di Enrico Porqueddu. Prendiamo un ramoscello d’ulivo. Accarezziamolo. Alitiamoci sopra. Ne vien fuori una olivetta. La spremiamo e ci bagniamo le mani. Una goccia cade sulla terra. Piove. Quella goccia germoglia. Ne vien fuori un alberello d’ulivo che produce tanti frutti.
Da lì continua il processo della vita. Amore, odio, consapevolezza, ignoranza, cultura. Tutto è già noto, ma qualcosa ci sfugge. Perchè se la terra è così prolifica altrettanto non può esserlo la mente umana?
La natura si difende e ci difende ma noi la offendiamo. Nel turbinio quotidiano ciascuno di noi finge di amare l’altro, ma l’altro, ahimè!, siamo noi. Sono io, sei tu. Ci prodighiamo nel lavoro ma il lavoro sta venendo meno. Ci esibiamo in manifestazioni amorose ma poi viene la notte che tutto cancella e al mattino tutto riaffiora, diverso.
Riprende la cantilena dell’essere l’uno accanto all’altro ma lunghe sono le distanze.
Da una parte all’altra del mondo spietati individui armati spezzano la vita di altri, di innocenti e di bambini. Lui, l’uomo armato, è un essere senz’anima, senza cuore e con quell’arma in mano si sente qualcuno. Proviamo a togliergliela, priviamolo di quello strumento che lo fa sentire onnipotente, vestiamolo di umiltà e di amore. Forse ritornerà a capire quella goccia d’olio che ha calpestato.
Se lui resterà disarmato altri faranno a gara per vendergli altre armi e ci cascherà.
E le guerre, le divisioni etniche, culturali e religiose continueranno. Il mondo andrà a fuoco. Bambini torturati, abbandonati e molti di essi anche armati e gettati nelle guerre.
Scippata la loro fanciullezza, i “grandi”, gli adulti, continueranno a spingerli verso la violenza, e molti cresceranno, sempre armati.
Un processo disumano che dall’alba dei tempi non ha mai avuto tregua. E mentre in quelle parti del mondo si continua a “macellare”, da altre parti si vive nel lusso, si vive alle spalle del così detto Terzo Mondo, dal quale migliaia di disperati fuggono verso l’Occidente opulento, ricco e malato di ricchezza.
L’una e l’altra parte del globo terracqueo vivono divise ma ipocritamente vicine.
Se questo è quanto l’uomo ha costruito per sé e per gli altri, è un mondo che rifiuto, che mi fa paura.
Ma quando verrà l’alba anch’io mi sentirò forte, forse perchè sotto la giacca nascondo una pistola.
Enrico Porqueddu- Sassari – Direttore de “Il Sassarese” per Rosebud
Nell’immagine, la Terra vista dall’Apollo 17. Fonte NASA.


























Complimenti Enrico, è la prima volta che ti leggo. Da isolano a isolano(sono siciliano e …ISOLATO, comme te)apprezzo la tua scrittura.
Salvo
Volevo ringraziare il direttore per avere raccolto il mio invito e per avere scritto questo pezzo appositamente per Rosebud. E dato che gli articoli (un giornalista lo sa bene!) sono come le ciliegie inutile dire che ne attendiamo un altro:). Grazie ancora della cortesia.
E grazie mille Gavino per l’intercessione:) Ciao.
Rina mi farò portavoce, anche per Salvo, della vostra ottima accoglienza
Alcun grazie per me, mi piace partecipare per dar forza alla mia e vostra essenza, cari miei
gavino
Scherzi a parte, e magari prima di cominciare a commentare questo pezzo, forse è il caso di profittarne per ringraziare tutti coloro che mi stanno inviando gli articoli o rispondono in maniera così entusiasta ad una richiesta. Particolarmente gli autori in limba sarda, che sono veramente straordinari. Ne vedremo diversi presto. O ancora quelli che mi danni libero accesso ai loro blog o siti. Per non parlare poi dei pezzi dalle università… A tutti, tutti quanti, grazie davvero. Siamo ancora agli inizi ma se si riuscisse a portare avanti questo progetto si farebbe una cosa davvero “diversa” e valida. Ne sono convinta. Time will tell perché nella vita non si può mai dire ma… sempre meglio avere tentato di volare ed avere fallito che non averci mai provato!! I furbi soltanto non ci provano mai!