Gutta cavat lapidem – Il sito della scrittura online, creato il 27 Marzo 2010 – Anno IV – www.rinabrundu.com

Scherza? Certo che abbiamo libri di poesia! In fondo, a destra, l’ultimo scaffaletto, nell’angolo e… attento alla testa!

di Gavino Puggioni. Premetto che io, i libri, li compro in libreria e non al supermercato. Conosco, quindi, molti librai, alcuni di mestiere, altri meno. Tutti, comunque, hanno nei loro scaffali migliaia di libri che parlano dello scibile umano, dalla scienza alla saggistica, dalla storia ai romanzi storici, dai viaggi alle scoperte, di nuove mete, dal turismo di qualità a quello più prosaico e divertente.

La libreria, oggi, è un contenitore-negozio, ahimè!, più commerciale che culturale e questo grazie ai tempi che in noi vivono.

In questi giorni passati ho fatto un giro in diverse librerie della mia città. Sì, prima di Natale,  alcuni acquistavano i soliti autori americani, inglesi con in testa Ken Follet, il norvegese Stieg Larsson, autori italiani pochi, niente Vespa, semmai i soliti noti con  in testa  Faletti e le cuoche, anche i nostri Michela Murgia e Flavio Soriga, i quali, in Sardegna e non solo, vanno alla grande, grazie a quella tanta pubblicità di cui godono… e va be’! niente da aggiungere.

Solo che una signora, non più giovanissima, chiedeva “A sud  di nessun nord” di C. Bukowski, la cui scrittura mi ha sempre affascinato… quasi poesia.

E poi vengo a me, a quelli come me , (pochi, tanti, tantissimi?) che amano la poesia, tutta, e la cercano perchè di essa scrivono e in essa convivono e non solo nella propria.

- Dove sono i libri di poesia? – domanda -

- Sono in fondo, a destra, l’ultimo scaffaletto, nell’angolo!  -  risposta.

Ecco, l’ho trovato, quell’angolo, ci saranno, sì e no, un centinaio di sillogi, abbandonate al loro incertissimo destino.

- Ma come? – mi viene da chiedere – la poesia è tutta qui?

Sì, la poesia è tutta qui!

E allora dove sono i versi dell’anima di quelle centinaia di scrittrici e scrittori italiani che pubblicano migliaia di libri, magari usciti da altrettanti premi letterari nazionali e non?

Da nessuna parte! – è l’eco comune che risponde senza conoscenza.

Ma sarà vero?

Mi assalgono milioni di dubbi, non ci credo.

La poesia italiana esiste e come!, ma pochissimi ne parlano e la leggono perchè non è di moda, (vero) perchè non serve a niente, (falso), perchè non si diventa ricchi e famosi, (vero), perchè, perchè, troppi perchè, veri o falsi.

La poesia, quella vera, s’è fermata all’ingresso delle librerie, attende un suo turno di rinascita perchè non è un prodotto commerciale, (vero), perchè non attira il lettore comune come una volta, (vero), perchè la case editrici la sfuggono, (vero), perchè non fa guadagnare, (vero), ma è attuale, reale, dice sempre la verità.

Già, la verità, quella che è difficile trovare, sempre nascosta tra i noir di elegante scrittura che, magari, dopo, vengono trasformati in pessimi film o, peggio ancora, in moderne fictions.

Povera poesia, della quale ci siamo nutriti per centinaia di anni, abbandonata e lasciata ai pensatori d’oggidì, poveri ma onesti nell’anima!

Nella fotografia, la scrivania di Hesse nel museo a lui dedicato a Gaienhofen. Fonte Wikipedia.

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65 Responses »

  1. Una grande verità Gavino quella che racconti: qui ci starebbe un bel dibattito sulla poesia… Speriamo prenda piede.

  2. Pronta sull’attenti a dibattere!! Il discorso di Gavino non fa una grinza!! So di poeti che valgono, e per rendere note le loro poesie, stampano in proprio deliziosi libri che poi cercano di vendere nei luoghi che frequentano. Oppure organizzano una serata ad hoc, presso qualche centro culturale, o in una sala congressi di un hotei, sempre a loro spese. Se riescono a coprire il costo di stampa, è già un successo!!! Ne ho qualcuno tra le dita, e mi piange il cuore non trovare una via affinché le loro espressioni poetiche possano essere rese pubbliche! Secondo me ne vale la pena, la poesia è il volo dell’anima, nutre lo spirito, allarga il cuore: ma oggi non è apprezzata! Nelle scuole non si imparano più poesie a memoria: roba obsoleta, superata! Si studiano i poeti classici, il loro stile, la metrica, ma è più che altro un esercizio, non un vero apprendimento, e non suscita neppure interesse. Le poesie vanno gustate, sorseggiate come una buona tazza di caffè. Assaporate come un cioccolatino fondente!
    E sono persuasa che sia proprio il mondo materialistico che impedisce il diffondersi di un’arte che vale ancora tanto. Se la poesia è relegata in un angolino, la causa è da addebitare all’istruzione scolastica, agli editori che puntano al best-seller e non alla qualità. Ma in prima fila, il disamore per la poesia è il timore di passare per inguaribili romantici, in una società dove conta la tecnologia, più che la cultura! Ogni tanto mi capita di ascoltar qualche quiz televisivo: quanti confondono Pascoli con Carducci, Leopardi con D’Annunzio? Troppi per i miei gusti! Se si chiede ad un giovane il testo di una poesia famosa, non lo ricorda, ma se gli si chiedono le parole di una canzone, le sanno a memoria! Con questo non sostengo che certi testi musicali non siano validi, alcuni sono proprio poesie musicate, ma allora i poeti devono diventare parolieri, per rendere pubbliche le loro odi?

  3. Gentile Danila, niente attenti. Solo attenzione, molta e delicata attenzione, ad un segmento, obsoleto?, direi di no, della nostra letteratura contemporanea. E i motivi sono quelli che io ho descritto e che tu hai confermato appena sopra.
    La poesia, oggi, dicono, non dice alcunchè,( per i soldi!), ma dice tutto, proprio tutto per quanto riguarda la vita di ognuno di noi, bello o brutto, cattivo o buono, ricco o povero, soprattutto nello spirito. Lo sappiamo, si parla poco di poesia e si pubblicano, al contrario, centinaia se non migliaia di libri in proposito, quasi tutti pagando la casa editrice. Mi sembra una maledizione, forse esagero, ma sai che la tecnica e la materia si sono impadronite del mondo, privandolo di quelle voci d’anima e di pensiero che, da sole, avrebbero potutop, se non altro, sollevare lo spirito da tanta malvagità odierna.
    Io desidero, comunque, parlare di poesia e del bene che fa, chi vuol partecipare ed esporre ui i propri sentimenti e pensieri, lo invito, col permesso di Rina, ad esporsi, ne guadegneremmo tutti e in tutti i sensi.
    Gavino

  4. E rispondo anch’io, certo che lo faccio. Sono un narratore e non sopporto i poeti. Non quelli veri, ma quelli che pubblicano (a loro spese e no perchè magari vincono un concorso e quindi la pubblicazione) ridde di loro poesie, sabba di loro poesie che poi vengono chiamate pomposamente ‘sillogi’. Nella maggioranza dei casi, di un intero loro libro, si salva un pezzo.
    Rifiuto in particolare quei poeti che ripartecipano a un premio letterario cambiando solo il titolo delle loro poesie perchè altrimenti non potrebbero più partecipare allo stesso. E ancor di più quei poeti che rimaneggiano anche il testo delle loro poesie per farle risultare nuove: questo fu un vero colpo per me quando improvvisamente me ne accorsi.

    Bene. Vorrei salvare i veri poeti, quelli che costruiscono, libro dopo libro, un universo di poesia. Uno fra questi è il Professor Sirio Guerrieri di La Spezia, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e che adesso non c’è più.
    Gli dicevo: non sono un poeta, sono un narratore. E lui mi rispondeva: anche i narratori sono poeti.

    Andiamo un po’ in un passato più lontano, adesso. Torniamo ai poeti italiani citati da Danila.
    Come si fa a confondere Pascoli con Carducci o Leopardi con D’annunzio? Sono contenta di questo, per me è positivo, nel senso che Carducci e D’annunzio non sono mai stati poeti, Pascoli e
    Leopardi sì.

