Paese incivile, o del come ti metto in umido il gatto con la polenta…

di Danila Oppio. Adoro i mici. Mi piacciono da morire, ma c’è chi li ama così tanto, che se li mangia. Pare che in Italia si uccidano circa 6/7000 di questi animali da compagnia, allo scopo di farne succulenti manicaretti, in umido e accompagnati con polenta.

Quando ho appreso la notizia, sono inorridita! Poi ho pensato che forse per chi non ha nulla da mettere sotto i denti: senzatetto, nomadi, extra-comunitari, magari è l’unica  soluzione per rifornirsi di proteine. Ma non è così: ci sono regioni italiane in cui la cucina tradizionale a base di gatto è di norma: nel Veneto, con epicentro tra Verona e Vicenza, nel bresciano e nella bergamasca, nel mantovano ed in alcune zone del Piemonte.

Se ne fanno un baffo – anche quello del gatto – se contravvengono all’articolo 544 del codice penale,  che riguarda il maltrattamento e l’uccisione di animali da affezione!

L’associazione Aidaa dichiara che, pur sembrando leggende metropolitane, in effetti è di uso corrente impallinare gatti randagi, allevarli addirittura, a puro scopo alimentare.

Ha dell’incredibile la denuncia che è arrivata all’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente, che racconta di una signora in provincia di Milano la quale ha allevato circa 600 gatti allo scopo di cucinarli offrendo cene ad amici, e presentando il manicaretto per coniglio.  Ha dell’incredibile, ma un controllo ha rilevato che il fatto era – purtroppo . vero.

Di queste cose non ne sapevo nulla, anch’io convinta che si trattasse di leggende metropolitane. Oggi non siamo in guerra, dove scarseggiano gli alimenti, e soprattutto abbiamo compreso che le proteine si possono ricavare anche dai legumi, molto meno costosi della carne, e altrettanto nutrienti. Non sussiste quindi la reale necessità di diventare magna-gatti! Allora è proprio un vizio, e molto esecrabile.

Alcuni anni fa avevo un gatto, Fatso, bellissimo ed enorme, color miele e con due occhi così azzurri che parevano pezzetti di cielo. Ma era un gatto vagabondo, impossibile tenerlo in casa o in giardino: era un maschio sempre in cerca di una femmina da corteggiare! Un giorno ci sono stati lavori di rifacimento tubature lungo la mia via, e da quel giorno, Fatso non ha fatto più ritorno a casa, cosa che prima avveniva regolarmente.  I vicini mi hanno avvisato: il gatto era ben grasso e pasciuto, gli operai che effettuavano i lavori, venivano dalla bergamasca, e molto probabilmente se lo sono cucinato. Ho risposto ai vicini che non potevo credere ad un fatto simile, che mi si rivoltava lo stomaco al solo pensarci, ma oggi, dopo aver appreso questa notizia dall’Aidaa, mi sto convincendo che il mio Fatso è finito nello stomaco di qualche mangna-gatto! Spero gli sia andato di traverso!!

Nella fotografia polpastrelli di gatto, autore Cloudzilla, fonte Wikipedia.

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4 commenti su “Paese incivile, o del come ti metto in umido il gatto con la polenta…”

  1. 4 febbraio 2012 a 12:09 #

    Carissima Danila grazie mille per questo bel pezzo. Per quanto mi riguarda, e come ti ho già detto, a me hanno insegnato di più i gatti degli esseri umani. Come vediamo qui sopra hanno anche molto altro da insegnare… rispetto alla nostra miseria!

  2. 4 febbraio 2012 a 18:15 #

    Questa notizia l’avevo letta anche io e ci sono rimasto di stucco, a vederla pubblicata.
    Dico di stucco, ma poco, perchè, come scrive Danila, la cosa si sapeva già, e proprio in quelle regioni che cita. E’ stato, chi sa da quando, un piacere culinario tutto loro, di quelle regioni? Nessuno aveva mai detto niente, tutto (a)normale. Perchè mai nessuno, allora, ha creduto di denunciare questa cosa un po’ anomala, almeno per gli altri italiani?
    Perchè è venuta fuori adesso? non ci sarà concorrenza anche da quelle parti? Attenzione che c’erano e ci sono i cinesi, che in patria loro allevano, da non so quale secolo, gatti e cani, sì, cani, destinati alla ristorazione.
    Evviva! questo mondo continua a reggersi su pezzetti, anche immondi, di inciviltà, però globalizzata! e scusate la parolaccia

  3. 4 febbraio 2012 a 19:24 #

    Della cucina cinese ne conoscevo le usanze, per questo negli extra-comunitari ho inteso pure i cinesi. Ma da noi, specializzati nella ristorazione, è loro proibito servirsi di questi animali. Ci sono i controlli igienico.sanitari, e se le i servizi d’igiene trovassero qualcosa di irregolare, dovrebbero chiudere le loro attività. Il fatto è rimasto un po’ in ombra, essendo questo modo di cucinare, solo ad uso privato. Ma ora che ci sono precise leggi riguardo il rispetto per gli animali domestici, le magagne vengono a galla, caro Gavino!!

    • 4 febbraio 2012 a 19:50 #

      D’accordo con te, Danila, comunque sempre in ritardo avvengono, eppure erano magagne conosciute
      Ciao

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