di Franco Luceri. E’ semplice capire perchè le democrazie occidentali falliscono in massa. In sei decenni di sviluppi scientifici e tecnologici che hanno reso fiumi di ricchezza, pochi Stati hanno avuto il buon senso di spenderla per adeguare le loro tecniche di caccia e pesca (economica) verso lo sfruttamento dell’intelligenza dei geni, dei MIGLIORI, dei Bill Gates, a vantaggio dello Stato e quindi della collettività.
Così i politici hanno ripiegato verso la pesca a strascico speculando sugli errori (culturalmente e giuridicamente indotti) dei PEGGIORI, i quali rendono un millesimo di ciò che costano.
E spostando fiumi di denaro, si sono spostati fiumi di potere dal pubblico al privato, dallo Stato legale alla mafia locale, fatta di consorterie fameliche chiamate caste, che hanno accumulato una tale quantità di privilegi e di guadagni, da mangiarsi popolo e Stato.
Ecco perchè l’Italia è ad un passo dal default, pur con un fisco famelico con i poveri (che vengono ridotti al suicidio anche per semplici errori formali, senza un centesimo di danno per lo Stato). Perchè ha un esercito crescente d’intoccabili REGNANTI che scoppiando di obesità finanziaria sono costretti a portare in Svizzera fiumi di milioni.
Chi mette in dubbio l’impegno italiano a lottare contro l’evasione, provi a smarrire lo scontrino fiscale di un leccalecca all’uscita dal bar, e si ritroverà in galera con tutta la sua famiglia, e in buona compagnia con quella del barista. Ma se hai una vagonata di euro da esportare in un paradiso fiscale non farti scrupoli e parti subito, che per la lotta all’elusione l’Italia non si è ancora attrezzata, ed è improbabile che in futuro i REGNANTI della burocrazia e della finanza le lascino il potere di farlo.
Se poi l’Italia dovesse avere necessità di contanti non ci sono problemi, prestaglieli a strozzo comprando titoli pubblici, e ipotecando lo Stato e il futuro degli italiani.
In Francia Robespierre riuscì a liberare i poveri dai REGNANTI, ma per liberare l’Italia dalle CASTE temo non ne basterebbero cento di Robespierre.
Chi volesse commentare criticamente questo pezzo lo faccia, chi volesse arricchire questa chiave di lettura o aggiungerne una nuova e magari totalmente opposta, si accomodi.
E a tutti, grazie in anticipo.
Fonte fotografica Wikipedia.



















Franco per “raffreddare” questo pezzo ho dovuto metterlo in frigorifero a temperatura -20 che mi ha ricordato quando sul Gennargentu gelava e le tubature scoppiavano.
Eppur la domanda che mi preme è codesta: ma quali sono, o quali sono state, le democrazie occidentali che hanno fallito in massa? Islanda esclusa s’intende ma quello è stato una botta-di-eccesso-da-SUV…..
Io volevo e stavo approntando un articolo proprio sull’EURO e sulle malefatte sorte dopo la sua “invenzione”. Mi concedete 24 ore di tempo per rivederlo e spedirlo? Vi posso anticipare il titolo: “La legge punisce i fabbricanti e gli spacciatori di moneta falsa”.
Se volete, domattina lo spedisco all’Ottima(com’era bello il latino!) Rina che potrà pubblicarlo se le dovesse garbare parecchio.
Salvo.
P.S. Leggo sempre con piacere gli articoli di Franco e vorrei rileggere anche il Gavino.
Salvo, attendiamo con trepidazione il tuo articolo, invialo quando vuoi. In realtà su Rosebud vi è un’unica condizione alla pubblicazione: il titolo lo fabbrichiamo nosotros!!!:)
Trattasi di forche-caudine a cui si sono sottoposti tutti gli autori ma nella maggior parte dei casi parevano felici:)).
