di Rina Brundu. Leggo che Alfano, Bersani e Casini “vogliono un tavolo per ristrutturare il sistema”: che qualcuno glielo dia! Va bene la crisi ma non ho mai saputo di una penuria di tavoli in quel di Montecitorio: poltrone sì, tavoli no! A mio avviso, infatti, il “problema” (c’è sempre un problema!) potrebbe nascere solo dopo, ovvero dopo che l’ABC della politica italiana (Alfano Bersani Casini, l’ABC appunto o, detto altrimenti, il “nuovo che avanza”, laddove il verbo “avanzare” è più sinonimo di “restare” che di “muovere innanzi”), a quel tavolo avrà preso posto. Per discutere.
Sembrerebbe, infatti, che il confronto verterà su un futuristico “”progetto quadro” per una complessiva ristrutturazione del sistema, che dalla riforma del bicameralismo e dei regolamenti parlamentari arrivi fino al varo di una nuova legge elettorale”. Non so perché ma da un lato questa faccenda mi ricorda i mitici, quanto infausti, piani quinquennali del vecchio PCUS e dall’altro mi riporta alla mente proprio quelli che, per un compulsivo strafare-dialettico, hanno ucciso il comunismo (e non solo il comunismo!), ovvero quelli che “ogni sintesi è a sua volta la tesi di una nuova antitesi che dařà luogo ad una nuova sintesi che řisolve le contřaddizioni přecedenti e geneřa le sue propřie contřaddizioni!”.
Viste le premesse non dovrebbe sorprendere se un ideale Ebenezer Monti-Scrooge quel tavolo lo volesse “risparmiare” per l’inverno-più-lungo. Del resto, esattamente come accadeva durante i difficili tempi vittoriani mirabilmente descritti dal genio narrativo di Charles Dickens, neppure questi tempi digitali e feisbukici sono tempi adatti agli sprechi, anche quando tali sperperi riguardassero le mere parole. Tuttavia, se, data la crisi, un accostamento della figura del Presidente del Consiglio (tecnico) Mario Monti con lo straordinario eroe dickensiano di “Canto di Natale” (A Christmans Carol, 1843), ci può stare, molto più difficile risulterebbe giustificare gli attori Alfano Bersani Casini nei panni dei tre spiriti (fantasmi?) che teoricamente dovrebbero propiziarne il “ravvedimento”: di fatto, occorrerebbe stravolgere completamente la morale e le dinamiche della storia raccontata.
Ne deriva che in simile racconto-natalizio reinventato spetterebbe all’ideale-Scrooge-Monti dover mostrare ad un ipotetico onorevole Casini-spirito dei Natali passati la sua recente solitudine in Parlamento, finanche tutti i suoi peccati (politici) di omissione che a lungo andare ledono la credibilità ad un qualsiasi “nuovo tavolo”di discussione. Il tutto, ovviamente, prima che Monti-Scrooge si faccia “scacciare” di malo modo dallo spirito “straziato” dalla sua improvvisa “presa di coscienza”. E che dire della reazione (quando messo davanti alle proprie responsabilitità!) di un segretario del PD Pier Luigi Bersani incredibile (i.e. poco-credibile) spirito del Natale presente? Quanti poveri ma infelici Bob Cratchit, operai cassintegrati, disoccupati, giovani-Tim-impediti-e-senza-futuro dovrebbe farsi mostrare prima di venire vinto a sua volta dalla tentazione di congedarlo (i.e. sfiduciarlo) quel Monti-Scrooge fastidioso e ingombrante? Di buono c’è che Angelino Alfano-spirito ad-interim dei Natali futuri, fedele agli insegnamenti impartiti dal suo mentore non avrebbe dubbi: o Silvio o morte!
Diceva Gramsci che “la Storia insegna ma non ha scolari”. Parafrasando le sue parole e guardando allo status quo socio-politico in questi tempi di crisi si potrebbe pure aggiungere che “la cattiva Politica insegna ma non ha scolari”. Pardon, con la solita eccezione del suolo italico, naturalmente!
Immagine nell’articolo: il frontespizio della prima edizione di A Christmas Carol di Charles Dickens del 1843. Fonte Wikipedia Italia.

























