di Giuseppe Leuzzi. Prodi non si metterà di mezzo contro Monti. Lo assicura ai suoi vecchi e nuovi collaboratori, e non c’è da dubitarne: il carattere e la storia personale lo dicono incondizionale ma prudente. Contro Monti però aprirà il fronte della spesa pubblica – come ha aperto quella della riforma elettorale contro l’accordo fra i tre partiti che sostengono Monti. Prodi avrebbe commentato sarcasticamente la nomina dell’ottantenne Bondi a commissario ai tagli, senza alcun potere. E l’invito ai cittadini – ai “colonnelli in pensione” – a proporre i tagli.
Prodi in effetti sa di che si tratta. Al governo nel 1996, aveva commissionato all’economista Paolo Onofri, di Prometeia, una vera spending review, che aveva portato a un quadro sorprendente: troppo per le pensioni, troppo poco per la salute e la ricerca, niente per la formazione (l’Italia è l’unico Paese in cui chi perde il lavoro non può riqualificarsi). Un quadro che era anche un programma d’azione. Ma – naturalmente – senza effetti. La spesa pubblica è come la corrente, o come la Rai: non si tocca. Il patrimonio multimiliardario inutilizzato dell’ex esercito di massa non si tocca, e così pure tutte la aree dismesse, gli ex mattatoi, gli ex mercati generali, le procedure non si semplificano, l’inefficienza dev’essere sempre massima. “Non è che non si sa che cosa fare”, Prodi va dicendo ai suoi.
Featured image, Romano Prodi e l’allora Ministro per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Luigi Granelli, subito dopo la firma dell’accordo IRI-CNR. Fonte Wikipedia.



















In realtà questo è il discorso che facevo nel mio pezzo dedicato ai super-tecnici e a Servizio Pubblico
http://rinabrundu.com/2012/05/04/giornalismo-online-la-carica-dei-super-tecnici-la-peggiocrazia-di-zingales-e-il-curriculum-di-santoro/
L’economista Vaciago ha definito la possibilità-riuscita di far cambiare approccio alla pubblica amministrazione italica come la possibile grande rivoluzione dal dopoguerra in poi….
Un altro punto che ha fatto Vaciago riguardava il fatto che un eventuale reale taglio alle spese amministrativo porterebbe (via logica) ad un calo di commesse presso le imprese… (i.e. lo Stato nutre le imprese, anche se, normalmente, le imprese dei soliti noti).
Domanda: che ne pensa Confindustria?