Gutta cavat lapidem – Il sito della scrittura online, creato il 27 Marzo 2010 – Anno IV – www.rinabrundu.com

Giornalismo online: manifesto e in morte di Giorgio Bocca, l’arcitaliano.

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di Rina Brundu. Giornalisti si nasce non si diventa! Per quanto mi riguarda è questo mio credo l’unico manifesto possibile per il “giornalismo online” che per sua natura nasce contro tutto ciò che nella “professione” è diventato omologazione, forma, show-off da tipini-fini. Naturalmente non è la prima volta che lo propongo e naturalmente potrebbe non essere l’ultima volta che mi verranno mosse delle critiche per lo stesso. Mi è pure capitato, in passato, che qualche giornalista-arrivato mi apostrofasse con l’obiezione: “Giornalista è chi il giornalista fa”, ovvero giornalista è chi si è diplomato tale, come a dire che dato che Vincent Van Gogh non ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti, o meglio non ha sostenuto l’esamino post-praticantato, non lo si dovrebbe considerare un pittore.

Mind yourselves, mi verrebbe dunque da avvisare ai futuri giornalisti-nati: sostenete l’esame, iscrivetevi all’albo, fatte tutte le domande in regolare carta bollata per essere assunti presso noto servizio pubblico, meglio se come direttori TG1, TG2, TG3, oppure vendete l’anima al diavolo. Insomma, acquistatene un’altra, una che non vi faccia venir voglia di fare l’opinionista, una che se ne sbatta della forza-delle-idee, dell’onestà intellettuale e morale a-tutti-i-costi, una che soffochi preventivamente il vostro senso critico, una che mentre il dito punta alla luna faccia “punto” di fissare il dito. Potenza della burocrazia!!

Ma se è vero che nel caso specifico il non voler sostenere l’esame-di-Stato è stato sempre anche un gesto-di-ribellione contro il suddetto modus-burocratico-imperante (francamente l’unico titolo di giornalista che mi interesserebbe sarebbe quello ad honorem!) è pure vero che quando ho scritto: “Giornalisti si nasce non si diventa” non l’ho mai scritto a mo’ di provocazione. Al contrario, quel breve aforisma è mera consequentia rerum, ovvero è il risultato di una attenta analisi dello status-quo. Ci sono professioni, infatti, che vivono di skills-altre, ovvero di abilità e di competenze (in senso lato) innate e che noi non possiamo fare nostre se già non appartengono alla nostra anima: la professione del giornalista è una di queste! Per dirla con la metafora pittorica usata nell’incipit sarebbe come garantire che neppure 10000 studenti laureati con il massimo dei voti nell’ideale Accademia-delle-Belle-Arti di cui sopra basterebbero a fare un solo Vincent Van Gogh (o, per dirla altrimenti, una sola Oriana Fallaci!), con buona pace dei burocrati e di tutto il corpo insegnante.

Perché è importante che a fare i giornalisti siano soltanto coloro che sono nati-tali piuttosto che l’infinita torma di vip e vipetti in cerca di una professione-cool? Perché il giornalismo dovrebbe essere il vero grande-fratello (benigno e benevolo) della nostra società in crisi. E perché, come scrissi in altra occasione, ritengo che una differenza fondamentale, tra la letteratura e il giornalismo, possa essere il fatto che la letteratura, volendo, potrebbe limitarsi a puntare il dito contro il guado melmoso (tanto per restare in tema!), mentre il giornalismo, per essere davvero tale, deve necessariamente sporcarsi le mani, i piedi (finanche l’abito lucente), nel tentativo di attraversarlo quel guado. E di comprenderne la sua natura. Nonché gli impatti, più o meno nefasti, sul territorio intorno.

Diceva Giorgio Bocca in una sua intervista all’Espresso (2007): “Sono certo che morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l’emancipazione civile dell’Italia. Sono passato per alcuni innamoramenti, la Resistenza, Mattei, il miracolo economico, il centro-sinistra. Non è che allora la politica fosse entusiasmante, però c’erano principi riconosciuti: i giudici fanno giustizia, gli imprenditori impresa. Invece mi trovo un paese in condominio con la mafia. E il successo di chi elogia i vizi….».

