di Danila Oppio. Scrive Beppe Grillo: e’ morto don Verzè, aveva 91 anni e sembrava in ottima salute come a suo tempo Papa Luciani, per rimanere nell’ambito religioso, o Sindona, per spaziare negli affari clericali. Lascia il San Raffaele, uno dei simboli del potere terreno di Comunione e Liberazione, e un crack di 1,5 miliardi di euro. Dicono che ad ucciderlo sia stato un arresto cardiocircolatorio dovuto allo stress per l’ipotesi di reati di bancarotta e associazione a delinquere. Anche se l’infarto fosse vero, nessun italiano ci crederà mai.
Una domanda: “Chi gli ha portato il caffè corretto?”.
Filippo Facci asserisce: “Don Verzè resta un uomo che nella sua lunghissima vita ha fatto più cose (buone) di quanto riuscirà la maggior parte di noi messi insieme”.
Statera: “Il jet privato, le ville in giro per il mondo, le fazende brasiliane, i festini, la religione come paravento etico, gli affari, la politica, i servizi segreti usati come armi mafiose contro i renitenti”.
Conosco don Verzè per quanto si è parlato di lui, nel bene e nel male. Ho preso alcune citazioni, giusto per fare il quadro del personaggio. Il mio punto di vista conta poco, ma sono persuasa che un uomo di chiesa debba occuparsi delle cose dello spirito, non di quelle degli affari e del mondo.
Il San Raffaele è nato per curare, come tutti gli ospedali, ed è stato voluto all’avanguardia come, anzi meglio, di alcune cliniche svizzere. E fin qui, nulla da eccepire. Ma è diventato il mausoleo di don Verzé, la cattedrale del suo potere e della sua illimitata ambizione.
Si sono compiuti passi alquanto più lunghi della gamba e – forse – in modo non proprio onesto. Dico “forse” perché non spetta a me giudicare, non ho in mano prove e documenti, ma credo che se c’è una giustizia, questa sonderà a fondo come si sia potuto toccare il fondo con un deficit tale da far scoppiare un bubbone pieno di marciume.
Il potere porta a perdere di vista la realtà: per don Verzé, pasteggiare con vini pregiati, costosissimi, sembrerebbe fosse cosa normale, così come volare su un jet privato. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…..
Ho un sommo rispetto per i sacerdoti, se questi si limitano a celebrare il loro mandato, con vocazione piena. Così se costruiscono chiese laddove non ce se sono, piccoli ma efficienti ospedali nei Paesi del Terzo Mondo, istituiscono scuole, o scavano pozzi per ottenere quel bene prezioso che è l’acqua, considero la loro opera encomiabile.
Don Verzè al secolo non ci è arrivato: com’è possibile che in un ospedale all’avanguardia, non siano riusciti a tenerlo in vita per almeno altri 200?
L’uomo si crede grande, ma poi è una falena che si brucia le ali non appena sfiorano le luci della ribalta e si sa, chi vuol salir più su di quel che possa, sente poi nel cascar maggior percossa.
Da questa vicenda ho appreso un buon insegnamento: noi non abbiamo la padronanza del nostro tempo su questo pianeta, facciamo progetti a lunga gittata, ci sentiamo immortali, ma poi finiamo tutti in una fossa, quando meno ce lo aspettiamo: vale dunque la pena lasciar di noi un ricordo infangato, perché abbiamo vissuto senza scrupoli morali?
Ai posteri e a voi l’ardua sentenza!
Nel quadro “Suora in clausura”, Doris Ulmann, 1882–1934.



















Bellissimo pezzo Danila: stiamo crescendo un’ottima generazione di giornalisti digitale. Anche se tra te e Franco a forza di “raffreddare” ho finito il ghiaccio!:) Sperem bien!!
Potrei dire che “Danila è… l’Oppio dei lettori”, come Don Verzè predicava l’oppio dei popoli. Non mi trovi d’accordo Danila.
