Gutta cavat lapidem – Il sito della scrittura online, creato il 27 Marzo 2010 – Anno III – www.rinabrundu.com

L’attesa

Sulle rivelazioni promesse da Wikileaks….

di Rina Brundu. Trovo abbastanza singolare questa spasmodica attesa per le rivelazioni promesse da Julian Assange, il fondatore del sito Wikileaks. Sarà che il tempo dei Messia è tendenzialmente finito e il loro ritorno è solitamente guardato con romana imperturbabilità, all’insegna del mitico motto “quando te pare”. Facezie a parte, rimane sempre difficile capire come sia possibile che le diplomazie di mezzo mondo possano essere tenute in scacco da un qualsiasi personaggio, più o meno protetto da controparti compiacenti e più o meno salvaguardato da potenti tentacoli mediatici.

Trovo l’intera faccenda anche molto pericolosa. Che le vie della diplomazia siano pavimentate di rose spinate non credo sia Assange a farcelo scoprire, e che le relazioni tra Stati sovrani dichiaratamente amici poggino su rette parallele spesso moventi verso direzioni opposte è pure cosa nota. Meno chiara restava la possibilità che tanta “informativa confidenziale” fosse accessibile così agevolmente ai più. Certo, oggidì, l’estrema facilità comunicazionale tra le parti-in-causa impedisce a questi “terremoti mediatici” di procurare danni eccessivi, ammortizzando a priori l’effetto onda d’urto. Tuttavia, nulla ci garantisce che la stessa onda d’urto non possa avere effetti nefasti in un futuro prossimo, senza che in quel tempo a venire salti subito all’occhio la relazione causa-effetto.

Di sicuro, l’intero affaire-wikileaks permette di ragionare in maniera molto efficace sulla potenza dell’interazione online. Soprattutto, si manifesta quale severo monito per tutti coloro che un giorno sì e l’altro no continuano a scrivere che la televisione resta ancora lo strumento mediatico capace di “condurre il gioco”. Di fatto, questa è una grande sciocchezza perché utilizzare gli share di un qualsiasi programma nazional-popolare per dirimere sullo stato-del-mondo (o anche solo sullo stato-di-una-nazione-moderna) è operazione ingenua e dis-informata. Al contrario, si potrebbe forse dire che qualsiasi situazione televisiva da ascolto-bulgaro, non fa che proporsi come l’ultimo ruggito del leone invecchiato, mentre a sua volta accompagna verso l’eterno riposo le generazioni che l’hanno acclamato re e fatto grande. Naturalmente, con questo non si vuole dire che la televisione sia morta e sepolta, quanto sottolineare che, da una prospettiva informativa in maniera particolare, il mezzo televisivo è già interamente dipendente dalla Rete che decide di suo cosa è notiziabile e cosa non lo è. Di più, che la notiza la crea. Wikileaks docet! Ma non solo Wikileaks a dire il vero.

È indubbio dunque che la conquista del monopolio-informativo-internettiano sia target quasi raggiunto e che questo si consoliderà in maniera definitiva nella prossima decade quando la generazione che dirimerà sulla gestione del mondo sarà una generazione figlia e figliastra dell’web. E a proposito di giornalismo e di giornalismo online (perché, anche se in senso lato, alla fine della fiera di questo si tratta), inutile dire che lo status-quo dovrebbe far riflettere. Meraviglia invece il fatto che nessuno si ponga il problema della futura deontologia giornalistica che, lo si voglia o no, dovrà riguardare anche le modalità operative dei siti indipendenti e dei bloggisti.

Non stiamo dicendo che occorre esercitare un maggior controllo sull’informazione-internettiana (sarebbe sciocco chiunque si mettesse in testa di imbavagliare la Rete!), ma stiamo dicendo che occorre vigilare sui pericoli delle derive anarchiche digitali e sul maggior-danno che indubbiamente ne viene alla comunità dall’avere questo o quell’altro signore, più o meno potente, impegnato a fare il bello e il cattivo tempo sul destino dei tanti. Fermo restando che sul destino dei tanti dovrebbero vigilare con maggiore attenzione, e dunque con rafforzati controlli sulla sicurezza dei pacchetti-informativi-digitali et non, gli organi ufficiali preposti, o stiamo chiedendo troppo?

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Categorised in: 76, Giornalismo online, Rina Brundu, Tutti gli articoli

6 Responses »

  1. Figurati, sono secoli che si invoca la netiquette e tutti si accoltellano dietro le spalle, Wikileaks non è altro che l’ovvia deriva di tutto quel che si era prefigurato. Un caro saluto.

  2. Mi dicono che Wikileaks sia frutto sia…..loro e loro. Certo quando ci sono i servizi difficile capire chi e cosa. Fortuna che comunque siamo abituati a tutto oramai per la serie “Te c’hanno mai mannado…”. Ciao, grazie RB

  3. Riporto qui sotto questo commento che Francesca ha lasciato sulla mia pagina di Facebook dove questi articoli vengono pubblicati in automatico da WordPress. Mi paiono le considerazioni di Francesca molto interessanti e sembrerebbe pure che l’argomento interessi più di quanto avevo pensato. Grazie a tutti e anche agli “amici?” che ieri si sono collegati dalla Svezia (nuova patria di Assange?). Speremo bene.

    Francesca Montomoli Ottimo punto di vista: No, non stiamo chiedendo troppo.
    Il fine quasi mai giustifica i mezzi e qui i mezzi non mi sembrano troppo leciti così come il fine che resta, secondo il mio modestissimo parere, piuttosto nebuloso. Sarò cinica, ma non… riesco proprio a credere nell’ansia di giustizia e pulizia di questo “signore”. Vorrei aggiungere che ciò che mi disturba, ancor più della facilità con cui certi personaggi alquanto equivoci e di discutibile moralità riescano ad attingere a piene mani in serbatoi protetti o che dovrebbero esserlo ( e non mi riferisco solo a questo caso specifico), è la disposizione dei media all’immediata acquisizione della “rivelazione” in toto. L’esaltazione dell’azione senza sottolineare in alcun modo possibili scenari alternativi alla vocazione del messia di turno, quasi che in nome della tanto sbandierata indipendenza sia ammissibile passare qualunque cosa, pena l’essere messi all’indice come censori o peggio.
    La deriva del buon senso e della sana diffidenza, di quell’istinto che in tempi non sospetti permetteva ai nostri “antichissimi antenati” il lusso della sopravvivenza.

  4. Trovo alquanto giuste le considerazioni di Francesca, anche alla luce di quanto ho letto in giro a proposito del famoso documento criptato di Wikileaks che tutti avrebbero scaricato senza sapere cosa sia e senza ancora essere riusciti ad aprirlo. L’ipotesi del cavallo di Troia, soprattutto dopo le ansie procurate dal celebre millennium bug che evidentemente non ha insegnato nulla ai navigatori della rete, appare sempre più probabile. Staremo a vedere…

  5. Speriamo attraverso-le-grate… uhm… per chi se lo merita si intende:)

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  1. L’attesa in diretta con il mouse in mano

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