Mi è accaduto spesso di non ritrovarmi con le visioni della nostra storia (anche recente) proposte da Giorgio Bocca, tuttavia, ho sempre saputo di avere davanti un giornalista-nato-tale (uno che, per inciso, lo era diventato per destino e non perché inseguiva rotte-trendy), un giornalista dotato di innato senso critico e di capacità di giudizio. Un giornalista con cui – come sempre accade con gli spiriti pieni di grinta e di grande coraggio, e che per questo si rispettano sempre e comunque – si può arrivare a dissentire finanche in punto di morte. Penso infatti che lui non abbia affatto fallito il suo programma di vita perché, anche se il risultato non è immediatamente visibile, sono proprio le gocce “di saggezza” come le sue che contribuiranno, nel tempo, a cambiare….l’acqua del mare.  Viva Giorgio Bocca dunque, a mio avviso, L’ARCITALIANO!

Nell’immagine: La camera di van Gogh, olio su tela, 72x90cm, 1888, Van Gogh Museum, Amsterdam

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Categorised in: editoriale, Editoriali, Giornalismo, Giornalismo online, giornalista digitale, Manifesto, Rosebud, Tutti gli articoli, Vincent Van Gogh

27 Responses »

  1. Fantastico profilo del giornalista! Ne conoscevo uno, del Corriere della Sera, che si occupava di ciclismo, e da quanto mi risulta, non ha mai conseguito né studi universitari di giornalismo, eppure era un buon giornalista, anche se non un letterato, visto l’argomento che trattava.Ne conoscevo un altro, che aveva le giuste qualifiche,ma anche una zia scrittrice e le giuste conoscenze. Ne ho conosciuti altri che hanno bussato invano a tutte le testate possibili ed immaginabili, ed avrebbero tutte le carte in regola per svolgere un buon lavoro giornalistico. Oggi per entrare in un giornale, occorrono non solo titoli di studio con specialistica, ma anche aderenze, nepotismi, e quant’altro. Il Quarto Potere è nelle mani di pochi che si passano il testimone di padre in figlio o per altre vie traverse. La meritocrazia è stata gettata nel cestino della carta straccia!!! Meglio un sano giornale online, dove rimane ancora la libertà di esprimere il proprio punto di vista! Viva Giorgio Bocca e viva Rina Brundu|

  2. Che bel commento Danila, grazie! E viva Danila donna di grande sensibilità spirituale e di grande forza come dimostra in questi giorni. un caro abbraccio.

    ps Inutile dire che tutto ciò che dici è purtroppo sacrosanto. Ecco perché, a mio avviso, l’unica speranza è nel giornalismo online, ovvero nel giornalismo che propone in Rete coloro che sono nati per esserlo e gli accozzi non li hanno ma, soprattutto, non li vogliono! Baci.

  3. Ma io conosco anche anche l’altro aforisma,più provocatorio e…a volte(ma solo a volte) vero: “Meglio giornalista che lavorare”.
    E’ vero, giornalista si nasce, cosa che invece non è possibile per il novanta per cento delle altre professioni, arti e mestieri. Medici si diventa,bravi si nasce, Avvocati si diventa, bravi si nasce. Giornalista si nasce perchè se non hai innato il talento della penna, potrai scrivere delle rime SUpERBACIATE, delle “stanze” dei ditirambi o degli scazonti, ma resterai sempre un copista mediocre. Ecco cosa ci vuole per fare un buon giornalista:il talento della penna e dell’anima.
    Io scrivo per diletto e perchè sono un grafomane, credo di avere un pizzico di talento, ma non voglio diventare un giornalista, non mi interessa sporcarmi i piedi, mi sono già sporcato le mani(non pensate male) più oltre col mio lavoro di medico dell’emergenza.
    Però amo scrivere e ci sto studiando peggio che negli anni della Facoltà di medicina. Non so dove arriverò. Spero solo di avere il tempo di scrivere il mio epitaffio. Dopo i vermi potranno anche mangiarmi, ma almeno non troveranno consonanti da rosicchiare.
    Salvo Andrea Figura.

    so dove arriverò. Spero solo di avere il tempo di scrivere il mio epitaqffio. Dopo potranno mangiarmi i vermi, ma almeno non troveranno più consoSaLvo

