di Rina Brundu. C’era una volta il pensiero-forte di stampo marxista e cristiano e c’era una volta il pensiero-debole vattimiano e rovattiano: benvenuti adesso – in questo tempo di governi-tecnici e di politica-sconfitta, nonché di establishment culturale vittima della Sindrome della trappola per topi, benvenuti, dicevo, nell’era del pensiero svilito. Dall’oltreuomo vattimiano si è passati infatti al micro-uomo (in tedesco, oserei, untermensch version 2.1.1.) dove la costante ontologica si perde e l’etica, finanche la ricerca della verità, diventa mero ricordo.
Secondo Vattimo: “Il fatto paradossale è che proprio la passione per la verità, la coscienza, nella sua ricerca del vero, è giunta a mettere in crisi se stessa: ha scoperto di essere solo una passione come le altre”. A mio avviso si potrebbe elaborare oltre e dire che la “passione per la verità”, “la ricerca del vero” si è scoperta non solo una “passione come le altre”, quanto piuttosto una passione in linea con il micro-uomo di cui scrivevo sopra, vale a dire “sotto le altre”. Ridondante perfino. Certo, a guardare le cose dell’ultimo scandalo politico a sinistra, l’affaire Luigi Lusi, ovvero il caso del senatore del gruppo PD che tutto-saprebbe sulla current location dei 13 milioni prima presenti nelle casse della Margherita, non si direbbe.
In particolare, l’affannosa “ricerca della verità”, sulla faccenda, da parte dei vertici del PD che fanno quadrato e prendono le distanze dal reietto di turno, ben si presta ad una parafrasi di una delle didascalie alle vignette “Obbedienza pronta, cieca ed assoluta” di Guareschi (vedi Candido del 22 Febbraio 1948): “Contrordine compagni! La frase pubblicata nell’Unità: “Niente ci deve essere di comune tra noi e i lusiani. Spezziamo ogni tegame”, contiene un errore di stampa, e pertanto va letta: “Spezziamo ogni legame“. Peccato però che questa idea dei vertici, dei leader che nulla sapevano, non c’erano e quando c’erano dormivano più che ricordare i sani princìpi-dei-prìncipi (mi scuso per il gioco di parole assolutamente voluto) machiavelliani ricorda il machiavellismo riadattato e reinterpretato sotto l’egida del berlusconismo più rampante: che tutto il mondo sia… pardon, che tutti i partiti siano sistema-Paese?
Nel dubbio, torniamo a monte, ovvero all’idea che alle radici di quello che io chiamo pensiero-svilito vi sia uno scadimento di valori condito con una relativizzazione morale e intellettuale delle ragioni ontologiche, etiche fondanti. Dell’idea che tutto sia lecito e tutto faccia brodo, insomma! E dell’idea che tutto sia lecito e tutto faccia brodo in nome del populismo-democratizzante che infesta l’era digitale. Questo accade sicuramente sul fronte politico ma purtroppo accade anche e soprattutto sul fronte intellettuale. L’esempio più eclatante? Senz’altro il “pensiero (di sinistra?) svilito” che da anni domina – merce il benestare di quello stesso establishment radical-chic che anni fa, durante i mondiali di calcio, si ritirava in quel di Capalbio – sul palcoscenico di Sanremo in forma di sermoni, prediche alla nazione, interventi didattici, lezioni di poesia e di storia di cui secondo me si può fare benissimo a meno perché… non è quello il posto! O meglio, io non seguo Sanremo per informarmi sui padri della patria, o su ciò che è rock o lento, quanto piuttosto per sentire qualche bella canzone… compito che in se stesso è già improbo!
Diceva sempre Vattimo che “Per essere di sinistra o sei un proletario sfruttato o hai qualche altra incazzatura”. Elaborando oltre (di nuovo!), si potrebbe argomentare che i proletari sfruttati e le “incazzature” producono un pensiero progressista forte e/o debole. Ne deriva che, a ben guardare, deve essere stata la risoluzione del conflitto padrone-lavoratore (borghese-proletario) e la totale mancanza di “incazzature” dell’era elettronica (ma può davvero essere?) a determinare l’avvento del nefasto pensiero-svilito di cui scrivevo nell’incipit. Fermo restando che esiste sempre un’altra possibilità: magari la sinistra è cosa altra! O per dirla con una completa lettura del pensiero vattimiano: “Per essere di sinistra o sei un proletario sfruttato o hai qualche altra incazzatura. Se non fossi stato gay avrei probabilmente sposato una ragazza ricca di cui mi ero innamorato. Non sarei mai stato di sinistra: nel senso che sarei rimasto un diessino”.
Nella fotografia, Jürgen Habermas (Düsseldorf, 18 giugno 1929). Per Habermas, l’acriticità di Heidegger nei confronti del nazismo è dovuta alla sua deresponsabilizzante svolta (Kehre) verso l’Essere come Tempo e Storia: «Egli distacca le sue azioni ed affermazioni da sé come persona empirica e le attribuisce ad un destino di cui non si deve rispondere”. Autore Wolfram Huke, fonte Wikipedia.



















Rina, hai gli strumenti culturali per le migliori analisi e le migliori terapie. Finalmente qua hai buttato pettini e bambole ed hai preso per le corna quel mondo della cultura che nel mio piccolo, a naso, credo sia responsabile prima e più della politica, della giustizia e del mercato, di tutto il male che subisce l’Umanità, ma è anche suo il merito del bene che ne deriva. Ciao insisti che hai superato te stessa, così senza DDT e serrature ti tieni la casa pulita, di quelli che su Rosebud sono venutii a leggere e tu li hai istigati a scrivere. franco
http://pi-francesco-cozzo.blogspot.com/2012/02/dieci-comandamenti.html
una riflessione sul pensiero:
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Francesco dovessi passare da qui, grazie per seguirci su Twitter (sebbene non si sia fans di questi new media), bello avere persone del tuo calibro qui, se volessi farmi avere un modus di contatto te ne sarei grata. Indirizzo Rosebud è redazione.rosebud@yahoo.com
Grazie Franco. Non abbiamo ancora cominciato: ci sono molti altri strumenti da recuperare ma io non ho fretta e arrivo sempre. Ti debbo una risposta sull’altro testo e la scriverò ora… non so se ti piacerà però! Ciao.