); attordigare sa bicca «frenare l’audacia», lettlm. «storcere, smussare lo spigolo»; da a + tortu, trottu «storto» (DES II 497, I 202). Vedi intorticare.

attoscare, (at)toscai «intossicare, avvelenare, appestare, spargere puzza» (log., camp.), da a + toscare «intossicare» (DES II 499).

attosigai, attosicai «intossicare, avvelenare, appestare» (camp.), da a + tósigu «tossico, veleno» (DES II 499).

attostonare «diventar pigro, impoltrire», da a + tostare «indurire» (quasi «diventar duro») (DES II 500).

attoza «pezzo di cuoio», vedi toza, thoza.

attraccai «sorprendere con inganno» (camp.), dall’ital. ant. treccare «ingannare» (DES I 147).

attraccai² «attaccare, investire» (camp.), probabilm. dallo spagn. ant. atracar «aggredire» (DES I 147). Vedi traccare².

attraccare «nascondere» (anche rifl.), vedi attragare, tracca-tracca.

attraccatitha, traccatitha «allodola» (“quella che si nasconde, che si accovaccia”), da attraccare «nascondere» (DES I 148, II 257, 303). Cfr. attaccatterra, attappaditta, piattaritta.

attraccheddare «scricchiolare, crepitare dei denti con noci, castagne secche e piccoli ossi», «crepitare del fuoco», da a + traccheddare.

attráer(e), attráiri «attrarre, attirare» (log., camp.); (camp.) anche «rassomigliare»; natura attraet, at nau Bistordo «il sesso attrae, ha detto Bertoldo»; da a + tráere/iri «trarre» (DES II 503).

attraessare, attraissare «attraversare», da a + tra(v)essare.

attragare, attregare «nascondere», (rifl.) «fermarsi, nascondersi di tratto in tratto» (detto della lepre); attrega-attrega «quatto quatto» (imperat. iterato come avverbio); da a + tragare² «inghiottire, trangugiare» (M.P.; erra il DES I 148). Vedi attraccare.

attraghentare «atterrire», «abbattere», vedi attreghentare.

attrajare, attraggiare «attillarsi», «avere buone maniere», da a + traju, trággiu «modo di vestire», «comportamento».

attrappare «sorprendere con inganno», dall’ital. ant. attrappare (DES I 148).

attrappidare «palpeggiare» (anche in senso osceno), dissimilazione di apprappidare «palpeggiare» (DES II 209). Vedi appalpuzare.

attrappulai «rattoppare» (camp.), da atzappulai «rattoppare» incrociato con lo spagn. trapo «cencio» (DES II 542).

attrassa(d)u, déppidu ~ «debito arretrato», dallo spagn. atrasado (DES I 148).

attrassare, attrassai «lasciare indietro, differire, ritardare» (log., camp.), dallo spagn. atrasar (DES I 148).

attrattare, (at)trattaritzare «seguire la traccia della selvaggina», da a + tratta «traccia». Vedi tratteare.

attratzu «attrezzo, arnese», dall’ital. ant. attrazzo (DES I 148). Vedi attretzu.

attrauccadu-a «stordito, istupidito-a», partic. di attrauccare.

attrauccare «sbalordire», (fig.) «incantare, ingannare, gabbare», dallo spagn. trabucar «confondere, offuscare» (DES I 148).

attravare, attarvai «impastoiare, mettere le pastoie alle bestie» (log., camp.), da a + trabare, travare/ai.

attreccare, attrecculare «litigare, criticare, beffeggiare, dileggiare», dall’ital. altercare (DES I 148).

attregare «addurre le proprie ragioni», variante di attreccare (DES I 148).

attreghentare, attrigantare, attraghentare «atterrire, spaventare», «abbattere, calpestare, malmenare, perseguitare», da treqentu, trechettu «nubifragio» (M.P.; erra il DES I 149). Vedi trigantu.

attreghentu «strepito, spavento», da attreghentare.

attremenare «mettere confini, limitare», (Nùoro) anche «ammonire, avvertire», da a + trèmene «confine».

attréminu «calpestio», da a + trèmere «tremare (DES II 513).

attrempare «battere, percuotere» e «appoggiare, portare su, salire, andare in salita», (rifl.) «ripararsi sotto una roccia», da a + trempa «parete di roccia, salita molto ripida» (M.P.). Vedi istrempada.

attresare «infilare l’ordito nel pettine del telaio» (Orgosolo), forse corrisponde ad attraessare, attraissare «attraversare», da a + tra(v)essare, oppure deriva dall’ital. attrezzare.

attretzu «attrezzo, arnese», dal corrisp. ital. (DES I 148). Vedi attratzu.

attreuttare, attre(b)utzai «rivoltare col tridente il frumento nell’aia» (log., camp.), da a + treuttu, treutzu «tridente» (DES II 521). Vedi treuttare.

attrevimentu «azzardo, rischio», dal catal. atreviment, spagn. atrevimiento (DES I 143).

attrevire, attrivire, attreviri, at(t)riviri (anche rifl.) «azzardare/rsi, osare, rischiare» (log., camp.), dal catal. atrevir-se (DES I 143).

attribuntzire «piegare, sgualcire, malmenare», vocabolo di carattere imitativo (DES I 149).

attríccia, esser ~ «essere ben bagnato», da attricciare.

attricciare «bagnare e spremere i panni», probabilm. dall’ital. ant. attrecciare (DES I 148).

attriccu(l)ai «cozzare, dare dei cozzi, urtare» (camp.), vedi attroccolai.

attrichinzadu o attrichinzu; bestidu ~ «vestito sgualcito» (aggett.), da attrichinzare.

attrichinzare, attrichinzonare, attrichizare «sgualcire, raggrinzire, increspare», da a + trichinzare «sgualcire» (M.P.).

attrigantare «atterrire», «abbattere», vedi attreghentare.

attrigliare (rifl.) «attillarsi», dal corrisp. ital. (DES I 146). Vedi attilla(d)u.

attrimpanare (rifl.) «abbuffarsi, rimpinzarsi, satollarsi», da a + trímpanu, tímpanu «timpano, tamburo» (DES II 485). Vedi trimpone, istimpanare.

attrincerai, trincerai (rifl.) «trincerarsi» (camp.), dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. atrincherar (DES II 519).

attrintzioddau-ada «stecchito-a», da a + trintzioddu «legaccio»

attripidare «mettere sul treppiede, piazzare, sistemare bene», da a + trípide «treppiede».

attrippa «scossa, sbattimento», da attrippare/ai.

