Giornalismo online: Achtung! Sul passo dell’oca, su Atene che brucia e sul perché quando la cacca arriva alla gola non bisognerebbe “cantare”….

di Rina Brundu. Già perché avevamo dimenticato che dopo la crisi e il disastro-Concordia la cacca ci era ormai giunta alle narici e sarebbe stato opportuno non mettersi a “cantare”: perché se Sanremo è sempre Sanremo anche la cacca è sempre cacca. E il suo tanfo ti impregna i capelli e non ti lascia respirare. Un poco come il fumo ideale che in questi giorni fatidici sta soffocando l’Attica-tutta, mentre il mondo sembra avere pure scordato che quando Atene brucia, brucia Platone, brucia Aristotele, bruciano Socrate, Pericle e Sofocle, brucia l’essenza stessa della nostra democrazia.

E quando la democrazia brucia: achtung!, bisogna marciare e il passo è di solito quello dell’oca. “Non posso accettare gli insulti di Mr Schauble al mio  Paese….. Chi è il signor Schaeuble per deridere la Grecia?” ha tuonato mercoledì scorso il Presidente greco Karolos Papoulies criticando gli interventi di biasimo alla classe politica del suo Paese da parte del Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. E a chiedersi chi sia Mr Schaeuble, o chi siano i tedeschi, per dettare legge in Grecia cominciano ad essere in tanti, finanche sull’altro lato dell’Atlantico.

La domanda sorge spontanea soprattutto alla luce delle ultime novità made-in-Deutschland. Ricordiamo, infatti, che la cancelliera-di-ferro ha dovuto annullare la sua programmata visita in Italia per restare al capezzale della nazione fresca orfana del suo Presidente Christian Wulff, pure lui vittima delle “circostanze” che lo avrebbero indotto a fare prestiti a tassi agevolati, accettare vacanze pagate dagli “amici” (ma non è che il suo vero nome è Cristiano O’Wulffo, con ascendenze più italiche?), a tentare di “corrompore” l’incorruttibile stampa teutonica. Che tutto il mondo sia Paese? O meglio, che tutto il mondo sia sistema-Paese post capitalismo-avvelenato, “derivato”, controllato, esagerato, turlupinato?

Forse. Di certo un tal uovo-di-Colombo non renderà più lieti i giorni di Harukleia Lambrousi, la giovane donna greca che nei giorni scorsi ha minacciato di suicidarsi buttandosi da una delle finestre del Dek, un ente in “odore” di chiusura e da cui era stata appena licenziata insieme al marito e addio cure al figlioletto affetto da malattia cronica. Come a dire che se tanto mi dà tanto “l’odore” che si respira in Grecia, che impregna i capelli in Germania e nell’intero continente europeo, impedendo il respiro, è sempre quello stesso odor di cacca di cui si ciarlava nell’incipit, fermo restando che il dubbio ci assilla: ma perché se siamo tutti nella m**da soltanto noi continuiamo a “cantare”? Misteri d’Italia.

Achtung! Eins-zwei, eins-zwei, eins-zwei…..

Nell’immagine, un’oca domestica in Tasmania, Australia, autore Noodle snacks, opera propria, fonte Wikipedia.

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3 commenti su “Giornalismo online: Achtung! Sul passo dell’oca, su Atene che brucia e sul perché quando la cacca arriva alla gola non bisognerebbe “cantare”….”

  1. 17 febbraio 2012 a 14:54 #

    Cara Rina, perchè in Italia si continua a cantare e non solo a San Remo?
    Ma perchè qui, in questo paese, si è sempre cantato, alla faccia di tutta quella cacca che tu evochi. Il nostro è il paese dell’amore, della libertà (troppa!) per tutti, libero il pensiero come le azioni (comprese le truffaldine) dei nostri governanti, quelli passati, spero di no per quelli futuri (altra utopia).
    L’Europa sta andando a rotoli, come la canzone dei Rolling Stones, ma si fanno centomila incontri per incartare quei rotoli ormai diventati carta…….da cesso! (pardon1)
    E in Italia cosa si fa? ci si bea di canzonette, di predicatori, di articoloni su etica del comportamento, biosticciano tutti, colti e ignoranti, sulle mancate olimpiadi 2020 a Roma, e dopo…..dopo continuano a cantare e sperare, in cosa non si sa
    Ti saluto

  2. 17 febbraio 2012 a 14:59 #

    sì é il modus operandi consolidato….
    di fatto se ne scrive nelle giornate in cui non si sta tanto bene per passare il tempo…
    ma il tutto è mera semantica
    come il nostro domani

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