che ho sempre pensato che la poesia
potesse essere di tutti, universale
e non degli imitatori degli imitatori.
che potesse essere come il Jazz,
un’improvvisazione che approdi là
dove non è mai ben chiaro.
come le nostre vite,
pronte a essere spezzate
ora o dopo o quando.
(Due parole per dire….)
*********
si poteva sperare
in qualcosa di meglio
all’uscita dall’anatomica
concitata selva
ma gli exit pool
non facevano ben sperare
ché le percentuali
( nella comune somma )
minimizzavano quell’unico un per cento
che si opponeva
e chiedeva venia per l’entrée
e mai aveva implorato
per quella luce, già accecante,
in un’asettica sala e altri abbaini,
come puzzle in dissolvenza,
aspettavano il malcapitato
per scaraventarlo nella luce fioca
senza che potesse dire:
“ io non volevo,
io non ho chiesto,
non sono figlio vostro”
(Entrée – poesia segnalata al Premio Montano 2011 per la raccolta inedita)
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cammino stretto
tra altezze più o meno differite,
“stai invecchiando” sibila l’afa
dal cemento.
quei balconcini,
come turgidi seni,
schierati in fila,
aspettano nuovi fiori,
osservano il passaggio
di quel puntino canuto
prima che svanisca
nel nulla
di tutte le cose.
(Passeggio)
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si potrebbe sgaiattolare
da questo mercatino
dell’usato e abbordare
quell’incognita che già si fiuta
nel profumo di nuove stagioni
chissà che non ne nasca una duratura storia d’amore
*********
al semaforo le chiedo: “ma sei più ricca, qui?”
la disperazione scivola al mio fianco,
mi accompagna nell’open space,
che fastidio tutte quelle voci all’unisono,
preferivo la povertà del suo silenzio.
(Zingara)
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sempre e nel dopo poi
nel cielo si intravvede
il dipinto della natura:
nell’infinita slot
di stelle e stelline
ogni combinazione è possibile,
talvolta si vince
ma il tempo sbanca
e il sommo croupier
tiene banco
e arricchisce la cassa
delle false aspettative.
(Il sommo croupier)
Due note di Rina Brundu
Mi perdonerà Marco se ho un po’ giocato con la sua arte: ma a che scopo ripubblicare queste poesie edite, e quelle di tutti gli autori in verità, se non riusciamo a mettere in evidenza prospettive di visione diversa?
Nel caso dell’arte di Marco Saya, mi ha colpito, per esempio, la facilità di un’attacco in-medias-res. Ovvero di “un’entrata” nel mezzo delle cose, i.e. direttamente nel vivo dell’azione senza pesanti preamboli di variegata natura. Questa strategia retorica è tipica della narrativa e soprattutto della drammaturgia, ma a mio avviso produce risultati straordinari anche nella poesia…. Vedasi soprattutto l’incipit della prima poesia pubblicata in questo articolo…
Per dare maggiore visibilità a questi meccanismi d’imagery mi sono dunque permessa (ripeto, perdonami Marco!) di spostare il titolo di ciascuna poesia in fondo alla stessa (lo troverete, infatti, tra parentesi e in corsivo) è di marcare l’incipit col grassetto così come usavasi con le vecchie sillogi di sonetti.
Nell’immagine, interno della casa di Orazio Flacco. Fonte: Wikipedia.


























Marco perdona l’errore sul nome nella email dell’articolo. Molto bravo!
Queste poesie, nate in mezzo alle cose della vita quotidiana, bisognerebbe ascoltarle in un piccolissimo teatro, gremito di cuori, incantati al suono melodioso di un sax che ne sottolinea la straordinaria musicalità, in silenzio.
Complimenti sinceri a Marco Saya
Gavino
Sarà il mio unico commento oggi…. ma volevo aggiungere alcune note biografiche su Marco che, concordo, è molto molto bravo.
Marco Saya è nato a Buenos Aires il 3 aprile 1953. Dal ‘63 risiede a Milano. Musicista jazz, scrittore ed editore. Diverse pubblicazioni, ultime la raccolta poetica dal titolo Situazione Temporanea edita da Puntoacapo Editrice ( 2009 ) e Murales edita dall’Arca Felice (2011). È presente poi in diverse antologie tra cui segnaliamo: L’albero degli aforismi (2004), Il segreto delle fragole (2005) e L’antologia delle stagioni (2006) editi da Lietocolle; Swing in versi (2004) edito da Lampi di Stampa e Vicino alle nubi sulla montagna crollata (2007) edito da Campanotto. Ha condotto una rubrica musicale sul sito della Rizzoli Speaker’s Corner. È presente su tutti i più importanti siti di scrittura e alcune sue liriche sono apparse ripetutamente sulla rubrica Lo Specchio. Raccoglie, poi, importanti risultati nei vari concorsi proposti (poesie e raccolta edita ed inedita segnalate nelle ultime cinque edizioni del premio “Lorenzo Montano” curato da Anterem), vincitore con la raccolta Situazione Temporanea della XXIV edizione del premio Nuove Lettere a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli ( 2010 ) e della X edizione del Premio Carver ( 2010 ), infine premiato al Concorso Laurentum 2011 per la poesia online, I° premio della critica, e menzione speciale della giuria per la raccolta edita Murales ( L’Arca Felice ) finalista tra le prime cinque.