Attendiamo tuo pezzo. E’ appunto tempo di parlare di Euro. Grazie.
Dimenticavo, a questo indirizzo: redazione.rosebud@yahoo.com
PS Il latino era ed è bellissimo. Di fatto siamo passati dalla filologia germanica a quella latina perché come dicono in sardo: a mandae a malu missu mellus chi du facciada issu. Gavino tradurrà! Attendo pezzo!
Rina, ma è giusta quella frase che hai scritto in sardo?, mi sembra di aver capito il senso ma non sono affatto sicuro. Ho denunciato pubblicamente le mie lacune, in altro commento
Caro Franco, hai parlato così bene dello status quo che non so cosa potrei aggiungere.
Forse solo una cosa: abbiamo davvero perso la speranza di cambiarlo? come possiamo, almeno nel nostro piccolo? cioè, possiamo almeno, ci rimane almeno la possibilità di continuare a farci considerare ingenui, sprovveduti, svalutati, ma onesti?
Angela
Caro Franco, se in Italia, quella odierna, si dovesse nominare Roberspierre, quella CASTA, ovvero I REGNANTI, scenderebbero in piazza, te lo giuro! E non sono pochi!
Magari il popolo sovrano li applaudirebbe, poverini, tanto noi siamo mossi da fantozziana pietas, perchè siamo, appunto, umani.
Io, tempo fa, scrissi quest’articolo, breve, innegiante all’Italia dei valori(non a Di Pietro), che vorrei leggeste, se Rina lo permette.
IL tuo sfogo, giustificatissimo, lo faccio mio, di tutti, non penso di trovare alcun amico contrario.
ciao
gavino
ecco , Franco, quel mio pensiero che si sposa con il tuL’Italia dei valori (minuscolo)
Quanto vale, oggi, l’Italia nel suo complesso?
Per Amor di Patria, diciamo tantissimo!
Per Amor di Popolo, possiamo dire pochissimo?
Già, ma come si fa a dare un sia pur piccolo valore aggiunto a tutte le nostre Istituzioni quando queste vacillano e navigano quasi sempre in acque agitate, dove una barca sbeffeggia le onde se non i marosi? Come si fa a cercare punti di sostegno quando i “plint” si scardinano sotto la bufera dei processi, dei mandati di cattura o di sorveglianza o di dimora obbligata? Come si fa a tirar dritti in questa strada dove non esiste un ramo dell’Amministrazione P ubblica che non sia sotto la lente di ingrandimento della giustizia?
Si fa, si fa, eccome se si fa! Quelle Istituzioni, giorno per giorno, ce lo stanno spiegando, anche e purtroppo a chiare lettere.
L’Amore del popolo sta scemando? No, no, è contento e soddisfatto poiché non ha il coraggio di dire che sta sopportando, da molti anni a questa parte, l’inezia di tanti governi, ora di destra, ma molti di centro-sinistra, che hanno costruito, questo sì, ponti solidi sulle speranze di noi Italiani, lasciandole tali e quali erano, sempre e solo speranze ormai solidificate.
Il precario protesta come e di più del cassintegrato, l’operaio protesta per i 112 euri di aumento in tre anni e il sindacalista, dalla sua piazza-scrivania, continua ad urlare “trattate bene” i nostri iscritti perchè sono il nostro pane quotidiano.
I commercianti come i liberi professionisti si lamentano, a torto o a ragione, per le troppe tasse, come gli artigiani, gli agricoltori e i contadini che dalla terra non sanno più cosa togliere.
Gli insegnanti pare che non abbiano più voce in capitolo dopo la riforma Gelmini, mentre i professori universitari cercano altre Università dove lo studio, l’applicazione e la ricerca scientifica siano una cosa seria e non campata in aria.