attrippare, attrippai «battere, sbattere, percuotere, picchiare» (log., camp.); andare attrippa-attrippa «andare barcollando» (imperat. iterato come avverbio); probabilm. vocabolo di carattere imitativo (DES I 149). Vedi trippa³.

attrippeddai «scalpicciare» (camp.), da attríppidu.

attrippiare, attipriare, attroppiare, attruppiare «premere, spremere, comprimere, torcere, strizzare», vocabolo fonosimbolico (DES II 520). Vedi trippiare.

attríppidu, attrippizu «calpestio, scalpitio dei cavalli», probabilm. vocabolo imitativo dello scalpitare del cavallo (DES I 149). Vedi attrippeddai; cfr. istríppidu.

attrippitzare «sgualcire», probabilm. dall’ital. stropicciare (M.P.).

attrippoddare «sgualcire», (at)trippoddire «piegare, schiacciare, malmenare», probabilm. vocabolo imitativo (DES I 149). Vedi ciripoddare, trappuddadu.

attritzonare «ridurre in ciocche», verbo di forma iterativa da a + tritza «treccia» (DES II 522).

attrivire, at(t)riviri (anche rifl.) «azzardare/rsi, osare, rischiare» (log., camp.), vedi attrevire.

attrivitu, at(t)rivi(d)u-a «avventato, azzardato, temerario-a» (centr., log. e camp.), dallo spagn. atrevido-a.

attroccare, attrogare «ammettere, concedere, riconoscere, confessare», vedi attorgare, attrogu.

attroccare² (rifl.) «arrestarsi, fermarsi, turbarsi, confondersi nel parlare», probabilm. vocabolo imitativo (DES I 149).

attrocciái, at(t)rossai, attrossare, attrotzare «stringere una corda con un tortore», «aggiustare alla meglio», (rifl.) «acconciarsi, abbigliarsi in modo strambo» (camp. e log.); dall’ital. attorciare, attrozzare «avvincere con la trozza» (termine nautico) (DES II 525). Vedi trotza, introtzare.

attroccolai, attriccu(l)ai «cozzare, dare dei cozzi, urtare» (camp.), probabilm. dal catal. trucar «colpire» (DES I 149).

attrogliare «scorrere dell’acqua per un sentiero», da a + trógliu «polla d’acqua». Vedi istroglida.

attrogu (m.) «confessione», da attrogare, attroccare «confessare».

attronare, attronai «intronare, stordire» (log., camp.), dallo spagn. atronar (DES II 523). Vedi istronare, (i)stronai.

attronizare «atterrire», iterativo di attronare.

attropegliái, at(t)ropelliái, at(t)ropogliare, attroboddare, attropillare «scompigliare, sconvolgere, imbarazzare, ingarbugliare, imbrogliare, avviluppare» (camp. e log.); no t’atropeglisti po nudda «non imbarazzarti per nulla»; dallo spagn. atropellar (DES I 143, II 524 confuso). Vedi istropogliare, trepojare, tropellare.

attropégliu, atropélliu «garbuglio, matassa arruffata, subbuglio, disordine, baraonda», da attropegliái.

attroppare «aggruppare, intruppare», dallo spagn. atropar  Vedi troppa; cfr. attruppare.

attrotzau, attrossau-ada «acconcio-a»; mal’attrotzau «malconcio, scombinato», partic. di attrotzare, attrocciái. Vedi matrotza.

attrúddulu «affaccendio, ansia, trepidazione» (log. sett.), da un *attruddulare «rimescolare con la trudda» (M.P.).

attruffuddai (rifl.) «gonfiarsi» (della pasta che lievita), «imbronciarsi» (camp.), vocabolo di carattere imitativo (DES I 150).

attruffuddu «rigonfiamento», «broncio», da attruffuddai.

attrum(m)are «aggruppare, intruppare, andare in compagnia», (rifl.) «affollarsi», da a + trum(m)a «torma, frotta». Vedi trum(m)ada.

attruncheddare «ingrossare, gonfiarsi», da a + truncheddu «piccolo tronco» (DES II 528).

attruppare, attruppai «aggruppare, intruppare, raggruppare» (anche rifl.; log. e camp.), dall’ital. attruppare (DES II 528). Vedi truppa; cfr. attroppare.

attrutzare, attruntzare, attruntzigonare «ingrossare del torsolo»; attruntzigonare anche «tagliare il torsolo»; da a + tru(n)tzu «torsolo».

attu «atto, azione, gesto», «atto giudiziario o notarile», cultismo

attu-a «alto, profondo-a» (camp. rust.), vedi altu (DES I 76).

attua(d)u-a «applicato, accorto-a», da attuare/ai.

attuái «porre un carico addosso ad uno», (rifl.) «caricarsi un peso» (camp.), da attuare, attuái «prendersi un impegno» (M.P.; erra il DES I 150). Vedi stuái.

attuare, attuái «attuare, applicare la mente, pensare, riflettere, comprendere, intuire», (rifl.) «applicarsi con l’animo, raccogliersi» (log., camp.), dall’ital. ant. s’attuare «applicarsi con impegno» (DES I 150).

attuddare, attuddire, atturtuddire «avere la pelle d’oca, accapponarsi della pelle, sentirsi rizzare i capelli, rabbrividire», da athudda «sétola», «pelle d’oca» (DES II 553). Vedi arthuddare, atzuddai, tuddíu.

attudu-a «affilato-a, dal taglio vivo», da atta «lama di coltello» (DES I 152).

attuffai «prendere odore di tanfo, ammuffire», (rifl.) «confordersi, perdersi d’animo» (camp.), dallo spagn. atufar (DES II 531). Vedi affuffare/ai, attuffori.

attuffare «tuffare, immergere», dall’ital. attuffare (DES I 150). Vedi acciuvai, atzuvai.

attuffori, attúffidu, attuffu «cattivo odore, tanfo dell’olio, fetore», da attuffai «prendere odore di tanfo» (DES II 531 inesatto).

attujare «abbracciare» (log.), da a + tuju «collo» (DES II 553). Vedi attuttujare.

attulare «arare, solcare», da a + tula «semenzaio». Vedi intulare.

attuleddare, attureddare «gonfiarsi» (di una parte del corpo), da a + tuleddos «infiammazione delle tonsille, tonsillite» (DES II 531).

attulíngia (f.) «lombrico», retroformazione di (at)tilingione, tzilingone, tziringone, thilingrone «lombrico».

