di Rina Brundu. Un’analisi de IL TEMPO SOSPESO E LA VITA SEDUTA(1)
Non al tuo Spirito, ma a Te
L’immaginazione non è uno stato mentale:
è l’esistenza umana stessa
William Blake
IL TEMPO SOSPESO E LA VITA SEDUTA(1) di Maria Teresa Santalucia Scibona è una raccolta di elegie, divise in tre gruppi, trattanti i temi dell’Amore, dell’Amicizia e dello Spirito. L’introduzione è data da alcune liriche sciolte tese ad introdurre il poeta, i luoghi e i modi dell’anima, trasformandosi, di fatto, in ZONA FRANCA(1989) necessaria a presentare la specialissima condizione della maschera parlante.
Noi che non lesinammo
sacrifici e fatiche
invecchiando si rimpiange le mille
cose che non presero corpo.
Ora trasformati in paria
vogliamo tamponare
ricordi che s’avventano,
ponendo le transenne al cuore.
ZONA FRANCA è dunque MANIFESTO d’intenti ma, a livello strettamente lirico, diventa “siepe” che delimita ed esalta il viaggio dell’io-lirico.
Il tono è invece fermo, alto, laddove i richiami alla terra di Siena, o il campo semantico di composizioni quali PALIO (1989), raccontano di un sentito orgoglio atavico; ad un tempo però quello stesso tono sa essere gentile, dolce, come solo si addice ad una “piccola lucciola che illumina silente le cupe notti dell’altrui solitudine”.
Elegie per l’amore
(11 liriche)
E’ quindi proprio in virtù di questo varietà nei toni, spesso portanti tratti-oppositivi, che colpisce in ANCORA UNA VOLTA (1979), lirica introduttiva alle ELEGIE PER L’AMORE, il personalissimo, inaspettato, richiamo ad una straordinaria eroina shakespeariana: Desdemona, moglie di Otello, il Moro di Venezia.
Ancora una volta
in nome di un amore
che non senti,
profani la mia vita.
Docile come agnello
assecondo la tua ira
impetuosa che si accanisce
sulla mia fragile apparenza
ma in realtà sono
io la più forte.
Del fortunato character del Bardo di Stratford-upon-Avon, la persona loquens riprende, oltre il più superficiale tocco di amante addolorata, il richiamo alla purezza e alla fragile apparenza della white-ewe (2) per eccellenza. Ma è soprattutto il deciso statement in chiusura, a completare il quadro più veritiero di uno spirito-femminile-incarnato molto più agguerrito e forte. Desdemona, eroina saggia e a suo modo moderna, lascia infatti la casa del padre Brabantio, senatore della Repubblica, per sposare il Moro Otello, trasformando la privata esperienza sentimentale in uno spregiudicato atto di indipendenza, come solo poteva essere quello teso ad abbattere la barriera tra i sessi nella società patriarcale veneziana del tempo.
Dotato di questa ben identificata, quanto aristocratica identità, l’io-lirico si muove quindi libero di esplorare le variegate galassie dell’Universo-Amore, quanto mai determinato ad abbattere ogni possibile barriera. Anche fisica. Interrogando i miti dedicati (SAN VALENTINO – 1989), indugiando senza disagio sui sapori e gli odori della passione fisica (SMANIE D’AMORE A LORD NELSON BEACH – 1989), riprendendone l’anelito religioso (ELOGIO DELLA DONNA IDEALE), dando respiro alla sua vena folle, al conflitto intellettuale, alle mai dimenticate ragioni degli affetti e della naturale ricerca della felicità dell’Essere, il viaggio di educazione sentimentale infine si completa.
Caratteristica principale della musica-dell’anima regalataci da Maria Teresa Scibona in questi componimenti, è la notevole qualità pittorica ed estetica, capace di esistere anche senza l’eccessivo ricorso a figure retoriche di rito. Alla base di questa possibilità sta, ritengo, il sorprendente tocco visionario e mistico, riconducibile ad un Blake sui generis (3), chiaramente identificabile anche nell’ultima strofa de LA STANZA CELESTE (1993) e nelle incalzanti “questioni” che pone.