All’inizio Don Verzè ha sognato il suo progetto, poi chi l’ha realizzato ha infangato il suo sogno. Dire che i preti fanno bene il loro mestiere solo se costruiscono chiese e scavano pozzi è alquanto riduttivo. I preti devono sporcarsi le mani col sangue, con la droga, con la prostituzione e con gli ospedali. Padre Pio fece uno degli ospedali migliori d’Italia; lo trattiamo anche lui come don Verzè? Un Papa ci provò e un altro lo ha fatto santo e allora chi dei due?
Salvo
P.S. Il ghiaccio a Rina lo porto io, oggi in Sicilia, nevica.
La discussione si fa interessante e credo che lo diventerà ancor di più domani…. Si, Salvo forse è il caso che ne raccogli una carriolata di ghiaccio temo potrebbe servire….:)
Un articolo degno di questo nome, Danila. Don Verzè era l’incarnazione del cardinale Marcinkus, lo ricordate?, banca IOR, Vaticano, Calvi e tutti quelli che gli giravano attorno, compreso quel faccendiere sardo di Torralba, attualmente sulla cresta dell’onda giudiziaria?
Solo che lui, con tutto il rispetto alla sua anima diabolica, viveva ed ha vissuto il liberalismo più sfrenato, e non da solo, semmai accompagnato dai soliti noti che pochi conoscevano.
Un suicidio recente ed un imprigionamento cautelare di un suo amministratore la dicono lunga, anzi più lunga di quello che ha scritto Danila, giustamente “preoccupata” da quello che può fare e disfare un uomo di chiesa, di santa romana chiesa. Oh! San Pietro!…..
Per maggiori informazioni potete vedere la story recente del sindaco di Lodè che aveva proibito al clan verziano di rifare, a suo piacere, una vecchia, piccola fattoria, nel suo comune.Finì tutto a tarallucci e vino, molto vino, ma pregiato, per la buon’anima
gavino
Sono felice che il mio articoletto abbia suscitato pareri discordi: questo significa che siamo gente libera di esprimere il proprio parere, pro o contro qualsiasi fatto. Chi è ben informato, dovrebbe rinverdire le notizie su don Verzé, che fa rima con don Raffaè, non so se mi spiego! Sono decenni che quel pseudo sacerdote (è stato sospeso a divinis, e questo la dice lunga) è indagato, giudicato, poi assolto perché non esiste reato (quando si ungono le persone giuste). Nel mio articolo ho scritto chiaramente che l’ospedale in sè è un capolavoro della scienza medica, ma non si costruisce un palazzo su fondamenta corrotte, prima o poi crolla! E ci sono cose che non posso scrivere, ma che conosco da vicino, sul piano finanziario e sulle manipolazioni del don. Certamente si è servito di gente senza scrupoli, ma credetemi, non è stato ingannato da nessuno, era perfettamente conscio di ogni sua decisione e conseguente scelta, entrambe frutto della sua megalomania. E sul fatto che approvo i preti che costruiscono opere a fin di bene, non mi sono limitata a sostenere solo questo, quanto al fatto primario che si debbano occupare delle cose spirituali, delle anime!
Sono davvero nauseata e stanca di un certo andazzo, vuoi politico, vuoi economico della nostra società: governanti interessati solo al proprio tornaconto, politici che cercano la gloria quasi sempre immeritata, industriali che licenziano e aprono aziende all’estero, dove il costo del lavoro è notevolmente inferiore (e magari si possono evadere le tasse con nonchalance) e via di questo passo.Ho voglia di onestà, di rettitudine, di giustizia e di ogni altra forma morale che da tempo viene considerata roba sorpassata. Oggi vengono innalzati agli altari multimediali solo i furbi, gli arrivisti, i falsi vip: tutte meteore di cui mi auguro che la loro orbita sia in fase discendente!!! Uomini e donne fasulli, vuoti, privi di scrupoli, senza il senso dell’onore (sostantivo ormai abbinato solo alle cosche mafiose, mentre dovrebbe essere patrimonio di tutti). Sostengo che “date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che gli appartiene” sia ancora valido: i preti lascino ai faccendieri le manipolazioni di uomini e quattrini, e si occupino solo del loro mandato apostolico,
Uno dei più grandi pensatori moderni il Cardinale Newman scriveva:
“Dal momento che è diffusa l’errata opinione che i cristiani, e specialmente il clero, in quanto tale, non abbiano nessuna relazione con gli affari temporali, è opportuno cogliere ogni occasione per negare formalmente tale posizione e per domandarne prove. E’ vero invece che la Chiesa è stata strutturata al fine specifico di occuparsi o (come direbbero i non credenti) di immischiarsi del mondo.”
