di Gianluca Avagnina. Sto forse diventando paranoico con questa idea del ripetersi ciclico delle cose, leggendo i fatti di oggi con la lente di ieri. Ma certe cose, per quanto io mi impegni, non posso proprio fare a meno di notarle.
L’evento storico di questa settimana è la Triplice Alleanza. C’è un qualcosa in questi continui incontri, rigorosamente à trois e rigorosamente pre-summit, che vedono protagonisti Angela, Sarkò e il sobrio Mario, che rievoca nella mia testa una vignetta datata 1887 e pubblicata dalla rivista satirica allora in voga Il Pappagallo: al centro Otto von Bismark suona il diapason, mentre il primo ministro italiano Francesco Crispi e il ministro degli Esteri austriaco Kalnoky tendono le orecchie per accordare i loro strumenti.
Non vi sembra ci sia qualcosa in quella scenetta di vagamente, e in qualche modo anche fastidiosamente, familiare? Al posto del Bismark, la Merkel, stesse proporzioni tipicamente tettoniche (con tutto il rispetto dovuto a una nazione che, attraverso le pagine del settimanale Der Spiegel, ci ha gratuitamente bollato tutti come dei ‘piccoli vigliacchi e pomposi comandanti Schettino’), stessa posizione da primo violino durante ilconcerto; al posto di Crispi, Monti, non stessi baffoni, ma di certo stessa eleganza; e infine, al posto di Kalnoky, Sarcozy, tanto vicina la Francia alla Germania ora, quando l’Austria e le Prussia a quei tempi.
E mentre i tre dell’Ave Maria (il quarto si è arroccato in Inghilterra e almeno per un po’ si terrà a debita distanza) si riuniscono per decidere le sorti dell’Europa, una vecchia conoscenza, Silvio Berlusconi, dichiara al Financial Times che non si ricandiderà, anzi probabilmente lascerà anche la guida del partito. Chi ha buona memoria si ricorderà le dichiarazioni subito dopo la caduta del governo, che erano tutte una sinfonia di ‘non mollerò’ e ‘raddoppierò il mio impegno’, in sostanza ‘non è la fine per me questa’. Ma è risaputo che la coerenza è molto (troppo) spesso uno scalino mancante nel DNA politico.
Tornando al nostro Crispi, pardon, Monti, che del Silvio a preso il posto, che accorda il suo strumento e tende l’orecchio verso la Merkel, ecco la sua prima stonatura in concerto: il lavoro fisso è noioso, cambiare è bello. E giù una valanga di insulti, specialmente dai giovani a cui l’aria era indirizzata. A mio parere, in Italia al momento ci sono davvero troppi giovani che sognerebbero di ‘annoiarsi’ alla Monti.
Non posso non dire che questo scivolone di mr. Sobrietà mi ha colto alquanto impreparato. La sue dichiarazioni da tecnico, così gentili e misurate, gli davano quella non-so-che aura di infallibilità, almeno per quanto riguarda le relazioni con la stampa. E ora, di colpo, il botto. Un po’ come la tanto perfetta ed infallibile Kate Middleton, che di colpo osa indossare un paio di stivaletti francesi, preferendoli a quelli inglesi, scatenando un mini-scandalo nazionale (tra le due sponde della manica non è mai corso buon sangue, si sa).
Presagio di tempi ancora più bui? Mi auguro davvero di no. Specie sapendo come è andata a finire dopo il 1887.
Nella fotografia, Cowboyland, parco divertimenti di Voghera, Lombardia, Italia. Autore Silvano Arecco, opera propria, fonte Wikipedia.

























Bello questo pezzo Gianluca, si presta ad ulteriore commento, lo farò poi. Ho solo il dubbio che più che i tre dell’ave maria si tratti del buono, del brutto e del cattivo… uhm….
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