    Angela Fabbri

  5. Questa, cara Angela, mi giunge nuova!! Non parlo del mio punto di vista, ma di quello letterario: da sempre abbiamo studiato sulle antologie, le poesie di Carducci e del Vate d’Annunzio!! Posso condividere il suo giudizio sul secondo, ma su Carducci no!! A meno che la sua non sia una vera e propria provocazione!! Le nuove generazioni confondono i poeti e le loro opere, perché non conoscono né gli uni né tantomeno le altre!!
    Sono convinta che Il Professor Guerrieri sapeva bene quello che asseriva: si può essere narratori con l’animo di poeta. Oggi le poesie non richiedono più né rime né metrica. E’ più significativo il loro contenuto, e i suoni musicali che, leggendole, emettono, come un fluire leggero d’acqua sorgiva, e un volo di parole, come piume sospinte dal vento interiore!
    Sono più vere! La ricerca spasmodica della rima che non sia fiore con cuore, della metrica che a volte spezza un concetto, e allora si deve cercare un’altro verbo o sostantivo che possa andar bene, finisce col sminuire o modificare il volo iniziale, tarpandone le ali!
    A Gavino dico invece che fa bene a parlare e a far parlare di poesia, di questa bella signora che se ne sta appartata in un angolo del salone dove giovani best-seller ballano il rock:lei che ama il languore di un valzer viennese, o il passo sensuale del tango argentino!
    E sotto i suoi abiti floreali, indossa i jeans e gli stivali da amazzone, lei, che cavalca puledri selvaggi ed accarezza le loro criniere grondanti sudore!!!
    ho cercato, nel mio piccolo, di descrivere il mio amore per la poesia, ma a riprova di quanto scrive l’autore di questo articolo, riguardo al poco conto cui tengono la poesia, le nuove generazioni: ho chiesto stasera a mia figlia – quasi quarantenne . il suo pensiero in proposito: mi ha risposto: la poesia proprio mi annoia, con le sue leziosaggini, ma qualche volta leggo il testi delle canzoni dei Pink Floyd e li trovo interessanti, quelli che non sono scritti da qualche schizzato!!! Mia figlia insegna materie scientifiche, e quindi la perdono se non apprezza le poesie, anche se è una divoratrice di libri!!

  6. Gentile Angela,
    aveva ragione il suo professor Guerrieri quando diceva che anche i narratori sono poeti.
    E torno a capo della sua, dopo aver letto sue notizie su internet, anche di qualche poesia, nel suo narrare.
    Lei è una narratrice onesta, quindi scrittrice, visto l’elenco dei suoi libri. “Elisabeth” penso sia un romanzo.
    Ma non sopporta (sic!) i poeti, non quelli veri, come dice. Ma di poeti veri ce ne sono stati, e ce ne sono, tantissimi, dall’antichità fino a Dante ma anche fino ai giorni nostri.
    Certo, quelli che menziona sono solo quattro e concordo su D’Annunzio, rispettandolo per quel che è stato.
    Di tutti gli altri poeti, i nostri professori-insegnanti di lettere, ci han parlato bene, ci han fatto studiare le loro poesie a memoria, ce le han fatte commentare ed ora, dopo qualche decennio (parlo per me) si continuano a ricordare, ma solo perché han dato lustro alla letteratura italiana, ’800 e parte del ’900, anche se ciò mi pare ingrato.

    Gli attuali, i poeti viventi, sono un esercito, un’infinità, lo so anch’io che di poesia scrivo dall’età di 18 anni, maggiorenne quindi e quasi cosciente. Ma non sono famoso, non voglio diventarlo, non ho pretese se non quelle, quando le affronto, di scrivere bene, dando un senso e un’anima e alle cose insensate di cui l’uomo si circonda e un’anima che sappia sopravvivere a sé stessa, intesa come vita, anzi come “senso della vita”.

    Fatta questa premessa, posso anch’io affermare che non sopporto i narratori-scrittori, (di oggi), io li chiamo teleguidati, quelli a comando o telecomando, quelli che già sono d’accordo con l’editor e con la casa editrice sul tipo di romanzo da pubblicare, perchè la critica sottomessa è già pronta a sublimare, perchè c’è il regista già pronto per farne un film, perchè c’è la TV che aspetta di riempire i suoi malconci palinsesti con nuove abominevoli “fictions”.
    Questi scrittori-narratori non li sopporto perchè ho letto Dostoievski, Cechov, Gogol, Tolstoi, Kafka, perchè ho letto la poesia di Foscolo, di Leopardi, di Montale, di Prevert, di Quasimodo, di Hesse, di Neruda e Kavafis e decine di altri, italiani e stranieri, che la poesia la insegnano ma solo e soltanto coi loro versi, quelli dell’anima.
    E tutti questi signori egregi han segnato, confesso, anche il mio modo di vivere, ma son sicuro di non esser unico e nemmeno raro. In tutti loro si leggono verità in cui pochi, ma sono tantissimi, alla fine, sapranno riconoscersi.
    Vede Angela, la poesia, quella vera, appartiene a tutti, ma non tutti la seguono, non tutti la capiscono. Per carità, nessun riferimento a lei, che, evidentemente la conosce. Nella poesia vera bisogna analizzare i versi, le parole, il sentimento che l’ha provocata, il pensiero, sempre umano e sottile, nella sua semplicità.
    Ha ragione quando scrive di quei poeti che vogliono arrivare e non arrivano da nessuna parte.
    Io non sono un poeta, tant’è che nei sottotitoli dei miei pochi libri c’è scritto sempre “pensieri e parole”, che dopo traduco in versi che possono o no essere graditi.

    La poesia, quella vera, non è un romanzo, è qualcosa di più ed io la amo sopra ogni cosa, anche con lei civilmente e culturalmente contraria
    Con stima
    Gavino Puggioni

  7. Sono qui e rispondo a Danila e Gavino.
    Carducci e D’Annunzio non sono mai stati poeti, erano solo uomini del loro tempo, o meglio nel loro caso ‘maschi’ del loro tempo, che hanno messo a frutto questa prerogativa ognuno secondo le
    proprie possibilità.
    D’Annunzio in più volle darsi anche del narratore e scrisse quel romanzo pesissimo che è ‘Il piacere’.
    E Foscolo? Fa parte della stessa cricca (chiaramente non è una cricca temporale). Poeta? No, questo no, ma può darsi che sia stato davvero quel bell’uomo dai capelli rossi dei ritratti che ci sono arrivati.
    Cerchiamo i poeti? E allora perché non ricordarsi di Parini? Da ragazza ho letto tutto ‘Il Giorno’.
    E Parini doveva nascondere la sua poesia dentro altra arte per poter esprimersi e farsi leggere.
    Comunque, al liceo, dopo averli letti, mi sono sempre rifiutata di studiare i ‘cosiddetti’ poeti, consacrati non si sa da chi perché la loro era solo tecnica.
    “L’albero a cui tendevi la pargoletta mano” questa è poesia? Forse sarebbe meglio inchinarci alla
    “Cavallina storna” e a Pascoli che ha anche lui parlato di una perdita e ne ha fatto poesia.

    P.S. Solo per Danila: perché non ci siano equivoci, io ho 60 anni.

    Angela Fabbri

    • Gentile Angela, posso definirla, ma rispettosamente e senza alcun astio,,”rivoluzionaria” della e nella poesia?. I suoi studi e le sue deduzioni la giustificano ampiamente enon posso essere contro. Ognuno ha il suo pensiero e lo coltiva e lo porta avanti come meglio crede.
      Ma le confesso che è la prima persona, anche scrittrice, che contesta la poesia, così com’è, come si è formata ed il perchè. I suoi buoni motivi ce li ha ed io li rispetto.
      A parte il Parini, dimenticato fra i dimenticati, non da lei, di altri poeti GRANDI e dimenticati ce ne sono a iosa, peggio per noi. D’altronde non possiamo leggere tutti i poeti, e italiani e stranieri,, avremmo la etsta in brodo, non di giuggiole, ma di macchinamenti cervellotici atti solo a confondere la mente.
      Resta fermo il fatto che io, personalmente, ho letto centinania di poeti e più di qualcuno mi
      ha lasciato segno, posiitivo, che non dimenticherò mai.