Ritengo che giudicare l’anima, i propositi, le vere motivazioni, le azioni degli altri, senza conoscerli intimamente, si corra sempre il rischio di formulare un giudizio temerario.
M. Teresa
Credo che per certi versi stiamo tornando verso alcuni temi trattati anche nell’articolo di Enrico. Esiste, ed è sempre esistito un gap formidabile tra la religione ideale proposta da Cristo e quella professata dai suoi uomini in terra. Gli uomini e le donne di Chiesa dovrebbero trattare argomenti-altri. Detto questo, è pure vero che alcuni compiti-spirituali hanno bisogno di un input pragmatico. E’ mia opinione per esempio che qualche volta possa servire “sporcarsi un poco le mani e l’anima” per costruire un ospedale che allevierà i dolori di molti….. Perché no? Il problema sorge solo quando quei molti anziché essere gli “ultimi fratelli” di cui parlava Gesù Cristo, sono i figli di Tizio e di Caio. Insomma, i soliti noti, GLI AMICI. O meglio l’elite, l’establishment. A quel punto l’anima credo ce la si potrebbe essere fottuta per nulla.
Solo pensieri in libertà si intende perché noi possiamo solo ragionare su situazioni astratte e non abbiamo né il diritto né il “dovere” di speculare su ciò che non sappiamo. Credo.
Cara M.Teresa….sul giudizio temerario posso essere d’accordo, ma su fatti ben segnalati, che non sono cosa di oggi, ma vecchi di anni, si può solo o condividere o prendere le distanze. La Chiesa deve fare un netto distinguo tra “cose del mondo” e cose di Dio! Gesù disse chiaramente ai suoi discepoli: siate NEL mondo,ma non siate DEL mondo”. Chiarissimo il concetto. Occuparsi del male del mondo è dovere della Chiesa, per risanarlo, ed in questo rispondo anche a Salvo, quando parla del “sporcarsi le mani”. Ma se un medico non usa le precauzioni quanto cura un malato infetto, s’infetta pure lui. Mi pare evidente che un conto è prendersi cura del male, sia esso fisico che morale, un conto è farsi contagiare. Posso immaginare, anzi lo voglio, che don Verzè sia partito con un bagaglio di buone intenzioni e sentimenti, ma poi si è fatto fagocitare da qualcos’altro. Potere, cattivi consiglieri, megalomania…. in quanto a quest’ultima, dimmi cosa serve, a livello di cure ospedaliere, quella cupola con l’angelo, costata una barca di soldi! Che lìArcangelo dorato forse serve a curare i degenti in ospedale? Cè una grossa tendenza al buonismo: tutto si copre,tutto e lecito o quasi, ma cosa vuoi che sia, c’è di peggio, e via discorrendo! Poi ci lamentiamo che le cose vanno male, e per “cose” intendo la politica, il governo,l’economia, le istituzioni, compresa la Chiesa, ma cosa facciamo per interrompere questa rovinosa caduta in basso? Teniamo la bocca chiusa, al massimo facciamo come te, tappiamo quella di chi vuol denunciare, giustifichiamo anche i reati più miserevoli. Non mi sono mai occupata in passato di certe situazioni: lasciavo correre,mi bastava star bene io e la mia coscienza, gli altri facessero quello che meglio o peggio credevano. Ma se non alziamo la voce, se non mettiamo un out-out a certe deplorevoli azioni, che mondo offriamo aile generazioni future? Da chi potranno mai prendere esempio,se non ci sono giuste figure di riferimento ? Voglio che i miei figli ed i miei nipoti sappiano che “così non s’ha da fare!”. Smettiamola di difendere le azioni di chi non merita lode!! ( e badate bene, io non condanno colui o colei che sbaglia, ma le azioni errate, e don Verzé ne ha commesse tante!