Cara Rina, ormai è inutile girarci intorno. Se l’Occidente avesse una distilleria per separare i fatti produttivi di valore aggiunto, dalle chiacchiere idiote e fallimentari, non avrebbe di che riempire un contagocce monodose per collirio.
Perché l’intera “civiltà” europea si fonda sulla produzione di soluzioni finte per la conservazione e speculazione di problemi veri.
E pure basterebbe una sola leggina per spazzare via la speculazione pubblica che da 65 anni imperversa generando mafia privata. Rendere tutti i cittadini, privati e pubblici soci dell’impresa Stato, in modo da costringere chi oggi specula sui problemi veri con false soluzioni, cioè la classe dirigente pubblica e privata, a tuffarsi nella merda dove lo ha buttato, per ripescare il senso dello Stato e la chiave per governarlo, sapendo di non poter più socializzare le perdite e privatizzare i profitti, ma di doverle ripianare insieme agli imprenditori, lavoratori e pensionati, ogni volta che il PIL affonda invece di volare.
Lo ammetto, sarebbe tragico per la classe dirigente non poter più scaldare sedie, spostare tavoli e generare sfascio per incassare miliardi: ma dopo 65 anni, la tragedia della disoccupazione, del contropelo tributario e dell’ingiustizia sociale legalizzata, finirebbe per l’Italia e per gli italiani. E scusate s’è poco.
Oggi i politici ci costano 200.000 euro cadauno, per ridurci alla canna del gas. Con quella innoqua leggina, potrebbero renderci 400.000 cadauno, e invece di dimezzarli come numero o come stipendi e privileggi, ci converrebbe raddoppiarli e triplicarli.
C’è però il rischio che le sedie e i tavoli si debbano venderle ai ristoranti, perchè di aspiranti onorevoli e senatori non ne troveremmo più uno manco in manicomio.
Sicuramente non condividerai questa mia opinione. Se non ti va il commento cancellalo: ciao.
Cancellare? Scherzi? E che mi hai preso per un dipartimento di censura di tipo 1984-orwelliano? Ti ringrazio invece e a-voglia-averne di commenti come i tuoi, fermo restando che forse condivido meno questo tuo caratteristico massimalismo. Io per esempio sono più scettica. Non penso che i problemi italici si possano risolvere facendo leggine (anche perché noi siamo maestri nel “trovare l’inganno”) e non penso neppure che uno Stato serio farebbe una joint-venture (men che meno etica) con gli Italiani. Il nostro problema, infatti, è culturale. Lo Stato, così com’è, così come è sempre stato è espressione di ciò che siamo noi. Noi siamo proprio così come è il nostro Stato nel bene e nel male. Ne deriva che l’unica possibilità di cambiamento è un cambiamento di natura mentale e culturale, francamente però non penso che questo possa avvenire prima di qualche altro secolo.
Ne deriva che è senz’altro un bene che i politici taglino vitalizi e quant’altro, ma non credo che sarà questo che risolleverà i problemi di “debito”. Insomma, detto terra-terra se è vero che la casta ha mangiato per 70 anni è pure vero che gli altri 60 milioni di conterranei (milione più milione meno) non sono rimasti a guardare. Per la serie, “pancia mia fatti capanna!”.
L’intento nell’articolo era per lo più quello di ironizzare su quelli che mi sembrano “grandi apparecchiamenti” dietro le quinte del governo Monti per assicurarsi che quello stesso esecutivo vada a casa al più presto e i soliti noti riprendano il sopravvento…. Ma magari io mi sbaglio, non sarebbe la prima volta. Ciao.
Grazie intanto per non aver buttato via il mio commento. Ma io ho la tendenza innata a guardare problemi complessi e cercare soluzioni a costo zero, perchè anche quelle a costo uno, danno l’illusione di aver rimosso un problema di qualunque natura, ma al posto suo depositano, come la gallina le uova, il problema finanziario relativo alla spesa sopportata.
E poichè sono soltanto due i modelli di governo dell’umanità: il terrore o l’interesse, io ho cercato di capire cosa può scoraggiare la classe dirigente, che non si voglia passare per le armi, e la conclusione è ovvia.
Se riconosci ad un individuo il diritto di pensare l’organizzazione dello Stato, e di sbagliare a spese di Pantalone, quello non sarà mai indotto a spaccarsi il cervello per soluzioni intelligenti, tanto il danno se lo becca Pantalone e l’utile va a lui. Anzi, più sfascia più incassa.