      A proposito di età, sono più avanti, forse per questo amo di più la poesia, ma non è questione di età
      Un caro saluto, con stima
      Gavino

  8. Cara Angela, siamo quasi coetanee, lei di un paio d’anni più giovane di me! Credo che Gavino abbia messo insieme il suo pensiero con il mio, quando ha commentato. Leggo infatti delle risposte che sono dirette a me, anche se lui si rivolge ad Angela. In questi giorni sto discutendo animatamente, anche se civilmente, con un Padre Carmelitano che scrive poesie nel consueto stile classico: rime, metrica, terzine, sestine, e quant’altro, e non riesce a comprendere che si può poetare anche in prosa, senza cliché che costringono il pensiero dentro schemi ben precisi. Tornando al Carducci: “tu, fior della mia pianta, percossa, inaridita, tu dell’inutil vita, estremo, unico fior”. Così almeno ricordo, non sono andata a rileggere il testo esatto: io credo che in questi versi, pur nella loro classicità, sia contenuto un dolore insopportabile, straziante, e ben esternato. Forse lei è “contro” la poesia, perché gliela hanno fatta mal digerire a scuola: se un insegnante non riesce a trasmettere l’amore per la materia che insegna, ottiene l’esatto contrario di quello a cui vorrebbe tendere. Amo la poesia, e non quella costruita, bensì quella che sgorga da un sentimento profondo, spirituale, colmo di tutte le emozioni che la vita ci riserva. Ho letto le poesie di Rina, di Maria Teresa Scibona, e quella di una Maria che è sconosciuta, ma che mi hanno marchiato indelebilmente il cuore.
    Tornando ai poeti studiati a scuola, Foscolo, coi suoi “Sepolcri” mi ha colpito, e non posso depennarlo dai buoni poeti. Che poi questi signori fossero anche persone che si occupavano di politica, di cose del mondo, invece di vivere da eremiti come Leopardi, immersi nei loro sogni poetici, è altro discorso.
    LEGGEREZZA
    Non serve
    altro
    che la parola aperta

    //Il suono dorato
    del tramonto orante
    si sparge
    a macchia
    sugli occhi silenti//

    In arabeschi preziosi
    d’aria turchese
    si squarcia sul giorno
    il drappo fluente
    del Dio Creatore
    16 Dic. 09
    QUESTA POESIA APPARTIENE A MARIA, LA SCONOSCIUTA AUTRICE. NON CI SONO RIME, NON METRICA, EPPURE TRASPARE QUALCOSA CHE ABBAGLIA!
    Non posso ignorare qualcosa che appartiene al bello in assoluto, come una poesia, un dipinto, un testo in prosa che attanaglia il cuore! L’arte è necessaria per ingentilire l’umanità, spesso agghiacciata dall’ordinario andare, dimentica dello straordinario!
    GAVINO!!! QUI VOGLIAMO LEGGERE ALMENO QUALCUNA DELLE SUE POESIE!!! Eì UN IMPERATIVO!! Grazie a tutti voi!

  9. Sono andata anch’io a su internet, per avere notizie dello scrittore (perché non scrittrice?) Angela Fabbri: ci sono 2 persone che hanno quasi gli stessi interessi e sono omonime: l’Angela Fabbri che commenta su Rosebud sostiene di avere 60 anni, mentre quell’altra è nata nel 1962,quindi ne ha 50. La seconda scrive poesie e le pubblica. Credo, caro Gavino che le tue ricerche non siano corrette: poiché la “nostra” Angela non ama le poesie, credo non sia lei a scriverle, ma l’altra! Resto sempre in attesa di leggere qui, almeno uno o due suoi componimenti poetici!! Alla prossima!

  10. Cara Danila, l’Angela Fabbri che scrive su Rosebud non sostiene, ha 60 anni, essendo nata il 3 ottobre 1951.
    La scuola non mi ha disamorato alla poesia. E’ solo che, essendo già allora scrittore, ho sempre fatto delle scelte sugli autori da approfondire. Scelte che i miei professori mi hanno permesso di fare. Dopotutto non si trovava facilmente una studentessa di liceo che leggeva di sua iniziativa l’Aminta del Tasso, rigorosamente in Edizioni B.U.R. che erano le più economiche e costavano a numero di pagine.
    Cordialmente, Angela

  11. Cara Angela, ho scritto “sostiene” poiché lei ha molto sinceramente dichiarato la sua età: viaggiando in internet, ho scoperto una sua omonima, che è nata dieci anni dopo, poetessa (non so se a tempo perso o con ragion di causa!) quel che vedo,è che ha pubblicato edizioni poetiche. Mi sono limitata ad avvisare Gavino che molto probabilmente aveva preso un granchio, affibbiando a lei poesie che di certo non ha scritto mai, preso atto della sua personale allergia in questo settore. Ricordo le B.U.R. tascabili,con la copertina grigia. Complimenti per la scelta di Aminta!!

  12. Cara Danila, le dico solo una cosa: mi piacerebbe sapere dove ha scovato questa mia omonima di 11 anni più giovane di me.
    Angela

  13. Il suggerimento l’ho avuto da Gavino, quando ha commentato dicendo di essersi informato sul suo conto, in internet. L’ho imitato,sono entrata nel motore di ricerca google,ho digitato il suo nome e cognome, e mi sono apparse due Angela Fabbri: lei e l’altra!!! Se non erro, lei abita a Ferrara, quest’altra a Forlì, e lavora nel CAV. Ora non riesco a trovare le date di nascita, mentre stamane mi apparivano. C’è anche una ragazza di Firenze omonima. Mi informo meglio e le saprà dire!

  14. 23. NAÏS ALOISI, ANGELA FABBRI, MARIANGELA GUALTIERI, NICOLETTA PLACUZZI, LAURA VOLANTE, Voce donna 1995

    Antologia delle poetesse cesenati selezionate da Renato Turci. In co-edizione con «Il Vicolo

    Si tratta di lei o di qualcun’altra?
    Qui si evince che dovrebbe essere di Cesena, a me risulta Forlì, ma sono luoghi molto vicini. La mia ricerca finisce qui. Spero di esserle stata utile, cara scrittore Fabbri

  15. Gentile Danila,
    intanto ringrazio per i suoi interventi, anche con la Angela, alla quale ho esposto, più sopra, il mio pensiero che, comunque, collima e va d’accordo con il suo.
    Ora come ora è inutile andar a cercare il poeta, vecchio o nuovo, che abbia trascinato qualche animo se non il cuore. L’argomento è LA POESIA, a cosa serve, oggi, se è utile o inutile, se fa parte della letteratura, comunque formulata, o è un di più, proprio adesso che si ha bisogno di meditazione, di guardarci dentro, se adoriamo quella musica di parole o la stiamo rigettando perchè avanzo di menti aduse a tutto il contrario di quello che è vita e senso della vita.
    Forse vedrà qui qualcuno dei miei versi, l’ho chiesto a Rina se può pubblicarne qualcuno
    Caro saluto
    gavino

  16. Si, sono andata un po’ fuori tema, per la ricerca della “sosia” di Angela!!! Tornando alla poesia,se è ancor valida o no, penso sia necessario parlarne, e pubblicarne, anche su questo giornale online, se Rina è disposta a dare il suo benestare! Gli editori non pubblicano poesie? O lo fanno col naso storto? O richiedono il rimborso stampa all’autore? Se chi crede nella poesia come una splendida forma di meditazione e una musica dell’anima, si ritrae perché teme il giudizio del mondo, diventato tanto arido, è come gettasse le armi, e alzasse bandiera bianca! Non ci si deve arrendere, battiamoci per salvare quella che è ancora una bellissima forma di elevazione umana!!

  17. Ecco Danila ed Angela una mia poesia, breve, di tanti anni fa:

    RIFLESSIONI

    La mia
    e la tua vita
    diverse
    in egual cammino
    ingoiano
    i giorni e gli anni
    nutrendosi
    di pane duro
    ma buono

    Si inseguono
    e sanno di tramonto

    Caro saluto
    gavino

  18. Danila certo che pubblicheremo poesie. Abbiamo già pubblicato quelle di Maria Teresa, di Luca Fedele, di Marco Saya…. a giorni ci saranno le poesie di una poetessa online a mio avviso molto brava e naturalmente ci saranno le poesie di Enrico e di Gavino. Gavino a cui faccio i complimenti per questa poesia e che ringrazio, come ringrazio te e Angela per questa bella discussione…. Secondo me dovreste postare anche qualcosa di vostro in calce… sarebbe bello!

