di Natalino Piras – In questa ora da ultimo giorno, 1283 sono stati quelli del berlusconismo governante, capita una ricorrenza. Il 13 novembre del 354 nasceva a Tagaste, in Numidia, attuale Algeria, sant’Agostino. Fu uomo di mondo, al tempo di invasioni barbariche, di sfacelo dell’impero, prima di diventare monaco e vescovo di Ippona. Ha scritto moltissimo ed è stato l’intellettuale di riferimento del Medioevo occidentale. Per re papi e chiesa trionfante ma pure per qualche oscuro e coraggioso amanuense che del pensiero agostiniano ha voluto evidenziare passaggi significativi: per il suo tempo e oltre. Sostiene Augustinus che bisogna farsi capire dalla gente, che alla gente bisogna spiegare, confessare, giustificare diremmo oggi, pensiero e progetto. Non mentire. A rischio, in questa tensione verso la chiarezza, di inimicarsi i retori della lingua e della grammatica, allora. Che sono oggi i committenti dell’esercizio del potere più liberista e spietato: appunto il berlusconismo che sotto diverso nome ha avuto la sua massima e lugubre rappresentazione, confusione di lingue e linguaggi in buio da basso impero a tratti assoluto, in Berlusconi. Uno come sant’Agostino, la sua eredità in questo nuovo medioevo, è contro questo stato di cose. La tradizione storica, filosofica, letteraria e artistica vuole Agostino come assertore della res, la concretezza, al posto dei verba, le parole, specie se queste ultime sono prive di senso e cariche di menzogna. È chiaro che alla res, specie se fatta cosa pubblica, bisogna tendere e conseguentemente amministrare in spirito di verità. Quella che, sostiene Augustinus, sta in interiore homine. Dice la saggezza popolare che per fare homine ci vogliono cento e mille anni. Cosa volete che siano nemmeno duemila giorni di berlusconismo trionfante? Ci hanno lasciato “fame, peste, guerra, rovine, terrori…L’ultimo giorno non solo della nostra vita, ma dell’universo intero è giunto”. Eppure diceva sant’Agostino organizzando critica contro questa visione terroristica di un tale sant’Eucherio, “di questo giorno ultimo nessuno conosce la data”. C’è un dopo, pure se arduo et aspro. Ma, avviso ai governanti, che il peso del camminare sia meno iniquamente ripartito. Che facciano tesoro della lezione di sant’Agostino.



















Bene Natalino anche se credo che i nostri governanti non meritino la tua attenta e dotta analisi. Della serie che, a lavare la testa all’asino si perde l’acqua ed il sapone!
Ciao Giannetto, compito nostro è perseverare. Solo quello abbiamo: gli strumenti della parola e della scrittura.
Un caro saluto
Natalino