La rivolta è latente,
Eva sfinita dal pianto
sospira invano
comunione d’intenti.
Puerile ostinazione.
mistura di fiele e giulebbe.
Quale sarebbe il sogno?
La sua è una ragnatela
di battaglie perdute.
Dove è svanita la passione ardente?
Elegie per gli amici
(14 liriche)
Le ELEGIE PER GLI AMICI propongono il ritorno ad un modus più severo che inizia con l’APOLOGO (1992) dedicato ad Anton P. Cechov.
Tale modus si sublima con la straordinaria finestra sull’attualità aperta da VAGONE BLINDATO (1990). Il ricordo delle battaglie di Timişoara, iniziate con la protesta dei parrocchiani contro il trasferimento forzato del pastore riformato László Tőkés e culminate con un intero Paese liberato dalla dittatura comunista, diventa vero e proprio omaggio al mai servile “animo del rumeno”.
Nei borghi rassegnati
il popolo vassallo
lacera le bandiere
con la stella ingannevole.
L’uragano dilaga
sfida la traiettoria,
d’ arroganti proiettili.
S’ingorga il sangue purpureo
sul selciato di Timisoara
come l’uva pigiata
che la terra ha nutrito.
Mille vilipesi feriti
chinano il capo assorti.
Le madri scarmigliate
cullano con cautela
i figli morti.
Giovani insorti
sugli spalti blindati
con la voce arrochita
gridano libertà.
La LETTERA (1991) dedicata a Mario Verdone rimarca invece il valore terapeutico delle felici intese dell’anima.
Già non mi sento sola.
Il cuore spento
e disabitato
è illuminato dal conforto
dell’amicizia.
Perché sono solo queste le forze che davvero possono contro gli ostacoli apparentemente insuperabili proposti dal Tempo, e dunque permettono all’io-che-scrive-poesia di rivolgersi con la stessa passione agli artisti che sono e a quelli che furono (NOTTE STELLATA – 1989). É l’amicizia che concede di esplorare le insondabili ragioni dell’intelletto, il suo desiderio di solitudine, così come la spasmodica attesa di una visita. Di una visita dell’Amico. Di colui che diventa, per se stesso, regalo dell’Esistere. E tra un incontro e l’altro, lo scorrere dei giorni propone storie che poi diventano la nostra Storia. Momenti da ricordare con nostalgia. Momenti da immortalare con il mito, anche pagano, e con un più sostenuto uso delle possibilità dell’imagery. Con un tocco di quella malinconia che, permeando anche creazioni quali LUCI D’AUTUNNO (1992), dedicata a Mario Luzi, si propone come plausibile trait-d-union emotivo tra la prima e la seconda parte de IL TEMPO SOSPESO.
La gioventù cascatella bizzosa
precipita e svanisce
con incurabile candore
lungo i fianchi del tempo.
Alla merce di chiunque
non siamo più
quello che eravamo.
La mano un tempo bellicosa
scarta e manca il bersaglio.
Ancora molte frecce
reclama 1 ‘arco,
ma grava sul tremulo passo
il fardello delle mansioni.
Il vento lieve della sera
col suo brusio malinconico
rimemora nostalgie perdute,
l ‘ardimentosa sventatezza
della fugace primavera.
Il vecchio tiglio
abbigliato di ruvida corteccia
attende sereno
Colei che dona la quiete.
I suoi rami protesi
sfiorano il cielo.
La sua fresca ombra
ridona tesori accumulati.
Elegie per lo Spirito
(8 liriche)
IL GIARDINO INTERIORE (1992), componimento d’apertura delle ELEGIE PER LO SPIRITO, è chiara metafora, porta d’ingresso verso discorsi altri. Soprattutto, è estrinsecazione di una opposizione ESTERIORE/INTERIORE, CORPO/SPIRITO che, a diversi livelli, percorre l’intero lavoro. Ecco dunque che, nel proseguo del viaggio dell’anima, compare per la prima volta il dubbio (FORSE, 1989), accompagnato dalla necessaria realizzazione della duttilità del dolore, perché, tutto considerato, “soltanto chi soffre possiede la chiave d’oro della conoscenza” (IL TEMPO DEL DOLORE, 1989).