    Io con la poesia ho poco a che vedere. E le mie pseudo-creazioni le ho sempre chiamate più appropriatamente le mie “urla”…. Ne pubblico sotto qualcuna per dimostrare come appunto non-si dovrebbe fare poesia…. e per farmi perdonare per la non-presenza di questi giorni…. Recupereremo alla grande molto presto…

    A Dublino

    Mi sveglia al mattino
    il tuo passo guantato
    fruscio di vento
    sapore di pioggia.
    Non dormi mai e
    vivendo
    carezzi le tue nuvole gravide.

    RB 03.11.201

    Puzzle

    Pensieri
    S’incastrano
    S’intrecciano
    S’intessono
    S’impostano
    S’orchestrano
    S’assestano
    E poi…
    Si perdono.
    Puzzle.

    RB 25 Ottobre 2011

    Satellite

    IO VIVO
    istanti
    Vivo memorie
    Vivo ricordi
    Vivo attimi di cielo

    Come una sfera luminosa
    precipitando al suolo
    IO VIVO.

    RB 22.09.2011

    Per chi volesse farsi ancora più male qualcos’altro lo trova qui
    http://www.aphorism.it/rina_brundu/poesie

    Sono certa che qua sotto posterete presto qualcosa di bello….

  19. Ripensandoci non si può lasciare come ultimo commento questa roba….
    Dunque pubblico invece una poesia che mi piace molto…. Una tantum.

    SCRITTO SULLA SABBIA di Hermann Hesse

    Che il bello e l’incantevole
    Siano solo un soffio e un brivido,
    che il magnifico entusiasmante amabile
    non duri: nube, fiore, bolla di sapone,
    fuoco d’artificio e riso di bambino,
    sguardo di donna nel vetro di uno specchio,
    e tante altre fantastiche cose,
    che esse appena scoperte svaniscano,
    solo il tempo di un momento
    solo un aroma, un respiro di vento,
    ahimè lo sappiamo con tristezza.
    E ciò che dura e resta fisso
    non ci è così intimamente caro:
    pietra preziosa con gelido fuoco,
    barra d’oro di pesante splendore;
    le stelle stesse, innumerabili,
    se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi –
    effimeri-, non raggiungono il fondo dell’anima.
    No, il bello più profondo e degno dell’amore
    pare incline a corrompersi,
    è sempre vicino a morire,
    e la cosa più bella, le note musicali,
    che nel nascere già fuggono e trascorrono,
    sono solo soffi, correnti, fughe
    circondate d’aliti sommessi di tristezza
    perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
    si lasciano costringere, tenere;
    nota dopo nota, appena battuta
    già svanisce e se ne va.
    Così il nostro cuore è consacrato
    con fraterna fedeltà
    a tutto ciò che fugge
    e scorre,
    alla vita,
    non a ciò che è saldo e capace di durare.
    Presto ci stanca ciò che permane,
    rocce di un mondo di stelle e gioielli,
    noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
    sospinte in eterno mutare.
    Spose di un tempo, senza durata,
    per cui la rugiada su un petalo di rosa,
    per cui un battito d’ali d’uccello
    il morire di un gioco di nuvole,
    scintillio di neve, arcobaleno,
    farfalla, già volati via,
    per cui lo squillare di una risata,
    che nel passare ci sfiora appena,
    può voler dire festa o portare dolore.
    Amiamo ciò che ci somiglia,
    e comprendiamo
    ciò che il vento ha scritto
    sulla sabbia.

    Hermann Hesse da La felicità, versi e pensieri

  20. Ed io mi faccio del male, leggendoti in questi versi che già conoscevo, e che continuo a leggere, queste tue “urla”, sono aneliti d’anima, puri come quel vento di Dublino.
    Di Hesse seguo quelle tracce che restano anche se scritte sulla sabbia, cara Rina.
    Fra non molto ci sarà anche il mio “urlo”
    gavino

  21. Rina cara, anch’io, come Gavino, avevo già letto quelle tue poesie, che mi accarezzano il cuore. Non sono urla, sono sospiri, sono delicate come una carezza!! Tu chiamale come vuoi, non fanno certo male, al contrario!!! Anche la poesia di Gavino è splendida, Grazie anche per aver pubblicato la pesia di Herrmann Hesse!! Un capolavoro!! Appena ho un attimo di tempo, ne “sparo” qualcuna anch’io, pur tenendo conto che sono datate, in quanto la mia vena (poetica?mah!) si è per ora prosciugata. Per questa ragione, mi immergo nell’altrui ode!!! E odo (ascolto) volentieri il canto dei cuori!!

  22. Eccone qualcuna delle mie:

    Pensieri siderei
    che solo il Cielo
    intende

    L’uomo
    non comprende
    confonde, disperde
    ….e si perde.

    ooooooooooo

    Non ti adombrare
    se al tuo severo sguardo
    pongo parole aeree

    Impalpabili cirri
    spinti da un vento
    bizzarro
    sulla tavola glauca
    d’un cielo
    altrimenti immobile

    Figure in movimento
    plastiche forme, corvi
    o timide colombe
    vaporei acquei
    sempre

    000000000

    Piccola onda io, smarrita
    nelle vaste acque
    del tuo oceano

    00000000

    Ti chiamerò cielo
    per darti un senso d’infinito
    Cielo profondo, tempestoso
    irraggiungibile e proibito

    0000000000

    chi ha gridato
    che per amare
    intrecciare occorre
    a rampicanti stelle
    insidiose spine?

    ——–
    Sono briciole di cuore, non posso chiamarli neppure urli, ma solo bisbigli. ciao a tutti!

  23. Briciiole di cuore,urli, bisbigli, è poesia che rasenta l’intimo, quell’io che vuole semplicemente comunicare, come nei versi che riporto:
    “L’uomo/ non comprende/ confonde, disperde/ …e si perde”. Solo su questo si dovrebbe scrivere un’altra poesia.
    Eccone un’ altra mia, figlia di quell’ermetismo mai abbandonato, perchè “serve”, anche ad altri che volessero intervenire e che aspetto

    RAMI

    Braccia
    scarnite
    livide
    d’un freddo
    senza
    compassione
    si alzano
    al cielo
    e il loro destino
    è la terra

    Gavino

  24. Vorrei tornare all’articolo iniziale di Gavino che ha dato il via a tutti i nostri discorsi.

    ‘Premetto che io, i libri, li compro in libreria e non al supermercato. ‘

    Questo mi ha fatto tornare in mente il primo ipermercato che ho visto: “I Portali” di Modena.
    Penso fosse il 1988-89. Eravamo un gruppo di informatici in trasferta là e un pomeriggio
    trovammo il tempo di andare a visitare questa meraviglia.
    Devo ammettere che era molto grande, impressionava, e c’erano davvero tante cose. Anche
    tutto uno spazio per i libri e me li sono coccolati a lungo.
    Solo che, girato l’angolo dell’ultimo scaffale e dicendo a me stessa, ma come, non ce n’è più?
    prometteva così bene, mi trovai faccia a faccia coi salami. Salami da affettare, cotechini da cuocere, prosciutti di varia stagionatura, tutti quanti appesi e tanti come i libri. Allora ho pensato
    che io venivo davvero da un altro mondo e che non sarei mai più entrata in un ipermercato.
    Data l’aria condizionata mi sembrava quasi che quel posto mi suggerisse che potevo tranquillamente tenere un libro nel frigo, proprio di fianco al pacchetto del prosciutto. Era una cosa
    che non potevo accettare, io che non avevo mai letto un libro con le mani unte.
    Adesso la penso diversamente. Dopotutto non si vive solo di cervello e non ci si nutre solo di
    pensieri, anche i salami vanno bene, e sono anche buoni e molto utili quando anche uno scrittore,
    per quanto tiri la corda dello scrivere, deve riconoscere che forse forse HA FAME.
    Angela