Allora mettiamo in società popolo e Stato. Pantalone e Presidente. Pantalone paga se guadagna, o se perde, tassa Presidenti, onorevoli e burocrati assortiti.
Se fosse a rischio il loro portafogli, anche il burocrate più scemo si spaccherebbe il cervello pure di notte, (altro che sciopero) per non danneggiare Pantalone e poi doverlo risarcire.
Lo so, dopo 65 anni di malgoverno e con miliardi di leggi, di riforme e di controriforme, la mia umile leggina ha tutta l’aria di uno scherzo o di una bella favoletta natalizia.
Ma non ci sono troppi rimedi per strappare i denti all’orco della politica: o la responsabilità o la ghigliottina, e sempre che i francesi non la stiano già restaurando e oliando per sé.
Franco, qui su Rosebud non buttiamo alcun commento, men che meno i tuoi! Piuttosto, interessante quanto dici “E poichè sono soltanto due i modelli di governo dell’umanità: il terrore o l’interesse…”. Immagino però che volessi dire che terrore e interesse sono due elementi che modellano e fanno muovere dinamiche dentro i diversi sistemi di amministrazione della vita di un Paese. Se così fosse non hai scoperto nulla di nuovo: così ragionava anche Machiavelli e Il suo Principe è il ritratto dell’uomo che sa essere leone e volpe, che sa essere forza e astuzia, che tiene al suo guadagno e non esita a difendere i suoi interessi nella maniera più adeguata…
Io sono una ammiratrice di Machiavelli, fermo restando che occorrerebbe non dimenticare che noi non viviamo i suoi tempi: noi, per nostra fortuna, viviamo tempi democratici. Di fatto, questa bistrattata democrazia non è solo un ideale irraggiungibile ma è anche risultato di infinite lotte. Bisognerebbe difenderla soprattutto quando parla di “costruzione” di individui culturalmente evoluti…. Capaci di intendere il mondo intorno in altra guisa dalla visione che ne aveva il principe machiavelliano e dunque capace di migliorarlo. Non importa quanto tempo ci vorrà!
Rina, parti da molto lontano, ma mica tanto pensandoci, per immergerti nell’attualità “storica” e
quotidiana e italica.
Sembra, a quanto capisco, che il Presidente Monti sia lì a svolgere “quell’ingrato compito” quasi per una fatalità, com’è in effetti avvenuto, per un segno o disegno politico predefinito, accordato da certi angeli custodi che non vedevano l’ora di apparire, o meglio, riapparire nel proscenio della vita politica italiana. (Non è che fossero scomparsi, bada bene!)
Come scrivi, si è ri-dato inizio, tale è, ad un alfabeto, ABC, Alfano, Bersani, Casini, che vuol fare quadrati, cerchi e semicerchi, senza mai occupare un tavolo, con sedie, dove si possa scrivere, a chiare lettere, cosa si vuol fare di questo nostro benedetto paese.
Certo, quell’ABC lo tradurrei felicemente in Avari, Burocrati e Casinisti che trasporterei nei personaggi dickensiani, con il povero contabile Cratchit che interpreta il popolo italiano, offeso e vilipeso, non tanto nella sua libertà, quanto nelle sue miserie, anche queste realmente sopportate con amara dignità.
Dopo, se pensiamo politicamente, c’è da dire che Casini è figlio “adottivo”, in toto, del deus Forlani,
d.c.a.c.- acronimo= democrazia cristiana avanti cristo, mentre Alfano, può darsi ottimo avvocato, ma, purtroppo per lui, “adottato” dal non-onorevole Silvio nazional-popolare, entrambi alieni alla Politica (P maiuscola); infine Bersani, emiliano doc, a bagno-maria di un partito di sinistra in cui il Peppone di Giovannino Guareschi avrebbe fatto assai miglior figura.
Di questa situazione, quindi, ne risulta un’analisi critica nuda e cruda, nuda come noi la vediamo e, se ne avesse, neppure le parti intime coperte; cruda, perchè qualsiasi piatto ci viene offerto così com’è, crudo in tutte le sue improbabili bontà, destinate al consumo e politico e culturale.
