Gutta cavat lapidem – Il sito della scrittura online, creato il 27 Marzo 2010 – Anno III – www.rinabrundu.com

Servizio Pubblico: addio? E sul TG1 inginocchiato in Vaticano del Travaglio… tutta la vita!

di Rina Brundu.

 

 

 

 

 

 

 

 

La puntata di ieri – l’ultima della stagione per il “Servizio Pubblico” del Santoro made-in-Internet – era titolata “Lascia o raddoppia?”. Tanto per cambiare si è parlato di televisione, di Rai, in particolare – un’ossessione santoriana ormai – e il padrone di casa non si è fatto mancare un parterre di illustri ospiti pronti a dire la loro: da Carlo Freccero all’attore Massimo Ghini, da Paolo Bonolis a Ficarra e Picone, da Chiambretti in intervista esterna alla Costamagna in studio, fino al sempre impassibile Paolo Mieli. Insomma, non mancava nessuno, ma proprio nessuno, tra gli amici più “cari” – finanche tra quelli più diffidenti (basti pensare alla toccata e fuga di Sgarbi) – ansiosi di rendere il dovuto merito al “ben fatto” durante l’anno, all’insegna del motto “chi non si loda il brodo se lo sogna”.

Al centro della discussione vi era naturalmente il quesito posto a titolo della puntata: “Servizio Pubblico” deve lasciare o raddoppiare? E, qualora tornasse,  dove sarebbe opportuno approdare? La faccenda (nonché la domanda), del resto è retorica: ovvio che un programma di qualità come “Servizio Pubblico” DEVE tornare e se lo facesse anche soltanto in Rete meglio sarebbe per tutti. Il problema è che Santoro non riesce proprio a nascondere le sue velleità: egli, infatti, vuole tornare: in RAI! E guarda alla Rai come fosse il legittimo punto di approdo della sua professionalità. Meglio ancora, guarda al suo posto vacante nel servizio pubblico come fosse cosa-sua.  Assegnata per intervento divino sin dall’inizio dei tempi… radiotelevisi.

Straordinaria, a questo proposito, la mano d’aiuto datagli dall’eroe dei due mondi mediatici, il sempre pimpante Marco Travaglio. Il quale Travaglio, per la solenne occasione, ha pure presentato uno dei suoi editoriali online più ispirati. Titolo: “La Rai in ginocchio”. Svolgimento: “L’altra sera il TG1 ha messo a segno uno scoop mondiale. Quel segugio del nuovo direttore del TG1 Alberto Maccari, erede di Minzolini, è riuscito a intervistare l’uomo che tutti i giornalisti del mondo vorrebbero avere sottomano in questo momento, il cardinale Tarcisio Bertone Segretario di Stato Vaticano al centro della guerra di carte segrete e corvi che sta dilaniando la Chiesa. Gli spettatori del TG1 hanno trattenuto il fiato: cosa domanderà mai Maccari a Bertone su questi scandali vaticani di cui tutto il mondo parla tranne il TG1? Gli chiederà della cacciata di Monsignor Viganò quello che stava moralizzando gli appalti nella Chiesa, gli incontri con il governo Berlusconi per esentare dall’ICI gli edifici a uso commerciale, il caso Boffo che accusa il direttore dell’Osservatore Romano di avere diffuso lui il dossier per sputtanarlo, gli alleati del maggiordomo del Papa che è finito in carcere per avere portato fuori le carte? Maccari è partito subito con la domanda delle cento pistole mentre Bertone lo guardava un po’ intimorito: “Eminenza lei è appena tornato da Milano dove ha accompagnato il Santo Padre all’incontro mondiale delle famiglie. Abbiamo visto tutti in tv una folla immensa, soprattutto tantissimo affetto”. Fine della domanda. Bertone aspettava il punto interrogativo invece la domanda era finita, infatti ha tirato subito un sospiro di sollievo e ha confermato: “E’ vero, tutto vero, son tornato da Milano, tutto bene….”.

E questo era soltanto l’inizio, tanto per gradire. Il resto è venuto giù sottoforma del solito fiume in piena travaglico che tutto travolge e non lascia via di scampo. Spazzando a modo suo anche il ritratto poco lusinghiero di un Marco nazionale finanche dedito egli editti bulgari (vedi l’ormai mitico “a quelli non bisogna dare manco una riga” riportato dal Corsera di ieri, 7 Giugno, nel pezzo “Telese: addio «Fatto», fondo il mio giornale”), emerso dalle recenti confessioni mediatiche di quel Luca Telese in fuga da Il Fatto Quotidiano e ormai determinato a fondare il suo nuovo giornale: Pubblico. Come a dire che davanti al buon giornalismo non conta la piattaforma (o finestra), più o meno importante da cui viene lanciato il messaggio: in un modo o nell’altro si parla sempre urbi et orbi. E davanti al buon giornalismo si può pure chiudere un occhio rispetto al “dettaglio”. Anzi, persino due! O, per citare l’adorante Santoro: Travaglio tutta la vita!

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Categorised in: Televisione, Michele Santoro, Marco Travaglio, Vauro, Servizio Pubblico, Rosebud - Giornalismo online, Il Fatto Quotidiano, Vaticano, tg1

3 Responses »

  1. Secondo me, il Travaglio numero uno continuerà nella sua sicumera informativa e divulgativa, non so se su SERVIZIO PUBBLICO, guai se a questo dovesse mancare!
    L’altro “travaglio” continuerà, ma, forse, finirà quasi subito, visto le proposte di Monti per la presidenza e la direzione generale della Rai.
    Cosa inventerà, fra poco, allora il nostro Santoro? Ai vicini posteri l’ardua sentenza!..

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