    • Bene, gentile Angela, ho letto ed ho dedotto, ma l’avevo già capito, che a lei la poesia non piace, comunque scritta, a prescindere dall’autore, salvo qualcuno da lei nominato.
      Niente male, penso non sia sola, ma questo non cancella e nemmeno scalfisce chi scrive di poesia, SERIAMENTE, senza orpelli, senza dolore, amore e cuore e quisquilie varie.
      In quegli, 88-89, frequentavo Milano per lavoro e, coi colleghi, avevamo partecipato all’inaugurazione di un grosso centro commerciale, ricordo alla Bovisa, ma grosso che più grosso non si può. L’abbiamo girato in lungo e in largo, qualche kilometro, non ho trovato, allora, traccia di libri, nemmeno giornali e riviste.
      Ha ragione,
      i tempi cambiano e biisogna adeguarsi. Mi spiace, ma io non mi adeguo a vedere libri, tutti, in corsie infinite dove subito dopo campeggia una bella salumeria, formaggi, se non calze e intimo femminile e maschile. Proprio non mi piace.
      Certo, la fame dello stomaco è diversa da quellla della conoscenza o comunque della cultura, in genere, attenzione.
      Non riesco, Angela, a miscelare i sapori. Tutto qui. Con stima
      Gavino

  25. Angela!!!! ma che spettacolo questo mix di libri e salumi!!! Davvero un pezzo d’autore!
    Mi fa ricordare i miei primi anni di matrimonio, quando mio marito riempiva di libri ogni angolo di casa: comprava enciclopedie (ora obsolete, superate da internet e anche non più aggiornate) testi classici (I Millenni), romanzi, libri d’arte, di tutto di più. Spendeva capitali, e due sposini con figli lattanti, hanno bisogno di ben altro che di riempirsi la casa di materiale cartaceo, che richiedeva un continuo acquisto di librerie! Allora gli dicevo: un giorno, se spendi tutti i soldi in libri e opere liriche, se manca la bistecca, impano un libro e te lo friggo in padella!! Adessp abbiamo una biblioteca davvero ricca, librerie dappertutto, e sto proprio ora attendendo che arrivino gli addetti per consegna e montaggio, di una nuova libreria. Tra poco usciremo di casa noi per far posto ai libri!! Ma sto scherzando, ovvio che per me sono la vera ricchezza dell’uomo tutti i mezzi per accrescere cultura, sapienza, amore, spirito…..anche la musica che molto piacevolmente accompagna la lettura di un buon scritto! Ma, cara Angela, non si HA FAME solo di cibo, ma anche di nutrimento per l’anima! A Londra ho visitato la libreria più antica della Londra l’ HATCHARDS, l’esatto contrario dell’ipermercato dove i libri sposavano i salumi!! Una meraviglia!
    Gavino!! Si cerca di comunicare la parte più profonda di noi stessi, l’anima, con uno scritto poetico, ma se poi ci si nasconde nell’ermetismo, si rischia di non comunicare molto!! L’uomo non comprende, molto spesso, perché ascolta solo quello che vuole ascoltare, e si tura le orecchie a discorsi che non lo interessano. La non comunicazione in questa era informatica, è ancora più evidente: si scrive di tutto e di più, ma non si mette a nudo l’anima! Per questo ritengo che la poesia sia un grande mezzo per conoscere l’anima dell’uomo, che altrimenti si disperde, e si perde! Si, se c’è una situazione che mi fa orrore, è quando qualcuno pretende di conoscerci, ci mette in bocca parole mai pronunciate, e in testa pensieri mai formulati, solo per il fatto che sa come ci vestiamo, cosa mangiamo, come è composta la nostra famiglia, quali sono gli sport che pratichiamo o la musica che ascoltiamo. Non ci conosce affatto: solo attraverso una poesia si può conoscere il vero sentire dell’altro.

    • Mi piace, Angela, questo affannarsi per avere più librerie in casa, è segno di una educazione culturale e sentimentale, ricevuta o ricreata, senza la quale, molto probabilmente, ora, non scriverebbe di queste cose.
      Il libro, che sia romanzo o poesia, che sia scienza o saggistica, o storia, quella vera, è il nostro miglior compagno di vita, soprattutto quando questa avanza e ci lascia spazi in più per apprezzarla.
      Il mio ermetismo, come ho detto, era figlio dei miei Ungaretti e dei miei Montale che ho sempre stimato, abbandonandoli, poi, per una poesia più libera, in tutti i sensi, scoprendo, nella maturità, che la parola-verso avrebbe significato di più se fosse uscita dall’animo così come era ed è stata pensata. Insomma, una specie di colloquio, allargato, senza paroloni e ricerche alchimiche, queste sì, rovina della poesia vera.
      Grazie, comunque, per questi interventi, normali, ma pieni di sapienza, anche se taluni discordanti.
      Il bello di questo blog è anche questo e dobbiamo il tutto alla Rina, che ci leggerà appena può, ne sono sicuro.
      Un caro saluto
      gavino

  26. E allora vorrei dire: diamoci alla poesia! Ma non ne ho la necessaria autorizzazione. Voi l’avete, io no.
    Rina, Rina, dove sei?
    Angela

  27. Rina, sei sparita? Noi non abbiamo nessuna autorizzazione, ce la siamo presa! Lei invece ne ha pieno diritto, come scrittore, può anche fare qualche volo pindarico, personalmente sono troppo terra terra per sollevarmi in aria! Buona serata a tutti!

  28. Angela, Danila, ci sono ci sono, anche se a volte la vita non virtuale si prende il suo giusto posto:). Vedo che state facendo un ottimo lavoro comunque….

    Prometto che domani risponderò a tutte le domande poste qua sopra e mi piacerebbe commentare qualche articolo anche….

    E poi nel fine settimana ci saranno tanti nuovi bellissimi pezzi….. siamo sempre qui not to worry:)

    Ma non voglio interrompere la bella discussione: please keep going…:)

  29. Buona serata anche a te Danila. E, non credo di avere diritti in più perchè sono uno scrittore. Sono stata uno scrittore fino all’altro giorno e un informatico, anche, sempre fino all’altro giorno.
    Quello che mi è piaciuto nell’intervenire qui con voi a Rosebud è stato proprio di essere quello che sono: una persona. E di provare a dire la mia come persona che vive nella vita di tutti i giorni.
    Con questa faccenda della poesia tu e Gavino, a proposito Gavino buona serata anche a te, ci avete provato in tutti i modi a tirarmi in ballo e ho quasi ceduto. Ma per fortuna c’è Rina a controllarmi. Grazie Rina. E buona serata anche a te.
    La mia comincia fra poco. Viene a cena un mio giovane amico e gli ho preparato, fra l’altro, radicchi ai ferri, cipolle al forno, peperoni friggitelli e frittelle di riso. Vedete, lo scrittore non riesce a dimenticare di essere, in buona sostanza, anche una cuoca.

    • Grazie Angela per la buona serata che ricambio, vista com’è imbandita la tavola non posso che autoinvitarmi virtualmente e godere di sapori che gratificano, perchè anche quell’arte, la culinaria, è un sapere oltre che un sapore.
      A proposito, la PERSONA, che sappia io, è un umano col dono della parola, una “cosa” meravigliosa di cui tutti possiamo approffitare, GRATIS
      Un caro saluto
      gavino

  30. E che cuoca!!! Dal menù…sento già il profumo! E’ arte pura anche quella culinaria!! Pensa, cara Angela (scusa, sono passata al tu, mi vien spontaneo!!) che mi piace tanto cucinare e provare nuove ricette, ma ho un figlio che si è creato una strana dieta, mangia tutto scondito e non vuol più neppure latticini. Niente carne. Un po’ di pesce alla griglia, e un altro po’ di verdura e frutta. I primi, solo conditi con sugo di pomodoro o olio. Mio marito, col diabete, lo seguirà a ruota. Mamma anziana, anche lei non digerisce certi manicaretti saporiti!Con questi presupposti, scappa la voglia di mettersi ai fornelli! Abbiamo allegramente sforato!!! Dalla poesia al pesto!! Ma è una forma d’arte anche saper cucinare!! Ciao Rina! Domani Carlo torna a casa!! Dirti che son contenta è un’eufemismo: mi scoppia il cuore dalla gioia! Un abbraccio a tutti voi, qui ho trovato amici con cui condividere qualcosa di importante!!

