di Salvo Figura. In questi giorni si è consumata un’altra tragedia ospedaliera: una giovane donna, in un ospedale calabrese, è morta dopo essere stata sottoposta a taglio cesareo.
Il “Circo Barnum” del processo mediatico ha già emesso la condanna. Le trasmissioni TV.“L’Italia sul due”, “Pomeriggio 5”, Matrix e compagnia cantando, hanno ospitato nei loro salotti torme di parenti, giustamente affranti, che chiedono giustizia e taluni vendetta: “bisogna arrestare quei medici assassini e gettare via la chiave”.
La sentenza di condanna è già stata emessa: Malasanità!
Un termine idiota, coniato nei primi anni ’80 del secolo scorso, che significa, per chi non l’abbia ancora capito: omicidio volontario con l’aggravante dell’associazione a delinquere di stampo mafioso (vedi Malavita), e la condanna richiesta è l’ergastolo, almeno dalla gente.
«Ma come?– Si chiederà qualcuno – questo significa?»
«Esattamente sì!»
La Malasanità, nella sua etimologia, unisce tra loro due termini antitetici: Mala,cioè qualcosa di premeditatamente cattivo (vedi Malavita), e Sanità; una scienza purtroppo inesatta, perché non è matematica, volta alla cura delle persone, con abnegazione, dimenticando figli, congiunti, famiglia. Disinteressando, chi la pratica, se sia Natale, Pasqua; se piove, nevichi: abnegazione totale.
Al contrario, chi ne parla, i cosiddetti anchor man, si ingrassa di notorietà e soldi, esibendo anche una finta faccia contrita.
«E invece? – chiederà delusa la zia Pippina, sempre affamata di gossip e cronaca nera – qual è la verità?»
Non è facile trovare la verità. Proporrò allora alcune ipotesi sulla base dei pochi dati che ho a disposizione e della mia esperienza di trentacinque anni vissuti nelle sale operatorie e nelle rianimazioni:
1a ipotesi: Quella mattina, un ostetrico, un anestesista, una strumentista e due infermieri di sala, indossarono pantaloni di velluto, camicia bianca, gilet nero e giacca di panno. Calcarono la coppola in testa , caricarono le lupare e, recatisi in ospedale spararono a pallettoni calibro 12 a una giovane gravida, ammazzandola(primo significato di Malasanità)
2a ipotesi: Quella mattina, quelle stesse persone, indossarono le divise di sala operatoria, e intervennero con taglio cesareo su una giovane gravida che non avrebbe potuto altrimenti espletare il parto. Nel corso dell’intervento sopravvenne qualcosa, un ERRORE(dunque involontario ché altrimenti si chiamerebbe DOLO e torneremmo all’ipotesi 1), che provocò la morte, dopo un giorno(così dice la cronaca), delle puerpera. Conclusione: Incidente da sala operatoria, per errore umano. Quale? La Magistratura, senza clamori (così dovrebbe essere) e senza patiboli o ghigliottine, cercherà di appurarlo.
3a ipotesi: Quella mattina, quelle stesse persone effettuarono un parto con taglio cesareo adottando, come nell’ipotesi 2, tutti i protocolli di perizia, diligenza, prudenza. Andò tutto bene e verificato che le condizioni della postoperata erano buone(in genere si attende mezzora o più), come viene sempre fatto, l’avviarono nella sua stanza. A questo punto, non so dopo quanto tempo, si innesca un processo patologico che la porterà a morte, nonostante siano stati messi in atto tutti i presìdi per salvarle la vita. Conclusione: Complicanza imprevista, repentina, fatale.
A meno che la gravida non avesse patito di gestosi nel corso della gravidanza, nel qual caso una complicanza avrebbe potuto essere prevista, ma sempre nel campo delle ipotesi statistiche, non del necessario avverarsi. E comunque in questo caso la complicanza, avrebbe iniziato a dare segno della sua presenza, già in corso di cesareo o immediatamente al risveglio(o alla fine). Insomma in questo caso aumentava il “concetto di rischio”, ma solo come probabilità dell’avverarsi di un processo sfavorevole. Per prevederne l’accadimento ci sarebbe voluta la… sfera di cristallo!
Ascoltando dal racconto dei parenti(in TV), i due sintomi principali accusati dalla ragazza, furono: difficoltà respiratoria(i parenti parlano di un polmone collassato) e blocco renale.