attumbare, atzumbare, attumbai «cozzare, urtare» (detto soprattutto dei caproni e dei montoni), «scontrarsi» (log., camp.), vocabolo imitativo (DES II 532). Vedi tumbare/ai, intumbare, istumbare.

attumbu, attúmbidu «cozzo, urto», da attumbare.

attundare, attundulare, attundai «arrotondare» (log., camp.), da a + tundu «tondo» (DES II 357).

attungile «autunno», vedi attúngiu, atongili.

attúngiu, attunzu «autunno», vedi atóngiu.

attunzare «passare l’autunno, pascolare», da attunzu «autunno». Vedi attongiái.

attuppadorzu «covo di animali o di persone», da attuppare.

attuppare «nascondere in un cespuglio, nascondere, imboscare», «infoltire» (ad es., del grano); (Nùoro) (rifl.) «coprirsi il viso col lembo dello scialle»; da a + tuppa «cespuglio» (DES II 534). Vedi intuppare, istuppare.

atturai, aturai «fermare, fermarsi, rimanere» (anche rifl., camp.); atturai acchiettu «starsene quieto»; atturai de mármuri «rimanere di sasso o di stucco» (camp.); dal catal. aturar-se (DES I 150). Vedi addurare.

atturdí(d)u-a «stordito, abbattuto psicologicamente, sgomentato-a», partic. di atturdire/iri.

atturdire, at(t)urdiri «stordire, sbigottire, sgomentare» (log., camp.), dal catal.-spagn. aturdir (DES I 150). Vedi isturdire.

atturdíu-a «frastornato, intontito-a», partic. medio di atturdire «stordire, sbigottire, sgomentare».

attureddare (rifl.) «aggomitolarsi, rannicchiarsi», abbreviazione ed iterazione di s’attutturare (DES II 539).

atturigada, attúrigu «aizzamento», da atturigare, attorigare «aizzare» (DES I 147).

atturrare, atturrai «abbrustolire, tostare» (log., camp.), da a + turrare/ai (DES II 535).

atturriccare sos canes «aizzare i cani» (Lodè), vedi attorigare, tzurricare.

atturundare, attulundare «arrotondare», dal corrisp. ital. (DES II 357). Vedi retundu, arrotundare.

atturuza-atturuza, istare ~-~ «stare rimescolando» (iterativo avverbio), da a + turuzone «cucchiaione di legno» (DES II 526).

attuttina «zizzania, loglio», (fig.) «affollamento, confusione, scompiglio» (Cuglieri), attuttinare «farsi folto» (dell’erba), (fig.) «affollarsi, aggrupparsi» (Cuglieri) (suff. tirrenico -ín-): probabilm. relitto sardiano di matrice tirrenica da confrontare con l’irpino tútënë «zizzania», col greco (plur.) zizánia «zizzania» e tutti col sumerico zizân «spelta» (NPRA 279, DELI² s. v.). Nel suo significato figurato avrà subito l’influsso di matutinu «strepito, rumore, scompiglio» (M.P., LISPR). Vedi tutinas.

attuttinare «farsi folto» (dell’erba), (fig.) «affollarsi, aggrupparsi» (Cuglieri), da attuttina (DES I 150).

attuttujare, attudujare «prendere per la gola, strozzare», da a + tuju «collo» (DES II 553). Vedi attujare.

attutturare «accartocciare, involgere, arrotolare», «diventar tiglioso, tallire» (di piante), (fig.) «malmenare», (rifl.) «aggomitolarsi, rannicchiarsi», da a + tútturu «qualsiasi pezzo tondo» (DES II 538, 539). Vedi attureddare.

atza «cima, punta, lama di ascia o di coltello, spigolo, lato», «roccia pendente», «schiena di montagna, cima, picco» (camp.); atza ‘e mari «riva del mare»; vedi atha.

atza² «audacia, coraggio, boria, sfrontatezza, spavalderia», probabilm. dall’ital. audacia (DES I 157), ma anche confuso con atza «punta» (M.P.). Vedi atzudu.

atzaccorau-ada «acciaccato-a», dal corrisp. ital. Vedi tzaccorau.

atzaccu «acciacco», vedi acciaccu.

atzacculittau-ada «che ha il singhiozzo», vedi attacculittau.

atzampanau-ada, mal’~ «malconcio, scombinato-a», probabilm. dall’ital. zampa, col significato effettivo di «azzoppato» (M.P.).

atzantarare «beffare, deridere, svergognare», da a + tzántara «beffa».

atzappa-canes «acchiappacani», dal corrisp. ital.

atzappare «acchiappare», «trovare», dal corrisp. ital. (DES I 53). Vedi acciappare, tzappare².

atzappulai, tzappulai «rattoppare» (camp.), vedi tzappulare, tappulare, attrappulai.

atzappulai², atzap(p)uái «sbattere, scuotere, buttare», «trabalzare del carro», (rifl.) «buttarsi a terra, stramazzare» (camp.); a is perdas t’atzappulis i a is murus t’appistis! «che tu ti sbatta alle pietre e picchi contro i muri!» (imprecazione); atzáppu(l)a-atzáppu(l)a «barcollando, tentennando» (imperat. iterato come avverbio); vocabolo di natura onomatopeica (DES I 144). Vedi attappulare, attappare, tzappulai.

atzara, tzara «clematide cirrosa», «viticcio», «vitalba», vedi autzara.

atzárgiu «acciaio», vedi atháriu.

atzeccare «accecare», dal corrisp. ital. Vedi intzeccare, tzeccu.

atzeccare² «azzeccare, indovinare», dal corrisp. ital. (DES I 157). Vedi intzeccare².

atzènder(e) «accendere», dal corrisp. ital. (DES I 157).

atzentzu «assenzio», vedi athethu, tzentzu.

atzeras (f. plur.) «occhiali» (Orgosolo), da occiales, otzales «occhiali» incrociato con uglieras «occhiali». Vedi otzeras.

atzertare, atzertai «indovinare, dare nel segno, trovare esattamente», «sapere e operare con prudenza» (log., camp.), dallo spagn. acertar (DES I 157, 447). Vedi intzertare/ai.

atzertare² «accertare», dal corrisp. ital. vedi accertare, tzertu.

atzettare, accettai «accettare», dal corrisp. ital.

atziare, atzuare «aizzare i cani», «provocare», vocabolo onomatopeico (DES I 157). Vedi utzare².

atziccai (rifl.) «spaventarsi, impaurirsi» (camp.), vocabolo imitativo ed espressivo (DES I 157). Vedi acciccare, assiccare, atzícchidu, atziccosu.