    • Cara Danila, bisogna darsi del tu, non cambia niente.
      Ognuno di noi ha le sue gioie, le sue felicità ed il contrario di entrambe.
      Lo stare a tavola, a volte, produce quei problemi di cui parli ed è giusto saperli affrontare.
      Se c’è una cuoca, dopo, mamma o figlia attenta, responsabile e amabile è molto meglio, tutti godranno dei loro gusti.
      La poesia è un’altra cosa, ma sempre arte è. Ma adesso finiamola ed aspettiamo nuovi argomenti.
      Buona serata a tutti
      gavino

  31. Caro Gavino e cara Danila, in effetti era tutto buono. E tutti e due siete invitati a cena quando vorrete. Non so dove abitate ma la mia casa è sempre aperta ai poeti ermetici e alle cuoche con famiglia di metabolismo complesso. Sai Danila? ho imparato solo ieri a fare le cipolle al forno o meglio me le sono inventate ieri. Cerco sempre di fare qualcosa di nuovo. Vorrei darvi un condimento dell’anima, una poesia, così come piace a voi, ma ve l’ho detto: non ho l’autorizzazione a procedere. Così, se per voi è lo stesso, potrei lasciarvi la ricetta della trippa o meglio ancora delle quaglie all’uva, ricetta con cui ho vinto un concorso nel 2008 e che è poi stata pubblicata … Ditemi voi.

  32. Cara Angela, perché no!??! Anche una buona ricetta in certi casi rallegra e solleva il morale!!
    Caro Gavino, grazie per l’autorizzazione a darci del tu! In questo modo il dialogo è più diretto e amichevole!!
    Va bene, aspettiamo nuovi argomenti su cui dialogare, nel frattempo avrei un suggerimento o forse meglio, una richiesta: non è che magari potresti aprire una pagina apposita su Rosebud, dedicata alle poesie di questi nostri poeti sconosciuti ma tanto sensibili, con l’aggiunta ovviamente, di quei versi famosi scritti da autori noti, che magari ci hanno colpito più di altri? Così possiamo farli conoscere o rammentare! In caso contrario, ok lo stesso!!! Buona giornata e buon fine settimana a tutti!

  33. Ho dimenticato nella tastiera: Non è che potresti, Rina…..sennò sembra che l’abbia chiesto a Gavino!!

  34. Cara Danila,
    non sono d’accordo che l’unico modo di mettere a nudo l’anima sia di esprimerlo con la poesia.
    L’anima si mette a nudo con la sincerità, essendo sinceramente se stessi. E, come esempio del mio assunto, vorrei sottoporvi un ritrovamento archeologico fatto qui nella mia casa (che avevo abbandonato per 12 anni per cause di forza maggiore) frugando e sistemando fogli. Si tratta di un reperto del 1995 e stava scritto su un foglio di quaderno mezzo stracciato, usato fronte-retro e con una parte cancellata da una riga in diagonale. Rimaneva un pezzetto, scritto con la mia calligrafia quotidiana e per fortuna l’ho letto e l’ho salvato. C’era scritto così:
    “ Poter lasciar trascorrere l’amore sul mio viso, un amore indifeso, ogni momento rivelato.
    Mettermi nelle tue mani e, con dolcissimo sgomento, consegnarmi a te. So che mi ami “

  35. Danila, mi scuso per l’assenza. Volevo rispondere solo ad una tua affermazione sulle “urla”. In realtà si chiamano “urla” in prima battuta per una mera esigenza tecnica. A differenza delle poesie o comunque delle forme più complesse ed esteticamente riuscita di poesia, le urla vivono liberate da qualsiasi modello formale, costrizione dentro il verso et varie et eventuali. Rispetto alla loro sostanza-altra invece parlano soltanto di libertà dello spirito che in quanto tale può essere intesa da ciascuno come meglio crede e in base al suo understanding, background e mood. Spero di avere risposto. Ciao

    ps Sono molto felice per te e per Carlo. Un bacione da parte mia.

  36. certo, la situazione della poesia è notevolmente peggiorata in questi ultimi anni nel senso che a Milano in alcune librerie sono spariti gli scaffali di poesia. Una volta alla Feltrinelli cercavo le quartine della Valduga, le trovai sotto una pila di libri vari, le povere quartine eranto tutte impolverate, sepolte da mesi sotto quella pila… ma la cosa peggiore mi capitò in una libreria a Parma quando chiesi la prima raccolta della Merini, e la risposta fu: ” La Merini chi?”, ohibò non conosceva cotal autrice. ecco, concludete voi…

    Ps. nei pochi scaffali rimasti oramai si trovano i soliti noti: Neruda, Pessoa, qualche antologia della Mondadori, ovviamente.

    • Ecco, Marco, hai detto bene e la cosa che mi fa imbuffalire è che la poesia è contenuta in un libro, il quale libro non ha più spazi dentro le librerie. Perchè? Allora sono i librai che boicottano, eppure se vendessero quei libri, esponendoli, guadagnerebbero uguale.
      Non so, c’è una specie di mood, direbbe Rina, una presa di posizione presa non so da chi per la quale si dice che la poesia non si vende più. ED IO NON CI CREDO.
      Basta evidenziarla, basta propagandarla e ce n’è bisogno, visto l’abisso di ignoranza intellettuale che stiamo attraversando.
      Scommetti che se un pinco pallino del grande fratello dovesse pubblicare poesie non avrebbe successo? Son sicuro che lo avrebbe, alla faccia di quell’ignoranza che occupa le menti della moderna e civile Italia
      gavino

  37. Sì Gavino, alcuni librai boicottano. quando io richiedo delle presentazioni per degli autori molti mi rispondono che le presentazioni sono inutili perchè non portano gente. capita anche ai musicisti che devono assicurare persone al locale per far vendere al gestore più birre e dunque assicurargli il guadagno per la serata. Concordo con te, la poesia si può vendere, bisogna semplicemente cambiare “i centri di potere”. Un’altra soluzione potrebbe essere di mettere su in “franchising” una catena di librerie che propongono solo libri di poesia di piccoli e medi editori. qualcuno ha iniziato a farlo, potrebbe essere un primo passo…

  38. Caro Marco, non ricordo quando, l’anno scorso di certo, “navigando” mi son imbattutto in una libreria, in Portogallo, una di quelle speciali, infatti vendeva ed esponeva e presentava solo e soltanto libri di poesia, da tutto il mondo. Ovviamente frequentatissima, da giovani e meno giovani, con spazi per un caffè o una bibita, a parte gli incontri tra persone che amavano ed amano questo genere di lettura. Mi sa tanto che in Italia ci si vergogna un po’ a dire che si è amanti e lettori di libri di poesia. E’ un dubbio ma non confortato dalla realtà. I miei libri li ho sempre presentati presso istituzioni pubbliche, vedi sale del consiglio comunale, scuole superiori ed aule di Università. Il pubblico c’era, e sempre oltre le 50 presenze, il che non è male per un autore non famoso, anzi tutto il contrario
    Quella tua proposta è validissima, se avessi le possibilità, la realizzerei, in barba a tutti i noir dei noti e meno noti
    gavino

  39. “clickare mi piace”
    Ho iniziato e subito smesso, perché son troppi i vostri versi che mi piacciono, potrei dire tutti.
    Concordo con alcune delle opinioni che sopra esprimete e amo la poesia.
    L’amo soprattutto perché è voce dell’anima e non per la perfezione della forma, non per la raffinatezza delle rime o della metrica (che non sono certo in grado di giudicare) e men che meno per la firma che porta. E’ un amore istintivo, un impeto.
    Leggo le poesie e talvolta sento l’urgenza di scriverne. Senza esserne capace, benchè quelli che leggono i miei scritti sostengano che la mia prosa è molto poetica, molto musicale. Strana costante della mia vita, sono sempre a metà strada fra una cosa e l’altra, tante piccole o grandi contaminazioni. Del resto non siamo forse noi stessi il frutto di una contaminazione? Fusioni casuali e irripetibili di due diversità da cui scaturiscono anime. Anime di poeti, di narratori, di folli o di sognatori. Anime la cui voce, ogni voce, non merita forse di trovare la “sua” poesia? Sublime o mediocre per chi la legge, ma vera e sofferta o estatica per chi la scrive.
    Ho come l’impressione che la poesia non vada più di moda perchè è la bellezza stessa ad essere passata di moda. E sembra quasi un paradosso perchè di immagini di “bellezza” è pieno tutt’intorno. Spot. Tutto è uno spot che usa il concetto di bellezza come scudo e pretesto. E in tutto questo “spledore” si è perso il gusto della leggerezza, della ricchissima impalpabilità di un linguaggio che oggi ti fa sembrare stantio. Sorpassato. Fuori moda.