Chi non si lamenta, ma a volte succede, sono quei personaggi che sanno di politica, che in questa si buttano e, anche in acque super-agitate, sanno “nuotare”, almeno per stare a galla. Hanno una resistenza da primato, non si sfiancano mai, anzi, nella fatica immane, cercano di tirar su, in quella barca, parenti, cugini e cognati, tanto quella non affonda, avendo a disposizione rimorchi dietro rimorchi.
Questi signori, onorevoli o meno, affrontano a testa alta il loro mandato e non si spaventano minimamente se un magistrato li inquisisce e li mette, gioco forza, alla berlina, che, tanto tempo fa, significava vergogna, mentre ora è davvero una lussuosa berlina a quattro ruote con la quale si fanno trasportare.
La giustizia farà sempre il suo corso, ci mancherebbe!, peccato che imbocchi sempre quello più lungo e costoso per le nostre tasche.
Chi non si lamenta sono anche quelli della tivvù, quella nostra e l’altra, che non è nostra ma è “sua” di proprietà.
Quelli lavorano dalla mattina alla sera per regalarci svago e spensieratezza, lustrini e paillettes (è giusto?) di falsa allegria, mentre, al di qua dello schermo, la gente non ne può più di tutta quella pubblicità orrida che vuol farci vedere un’Italia che non c’è e che non è.
Quelli non si lamentano e sono quelli che fanno tanta tivvì spazzatura, come le isole, i gieffe, i reality irreali e tutte quelle trasmissioni politiche di destra e di sinistra dove chi conduce si porta a casa, poverino!, solo un milione ed oltre euri all’anno
Un mio amico pensionato- classico a poco più di milleeuri al mese, con moglie e affitto da pagare, l’anno scorso, ha ricevuto dalla Rai lettera minatoria perchè a giugno non era ancora riuscito a pagare il canone e se non lo avesse fatto subito rischiava di pagare fino a 619 euri con atti giudiziari e sequestro di ciò che non possedeva.
Sto cercando ancora valori ma non riesco, almeno per ora, a trovarne.
Gavino Puggioni
o
Oja Gavino, certo che è giusta! Sardu biddanoesu o come ti direbbe l’amico Mario “sardu de mesania!”. E’ un proverbio molto noto dalle nostre parti e vuol dire “Piuttosto che chiedere a qualcuno non troppo valido (letteralmente però malu-missu significa messaggero scarso) di fare qualcosa per noi é molto meglio che la facciamo noi stessi direttamente”. Salvo sa di cosa parlo ma non c’entra niente con le cose di questo articolo per cui chiediamo rinnovato intervento a Franco Luceri.
Franco spero ti sia piaciuto il nick di Savonarola: a mio avviso è l’unico che può dar valida ragione del tuo linguaggio condito iperbolico et non solo:)
Ho capito tutto, anche sardu de mesania, bisogna che vada da Nino Fois o da Tonino Rubattu, l’enciclopedico della Sardegna
Se posso, su queste cose l’autorità è Mario Puddu!! Più avanti pubblicheremo qualcosa in merito….
Ma lasciamo spazio alla bella discussione su questo pezzo…. vorrei tornare anche io domani sul tuo lungo intervento. Ciao.
Ringrazio tutti quelli che hanno apprezzato il mio intervento, e anche chi lo ha disapprovato. E passo subito alla domanda di Rina: “quali sono o quali sono state le democrazie occidentali che hanno fallito in massa ?”