O forse si tratta ancora una volta di vaga illusione, di subdolo palliativo procurato dall’intelletto nel tentativo di compensare i limiti oggettivi dello Spirito incarnato?
Ne deriva che, pur essendo “queste inutili mani…. tralci secchi e nodosi che non sanno pregare” lo Spirito in pena si accosta,
……..con tremore
all ‘ardente roveto del Tuo amore
che brucia e non consuma.
Nella tenda dell’anima
lacerata da false certezze
e dal vento insinuante del dubbio,
attendo la Tua visita Signore,
“et a peccato meo munda me.”
Rendimi il senso profondo dello Spirito
e “la gioia di essere salvata.” (RUAH, 1991)
A MARIA MADRE DELLA MISERICORDIA (1991) diventa perciò vera e propria preghiera, accorata richiesta d’aiuto per “La mia non vita oscura e solitaria….” dove “Tutto sembra che sfugga, tutto continua ad avvenire senza di me” (UNA VITA SEDUTA, 1992).
Supplica recitata solo un attimo prima che il viaggio del pellegrino giunga al suo naturale capolinea. Solo un attimo prima che arrivi la parola fine. Solo un attivo prima che la riacquistata serenità dello Spirito, lo porti a gioire del prossimo ritorno ad una più congeniale esistenza disincarnata. Solo un attimo prima che l’intelletto possa finalmente guardarsi indietro per riconsiderare, con la dovuta ironia, le miserie del percorso compiuto, insieme all’immancabile EPIGRAFE (1992) bugiarda. Blake birichino.
Vita appassionata
tu non mi rubi la scena.
Con una trama mediocre
ho recitato la mia parte:
un ‘odissea di tristezze
e di borghesi virtù.
Declina l’ombra della notte.
la casta aurora già entra
nel cuore delle cose.
Serena attendo
l’ultima chiamata.
Cosa declameranno
nell’epigrafe bugiarda?
(1) IL TEMPO SOSPESO E LA VITA SEDUTA di Maria Teresa Santalucia Scibona, Prospettiva Editrice, 2001.
(2) “Your heart is burst, you have lost half your soul; / Even now, now, very now, an old black ram / Is tupping your white ewe” (I.i.87–9), Othelloby William Shakespeare. NDA: Nello specifico, il focus non è sulle connotazioni razziali della metafora “white ewe” (i.e. l’agnello bianco Desdemona in opposizione al black ram Otello), quanto piuttosto sulla più tradizionale significazione legata alle innegabili virtù della specialissima fanciulla in questione, ricordate anche dallo stesso padre Brabantio.
(3) William Blake (Londra, 28 novembre 1757 – Londra, 12 agosto 1827) è stato un poeta visionario, incisore e pittore inglese.
Dublin, 16/05/2009
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Nell’immagine: Othello and Desdemona, di Alexandre-Marie Colin


























Carissima, per quando mi leggerai. Scusami, per certi versi mi spiace sbalzarti su Rosebud e nei siti giornalistici di mezza Italia, ma qualcosa dovevo fare. Adesso. E che ti giunga come una carezza di vento fresco. E poi come scrivi tu:
Vita appassionata
tu non mi rubi la scena.
Con una trama mediocre
ho recitato la mia parte:
un ‘odissea di tristezze
e di borghesi virtù.
E allora mi è tornato in mente quel lavoretto di tanto tempo fa, quello che ci permise di conoscerci prima che venisse tutto il resto. E tutti gli altri. Sei una delle voci poetiche più grandi, per me però una delle poche persone incontrate in Rete che ritengo vere, buone nel cuore e nell’anima, spirito grande, saggio e splendente. Tuttavia, come scrissi allora: Non al tuo Spirito, ma a Te!
Il resto lo sai.
Bellissime poesíe
Mi sembra , questo vostro intercedere nei sentimenti, un alto momentio lirico, sì, dedicato alla Poesia, in quanto personificata da questa sua grande signora, Maria Teresa Santalucia Scibona, a cui porgo deferenti auguri per tutto.
gavino