di Rina Brundu. In questo tempo che passa, veloce, che mangia i suoi giorni, le ore, i minuti, tutti i nostri sogni, in questo tempo che passa veloce che depone polvere che diventa crosta si sposta illude ci costa, in questo tempo che non sento più mio mi sono accorta di averti dimenticato, di averti a mio modo scordato, di non averti convenientemente salutato. Quando te ne sei andato. Che a pensarci bene, facendo mente locale, sono solo pochi mesi che sedevamo sotto quel sole cocente, a suo modo stridente con il freddo intorno e parlavamo di niente, di robe stonate, storie mai raccontate, conosciute a memoria, fondi di bottiglia di vite antiche spezzate e che nessuno ricordava più. Che seduto sulla panca di quella vecchia piazzetta non hai mai fatto discorsi grandi, ragionamenti, convincimenti profondi credimi non so se ne avevi nel caso ritengo te li tenevi e preferivi ascoltare. Anche parlare sono convinta ti costasse fatica, come il tedio di ciò che sapevi. E poi la noia. Ma a volte ridevi quando lei si faceva gioco di noi e intuivi, capivi, presentivi, captavi ciò che non aveva bisogno di essere detto. Che a narrarlo ci pensavano i raggi del sole, quando rossastri irridevano il mondo, creavano mostri, coni d’ombra dentro e intorno al villaggio, imbrogliavano l’anima in quel canto benigno. Che a narrarlo ci pensava la pioggia cadendo fitta, briosa, dispettosa, irritante, antipatica, fastidiosa, ripuliva l’aria e ci illudeva di essere. Ancora. Che a narrarlo ci pensava la neve. Quella soffice di infiniti anni fa, quella stessa che diventava mantello, pesante, sfilacciato, afflosciato sul quale catturare anche il più docile agnello, vitello, ti costava. Fatica. Immagino. Immagino perché il resto lo narrava il silenzio proprio quello che è sempre stato barriera, muro di gomma mai veramente provato. Mi chiedo adesso cosa sei stato? Ragazzo ribelle, forse rassegnato? Uomo adulto prostrato, testardo, ostinato? O invece duttile, remissivo, ubbidiente, conciliante che in fondo, credo (di nuovo!), poco ti importava delle vaneglorie del mondo dentro il nulla dei canyon assolati dove ricercavi libertà. In questo tempo che passa, veloce, che mangia i suoi giorni, le ore, i minuti, tutti i nostri sogni, in questo tempo che passa veloce che depone polvere che diventa crosta si sposta illude ci costa, in questo tempo che non sento più mio… mi sono accorta di averti dimenticato, di averti a mio modo scordato, di non averti convenientemente salutato. Lo faccio adesso, zio.
Nell’immagine murale di Francesco Del Casino a Taverne d’Arbia – Siena, fonte Wikipedia.



















Mi piace molto, RBE.
Mi sarebbe piaciuto di essere capace di scriverlo io.
O, almeno, che tu parlassi in questo modo di me.
Invece io, non sono tuo zio.
Francu
Questa non è prosa, è pura poesia!!! Mi sono commossa, che ricordo stupendo di questo tuo zio, che non è il mio!! C’è tutto un paesaggio, descritto così bene che pare respirarlo. E questo zio, un po’ misterioso, credo tanto amato, anche se non l’hai scritto, l’hai decantato!!! Finalmente ho compreso una parte di te, intima, i sentimenti che spesso dimentichiamo di esternare, presi da tanti problemi contingenti, imminenti, avvolgenti……
Un abbraccio
Oja Francu speriamo di non doverti raccontare così per molto altro tempo ancora. Speriamo di non doverlo mai fare che ne ho già salutati abbastanza.
Grazie a tutti voi comunque che state leggendo questo pezzo che avrei voluto (non dovuto, ma voluto) nascondere un pò di più perché se scrivere può essere necessario pubblicare non è indispensabile… solo che quando il tuo diario è virtuale non serve metterlo sotto il tappetto. Fermo restando che se non lo si sarebbe voluto dire in pubblico non lo si sarebbe postato.
Grazie ancora a tutti dunque, a chi mi sta mandando email finanche poesie… ribadisco che sarebbe meglio pubblicarle qua sotto e spero Carla che lo farai…
Per il resto mi scuso per l’assenza, non sto al meglio oggidì, ma confesso che in tutti questi giorni sto usando la vostra bravura nel portare avanti i discorsi importanti su Rosebud per continuare discorsi-altri. Quelli che pure mi premono e che, ritengo, a loro modo diano un’anima a Rosebud e lo facciano risultare differente. Almeno spero. Baci a tutti.
Ho il terrore di sporcare con la mia rozzezza culturale la tua limpida, candida, profumata, armoniosa, poetica bellezza interiore, che nessuna bellezza esteriore potrebbe mai eguagliare.
Che mi venga un’accidente se in settanta anni ho letto mai niente del genere. E chi non vorrebbe avere una figlia o una nipote come te!!! Rina ti abbraccio.
Vivi cento anni ancora perchè sei la gioia dell’umanità SENSIBILE che non è per niente estinta.