Rina, che altro deve succedere in Europa e in America per indurti a considerare fallite le democrazie occidentali? Il peggior fallimento attuale non è solo economico. E pure se fallissero Grecia, Italia e Spagna, fallirebbe l’intera Europa, che è impotente nei confronti delle speculazioni finanziarie. Nemmeno la strapotente Germania avrebbe i mezzi per difendersi autonomamente. Ma se gli omicidi fra consanguinei in Italia superano numericamente, ma direi anche per efferatezza, quelli di mafia e terrorismo messi insieme, c’è forse un fallimento peggiore? E il fatto che la razza italica si avvia all’estinzione, perchè è troppo costoso fare figli e non c’è speranza di futuro da lasciargli in eredità. E il lavoro inesistente per le generazioni presenti e future, chiamate a mantenere i pensionati, che in eredità hanno lasciato ai giovani una montagna di debiti. E la cultura, e la sanità, e la giustizia sociale, e gli omicidi continuati che si consumano sulle strade. Ci siamo fumati la legalità e la certezza del diritto. Nella cosiddetta classe dirigente abbiamo un numero spaventoso di ladri e di corrotti. L’Italia è il Paese dove la forbice ricchezza povertà è a dir poco scandalosa. E il Paese con la più bassa spesa sociale di tutta l’Europa e per fortuna è sede del Vaticano. Lo Stato si arroga il triplo potere: sequestrarti per darti un titolo di studio, poi negarti un lavoro che ti consenta un futuro e negarti un sussidio perchè la cittadinanza italiana non ti diventi un’istigazione a delinquere. Che altro devono fare queste democrazie, questi capolavori di governo del popolo per convincerci che in Italia ci siamo evitati il fallimento del comunismo, ma ci sta massacrando la bancarotta morale e sociale del liberismo? E speriamo che si riesca a tenere a bada quella economica.
Io non so se sono riuscito a convincerti cara Rina, che siamo al fallimento in massa delle democrazie liberali. Ma mi auguro vivamente che non ci sia nessuno a condividere il mio pessimismo, perchè vuol dire che per i più, la speranza di futuro c’è.
Chi avesse poi una chiave di lettura meno scadente e artigianale e rozza della mia, la renda pure pubblica come ho fatto io, “a gratis” come dici tu cara Rina, perchè l’ennesima ragione di fallimento è che oggi tutto ha un prezzo: per fare l’amplein (o come accidenti si scrive) ci manca solo il listino prezzi dell’aria. E se non è fallimento questo, la bancarotta cos’è!!!!
Non c’è rimasto molto da aggiungere, o forse tendo a soccombere alla spossatezza che inevitabilmente segue al continuo recriminare degli ultimi, non giorni ahimè, neppur mesi, ma anni.
Ma noto con piacere che un briciolo di reattività mi resta, se da quando ho letto il “nostro Savonarola” mi tormenta una domanda:
se noi abbiamo perso, o stiamo per perdere, o siamo sull’orlo del default o in liquidazione coatta o mettetela giù come meglio vi aggrada, se noi abbiamo fallito, chi sono i vincitori, se ci sono?
Perchè guardandomi intorno mi pare di scorgere al massimo “diversi tipi” di errori o soggetti che hanno intrapreso lo stesso “tipo” di scellerato percorso…
Probabile ch’io sia ingenua, sprovveduta o disillusa del tutto, ma faccio una grande fatica a mantenere lo sguardo alto e dritto verso l’avvenire. Solo poco tempo fa non l’avrei mai creduta possibile questa tentazione di cedere allo sconforto.
Nel mio personale autunno, il mio ribollir dei tini è causato dal conflitto fra le mai sopite certezze/speranze dell’adolescenza e la consapevolezza della maturità, che fa i conti con una realtà che pare nessuno abbia cercato ma la cui responsabilità tutti si affrettato ad affibbiare ad altri. Boccone oltremodo amaro che a volte son tentata di sputare. E magari fossi la sola!
Ritorno come l’assassino sul luogo del delitto, per fornire a Rina l’ennesima prova del fallimento in massa delle democrazie occidentali, con questa frase di Musil: “Si potrebbero classificare le attività umane secondo il numero di parole di cui hanno bisogno: più gliene occorrono e più c’è da pensar male del loro carattere”. Se il FALLIMENTO abitasse solo nella fantasia del matto franco luceri, mi spiegate perchè c’è sempre un esercito di intellettuali che si precipita a copiare le mie farneticazioni e integrarle e arricchirle con le loro valutazioni che non fanno mai a cazzotti con le mie, perchè di ottimistico non hanno un bel niente, quanto e più delle mie. Se di questo fallimento dell’occidente e dell’intera civiltà umana non ci fosse traccia, perchè almeno mezza comunità mondiale si sbatte il cervello per capire come schivarlo, come minimizzare i danni?
