Gigante! Le fronde allungate, accresciute, aumentate si stagliavano verso il cielo, abbracciavano l’aria, spazzavano il cortile, muovevano, frusciavano, sussurravano, mormoravano preghiere inseguendo il vento come spiriti in pena, dannati, tormentati, torturati, straziati.
Gigante! Proteggevi le case, i giochi, i balocchi, i nostri giorni, le notti, i momenti diversi, le chiacchiere, le storie, le canzoni gridate, frasi sgrammaticate. In dialetto. In limba.
Gigante! Del tempo, di quello passato, incastrato dentro memorie flebili, echi di uomini e di donne, vissuti, senza troppo clamore, che indossavano velluto, giacche, gambali, scarponi pesanti. Figure, danzanti, sospese tra la vita e la morte, foglie cadute come quando ti scuoteva, bufera, e perdevi, i frutti e i tanti rami, nidi di uccelli aggrappati per fortuna o per caso, rari animali affannati, spaventati, che fuggivano intorno.
Gigante! Del tempo, di quello mio più giovane, di quando mi pettinavi a treccia i capelli, di quando morivano i tuoi sogni più belli, di quando raccoglievamo muschio, bagnato, impregnato, di terra, di verde, lucente. Cielo splendente espandeva in pozzanghere, di fango, strade sterrate, percorse per sfida o timore, languore placato con gemme di bosco, corone di fiori e profumi di primavera.
Gigante! Del tempo, di quello mio più bello, di quando, in quel paesello, vociavamo bambini, incrociavamo destini, guardavamo con stupore, scorpacciate di more, violette e cliclamini, orti arati, gialli di sole, gravellos de monte e cardulinu ‘e pessa.
Gigante! Del tempo, di quello mio più vero, mai capito, mai compreso, appeso, a speranze neppure troppo importanti, filastrocche, litanie per i santi, che a volte ti inventavi lì per lì, seguendo ritmi strani, nenie amorose, moleste, tediose, fastidiose, al mio orecchio. Sordo.
Gigante! Del tempo, di questo mio presente, assente, mancante, assorto, svagato, distratto.
Gigante! Abbattuto, ferito, provato, malato, incommensurabilmente amato.
A mia madre.
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Nella featured image, quercus sessilis, autore Lamiot, opera propria, fonte Wikipedia.


























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