Giornalismo online: dalla messa cantata del Sanremo in crisi al “requiem” (degli altri) per Whitney, o del valore del “silenzio”….

 di Rina Brundu. Che a volte il dubbio ti assilla e così di primo acchito non sai quale notizia più ridicola commentare. Scrivo della statua in bronzo di Carlà operaia che l’indefesso sindaco della ridente cittadina gallica Nogent-Sur-Marne avrebbe deciso di erigere in onore della première dame, al modesto costo di 80.000 euro (metà a carico dei contribuenti francesi), o scrivo dell’attesa per Sanremo? Che a volte il dubbio te lo risolve pure il tempo (nonché la paura che i proletari di tutti i Paesi della zona-Euro, unendosi, possano buttarla giù a testate quell’indispensabile opera d’arte), perché Sanremo è Sanremo e finanche le leggi della Fisica possono piegarsi ai suoi desideri (quelle dell’Auditel sicuramente!)….

Così è davvero tutto-un-attimo prima che ti finisca il telegiornale e si accendano le luci del palcoscenico dell’Ariston illuminando i volti dei vari Berlusconi e Fini, Luca e Paolo, Gianni Morandi e Rocco Papaleo Monti (complimenti per il “mandatemi delle donne per favore!”). E a volte ti capita che di tutto quel parlare che senti non ti rimanga nulla, fatta salva una sorta di fastidiosa eco meccanica condita di gaffe esagerate, silenzi imbarazzati, annunci pubblicitari inseriti a casaccio, note di canzoni e canzonette assolutamente anonime e che si perdono nella memoria ancor più velocemente di quelle presentazioni improvvisate.

Che a volte “l’attesa” finisce e quando arriva il Messia si scopre che tornare “due volte” non sempre conviene. Men che meno conviene la retorica mirata (vedi volo-radente su malati terminali, operai cassintegrati al freddo, treni “eco-sostenibili” e chi più ne ha più ne metta), lo scontato tratto polemico (vedi l’auspicata censura editoriale di questa o quell’altra pubblicazione made-in-vatican-city, la “provocazione” contro Aldo Grasso), l’imagery grossolana e nazional popolare (vedi la metafora-Italia). Che, a volte, in tutto quel silenzio-trattato, ti pare pure di sentire Pupo, Morandi e Celentano che dirimono di destra e di sinistra con una competenza tale da indurre Don Camillo e Peppone ad “interrogarsi” nella tomba. Marx pure. Ah il valore del silenzio!

Che a volte, poi, parlando di tombe e di “valore del silenzio”, ti prende la malinconia e chissà perché ti vengono in mente strane associazioni di pensieri. Ti viene in mente, per esempio, che durante le ultime ore di vita di Giuseppe Verdi gli abitanti di Milano si affrettarono ad “imbottire” di paglia le stradine intorno alla sua abitazione affinché il rumore delle carrozze non disturbasse il sonno del maestro. Ai Grammy Awards, invece, hanno preferito “pregare” per Whitney Houston. Quello stesso grandissimo mito non ancora interrato ma praticamente ignorato dal Festival della canzonetta italica che al “requiem” per Whitney e a quello di Verdi ha sempre preferito la nostra solita messa-cantata. Proprio vero, Paese-in-crisi che vai, insult… pardon, Festival che ti becchi!

Nell’immagine, la statua di Giuseppe Verdi a Bussetto, autrice Julia Ess, opera propria, fonte Wikipedia.

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5 commenti su “Giornalismo online: dalla messa cantata del Sanremo in crisi al “requiem” (degli altri) per Whitney, o del valore del “silenzio”….”

  1. Francesca
    15 febbraio 2012 a 08:32 #

    Mi perdoneranno gli autori se esproprio un vecchio ritornello per adattarlo al momento…
    …. ma che colpa abbiamo noi…
    se non ne possiamo più di certe ignobili farse
    …. ma che colpa abbiamo noi…
    se non siamo così ********* come ci vorrebbero
    …. ma che colpa abbiamo noi…
    se i muri sono di carta e nonostante tentassi in ogni modo di godermi un buon libro ho potuto disertare solo le immagini del SanCelentanremo e m’è toccato sciropparmi l’intera “colonna sonora”
    che così, garantisco, è emersa in tutto il suo squallore
    fra i titoli che ho scorto di sfuggita aprendo internet uno mi ha colpito e trovato d’accordo (almeno il titolo perchè di più non ho letto, sono in piena crisi di rigetto festivaliero) quello in cui Renga lamenta la trasformazione dei cantanti in un contorno (e devo dire servito in modo tardivo, frettoloso e sciapo) al piatto dello chef, il divino molleggiato, che si è manifestato concretizzando i miei più funesti incubi premonitori …… :-(
    e concludo chiedendo scusa per non aver ottemperato neppur io al bon ton del silenzio, lascerò che il pensiero vada altrove,
    del resto non sarà difficile trovare un altrove migliore del palco dell’Ariston.

  2. 15 febbraio 2012 a 10:08 #

    L’ho sentito, più che ascoltato. M’ero ripromesso di non farlo ma alla fine ho ceduto. Parlo del Vate Dannunziano… pardon Celentano e ripenso ai 300.000 euro buttati via nel clamore e nelle “grida” Manzoniane. Ma cos’ha detto poi? Delle cavolate enormi. Ma non perchè abbia attaccato la CXhiesa, non è mio compito difenderla, ma solo perchè ha cercato di ridicolizzare il Padreterno e Gesù. Si può anche non essere credenti ma arrivare a dire che i giornali cattolici dovrebbero scrivere i progetti di Dio! Ringrazi il Vate di non essere in Arabia Saudita perchè perr molto meno verso Allah si rischia la pellaccia, altro che tutti quegli euro.
    Ha “promozionato” le sue canzoni(pagato e non pagando) e se n’è andato sparando l’ultima cazzata secondo cui La Merckel(che non amo) e Sharko(che mi sta sui…) obbligherebbero la Grecia ad acquistare le loro armi.
    Credo che il vaso dell’imbecillità RAI, sia colmo e ci obbligano pure a pagare 116 europer ascoltaro…(compresa la tassa sul C/C)

  3. 15 febbraio 2012 a 17:33 #

    Ecco una bella definizione, “il vaso dell’imbecillità Rai”, il cui contenuto, amorfo e insignificante per i più, ci si rovescia addosso, come evento dell’anno, e crea scompigli di pensiero e di etica, in tv, che sarebbe bene offuscare o non ascoltare.
    Ma San Remo è proprio San Scemo!, con tutto il rispetto per i santi.

  4. 15 febbraio 2012 a 18:07 #

    Totalmente d’accordo con tutti voi.
    Tuttavia ci sono davvero temi seri che potrebbero essere legati a queste tematiche.

    Il primo è senz’altro l’eccezionale difficoltà in cui versa l’Europa e l’Italia in particolare in questo momento per la qual vetrina non c’é spazio a Sanremo… né nelle canzoni (a parte forse quella di Emma) né naturalmente nel resto del contorno buffonesco (concordo con Grasso, uno dei peggiori festival alla memoria)….

    Ma non sarebbe azzardato tirare in ballo anche l’argomento di quel blogger che avendo osato tweetare su Allah sta rischiando la vita e verrà estradato dalla Malaysia mi pare…. verso il suo “inevitabile” destino….

    Come a dire che ognuno combatte le battaglie che può combattere… e noi italici combattiamo quelle a cui siamo più adatti, naturalmente. Vulpes pilum mutat, non mores.

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