  4. Ma io conosco anche anche l’altro aforisma,più provocatorio e…a volte(ma solo a volte) vero: “Meglio giornalista che lavorare”.
    E’ vero, giornalista si nasce, cosa che invece non è possibile per il novanta per cento delle altre professioni, arti e mestieri. Medici si diventa,bravi si nasce, Avvocati si diventa, bravi si nasce. Giornalista si nasce perchè se non hai innato il talento della penna, potrai scrivere delle rime SUpERBACIATE, delle “stanze” dei ditirambi o degli scazonti, ma resterai sempre un copista mediocre. Ecco cosa ci vuole per fare un buon giornalista:il talento della penna e dell’anima.
    Io scrivo per diletto e perchè sono un grafomane, credo di avere un pizzico di talento, ma non voglio diventare un giornalista, non mi interessa sporcarmi i piedi, mi sono già sporcato le mani(non pensate male) più oltre col mio lavoro di medico dell’emergenza.
    Però amo scrivere e ci sto studiando peggio che negli anni della Facoltà di medicina. Non so dove arriverò. Spero solo di avere il tempo di scrivere il mio epitaffio. Dopo i vermi potranno anche mangiarmi, ma almeno non troveranno consonanti da rosicchiare.
    Salvo Andrea Figura.

    so dove arriverò. Spero solo di avere il tempo di scrivere il mio epitaqffio. Dopo potranno mangiarmi i vermi, ma almeno non troveranno più consoSaLvo

  5. Concordo ci vuole il talento della penna e dell’anima… ma soprattutto le balle per farli venire fuori! Senza quelle non si va da nessuna parte, si diventa soltanto marchettari! Senza considerare che un giornalita nato-tale, a mio avviso, non pensa di andare da nessuna parte…. fa soltanto ciò che l’anima gli/le chiede e segue il proprio destino. E non si preoccupa neppure di ciò che verrà. Dopo. Il mio epitaffio per esempio potrebbe essere uno e uno soltanto: Qui riposa Rina Brundu. Finalmente!

  6. Diversamente da te però penso che avvocati si diventi e bravi avvocati si diventi. Dicevano i saggi tedeschi: ubung macht den meister. L’esercizio fa il maestro. E questa è una lezione che non occorrerebbe mai dimenticare: solo attraverso l’esercizio si migliora. Così come lo scribacchino può a suo volta migliorarsi…. Ma quelle sono altre robe. Quando si dice che giornalisti-si-nasce si intende altro… Per inciso si guarda a situazioni come la grinta della Fallaci e via così…. cogitando.

  7. Sorry per i refusi e la umlaut mancante su ubung… ma nei commenti ci avvaliamo della dispensa scrittura-online…. altrimenti diventiamo vittime della Sindrome-Saviano.

  8. Solo una breve nota “esplicativa” per tutti gli amici giornalisti che sono iscritti a Rosebud e che sempre hanno pubblicato i miei pezzi sui loro siti e sui loro giornali…. alcuni molto noti…. Anzi, no! Ripensandoci non debbo spiegare niente perché se siamo diventati amici e mi hanno seguito fin qui e perché in fondo la pensavano come me….. Come a dire che in fondo non si è detto nulla di nuovo o comunque nulla che non avessimo già detto in altri luoghi…..

  9. Rina, sono, in modo naturale, d’accordo con te. Alla fine del tuo lungo sfogo però posso dire che c’è un solo modo per affrontare l’avventura di un mestiere, tendendo fermi la passione e il talento (che si acqisisce anche col tempo) e è l’onestà nel viverlo una volta scelto o una volta che ti è toccato. Non so, ho fatto l’informatico per 34 anni e ho cominciato questa strada solo perchè all’inizio degli anni ’70 il lavoro non c’era, c’erano anche allora le corporazioni e tu non potevi fare le pulizie perchè c’erano già le coop, non potevi fare l’inserviente in Ospedale perchè dovevi avere la tessera del partito e così di seguito. Ma quello che ho sempre fatto, una volta intrapresa, volente o nolente, l’avventura di un mestiere è stato di farmelo piacere e di farlo al meglio delle mie possibilità. Senza troppi lamenti e perdite di tempo in chiacchiere del tutto sterili.
    Tornando al tuo articolo, invece di chiamarli ‘vip e vipetti’, li avrei chiamati ‘lupi e lupetti’, infatti per fortuna, quando non c’è più niente da mangiare, si mangiano fra loro.