    • la poesia “l’amo soprattutto perchè è voce dell’anima e non per la perfezione della forma….”
      Ecco perchè nasce la poesia, perchè la si sente e con essa si colloquia, percchè in chi la scrive è sempre latente il suo alter ego che vuol esporsi alla sua mente, dopo alla sua parola e dopo ancora ai suoi versi scritti. E’ una specie d’incontro intimo dal quale e nel quale qualcosa si deve pur creare. E’ quella contaminazione di cui parli, Francesca, che dopo crea quel soliloquio dal quale, alla fine, bisogna uscire e lla luce del sole.
      Sì, la poesia non fa moda, non fa trendy, anche se in essa si trovano i pilastri della “bellezza”, altrimenti diffusa in quegli spot che sono, comunque e sempre, sinonimo del voler sembrare, a tutti i costi, mai quello dell’essere.
      Gavino

  40. “ Poter lasciar trascorrere l’amore sul mio viso, un amore indifeso, ogni momento rivelato.
    Mettermi nelle tue mani e, con dolcissimo sgomento, consegnarmi a te. So che mi ami “
    Beh, Angela,se questa non è autentica poesia, che altro dovrebbe essere? Sei fantastica!! Da un lato ti neghi come poeta (se scrivo poetessa mi strozzi. ne sono certa, poiché penso che una persona che ama definirsi “scrittore” non si fa certo chiamare scrittrice!! Avvocato, avvocatessa, dottore, dottoressa sono le uniche eccezioni che concedo anch’io: mi piace che la professione sia declinata al maschile, e non perché io sia femminista, piuttosto considero questo pensiero “par condicio”!!) e poi dimostri di esserlo!
    In effetti, può essere un brano di un romanzo, ma quante frasi poetiche ho letto in racconti in prosa!!! Come sostiene Rina, quelle che lei definisce “urla!, sono versi liberi da ogni catena,sia stilistica che avulsa da preconcetti. L’avevo capito sai, Rina cara!!
    Francesca ha espresso meglio di me, il mio totale pensiero in materia. Mi piace l’idea di una libreria che sia anche salotto letterario, con the e biscotti, o caffè e brioches!! A Legnano esiste, si può entrare come fosse una cafeteria, e sorseggiare una cioccolata bollente, ma poi ti guardi intorno, e trovi anche da leggere e acquistare libri. Ma di tutto un po’, compresi gli ultimi best-sellers (scelti da chi? Spinti dalla critica, suggeriti dai quotidiani o settimanali, pubblicizzati in TV). Sono persuasa che se ci fosse una libreria monotematica – poetica, ci sarebbe spazio per autori noti ed ignoti! E magari un bravo lettore/ice che declama i versi, sarebbe il massimo. Ma qui mi fermo! Stiamo discutendo su un giornale online, e quindi questa dovrebbe essere la tavola rotonda dove trattare e per questo insisto con Rina affinché apra una pagina dedicata solo alle poesie. L’articolo da cui siamo partiti, richiede poi commenti che si succedono uno dopo l’altro, e alla fine risulta difficile seguirli tutti. La mia idea: pubblicare una poesia alla settimana, quella che il direttore di questa testata giudica appropriata, per poter dire nei commenti cosa ha suscitato in noi, se ci è piaciuta o meno……una poesia nota o una del tutto sconosciuta, non importa, potrebbe essere il nostro salotto letterario, ed ognuno a casa sua si gusta davanti allo schermo, quello che più gradisce: versi poetici versandosi una bevanda!!
    Ma ciò che conta resta che questo articolo ha suscitato molto interesse!!!
    Have a good sunday!!! Anche dovesse piovere!

    • Ottima, Danila, questa tua considerazione ma, soprattutto, la citazione di quella frase di Angela che altro non è se non pura poesia, spesso e volentieri prestata alla prosa.
      Ma questa non è una novità, l’ho già detto, lo scrittore o il narratore, nei suoi romanzi o racconti, ha sempre dato anima alla poesia, descrivendo situazioni o momenti di pathos o di meraviglia, magari senza accorgersene ma il descrivendo poetico è venuto fuori, e come!
      Ci sono salotti letterari ma non sono tematici e la tua proposta di crearne uno in Rosebud non è balzana, bisogna sentire il Direttore se ha voglia di accettare le nostre “urla”.
      Grazie
      gavino

  41. Grazie, Danila, di aver raccolto le mie ultime parole di venerdì.
    In quanto a un luogo di ritrovo letterario e non, ci penso da tanto tempo. Una volta lo definivo ‘il negozio delle chiacchiere’. Dove, con a disposizione le mie tartine e qualcosa da bere si potesse parlare di qualunque cosa.
    Chissà, può darsi che riesca a costruirlo qui nella nuova casa. Sai? L’ho arredata nel mio piccolo come una scenografia perchè, entrando finalmente qui e prendendone possesso (non ne sono ancora sicura completamente, mi sembra troppo bello avere un angolo di vita di cui disporre dopo anni di viaggi, di alberghi e di residence) ho deciso che, visto che dopo anni nessuno prende in considerazione i miei romanzi per sceneggiarli, io almeno mi sarei circondata di altri mondi. Ci vorrà del tempo, è appena iniziata, ma già promette bene e comunque so che qualcun altro la proseguirà.

  42. Caro Gavino, purtroppo, o purpoco (neologismo creato in questo istante!!) Rina nega la possibilità di uno spazio dedicato alla poesia su Rosebud, ma non per capriccio, piuttosto affermando che il giornale online E’ GIA’ CREATO PER LA POESIA E L’ATTUALITA’, quindi sarebbe una replica. Del resto, sia con questa pagina, che con quella della poesia allitterata, abbiamo avuto modo di confrontarci ampiamente su un argomento che ci sta a cuore.
    Cara Angela, l’idea della bottega delle chiacchiere è fantastica!! Solo che noi tutti, uniti sotto lo stendardo di Rosebud, abbiamo sedi diverse e distanti. Penso quindi che il nostro salotto rimanga quello creato da Rina!! Il tuo, invece,è perfetto per i tuoi concittadini e amici! Tenuto in debito conto che Rina mi ha dato modo di toccare con mano la sua disponibilità, credo che non mancheranno occasione per disquisire nell’ambito poetico! Tutto mi è parso coinvolgente, una vera crescita, conoscenza delle inclinazioni letterarie di ognuno di noi, della comune passione per la scrittura,sia essa in prosa che in poesia. Non ho che lodi per ognuno di voi, Rina a capofila, poiché è stata lei a metterci in contatto, Saluti a tutti

    • In effetti l’angolo della poesia s’era già creato, con Rina promotrice, e non poteva essere diversamente. Chi, fin’ora, vi ha partecipato, è stato premiato e con la dialettica, poetica, e con i commenti che rispecchiano, purtroppo e anche purpoco!, lo stato dei libri di poesia in giro per il nostro bel paese.
      Se dopo c’è o ci sara chi darà vita alla bottega delle chiacchiere poetico-letterarie benvenga, magari!, ma per noi che siamo lontani rimarrà sempre una vetrina virtuale con la quale stare in compagnia, tranquillamente, pur senza prelibate tartine.
      Cari saluti a tutti e a presto
      Gavino

  43. Cara Danila, sono d’accordo con te: Rosebud è il migliore punto d’incontro. Fermo restando che tutti voi, prima o poi, avrei piacere di avervi per casa. Per ora accontentiamoci di tartine virtuali. Sono altrettanto buone se uno ha un alto potere evocativo: ci mancherebbe se quando scrivo un libro dovessi fare nella realtà esattamente le stesse cose. Benchè una volta e proprio con il mio nuovo romanzo ancora inedito, mi sia capitato: il personaggio che era in scena in quel momento aveva bisogno di coccolarsi( era un pomeriggio di novembre con il cielo pesante e già fuori i lampioni erano accesi) e decide di fare le lenticchie. Dopo un po’ non ho resistito e le ho messe su anch’io. Così quel pezzo di libro contiene anche la mia ricetta che si evolve mentre si evolve la scena.
    Ciao.