atziccare «ridurre al puro necessario», (Orgosolo) «spaventare, impaurire» (anche rifl.), da atziccu «piccolo sorso od assaggio».

atziccau-á «preso-a da paura improvvisa» (Orgosolo), partic. medio di atziccare.

atzícchidu «spavento, paura subitanea» (camp.), da atziccai.

atziccosu, atziccósigu-a «pauroso-a», da atziccai.

atziccu «spavento, paura improvvisa» (Orgosolo), deriva da atziccare.

atziccu², azicu, atziccheddu, atzítzigu «piccolo sorso, piccolo assaggio», (avverbio) «poco, pochino», dalla radice onomatopeica *cik(k)- (REW 2451, 9653; DES II 545). Vedi thiccu, atziccare.

atzicorradura «secchezza, tostatura, torrefazione», da atzicorrai.

atzicorrai, tzicorrai «diventare secco, rinsecchire, torrefare, diventar croccante» (camp.), vedi assiccorrare/ai.

atzidente «svenimento, sincope, colpo apoplettico», vedi accidente.

átzidu «acido» (sost.), vedi ássidu.

atzimare «cimare, tosare il pelo del panno», anche «spezzare, tagliare» (Posada), vedi accimare (DES I 54).

atzinnare «accennare con l’occhio, fare l’occhiolino, ammiccare», vedi accinnare.

atzinnu «occhiolino, occhietto, ammiccamento», da atzinnare (DES I 340, II 593). Vedi accinnu, tzinnu.

atziomo/u «individuo ridotto in stato pietoso» (Bonorva), dal lat. eccl. ecce homo (DES II 557). Vedi ucceomu.

átzios «acciacchi, fastidi» (plur., Nùoro), dallo spagn. ajes «acciacchi».

atzippare «intasare, stipare, restringere», dall’ital. inceppare con cambio di prefisso

(M.P.; erra il DES II 595 anche perché confonde).

atzippare², atzippajare «alimentare il fuoco» (Posada), da a + tzippu «ceppo», tzippa³ «ceppo infuocato»

(DES II 595).

atzippoddatu-a «inceppato, intasato-a» (detto dell’intestino; Lodè), partic. di un *atzippoddare iterativo di atzippare «intasare» (M.P.).

atzírima, esser ~ «essere in discordia» (Berchidda, Orotelli), probabilm. da interpretarsi a tzírima, che può essere un incrocio di esser a pirma «essere in discordia» con tzirimònia, tzerimònia «contesa» (M.P.). Vedi pirma.

atzittare «tacere, stare zitto», da a + tzittu «zitto».

atzitzai su fogu «attizzare, ravvivare il fuoco» (camp.), vedi athithare.

atziva (f.) «corredo da sposa», da atzivire.

atzivire «preparare, provvedere di…, fornire» (log., camp.), vedi acciviri.

atzivíu-a «fornito-a»; (Nùoro) butteca atzivía «negozio fornito»; partic. di atvivire.

atzivu «rifornimento, provvista», (plur.) «gioielli», da atzivire.

atzoare «chiamare il maiale perché mangi», da tzo!, tzo-tzo! voci di richiamo per il maiale. Vedi accioare.

atzoare², atzuare² «lamentarsi dell’agnello o del capretto quando cerca la madre», vocabolo di carattere imitativo (DES I 453).

atzocchiare «irrompere, penetrare con violenza», probabilm. dallo spagn. achocar. Vedi tzucchiare.

atzócchiu (m.) «irruzione, entrata nel momento culminante», «scontro, rissa», da atzocchiare.

atzoddana, «gelata, freddura, freddo intenso» (termine burlesco; camp.), vedi tzoddana.

atzola «matassa», «rocchetto», dal tosc. azzola (DES I 159).

atzolare «avvolgere il filo nel bindolo», da atzola.

atzologare «accaldare», (rifl.) «affannarsi», vedi attoloccare.

atzoncare (rifl.) «ubriacarsi», dall’ital. cioncare «bere in grande quantità, tracannare» (DES I 159). Vedi cionca, tzonca.

atzoppiái, tzoppiái «azzoppare, azzopparsi, zoppicare» (camp.); andai atzòppia-atzòppia «andare zoppiconi» (imperat. iterato come avverbio); da a + tzoppu «zoppo» (DES II 552). Vedi athoppicare.

atzoroddare, atzoroddai, atzaroddai, «rimescolare, rigirare, sconvolgere, acciabattare, pasticciare», «parlare a vanvera» (log., camp.), vedi tzoroddare, accior(r)oddare.

atzoroddu, atzaroddu «miscuglio, mescolamento, pasticcio»; (Nùoro) pannittu de atzoroddu «tovagliolo di tutti i giorni»; da atzoroddare.

atzottalimba «robbia» (Rubia tinctorum L.), lettlm. «sferza-lingua», da atzottare «sferzare» + limba «lingua» (DES I 159; NPS 315). Vedi battilimba.

atzottare, acciottai «frustare, sferzare, picchiare» (log., camp.), dallo spagn. azotar. Vedi acciottarai.

atzottu/a, tzotta «frustino, frusta, sferza»; atzottu anche «rimprovero»; atzotta, tzotta anche «pennacchio o fiore del granturco»; dallo spagn. azote (DES I 159). Vedi acciottu.

atzotzare «guastarsi delle uova», da a + tzotzare «chiocciare» (DES II 600), ma probabilm. incrociato con l’ital. sozzo (M.P.).

atzraxu «acciaio», vedi atháriu.

atzúa «acciuga», vedi antzúa.

atzuare «aizzare i cani», «provocare», vedi atziare.

atzuare² «lamentarsi dell’agnello o del capretto quando cerca la madre», vedi atzoare² (DES I 453).

atzuddai, atzutzuddai, acciucciuddai «avere la pelle d’oca, accapponarsi della pelle, sentirsi rizzare i capelli, rabbrividire» (camp.), da a + tzudda, athudda «sétola», «pelle d’oca» (DES II 553).

atzudu-a «audace, prepotente, sfrontato, spavaldo-a», da atza² «audacia, coraggio, boria».

atzuffare «acciuffare» (anche rifl.), dal corrisp. ital. Vedi acciuffai, tzuffare.

atzugada (f.) «colpo dato sul collo» (camp.), da a + tzugu «collo».

atzumbarare, atzumbonare «ammaccare», da a + tzumba «gobba» (DES II 601).

atzumpedda(d)u-a «ingrossato, gonfiato-a» (detto di un arto), da a + tzumpeddu «ceppo».

