Gutta cavat lapidem – Il sito della scrittura online, creato il 27 Marzo 2010 – Anno III – www.rinabrundu.com

Terza Repubblica:… e che festa sia!

dell’uomo della strada.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 giugno, Festa della Repubblica, da sempre, si fa per dire, da quell’  appena ci hanno liberati da quel giogo che sta infangando ancora le nostre vite, ma è storia, quindi intoccabile e a futura memoria.

Dicevo…e che festa sia, perchè come questa volta, così tante polemiche non ne erano state fatte e neanche prodotte.

Il recente terremoto in Emilia  ha sconvolto tutti noi che cerchiamo, ora, di portare aiuti e solidarietà

a quei nostri connazionali che, nel giro di pochi secondi, ma ripetuti, si son visti portar via case, industrie, lavoro, ma soprattutto, ahimè!, tanti uomini e donne che non si aspettavano tale evento.

Ha sconvolto, evidentemente, anche le menti di alcuni di noi, ma sono moltissimi, che chiedevano al nostro Presidente di annullare questa festa e dedicare questa data, per una volta, alle povere vittime del terremoto emiliano e a quanto colà succeduto.

Urli, polemiche, vergogne, tirate di giacca a lui, al Presidente, a chi gli era vicino, per convincerlo a rimandare, semmai, al prossimo anno. E poi, dicevano quei molti, quei soldi, per la parata, sarebbero andati direttamente in aiuto a chi in questo momento ne aveva bisogno.

Dalle istituzioni, ovviamente, scudi alzati per tale proposta, non s’ha da fare altro, la Festa deve essere fatta, costi quel che costi, abbiamo degli impegni col mondo che conosce la nostra storia, non possiamo non festeggiare, i soldi sono già stati sparati!

Mi chiedo da sempre e perchè, nel nostro paese, per ricordare una data, ma sono tante e di più, si usi

la parola “festa” e non semplicemente l’altra, ovvero “ricorrenza”, poiché di questo si tratta.

Risposte non ne sono mai arrivate, e non a me ovviamente, per cui si continua a chiamare Festa ciò che ricorda un atto costituzionale prodotto dopo una guerra, prima mondiale, poi fratricida e chi più ne ha più ne metta.

La risposta più facile e documentata sta nell’abitudine italica di far sempre e comunque festa, anche quando si ricordano milioni di morti, quando si ricorda l’olocausto,  quando si ricordano gli eccidi della mafia, anche quando il paese va in frantumi.

Già, fanno festa coloro che sono sopravvissuti, ma  è impropria e priva di rispetto per il prossimo questa abitudine che solo noi coltiviamo.

In Irlanda, mi fa sapere un’amica che risiede e lavora a Dublino, si “fa festa”, si ricorda, solo 9 volte all’anno e tutte di lunedì, non si fa torto a nessuno, si lavora di più e si possono godere tre giorni di fila, in assoluto riposo, se uno vuole.

E allora la Festa della Repubblica s’è fatta, c’è stata la sfilata, tanti soldati, tante donne, tante bandiere, labari, medaglie d’oro e d’argento, ma anche amari sorrisi di non compiacimento, quasi di sottomissione ad una volontà, seppur ufficiale, ma poco gradita.

Non hanno sfilato in cielo la Frecce Tricolori, sarebbero costate ancora di più, s’è risparmiato, così dicono.

 Ci aspettavamo un atto di coraggio da parte del Presidente Napolitano e son sicuro che lui il pensiero lo stava coltivando, ne avrebbe guadagnato in ulteriore stima, per cui noi, ora, continueremo a pensare che quell’alta carica serve solo e soltanto a mettere la firma su leggi ed atti governativi, molti dei quali stanno immiserendo la nostra nazione, ma questo va bene, dicono che serve per salvarci dall’Europa  e dalle sua ganasce politico-amministrative.

Featured image, frecce tricolori, autore Anthony Majanlahti, opera propria, fonte Wikipedia.

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Categorised in: 2 Giugno, Festa della Repubblica, Giornalismo online, Opinioni online, Rosebud - Giornalismo online, Uomo della strada

7 Responses »

  1. E come da tua richiesta uomodellastrada ecco la “CARMINA BURANA – CARL ORFF”.

    • Grazie davvero, cara Rina, questo musica, ma non è la sola, mi da forza interiore, è qualcosa di “alto” cui tutti noi dovremmo attingere….per domani che significa… futuro

  2. Non riesco mai a capire quando si parla di prima, seconda e terza Repubblica. La Repubblica Italiana è una sola, le altre appartengono ai giochi dei partiti politici. E a me piacerebbe che si cominciasse a chiamarla Italia e basta, cioè l’insieme di noi cittadini, chiamati personalmente a tenerla e a rimetterla in piedi. Principalmente dopo l’ultimo (ultimo?) terremoto che nessuno si aspettava. Ce lo siamo preso e stiamo qui a aspettare il resto se ci sarà.
    In quanto al 2 giugno sono d’accordo che la parola ‘Festa’ è impropria. E’ una ricorrenza. Quella dell’istituzione più importante del Paese.

  3. Questa volta, gentile Angela, sono d’accordo su tutto quel che scrivi, davvero. Certo, le prime, le seconde e le terze repubbliche le hanno inventate loro, i soliti noti, ma la cosa vergognosa, Angela, è che dopo quasi 70 anni, noi, popolo sovrano, e non dico altro per educazione, ce la stiamo menando assieme a quei politici dalle stesse facce, dicendo sempre ” sì padrone!”
    Quando mai incominceremo a dire qualche milione di NO?
    Pensiamo di farlo dire ai giovani, per favore, e se ne hanno voglia, porca miseria, ops, scusa

  4. Bel dialogo! Che condivido in pieno! E tu, Angela, non nominare più il nome del “mostro” invano, perché lo chiami a rapporto!! Così si è presentato ieri sera puntuale alle 21,20!

  5. Come precisazione “quando si ricordano milioni di morti, l’olocausto” etc. non si fa festa, ma si parla di “giorno della memoria”, ricorrenza, commemorazione, non ho mai sentito usare la parola festa.
    Inoltre non trovo affatto negativo, anche in casi come “la festa della Repubblica”, parlare di festa anziche’ del piu’ corretto ma freddo termine “ricorrenza”: in qualche modo ci piace festeggiare il fatto di essere usciti da un momento buio della storia del mondo intero e del nostro paese in particolare.
    La festa, mi sembra quasi provocatorio ricordarlo ma e’ cio’ di cui qui si parla, e’ per la fine dell’incubo, non per l’incubo stesso. Chi ha lunga memoria puo’ ricordare personalmente “i festeggiamenti” seguiti a bombardamenti devastanti, fatti da parte di chi poteva ancora festeggiare perche’ vivo.

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