Danila, ti leggo adesso per la prima volta, e apprendo da Rina di non essere l’unico responsabile dello svuotamento della ghiacciaia di Rosebud. Complimenti. Aver compagni al duol scema la pena. Ma andando alla sostanza del tuo scritto, ho ricopiato un pezzo pari pari perchè è la storia della mia vita. Traduci il tutto al maschile ed è cosa fatta. “Non mi sono mai occupata in passato di certe situazioni: lasciavo correre,mi bastava star bene io e la mia coscienza, gli altri facessero quello che meglio o peggio credevano. Ma se non alziamo la voce, se non mettiamo un out-out a certe deplorevoli azioni, che mondo offriamo aile generazioni future? Da chi potranno mai prendere esempio,se non ci sono giuste figure di riferimento ? Voglio che i miei figli ed i miei nipoti sappiano che “così non s’ha da fare!”.
Per me questo concetto non fa una grinza, sembra distillato dal mio cervello. Nell’argomento don Verzè non oso entrarci perchè non sono documentato, ma consentimi una piccola considerazione.
Viviamo in un sistema di libero mercato mondiale in cui gli imprenditori che dovrebbero intraprendere un’attività produttiva e assumere lavoratori, per una mutazione genetico-morale hanno perduto la IN e si sono trasformati in PRENDITORI, in rapaci sfruttatori e razziatori di uomini e cose, con l’ossessivo interesse di lasciare disoccupati un numero crescente di individui, per poterli sfruttare per fame e sfinimento.
Quindi l’uomo di chiesa che dovrebbe occuparsi di spirito, viene spinto ad occuparsi di materia. Ma maneggiare materia è rischioso come cavare patate bollenti dal fuoco. E se è un uomo di chiesa a scottarsi, a fallire il bersaglio, le aggravanti si sprecano.
Ma non dobbiamo mai dimenticarci che IL MARE CHE DIO HA CREATO IN ORIGINE FRA IL DIRE E IL FARE, OGGI HA LE DIMENSIONI DI UN OCEANO.
Fra un filosofo o teologo che pensa senza mai sbagliare, (come facciamo noi adesso scrivendo) e un imprenditore che fa e sbaglia anche vistosamente, io, senza alcun riferimento al don Verzè di cui non so niente, se proprio devo sprecare una punta di indulgenza di troppo, preferisco l’imprenditore che assume e mantiene famiglie, al filosofo o teologo onestissimo fino alla lira, ma che non salva anime, visto che son finite tutte in rottamazione, e produce valore aggiunto solo per sè, spesso diffondendo ideologie demenziali.
Danila, questa è la mia umile idea. Apprezzo la tua onestà intellettuale e quindi ho religioso rispetto delle tue opinioni. Alla prossima, franco luceri
Non voglio intervenire nella vostra bella discussione Franco quindi ignorate questo commento. Volevo sottolineare come l’incipit al tuo commento si sia guadagnato l’ennesima prima pagina su Rosebud tra gli ipse-dixit de noiartri. Ormai sei la stella incontrastata del sito mitico Franco!