    Angela Fabbri da Ferrara

  10. Cara Angela non sapevo che avessimo qualcosa in comune!! Di fatto anche io sono nata, professionalmente parlando, nel mondo informatico delle società americane del periodo boom tech prima di passare al management operativo e ad un mondo più finanziario… Bella questa cosa comunque: di fatto amo gli informatici e tutto il mondo intorno perché amo la logica, anche nel pensiero. Le “altre cose” invece vengono in maniera naturale perché appunto nascono con noi. Il mio primo articolo su giornale cartaceo, L’UNIONE SARDA fu degli anni 80 e poi ho avuto la fortuna di pubblicare in molti giornali sia in Italia che all’estero. Nel tempo ho conosciuto tantissimi giornalisti, mi sono linkata con le università… ho studiato questo mondo in-and-out, ho scritto tanto sul giornalismo-online (termine che ho finanche creato sulle pagine di un noto sito)…. Per questo motivo poi, ieri, alla fine della “galoppata” mi chiedevo se fossi stata-corretta anche nei confronti dei numerosi amici-giornalisti che sono iscritti a Rosebud. Poi però la risposta è stata si. Sia perché loro conoscono queste mie idee da anni sia perché loro conoscono la mia onestà-di-metodo. E hai ragione l’ONESTA’, l’ONESTA’ è tutto nella vita, ovvero l’unico fattore che ci può permettere di esprimere le nostre idee con forza e con grinta proprio perché sono ONESTE. L’onestà è quella cosa che ci porta la stima degli onesti e lo scorno, finanche l’odio, dei disonesti ma che fa la differenza. Detto questo io credo che la maggior parte delle persone siano portate al bene, anche verso il miglior-giornalismo… chiamarli LUPI e LUPETTI mi pare troppo (sebbene in dati casi meriterebbero di più)… anche perché io penso che il problema non stia nel singolo ma in tutto un sistema-italico che nella politica, così come nel giornalismo, nei negozi quotidiani premia il nepotismo a scapito del merito. E te lo dico da persona che appunto non ha mai avuto problemi nel farsi pubblicare i pezzi, che non ha dovuto cercare accozzi o altro… Ma lo spirito critico deve muovere sempre verso tutto ciò che sta intorno a noi, oltre il cortile di casa… e quello spirito critico, purtroppo, ci dice che molto speso l’Italia nepotistica la vince.

  11. Cara Rina,
    mi sta piacendo e mi piace ancora tutta questa tua e vostra disquisizione attorno e per conto del giornalismo on-line, che, a dir il vero, ho scoperto da qualche anno grazie e prima, ad Antonio Molinari, giornalista de La Stampa, di Torino, e anche blogger, ed ora con te, i cui esempi-articoli mi portano alla convinzione di accettare quanto da te sopra scritto. Sappi che già negli anni 58 e 59, del secolo scorso, scrivevo, per prova, articoli su attualità politica, sociale ed umana, che venivano pubblicati su un quaderno quasi scolastico a Roma, per conto di un giornalista vero di allora. Non ero giornalista, non lo sono mai stato, ma ho sempre comunicato ad altri il mio pensiero, benaccetto o meno, ma era lì, al pubblico ludibrio se vogliamo, e mai nessuno mi ha dato del mentecato.
    Mi chiedo e qui ti do ragione al 100X100, per scrivere e pubblicare sui giornali cartacei, chi mai l’ha detto che bisogna essere giornalisti laureati in quella disciplina?. Mi pare di aver letto da sempre ottime firme eBocca, ma non solo lui, ne è esempio lampante ed
    illuminante, pure nei suoi tortuosi cammini di scrittura, sempre apprezzati ovunqu

    e.
    Chi scrive on-line si può chiamare scrittore ma occupandosi di giornalismo,

    automaticamente diventa giornalista
    (attualmente, se vuoi ed hai ragione)

    non appartenente alla così detta casta.