Quindi, cara Rina, mettiamoci una pietra sull’acclarato fallimento dell’occidente e vediamo invece di capire se basta una chiave o se ci serve un piede di porco per aprire almeno ai nostri figli e nipoti una porticina verso il futuro.
Secondo me, il concetto che dovreste sviluppare voi addetti ai lavori del mondo della cultura, è in che modo si possa godere in un sistema sociale dei benefici dell’individualismo dei geni come Bill Gates super produttivo di ricchezza, e di quelli del socialismo intelligente che persegua la finalità del bene comune, la sopravvivenza dell’intero popolo, senza lasciare in mutande i Bill Gates e i Berlusconi, senza strizzare il collo alle galline dalle uova d’oro dei produttori di ricchezza, che per i poveri è come saltare dalla padella del liberismo iniquo e rapace, nella brace, nell’industria di povertà del comunismo genocida.
Padreterno escluso, nemmeno le montagne possono fermare la produttività di ricchezza di un genio. Allora non rimane che stabilire se è più conveniente che lo Stato sfrutti i geni a vantaggio di tutti, oppure lasci ad essi la libertà di arricchire sfruttando interi popoli e interi continenti.
I debiti che hanno Europa e America messe insieme sono una cifra stratosferica spacca computer che nemmeno l’intera massa dei poveri del pianeta riuscirebbe ad appianare. E nel contempo, la massa della ricchezza privata dei cento o mille più ricchi del mondo, è tale che con gli spiccioli che hanno in tasca potrebbero azzerare quel debito che ai più costa lacrime, sangue, fame e morte. Io in tutto questo porcaio ci vedo il fallimento, anzi la bancarotta fraudolenta della cultura, della politica e della giustizia, ma non posso garantirvi che non siano i postumi del cenone e spumante di capodanno a farmi questo effetto.
Chi volesse commentare criticamente il mio scritto lo faccia senza riguardi e grazie da subito a tutti e uno speciale al direttore costantemente attrezzato di spillo per pungermi il sedere come all’asino recalcitrante per farlo partire. Ciao
Caro Franco se dovessimo giudicare il fallimento delle democrazie dalla grande libertà con cui lascia ai suoi figli il piacere di coniare aforismi più o meno ispirati staremo freschi!!
Io penso che tu non debba confondere le esagerazione speculatiche – che sono sicuramente figlie ingrate del liberalismo economico e nipoti dei distemi democratici – con il fallimento democratico tout-court.
Ti dirò di più: se le nazioni coinvolte il questo pericoloso crack-globale non fosser state il cuore pulsante del nostro sistema democratico adesso staremo tutti sotto i ponti. Gli unici sistemi falliti sono stati quelli comunisti, o quelli dittatoriali ma non quelli democratici. Tempo verrà in cui grazie a questa grande lezione la democrazia ne uscirà ancora più forte.
Con questo rispondo pure a Francesca: a mi avviso i vincitori potremmo essere noi. Noi tutti. Non lo vediamo adesso, ma lo vedranno i nostri figli che se il Ciel ci aiuta potranno vivere in un mondo più onesto. Questa almeno è la speranza…..
Franco, inutile dire che invece il tuo ipse-dixit di chiusura è un altro capitolo che andrà a rinforzare la pagina perle ed uno dei complimenti più belli che come Direttore avrei potuto desiderare: “Un direttore costantemente attrezzato di spillo per pungermi il sedere come all’asino recalcitrante per farlo partire”. Fermo restando che tu non sei un asino si intende.
Anzi, a voglia averne giornalisti-digitali armati di tanto zelo! Ciao.
Dio lo voglia Rina, a noi non resta che mettercela tutta.