Dei 60 o 70 anni di mal governo repubblicano e democratico stiamo evidenziando i primi, dico primi, segni di decadimento (anche cadimento) nei quali noi, popolo sovrano, abbiamo pur lasciato
pesanti orme, fatte e rifatte col farfallismo dei nostri pensieri, mai lucidi, che andavano a sublimare, sempre e comunque, il più forte di o in quel momento.
Per mia natura e indole ho sempre abitato lo spirito e il cuore dei più deboli.
Gavino Puggioni
“…quell’ABC lo tradurrei felicemente in Avari, Burocrati e Casinisti che trasporterei nei personaggi dickensiani, con il povero contabile Cratchit che interpreta il popolo italiano, offeso e vilipeso, non tanto nella sua libertà, quanto nelle sue miserie, anche queste realmente sopportate con amara dignità.
Dopo, se pensiamo politicamente, c’è da dire che Casini è figlio “adottivo”, in toto, del deus Forlani,
d.c.a.c.- acronimo= democrazia cristiana avanti cristo, mentre Alfano, può darsi ottimo avvocato, ma, purtroppo per lui, “adottato” dal non-onorevole Silvio nazional-popolare, entrambi alieni alla Politica (P maiuscola); infine Bersani, emiliano doc, a bagno-maria di un partito di sinistra in cui il Peppone di Giovannino Guareschi avrebbe fatto assai miglior figura”.
Eccellente ritratto Gavino, eccellente ritratto! Aggiungo soltanto che, come dicevo ieri a Franco, il popolo italiano, in tutto questo, non è la vittima che sembrerebbe voler apparire… E’ di oggi la notizia dell’imprenditore che riceveva assistenza statale (mi pare fosse questo) e il figlio girava in Ferrari ed è sempre di oggi la notizia che un terzo dei conterranei evadono….. Mi ricorda quella poesiola che composi anni fa (certe cose infatti non cambiano mai!) parafrasando un famoso punto de “I promessi sposi”.
Addio
(tre)monti e proventi da tasse – sconosciuti al fisco
redditi inuguali
noti a chi è cresciuto tra noi
e impressi nella sua mente
non meno che l’aspetto de’ suoi familiari
tributi – de’ quali si distingue l’elusione
come il suono delle frodi domestiche
danni erariali, evasori totali sul pendìo
come branchi di finti nullatenenti
addio!
Quanto è vispo il passo di chi
cresciuto tra noi
evade!
17.07.2009
Ma noi siamo un popolo di vittime, checchè se ne dica e la dimostrazione sai qual’è?
A parte la nostra leggerezza, conclamata e sbandierata, il male malefico di quest’Italia è la voce, inutile, dei sindacatti nazionali i quali, da quarant’anni a questa parte, hanno fatto solo e soltanto i propri interessi sulle buste paga dei lavoratori, i quali, poverini, li han premiati mandandoli, un po’ per volta, anche in parlamento, come premio alla …loro vita.!
Il ferrarista indecente ed esentasse è il simbolo della nostra patria mentre chi innsegna o lavora o produce a basso reddito è quel popolo-sempre-sovrano che obbedisce, che protesta, che diventa anche feisbukista (mi piace quest’aggettivo!), che ottiene nulla ma continua a vivere….sperando
Ciao
gavino
Concordo perfettamente Gavino: noi siamo un popolo di vittime. A qualsiasi livello. Ci sono stati dei momenti (e ci sono ancora) in cui il vittimismo mediatico ha raggiunto livelli parossistici. Qualcuno ha addirittura fatto la sua fortuna sul vittimismo. Chissà perché, pensadoci, mi viene in mente quella scena di Guardie e Ladri con Totò e Aldo Fabrizi. Ricordo che il ladro (Totò) aveva derubato un turista americano il quale lo insegue… insieme alla guardia (Fabrizi). Ad un certo punto della faticosa rincorsa l’americano cade e urla “Io… caduto!”. E la guardia (Fabrizi), stanchissimo pure lui, di rimando: “E riarzate…”.
Bene se “E riarzate…” fosse stato detto alle molte vittime-mediatiche-italiche sarebbe stato meglio e pure il “debito” sarebbe smagrito, ne convieni?
Perfetto Rina, esempio migliore non potevi portare, anche se di qualche decennio fa.
Nel frattempo noi siamo sempre qui…….a fare le vittime, appunto
gavino