Per il resto di che ti sorprendi: di fatto sto allevando una scuola di giornalisti-digitali proprio come li avevo sempre immaginati io!!! Chiamami la Maria-de-Filippi de noiartri o del giornalismo-online che dir si voglia. Ciao.:)
Rina, se ti fa piacere, posso pure dirti che mi sorprendi come “allevatrice” di giornalisti digitali. Ma io provo meraviglia solo davanti alle bellezze della natura: Per i cervelli, per i cavalli di razza, per i purosangue mi affido all’intuito da mezzo secolo e non ho mai sbagliato una puntata. Quando ti ho contattato su Aphorism, di tuo avevo letto solo la definizione della parola genio e ho capito che sul “cavallo” Rina Brundu, l’asino franco luceri avrebbe potuto puntare tranquillo pure la vita. E’ difficile che tanto possa bastarti, ma il problema è tutto qua. Che sia stata la tua anima a tamponare la mia o viceversa, non saprei. Ma non chiedermi di chiamarti M.D.F. di Rosebud, perchè meriti benaltro. Ciao f
Effettivamente “allevatrice”….:)
Sono in linea con Franco Luceri! Lascia perdere Maria De Filippi.Rina, il confronto tra voi è di 100 a 1, a tuo favore!!! Ma che Rina, caro Franco, sia una buona allenatrice di cavalli di razza, l’ho toccato con mano! Ma quale asino.Non sono in grado di valutare lo stile, come può fare molto bene Rina, ma sicuramente il contenuto, ovvero il tuo pensiero, è profondo e vero! Anch’io rispetto le opinioni altrui, e se tutti vedessero la vita sotto un’unica angolazione, che tristezza! non ci sarebbe scambio culturale, non amichevoli scontri sui diversi punti di vista, un piattume da spavento!!!!
Mi è piaciuta la frase: “se sia stata la tua anima a tamponare lamia o viceversa, non saprei!Io credo che si siano tamponate entrambe molto bene, non in uno scontro, ma nell’incontro!!! ciao a entrambi!
A mio avviso meglio sarebbe se tornassimo sull’argomento dell’articolo. Per esempio a me piacerebbe sapere che uomo era, o meglio che “carattere” era Don Verzé…. Il carattere di un uomo non è sempre specchio della sua sostanza, ma, conoscerlo, aiuta.
Gentile Danila, mi piace immaginare che il povero Don Verzé, sia arrivato alle Porte del Cielo, mogio mogio, per aver disatteso la virtù della povertà, per un sogno più grande delle reali possibilità. Lui, ha comunque portato a termine un Ospedale di eccellenza, in molti reparti. Gesù, nella Sua infinita Misericordia terra conto di questo, poiché tanti malati si sono potuti curare meglio, proprio per la “megalomania” di un sacerdote dalle mani bucate. Inoltre, il Signore sa trarre il bene da qualsiasi male e solo Lui sa leggere e valutare con giustizla, l’ intima sofferenza di un Suo servo che ha sbagliato.
Pensi anche, a quante cattedrali nel deserto, sono state costruite con i soldi di tutti noi, carceri, caseme, ponti, strade inutili, centri sportivi invasi da erbacce etcc.
Come sempre,nessuno pagherà per tali danni che ci hanno impoverito!
Tutti vogliamo un mondo migliore, onesto vivibile, amici sinceri e affidabili, politici seri, ma
le parole non bastano, la musica cambierà solo se ciascuno di noi, con buona volontà e un pizzico di altruismo, metterà la propria gocciolina per alimentare le piccole pozze sane che a macchia di leopardo ci sono in molte parti d’Italia.
Gentile Danila, Rina mi conosce bene da anni, e sa come la penso e come vivo.;
perciò mi scuso con Voi, se il mio punto di vista è diverso e se mi sono espressa con sincerità. Grazie per l’ascolto.
M. Teresa
Carissima trovo il tuo commento molto appropriato. E molto saggio. Ben sapendo quanto tu abbia a cuore le cose dello spirito ti fa onore che tu sappia guardare alla faccenda tanto spassionatamente mentre difendi comunque il tuo credo. Un abbraccio.
E’ doveroso da parte mia rispondere ancora una volta a Maria Teresa: è vero,l’ospedale San Raffaele è un’opera compiuta, ma se questa impresa ha causato un crack di 1,5 miliardi di euro, non è cosa ben riuscita. Se io mi costruissi un castello, non con soldi miei, ma chiedendo finanziamenti a destra e a manca, e poi non ho modo di restituire il prestito, questo castello mi appartiene? No di certo! Quindi quanto ho costruito non è frutto di un oculato impegno personale, o di un finanziamento studiato a tavolino, da ammortizzare in un dato periodo i debiti contratti, ma piuttosto un modo per vivere alla grande senza pensare alle conseguenze. Se infatti il S. Raffaele non troverà acquirenti, rischia di chiudere, e sempre se le notizie media sono esatte, il Vaticano ha ritirato la proposta di aiuti, e allora non solo tutto crollerà miseramente, ma molti perderanno il posto di lavoro. Spero così che qualcuno sia disposto a salvare l’ospedale.