atzunchiái «gemere, nicchiare, mugolare, frignare, rantolare» (camp.), da a + tzunchiái/are. Vedi intzunchiái.

atzunconai «singhiozzare, lamentarsi singhiozzando» (camp.), iterativo di atzunchiái, athunchiare.

atzuntzurrare sa tzucca «bere dalla zucca»; atzuntzurrare sa fémina «baciucchiare la donna»; formazione scherzosa ed imitativa (DES I 159). Vedi tzurrare, tzurru, thurru.

atzuppare «cozzare, urtare, scontrarsi, fermarsi, incespicare nel parlare», probabilm. vocabolo imitativo analogo all’ital. intoppare (DES I 160). Vedi athappare.

atzur(r)idare «rimproverare, rinfacciare», «svergognare, svillaneggiare», iterativo di atzurrire (DES I 160).

atzurri(d)u-a «ardito-a, audace», da s’atzurrire «avventarsi».

atzúrridu «grido, rimprovero», da atzur(r)idare «rimproverare.

atzurrigalimè vocabolo di aizzamento del cane (Lodè), da atzurrire col secondo componente di significato ignoto.

atzurrire (rifl.) «gettarsi, lanciarsi, avventarsi con rabbia», probabilm. vocabolo di carattere imitativo (DES I 160). Vedi atzuridare, atzutzurrare.

atzurrumbare «spaventare fortemente» (Orgosolo), da a + tzurrumbu «spavento».

atzurrumbau-á «spaventato, atterrito-a» (Orgosolo), partic. di atzurrumbare.

atzutzuare, atzutzoriare, atzutzonare (rifl.) «mettersi al sicuro, rifugiarsi» (log. sett.), probabilm. da a + tzotza «chioccia» (DES II 600).

atzutzuddare, atzutzuddai (rifl.) «rizzarsi dei capelli, arruffarsi» (log., camp.); is pilus atzutzuddaus in conca po s’atzícchidu «i capelli rizzati in testa per lo spavento»; da a + tzudda «setola».

atzutzurrare (rifl.) «accapigliarsi, azzuffarsi», probabilm. iterativo di s’atzurrire «avventarsi».

atzuvai «(at)tuffare, affondare, sommergere, sfondare», vedi acciuvai, attuffare.

auddire «unire, ammontare», da a + (b)obbire, goddire «cogliere» (DES I 583). Vedi assoddiri.

audire «acconsentire, assentire, approvare», variante di aunire (M.P.; erra il DES I 152).

auditu «ascolto, audizione» (Orgosolo), probabilm. cultismo recente.

auena «avena selvatica o barbata o fatua», vedi avena.

auffare «imbroncire, corrucciarsi», dall’interiez. uff!, uffa! (DES I 152, III 504).

aúi «dove» (camp. rust.), dal lat. a(d) + ubi (DES II 557). Vedi ube.

aulidu-a «affamato, avido, bramoso-a», da a + (b)ulare «avere voglia».

aulimentu (m.) «avidità», da a + (b)ulare «avere voglia».

aulire «ospitare» (Orune), forse da un lat. *aulire, a sua volta da aula, oppure da áulla, aúlla «porcilaia» (variante dunque di arulare «mettere nella porcilaia») (M.P.).

aulla (Dorgali, Urzulei, Triei, Baunei), áulla (Talana), áurra (Desulo, Norbello, Usellus, Gesturi, Siurgus, Sarrabus), aurra, urra (camp.), saurra (Siniscola, Posada, Gallura, con l’artic. agglutinato) «arella, porcilaia», «stalluccio naturale o artificiale per scrofa figliata»: probabilm. relitto sardiano (-ll- e suff. –urr-), da confrontare – non derivare – col lat. hara, *harula «stalla, porcile», finora di origine ignota (DELL). (A Orgosolo coesistono árula e aulla, a Orosei árula e ulla, a Siniscola árula e saurra), a Desulo Árulas e Áurras). Il vocabolo dunque esisteva già in Sardegna, nella lingua sardiana, prima che i Romani vi portassero il loro hara, *harula, il quale ha dato regolarm. árula (vedi) (M.P.). Cfr. feulla, meulla, tzéurra.

aullu «pettine di Venere» e varie specie di «geranio» (camp.), da erba ‘e agullas propriam. «erba di spilli» (GSC 17).

aumbradittu-a «ombroso-a, umbratile», da s’a(d)umbrare «adombrarsi».

aumentare, aumentai «aumentare, accrescere» (log., camp.), dal corrisp. ital. oppure dallo spagn. aumentar

auncare «annoiare, rendersi antipatico» (log. sett.), dal gall.-còrso auncá «maltrattare, porre odio, rendersi antipatico». Vedi addongare, unca.

aundare «inondare, allagare», da a + undare (DES II 560). Vedi inundare/ai.

aundi «dove» (camp. merid.); de aundi «da dove, donde»; aundi si ollat chi síada «dovunque si voglia»; su santu de aundi! «il santo da cui (sei venuto)!» (imprecazione piuttosto benevola); dal lat. a(d) + unde (M.P.). Vedi diaundi.

aungare «impicciarsi, intromettersi» (Dorgali), probabilm. da a + ungra «unghia», col significato effettivo di «affondare le unghie» (M.P.).

aungiali, bíviri a pani ~ «vivere a solo pane, senza companatico» (camp.), vedi aunzu, gaúngiu (DES I 708).

aunire «acconsentire, assentire, approvare», dall’ital. annuire (M.P.). Vedi audire.

aunire² «unire, congiungere», probabilm. dal corrisp. ital.

auntzare «aggiungere o aggiustare il peso», da a + untza, úncia «oncia» (DES II 563).

aunzare, auntzare², un(t)zare, untzulai «aizzare, avventare il cane» (log., camp.), vocabolo onomatopeico come l’ital. aizzare (DES I 152, 643). Vedi aunzu, intzugare.

aunzu, gaúngiu, ingaúngiu, incaúngiu «companatico» (log., camp.), da aunzare «aizzare» (quasi «cibo che “stuzzica” a mangiare il pane» (M.P.; CVS 107; erra il DES I 708). Vedi agonzu.

auppa (sing.) «fronde, ombra dell’albero», da auppare «infoltirsi».

auppare (rifl.) «farsi cappuccio, accestire, infoltirsi», vedi accuppare, agguppare, auppa.