  44. Angela!! Mi stupisci ogni giorno di più!!! Questo si che è un bel modo di scrivere un romanzo: non solo fantasia, ma anche mera realtà di un buon piatto di lenticchie! Parli della nuova casa: ma è a Ferrara? Pensa che lì vi è stato un caro amico, Padre Nicola Galeno, presso il convento dei Carmelitani Scalzi, per alcuni anni. Gli avevo promesso che sarei andata a trovarlo, anche perché dovevo colmare una grave lacuna: non ho mai visitato Ferrara, che so essere una gran bella città, malgrado la nebbia e l’umidità, nonché le zanzare estive. Purtroppo per motivi familiari, mi è stato negato questo viaggetto. E’ mia grande passione visitare le città, sia italiane che estere: preferisco 3-4 giorni in un luogo, per memorizzarlo al meglio, piuttosto che lunghi viaggi dei quali mi rimane poi un nebuloso ricordo. Chissà se un giorno non potremo incontrarci? Due tartine e un po’ di “chiacchiere letterarie” non le rifiuto di certo!!! Per ora, assaporo le tartine virtualI!Spero che il libro inedito, venga presto pubblicato!! Lo leggerei volentieri!

    Gavino! credo che tu abbia già detto tutto, confermando anche il pensiero di Angela, nonché il mio!
    Aggiungo che conosco molti siti, blog, e qualche giornale online, ma dopo i primi scambi, ho smesso di frequentarli, mentre qui mi viene naturale dialogare con voi tutti. Evidentemente si respira un clima amichevole, sincero, e si trattano argomenti che interessano tutti noi: salotto di casa, o salotto virtuale, c’è un tepore confortevole, in questi tempi non solo di gelo climatico, ma anche umano!!!! Un abbraccio a tutti voi!

  45. Danila Angela grazie per quel Rosebud è il luogo dove stare!! Ci sono mille storie dietro Rosebud, inclusa quella che dice che non si riusciva a portare ciò che abbiamo su Rosebud in altri posti, anche per problematiche formative di fondo…. E dunque quando non si può fare in casa d’altri occorre farlo a casa propria se si pensa che possa fare una differenza. E finora credo che i fatti ci stiano dando ragione…. poi si vedrà….. siamo solo agli inizi.

    Tutto ciò che posso fare sul lato poesia è creare una pagina che metterò in evidenza e chi vuole potrà postare una poesia tra i commenti. Ma non di più perché sarebbe snaturare il sito che resta un sito dedicato all’attualità…. Fermo restando che compariranno su queste pagine, se tutto andrà per il meglio, tanti di quei poeti validi che assicuro non mancherà l’occasione per confrontarsi.

    Personalmente e come è noto io amo per lo più i modernisti inglesi sia a livello letterario che poetico ma me la cavo pure con i visionari alla Blake, amo Donne e naturalmente conosco bene i sonetti elisabettiani in genere e shakesperiani in particolare… li, insomma, posso dare una mano… per il resto sono appunto “urla”. E lascio agli esperti.

  46. Grazie Rina, se pensi di tenere fissa una pagina dedicata alla poesia: ora stanno viaggiando su Rosebud due articoli sui quali stiamo commentando amabilmente!! In effetti, è già molto! nella mia crassa ignoranza, non sono in grado di classificare gli stili poetici, soprattutto quelli stranieri. Gli studi scolastici sono lontani, in seguito non ho avuto tempo di approfondire: da giovane ho lavorato presso un’advertising agency europea, poi è nata la mia prima figlia, e ho finito col fare la mamma a tempo pieno. Poi la nonna e quindi la nurse della mia anziana madre (in Italia si direbbe badante!!!). Qui sto ricuperando il tempo perduto!!! Grazie a tutti voi!

  47. Mah tutto si può fare quando si vuole. Diciamo che naturalmente su questi argomenti gioco sporco perché avendo preso una laurea in lingue e letterature straniere il minimo che possa fare e conoscerle. Però è pur vero che serve l’interesse ci sono persone che dopo vent’anni dall’università… non ne ricordano nulla: per quanto mi riguarda se c’è una cosa che ricordo di quei sette o otto anni della mia vita sono solo le lezioni. Bevevo letteralmente la critica testuale, ricordo le figure retoriche come le avessi studiate ieri, ricordo gli autori, ricordo le loro opere…. ma non ricordo i colleghi, non ricordo cosa facevamo nei momenti di pausa, non ricordo barzellette non ricordo nulla. Ricordo solo, ripeto, gli autori inglesi, americani, australiani, russi, tedeschi, qualche spagnolo, qualche italiano… e mi hanno lasciato molto. Ma il tutto non fa pane… come ci hanno tenuto a ricordare sul sito scoop.it linkando proprio a questo pezzo.

    Eh già voi non lo sapeve ma i link verso gli articoli di Rosebud abbondano:)
    ciao

  48. Cara Danila, sì, abito proprio a Ferrara. Rina ha il mio recapito. Se vuoi, chiediglielo, non voglio metterlo qui in mostra. E tu dove abiti?

  49. Ringrazio anche io Rina per la disponibilità offerta ad un angolo di poesia. Ma ricordiamoci di una cosa, quando si parla di Poeti si parla e si scrive di letteratura pura, di pensiero che ha attraversato secoli di bello e buon scrivere che tutti, dico tutti, anche con un minimo di intelligenza, ci siamo portati dietro, per amore, per passione, per la stessa nostra cultura che ne ha solo guadagnato. Non tutti, al contrario, avranno la preparazione e il ricordo di studi di Rina, a parte l’età giovanile, io per primo, io che ho sempre letto per passione ed amore ed ora ho bisogno di ri-documentarmi, perchè di anni ne sono passati.
    Critica testuale? La sto leggendo soltanto in Rosebud.
    Saluto caro a tutti
    Gavino

  50. Non giochi sporco, cara Rina, diciamo che giochi bene,nel senso che ci puoi dare delle linee guida, vuoi a chi come me si è lasciata da decenni gli studi alle spalle, presa da altri impegni più contingenti, Per chi ha solo bisogno di rinfrescare le proprie conoscenze in materia, e per chi vuole solo confrontare e confrontarsi, sei un pilastro sul quale appoggiarsi!
    Bene se linkano Rosebud, spero in modo positivo!!
    Angela, io abito a Legnano da vent’anni, prima ho sempre abitato nel centro di Milano, che poi ho abbandonato alla ricerca di un angolo più verde! Chiedo a Rina se gentilmente mi invia il tuo recapito!!

  51. Arrivo qui dopo aver letto l’articolo, tralasciando -per ora- i commenti.

    E’ mia opinione che la poesia non è più chic perché nei salotti superstiti non si discorre più, ma si intavolano al più trattative, scambi di favori e perfino (sic) di prestazioni.

    Se il poeta è rimasto, eterno e immutabile, la personificazione del travaglio interiore, della sensibilità che attende d’essere disvelata in una catarsi collettiva attraverso l’incontro, sbocco necessario di una solitudine, l’uditorio potenziale è invece scomparso, trasmutato in altre fattezze che simulano ben altri fini ancora.

    Mettere a nudo la propria fragilità, o ammirarla in altri, e mostrare perfino a scopo di compiacimento la capacità di intellegere nelle cose e nell’anima: oggi è segno di debolezza il primo gesto, di inutilità inconcludente il secondo.

    La poesia tramonta perché non è più nemmeno protesi e accessorio dell’esibizionismo: a questo provvede ormai, ben più esplicita e del tutto inequivocabile, l’apparenza materiale, dagli abiti ai mezzi di locomozione. La poesia declamata con proprietà si è trasformata in un Suv.

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  1. Scherza? Certo che abbiamo libri di poesia! In fondo, a destra, l’ultimo scaffaletto, nell’angolo e… attento alla testa!
  2. Rosebud 2011-2012: gli articoli più letti. Curiosità e numeri. | Rosebud - Giornalismo online

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