  12. scusa.. mi sono dimenticato dell’interruzione che può avvenire.
    Per tutto ciò può succedere che, oggi, il giornalismo on-line abbia un certo fascino, proprio perchè chi scrive, può essere anche non giornalista, l’importante è che si faccia capire, lasciando messaggi chiari, Onesti, come dici, poichè la verità è sempre quella che conta, in particolar modo quella culturale, che prescinde dall’animo, dal cuore, dal sentimento di colui che scrive e cerca di comunicare.
    Mi sembra che tu ci stia riuscendo e in maniera molto naturale, senza forzature cervellotiche o di sembianza.
    ciao
    gavino

  13. Caro Gavino se mi parli di queste cose non riesco a staccare (e dobbiamo farlo) perché dopo le abbuffate serve la vacanza…… Ma ti rispondo velocemente. Il giornalismo online (occorre scrivere sempre “online” con una sola parola – pubblicai un articolo sull’abitudine terribile di scrivere on-line sul suolo italico, anche sui giornali che contano. Un orrore!) io non solo l’ho teorizzato tanto tanto tempo fa (e posso dimostrarlo!) ma l’ho studiato in tutti suoi aspetti (ho scritto circa una trentina di articoli in merito e la speranza e di trovare il tempo per scriverci un saggio in futturo!)….. quindi potrei confrontarmi (e spesso l’ho fatto) con chiunque voglia dirimere in merito! Non solo, io ho conosciuto tutti i giornalisti che se ne occupano a cominciare dall’amico Pasteris che già lavorara a La Stampa appunto e si occupa di giornalismo-online all’università di Torino.

    Però non è questa la precisazione che voglio fare….la precisazione è un’altra. Per me infatti scrivere in Rete ed essere giornalista-online non fa equazione: ci mancherebbe! Per diventare giornalisti-online, come in tutte le attività, bisogna dimostrare di avere fatto praticantato, di avere pubblicato articoli, libri, di sapere insomma di cosa si sta parlando: non siamo così sciocchi! Senza queste condizioni si è blogger, informati quanto vuoi, ma non giornalisti-online. C’è una differenza! E su questo potrei disquisire a lungo ma ora non ho tempo…. Il punto che facevo però, lo ripeto ancora una volta, il punto è che…. premesso che tutti siano giornalisti (insomma, partendo da una stessa base ed escludendo i non addetti ai lavori), ci sono giornalisti e giornalisti. Alcuni sono giornalisti tanto-per-fare-cool e altri sono giornalisti perché hanno le balle per esserlo. E le capacità!

    Per diventare giornalisti-online, infatti, occorre a mio avviso una formazione più ampia di quella che serviva al giornalista-vecchio-stile. Le lauree e i diplomi si danno per scontati e sono il punto di partenza, poi servono le conoscenze tecniche, le conoscenze delle lingue moderne, le conoscenza letterarie, le conoscenze informatiche e chi più ne ha più ne metta. Di fatto in Rete ci si misura sempre con i migliori in ogni campo e sapere di cosa si sta parlando quando si tratta un qualsiasi argomento è la conditio-sine-qua-non per poter sostenere il discorso. Inutile dire anche che il termine “conoscenze” di cui parlavo due minuti fa non è sinonimo di “amici-di-papà”:)…. Ecco una differenza che fa giornalimo-online!!!

    Per quanto ti riguarda invece sono contenta di sapere che ti sei finanche misurato col giornalismo in passato ma non mi sorprende perché mano a mano che passa il tempo il tuo spirito-capace si rivela sempre più. E sono contenta che tu intervenga su Rosebud. Un onore per me avere qui tutti voi perché da soli non si va da nessuna parte. Un caro saluto, anche alla tua signora e ai figli, carissimo. Ciao.

  14. Grazie comunque, Rina, per tutto quello che mi e ci dici sul giornalismo online (l’ho scritto bene, visto?) Come ti ho detto, non si finisce mai di imparare e questo “aggieggio” (parola orribile, mi sembra toscana) serve a qualcosa che è e sarà più di qualcosa, in futuro e non per pochi, ne sono convinto.
    Un affettuoso saluto dalla mia famiglia, a cui di te parlo, senza coinvolgerli
    ciao

  15. Caro Gavino non sei certo tu che scrivi incorrettamente online. Questa è una vecchia battaglia che ormai dispero di vincere…:)

    Copio e incollo da Giornalismo online: le firme che pubblicai sul sito degli amici radicali

    “Francamente resto abbastanza perplessa da tutto quello che si può leggere oggidì a proposito di giornalismo online: corsi, convegni, aggiornamenti, ammonimenti e soprattutto “strane scritture”. A cominciare da quelle che riguardano il nome stesso che spesso e volentieri vedo storpiato in “giornalismo on line”. Di fatto, sia come avverbio che come aggettivo, ma anche come nome (per esempio, online gaming) il termine online /ˈɒn.laɪn/ o /ˈɑːn.laɪn/ andrebbe scritto “as a single word”. Al più è linguisticamente accettabile una versione on-line, che però a mio avviso mancherebbe di un requisito editoriale fondamentale: la semplicità dell’usage quotidiano che è sempre da preferirsi.”

    http://blog.fainotizia.it/2010/08/13/giornalismo-online-le-firme

    Vabbé ognuno combatte le battaglie che può:)
    Cari saluti ancora. Ciao

    PS Mi piacerebbe tanto conoscere il parere di Franco Luceri a proposito di giornalismo online o cartaceo che sia… So che é un esperto!