aura (aúra), ura (f.) «augurio, fortuna, sorte, ventura», «spirito misterioso, spettro», da un verbo *aurare, a sua volta dal lat. a(u)gurare (CVS² 25, DitzLcs, VOSLI, DES I 152). Vedi bona(g)ura, disa(g)ura, malesaura.

auradu-a «atterrito, spaventato-a», da aura «paura».

aurdare, auldare «smussare», da aurdu, auldu.

aurdu, auldu-a «non affilato, smussato, smorzato-a» (log. sett.); sonu aurdu «suono sordo»; tronos auldos «tuoni lontani»; deriva dal lat. gurdus (anche incrociato con surdu «sordo») (DES I 634, II 449). Vedi angurdu, gurdu.

aúrgher(e) «lavorare in fretta e senza risparmio per un bisogno urgente, sforzarsi, sottoporsi ad uno sforzo, piegarsi, muoversi»; aúlgher(e) «muoversi, sgranchirsi»; deriva dal lat. a(d) + urgere (M.P.; CVS 107; erra il DES I 152).

aurgíu-a «assetato-a» (Loceri), forse da aúrgher(e) «lavorare senza risparmio, sottoporsi a sforzo» (M.P.).

áurra, aúrra «arella, porcilaia», vedi áulla, aúlla.

aurrai «mettere la scrofa coi porcetti nella porcilaia» (camp.), da a + aurra. Vedi arulare.

aurrare «risparmiare», vedi aorrare.

aurratzu «uomo basso, grosso, paffuto», probabilm. da aurrire «prosperare» (DES I 97).

áurri, aúrri «càrpino bianco e nero», «carpinella» (Carpinus betulus, Ostrya carpinifolia Scop.); toponimi Aurreddus (Gergei), Zaurrái (Isili) (suffissoide). J. Hubschmid (ThPr II 94) ha richiamato un alto navarr. e soulet. aurri «salice da vimini» e NPS 443 ha precisato che “il carpino nero e il salcio da vimini, pur essendo specie ben distinte, hanno alcuni elementi comuni, quali, per es., i fiori riuniti in amenti”; “preromano” per il Wagner, che ha lasciato cadere una sua precedente connessione con un supposto fitonimo basco *aurri (LS 274, DES I 152, II 606). Per me relitto presardiano di “matrice mediterranea” (M.P., LISPR).

aurrire «crescere, prosperare», probabilm. dallo spagn. ahorrar «risparmiare» con cambio di coniugazione (DES I 97). Vedi aorrare, aurratzu.

aurru «risparmio», vedi aorru.

aurtinzu, aurtittu-a «abortivo-a, nato-a innanzi tempo», da aurtire (DES I 62).

aurtire «abortire» (delle bestie) (Orgosolo), vedi agurtire.

aurtithu «feto abortito da una bestia» (Orgosolo), deriva da aurtire.

ausare «usare, essere d’uso, costumare», probabilm. dall’ant. ital. ausare «adusare» (GDLI) (M.P.).

ausentare, ausentai (rifl.) «assentarsi, allontanarsi» (log., camp.), dallo spagn. ausentarse.

ausente, ausenti «assente, lontano-a» (log., camp.), dallo spagn. ausente (DES I 153).

ausentu «riposo, quiete, fermezza», variante di assentu incrociato con ausente «assente» (DES I 138).

aussa «cicuta» (Villaputzu) (suff. egeo-anatolico come in Ichnoûssa, alaussa, burvusa, cugusa, pupusa, thurgusa); “probabilm. preromano” per il Wagner (DES I 153) (che però non ha visto la sua connessione con cugusa «cicuta»), per noi relitto sardiano (OPSE 209, LISPR).

austu «agosto», Mes’austu «Ferragosto», vedi agustu (DES I 62).

áutu «atto pubblico, rògito notarile», dallo spagn. auto (DES I 153).

autzara, aussara, aucciada, alússara, lutzara, atzara, tzara «clematide cirrosa», «viticcio», «vitalba» (Clematis cirrosa, flammula, vitalba; FPS 72; PAS 54, 59); topon. Alússara (Tertenia/Villaputzu), Atzára (Comune di A.; Paulilatino topon.), Atzarasái (Gadoni), Atzaraséi (Busachi), Attarèo (Lei); cognome Asára (DICS), Ússara (Comune di U., Mandas), Ussarèi (Seui) (suffissoidi): relitto presardiano di probabile matrice “mediterranea”. Forse è da connettere con gli altri fitonimi úrtzula «viticcio» e alaussa (DitzLcs) (M.P., LISPR).

auuèda [auwèda] «bietola» (collett.), dal lat. bet(u)la (M.P.; DES I 199 inesatto). Vedi edra², beta.

auunde «da dove, da cui» (mediev.), dal lat. ab unde (DES II 561). Vedi unde.

auve «dove» (moto) (Orgosolo), deriva da a + uve «dove».

avái, abái «nonna», formazione infantile. Vedi avu.

avallu «avallo, garanzia», dal corrisp. ital.

avalotai, avolotai «perturbare, scompigliare, sconvolgere», «nauseare» (camp.), dal catal. avalotar (DES I 69). Vedi alborotai, abbolot(t)ai.

avalotu, avolotu «scompiglio, tumulto», «nausea», dal catal. avalot (DES I 69).

avantzada «salita, strada in salita scavata nella roccia» (Cagliari), dal catal. avançada, spagn. avanzada

avantzare, avansare, avantzai «avanzare, andare avanti» (log., camp.), dallo spagn. avanzar oppure dal corrisp. ital.

avantzichena, affrantzuchena (collett.) «resti del pranzo, rimasugli», da avantzu ‘e chena «avanzo di cena» (DES I 153).

avantzu, avansu «avanzo», dal corrisp. ital. (DES I 153).

avaría «avaria, guasto», dal corrisp. ital. (DES I 153).

avaria(d)u-a «avariato, danneggiato, guasto-a», dal corrisp. ital. Vedi averiáu.

avaría² (sing.) «contributi, imposte», dall’ant. ital. oppure dal catal. avaria (DES I 153).

avaru-a «avaro-a», dal corrisp. ital. (DES I 153). Vedi coscovari.

avateca «fava nel baccello» (collett.; Bitti), da (f)ava «fava» + teca «baccello».

avattu «dietro, di seguito» (avverbio), vedi fattu, affattu.

ave, abe, ae (f.) «uccello, uccello rapace» (collett.), «aquila», «avvoltoio», dal lat. ave(m) (per svista manca l’etimo nel DES I 153).

avedali «coetaneo-a» (camp.), vedi fetale, fedale.