Sul piano spirituale, la sofferenza per me aumenta. In questa sede non ho mai parlato del mio credo, della mia fede, e di che ruolo io abbia nell’ambito ecclesiale. Lo faccio ora: sono una carmelitana secolare, ovvero una religiosa laica, e quindi incuneata nella Chiesa in modo definitivo, e che amo molto. Per questo sono così arrabbiata quando succedono cose che non rientrano nello specifico di un membro della Chiesa, che possono spaziare dalla pedofilia all’associazione a delinquere, ad azioni fraudolente, a comportamenti non consoni ail’Ordinazione ricevuta o ai voti emessi da un religioso. Vale anche al femminile, per par condicio! E sono stanca dei silenzi, delle coperture, e del svicolare da certi argomenti, tutto nascondendo dietro un dito. Mille giustificazioni inutili e spesso dannose.
Un prete sbaglia? E’ un uomo che ha sbagliato! Stop. Che errore ha commesso? Un crack economico. Come tanti! Ma essendo un prete, va giustificato, perdonato. E se fosse un Paolo Bianchi qualsiasi? Ah no! Quello va linciato! Davanti al Dio ci arriviamo tutti, credenti o atei, e poiché credo nella giustizia divina, sono certa che Dio giudica le azioni, e non se l’uomo che le ha compiute sia stato prete o laico. Credo nel contempo nella misericordia, e sono certa che il Signore terrà conto delle attenuanti di ogni specifico caso.
La giustizia umana è molto diversa: non sempre è giusta, talvolta si fa corrompere, talvolta è eccessivamente severa, talvolta condanna un innocente, e la talaltra assolve un colpevole.
Mario Cal, il braccio destro di don Verzè, il 18 luglio dello scorso anno decise di spararsi, per quale motivo? Paura della giustizia? Vergogna? Non saprei, ciò di cui sono convinta, rimane il fatto che un uomo onesto, che non ha nulla da nascondere, non cerca di fuggire da vigliacco, uccidendosi. Sempre che non si tratti di omicidio, poiché anche la morte di don Verzé pare programmata: 31 dicembre 2011, ultimo botto di capodanno.
Mi sovviene il caso Gardini, e molti altri: quando la corda che si è tirata comincia ad arrotolarsi intorno al collo,si finisce col rimanere soffocati.
Per questo grido evviva l’onestà,per questo sogno un mondo pulito, giusto.
E cara Maria Teresa, certo che dobbiamo esporci in prima persona, mettendoci di nostro perché se un filo d’erba cresce in un terreno incolto, altri fili d’erba prendono esempio e formino un prato! Ma non basta! Non posso curare il mio orticello, se quello del vicino è pieno di erbacce infestanti: devo chiedergli di ripulire il suo terreno, e se non lo fa, devo denunciarlo alle autorità competenti. Questo non lo dico io, lo dice Gesù Cristo agli apostoli: ” se un fratello sbaglia, prendilo da parte e indicagli il suo errore. Se il fratello persiste nel suo errore, chiama a testimoni altri fratelli, e se il fratello è incorreggibile, portalo davanti a tutto il Tempio. (che allora aveva funzione di tribunale). Poi ci sono i Giuda, che risolvono punendosi da soli, col suicidio!
Non si deve scusare per essere stata sincera, cara Maria Teresa, ha detto ciò che sente giusto, e che anch’io condivido, ma la verità è come un poliedro di cristallo, ha mille sfaccettature, dipende da che parte lo si guarda, e si vede brillare solo il lato illuminato dalla luce, mentre altri lati restano in ombra, se non si prova ad illuminarli! Grazie a lei!