Non avendo la cartella clinica, posso solo abbozzare due ipotesi diagnostiche: Un’embolia polmonare(purtroppo meno frequente di quanto si possa pensare, provocata dallo stesso liquido amniotico o da una predisposizione della ragazza) che poi abbia portato all’insufficienza renale, con un meccanismo complesso difficile da spiegare in poche righe, o una CID (coagulopatia intravasale disseminata), dovuta anch’essa all’azione del liquido amniotico aspirato nella circolazione generale) che abbia portato al blocco renale e all’insufficienza respiratoria.
Qualunque sia stata delle due cause, esclusa naturalmente la prima ipotesi, sono da addebitare a pura e semplice fatalità. Non certo a imperizia, imprudenza e negligenza.
E anche nell’ipotesi dell’errore umano, c’è da considerare che è sempre in agguato in qualunque attività che l’uomo compia e di certo non è volontario, né premeditato.
E allora, perché parlare di Malasanità? Perché scagliarsi sui medici “asini” o sugli ospedali disastrati del Sud? Sono eventi, questi, che accadono e accadranno sempre, anche nelle eccellenze del Nord! Se ne parlerà meno com’è regola del gioco delle parti, ma accadrà.
Ricordo sempre quando nei primi anni ’80 venne coniato il termine odioso “Malasanità”, che scrissi al grande Montanelli lamentando l’uso di tale termine, anche nel suo Giornale, che coinvolgeva in un’unica “retata” medici bravi e meno bravi, ma comunque coscienziosi. Mi diede ragione( e conservo ancora il carteggio), ma mi disse che anche lui era stato preso dall’uso di quel termine perché sono “Amare verità da non tacere”. E non sono da tacere ma da considerare con uno spirito meno da… jena, mettendo in campo anche la fatalità. Invece nella nostra società incarognita da “Grandi Fratelli” e trasmissioni in cui il turpiloquio e il litigio da “portuali”, è la regola, si cerca a tutti i costi un colpevole da demonizzare e calunniare fino alla morte, se possibile.
E così si cercano capri espiatori dappertutto: negli tsunami, nei terremoti, nei naufragi, nelle sale operatorie, dove si perpetrano chissà quali nefandezze, dove i medici e le infermiere si danno al sesso come nelle plance delle navi, anziché pensare ai pazienti(e ai passeggeri).
Nessuno pensa che i medici di quel cesareo porteranno dentro di loro il marchio a fuoco di una sconfitta atroce e di un dileggio e un odio eterni da parte dei parenti e dell’opinione pubblica.
Nessuno pensa che quei medici prima di diventarlo, sono stati giovano che hanno sognato ideali di medicina curativa avveniristica. Sì anche la giovane deceduta aveva i suoi sogni, ormai spezzati, ma non certo per dolo di quei medici, ma perché la fatalità o un “progetto divino”, così ha voluto che fosse.
Ce la prendiamo col… progettista?
Di parto si morirà ancora, come di calunnia!
Featured image, sala di pronto soccorso dopo il trattamento di un trauma, autore Jacob Windham dal Mobile, USA, fonte Flickr e per noi Wikipedia.
Seconda immagine “a Lupara” inviata dall’autore del pezzo non so chi sia l’autore ma lo ringraziamo e lo invitiamo a farci sapere il suo nome onde inserirlo qui in calce.

























Comincio da qui: grazie mille Salvo per questo bellissimo articolo che, essendo tu medico, ci da visione delle cose da altra prospettiva: il che aiuta sempre. E arricchisce. Senza voler distrarre nessuno da una eventuale interessante discussione, scrivo qui, perché non so dove altro scriverlo, che oggi avete inviato a Rosebud pezzi davvero belli, di altissima qualità che pubblicherò piano piano. Mi scuso con chi è “in attesa” ma come sapete sul sito ha precedenza tutto ciò che tratta di attualità e di politica e si cerca di dare spazio a tutti, anche ai tanti che ancora non hanno visto un singolo pezzo pubblicato. Grazie anche a chi si sta iscrivendo… ho visto pure qualche… straniero. Penso che questa sia davvero la strada giusta per un sito sul giornalismo online e non finirò mai di ringraziare tutti voi che lo state animando in questa maniera splendida, divertente, non seriosa, informata, finanche nobile. Grazie
E ora…. torniamo alla malasanità a suon di lupara….