  16. E cosa aggiungere? Godo nel leggere due calibri come voi due: Rina e Gavino. Stavo per dire che ero del tutto d’accprdo con Gavino sul “giornalismo-senza-laurea”, quando la replica di Rina mi ha riportato all’essenziaòe realtà del chi sia il vero giornalista: c’è poco da fare, è chi ha la “laurea” dell’informazione ,intesa come studio, studio e studio, aggiornamento e aggiornamento). Insomma i migliori, non i Bruno VESPA o gli Emilio Fede, ma quelli che stanno davvero sul campo(non necessariamente deil luoghi di guerra di cui poi si fanno gli stemmi), ma sul campo della scrittura e della dialettica(DIà-LEGO).
    Chiudo qui perchè andremmo indietro nel tempo a Senofonte, Plutarco e Tucidide, per chiudere con Oriana e Indro.
    Salvo

  17. Scusate ma Gilippo da Sparta e salvo Figura sono la stessa persona. Non capisco perchè sia venuto fuori il mio nick di Facebook.

  18. Hai ragione MAMMA RINA, ogni “SGARRAFONE” dicono i napoletani, per la sua mamma è il migliore. Io non so che occhiali usi quando leggi i miei scritti online, per ritenermi “esperto”.
    Dal 1985 ho messo il naso nel giornalismo cartaceo e da giugno online, con la paura di seminare errori di grammatica o di punteggiatura, e prima di te ho totalizzato cinque direttori di giornali disposti a pubblicare qualunque cosa, anche un foglio in bianco che fosse firmato franco luceri.
    Ma l’unica esperienza che confesserei sotto tortura è che sono un esperto in capacità manuali molto precoce, visto che a sei anni ho intagliato una chitarra da un unico pezzo di legno e ora che ho settanta funziona ancora. E non ho mai smesso di fare lavori di tutti i mestieri conosciuti e sconosciuti.
    Ho iniziato a leggere giornali a 44 anni e a scrivere subito dopo, perchè non sopportavo che la verità (la mia) venisse trucidata quotidianamente.
    E se questo è il mio misero bagaglio culturale, come faccio ad intervenire in una discussione fra te i migliori collaboratori di Rosebud?
    Se proprio vuoi sapere che ne penso io del giornalismo e dei giornalisti italiani, ti dirò che avevo smesso di leggere e scrivere per la stampa italiana, ma il direttore di un giornale cartaceo poi passato online, mi ha riacceso l’entusiasmo per un altro anno, ma poi ho mollato pure quello, perchè in giro vero solo giornalisti schierati e faziosità a tutto spiano, invece io alterno critiche alla destra e alla sinistra.
    Io vado dove mi porta il cuore e la rabbia: ma i più vanno a caccia di portafogli.
    Se si possa fare del giornalismo seguendo l’interesse come ultima finalità, lascio a voi immaginarlo. Ciao MAMMA RINA, tanti saluti dal tuo sgarrafone.
    Leggi e cancella subito questo commento indecente. Vado di fretta, non posso dirti altro.
    .

  19. :) Bel commento Salvo! No, fosse per me che amo solo i giornalisti di pancia alla Franco Luceri-Oriana Fallaci farei pure senza istruzione….. Il punto è che ritengo che ai tempi di Internet l’istruzione-formale si dia per scontata e guai se non fosse così, si sarebbe persone sciocche. Ma una volta fatti quei passi che debbono essere percorso naturale per ogni bambino-ragazzo-giovane uomo o donna (che, per inciso, hanno diritto a quell’educazione ed è dovere di uno Stato moderno dargliela), bisogna darsi da fare altrimenti…. Studiare, viaggiare, fare corsi, imparare, assicurarsi un background formativo a prova di bomba…. l’unico che a mio modo di vedere potrà sostenere il buon giornalista-online del futuro perché… nel futuro il giornalismo sarà soltanto online e finalmente la smetteremo di abbattere alberi per nutrirci di notizie quando non di pettegolezzi idioti. Ciao.
    ps Ora leggo cosa scrive il Signor Luceri, non vedo l’ora……