avemmaría, avermaría «avemaria», cultismo ital. oppure dal lat. eccl. (DES I 154).

avena, aena, auena, oena, oguena, ena «avena selvatica o barbata o fatua», dal lat. avena (DES I 154). Vedi aína.

avenarzu, enarzu, enárgiu, enuarxu «avena selvatica o barbata o fatua» (log., camp.), dal lat. avenarius (DES I 154).

averiáu-ada «avariato, toccato-a in testa», dallo spagn. averiado (DES I 153). Vedi avaria(d)u.

averiguare, avereguare, averguare, ab(b)erguare, veriguare, averiguai «accertare, appurare, verificare» (log., camp.), dallo spagn. averiguar (DES I 155).

avesare «avvezzare, abituare», dal catal. avesar, spagn. avezar.

avestara «d’ora in poi» (mediev.), dal lat. ab ista hora (DES I 155).

avesu-a «abituato-a», da avesare.

avexai (rifl.) «avvinazzarsi, ubriacarsi» (camp.), da a + fexi, feche «feccia del vino» (DES I 509). Vedi affegare.

ávidu, áidu-a «avido-a», dal corrisp. ital. (DES I 155).

avinche, ainche «al di là» (mediev.), vedi abinche.

avinde «al di là» (mediev.), dal lat. abinde (REW 28, DES I 627).

avisedda (f.) «fagiolo», vedi faisedda, faixedda.

avíu, abíu (collett.) «uccelli rapaci» (in genere), «stormo di passeri», da ave, abe «uccello» (DES I 154). Vedi avuzu, abuzu.

avíu² «appoggio, mezzo, ridosso, direzione», dallo spagn. avío (DES I 155).

áviu-a «nonno-a», vedi avu, aju (DES I 156).

avolotu «scompiglio, tumulto», «nausea» (camp.), dal catal. avalot (DES I 69). Vedi avalotu.

avra, abra, arva, arba, ara, araghe, araxi, abrina, avrina, avría, alvina, frina, arvile «brezza fredda o nebbia nociva alle piante e ai frutti», relitto sardiano da confrontare – non derivare – col greco áurha «brezza, aria fresca, soffio di vento, vento» (di origine ignota; GEW, DELG, CDEG) [da cui è derivato il lat. aura] (LELN 53, OPSE 96). Vedi abrore, arvatu, saghina.

avrare «gelare», da avra.

avreddu «cinghialetto», vedi abru, apru.

avriái «guastare, rendere difettoso», «essere ossesso, essere posseduto da spirito maligno» (camp.), vedi arviái, avrinare.

avriare (rifl.) «spaventarsi» (Orgosolo), vedi avrinare, avriái, arviái «essere ossesso, essere posseduto da spirito maligno», da avrina.

avriare² «confessare una cosa», probabilm. da avra «brezza fredda», col significato originario di «mettere all’aria, sventagliare» (M.P.; senza etimo nel DES I 156). Vedi avríu.

avrina, abrina, alvina, frina «brezza fredda o nebbia nociva alle piante ed ai frutti», (fig.) «spavento, spirito maligno», vedi avra, avvrinzada.

avrinare, avriái, arviái «essere ossesso, essere posseduto da spirito maligno» (log., camp.), da avrina.

avrinzu «sentore, indiscrezione», «desiderio improvviso e incontenibile, ghiribizzo», «prurito», «fantasma, demonio», da avrinare. Vedi árviu.

avriore «vento pungente», «idea strampalata» (Orgosolo), vedi avrinzu

avríu (m.) «confessione»; ti minto avríu «ti faccio confessare»; da avriare «confessare» (DES I 156).

avu, abu-a «nonno, avolo, antenato-a», dal lat. avu(m), ava (DES I 156). Vedi avái, áviu, aju-a.

avuzu, abuzu (collett.) «uccelli rapaci» (in genere), da ave, abe «uccello» (DES I 154). Vedi avíu, abíu.

avvac(c)ada (f.) «inizio delle vacanze», da avvac(c)are.

avvac(c)are «iniziare le vacanze scolastiche» (log. sett.), da a + vacantza (DES II 565).

avvalèssiri, avvaliri (rifl.) «approfittarsi, servirsi» (camp.), dal tosc. avvalersi (DES I 156).

avvampare, avvampai «avvampare» (log., camp.), dal corrisp. ital. (DES II 567). Vedi appampai.

avvelenare, avvelenai, avverenai, afferenai «avvelenare» (log., camp.), da a + velenu, venenu (DES II 569). Vedi abbelenare.

avverai «avverare» (camp.), dal corrisp. ital. Vedi abberare.

avvèrter(e), avvertire «avvertire», dal corrisp. ital. (DES I 156). Vedi abèrter(e), avvértiu.

avvèrtia, stai assa ~ «stare all’erta, stare sull’avviso», da avvértiu-a.

avvértiu-a «avveduto, accorto-a», da avvèrter(e).

avvesare, av(v)esai «avvezzare, abituare» (log., camp.), dal catal. avesar, spagn. avezar (DES I 156). Vedi abesare, disavvesare/ai.

avvèscher(e), avvèsqer(e) «fermarsi dei cibi in gola», vedi obèscher(e).

avvesu (m.) «consuetudine, abitudine», da avvesare. Vedi abesu.

avvesu-a «abituato-a», da avvesare/ai «avvezzare».

avvía! «orsù!, su via!», dall’ital. evvia! (DES I 64 inesatto). Vedi avvissa!

avviái (rifl.) «avviarsi, incamminarsi» (camp.), dal corrisp. ital. (DES I 156). Vedi abiái.

avviái² «avvitare» (Cagliari), da a + via² «vite».

avviái³ «fregiare di liste» (camp.), da a + via³ «lista, striscia» (DES II 575).

avvilèssiri «avvilire» (camp.), dallo spagn. envilecer (DES I 156).

avvilimentu «avvilimento», dal corrisp. ital.

avvilire, avviliri «avvilire» (anche rifl.; log. e camp.), dal corrisp. ital. Vedi vile.

avvissa! «orsù!, su via!» (interiez.), incrocio delle interiezioni avvia! ed issa! (DES I 64 inesatto).

avvisu «avviso», dal corrisp. ital. Vedi abbisu.

avvivare, avvivai «avvivare, ravvivare» (log., camp.), probabilm. dal corrisp. ital. (M.P.). Vedi abbibare.

avvocadu «avvocato», dal corrisp. ital. (DES I 45). Vedi abbocau, abogau.