Caro Salvo, e cara Rina. Questo articolo l’ho letto con sommo piacere, ma anche con qualche riserva. Il piacere è dovuto alla strenua difesa della categoria dei medici, dei quali faceva parte anche mio suocero, fin che è vissuto. Le riserve ci sono e sono documentate: nel meridione ci sono molti fanta-medici (ogni tanto ne salta fuori qualcuno che ha comperato la laurea, o neanche l’ha conseguita). Nell’ospedale di Lamezia Terme, nel giro di un anno e mi riferisco all’anno scorso, sono morti prima il padre, al quale non era stato diagnosticato un infarto in corso, e quindi dimesso dal pronto soccorso come affetto da una forma influenzale, e l’anno successivo morì la figlia decenne, dopo un semplice intervento di appendicectomia. Un po’ preoccupante,non vi pare? Spesso molti pazienti soccombono a causa di una cattiva somministrazione anestetica, o per diagnosi errate. Ma si tratta, come sostiene Salvo, di errori umani. Nessuno è perfetto. Inserire tutta la sanità nello stesso calderone, però, è un grave errore: mio suocero non sbagliava una diagnosi: ha salvato mia figlia ben 2 volte: quando ancora era un piccolo feto, quando a 3 anni è stata ricoverata in un ospedale per un disturbo addominale, e da quanto ha appreso dai medici ospedalieri, non si è trovato d’accordo sulla terapia. Ha preso la nipotina e, senza regolari dimissioni l’ha portata in un altro ospedale, dove è stata immediatamente operata e gli è stata salvata la vita. Nel precedente, con le terapie che avevano in mente di applicare, l’avrebbero spedita al creatore. Allora come la mettiamo? Non si tratta di malsanità generale, ma di medici più o meno preparati. Non tutti sono allo stesso livello, né professionale né tantomeno umano. C’è chi opera con coscienza, e chi lo fa quasi meccanicamente, e poi…vada come vada.
Anche a me è successo di imbattermi in “luminari della scienza” che mi hanno suggerito un intervento drastico, a soli 30 anni, al quale mi sono rifiutata di sottomettermi, e grazie a questa mia scelta, ho avuto il terzo figlio. E non ho mai avuto quei problemi di salute che mi erano stati ventilati. Come si fa a voler asportare l’intero apparato genitale. utero, annessi e connessi, a solo scopo preventivo, ad una donna di soli 30 anni, mandandola in menopausa anticipatissima? E per quale motivo? Rilevazione di un utero fibromatoso. Secondo quel luminare . davvero famoso all’epoca – poiché ero già madre di un maschio e di una femmina – potevo privarmi di quella parte di me che dichiarava la mia femminilità,tanto,di figli ne avevo, avrei evitato in un futuro problemi di cancro, ecc.
A 35 anni sono diventata madre per la terza volta, senza alcun problema, e non ho mai avuto i disturbi annunciati. No, non si tratta certo di malsanità, piuttosto del cervello malato di un medico, questo è certo!! Sono cerca che Salvo sia un medico coscienzioso, per questo il suo grido disperato contro chi mette tutti gli operatori sanitari dentro lo stesso calderone: è giusto e condivido, anche perché mio marito, che due mesi fa è stato operato a causa di un infarto, ha avuto un’assistenza perfetta, e non posso far altro che ringraziare tutta l’equipe chirurgica e di reparto, per come hanno seguito sia professionalmente che umanamente, l’evolversi della malattia di mio marito.
Ci vuole in questo anche una testimonianza diretta, ed io l’ho data sia per l’aspetto negativo, che per quello positivo, del sistema ospedaliero. Che però, ripeto, non coinvolge tutti indistintamente, ma il singolo individuo. E va giudicato, nel bene o nel male, nel suo personale operato.
Concordo, Danila e voglio evidenziare qui una tua frase che per me riassume tutto:
‘Non si tratta di malsanità generale, ma di medici più o meno preparati. Non tutti sono allo stesso livello, né professionale né tantomeno umano. C’è chi opera con coscienza, e chi lo fa quasi meccanicamente, e poi…vada come vada.’
Bella discussione, concordo con le diverse prospettive… c’é un pò di verità in tutte queste visioni…