  20. Che mi si rattrappiscano i polpastrelli prima che io cancelli un commento di Franco Luceri… e di chiunque in verità. Penso che tu abbia detto tanto Franco ovvero hai dimostrato come il giornalismo-online (che su Rosebud naturalmente è solo sinonimo di scrittura-online visto che questo blog non è un giornale online, ci mancherebbe!), sia più duttile di quello cartaceo, permetta una libertà espressiva straordinaria, permetta di passare i limiti mentali ed editoriali, permetta a noi tutti di creare un cenacolo a suo modo straordinario senza troppo penare…. Permetta anche di criticare meccanismi che fino ad una decina di anni fa non erano criticabili perché si dica ciò che si vuole ma il potere della casta-giornalistica non è minore di quello della casta-politica: provare per credere! Ciao.

  21. PS Mamma-Rina però no proprio, male che vada zia!!!

  22. Scusa “zia” Rina, ma sarebbe stato blasfemo manomettere la battuta napoletana, “ogni sgarrafone è bello a mamma sua”. Perchè solo gli occhi di mamma (scusa zia) possono indurti ad invitare il franco luceri al tuo cenacolo intellettuale, ritenendolo all’altezza della situazione.
    Io non ho i mezzi culturali per mettere in discussione il tuo metro di valutazione. Ma se la grande Oriana Fallaci, da te accostata con un trattino al franco luceri, dovesse rivoltarsi nella tomba perchè vede mille anni luce di differenza fra me e lei, altro che trattino, sappia da subito che io mi dissocio. Il mio metro di falegname mi dice che c’è un DISLIVELLO pauroso e incolmabile fra la mia e la vostra cultura.
    Sarò pure più capace di voi a vedere la realtà, perchè i 70 anni contano, ma il mio armamentario linguistico, di intellettuale ha poco o niente.
    Credo che prima o poi riuscirò a deluderti, anche senza metterci grande impegno. Ciao

  23. Mettiamo subito le carte in tavola caro Franco Luceri perché penso che tu ci stia marciando su questa supposta (proprio come le sup(p)oste) disparità intellettuale… E allora sappi che mio padre è stato un operaio, i miei nonni contadini sebbene stessero bene….. Io nel tempo ho avuto la fortuna di studiare di entrare in mondi a volte anche esclusivi e di conoscere molti personaggi, alcuni VIP very VIP che tu non immagini….. Però ti dico una cosa e credila… io non scambierei mai, per tutto l’oro del mondo, le perle di saggezza di mia nonna con le pirlate-trendy-degli-incravattati…. Quel mondo contadino è la parte migliore che vive in me. Morirà con me e, ripeto, non la scambierei con nulla…. E se ogni sito è specchio dell’anima di chi lo mette-su allora sappi pure che tu sei il benvenuto tra queste pagine come nessuno proprio per quel che sei… E non pargliamone più. Parliamo piuttosto di casta giornalistica in questo dibattito che secondo me diventa sempre più interessante… E ci insegna. Almeno a me. Grazie a te. A tutti voi.

  24. Leggasi “parliamone” naturalmente… e errata corrige su altri refusi vari et eventuali…. Sempre di corsa…

  25. E sì, questa vostra chicchierata, di Rina e di Franco Luceri, proprio mi piace. Non è giornalismo-online ma è corollario a quello che verrà, perchè, ne son sicuro, con la verve-sensibility del Direttore, (lo sapete chi è?, si!) questo nuovo modo di raccontare il pensiero e trasmetterlo, privo di carta, avrà il successo che merita, se non altro per le verità che vi si contengono, che, alla fine, sono alla base di ogni nostra “sentenza”.
    Continuiate così,lo storia dirà il resto….anche se io non ci sarò più………vedi quelli che…..l’età altra ce l’hanno..
    ciao a Rina, a Franco, a Salvo, a tutti insomma
    gavino

  26. Ajò Gavino adesso a marciarci sei tu:) Dove vuoi che andiamo senza di te? O tutti, o nessuno!!

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  1. Giornalismo online: manifesto e in morte di Giorgio Bocca, l’arcitaliano.

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