avvoccai «domandare protezione o favori, chiedere soccorso o aiuto» (Cagliari); toccat a s’avvocai a is santus «occorre implorare i santi»; dall’ital. invocare incrociato con avvocadu «avvocato» (M.P.).

avvoretta, voretta (f.) «orlo, vivagno», dal catal. voreta (DES II 194, 584). Vedi vora.

avvorettai «orlare» (camp.), dal catal. voretar (DES II 584).

avvrinzada «pallida idea, ricordo sfuggevole, guizzo», «ghiribizzo» (log. sett.), probabilm. da avrina «brezza» (DES I 156).

axái «stancarsi di una cosa, esserne stufo» (camp.), da axíu «fastidio» (DES I 158).

axáu-ada «annoiato, infastidito, stanco, stufo-a»; água pregada, água axada «pioggia invocata, pioggia (eccessiva) venuta a noia»; partic. di axái.

axedai (rifl.) «farsi aceto, inacidirsi» (camp.), vedi achetare.

axedu «aceto»; axedu-a «acido, agro-a» (camp.), vedi achetu.

áxina «uva» (camp.); áxina bovali «uva mostaiola», ~ muscareddu «uva moscatella», ~ muscatellò «uva moscatellone», ~ aresti «uva selvatica», ~ de coloru «sedo», ~ de barrali «uva di pergola»; áxina de mari «uva di mare, di polpo, di seppia»; vedi áchina.

axiqedda «ugola» (Sarrabus), lettlm. «uvetta», dimin. di áxina (DES I 51).

axíu «affanno, dispiacere, fastidio, guaio, tormento» (camp.); fillus pitticcus axíus pitticcus, fillus mannus axíus mannus «figli piccoli fastidi piccoli, figli grandi fastidi grandi» (DES I 158). Vedi axái, azíu.

áxiu «agio, opportunità, tempo libero, ozio» (camp.); tènniri ~ «avere tempo, avere voglia»; vedi ásiu.

axrola, axròua «aia» (camp.), vedi ariola.

azada «agliata, salsa a base di aglio ed aceto», da azu «aglio» (DES I 77, 159). Vedi agliada.

azicheddu, azigheddu, azicheddeddu, azigheddeddu «pochino, pochinino», dimin. anche doppio di azicu. Vedi pazicheddu.

azicu, azigu «poco, pochino, pochinino, tantinello», variante di atziccu. Vedi aízu, ad(d)izu.

ázinu «a scivolo» (Orgosolo); a ázinu si dice di un’unghia che si stacca intera dal dito (Orgosolo), forse da connettere con azzinare «rovinare, fracassare, maltrattare, sporcare» (anche rifl.; log. sett.), di origine ignota (non convince il DES I 157).

azíu, aggíu, axíu «affanno, dispiacere, fastidio, guaio, tormento» (log., camp.), probabilm. da ans(i)are/ai «affliggersi, tormentarsi» (M.P.).

azu «aglio»; non balet una conca ‘e azu «non vale un fico secco»; non balet tres azos «non vale tre soldi»; dal lat. allium (DES I 159). Vedi allu, azada.

azzanare (rifl.) «spaventarsi», da a + zana, jana mala «demonio femminile».

azzángher(e) (partic. azzantu) «aggiungere, connettere» (centr.), dall’incrocio di annánghere «congiungere» con azzúnghere «aggiungere» (LCS I 92. Vedi aggiánghere.

azzannarau-ada «tarlato-a» (Nùoro), da a + zánnaru «tarlo».

azzardare «azzardare» (anche rifl.), dal corrisp. ital.

azzettu «zero, niente»; non b’at lassadu un’azzettu «non vi ha lasciato un oggetto, cioè nulla»: deriva dall’ital. oggetto (DES I 157). Vedi ozettu.

azzibbare, atzibbare, tzibbare «saziare, satollare» (log.) (DitzLcs, DSIL), da un lat. ad + *gibbare, a sua volta da gibbus (G. Ledda e M.P.; manca nei REW 3755 e DES). Cfr. acchib(b)ire.

azzibbu-a «sazio, sarollo-a», partic. forte di azzibbare «saziare».

azzigottare, azzocottare «percuotere, malmenare», (fig.) «svillaneggiare, fare a beffa», da a + zigotta «batosta». Vedi aggigottare, zocottare.

azzinare «rovinare, fracassare, maltrattare, sporcare» (anche rifl.; log. sett.), di origine ignota (non convince il DES I 157).

azzironare «ridurre in liste o strisce, specialm. stoffe», «mettere toppe su un abito, chiudere i buchi di un muro», dallo spagn. ajironar (DES I 158). Vedi zira.

azzocatzau-ada «giocherellone, dedito-a al gioco», da a + zocare, jocare «giocare» incrociato col catal. enjogassar (DES I 709 inesatto). Vedi ingiogatzare.

azzorrare «affliggere, angustiare, tormentare», vedi aggiorrare.

azzostrare «infastidire, tormentare, eccitare, rimproverare, rinfacciare», vedi aggiostrare.

azzottare «immergere il formaggio fresco dentro la scotta calda perché assuma una crosta protettiva», anche «dare il siero del latte alle bestie», da a + zotta, jotta «scotta». Vedi aggiottare.

azzubbai «battere, picchiare» (camp.), vedi zubbai (DES I 159).

azzudare «aiutare, soccorrere», dal lat. adiutare incrociato con l’ital. aiutare o con lo spagn. ayudar.

azzudu «aiuto, soccorso», dal lat. adiutum incrociato con l’ital. aiuto. Vedi azzud/tare.

azzummai «quasi, quasi quasi, lì per lì» (Orgosolo), probabilm. dal tosc. ant. agiumai, ogiumai «ormai».

azzúngher(e) (partic. azzuntu) «aggiungere», da a + zúnghere «unire». Vedi aggiúnghere, azzánghere.

azzunta «aggiunta, accrescimento», da azzúnghere. Vedi aggiunta.

azzuntare (rifl.) «fidanzarsi con giuramento», da azzunta.

azzustare «aggiustare», dal corrisp. ital.

 

Featured image, lettera A free-clipart. Immagine piccola, Massimo Pittau.

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1 Response »

  1. Riguardo l’etimo di alligronesa “terra improduttiva”, al Pittau è forse sfuggito che potrebbe trattarsi del sardo medievale ligone ‘zappa’ (a indicare una terra oltremodo zappata e dunque naturalmente improduttiva), come ho sostenuto a pg. 9, n. 14 del saggio: http://www.academia.edu/1496697/Launeddas._etrusco-italiche

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