di Gianluca Avagnina. Liberalizzare, liberalizzare, liberalizzare. Le liberalizzazioni sembrano rappresentare la soluzione per tutto di questi tempi. Mi viene in mente il ruolo del Vetrix nel film ‘Il mio grosso grasso matrimonio greco’ - chi ha avuto occasione di vedere quella esilarante commedia coglierà sicuramente la stramba (ma mica poi tanto) associazione di idee. Seguendo questa linea di ragionamento, è come se una parte di me sia fortemente allettata dalla prospettiva del credere nell’efficacia ed infallibilità del Vetrix, in ogni campo possibile ed immaginabile, mentre l’altra rimane sempre piuttosto cauta, se non scettica e perplessa, nei confronti dei presunti prodigi dello spray.
Detergenti a parte, allo stesso modo una parte di me sta con il signor Della Valle, il quale, oltre a cercare di salvarci in Colosseo (prima che vada in frantumi, e siamo sulla buona strada) con soldi propri (lo Stato, guarda caso, non ne ha), si è impegnato recentemente nell’offrire una valida alternativa ai beneamati servizi di Trenitalia, alternativa che potrà rendersi concreta solo grazie alle liberalizzazioni. L’altra parte di me, però, si mantiene dubbiosa nei confronti di una (s)vendita (s)regolata di proprietà pubbliche - a suscitare questo sentimento basta l’idea di vedere presto il Big Ben o sprofondato nel Tamigi, o nelle mani dei Giapponesi (per non parlare solo e sempre dell’Italia).
Certo è che sono abbastanza stufo dell’ennesimo Venerdì nero dei trasporti, e se liberalizzare significa un miglioramento dei servizi e un abbassamento dei prezzi, ben venga. Mi rendo benissimo conto che la situazione è un po’ più complicata di così, e qualche voce decisamente più autorevole della mia non vede nelle liberalizzazioni poi questa gran cosa: l’ex ministro Tremonti, intervistato da Fabio Fazio, ha indicato come misura principale da adottare per riemergere dal baratro della crisi e, soprattutto, evitare di cascarci di nuovo, il rendere la speculazione finanziaria un crimine. Perché questo non sia stato fatto mentre Tremonti era ancora ministro (e forse si poteva ‘salvare’ ancora qualcosa) non è dato sapersi.
Oltre ai trasporti, le liberalizzazioni annunciate riguardano taxi, farmacie, gas, assicurazioni, tv e pubblicità. Se poi si applicheranno, tra il trambusto delle proteste da una parte e la difesa di certi interessi dall’altra, non è nuovamente dato a sapersi. Così come, almeno per me, non è dato sapersi se effettivamente siano una soluzione.
Quel paragone azzardato di questa Italia – incendiata e divisa a metà dalle manifestazioni di protesta, dai pastori in Sardegna, ai ‘Forconi’ in Sicilia, ai camionisti che bloccano le autostrade, ai taxisti, ai marinai che questa settimana hanno protestato di fronte a Montecitorio - con la nave Costa Concordia inizia a farsi cosa seria ogni giorno di più. E se questa nave deve affondare, mi augurerei di non avere al timone un indefinito comandante Schettino che gioca a nascondino con la Capitaneria di porto. Liberi tutti.
Nell’immagine, Il Presidente Giorgio Napolitano con a fianco il Presidente del Consiglio Mario Monti e i Ministri componenti il nuovo Governo nel giorno del giuramento. Mancano il ministro della Difesa Di Paola e quello degli Esteri Terzi di Sant’Agata che si trovavano all’estero e hanno giurato nei giorni successivi. Fonte Presidenza della Repubblica e Wikipedia.




















Ad occhio e croce è nata una nuova stella del giornalismo online! Il resto… a dopo.