Comprendiamo, cara!!! A volte siamo noi gli egoisti, che si lamentano della tua assenza virtuale! Ma noi siamo qui, da darti una mano, a mandare avanti il tuo giornale coi nostri commenti – spero tutti validi – e con qualche nostro articolo, che ci auguriamo possa interessare e coinvolgere molti più lettori di quanto noi non siamo.Ma credo di non allontanarmi troppo dalla realtà, noi più che lettori, siamo tuoi amici e condividiamo con te questo tuo dolore per la scomparsa dello zio! Si, dirsi addio è difficile, e dire addio alle persone care, che nella nostra vita erano un’istituzione e che le pensavamo immortali, è faticoso. Ma siamo tutti qui di passaggio, ciò che importa è di poter lasciare un segno indelebile nel cuore di chi ci ha amato, e qualcosa di costruttivo in tutti coloro che ci hanno sfiorato, anche solo con una piuma dell’ala! Noi ci siamo per te!!!
Le stranezze delle pagine web!!! Quando mi sono accinta a scrivere l’ultimo commento, quello di Francu, come tu lo chiami, non c’era!! L’ho letto dopo aver postato il mio, con qualche errore di battuta che spero perdonerai e mi sono commossa per le sue parole!
“Sporcare con la mia rozzezza culturale…:”? Ho ascoltato la più bella dichiarazione d’amore (paterno, zierno, come si dice?) che abbia mai avuto modo di sentire finora!! Vedi come sei amata? Proprio per quella tua bellezza interiore, che traspare anche all’esterno!
Franco Luceri e dovevo comporre in rima perché tu ti degnassi ti tornare tra queste pagine??? Se avessi un bastone ti inseguirei per mari e per monti: quand’é che mi mandi un altro pezzo di politica sebbene la politica langua? Facciamocela in casa no vista che non basta un governo-tecnico per farla! Attendo. Baci
ps Non farci caso Danila più che un rapporto paterno o zierno quello mio e di Franco è di quelli che preferisco: vero e incazzato-arroventato, informato, onesto. Insomma, per farla breve, Franco è un mio mito! Tutti e due i Franco comparsi in questa pagina in verità. Perché non sarebbero qui se non fossero le persone che io so che sono…..
Ciao.
Ciao Rina, come stai? Guarda che hai scritto proprio bene sul tuo zio Franco. A me è sembrato che, come zio, fosse anche mio. E mi è mancato. Partendo con il suo mistero che è, non solo è stato.
Grazie Angela per le tue parole. Ma mio zio non si chiamava Franco:). I Franco sono tutti in questa pagina:). Ciao a presto.
Mi scusano tutti i Franco in questa pagina?
Rina? cerca di star bene. A presto.
Ho già scritto a Rina, questo suo racconto, pur nella sua semplicità, io l’ho tradotto in poesia, con la P maiuscola, perchè degna di pensiero dedicato a ciò che resta di più caro in ognuno di noi, in Rina in particolare che, penso, sia fonte inesauribile di questi sentimenti che suscitano, in chi legge, autentiche emozioni, appartenenti, sì, ad un vissuto, mica tanto lontano, a quell’IO intimo che, spesso, diventa non più tale. Ed è bello, credetemi, con tutta la mia stima e l’aver trovato normalissime persone con cui è altrettanto bello dialogare.
Ciao Rina e a tutit
gavino
Mi ero dimenticato di allegare questo mio pensiero sul tempo, immateria del nostro vivere, come un raccontoBallata per il tempo
Perché lui, il tempo, non ci aspetta
Corre ma non ha fretta
E’ ordinato e meticoloso
e non riceve ordini da nessuno
neanche quando è ombroso
Si sposta ma è solo diario
nel nostro immaginario
Lui non ha essenza
non ha luce e non ha buio
non ha alcuna preferenza
Non ha sentimenti o pensieri
E’ sempre puntuale
non ha ieri né domani
e non sbaglia mai
anzi a volte si fa desiderare
come una bella signora da amare
Non ha latitudini o longitudini
ed è per questo che è sempre solo
mentre scruta il mondo
come in musica l’assolo
Facciamo finta di volergli bene
Lo maltrattiamo nei nostri voleri
spingendo corde di altalene
che invocano il suo avvento
che arriva passa e va come il vento
Alla fine il tempo ci stanca
e a lui siamo irriverenti
Questo è vero
ma quasi sempre ci manca
Gavino Puggioni
Grazie Gavino ma francamente mi pare si stia andando troppo oltre…
Questo era solo un pensiero a mio zio, che ho ricordato d’improvviso ieri notte e quel “d’improvviso” mi ha fatto capire tante cose… Come la vita, per esempio, ci prenda!
Rispetto allo stile sono sempre e solo i miei giochi stilistici o per meglio dire le mie solite acrobazie kerouachiane che mi fanno arrivare gli strali ma con cui io continuo perché, a differenza di molti, so quello che sto facendo. Con la scrittura. Et non solo. Abbraccio.
Bella la tua poesia. Grazie.
Me ne hanno mandato un’altra via email ma quando ho chiesto che la pubblicassero qui non l’hanno fatto. Un peccato perché il meglio è nel condividere. Ciao
Volevo aggiungere se posso, anche andando fuori tema, che sono molto contenta di questo straordinario gruppo che si sta formando intorno al Rosebud rinato. Molto cresciuto rispetto alla cerchia di TPW (sebbene personaggi importantissimi come Franco Pilloni, Natalino, Gordiano, Umberto B, Mario P.,Elie C. ci fossero anche allora – anche perché senza non si sarebbe andati molto avanti), e davvero in linea con quanto intendevo fare. Il bello è che presto arriveranno tanti altri (alcuni sono arrivati, specialmente donne, cosa che mi rende davvero felice!), davvero in gamba e appartenenti a delle elite intellettuali che sono tali non per facciata ma per sostanza. Che è poi il quid che fa la differenza a mio avviso. Cominceremo a vederlo proprio stasera se riesco…
Grazie davvero.