Vedo che questa discussione sta entrando nel vivo soprattutto grazie a delle persone molto vicine alla Chiesa. Conosco da tempo l’anima di Maria Teresa (che amo prima che per la sua bellezza artistica per sua bellezza e brillantezza tout court) e conosco dall’ultima-notte-di Natale quella altrettanto bella di Danila. Io non ho titolo per entrare negli aspetti spirituali di questa discussione. Come editore voglio però rimarcare che tutto ciò che si legge in calce a questo aritcolo sono mere opinioni di chi le esprime e che non hanno alcuna valenza se non in quanto opinioni, appunto… Come persona, come Rina, forse l’unica nota che mi sento di aggiungere è che il suicidio, a mio modo di vedere, non è un atto vigliacco. Personalmente lo vedo come un atto molto privato, che va rispettato in quanto tale, soprattutto perché figlio della solitudine. Non sono, lo ho ripetuto più volte, una frequentatrice di Chiesa ma ancora ancora sono un Essere che crede di poter, di sapere, di volere aprire il cuore a chiunque… anche quando sbaglia. Soprattutto, se sbaglia perché a stare con chi non sbagia mai siamo buoni tutti. Dunque la mia opinione non potrebbe mai essere di condanna per chi arriva fino all’estrema decisione di togliersi la vita, quanto di pietà per chi gli ha permesso di farlo. A torto o a ragione.
Gentile Danila, non voglio essere invasiva, sul piano umano la capisco, ma su questa terra la parola giustizia è una mera utopia, poiché troppi fattori la inquinano e malgrado i nostri lodevoli sforzi sarà difficile che brilli per tutti. Sono lieta che Lei sia una persona religiosa, è un grande dono essere cristiani, però questo non ci impedisce di sbagliare in ogni minuto della nostra labile vita anche più deglialtri e perciò saremo giudicati severamente più degli altri. Abbiamo però due armi potenti, la fede e la preghiera, che possono spostare le montagne. Spero che su questo sia daccordo con me. Io termino qui la questione. Mi permetta un abbraccio fraterno estensibile a Rina che ha avuto la pazienza di ascoltare le mie geremiadi.
la Sua M. teresa
Ringrazio Rina per il suo commento. Ho definito vigliacca l’azione di quell’uomo, non il suicidio in sè, che può essere l’epilogo di un dolore insostenibile, di un rifiuto alla vita: molte sono le ragioni che portano a questo gesto, e tutte diverse. Ho conosciuto persone che hanno scelto di togliersi la vita, e tra queste mio nonno materno. Di conseguenza so di cosa parlo, e provo un’infinita pietà per tutti coloro che non hanno avuto la forza di affrontare il proprio dolore e superarlo. Ma nel caso specifico la vedo in altro modo – magari ho torto, non lo nego – ma penso che se questa persona è stata accusata di azioni illegali, avrebbe dovuto accettarne la condanna, se davvero ne fosse stato colpevole, oppure difendersi, in caso contrario. Se tutti scegliessero quella che potrebbe sembrare la via più facile per sfuggire ai guai, alla sofferenza o alla vergogna, il mondo sarebbe un enorme cimitero. La vita è la cosa più preziosa che abbiamo, e dobbiamo rispettarla: omicidio o suicidio sono sempre atti contro la vita, ma qui entreremmo in un tema più vasto, che comprende eutanasia e aborto.
