Swift, la “modesta” proposta di Sciascia e il caso Tortora

di Natalino Piras. Tortora così come è stato vissuto da Leonardo Sciascia sottende buona parte degli interventi raccolti in A futura memoria (1989). Lo scrittore di Racalmuto inviò una lettera al presidente della Repubblica Sandro Pertini chiedendo di intervenire a favore di Tortora, lettera rimasta senza risposta. A futura memoria apre con un’epigrafe da Bernanos: «Preferisco perdere dei lettori piuttosto che ingannarli».

Nel 1983, viene arrestato il noto presentatore televisivo Enzo Tortora. L’accusa, basata sulle rivelazioni di un pentito e rivelatasi poi del tutto infondata, è di connivenza con la camorra. Prima che la verità venga ristabilita, Enzo Tortora, inviso a molti intellettuali, specie a sinistra, sperimenterà il carcere e insieme la calunnia, l’infamia di essere bollato come criminale. Ne uscirà distrutto. Morirà di tumore poco dopo la liberazione e il definitivo proscioglimento.

Sciascia, eretico per antonomasia, è uno dei pochi a differenziarsi dalla canea degli accusanti. Conosce Tortora personalmente e ne condivide il grande amore per Stendhal. Sa che è innocente da tutte le accuse che gli vengono rivolte. Nel focus della sua inquisizione a favore di Tortora ci sono soprattutto i magistrati di cui condanna la mancanza di responsabilità civile. Fa anche, alla Swift, una modesta proposta, che nella sua paradossalità, serve a mettere a nudo le storture del sistema giudiziario italiano. «Rimedio paradossale», sarebbe secondo Sciascia, «quello di far fare ad ogni magistrato, una volta superate le prove d’esame e vinto il concorso, almeno tre giorni di carcere fra i comuni detenuti, e preferibilmente in carceri famigerate come l’Ucciardone o Poggioreale. Sarebbe indelebile esperienza, da suscitare acuta riflessione e doloroso rovello ogni volta che si sta per firmare un mandato di cattura o per stilare una sentenza».

Per Tortora, non ci sono solamente articoli di giornale da parte di Sciascia. Lo scrittore di Rcalmuto forma e presiede un comitato «per la giustizia giusta» che tra le altre cose candida Tortora alle elezioni del 1984 per il Parlamento europeo. Il presentatore televisivo viene eletto nelle liste del Partito radicale e per questo, in quanto protetto dall’immunità parlamentare, scarcerato. Invano, Sciascia scrive al presidente della Repubblica Sandro Pertini chiedendogli un intervento a favore di Tortora. La sua totale innocenza gli verrà riconosciuta solamente tre anni dopo l’arresto.

Nella fotografia, Leonardo Sciascia con lo scrittore Franco Pappalardo La Rosa, autrice Lidia Ropolo (archivio fotografico Hebenon), fonte Wikipedia.

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