Innanzitutto un grazie sincero per avere pubblicato questa mia silloge. Ho apprezzato molto la scelta delle liriche alle quali sono molto legato e che, per le tematiche proposte, seguono da molti anni il mio percorso poetico. Ottima Idea, poi, Rina quella di sottolineare gli incipit, anche perchè essendo un amante del frammento cerco, come hai giustamente sottolineato, di entrare direttamente nel cuore della trama poetica. Due parole per dire, la prima lirica proposta che è anche il mio manifesto, rispecchia il mio modesto modo di scrutare l’odierna poesia contemporanea, una poesia che forse dovrebbe rischiare di più, caratterizzarsi nelle proprie univocità e cercare di non vivere di rendita ma di operare una nuova sintesi sui frutti del 900′, certo un discorso che ci porterebbe lontano ma che va, comunque, affrontato. La ricerca di un linguaggio è fondamentale, soprattutto un “versificare” che parli il linguaggio di questo nuovo millennio. Condivido Gavino, il suono di un sax arricchirebbe la voce della metropoli, un nuovo urbanesimo sconcertato dal silenzio di quella zingara, la cui povertà si affianca alla nostra crescente tra caotiche voci di un open space dove la lotta per la sopravvivenza è sempre più dura.
nella tua poesia marco c’è la realtà con i suoi disincanti e le sue improvvise ed imprevedibili fughe..E’ come se nell’immenso ordine delle cose tu trovassi sempre il tuo piccolo e personale caos, quello giusto per volare oltre.
si potrebbe sgaiattolare
da questo mercatino
dell’usato e abbordare
quell’incognita che già si fiuta
nel profumo di nuove stagioni
chissà che non ne nasca una duratura storia d’amore
Grazie Marco per il tuo intervento, aiuta a comprendere meglio le cose. Credo che si voglia fare un discorso più ampio sulla poesia-online tra queste pagine in futuro, anche ad integrazione della mia continua “ricerca” di tutti i suoi tratti-tecnici (perché a questo guardo io), e quindi spero di ritrovarti qui. Grazie anche a Elena Varriale. In generale mi pare che questo post oggi stia ottnenendo notevole riscontro. Sono contenta.
Grazie Elena per il passaggio, nel frammento citato c’è anche un pò di ironia “montaliana”, i suoi diari del 71-72, ad esempio, sono sempre fonte di grande ispirazione.
Sì, Rina, un discorso più ampio sulla poesia-online è auspicabile. penso che ci siano dei buoni presupposti “reali” che fanno intravvedere un buon “equilibrio” tra nuove forme e sostanza.
dalla poesia “Passeggio” e penso:
“cammino stretto
tra altezze più o meno differenti
“stai invecchiando” sibila l’afa
del cemento…”
In questi versi è “l’uomo”, colui che si disegna e si aspetta, dentro, pur sapendo che l’attesa, a volte, sarà vana.
Anche in questa leggo, velata, l’essenza montaliana primitiva.
Complimenti Marco, comincio a conoscerti
Gavino
p.s.
attendo che si apra un “sano” discorso sulla poesia online, ne sarei felice
Sì, Gavino, in Montale, poi, c’era quel tipico tono discorsivo e sommesso caratteristico di gran parte della sua poetica…, quasi un “ingenuo” interrogarsi per poi avere l’impressione che le risposte alle eterne domande fossero sulla punta della lingua, questa la sua grandezza, unica e irrepetibile, a mio modesto avviso.
Sì, Marco, “quell’ingenuo interrogarsi” il Poeta l’ha lasciato, quasi fosse un’eredità dello spirito, a chi l’ha saputo apprezzare e leggere, leggerlo dentro, nei versi e nelle sue pacate visioni, che dopo erano “scatti” della memoria, sua come nostra.
“L’ironia è il pudore dell’umanità” ha scritto Jules Renand perché aiuta a comprendere con sguardo tenero, denso di pietas la realtà, anche la più deprimente!
la poesia on line è il modo in cui circolano versi….ogni giorno leggo tantissime poesie e sono convinta che più circola la poesia e più cresce e migliora!!! Un interessante blog, complimenti!
Grazie Elena. Marco, mi ha anche parlato della sua arte. Se volesse mandare qualcosa alla redazione saremmo lieti di pubblicarla. Grazie.
L’ironia per me è l’acquisita coscienza del limite-in-noi seguita dalla capacità di accettarlo con spirito sereno. Finanche allegro.