Sono credente perché certa che il Padre è il Dio d’Amore, e che molto perdona, cosa che noi esseri umani spesso non sappiamo fare, e per questa ragione ci sono guerre, faide, famiglie che si sfasciano….dove non c’è perdono, non c’è Amore. Dobbiamo saper perdonare prima noi stessi, così che certe scelte drastiche si possano evitare. Si arriva ad odiare anche sé stessi, e credo sia questa una delle ragioni per cui si arriva a sopprimere la propria esistenza! Non occorre essere un frequentatore di chiesa, per avere una morale salda, e la giusta etica. Un abbraccio a tutti! E’ splendido dialogare con questo stile che rispetta il pensiero altrui, e che corregge dove è il caso! Accetto con molta disponibilità i punti di vista differenti, ed eventuali correzioni. Grazie a Maria Teresa e a Rina: si è trattato di un dialogo costruttivo, che spero utile anche a tutti gli altri lettori
Non ci sono “correzioni” Danila: e chi mai potrebbe farle? A mio avviso ci sono diverse visioni delle cose della vita basate sulle diverse esperienze che si fanno. E tutte queste visioni aiutano a guadagnare prospettive angolazioni interne. Io non sono certa che la vita sia dono tanto prezioso: io penso che sia un dono come un altro nel lungo percorso dello spirito (inteso come essenza – non in senso religioso)…. Più preziosa a mio avviso è la capacità di apprendere e quella di aprirsi agli altri. Di amare gli altri. Conosco persone di 100 anni infatti a cui 100 anni non sono bastati per cambiare di un solo millimetro… per insinuare il dubbio o una lucetta d’amore… e non ho capito se questo è bello. O triste. Ma, appunto, aiuta a riflettere.
E’ quanto intendp, Rina cara, quando parlo di VITA: non certo quella vissuta lasciandosi scorrere il tempo addosso, senza arricchirsi interiormente. Alla nascita, ognuno di noi ha un pacchetto all inclusive donatoci gratuitamente: una mente pensante, un cuore pulsante (d’amore) il desiderio di conoscenza. Non è importante lo sviluppo esteriore, quanto quello interiore. Se non cresciamo DENTRO, saremo solo un corpo che si muove nello spazio, trascinandosi stancamente nella routine quotidiana. Ma se non si possiede la vita, quella che ci fa respirare i giorni, non si può né apprendere né aprirsi agli altri. Il valore dell’esistenza è comprensivo del corpo che hanno concepito i nostri genitori, se non avessimo quello, non potremmo realizzare quelle aspettative che richiediamo a noi stessi. E lo spirito inteso come essenza, non deve essere necessariamente legato ad una religione! E’ talmente qualcosa di così straordinario, proprio perché libero! Personalente, dopo un lungo periodo di riflessione, di dubbi e certezze, ho scelto un cammino, perché dentro questo ho trovato le risposte che cercavo. Altri le trovano su altri percorsi, ma sono a mio avviso, tutti validi. Ciò che importa è dialogare, amare, donare e donarsi, accrescere la conoscenza, poiché è quella a fare la differenza tra un gattino affettuoso e l’uomo consapevole di questo affetto! Un po’ fuori tema, ma ci tenevo a sviluppare un concetto che mi pareva lasciato in sospeso.
Concordo pienamente Danila: sono tutti validi! Un abbraccio.rb
Ho letto il pensiero di tutti voi su don Verzè, ho anche riletto il tutto, oggi pomeriggio, al rientro da due funzioni religiose, cui non poevo mancare. La prima era un funerale di una cara persona, ex preside, che se n’è andata in silenzio, e l’altra era per un trigesimo in memoria di un amico, avanti nell’età. A casa, dopo, rileggendo Rosebud e di don Verzè mi son chiesto della VITA e della MORTE. Per me, ignorante del vivere, sono la stessa cosa, si nasce per morire, non si muore per rinascere, ammeno che non si vada da un medium o da qualcun altro.
Quelle tre cessazioni di vita sono uguali, rispetto al credente, ma uno o una, quella di don Verzè è “diversa”, perchè accompagnata, in terra, da una vita vissuta NON nella carità, in quel cristianesimo cui, all’inizio, il nostro DOVEVA dedicarsi.
Il resto è stato abbondantemente spiegato, a chiare lettere, da tutti gli interventi, i quali, è bene sottolinearlo, sono uno più rispettosi dell’altro, per quanto riguarda la sfera della fedeltà di ognuno di noi.
Grazie a tutti, è servito anche questo, per crescere
e conoscerci, in piena libertà.
Grazie Rina
Gavino