di Maria Teresa Santalucia Scibona.
Avvento – all’amica Rina Brundu
Maria, tenera rosa del deserto
casta come l’acqua sorgiva,
dolce come miele di rupe.
Accogliesti l’Angelo del Signore,
con mite accettazione.
Pronta a schiudere la tua verginale
purezza, per l’intimo mistero.
Fosti, nel remoto villaggio,
riservata e silente.
Impregnata d’ansia e timore
che turbava la mente dal volere
del Santo Spirito.
Cosa pensavi nelle notti stellate,
per l’ignoto dono del Cielo?
Il dubbio latente Ti lasciava insonne.
Come dirlo al promesso Giuseppe ?
Saputa la rivelazione,
l’amato sarebbe stato indulgente,
o Lui T’avrebbe ripudiata ?
Ti ringraziamo Madre ammirabile.
per le pene sofferte
e per la spada che trafisse il cuore.
Il Salvatore nacque nel tuo grembo,
Lo cullasti come nostro fratello.
Il dolce Bambinello
fu profeta dell’Altissimo.
Sole che illumina le genti,
le salva e le redime.
Siena, martedì 14 dicembre 2011
M. Teresa Santalucia Scibona
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Dall’email di Maria Teresa:
Mia cara ti ringrazio tanto tanto per il bel dono e per le
confortanti espressioni. Ti prego di ringraziare i lettori in
mia vece. Il tuo è stato un gran pensiero.
Anche stamani sto telefonando agli amici per non scrivere.
Ho elaborato da poco, un testo dal titolo “Avvento”, Te lo dedico
col sincero affetto e la gran stima che ci lega. Lo so non è il tuo genere…………..
Speriamo che in seguito Calliope mi ispiri…
GRAZIE ancora e baci.
M. Teresa
Nella foto: Genova – Santuario della Madonnetta – Presepe genovese – Statuette della Scuola dello scultore Anton Maria Maragliano raffiguranti un gruppo di popolane intente alla vendita di articoli da presepe (fonte WKP)


























Non ho parole Maria Teresa. Grazie! Una tantum ho voluto pubblicare questa dedica che è fondamentalmente un inno al Natale religioso. Di tanto in tanto bisogna anche ricordarsi delle esigenze dello Spirito e tu in questo sei maestra… Il tutto nella speranza che tu possa stare meglio presto e tornare tra noi.
Ne profitto anche per ringraziare le riviste di poesia che si sono iscritte a Rosebud in questi giorni…
E’ un bel pensiero, quello della poetessa Maria Teresa Scibona, tocca nei ricordi, nelle credenze, nell’alter ego di ognuno di noi, che creda o meno, l’infinito è di tutti e ad esso dobbiamo rispetto.
Merito per te, Rina.
Gavino
Ti ringrazio Gavino ma l’unico merito che io vedo è quello di Maria Teresa. Soprattutto l’unico merito va al suo Spirito bello che pur in un momento non felice è capace di pensare agli altri. Vorrei poter dire altrettanto di me ma non credo di poterlo ancora fare. Il cammino è lungo anche se alla meta, come diceva il saggio, ci si arriva solo e soltanto passo dopo passo.
E allora, cara Rina, nonostante l’età, stai diventando un saggio, pardon!, una saggia.
Auguri
gavino
Magari fosse Gavino! Mi consola solo il pensiero che arrivare ad un simile target non deve essere cammino diritto e dovrebbe assomigliare al trovare un diamante in una strada fangosa. Tuttavia come dice questa famosa storia Zen significa pure non tornare mai indietro: epperò quanti di noi possono riuscirci? Uhm…
Gudo era l’insegnante dell’imperatore del suo tempo. Però viaggiava sempre da solo come un mendicante girovago. Una volta, mentre era in cammino verso Edo, il centro culturale e politico del shogunato, si trovò nei pressi di un piccolo villaggio chiamato Takenaka. Era sera e pioveva a dirotto. Gudo era bagnato fradicio. I suoi sandali di paglia erano a pezzi. In una casa colonica vicino al villaggio vide quattro o cinque paia di sandali su un davanzale e decise di comprarne un paio.
La donna che gli vendette i sandali, vedendolo così bagnato, lo invitò a passare la notte lì in casa. Gudo accettò con molti ringraziamenti. Entrò e recitò un sutra davanti al reliquiario della famiglia. Poi la donna lo presentò a sua madre e ai suoi figli. Notando che avevano tutti un’aria afflitta, Gudo domandò se fosse accaduta qualche disgrazia.
«Mio marito gioca d’azzardo ed è un beone» gli spiegò la padrona di casa. «Quando gli capita di vincere si ubriaca e diventa manesco. Quando perde si fa prestare i soldi dagli altri. A volte, quando è ubriaco fradicio, non rincasa nemmeno. Che posso fare?».
«Lo aiuterò io» disse Gudo. «Ecco un po’ di denaro. Procurami un gallone di vino buono e qualcosa di stuzzicante da mangiare. Poi andatevene a dormire. Io resterò in meditazione davanti al reliquiario».
Quando, intorno alla mezzanotte, il marito della donna rincasò completamente ubriaco, si mise a berciare: «Ehi, moglie, io sono a casa. Non c’è niente da mangiare?».
«Qualcosa ce l’ho io» disse Gudo. «Sono stato sorpreso dalla pioggia, e tua moglie mi ha gentilmente invitato a passare qui la notte. Per ringraziarla ho comprato del pesce e un po’ di vino, sicché puoi gustarne anche tu». L’uomo fu tutto contento. Bevve subito il vino e si sdraiò sul pavimento. Gudo rimase in meditazione accanto a lui.
Quando il marito si svegliò la mattina dopo, non ricordava più nulla della sera prima. «Chi sei? Di dove vieni?» domandò a Gudo che stava ancora meditando.
«Sono Gudo di Kyoto e sto andando a Edo» rispose il maestro di Zen.
L’uomo provò un’immensa vergogna. Non la finiva più di scusarsi con l’insegnante del suo imperatore.
Gudo sorrise. «In questa vita tutto è instabile» spiegò. «La vita è brevissima. Se tu continui a giocare e a bere, non ti resterà il tempo di fare altro, e farai soffrire anche la tua famiglia».
Fu come se la coscienza del marito si ridestasse da un sogno. «Come potrò mai compensarti di questo meraviglioso ammaestramento? Lascia che ti accompagni e che porti la tua roba per un pezzo di strada».
«Come vuoi» acconsentì Gudo.
I due si misero in cammino. Dopo tre miglia Gudo disse all’uomo di tornare indietro. «Altre cinque miglia soltanto» lo pregò quello. Continuarono a camminare.
«Ora puoi tornare indietro» disse Gudo.
«Faccio ancora dieci miglia» rispose l’uomo.
«Adesso torna indietro» disse Gudo quando ebbero percorso le dieci miglia.
«Voglio seguirti per tutto il resto della mia vita» dichiarò l’uomo.
In Giappone, gli odierni insegnanti di Zen discendono da un famoso maestro che fu il successore di Gudo. Il suo nome era Mu-nan, l’uomo che non tornò mai indietro.
fonte http://www.101storiezen.com/2-trovare-un-diamante-su-una-strada-fangosa.html
Semplicemente affascinante, Rina.
Devo confessarti che per tutti ne hai una, di storie o leggende che possono essere nostre, inteso come umanità e amore. I saggi insegnano e noi dobbiamo ascoltare, sempre.
gavino
Più prosaicamente è che ho fatto un lungo praticantato giornalistico-online come ti direbbero i tanti:))
Buone cose caro Gavino. A presto.
É un bel canto a María.Buon Natale